martedì 7 settembre 2010 

Cibi industriali nella ristorazione: vogliamo più trasparenza

I consumatori, al momento della scelta, hanno il diritto di sapere se i piatti che saranno loro serviti sono preparati nella cucina del ristorante (come ci si aspetterebbe) o se si tratta di prodotti o preparazioni industriali standardizzate pronte al consumo o da servire dopo un semplice riscaldamento. Le associazioni di difesa dei consumatori rivendicano il diritto a un’informazione trasparente anche in questo ambito.

Terrina di selvaggina, crema di asparagi, cordon bleu con patatine fritte, insalata di carote, crème caramel. Ecco un possibile menù del giorno che un ristorante vi può servire anche senza cucina e cuochi. Come? Con una terrina industriale, una crema d’asparagi in polvere, un cordon bleu industriale congelato con patate fritte surgelate precotte da riscaldare direttamente nel forno, insalata prelavata e tagliata in sacchetti di plastica e condita con salsa alla francese bell’e pronta e, per finire, una crème caramel preconfezionata e acquistata nel vicino supermercato.

Tutto ciò, per l’avventore che si aspetta di assaporare cibi genuini preparati ed elaborati nella cucina del ristorante a partire dai tradizionali ingredienti, rappresenta una palese forma di inganno. Il consumatore, anche in ragione del conto che sarà tenuto a pagare, scegliendo dalla carta dei menu deve poter sapere e senza possibili equivoci se ciò che gli verrà servito nel piatto è quanto effettivamente si aspettava.
Una richiesta per una maggior trasparenza nelle carte dei menu era stata inoltrata già nel 1997 dall’ACSI al Dipartimento federale dell’interno, che l’aveva peraltro respinta con motivazioni deboli e poco convincenti.

In considerazione della grande diffusione e della crescente importanza assunta nella nostra ristorazione da questo genere di preparazioni e preoccupate per l’indifferenza dimostrata dalle competenti autorità al riguardo, le associazioni di consumatori ACSI, FRC, KF e SKS hanno deciso di passare all’azione sollecitando - con lettera inviata il 17 maggio al responsabile del Dipartimento federale degli interni Pascal Couchepin - l’emanazione di una normativa, di facile applicazione e comprensione, destinata a migliorare la trasparenza delle carte dei menu a vantaggio dei consumatori, ma anche di quegli esercenti che, con sacrifici talvolta non indifferenti, continuano ad offrire alla clientela cibi onesti, freschi e genuini.
Le 4 associazioni hanno inoltre sottoposto la problematica alla Commissione federale del consumo che ha deciso di metterla all’ordine del giorno per la sua prossima seduta.

Breganzona, 18 maggio 2005

 

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