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Tag: Consumo

Storie da InfoConsumi: la truffa del coach AI per la sessualità

Diversi soci ACSI si sono rivolti a InfoConsumi dopo aver ricevuto via e-mail una fattura, seguita da solleciti di pagamento, da parte di SwissNovaCare.com per un presunto abbonamento annuale del valore di 247 franchi.

La sorpresa? I destinatari non hanno mai sottoscritto alcun contratto e, nella maggior parte dei casi, non avevano mai sentito prima parlare del servizio. In altre parole, si tratta di una vera e propria truffa.

SwissNovaCare si presenta come un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale che offre supporto in ambiti delicati: la salute e la sessualità. Il sito promette la massima riservatezza, risposte personalizzate e programmi d’azione con esercizi dedicati ad affrontare difficoltà quali calo del desiderio, dolore durante i rapporti, problemi di erezione o questioni legate al ciclo mestruale.

Il nome può trarre in inganno. Nonostante il richiamo esplicito alla Svizzera, SwissNovaCare non ha nulla di svizzero. Il sito appartiene infatti a una società con sede a Hong Kong. Lo stesso vale per SwissNovaChat.com, già segnalato per richieste analoghe. In altre parole, la denominazione “Swiss” non deve essere interpretata come una garanzia di origine, affidabilità o presenza sul territorio svizzero.

Non è escluso che proprio la scelta di argomenti così intimi faccia parte della strategia. Quando una richiesta di pagamento riguarda aspetti così personali, si potrebbe essere tentati di risolvere velocemente il problema pagando senza farsi troppe domande, oppure di cliccare impulsivamente sui link contenuti nel messaggio per capire che cosa stia succedendo.

Ed è proprio ciò che non bisogna fare.

Nelle e-mail ricevute compaiono infatti diversi inviti a cliccare sui collegamenti presenti nel testo: per pagare la fattura, per consultare il proprio presunto programma personalizzato oppure esercitare il diritto di recesso entro 14 giorni.

Se non hai mai richiesto il servizio, non esiste alcun motivo per cliccare sui collegamenti contenuti nel messaggio. Farlo significa semplicemente interagire con chi ha inviato la comunicazione e potrebbe esporti a ulteriori inconvenienti.

Ecco come comportarsi correttamente:

  • se possibile, non aprire il messaggio
  • in ogni caso, non cliccare su alcun link
  • non effettuare alcun pagamento
  • non rispondere direttamente all’e-mail ricevuta
  • creare una nuova e-mail e inviarla all’indirizzo support@swissnovacare.com, dichiarando di non aver mai concluso alcun contratto e di contestare integralmente la fattura ricevuta. È consigliabile conservare una copia della comunicazione inviata

Dopodiché, si possono ignorare eventuali ulteriori richieste di pagamento o comunicazioni.

Questa vicenda ricorda ancora una volta quanto sia importante mantenere il sangue freddo quando si riceve una fattura inattesa. Una richiesta di pagamento, anche accompagnata da solleciti e riferimenti a presunti abbonamenti non basta a creare automaticamente un contratto valido.

Il consiglio ACSI è semplice: non cliccare, non pagare, contestare la fattura con una nuova e-mail e conservare una prova della contestazione.

Per ulteriori informazioni o domande, il servizio InfoConsumi è a disposizione dei consumatori.

Come funziona la tariffa dinamica, e a chi conviene?

La tariffa dinamica è un modello opzionale di prezzo pensato per le economie domestiche. Si può quindi liberamente scegliere se utilizzarla o meno in maniera volontaria. Si basa su fasce di alta e bassa tariffa che variano ogni giorno in funzione di diversi fattori, come precipitazioni, temperature, produzione propria e consumi. Rispetto alla tariffa standard, la fascia di alta tariffa dinamica è leggermente più costosa, mentre quella di bassa tariffa risulta più vantaggiosa.

L’utilizzo di questo sistema tariffario è interessante prevalentemente per quelle persone che possono e vogliono spostare una grossa parte dei propri consumi nelle fasce orarie più convenienti.

Ne abbiamo parlato con Mauro Suà dell’AMB di Bellinzona in un articolo apparso negli scorsi mesi su La borsa della spesa:

Come faccio a capire se un sito di e-commerce è affidabile?

È una presenza sempre più insidiosa online: quella dei siti-truffa, spesso finti siti di e-commerce, ai quali si arriva anche da pubblicità proposte sui social. Convinti di effettuare acquisti o di abbonarsi ad un servizio, i consumatori vengono derubati dai truffatori che hanno creato i finti siti. Come fare a riconoscerli?

Ecco qualche consiglio:

• Se acquisti da siti ben conosciuti con una buona reputazione, tutto quello che devi fare è assicurarti di essere sul sito vero, e non una copia (è sufficiente leggere la barra dell’indirizzo e controllare che sia scritto correttamente: per esempio, www.acsi.ch e non www.aacsi.ch).

• Se ti trovi su un sito che non conosci e stai cercando di capire se sia affidabile o meno, la prima cosa da fare è cercare i dati di contatto e verificare se siano plausibili e corretti. Se non ci sono o sono incompleti, occorre prudenza.

• Dai un’occhiata alle condizioni generali (CG). Contengono informazioni esaustive sull’azienda? Sembrano complete e chiare? Se le CG sono assenti o incomplete: campanello d’allarme.

• Puoi fare un’acquisto molto piccolo, senza fornire i dati della tua carta di credito ma utilizzando un altro metodo di pagamento (una carta prepagata con poco denaro, una carta temporanea, o un intermediario come Paypal). Se l’acquisto piccolo va a buon fine, puoi effettuare l’acquisto più grande in un secondo momento.

• Qualche ricerca su Google con parole chiave potrebbe aiutarti a trovare esperienze positive o negative di altri utenti che hanno usufruito del medesimo sito. Se ce ne sono tante negative, attenzione. Un altro segnale di rischio è se non si trova praticamente nulla e nessuno parla del sito in questione.

• Per informarti su un’azienda, prova a vedere se esiste nell’Indice centrale delle ditte. Se non si trova: possibile campanello d’allarme.

• Segnala le truffe all’Ufficio federale della cibersicurezza, tramite l’apposito modulo.

Di seguito un articolo apparso su La borsa della spesa:

Storie da InfoConsumi: tornano le chiamate indesiderate?

Sono diverse le persone che nelle ultime settimane hanno contattato il nostro servizio InfoConsumi per segnalare la ricezione di molte chiamate indesiderate. Si tratta spesso di telefonate provenienti dall’estero.

Il problema delle chiamate indesiderate ha conosciuto il suo picco una decina di anni fa, ed è stato poi ridimensionato con l’introduzione dei filtri da parte degli operatori telefonici. Tuttavia questo grattacapo non è mai sparito del tutto, e si assiste in particolare in alcuni periodi a piccole “ondate” di chiamate, probabilmente in concomitanza con la decisione di qualche call center più o meno truffaldino di focalizzarsi sul nostro territorio. In almeno un caso giunto ad InfoConsumi, infatti, si trattava oltre che di una chiamata indesiderata anche di un tentativo di truffa.

I filtri degli operatori telefonici funzionano un po’ come i filtri anti-SPAM nelle e-mail: bloccano la maggioranza delle chiamate moleste, ma non tutte. L’efficacia e il funzionamento del filtro può variare da un’azienda all’altra. Swisscom ad esempio blocca milioni di chiamate indesiderate tutti i mesi (in ottobre 2025 8,4 mio) poiché ha un sistema di filtri molto sviluppato (Callfilter), basato su un database di centinaia di migliaia di utenti coinvolti. L’attivazione è automatica e all’utente finale arrivano solo poche chiamate indesiderate. Sunrise e altri operatori, bloccano una parte delle chiamate moleste a livello di rete. La protezione risulta essere ancora dipendente dall’intervento del cliente. In particolare, per una protezione efficace è necessario attivare o gestire manualmente le diverse impostazioni (es. blocco numeri, preferenze di marketing), e non tutti gli strumenti sono automatici o centralizzati. Altri operatori minori, possono avere delle opzioni decisamente limitate in materia di filtri anti-SPAM.

È fra l’altro notizia di questi giorni l’introduzione da parte di Swisscom di un avviso che mette in guardia quando un numero è sospettato essere fonte di chiamate indesiderate.

Il nostro consiglio è quello di rivolgersi al proprio operatore telefonico e informarsi su quali siano gli strumenti a propria disposizione per combattere le chiamate indesiderate. Valutare anche di cambiare operatore se la compagnia telefonica presso la quale si è abbonati fornisce strumenti poco soddisfacenti.

Quanta sofferenza dietro a una banana

Public Eye ha puntato i riflettori sulle piantagioni gestite direttamente o indirettamente da Chiquita in Guatemala: qui l’erede della famigerata United Fruit Company, alla quale si deve l’espressione “Repubblica delle banane”, possiede un’impero caratterizzato dallo sfruttamento dei lavoratori, costretti a lavori pesanti per 10 ore al giorno sotto l’effetto del cocktail “la bomba” e innaffiati per via aerea mentre lavorano con fungicidi che causano la sterilità. Negli ultimi 20 anni 110 sindacalisti sono stati uccisi, spesso a colpi di arma da fuoco sparati da motociclette.

Immagine: Tomás Ayuso / Panos Pictures per Public Eye

Hai già letto l’inchiesta di Public Eye? La trovi QUI.

Public Eye sta anche raccogliendo firme per protestare contro lo sfruttamento nelle piantagioni.

Di seguito l’articolo completo apparso ne La borsa della spesa 4.26:

Truffe informatiche: come difendersi? Un convegno per passare dai numeri alle persone 

Il fenomeno delle truffe informatiche continua a crescere in modo preoccupante, lasciando dietro di sé una scia di vittime anche in Ticino. Oltre alle statistiche che ormai conosciamo fin troppo bene, è giunto il momento di porre l’accento sulla dimensione umana del problema. Con particolare attenzione alle persone più vulnerabili: gli anziani, chi vive in solitudine, i consumatori meno avvezzi ai mezzi informatici e i piccoli investitori. 
 
Queste categorie sono spesso vittime di una profonda disparità di mezzi: da un lato troviamo le sofisticate macchinazioni e tecnologie dei truffatori, dall’altro le difese piuttosto deboli dei cittadini che si trovano in una posizione di fragilità.  
 
Per rispondere a questa sfida, è essenziale promuovere una maggiore consapevolezza e fornire strumenti concreti di protezione. 
 
Queste tematiche verranno approfondite in occasione del Convegno “Truffe informatiche: come difendersi?” previsto martedì 23 giugno, dalle ore 16:30 alle 19:30, presso l’Auditorio dell’USI (Campus Ovest, Via Giuseppe Buffi 13, Lugano). L’evento è promosso dall’Università della Svizzera italiana (USI), dall’ATTE (Associazione Ticinese Terza Età) e dall’ACSI (Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana), già sostenitrice dell’Iniziativa Internet.
 
Durante l’incontro verranno descritte alcune delle truffe più diffuse e offerti suggerimenti su come proteggersi efficacemente. Si discuterà inoltre di come migliorare la vigilanza e l’inquadramento legale e quali proposte di aiuto e prevenzione auspicare. 
 
L’ingresso è libero e gratuito per tutte le persone interessate.  
 
 
Di seguito il programma del Convegno: 
 
Benvenuto da parte dell’Istituto di Diritto dell’USI 
Prof.ssa Annamaria Astrologo 
 
Introduzione: la vulnerabilità dei consumatori  
Antonella Crüzer, Segretaria generale ACSI
Gian Luca Casella, Segretario generale ATTE
 
Truffe informatiche: casistica recente 
Andrea Gianini, Procuratore Pubblico 
 
Mondo-cripto: i rischi per i risparmiatori 
Prof. Andrea Terzi, Università Cattolica, Milano 
 
Prevenzione e repressione: le difficoltà attuali 
Giorgio Galusero, già Ufficiale di Pubblica Sicurezza, già deputato in Gran Consiglio 
 
Prevenzione dei reati finanziari: commento al Messaggio del Consiglio di 
Stato datato 25.09.2024 N. 8489 
Avv. Paolo Bernasconi, avvocato, già Procuratore Pubblico 
 
 
In conclusione:  
Tavola rotonda e dibattito con il pubblico 

Tempo di mondiali di calcio, tempo di truffe legate alle figurine

Tempo di Coppa del mondo di calcio e – come al solito – tempo di album di figurine dedicato alla grande manifestazione sportiva di quest’estate. La caccia alle «figu» dell’album della Panini è partita ormai da tempo e un giovane socio dell’ACSI mi ha inviato alcune righe all’indirizzo telematico aldo.rossi2024@outlook.com per raccontarmi che pure in questo ambito i truffatori si sono messi prontamente all’opera.

«In queste settimane prima dei mondiali – mi ha scritto il nostro socio – ho inviato la seguente email alla Panini: “Egregi Signori, ho scaricato l’app ufficiale FIFA Panini Collection su Play Store. Ho notato però che ci sono 3 app con lo stesso nome ma prodotte da 3 diversi sviluppatori che non siete voi. Volevo segnalare la cosa perché non mi fido e credo che siano app false per ingannare i collezionisti. Vorrei sapere se è davvero così. Grazie per l’ascolto e complimenti per l’album dei mondiali e i vostri prodotti che sono sempre i migliori. Cordiali saluti”. Inoltre, ho scritto in conclusione che mi dispiace tantissimo che dal 2031 non sarà più la Panini a produrre l’album dei mondiali di calcio. Dopo poco tempo la stessa Panini ha poi inviato un comunicato ufficiale per rendere attenti i collezionisti su possibili truffe».

Il nostro giovane socio aveva più che ragione a non fidarsi di quelle app solo somiglianti a quella della Panini, il cui comunicato, per la cronaca, è stato il seguente: «La nostra passione per il collezionismo è al centro di tutto ciò che facciamo ed è proprio per questo che vogliamo proteggere voi, la nostra community e i nostri clienti in tutto il mondo. Recentemente, abbiamo notato un aumento dei tentativi di frode online da parte di terzi che abusano del marchio Panini. Questi siti web imitano la nostra grafica e il nostro stile, a volte con sottili variazioni difficili da individuare per gli utenti, con l’unico scopo di rubare informazioni personali o ottenere fraudolentemente pagamenti per ordini che non verranno mai evasi. Nonostante i nostri continui sforzi per monitorare il web e rimuovere tempestivamente i contenuti fraudolenti, internet è vasto e la vigilanza individuale rimane la prima linea di difesa. Pertanto, vi invitiamo a prestare attenzione ai segnali di allarme: verificate sempre che l’URL sia corretto, diffidate delle offerte con prezzi che sembrano troppo belli per essere veri rispetto ai prezzi di mercato attuali e, soprattutto, affidatevi esclusivamente ai nostri canali ufficiali per i vostri acquisti. Grazie per il vostro continuo supporto».

Da parte mia non aggiungo altro, facendo comunque i complimenti al giovane socio dell’ACSI e collezionista delle figurine Panini che non se ne è stato con le mani in mano ma ha contribuito attivamente a segnalare a chi di dovere che le truffe erano a portata di clic.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Le clausole di Sunrise sono illecite

I colleghi della Konsumentenschutz hanno ottenuto un’importante vittoria nella loro causa contro Sunrise, e indirettamente, anche contro gli altri operatori telefonici.

Il Tribunale di Zurigo ha dato ragione alle organizzazioni dei consumatori su due fronti.

In primo luogo, ha stabilito che le cosiddette “clausole inflazione” sono illecite. Queste clausole, introdotte nel 2023, permettono agli operatori telefonici di aumentare il prezzo degli abbonamenti senza che al consumatore venga data la possibilità di disdetta anticipata. L’ACSI le ha subito criticate duramente. Le clausole avevano generato un chiaro scontento anche da parte dei consumatori, come evidenziato da un nostro sondaggio e dalle lamentele giunte ai nostri servizi di consulenza. Il principio ci sembra ovvio: se il prezzo cambia, deve esserci possibilità di disdetta anticipata.

In secondo luogo, il tribunale ha dato riscontro positivo anche a proposito di un’altra pratica criticata dall’ACSI: il fatto che alcuni operatori non concedano più la possibilità di dare la disdetta in forma scritta con lettera raccomandata, costringendo i loro clienti a darla per telefono o chat. Ebbene, anche questa pratica non è corretta.

Fermo restando che Sunrise può presentare ricorso, l’ACSI saluta con soddisfazione questa sentenza, che se confermata, imporrà anche agli altri operatori di mettersi in regola.

Aggiornamento: Sunrise ha annunciato che farà ricorso.

Storie da InfoConsumi: la videosorveglianza forzata

Per un consumatore che ha raccontato la sua storia all’ACSI quello che sembrava un banale flyer si è trasformato in un contratto imprevisto.

Recentemente, è entrato in un negozio Sunrise per una semplice questione amministrativa: non aveva ricevuto una fattura via e-mail. Problema risolto in pochi minuti.

Ed è qui che la storia prende però una piega inattesa. Il venditore comincia a proporre con grande insistenza il nuovo prodotto Sunrise Home Security. Il cliente ascolta con cortesia, poi esce dal negozio convinto di avere in mano un semplice flyer informativo.

La sorpresa arriva il mattino dopo: il postino consegna un pacco contenente l’apparecchiatura del sistema di sicurezza. Il consumatore lo respinge — e scopre che il “flyer” era in realtà un “accordo di prestazione di servizi”, attivato lo stesso giorno della sua visita al negozio, con durata minima 12 mesi.

Leggendo il documento (che peraltro non reca la sua firma), emerge che il piano prevede:
• un abbonamento Home Security Basic della durata di 12 mesi
• un acquisto rateale a 24 mesi del set base dal costo di 229.80 franchi (scontato) e di una telecamera outdoor di 99.90 franchi
per un totale di 32.30 franchi al mese per i prossimi due anni.

Oltre alla modalità di vendita aggressiva e poco trasparente -nessuna firma del cliente- vi sono diversi altri aspetti che inquietano.

Secondo le CG infatti:
• i dati non rimangono all’interno di Sunrise ma i destinatari si trovano tra diversi Paesi UE, Regno Unito e Canada
• il partner responsabile della sorveglianza video attiva, SwissGuard, non è un’azienda svizzera (nonostante il nome e la retorica delle “radici svizzere dal 2016”). I suoi “watcher”, cioè gli operatori che monitorano gli allarmi, si trovano in Ungheria. Di svizzero c’è solo la società “di appoggio” SwissGuard Solutions SA che però è stata registrata solo dopo il lancio del prodotto.

È quindi possibile che i flussi video vengano trattati anche all’estero, ma non esiste alcuna informazione chiara su dove vengano ospitati i server o né dove vengano archiviati i dati. Inoltre, l’app di Sunrise Home Security raccoglie continuamente la posizione GPS, anche quando è chiusa, per gestire eventuali allarmi. Di conseguenza vengono registrati tutti gli spostamenti, le abitudini, gli orari e le routine quotidiane. E non finisce qui: l’utente deve indicare sei contatti d’emergenza, ampliando ulteriormente la raccolta di dati anche verso terze persone.
Il prodotto include una copertura assicurativa di Zurigo Assicurazioni. Nelle CG viene indicato che i dati raccolti possono essere utilizzati anche per finalità di marketing e condivisi con terzi. Non solo per la gestione dei sinistri.

Nonostante Sunrise venda il pacchetto ai propri clienti, nelle sue stesse CG viene specificato che:
• non garantisce che il sistema funzioni sempre correttamente e sia sempre disponibile
• non garantisce l’installazione corretta
• non garantisce la ricezione tempestiva degli allarmi
• il sistema non è certificato SES (Associazione svizzera dei costruttori di sistemi di sicurezza)

Sembra un paradosso: un sistema di sicurezza che potrebbe non garantire sicurezza.

Questa storia è l’ennesima conferma di quanto sia importante:
• leggere sempre ciò che ci viene consegnato, anche quando sembra un semplice flyer
• diffidare delle vendite troppo insistenti
• non accettare contratti che non si ha firmato
• prestare la massima attenzione ai prodotti che trattano dati sensibili e in particolare immagini, video e posizione GPS

La sicurezza in casa non dovrebbe trasformarsi in un rischio per la sicurezza dei propri dati e della propria privacy.

I cosmetici e il marketing occulto rivolto ai minori sui social media

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) italiana ha avviato un’inchiesta sull’uso eccessivo di cosmetici da parte delle più giovani. Lo ha riportato la RSI.

I riflettori sono puntati su alcuni marchi che spingerebbero, con la collaborazione di ragazze influencer, prodotti cosmetici destinati agli adulti. Fra questi troviamo ad esempio creme anti‑età, sieri e maschere per il viso.

Il problema è duplice: da un lato, diversi di questi prodotti non sono stati testati per l’uso da parte di minori. Dall’altro, il marketing assume contorni ingannevoli e/o occulti: non vengono fornite tutte le informazioni necessarie e non è sempre chiaro che si tratta di pubblicità.

Appoggio essenziale sarebbero spesso delle micro-influencer, ovvero ragazze seguite da un numero non troppo grande di follower, in modo da passare un po’ più in sordina rispetto ai personaggi più famosi. Inoltre vari studi indicano che la pubblicità fatta tramite micro-influencer può risultare più efficace: hanno un seguito più ridotto, ma più fedele, e riescono a “convertire”, in proporzione, una parte maggiore dei loro messaggi pubblicitari in vendite effettive.

Una volta di più l’ACSI, che ha recentemente sostenuto il lancio dell’Iniziativa Internet, sottolinea la necessità che la politica metta le aziende che gestiscono le grandi piattaforme online di fronte alle proprie responsabilità.

Un numero crescente di paesi si sta inoltre muovendo nella direzione di mettere un limite di età, attorno ai 15-16 anni, per l’utilizzo dei social media. Fra di essi Australia, Francia, Spagna, Norvegia, Nuova Zelanda e Danimarca. Le piattaforme consentono generalmente di creare un account a partire dai 13 anni di età.

Calpestati i diritti dei consumatori: su internet e a Palazzo federale

Il 15 marzo di ogni anno ricorre la Giornata mondiale dei diritti dei consumatori. Per le organizzazioni dei consumatori di tutto il mondo è l’occasione per ricordare quali sono questi diritti e fare in modo che tutti gli attori del mercato si impegnino per rispettarli e/o farli valere. Fu il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy a precisare nel 1962 i primi quattro diritti fondamentali: alla sicurezza, all’informazione, di scelta e di essere sentiti.

Quanto sono garantiti questi diritti nel 2026?

Il bilancio dell’ACSI è impietoso: la sicurezza dei consumatori è messa a repentaglio da attività criminali sempre meglio concepite e anche la sicurezza dei prodotti non è più scontata, con innumerevoli importazioni gestite da intermediari fuori controllo (dropshipper) e tonnellate di merci rischiose ordinate quotidianamente da piattaforme molto controverse.

Nell’era della disinformazione, della manipolazione democratica e del marketing ingannevole il diritto all’informazione e alla trasparenza andrebbe notevolmente rafforzato con un inquadramento chiaro per l’uso dell’intelligenza artificiale.

Per quanto riguarda la libertà di scelta, l’ACSI può solo constatare quanto sia sfruttata a svantaggio del consumatore, tramite l’utilizzo di filtri e personalizzazione per gonfiare i prezzi oppure proponendo un’offerta talmente ampia da disorientare, impedendo di scegliere con cognizione di causa.

E il diritto di essere sentiti, purtroppo, vale soprattutto per chi ha i mezzi per farsi valere: l’ACSI in questo ambito offre un aiuto prezioso alle proprie socie e ai propri soci.

Considerando gli ulteriori diritti conquistati dai consumatori nel tempo il risultato è deprimente: il diritto di soddisfare i bisogni fondamentali (essere curati ad esempio, ma a che prezzo?!), il diritto alla riparazione dei torti (il Parlamento ha negato, dopo 10 anni dalla sua approvazione, l’introduzione dell’azione legale collettiva che avrebbe permesso di prevenire le frodi di massa) e il diritto a un ambiente sano e a una buona qualità di vita (si sta purtroppo sgretolando sotto la minaccia dei cambiamenti climatici).

E non è tutto. Una proposta attualmente in consultazione suscita in particolare il nostro rammarico, segnando questo 15 marzo come uno dei momenti più bassi per le consumatrici ed i consumatori della Svizzera italiana: il Consiglio federale vuole sacrificare la Commissione federale del consumo (CFC), creata nel 1965, sull’altare delle misure di risparmio.

L’ACSI è da sempre membro attivo della CFC insieme alle altre organizzazioni nazionali di difesa dei consumatori (5 membri), ad esponenti di associazioni di categoria (5 membri) e ad esperti del mondo scientifico (5 membri). La composizione tripartita della CFC favorisce lo scambio d’informazioni e garantisce un lavoro approfondito e ponderato, che rappresenta gli interessi di tutti i settori coinvolti. In quanto organo esterno ed indipendente dall’amministrazione federale, la CFC ha dimostrato a più riprese la sua utilità, fornendo raccomandazioni puntuali, risposte a consultazioni e anticipando i grandi temi trattati in seguito dalle Camere e dagli uffici federali.

Qualora la soppressione venisse confermata, i consumatori della Svizzera italiana perderebbero la loro voce a Berna, in un contesto sempre più complesso, difficile e incerto, che richiederebbe sostanziosi investimenti anziché il misero stralcio di 40’000 Fr. all’anno.

Da notare: L’ACSI è tra i promotori, con l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori, dell’Iniziativa internet, lanciata pochi giorni fa con l’obiettivo di contrastare illegalità e insidie imponendo responsabilità concrete a piattaforme online, motori di ricerca e sistemi di IA.

Miscugli con carne contaminata da PFAS: trascurata la salute pubblica

L’ACSI e l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (ACSI, Konsumentenschutz, FRC) criticano la decisione presa oggi dal Consiglio degli Stati, che dopo un rimpallo fra le camere ha deciso di approvare una mozione che consentirà la miscelazione di carne contenente valori elevati di PFAS al fine di abbassarli artificialmente permettendo così la vendita.

Si tratta di un’enorme concessione che va a scapito della salute pubblica e rischia di erodere la fiducia delle consumatrici e dei consumatori nella produzione di carne svizzera. Ricordiamo che alcuni PFAS sono potenzialmente cancerogeni e dannosi per la salute in vari modi. Queste sostanze chimiche “perenni” si accumulano nell’organismo nel corso degli anni e sono molto difficili da scomporre.

Oltre a creare costi aggiuntivi nella trasformazione e nella vendita, la mozione non è di facile applicazione concreta e crea un pericoloso precedente: in futuro a rischio potrebbero essere anche gli standard di sicurezza dell’acqua potabile o un generale innalzamento dei livelli massimi di PFAS consentiti nelle derrate alimentari. Una volta stabilito il principio che basta miscelare per ridurre la contaminazione, questo potrebbe essere nuovamente applicato altrove.

L’ACSI si impegnerà durante la procedura di consultazione per cercare di contenere i danni di questa misura miope che rischia di compromettere la salute pubblica.

Serve un freno alla pubblicità ingannevole sulle piattaforme

L’ACSI ha preso parte recentemente alla procedura di consultazione sulla nuova legge sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca. Le nuove norme si pongono l’obiettivo di “rafforzare i diritti degli utenti nello spazio digitale e obbligare le grandi piattaforme di comunicazione e i grandi motori di ricerca ad agire con maggiore correttezza e trasparenza”.

Per raggiungere questo obiettivo, le nuove norme devono però garantire che gli utenti possano segnalare le pubblicità ingannevoli. Attualmente la regolamentazione prevederebbe che dovranno essere istituiti, da parte delle piattaforme, dei centri di segnalazione. Gli utenti dovrebbero potere segnalare determinati reati attraverso questi centri. Peccato che il reato di frode non sia incluso nell’elenco! Una grave mancanza!

Nel 2024, l’azienda Meta di Mark Zuckerberg ha guadagnato 16 miliardi di dollari vendendo anche molta pubblicità ingannevole su Instagram, Facebook e simili. Questo corrisponde a più di un sesto dell’intero bilancio statale svizzero dello stesso anno (84,3 miliardi di CHF)!

Firma la petizione! È ora di mettere un freno a questo business miliardario della pubblicità ingannevole online.

Storie da InfoConsumi: scooter elettrico, non è come una bicicletta

Lo scorso anno un nostro socio, per velocizzare il tragitto casa-lavoro, ha ordinato presso un rivenditore ufficiale della Svizzera italiana uno scooter elettrico scelto proprio perché tecnicamente idoneo a essere sbloccato fino alla velocità di 45 km/h. Questa caratteristica non è di poco conto: in Svizzera, infatti, uno scooter elettrico che supera i 25 km/h non è più considerato un semplice mezzo leggero, ma rientra nella categoria dei ciclomotori veloci, con obblighi specifici in termini di immatricolazione, assicurazione e documentazione.

Ben consapevole di queste regole, il nostro socio ha agito correttamente:

  • ha versato l’acconto richiesto al momento dell’ordine;
  • ha avviato la procedura di immatricolazione presso la Sezione della circolazione di Camorino;
  • ha richiesto alla propria assicurazione l’attestato di responsabilità civile.

È proprio in questa fase che si è verificato il problema. Per poter immatricolare in Svizzera uno scooter elettrico omologato per 45 km/h, è indispensabile il rapporto di perizia 13.20 A; documento che certifica la corretta importazione del veicolo e ne attesta la categoria.

È importante sapere che:

  • il formulario 13.20 A deve essere richiesto dall’importatore e non dal consumatore;
  • senza tale documento non è possibile stipulare l’assicurazione RC veicoli;
  • senza assicurazione, l’immatricolazione è impossibile.

Nonostante ripetute richieste, al socio non è mai stato consegnato il rapporto di perizia 13.20 A, rendendo di fatto impossibile utilizzare lo scooter elettrico nel rispetto della legge.
Con il protrarsi della situazione, ritardi e promesse di consegna mai mantenute, e persino minacce, è sorto un dubbio: lo scooter elettrico potrebbe essere stato sdoganato come veicolo da 25 km/h, probabilmente all’interno di una partita di mezzi non destinati all’immatricolazione, senza tenere conto della precisa richiesta del cliente di acquistare uno scooter omologabile per 45 km/h.
Un’eventuale importazione di questo tipo rende poi impossibile il rilascio della documentazione necessaria all’immatricolazione come ciclomotore veloce, indipendentemente dalle caratteristiche tecniche del mezzo. Questa irregolarità avrebbe potuto essere aggirata mediante uno sblocco “fai da te”, soluzione che il socio non ha però mai preso in considerazione, non volendo aggirare la legge né esporsi a sanzioni amministrative in caso di controllo della polizia con possibile sequestro del mezzo, mancata copertura assicurativa in caso di incidente e responsabilità personale in caso di incidente.

A fronte di una chiara inadempienza contrattuale e dell’impossibilità di immatricolare lo scooter elettrico acquistato, il socio si è rivolto ad InfoConsumi per ottenere l’annullamento del contratto e la restituzione dell’acconto di 500 franchi versato al momento dell’ordine. La restituzione è avvenuta solo dopo l’intervento formale dell’ACSI, tramite una lettera raccomandata alla sede centrale del rivenditore svizzero, che non ha fornito nessuna risposta scritta all’associazione ma si è affrettato a rimborsare l’acconto versato.

Prima di acquistare uno scooter o un monopattino elettrico:

  • informarsi sulla categoria legale in Svizzera;
  • verificare come il veicolo viene sdoganato;
  • diffidare delle promesse di “sblocco successivo” o “sblocchi fai-da-te”.

Scooter elettrici e monopattini elettrici: attenzione se superano i 25 km/h. In Svizzera sia gli scooter elettrici sia i monopattini elettrici sono soggetti a regole diverse dagli altri Paesi a seconda della velocità massima autorizzata. Se uno scooter elettrico o un monopattino elettrico supera i 25 km/h oppure è tecnicamente predisposto o sbloccabile per 45 km/h, cambia categoria e non è più considerato un mezzo leggero. In questo caso sono obbligatori:

  • immatricolazione del veicolo presso la Sezione della circolazione di Camorino;
  • rapporto di perizia 13.20 A (a carico dell’importatore);
  • assicurazione di responsabilità civile veicoli;
  • targa di controllo e pagamento dell’imposta di circolazione;
  • licenza di condurre adeguata (cat. M o A1, a seconda dei casi);
  • casco obbligatorio.

Non conta infatti la velocità a cui si decide di circolare, ma quella massima consentita e certificata nei documenti del veicolo. Valgono le Disposizioni relative all’omologazione e alla circolazione dei ciclomotori. Maggiori informazioni QUI.

Attenzione alla truffa del “QR-Code” su tutti.ch

Il meccanismo è purtroppo noto: con una scusa di qualche tipo, la vittima viene spinta a scansionare un QR-Code, che la porterà su un sito simile a quello di Twint, dove le viene chiesto di inserire i propri dati. In realtà si tratta di un sito fasullo costruito ad hoc dai truffatori. Che a quel punto possono liberamente accedere al conto della vittima.

A quanto pare questa truffa sta imperversando in particolare sulle piattaforme di compravendita online come tutti.ch. Il funzionamento è il seguente: una persona vuole vendere qualcosa su tutti.ch. Un compratore si fa avanti, e gli manda un codice QR. Gli dice che scansionando quel codice ed inserendo i dati, riceverà il denaro. In alcuni casi, il codice QR dovrebbe servire nello specifico per ricevere un rimborso delle spese di spedizione.

In realtà, i codici QR non servono per ricevere denaro. Semmai, per inviarlo, o per collegarsi ad un sito internet, come se si cliccasse su un link. Raccomandiamo quindi la massima attenzione quando si utilizzano queste piattaforme.

Storie da InfoConsumi: noleggio veicoli e restituzione digitale

In caso di noleggio veicoli, la restituzione tramite la procedura digitale può far insorgere controversie come successo ad una nostra socia e al marito che avevano noleggiato un furgone presso la filiale Sixt di Paradiso e l’avevano restituito il pomeriggio stesso con la procedura digitale di blocco del veicolo, parcheggiandolo in un’area di sosta a Barbengo. 

Alcuni giorni dopo, la società di noleggio gli ha comunicato l’esistenza di un danno (un lungo graffio su un fianco del furgone) e ha richiesto il pagamento di circa 1’600 franchi. La socia ha contestato l’addebito, sostenendo di non aver causato alcun danno e facendo notare che il veicolo era rimasto incustodito in un’area non protetta dopo la riconsegna fino al momento del controllo, avvenuto in un secondo momento imprecisato.

Secondo le condizioni generali di noleggio, in caso di restituzione fuori orario o tramite la procedura digitale, il cliente rimane responsabile del veicolo fino alla presa in carico effettiva da parte del personale della società di noleggio che può avvenire fino a 3 giorni dopo. In altre parole, il rischio di eventuali danni subiti dal veicolo durante questo intervallo di tempo viene trasferito al consumatore.

Senza un verbale di riconsegna firmato, una verifica immediata dello stato del veicolo o di fotografie prese al momento della riconsegna del veicolo da presentare in fase di contestazione diventa estremamente difficile dimostrare che il danno non sia avvenuto sotto la propria responsabilità.

Pur comprendendo le ragioni e il senso di ingiustizia percepito dalla socia, non sono emerse motivazioni giuridiche sufficientemente solide per contestare con successo la richiesta di risarcimento. InfoConsumi ha suggerito la verifica di eventuali coperture assicurative personali o di polizze specifiche stipulate per il noleggio del veicolo, comprendenti anche i danni da parcheggio.

Quindi un suggerimento alle consumatrici e ai consumatori: se possibile, evitare la “restituzione digitale”. In caso contrario, perlomeno scattare delle fotografie al momento della riconsegna del veicolo.

Cosa ha creato problemi alle consumatrici e ai consumatori nel 2025?

Sono oltre 1500 le consumatrici e i consumatori che hanno chiesto aiuto al servizio InfoConsumi dell’ACSI o alla redazione de La borsa della spesa. A guidare la classifica dei problemi più diffusi sono state le pubblicità ingannevoli e le strategie di vendita scorrette, incluse vere e proprie truffe, che hanno riguardato 426 richieste. Un altro macrotema sono state le controversie relative agli acquisti e ai contratti con 402 casi. Oltre la metà delle prese di contatto quindi (53,7%) ha riguardato due ambiti ben noti alle associazioni di difesa dei consumatori, per i quali si conferma la presenza di lacune normative, in particolare per prevenire il marketing ingannevole.  

Un terzo ambito molto doloroso ha riguardato l’aumento dei premi di cassa malati per il Ticino, con 297 consulenze realizzate dall’ACSI tra ottobre e novembre in favore degli assicurati. 

Entrando invece negli argomenti specifici abbiamo stilato una classifica dei 10 grattacapi più frequenti tra le socie ed i soci dell’ACSI. Ne risulta un panorama diversificato, nel quale spiccano quest’anno più del solito i problemi con palestre e centri fitness (con persone abbonate a palestre che si sono trovate con un servizio ben diverso da quanto promesso) e quelli con artigiani e imprese di costruzione (con difetti, costi imprevisti e ditte che falliscono o spariscono)La graduatoria è comunque guidata dalle più “classiche” diatribe con gli operatori telefonici, che includono anche le fastidiose e sempre presenti fregature via SMS

Quali sono gli ambiti per i quali l’ACSI è stata maggiormente sollecitata dalle consumatrici e dai consumatori? Ecco una Top 10: 

  1. Telecomunicazioni 
  1. Assicurazioni private 
  1. Vendita – rispetto della garanzia e dei termini di consegna 
  1. Acquisti online 
  1. Truffe online 
  1. Prenotazione online o tramite agenzia di viaggi e vacanze 
  1. Contratti con palestre e centri fitness 
  1. Problemi con artigiani e imprese di costruzione 
  1. Problemi con i garage legati all’automobile 
  1. LAMal 

Pur essendo restate fuori dalla Top 10 meritano di essere menzionate anche le bollette di elettricità, acqua e riscaldamento e le segnalazioni e le richieste di informazioni relative ad imballaggi alimentari e/o marchi

Il lavoro dell’ACSI si conferma fondamentale per aiutare le consumatrici ed i consumatori della Svizzera italiana confrontati con una grande varietà di trappole e difficoltà. Il servizio InfoConsumi, insieme alla redazione della Borsa della spesa e al segretariato, restano un porto sicuro per chi desidera risolvere una questione legata al sempre più complesso mondo dei consumi. 

Storie da InfoConsumi: gli SMS Premium

Ogni mese riceviamo segnalazioni da consumatori che si sentono truffati: costi per SMS Premium che gonfiano la bolletta senza che abbiano mai richiesto il servizio.


Come succede?
I consumatori non sanno darsi una spiegazione e sono convinti di non aver mai richiesto un servizio né aver sottoscritto un abbonamento. Infatti, spesso basta poco: semplicemente visitare un sito web, scaricare un’applicazione, partecipare a un concorso e lasciare i propri dati personali. Senza accorgersene, ci si ritrova iscritti a servizi che non si conosce e che possono costare molto più dell’abbonamento telefonico. E il peggio? Non si trova traccia dell’offerta né ci si ricorda di aver mai dato il proprio consenso a servizi o abbonamenti che riguardano i temi più disparati: video on demand, fitness, informazioni finanziarie, contenuti per adulti…


Come difendersi?
La prima regola è semplice: controllare ogni fattura mensile. Se noti addebiti sospetti, agisci subito:

  1. Contatta il tuo operatore telefonico e chiedi a chi è intestato il numero breve che ha originato l’addebito.
  2. Blocca il numero breve:
    o con STOP se si tratta di un singolo addebito,
    o con STOPP se è un abbonamento (più addebiti settimanali, anche per decine di franchi).
  3. Scrivi un reclamo alla società intestataria del numero breve, contestando la fattura, per e-mail oppure meglio per raccomandata
  4. Importante: paga comunque il prezzo dell’abbonamento telefonico per evitare problemi con l’operatore.

    E se non vengo rimborsato nonostante i reclami?
    A volte si scopre che il costo degli SMS PREMIUM era già stato addebitato anche nelle precedenti fatture. È necessario insistere richiedendo il rimborso di questi addebiti nonostante un primo rifiuto. Nel caso non si riesca a comunicare con la società che ha erogato il servizio oppure non dia seguito alle richieste è possibile richiedere una procedura di conciliazione tramite l’organo di conciliazione delle telecomunicazioni.

    Il consiglio ACSI:
    Non ignorare questi addebiti! Controlla, blocca, richiedi il rimborso e persevera. E se hai dubbi, rivolgiti ad InfoConsumi: siamo qui per aiutarti.

Pollo al cloro e manzo agli ormoni: la carne USA sia chiaramente etichettata

La notizia degli scorsi giorni desta preoccupazione in seno all’ACSI e alle altre organizzazioni dei consumatori. Per placare l’amministrazione Trump ed ottenere una riduzione dei dazi doganali affibbiati ai prodotti elvetici, ci troveremo probabilmente costretti ad importare ingenti quantità di carne USA. Che potrebbe includere pollo lavato in una soluzione al cloro, una pratica vietata in Svizzera e nell’UE. Ma anche carne di manzo trattato con antibiotici e ormoni della crescita.

Visto che il lavaggio con il cloro è vietato nel nostro paese, l’eventuale importazione di carne di pollo di questo tipo (che sarebbe meglio non avvenisse del tutto!) deve essere permessa unicamente con un’etichettatura chiara. Questo vale anche per la ristorazione!

Il fatto che si dovranno con ogni probabilità importare 500 tonnellate di carne bovina all’anno, 1500 di pollame e 1000 di carne di bufalo è già di per se motivo di sconcerto. Quasi come se le consumatrici e i consumatori svizzeri debbano “ingurgitare” a forza i dazi di Donald Trump.

Ricordiamo che attualmente l’importazione di carne di pollo trattata col cloro è vietata in Svizzera. È invece permessa l’importazione di carne bovina proveniente da esemplari trattati con ormoni e antibiotici, che invece nell’UE è a sua volta vietata. Deve però essere etichettata in modo chiaro. Tutto questo è regolato nell’Ordinanza sulle dichiarazioni agricole.

A preoccupare l’ACSI è anche il monitoraggio del rispetto delle norme nel settore della ristorazione. La tentazione di ricorrere a carne USA che si troverà priva di qualsiasi dazio e quindi con un accesso “privilegiato”, potrebbe essere forte. Anche in questo caso dovrà essere garantita la trasparenza verso le consumatrici e i consumatori.

L’ACSI continuerà insieme alle altre organizzazioni dei consumatori a monitorare gli sviluppi di questa vicenda preoccupante, che non mette in crisi solo la nostra sicurezza alimentare ma anche la produzione interna, che subirà la concorrenza sleale di questi prodotti. 

Black Friday: non farti prendere in giro

Viva gli sconti e i ribassi…solo se sono veri però.

Con l’avvicinarsi delle settimane di sconti attorno alle giornate del Black Friday e del Cyber Monday è bene ricordarsi che uno sconto altro non è che una percentuale: bisogna vedere quale è il prezzo di riferimento al quale viene applicato. Un ribasso mirabolante potrebbe dunque rappresentare di fatto una fregatura se il prezzo era stato alzato in precedenza.

Del resto, ogni anno, sono numerosi i rilevamenti e le indagini che dimostrano che una parte importante delle offerte speciali proposte in questo periodo non sono convenienti come sembrano. Lo scorso anno anche noi abbiamo condotto una piccola indagine e pubblicato alcuni risultati su La borsa della spesa (vedi pdf allegato). Gli esempi di offerte ingannevoli che abbiamo riportato, a nostro giudizio, parlano da soli.

In generale, occorre tenere bene in considerazione tre aspetti: in primo luogo, c’è il rischio che il prezzo venga alzato nei mesi precedenti al Black Friday, per poi essere riportato ad un livello “normale”, che a quel punto però appare molto conveniente. In secondo luogo, la merce scontata è in molti casi di qualità scadente e sta per diventare “vecchia”, motivo per cui, scenderà di prezzo comunque nei prossimi mesi visto che verrà sostituita da prodotti più recenti. Infine, c’è il rischio che venga indicato un prezzo di riferimento “di fantasia”: per esempio che un prodotto dal costo di 50 franchi venga venduto al suo prezzo normale…indicando però “50% di sconto…50 invece di 100!”.

Da quest’anno le norme, già blande, sono state ulteriormente allentate dando ampio margine di manovra ai venditori nel proporre promozioni fuorvianti.

Ribadiamo tre consigli alle consumatrici e ai consumatori:

  • Non acquistare cose che non ti servono solo perché sono scontate. Se paghi “poco” per qualcosa di cui non hai realmente bisogno, hai comunque gettato denaro al vento.
  • Non fidarti ciecamente di percentuali di sconto mirabolanti: prova a vedere a quanto viene venduto il medesimo prodotto, o prodotti analoghi, in altri negozi o su altri siti. Magari quello che viene presentato come un prezzo incredibile è in realtà un prezzo normale.
  • Non farti prendere dalla fretta. Gli acquisti d’impulso spesso non si rivelano dei grandi affari. Se non sei convinto/a, lascia perdere, o almeno dormici su. Tanto non mancheranno altre offerte in futuro: come dimostra la nostra indagine, la maggior parte dei prodotti “in offerta” nelle prossime settimane li potrai comprare allo stesso prezzo anche fra 2 o 3 mesi.

Storie da InfoConsumi: sconti sulla LAMal? Solo un trucco

Un socio ha cercato di accedere all’applicazione della sua cassa malati per consultare la nuova polizza LAMal 2026 e conoscere il premio aggiornato. Non riuscendoci, ha chiamato il servizio clienti. Durante la telefonata, il consulente gli ha proposto due nuove assicurazioni complementari con un premio mensile di soli 2 franchi e ha menzionato uno sconto di 27 franchi mensili. Il socio ha accettato verbalmente, pensando si trattasse di un’offerta legata alla polizza base.

Qualche giorno dopo, ha ricevuto una busta contenente non solo la nuova polizza LAMal 2026, ma anche un modulo di domanda di assicurazione complementare secondo la LCA (Legge federale sul contratto d’assicurazione) per un assicurazione infortuni per decesso e invalidità e un’assicurazione complementare infortuni per le cure. Il nostro socio non aveva nessuna assicurazione complementare già attiva presso quell’assicuratore. Per logica, lo sconto promesso di 27 franchi mensili non poteva quindi riferirsi alle nuove polizze complementari (che costano in totale 4 franchi al mese), ma sarebbe andato a incidere sul premio della LAMal, cosa vietata dalla legge.

Il socio, confuso, non si è reso conto che non è legalmente possibile ricevere sconti sul premio base LAMal. Quando ha capito che probabilmente lo sconto non ci sarebbe stato, ha esercitato il diritto di revoca per le due complementari e ha scritto all’UFSP segnalando l’accaduto.

Ricordiamo che la LAMal non prevede sconti commerciali, ma consente riduzioni di premio in caso di franchigia opzionale più alta (2’500 o franchigia intermedia) o limitazione nella scelta dei fornitori di prestazioni (tramite i vari modelli). Gli assicuratori possono invece offrire sconti (come lo sconto famiglia o combinato) solo sulle polizze complementari, regolate dalla LCA.

Consigli ACSI:

  • La LAMal non consente sconti sui premi: i consulenti cercano di attirare nuovi clienti e promuovere polizze complementari
  • Chiedi sempre di ricevere tutto per iscritto prima di decidere
  • Verifica se si tratta di LAMal (obbligatoria) o complementare (facoltativa)
  • Ricorda che hai 14 giorni di tempo per revocare un contratto firmato a distanza
  • Segnala i comportamenti scorretti dei consulenti all’UFSP, per tutto ciò che riguarda la LAMal; scrivi invece alla FINMA per quanto riguarda le polizze complementari (LCA)
  • In caso di dubbio, contatta l’ACSI: siamo qui per aiutarti

FitActive 24/7? Non a S. Antonino…l’ACSI dice no alla clausola “firmi o non entri”

Negli ultimi mesi InfoConsumi ha ricevuto diverse segnalazioni da parte di consumatrici che si erano abbonate alla palestra FitActive che dispone di diversi centri in Ticino, fra i quali anche uno a S. Antonino. Il brand italiano FitActive è usato in Ticino dalla società FitActive Svizzera Sagl, Lugano.  La particolarità nella sottoscrizione di un abbonamento con questa società sta nel fatto che gli abbonati possono recarsi in ogni centro FitActive 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.

FitActive punta molto su questo per la sua pubblicità (social media e cartelli pubblicitari), visibile anche nell’immagine abbinata a questo articolo. L’elasticità negli orari ha convinto diverse persone ad abbonarsi.

Le segnalazioni che InfoConsumi ha ricevuto e che ha risolto positivamente erano tutte relative al centro FitActive situato a S. Antonino. A differenza degli altri centri ticinesi, il comune di S. Antonino non ha accordato alla società il permesso di tenere aperta la palestra 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Per questo motivo gli abbonati (fra i quali anche le nostre socie), che vivono e lavorano in quella zona e che avevano scelto proprio quella palestra, si sono ad un certo punto ritrovati a dover sottoscrivere un documento che li obbligava ad accettare per S. Antonino una fascia oraria di apertura ridotta, dalle 6.00 alle 22.00, pena l’impossibilità di accedere al centro.

Le nostre socie, che avevano scelto FitActive in ragione dei loro impegni famigliari, scolastici e lavorativi si sono rifiutate di firmare tale documento e ritenuto come la palestra le abbia a questo punto impedito di accedere al centro, si sono rivolte al nostro servizio giuridico.

Abbiamo analizzato il contratto e le sue condizioni generali, unitamente al contenuto del documento che cambiava in modo del tutto unilaterale i termini contrattuali.

L’ACSI è giunta alla conclusione che da una parte la pubblicità messa in atto dalla società può essere considerata sleale nella misura in cui promette una determinata prestazione quando in realtà, almeno per il centro di S. Antonino, l’apertura della palestra è limitata agli orari usuali. Inoltre, l’ACSI ha ritenuto che le sue socie, al momento di firmare il contratto, si trovavano in errore in quanto convinte di potersi allenare in qualsiasi momento della giornata e della notte. Queste considerazioni hanno spinto l’ACSI a contattare la società per metterla dinnanzi alle sue responsabilità chiedendo l’annullamento del contratto e la restituzione di quanto pagato in anticipo. Anche il contratto di pagamento rateale abbinato all’abbonamento è stato contestato.

La risposta della società è giunta attraverso la sua legale che ha confermato l’annullamento del contratto e la restituzione di quanto anticipato. Anche la società di rateizzazione del prezzo dell’abbonamento ha provveduto a restituire le rate pagate.

Ciononostante, la società continua a pubblicizzare per il centro di S. Antonino un’offerta al pubblico che prevede l’apertura del centro “24H 7G” quando in realtà questa promessa non può essere mantenuta.

Permangono pertanto la violazione della Legge federale sulla concorrenza sleale e il rischio che altre persone vengano indotte in errore.

L’ACSI consiglia di non firmare documenti che modificano in modo unilaterale le condizioni contrattuali essenziali precedentemente firmate come ad esempio gli orari di accesso alla palestra. Per segnalazioni e un’adeguata assistenza giuridica il nostro servizio InfoConsumi rimane volentieri a disposizione.

Storie da InfoConsumi – di cassa cambiane una sola

È tempo di (possibile) cambio della propria cassa malati. L’ACSI, tramite il servizio di consulenza cassa malati aperto anche ai non soci, illustra ad ogni cittadino che ne faccia richiesta quali sono le opzioni disponibili per cercare di risparmiare qualche franco.

Cogliamo l’occasione per rendere attenti sull’importanza di fare le cose bene, perché nel corso del 2025 il nostro servizio InfoConsumi ha risolto diversi casi che hanno visto coinvolti dei consumatori/assicurati che hanno cambiato cassa malati facendo da soli ma pasticciando un po’. E’ successo ad esempio con un nostro socio ha dato disdetta entro il 30.11.2024 al suo assicuratore del 2024, per aderire ad un nuovo assicuratore salvo poi disdire nuovamente la nuova adesione, sempre entro il 30.11.2024 per sceglierne un altro più conveniente (Assura) per il nuovo anno cioè il 2025.

In breve, i fatti: il socio ha disdetto la polizza presso KPT con lettera del 18.11.2024 e questa disdetta é stata accettata da KPT che ha comunicato al suo assicurato di aver accettato la disdetta con effetto il 31.12.2024. In seguito, il nostro socio si é assicurato presso Agrisano salvo poi rendersi conto che presso Assura avrebbe beneficiato di un premio più vantaggioso e disdire con lettera del 21.11.2024 la copertura presso Agrisano. Entro il 30.11.2024 il nostro socio si é assicurato per il 2025 presso Assura.

Il problema é sorto quando Agrisano non ha riconosciuto la disdetta inoltrata con lettera del 21.11.2024, ha richiesto il pagamento dei premi gennaio-febbraio- marzo 2025 e comunicato al nostro socio di riconoscere la disdetta solo a partire dal 1°.4.2025. Il motivo alla base di questa decisione é che Agrisano ha affermato di aver ricevuto da parte di Assura la comunicazione di assicurare ininterrottamente il nostro socio solo in data 10.3.2025.

Il centro InfoConsumi ha analizzato il caso ed ha constatato che le due disdette erano state inviate correttamente per raccomandata entro il termine del 30.11.2024 e che pertanto la volontà dell’assicurato era quella di non assicurarsi presso KPT ed Agrisano nel 2025.

Vi é da dire che come scritto nell’art. 7 cpv. 5 LAMal, “il rapporto di assicurazione termina solo se il nuovo assicuratore ha comunicato a quello precedente che assicura l’interessato senza interruzione della protezione assicurativa. Se omette questa conferma, deve risarcire all’assicurato il danno risultante, in particolare la differenza di premio. L’assicuratore che ha ricevuto la comunicazione informa la persona interessata sulla data a partire dalla quale essa non é più assicurata presso di lui.”

Nel caso concreto Assura ha omesso di informare Agrisano che il nostro socio sarebbe divenuto loro assicurato dal 1°.1.2025. Per questo motivo Agrisano ha mantenuto in vigore la polizza per il 2025 che il socio aveva regolarmente disdetto.

Alla fine l’omissione di Assura é stata sanata e la polizza presso Agrisano annullata con effetto il 31.12.2024.

L’ACSI consiglia:

  • Chi vuole cambiare cassa malati, lo deve fare entro il 30.11.2025. In caso di dubbi su come procedere, contattare l’ACSI. Per confrontare i premi, utilizzare solo il calcolatore ufficiale Priminfo.ch e non altre fonti.
  • È meglio evitare di disdire ed aderire ad un nuovo assicuratore due volte. C’é il rischio che gli assicuratori facciano confusione e che ci si ritrovi assicurati presso due assicurazioni diverse, con conseguenti grattacapi e perdite di tempo.

Storie da InfoConsumi: il denaro che piove dal cielo


Potrebbe sembrare una giornata fortunata. Ma la realtà è ben diversa. Dopo aver compilato e spedito il modulo, i soci hanno ricevuto per posta diversi pacchetti separati, ciascuno con considerevoli spese di spedizione e costi per la garanzia che non avevano mai richiesto. Il valore delle spese arrivava anche a superare il valore stesso della merce.


Oltretutto, il consumatore si è ritrovato con della merce totalmente inutile visto che l’aveva ordinata solo per poter accedere all’assegno e neanche a dirlo la vincita promessa non è mai arrivata. In alcuni casi poi, per garantire l’incasso sicuro delle considerevoli cifre di oltre i 10’000 franchi, l’importo veniva diviso in due assegni inducendo il consumatore a compilare non uno bensì due formulari d’ordinazione.


Il risultato? Doppio ordine, doppie spese e più abbonamenti a cataloghi. Abbonamenti? Purtroppo sì, non richiesti e persino fatturati. Con l’ordinazione della merce per ottenere l’incasso dell’assegno, il nome del consumatore viene infatti automaticamente iscritto a più cataloghi commerciali, attivando abbonamenti non richiesti. Il meccanismo è ben nascosto nelle condizioni generali dell’azienda Euro-Shopping SARL con sede a Lussemburgo che gestisce la rete di diversi cataloghi che arrivano nelle nostre case tra cui le aziende con sede a Sciaffusa: Brilliant Versand, Le Bon Prix, Janus.


Ogni nuovo assegno ricevuto – sempre più inverosimile – è quindi un pretesto per indurre il destinatario a ordinare nuova merce alimentando così il ciclo di spese nascoste e abbonamenti non richiesti.
La promessa di una vincita può trasformarsi in una serie di acquisti inutili e costosi nell’ordine di diverse centinaia di franchi.

L’ACSI invita i consumatori a prestare attenzione e a denunciare pratiche scorrette come queste che violano i diritti del consumatore con pubblicità ingannevole, vendita forzata e sottoscrizione di abbonamenti senza consenso.


Consigli di InfoConsumi:

  • Non compilare formulari che richiedono l’ordinazione di merce per incassare delle vincite del tutto inverosimili
  • Per chi cade nella trappola: contestare la fattura e restituire la merce richiedendo l’etichetta di ritorno
  • Dare la disdetta agli abbonamenti e richiedere la cancellazione del proprio nome dai cataloghi
  • Se non riesci a risolvere la situazione, chiedi aiuto a InfoConsumi

Bollette meno care nel 2026

Anche quest’anno arrivano buone notizie sul fronte energetico: dopo un calo medio del 10% circa delle bollette a livello nazionale nel 2025, i prezzi continueranno a scendere anche nel 2026: -4%.

Nella Svizzera italiana, la Società Elettrica Sopracenerina (SES) aveva già annunciato un calo per un’economia domestica media di circa 185 franchi, che corrisponde ad un -12% rispetto alle tariffe del 2025. Nei quattro comuni della bassa Mesolcina e Calanca serviti dalla SES, il risparmio equivarrà invece a circa 365 franchi (-22%). Un’altra novità interessante è il quasi dimezzamento della cosiddetta “tassa base”, che calerà addirittura del 47%. Proprio questa componente della fattura della SES aveva suscitato diverse critiche, in quanto sproporzionata rispetto alle altre aziende elettriche.

Le Aziende Industriali di Lugano (AIL) dal canto loro hanno annunciato che nel 2026 un’economia domestica tipo (consumo di 4’500 kWh annui) beneficerà di un risparmio di circa 130 franchi (-10,6% rispetto al 2025), mentre le famiglie che utilizzano termopompe potranno risparmiare fino a 370 franchi all’anno.

Anche l’Azienda multiservizi di Bellinzona (Amb) e le Aziende Industriali Mendrisio (AIM) hanno annunciato cali, seppur più contenuti (fra il 2 e il 5%).

Ricordiamo che è possibile consultare tutte le tariffe elettriche a livello nazionale attraverso il portale di Elcom.

Infine un’altra novità: in futuro il costo del controllo del contatore dovrà essere indicato separatamente nelle bollette. Si chiamerà “tariffa di misurazione”. Non si tratta in realtà di una nuova spesa: semplicemente, prima veniva incorporata in altre voci (come la tassa base).

Una petizione vuole dire basta alle tariffe di roaming

Se dal 2017 nell’UE i cittadini possono spostarsi all’interno di tutti gli stati membri ed utilizzare i loro smartphone senza costi aggiuntivi, lo stesso non può dirsi per i consumatori elvetici. Anche alcuni stati non membri dell’UE, come Norvegia, Liechtenstein e Islanda, sono stati integrati nel regolamento UE sul roaming. 

La situazione per gli svizzeri è comunque migliorata negli ultimi anni, grazie anche all’impegno dell’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori. Fino ad alcuni anni fa, il servizio InfoConsumi dell’ACSI veniva contattato da persone che si ritrovavano bollette esorbitanti da parte degli operatori telefonici, di centinaia, o in alcuni casi persino migliaia di franchi, al rientro dalle proprie vacanze all’estero. 

Con l’aggiornamento della Legge sulle telecomunicazioni avvenuto nel 2020, perlomeno le casistiche più estreme sono state consegnate alla storia. Anche se si è resa necessaria una lunga trattativa con Salt, culminata con una lettera aperta firmata da ACSI, Konsumentenschutz e FRC nel 2021, affinché quest’ultima si adeguasse nei fatti alle nuove norme. 

Al giorno d’oggi, i consumatori elvetici  hanno diversi strumenti per evitare questi salassi: gli abbonamenti telefonici con dati e chiamate per l’estero inclusi, i pacchetti dati da acquistare al bisogno (che per legge devono avere una validità di 12 mesi) e i limiti di spesa che possono liberamente impostare nel proprio account al fine di evitare che una volta raggiunta una certa cifra, possano continuare a venire addebitati ulteriori costi sulla fattura telefonica del mese corrente. 

Rimane però la questione di fondo: in un modo o nell’altro, per uno svizzero utilizzare lo smartphone all’estero per effettuare chiamate o navigare su internet continua a comportare dei costi aggiuntivi. 

Inoltre, bisogna spesso fare i conti con complicazioni e perdite di tempo per riuscire ad utilizzare il proprio telefono cellulare quando si passa dalla Svizzera ad un paese UE. 

Senza contare i grattacapi per chi abita in zone di confine e si trova sbalzato fra la linea svizzera e quella del paese confinante.

Malgrado l’argomento sia già stato sollevato da alcune mozioni parlamentari, per ora nulla di sostanziale si muove a Berna. Nel 2023, la deputata del Centro Elisabeth Schneider-Schneiter, aveva chiesto in una mozione che un accordo sul roaming venisse integrato nel pacchetto di trattative tra la Svizzera e l’UE. 

Più recentemente, lo scorso 19 giugno, Fabian Molina del PS ha depositato un’altra mozione intitolata “Allineare la Svizzera al regolamento sul roaming dell’UE”, che chiede al Consiglio federale di avviare dei negoziati con l’UE.

La speranza è che prima o dopo l’integrazione nel roaming UE avvenga per davvero. 

Intanto però, è possibile firmare la petizione in lingua italiana.

Storie da InfoConsumi: i consigli per le vacanze

Anche quest’anno non stanno mancando i casi di persone che si rivolgono al nostro servizio InfoConsumi perché le vacanze si sono trasformate in un grattacapo.

Abbiamo quindi deciso di riassumere alcuni consigli generali in maniera breve e concreta.

  • Prenota i tuoi voli direttamente sui siti delle compagnie aeree: InfoConsumi viene spesso contattato da persone che hanno acquistato i propri biglietti aerei da intermediari e si sono trovate poi di fronte a una delle due seguenti situazioni: ci sono stati dei problemi legati a ritardi o annullamenti, e non sono riuscite a far valere i propri diritti, per esempio per ottenere un rimborso; oppure…questi intermediari si sono rivelati essere dei veri e propri siti truffa, e i biglietti aerei non sono mai arrivati! Meglio risolvere il problema alla radice e prenotare i propri voli direttamente alla fonte!
  • In caso di problemi con i voli, consulta questo articolo per conoscere i tuoi diritti;
  • In caso di problemi con i treni, scopri quali sono i tuoi diritti QUI;
  • Se un alloggio non corrisponde a quanto era stato descritto, procurarsi delle prove scattando delle fotografie e notificare subito il problema al proprietario. Se si è utilizzato una piattaforma come Booking o AirBnB, rivolgersi invece a quest’ultima. Se necessario, appoggiarsi sulle condizioni generali o su quanto indicato nel contratto. Nel caso la vacanza sia stata prenotata tramite un’agenzia, rivolgersi invece a quest’ultima e appoggiarsi alla Legge federale sui viaggi tutto compreso;
  • Prima di partire per un viaggio, assicurarsi di avere tutti i documenti di viaggio necessari, che possono essere molto diversi a seconda del paese di destinazione. Per esempio, potrebbe essere necessario avere un biglietto d’aereo di ritorno, un visto, un’autorizzazione elettronica di viaggio o un certificato di vaccinazione; se l’imbarco su un volo viene rifiutato a causa della mancanza di tutta la documentazione, non è possibile ottenere alcun rimborso;
  • Avere sempre un ampio anticipo rispetto all’orario di partenza del mezzo di trasporto che si utilizzerà: se si arriva in ritardo al gate di un aeroporto, per esempio, non verrà concesso alcun rimborso indipendentemente dalla ragione del ritardo;
  • Per ottenere un’autorizzazione elettronica di viaggio, come l’ESTA per gli USA o l’ETA per il Regno Unito, utilizzare unicamente il sito internet ufficiale del governo del paese di riferimento, e non siti terzi. Prendersi un attimo di tempo per trovare il sito giusto: spesso i risultati in cima alle ricerche Google NON sono i siti ufficiali;

Dropshipping, la Konsumentenschutz mette nel mirino 17 siti

Da tempo le organizzazioni di difesa dei consumatori si trovano a dover supportare consumatori “bistrattati” da questi siti di drophipping. E come ACSI abbiamo già parlato a più riprese del fenomeno. Che ultimamente ha sempre più preso anche la forma di un inganno vero e proprio sulla provenienza delle merci o sul fatto che il negozio sia svizzero.

La Konsumentenschutz ha annunciato oggi di essere passata all’azione. Ha contattato 17 siti chiedendo conto di diverse scorrettezze e sporto denuncia contro 8 di essi.

La richiesta più generale tuttavia è che la SECO metta un freno a questo proliferare di siti che utilizzano pratiche commerciali scorrette, come trarre in inganno le consumatrici e i consumatori sulla provenienza dei prodotti o sull’esistenza di un negozio svizzero.

Shopping online: diffida delle pubblicità sui social

Ci siamo già chinati diverse volte sul tema del dropshipping e della delusione di molte consumatrici e consumatori nel ricevere prodotti ben diversi da quanto atteso in seguito ai loro acquisti online. O magari, nel vedere arrivare dall’estero prodotti che erano convinti sarebbero stati spediti dalla Svizzera.

Sempre più di frequente però, gli internauti si scontrano con una grande quantità di vere e proprie truffe che spesso partono dai social media. Non stiamo più parlando di prodotti di scarsa qualità o di poca trasparenza sull’origine: bensì di vere e proprie truffe, in cui il denaro viene inviato ma non arriva nulla.

Recentemente anche la RSI ha dato spazio a questo tema. Da parte nostra, consigliamo ai consumatori grande diffidenza nell’acquistare da siti sconosciuti con nomi mai sentiti prima partendo da post sponsorizzati sulle applicazioni di Meta. Di fatto, chiunque può pagare per sponsorizzare i propri post su instagram o facebook e l’azienda americana non si da grande pena nel contrastare queste truffe, che imperversano sempre più sulle sue piattaforme. Malgrado dica di effettuare controlli, Meta si affida in realtà principalmente a verifiche automatizzate gestite con l’IA. I truffatori hanno quindi gioco facile nel diffondere questi post esca, che portano a siti creati ad hoc per somigliare a negozi online. I soldi inviati dai malcapitati che vorrebbero “acquistare” qualcosa vengono rubati.

L’ACSI consiglia diffidenza prima di fare acquisti online da siti o aziende che non si conoscono. In particolare se ci si è arrivati tramite una pubblicità sui social media. Dietro a questi post sponsorizzati potrebbe esserci chiunque. Occorre dunque prendersi il tempo di fare una ricerca online per cercare di reperire delle informazioni sull’azienda in questione per capire se esista davvero e se sia un venditore serio e affidabile. Particolare diffidenza dovrebbe essere riservata a prezzi decisamente troppo bassi o a portali che sbandierano la loro “svizzeritudine” in maniera quasi grottesca. Per chi non vuole prendersi la briga di fare una piccola ricerca, consigliamo invece di effettuare i propri acquisti da piattaforme e siti ben conosciuti e degni di fiducia.

Storie da InfoConsumi: la garanzia negata

Un nostro socio ha acquistato un Samsung Galaxy A35. Purtroppo, il dispositivo ha iniziato a mostrare problemi già pochi mesi dopo l’acquisto: nonostante una prima riparazione di un pezzo e in seguito la sostituzione della scheda madre, lo schermo ha smesso di funzionare correttamente, con una crepa visibile nel guscio esterno e un malfunzionamento interno che suggeriva un possibile surriscaldamento della batteria. Il nostro socio a questo punto ha richiesto la sostituzione del telefono, essendo ancora in garanzia. Ma la sua richiesta è stata rifiutata.

Il rivenditore Digitec Galaxus ha motivato il rifiuto della garanzia con la causa di danni esterni, ma senza fornire alcuna spiegazione tecnica concreta sul danno o sul motivo per cui non fosse più coperto dalla garanzia. L’azienda ha però fornito un preventivo che comprendeva spese di riparazione per un costo che superava addirittura il valore di acquisto di un nuovo dispositivo. In alternativa, se il consumatore avesse deciso di rinunciare alla riparazione, sarebbero state addebitate o le spese di spedizione per il ritorno del dispositivo oppure le spese di smaltimento del telefono. Peccato che le spese di smaltimento erano già state anticipate dal nostro socio all’acquisto.

Il costo esorbitante sembrava voler scoraggiare la riparazione e spingere il consumatore a comprare un nuovo dispositivo. Inoltre, se il consumatore avesse deciso di non riparare il telefono, sarebbe comunque stato costretto a pagare nuovamente per lo smaltimento oppure degli importi molto più cari del normale per i costi di spedizione postale per il ritorno.

InfoConsumi ha consigliato al nostro socio di inviare una lettera raccomandata alla sede legale della Digitec Galaxus chiedendo ufficialmente un rapporto tecnico dettagliato che giustificasse il rifiuto della garanzia e la diagnosi del danno. Questa mossa è stata cruciale: Digitec Galaxus ha subito rimborsato il prezzo d’acquisto del dispositivo direttamente sul conto TWINT del nostro socio.

Consigli InfoConsumi:

  1. Contesta il rifiuto della garanzia se non ricevi giustificazioni adeguate, inviando una lettera raccomandata alla sede legale dell’azienda e chiedendo spiegazioni e un rapporto tecnico dettagliato che spieghi in modo preciso la causa del danno e la diagnosi. Questo ti aiuterà a capire se il rifiuto è giustificato o meno.
  2. Fai attenzione alle spese di riparazione: devono essere proporzionate al valore del dispositivo. Se il costo della riparazione supera quello del prodotto nuovo, è un chiaro segnale che qualcosa non va. Non accettare a cuor leggero prezzi esorbitanti! Se non riesci a risolvere la situazione, chiedi aiuto a InfoConsumi.

Ecodesign: smartphone e tablet più duraturi

Con il nuovo regolamento sull’Ecodesign, smartphone e tablet “usa e getta” avranno la vita più dura nell’UE. E se questi apparecchi dureranno più a lungo, si romperanno meno facilmente e potranno essere riparati in maniera più semplice e aperta, a guadagnarci sarà certamente il pianeta (grazie alla riduzione dei rifiuti elettronici), ma anche le consumatrici e i consumatori. Un apparecchio che dura più a lungo e può essere riparato permette infatti di spendere meno denaro sul lungo periodo.

Peccato però che in Svizzera, invece, le cose avanzano molto più a rilento.

La segretaria generale ACSI Antonella Crüzer ne ha parlato il 20 giugno a Seidisera.

Attenzione: in Svizzera non c’è diritto di recesso

In Svizzera, il diritto di recesso esiste solo se il venditore decide di concederlo. La legge non prevede infatti questo diritto in maniera generalizzata. I negozi che scelgono di accordare questo diritto devono presentare in modo esplicito le condizioni.

Questo vale sia per i negozi fisici, che per i negozi online. Non vi sono differenze fra queste due modalità di vendita.

Esistono però due eccezioni:

  • Le vendite a domicilio, ossia tutte le vendite in cui il consumatore viene colto alla sprovvista, non solo sulla porta di casa ma anche in strada o in occasione di un evento pubblicitario;
  • I contratti conclusi per telefono, ossia quando il consumatore acconsente ad un acquisto per telefono.

Se il valore della merce supera i 100 franchi, in entrambe queste casistiche il contratto può essere revocato entro 14 giorni dal consumatore.

Nell’UE le consumatrici ed i consumatori hanno invece diritto di revocare il contratto senza fornire alcuna giustificazione anche nel caso di normali acquisti online o in negozio. Devono unicamente rispettare il termine di 14 giorni dall’acquisto.


Garanzia: ecco come funziona

In Svizzera è prevista una garanzia di due anni per i prodotti nuovi. Trascorso questo periodo, il venditore non è tenuto a rispondere in caso di lacune o difetti. Per i prodotti usati la durata della garanzia è invece di un anno.

I venditori possono però decidere di escludere del tutto la garanzia. Chi la applica, deve attenersi alle durate minime di rispettivamente 2 e 1 anno. Ma è possibile rinunciare completamente alla garanzia. Uno stato di cose insensato secondo l’ACSI.

Il venditore ha diverse opzioni per risolvere i problemi all’interno del periodo di garanzia:

  • riprendere la merce e rimborsare il prezzo d’acquisto
  • concedere uno sconto
  • sostituire l’articolo difettoso

Visto che la legge non contempla norme vincolanti a questo proposito, i venditori possono limitarsi a prevedere nelle loro CG un semplice diritto alla riparazione. Informazioni dettagliate sono disponibili sul sito dell’Ufficio federale del consumo.

In caso di controversie è possibile rivolgersi al servizio InfoConsumi dell’ACSI o all’organo di mediazione del settore corrispondente.

L’ACSI ritiene che le attuali norme in materia di garanzia siano obsolete e debbano essere aggiornate.

Storie da InfoConsumi: che pacco questi pacchi

La merce e la fattura sono stati prontamente contestati ma le due società hanno fatto orecchie da mercante ed hanno continuato ad inviare solleciti di pagamento, a volte aumentando il prezzo con costi aggiuntivi. InfoConsumi non si é fatta impressionare ed ha subito adito il Giudice di pace che ha prontamente indetto l’udienza di conciliazione.

Le domande dei nostri soci erano volte a far accertare dal Giudice che nessun contratto valido era mai stato stipulato, rispettivamente che le due società convenute dovevano cancellare i nomi dei nostri soci dalla loro lista “clienti” ed annullare le fatture inviate ingiustificatamente.

Inoltre, InfoConsumi aveva anche chiesto al Giudice di accertare che la pratica di vendita messa in atto dalle convenute doveva essere qualificata di “particolarmente aggressiva” ai sensi della Legge federale sulla concorrenza sleale.

Purtroppo c’è voluta la “minaccia” dell’udienza dinanzi al Giudice per far sì che, come per il primo caso, il titolare si rivolgesse alla sua legale che, ritenuti gli argomenti di InfoConsumi, ha comunicato al Giudice che le fatture sarebbero state annullate e che i nomi dei nostri soci sarebbero stati cancellati dalle liste clienti.

In conclusione, in questo “gioco” l’ACSI non riesce ad ottenere una decisione da parte del Giudice perché di fatto una volta aperta la procedura, la controparte accetta di annullare le fatture. Proprio per evitare un confronto davanti al Giudice di pace.

Quale rete di telefonia utilizza il mio operatore?

Chi utilizza la rete Swisscom?
Oltre che da Swisscom stessa, è utilizzata anche da Coop Mobile, M-Budget Mobile, Mucho Mobile e Wingo.

Chi utilizza la rete Sunrise?
La rete Sunrise è usata da Aldi Suisse Mobile, Digital Republic, Digitec Connect, Lebara, ok.-mobile, Ortel Mobile, Quickline, SAK, swype, TalkEasy, TalkTalk, Teleboy, UPC e yallo.

Chi utilizza la rete Salt?
Das Abo, GoMo, iWay, Lidl Connect, Post Mobile e spusu utilizzano la rete Salt.

Booking: intervento di Mister Prezzi

Non è un segreto che la piattaforma Booking.com detenga qualcosa di simile ad un monopolio, o comunque una posizione di mercato dominante, nel suo settore. In virtù della scarsa concorrenza, sta anche alla Sorveglianza dei prezzi vigilare sul fatto che non vengano applicate commissioni abusive.

L’ufficio di Stefan Meierhans ha reso noto oggi che, in seguito al fallimento delle trattative con il colosso americano, ha deciso di imporre una riduzione delle sue commissioni di circa un quarto. Booking presenterà ricorso contro la decisione e nell’immediato nulla cambierà in attesa dell’esito.

L’ACSI si felicita del fatto che Mister Prezzi si adoperi per garantire prezzi più equi possibile. La riduzione delle commissioni dovrebbe portare ad un beneficio anche per i consumatori, che pagano commissioni sempre più invisibili per molti servizi, incluso quello offerto dalla piattaforma Booking. Quest’ultima svolge sicuramente un ruolo prezioso per i consumatori, ma vista la sua posizione dominante nel suo settore è bene vigilare che non ne abusi.

Il fenomeno dei siti “finti svizzeri”: ecco qualche suggerimento

Sul tema del dropshipping ci siamo già chinati diverse volte. Con dropshipping ci si riferisce a quei siti che all’apparenza sono dei veri e propri negozi online, ma nella pratica, sono dei semplici intermediari che rivendono prodotti fatti arrivare dalla Cina. Spesso si tratta di persone singole o microaziende dedite a questa attività direttamente da casa loro. Le testimonianze ricevute tanto dall’ACSI, quanto dalle consorelle FRC e Konsumentenschutz, sono molto diverse dalla maniera di presentarsi di queste aziende. Spesso queste ultime si descrivono come attività famigliari portate avanti da persone appassionate ed esperte del loro settore. Nella realtà invece, molte persone hanno ricevuto merce scadente, ben diversa da quanto descritto. E in caso di problemi si sono trovate di fronte ad un servizio clienti inadeguato o inesistente.

Un aspetto che ha infastidito molte consumatrici e molti consumatori tuttavia è anche il fatto che erano convinti di acquistare prodotti svizzeri, oppure prodotti che sarebbero stati spediti dalla Svizzera. La sorpresa è stata grande quindi quando invece si sono ritrovati prodotti che erano stati spediti dalla Cina (e che avevano anche impiegato lungo tempo ad arrivare). Senza contare che in alcuni casi viene proposto un “diritto di reso” alquanto scomodo: la merce va rispedita in Cina, e il costo è a carico del consumatore.

I nostri consigli Il nostro primo consiglio, è di non dare troppo peso allo sbandieramento di questa “svizzeritudine”. Ricordiamo che anche il fatto che un sito abbia un dominio .ch non significa necessariamente che si tratti di un sito svizzero o che la merce venga spedita dalla Svizzera. I criteri per valutare la serietà di un negozio online sono altri. In primis, ovviamente, se si tratta di un’azienda ben conosciuta questo facilita le cose. Se così non fosse, consigliamo di cercare sul sito le informazioni importanti: dove è basata l’azienda? Da dove viene spedita la merce? Esiste un diritto di reso? Un altro consiglio fondamentale è quello di prendersi un attimo di tempo per fare una ricerca online: si trovano recensioni su questo sito? Altri utenti raccontano la propria esperienza (positiva o negativa)? Ci sono articoli di giornale che ne parlano?

Spesso basta inserire un paio di parole chiave in un motore di ricerca per informarsi in 5 minuti. In tal proposito, in questa pagina dei nostri colleghi della Svizzera tedesca si trova un elenco di molte persone o aziende dedite a dropshipping in Svizzera: meglio stare alla larga da questi siti.

Infine, un consiglio molto pratico: se il prezzo e le caratteristiche del prodotto non sembrano “combaciare” (per esempio un prezzo stracciato per un prodotto fatto di materiali di qualità), diffidare. Probabilmente si riceverà una “ciofeca” di qualità inferiore a quanto indicato.

Raccomandiamo di segnalare pratiche commerciali scorrette alla SECO.

Quanto vale una recensione online?

Le recensioni e i commenti lasciati da altre consumatrici e altri consumatori sono una preziosa risorsa. Bisogna però ricordarsi che possono anche essere uno strumento utilizzabile dalle aziende per incrementare le vendite in maniera ingannevole. Sia la FRC che il BEUC si sono recentemente chinati su questo tema.

Il BEUC sottolinea nel suo rapporto che una quantità considerevole di recensioni online sono false. Oppure…manipolate. In che senso?

Ebbene, molte aziende ricorrono a vari metodi per convincere i loro clienti a lasciare recensioni positive. Fra di essi: uno sconto in cambio di una recensione positiva, o magari la spedizione gratuita. In alcuni casi i venditori sono davvero molto onesti e concedono un vantaggio in cambio di una recensione, positiva o negativa che sia. Ma in molti altri, in questo modo le recensioni vengono pilotate.

Un altro aspetto da considerare è che in molti casi non esiste alcun controllo sull’attendibilità delle recensioni. Stiamo pensando soprattutto alle grandi piattaforme “aperte” come Google, TripAdvisor e così via. Nessuno impedisce dunque a un venditore di scriversi da solo le recensioni, magari utilizzando molti account differenti, o chiedendo una mano ad un po’ di amici. Inoltre, esistono dei veri e propri servizi online, spesso basati in paesi come l’India o il Bangladesh, presso i quali è possibile comprare click, like o recensioni positive. Delle vere e proprie fabbriche di click e recensioni insomma.

Le recensioni lasciate su piattaforme “chiuse” come Booking o AirBnB sottostanno ad una verifica da parte della piattaforma stessa. Soltanto utenti “verificati”, che hanno creato un apposito account e che hanno acquistato una determinata prestazione, possono lasciare una recensione. Per esempio, non è possibile lasciare una recensione su Booking riferita ad un hotel per il quale non si ha veramente pagato un pernottamento tramite la piattaforma. Anche qua, occorre comunque fidarsi dei gestori. E la fiducia traballa nel caso di Temu, per un motivo molto semplice: le recensioni sono praticamente tutte super-positive. In generale occorre tener presente che queste piattaforme non hanno alcun interesse a dedicare molte delle loro risorse al monitoraggio delle recensioni. Lo fanno cercando di spendere meno possibile.

Consigli ACSI

  • Le recensioni lasciate da utenti verificati su piattaforme terze (indipendenti da chi vende ciò che viene recensito) e “chiuse”, come Booking, sono più affidabili di quelle lasciate su piattaforme aperte o su siti controllati direttamente da chi vende il prodotto o il servizio.
  • Meglio prendersi il tempo di leggere un po’ di recensioni diverse, se possibile lasciate su piattaforme differenti, e magari anche in periodi differenti.
  • Diffidare di recensioni molto simili una all’altra, quasi standardizzate, o eccessivamente a senso unico.
  • Se un sito ti offre un vantaggio in cambio di una recensione, tieni presente che lo farà anche con gli altri: le recensioni lasciate su quel sito potrebbero quindi essere inaffidabili.

Storie da InfoConsumi: Suiza o España?

Niente di tutto ciò: la società amministratrice da noi interpellata, ci ha risposto che si è trattato di un “evidente errore umano” da parte della ditta, forse basata in Spagna, fornitrice della cassa automatica. Minimizzando un poco ha asserito che per il consumatore in fondo nulla cambia: la tariffa pagata dalla nostra gentile consumatrice che ci ha fatto la segnalazione è e rimane di 4 franchi. Poco importa se l’IVA ammonta a fr. 0.69 o a fr. 0.27!  Ma cosa avranno pensato le moltissime persone che frequentano tutti i giorni il parcheggio con soste più o meno lunghe? La proprietà conta infatti, oltre gli appartamenti, anche la Migros, diversi negozi, una farmacia, degli studi medici, alcuni uffici, una banca, un salone di bellezza, un chiosco e diversi ristoranti.

Di ben altro parere l’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) di Berna che, in un’accurata risposta alla nostra segnalazione, conferma che la locazione di aree per il parcheggio dei veicoli non destinate all’uso comune (in sostanza i parcheggi di proprietà privata per i quali si paga un affitto) è di principio imponibile con l’aliquota normale dell’8,1% ai sensi dell’art. 21 cpv. 2 nr. 21 lett. C LIVA e non di certo con l’IVA spagnola del 21%. Una loro scrupolosa verifica si è quindi resa necessaria.  Lo scontrino non era conforme alla Legge federale sull’imposta sul valore aggiunto che non ammette un’aliquota estera sul territorio svizzero.

Difficile immaginare che l’IVA del 21% sia davvero stata versata alle autorità spagnole così come è improbabile che all’AFC siano arrivati cts. 0.69 invece di cts. 0.27. Quel che è certo è che ai contabili della società che gestisce la suddetta proprietà, considerata anche l’importante affluenza giornaliera nel posteggio, spetteranno gli straordinari per correggere nella contabilità e nei registri questo “piccolo errore umano”.  Alla nostra attenta socia rimane il dubbio più semplice e concreto: quanto le sono costati realmente i 76 minuti di parcheggio?

Nel frattempo, la cassa automatica è stata sistemata e gli scontrini riportano l’IVA svizzera con prezzi talmente aumentati che ora il parcheggio lo si trova sempre! Forse che a pagare il prezzo del piccolo errore umano sia di nuovo il consumatore?

Ecco come non dare i propri dati in pasto all’IA di Meta

Nelle sezioni di messaggistica di Instagram e Facebook, così come su WhatsApp, è comparso dal mese scorso un cerchio blu e viola, dietro il quale si cela il chatbot di Meta, col quale è possibile conversare. Meta vuole utilizzare i contenuti pubblicati sulle sue piattaforme per allenarlo. Potrebbe trattarsi di foto, messaggi, commenti, post. I contenuti pubblicati dai minorenni sono esclusi.

Chi non fa obiezione entro il 26 maggio, non potrà più farlo per i contenuti già pubblicati: una volta che l’IA si è mangiata i dati, non è più possibile cancellarli. Sarà sempre possibile opporsi, ma unicamente per quanto riguarda i NUOVI contenuti pubblicati a partire dal momento in cui ci si opporrà.

È possibile fare opposizione dalle impostazioni sulla privacy all’interno dei propri account su Instagram o Facebook. Per la precisione, entrando nelle impostazioni dell’account e in seguito cliccando su “centro sulla privacy”. Da lì, è possibile cliccare su “opporsi” e in seguito bisogna inserire il proprio indirizzo e-mail nella schermata successiva.

Alcuni esempi di dati che potrebbero essere condivisi sono nome, nome utente, immagine del profilo, attività in gruppi, pagine e canali pubblici, commenti, valutazioni, recensioni. Ma anche tutto ciò che è stato pubblicato nel proprio profilo come visibile pubblicamente (post, foto, video…) potrà essere utilizzato. Le chat personali di per sé non sono incluse e queste conversazioni sono criptate end-to-end. Tuttavia, le conversazioni con il chatbot Meta AI e i messaggi su WhatsApp che includono la menzione “@Meta AI” possono essere letti da Meta.

Consigli ACSI

  • Opponiti dalle tue impostazioni sulla privacy su Instagram o Facebook.
  • Condividi meno informazioni sensibili possibili sui social media.
  • Tieni presente che tutto ciò che scrivi nelle conversazioni WhatsApp con il chatbot Meta AI, o i messaggi che includono la menzione “@Meta AI” su WhatsApp, possono essere letti da Meta.

Hai un contratto con la palestra Gimnasium? Leggi, è importante

È infatti notizia di ieri, 22 aprile 2025, che il Ministero Pubblico ha avviato un procedimento penale per truffa a seguito della chiusura della palestra e che è possibile aderire al procedimento penale chiedendo il risarcimento del danno subito nel caso in cui si avesse firmato un contratto nel periodo tra giugno 2024 e la chiusura della palestra avvenuta il 22 gennaio 2025.

Il servizio giuridico dell’ACSI è volentieri a disposizione per valutare le segnalazioni e fornire tutte le informazioni necessarie.

ATTENZIONE: la possibilità di aderire al procedimento penale è TERMINATA.

Abbonamento a 600 franchi per i giovani – l’ACSI sostiene la petizione ATA

La proposta dell’ATA si focalizza sugli abbonamenti Arcobaleno annuali per la categoria “giovani 6-24 anni”. L’idea è di limitare il costo ad un massimo di 600 franchi, che corrisponde ad un abbonamento per tre zone in seconda classe. In tal modo, i giovani utenti potrebbero viaggiare in tutto il Ticino, nonché in Mesolcina e Calanca, per 600 franchi all’anno.

L’ATA sottolinea che questa modifica contribuirebbe ad aumentare l’utilizzo dei mezzi pubblici da parte dei giovani adulti, portando ad una maggior sicurezza sulle strade, riducendo l’inquinamento atmosferico e favorendo il trend positivo che stanno avendo i trasporti pubblici in Ticino.

È possibile firmare la petizione QUI.

Prezzi finalmente esposti al mercato di Bellinzona

Su nostro consiglio, il nostro socio si è rivolto direttamente alla Città di Bellinzona. Il Comune ha a questo punto preso contatto con la Società commercianti per sensibilizzare ulteriormente sul rispetto delle norme. Ricordiamo infatti che in Svizzera esporre i prezzi è obbligatorio. E questo vale in tutti i contesti in cui viene offerta della merce ai consumatori: nei negozi, nelle vetrine, nei chioschi, nei mercati o nelle fiere e nei negozi online; vale per merce sfusa, merce imballata, surgelata. Insomma…sempre. E le bancarelle dei mercati non fanno eccezione.

Gli sforzi del nostro socio hanno sortito l’effetto sperato: a distanza di circa 6 mesi dalla sua segnalazione, ha potuto verificare che attualmente i prezzi vengono esposti correttamente da praticamente tutti i venditori presenti al mercato. Così come richiesto dalle norme vigenti.

È fondamentale che venga esposto il prezzo non soltanto per una questione di trasparenza, ma anche perché il consumatore ha il diritto di pagare il prezzo esposto. Inoltre ha la possibilità così di effettuare confronti e non viene indotto in errore.

Storie da InfoConsumi: quei buoni non sono scaduti!

Ticketcorner, infatti, pur offrendo con la nuova intrigante campagna “event voucher” buoni per più di 15’000 eventi l’anno, personalizzabili con messaggi, confezioni regalo e quant’altro, informava i propri clienti in modo molto chiaro sul sito web www.ticketcorner.ch dal quale si potevano ordinare, che i buoni potevano essere riscossi unicamente entro 12 mesi dalla data di emissione.

Una scadenza molto ridotta che non poteva che scoraggiare i consumatori più attenti e coscienziosi.  A caval donato non si guarda in bocca ma come essere sicuri che il buono regalato possa essere effettivamente riscosso con una scadenza così breve?

InfoConsumi ha quindi scritto una prima lettera chiedendo di adeguare la scadenza secondo le norme vigenti (articoli 127 e 128 del Codice delle obbligazioni) a 5 anni (per i soggiorni in albergo o le consumazioni nei ristoranti) rispettivamente a 10 anni (per i concerti) a partire dalla data di emissione dei buoni sia sul sito web sia sulle condizioni generali. Nessuna risposta da parte di Ticketcorner sebbene dopo un controllo effettuato diverse settimane dopo abbiamo costatato che il termine di riscossione era stato modificato da 12 a 36 mesi! Una vittoria purtroppo solo a metà che non ci ha soddisfatti pienamente. Anche se consigliamo sempre di usare i buoni il più velocemente possibile, i diritti dei consumatori venivano comunque ridotti.

Abbiamo quindi scritto nuovamente richiedendo maggiore trasparenza e rispetto verso i consumatori e l’adeguamento nei termini di legge, ricordando ancora una volta a Ticketcorner che chi acquista ad esempio un’esperienza dal sito www.ticketcorner.ch ha diritto ad esigere le prestazioni fino a 10 anni dalla data d’emissione o dalla data di acquisto del buono. Questa volta abbiamo ricevuto risposta positiva anche se ci pare a denti stretti.

Le condizioni sul sito web e sulle condizioni generali sono state infatti modificate con la seguente dicitura: “tutti i buoni sono validi per l’intera offerta di eventi di Ticketcorner. Il codice scade automaticamente dopo 36 mesi. Eventuali crediti residui rimangono validi entro il termine di prescrizione legale”. Ticketcorner ci ha risposto che per “ragioni tecniche dei codici” la scadenza scatta automatica dopo 36 mesi ma il consumatore avrà la possibilità di richiedere la riscossione entro la prescrizione legale. Starà quindi al consumatore ricordarsi di far valere il fatto che i buoni hanno una scadenza maggiore, di 5 o rispettivamente 10 anni, riconosciuta finalmente tra le righe anche da Ticketcorner.

Callfilter in automatico da Swisscom: una buona notizia

A migliorare la situazione sono stati soprattutto i filtri introdotti dagli operatori telefonici. L’ACSI accoglie con favore l’annuncio di Swisscom, così come il fatto che anche Salt e Sunrise siano andate nella medesima direzione. L’attivazione automatica di questi filtri è necessaria perché molti consumatori non sono a conoscenza della loro esistenza e non approfittano quindi di questo metodo efficace per ridurre le chiamate indesiderate.

15 marzo 2025: i diritti dei consumatori svizzeri perdono terreno

Lunedì 17 marzo il Consiglio nazionale voterà sull’introduzione dell’azione collettiva nel diritto svizzero. La maggioranza non vuole nemmeno entrare nel merito dopo oltre 10 anni di attese al riguardo e un progetto molto misurato. Eppure, per i consumatori non c’è modo di difendersi dai danni che colpiscono la collettività. Lo ha dimostrato lo scandalo dei motori truccati della VW, che ha lasciato senza ombra di risarcimento le 175’000 vittime elvetiche. E anche la Svizzera italiana non manca di casi emblematici: le recenti e sospette chiusure di alcune palestre di fitness hanno coinvolto centinaia di abbonati, rimasti con un palmo di naso. L’azione legale collettiva permetterebbe un equo accesso alla giustizia per tutti e non graverebbe sui Tribunali.

Ad essere particolarmente lacunosa è anche la protezione dei consumatori nel contesto tecnologico. “I consumatori svizzeri meritano un quadro giuridico all’altezza delle sfide della personalizzazione” afferma la professoressa dell’Università di Losanna Anne-Christine Fornage, presidente della Commissione federale del consumo (CFC), di cui l’ACSI è membro attivo da 50 anni. Durante la tavola rotonda, organizzata dalla CFC il 13 marzo a Berna, è emerso quanto la tecnologia, attraverso lo sfruttamento dei dati personali e l’uso massiccio di algoritmi, consenta di personalizzare i beni e i servizi offerti ai consumatori ledendo molto spesso i loro diritti.

Svenia Hippel, ricercatrice dell’Università di Bonn, ha analizzato le piattaforme di prenotazione alberghiera: “I venditori usano gli algoritmi per massimizzare i loro profitti. I filtri attivati dai consumatori quando cercano un prodotto contribuiscono ad aumentare il prezzo del prodotto finale, senza che essi ne siano consapevoli o abbiano la possibilità di evitarlo”.
La presentazione dei risultati di uno studio commissionato dalla Commissione europea ha anche mostrato che i formati dei contenuti e la pubblicità possono rapidamente deviare l’attenzione dei consumatori. Ciò si spiega con la progettazione delle cosiddette interfacce ingannevoli, che mirano a trattenere gli utenti sulle pagine al di là delle loro reali intenzioni, per incoraggiarli a condividere i loro dati o ad acquistare un servizio.

Da parte sua, Mr. Prezzi ha ammesso di non vedere alternative a una migliore regolamentazione e ha espresso la sua preoccupazione: “Le grandi aziende ci proteggono attualmente, nonostante il fatto che le normative europee non si applichino alla Svizzera: ma non sappiamo quanto durerà questa protezione”.
L’Unione europea, infatti, ha già reagito alle insidie dell’era digitale con misure di trasparenza sugli algoritmi, un diritto all’informazione sulla personalizzazione dei prezzi e il divieto di alcune tecniche di manipolazione.

In Svizzera, la Legge sulla concorrenza sleale (LCSI) fatica a rispondere a queste nuove sfide. Philippe Barman, rappresentante della Segreteria di Stato per l’economia (SECO), ha sottolineato che la Confederazione sta attualmente incontrando ostacoli nei suoi sforzi per intervenire efficacemente, anche se il Consiglio federale si è dichiarato favorevole alla riforma della legge.

Per i diritti dei consumatori, insomma, c’è ancora un lungo cammino da fare.

Storie da InfoConsumi: la termopompa segretata

Una ditta attiva nel commercio di pompe di calore, impianti di riscaldamento e fotovoltaici sta causando non poco scompiglio tra molti consumatori del territorio. La prima segnalazione ad InfoConsumi è arrivata ad inizio dicembre 2024 da parte di una socia che, telefonando per fissare il consueto appuntamento della revisione annuale, ha scoperto con sua grande sorpresa che l’azienda aveva cessato l’attività il 30 novembre 2024. Nessuna chance di raggiungere la ditta e revisione 2025 sfumata.

Ha quindi contattato InfoConsumi per cercare di ottenere il rimborso della fattura già pagata. La ditta è stata poi dichiarata fallita e il precetto inviato dalla socia respinto poiché tardivo. Il servizio giuridico ha pertanto redatto un’istanza d’insinuazione del credito della socia.

Nel frattempo altri consumatori segnalavano molte difficoltà nel reperire dei tecnici che fossero in grado di provvedere alla manutenzione annuale e alle eventuali riparazioni necessarie alle termopompe e agli impianti di riscaldamento. Tra questi anche un socio che era alle prese con un guasto alle serpentine. Una volta ristabilita la pressione alle serpentine da parte di un’altra ditta specializzata si sarebbe dovuta regolare la temperatura dell’acqua tramite la programmazione della centralina. Amara sorpresa: in nessun modo era possibile accedere alla centralina perché era segretata da un codice di accesso. In quel momento il nostro socio si è reso conto di non essere a conoscenza dell’esistenza di una password così come di non avere il libretto delle istruzioni della termopompa o dei dati tecnici.

È utile sapere che è buona prassi delle aziende che lavorano in modo serio e professionale consegnare, all’istallazione degli impianti, tutti i dati tecnici e il libretto delle istruzioni ai legittimi proprietari come previsto dalla legge. Se il consumatore non li riceve alla consegna, si deve attivare per ottenerli. Inoltre, non è corretto dotare gli impianti di codici d’accesso o password poiché al proprietario deve essere sempre garantito il libero accesso.

Un ex tecnico della ditta fallita si era nel frattempo attivato per offrire manutenzione ai proprietari delle termopompe tramite il passaparola tra i clienti. Anche il nostro socio ha contattato, tramite un conoscente, questo tecnico. In effetti, ben conoscendo l’impianto e la centralina, ha eseguito con facilità e maestria le operazioni necessarie per il ripristino della temperatura dell’acqua ma non ha voluto consegnare il codice d’accesso al nostro socio, offrendogli invece un nuovo contratto di manutenzione.

Rendiamo attento chi ci legge sul fatto che è diritto del proprietario della termopompa, dell’impianto di riscaldamento o fotovoltaico possedere tutti i documenti, i dati tecnici, il libretto delle istruzioni ed eventuali codici d’accesso o password. In questo modo, lungo tutta la durata di vita dell’impianto, che normalmente è di 20-30 anni, il consumatore ha la possibilità di appoggiarsi a tecnici ed aziende di suo gradimento per la riparazione di guasti e la regolare manutenzione.

Terze persone ora estranee alla ditta venditrice in fallimento non avrebbero dovuto usare questi dati per verosimilmente ottenere nuova clientela. Il nostro socio ha dovuto ricorrere al servizio giuridico dell’ACSI per conoscere il codice d’accesso e avere il libretto delle istruzioni.

InfoConsumi è volentieri a disposizione per supportare i soci ACSI.

Adeguamento WACC: un passo positivo

“I costi di utilizzazione della rete sono una componente fondamentale del prezzo dell’energia elettrica. Essi sono costituiti dai costi di ammortamento della rete, dai costi d’esercizio e dagli interessi calcolatori. Per il capitale immobilizzato nelle reti elettriche già esistenti o che verrà investito in nuove reti l’investitore ha diritto a un rendimento, che viene fissato ogni anno dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) attraverso il cosiddetto costo medio ponderato del capitale (Weighted Average Cost of Capital, WACC). Esso dovrebbe, da un lato, fornire incentivi sufficienti per gli investimenti nelle reti elettriche, ma dall’altro evitare un rendimento ingiustificatamente elevato per gli investitori. Da tempo del resto viene avanzata la critica secondo cui l’attuale metodo di calcolo comporterebbe un rendimento eccessivo, in particolare nelle fasi di bassi tassi d’interesse”, si legge nel comunicato del Consiglio federale.

Il risparmio previsto per i consumatori con la nuova base di calcolo è di circa 124 milioni. Secondo Mister Prezzi, si sarebbe potuto ambire ad una cifra vicina ai 300 milioni. Per l’Associazione delle aziende elettriche svizzere (AES), l’attuale risparmio è già troppo elevato. L’ACSI dal canto suo ha partecipato alla procedura di consultazione sulla revisione del WACC, sostenendo da un lato i passi avanti che grazie a questo adeguamento permetteranno effettivamente dei risparmi ai consumatori dal 2026, ma dall’altro sottolineando le criticità che impediscono risparmi ancora maggiori.

L’ACSI monitorerà comunque con interesse le bollette elettriche del 2026 per vedere se la revisione si rivelerà sufficiente a ridurre i costi sostenuti dalle economie domestiche.

Sunrise aumenta i prezzi: puoi dare la disdetta fino a fine febbraio

In un comunicato visibile sul sito di Sunrise, si parla di un aumento che si aggirerà attorno al 2%. Alcuni suggerimenti concreti per consumatrici e consumatori:

  • È possibile dare la disdetta entro la fine di febbraio;
  • Potrebbe essere un’occasione per fare un confronto con i prezzi di altri operatori: magari esistono alternative interessanti che fanno al caso proprio;
  • Chi volesse dare la disdetta, deve farlo tramite telefonata o chat. L’ACSI contesta la pratica di Sunrise di rifiutare le disdette scritte per raccomandata. Una causa della Konsumentenschutz in tal senso è in corso. Tuttavia, almeno per ora, questa è la realtà. Il numero da chiamare per la disdetta è lo 0800 144 244. La chat, stando a Sunrise, verrà attivata solo da metà febbraio;

Storie da InfoConsumi: le ditte d’incasso (Parte 2)

La nostra socia ci ha contattati a metà novembre 2024 perché aveva ricevuto un precetto esecutivo. Il documento riportava come titolo di credito un attestato di carenza beni emesso a seguito di un pignoramento risalente al 01.04.2003.

InfoConsumi ha consigliato alla socia di fare immediatamente OPPOSIZIONE al precetto scrivendo direttamente una lettera raccomandata all’Ufficio esecuzioni di Lugano, in quanto sua figlia aveva ritirato il precetto senza menzionare l’opposizione. Inoltre, la signora era stata invitata a richiedere all’Ufficio esecuzioni una copia del suo estratto di solvibilità per controllare la data dell’attestato di carenza beni.

Dall’estratto di solvibilità ricevuto dalla nostra socia è emerso che l’attestato di carenza beni non esisteva più perché erano passati più di 20 anni dalla sua emissione. Questo significa che col precetto del 15.11.2024, Intrum SA stava cercando di incassare un debito caduto in prescrizione. La nostra socia è stata dunque ingiustamente perseguita dalla ditta d’incasso Intrum SA. Va detto che è sempre possibile per i creditori o le ditte d’incasso incaricate di richiedere dei pagamenti e far emettere dei precetti ma sta al debitore opporvisi, ad esempio se il debito si è prescritto.

Grazie alla consulenza di InfoConsumi la nostra socia ha chiesto e ottenuto l’annullamento e la cancellazione dell’esecuzione allegando l’estratto di solvibilità del registro delle esecuzioni. A seguito della sua opposizione motivata, la ditta d’incasso ha definitivamente rinunciato e ha riconosciuto e confermato la non validità delle proprie pretese.

Consigli dell’ACSI

Trovi le spiegazioni sulla procedura prevista dalla Legge federale sulle esecuzioni QUI:

  • La stessa prevede che un creditore può richiedere il pagamento del proprio credito tramite l’emissione di un precetto esecutivo e a sua volta il debitore può fare opposizione, entrambi senza motivazione.
  • Questa procedura è da distinguere dai tentativi delle diverse società d’incasso che con solleciti e procedure d’incasso, intimidatorie ed aggressive, cercano di ottenere il pagamento di crediti per i loro clienti senza verificarne l’effettiva esigibilità.
  • In caso di problemi i soci ACSI possono rivolgersi ad InfoConsumi.

Porte aperte…o porte chiuse, alla palestra?

“Ad inizio anno, pieni di buoni propositi, eccoci attirati dalla pubblicità di una palestra che propone: “Sconti e ribassi fino al 31 gennaio…Riparti alla grande!  Inizia subito il tuo percorso e risparmia! CHF 100. —di sconto – Gennaio gratis – Settimana Open: Una settimana gratuita per provare tutte le attività che offriamo da 5 a 99 anni”. Peccato che una mattina, cercando l’orario d’inizio del corso preferito, ci imbattiamo in un avviso che fredda ogni entusiasmo e ci fa cadere di colpo nell’incertezza: ci dispiace informarvi che tutti i corsi sono sospesi e che la palestra e il centro estetico resteranno chiusi fino a nuovo avviso. Troviamo anche la porta della palestra tristemente sbarrata. Al telefono non risponde nessuno e la segreteria ripete sempre il medesimo messaggio degli orari di apertura. Nulla più. Sui social, i post di qualche giorno fa, come cartoline, ci fanno ancora sognare con bellissime sorprese e nuovi intriganti corsi in arrivo da febbraio.”

Le prime informazioni riportate dai giornali sembrano però indicare una situazione ben diversa: problemi nel pagamento dell’affitto dell’immobile e una situazione finanziaria deteriorata.

Che fare ora? Come far valere i propri diritti verso la palestra, visto l’abbonamento pagato? Come comportarsi davanti all’incertezza di non sapere quando e soprattutto se si potrà ricominciare ad allenarsi nella propria palestra? Sono ancora tenuto a pagare le rate dell’abbonamento secondo il piano rateale che avevo firmato? Posso riavere indietro i soldi del mio abbonamento? È forse per questo che la palestra mi aveva richiesto di pagare il vecchio abbonamento nonostante è da molti anni che non la frequento più?

Ne avevamo parlato in Storie da InfoConsumi di novembre 2024 ed evidentemente i guai per i consumatori che ci avevano segnalato l’agire di questa palestra non sono finiti.

InfoConsumi è a disposizione dei soci e delle socie ACSI per rispondere a tutte queste domande.

Storie da InfoConsumi: le ditte d’incasso (Parte 1)

È quello che è successo ad un nostro socio dopo l’acquisto di un videogioco per 49 franchi e 90 nel mese di maggio del 2024. La fattura e l’e-mail di sollecito della Conrad Electronic SA sono purtroppo rimaste inevase per qualche settimana nella posta elettronica. Tuttavia, in seguito il nostro socio ha pagato la fattura comprese le spese di sollecito che ammontavano, secondo le condizioni generali, a 5 franchi. Ciononostante, nei mesi seguenti il nostro socio ha ricevuto un’escalation di richieste da parte della ditta d’incasso Intrum SA a cui era stato ceduto il credito che, nel frattempo, era aumentato a 129 franchi e 45.

Intrum ha poi effettuato un primo tentativo d’incasso e ha in seguito aggiunto al nostro socio nuovi costi per la concessione di una prima rata pagabile entro 10 giorni. In seguito, con una e-mail del 4 dicembre il nostro socio riceve una lettera datata 19 novembre 2024 con minaccia di avviare un’esecuzione contro di lui ed avviso su altri costi aggiuntivi nonché sull’iscrizione nel registro d’esecuzione. In questa lettera gli venivano anche concesse tre opzioni: 1) pagare immediatamente; 2) spedire la sua ultima notifica di tassazione in modo che gli venisse concessa una dilazione di pagamento a 12 mesi 3) presentare le proprie motivazioni se la pretesa secondo lui non fosse giustificata.  Il nostro socio in questi mesi non ha ceduto alla procedura intimidatoria della Intrum, conscio di avere il diritto di contestare i costi aggiuntivi fatturati a seguito dell’intervento della ditta d’incasso. Dovuto è infatti il credito originario, oltre all’interesse dovuto dal contratto nel caso di pagamento in ritardo. Tutti gli altri costi, secondo l’art. 106 CO, non sono dovuti se non comprovati e se sproporzionati.

Grazie alla copiosa e ordinata corrispondenza prodotta dal nostro socio per e-mail e per raccomandata all’indirizzo della Intrum SA e ad una nuova lettera, preparata dal nostro servizio InfoConsumi, con la quale si riconoscevano gli interessi di mora per fr. 0.70 e si richiamava l’art. 106 CO contestando i costi aggiuntivi, Intrum ha definitivamente rinunciato alle sue pretese. Tutto bene quel che finisce bene ma solo grazie ad un gran dispendio d’energia unito a corrette motivazioni.

Consigli dell’ACSI

  • Controlla sempre la tua posta elettronica e provvedi al pagamento nel termine indicato. Il debito si estingue solo 5 o 10 anni dopo (art. 127 e 128 CO).
  • Le ditte d’incasso cercano di incassare il credito che il creditore originario gli ha ceduto, con metodi insistenti e aggressivi. È bene non lasciarsi intimidire.
  • I conteggi non sempre sono chiari e il consumatore si ritrova debiti lievitati.
  • Il supporto è spesso poco disponibile nei confronti dei debitori. È utile avere una corrispondenza ordinata via e-mail ma è senz’altro consigliabile scrivere anche una lettera raccomandata all’Ufficio d’incasso.
  • Le spese di sollecito sono dovute se menzionate e quantificate nelle condizioni generali. È bene verificare nel sito web delle aziende dove si acquistano beni e servizi quali sono i metodi di pagamento accettati, le procedure in caso di mancato pagamento e i relativi costi.
  • In caso di problemi, i soci ACSI possono rivolgersi ad InfoConsumi.

Multinazionali responsabili: parte una nuova raccolta firme

Per firmare, clicca QUI.


Perché serve questa Iniziativa?

L’ACSI è convinta che le grandi imprese che operano all’estero, in particolare in zone del mondo ricche di risorse ma dove le popolazioni sono povere, lo debbano fare con responsabilità e coscienza, e se non lo fanno debbano rispondere degli eventuali danni causati e delle ingiustizie inflitte. Come consumatori quotidianamente siamo confrontati con prodotti che contengono materie prime la cui estrazione può causare gravi danni sociali e ambientali se non viene fatta in modo responsabile.

Nei paesi tutto attorno alla Svizzera, attualmente, le multinazionali vengono obbligate a rispettare i diritti umani e gli standard ambientali così come a ridurre le emissioni nocive. Sebbene la Svizzera sia una sede importante per multinazionali e svolga un ruolo chiave nel commercio globale di materie prime, da noi il dossier sulla responsabilità d’impresa non si sblocca. 

Per queste ragioni i promotori vogliono aumentare la pressione sulla politica e si sono posti un obiettivo ambizioso: raccogliere le 100’000 firme necessarie per la nuova Iniziativa per multinazionali responsabili in soli 30 giorni!

Saranno presenti anche delle bancarelle sul territorio
In Ticino, le bancarelle per la raccolta firme saranno presenti sabato 11 e sabato 18 gennaio dalle 09.20 alle 12.30 a Bellinzona, Lugano, Mendrisio e Locarno. Maggiori informazioni seguiranno sul sito dell’iniziativa multinazionali-responsabili.ch.

Storie da InfoConsumi: i pacchi che non sono regali di Natale

Quest’estate l’ACSI è stata contattata dai nipoti di una nostra anziana socia per una consulenza. La nonna aveva ricevuto un grande pacco e pensando fosse un regalo del figlio ha firmato il ritiro: all’interno un enorme televisore a schermo piatto. Destino vuole che il figlio sia proprio un commerciante di televisori ma che questa volta non abbia regalato una nuova TV alla madre. Della fattura nessuna traccia. I nipoti sono però riusciti a risalire al mittente grazie al codice d’identificazione della Posta: il negozio online MeinEinkauf SA di San Gallo di proprietà della Long Island GmbH. Fiutando la truffa si sono rivolti a InfoConsumi. Un mese dopo è giunta anche una fattura da parte di PowerPay del gruppo MF Group SA, San Gallo, sulla e-mail dell’anziana signora, per la modica cifra di 609 franchi!

Fortunatamente l’art. 6 del CO tutela il consumatore: l’invio di una cosa non ordinata non è una proposta; il destinatario non è obbligato a rinviarla o a conservarla. InfoConsumi ha quindi contestato la fattura e ha impartito l’ordine di riprendere il pacco a disposizione presso il domicilio della signora, previo appuntamento con il nipote. Inoltre ha intimato alle ditte in questione di interrompere ogni contatto con la nostra socia in quanto il metodo di vendita adottato viola le disposizioni della Legge federale sulla concorrenza sleale.

Techstudio.ch ha risposto che era a conoscenza di una truffa ordita da uno sconosciuto di Lugano che ordinava svariati articoli per persone anziane a vari indirizzi e poi li rubava alla consegna o li reindirizzava ad un proprio indirizzo. La ditta ha organizzato il servizio Pick@Home della Posta per ritornare il televisore, raccomandandosi di accertare l’identità dell’operatore e ha avvisato PowerPay.

Il servizio frode della MF Group ha da parte sua confermato che avrebbe annullato la fattura di fr. 609 una volta ricevuta copia della denuncia in Polizia.

A fine novembre, finalmente, dopo aver consegnato anche la copia della decisione del procuratore pubblico a seguito della denuncia penale contro ignoti, è stata annullata la fattura e ogni altra richiesta di pagamento da essa derivante. Nonostante le rassicurazioni infatti, l’anziana signora aveva già ricevuto un terzo e ultimo sollecito per ben fr. 732.16!

Consigli di InfoConsumi:

  • In caso di ricezione di merce non ordinata scrivere una lettera raccomandata di contestazione, chiedendo che vengano trasmesse le etichette di ritorno o mettendo a disposizione la merce per il ritiro
  • Qualora arrivasse, non pagare nessuna fattura
  • Sporgere denuncia in Polizia o tramite il formulario online disponibile e scaricabile QUI
  • Notificare alla società di fatturazione e/o d’incasso che si tratta di un invio di merce non ordinata allegando copia della denuncia in polizia

Azione collettiva: salvata o sepolta?

Lo scandalo dei motori truccati della VW riflette chiaramente la realtà: i 175’000 consumatori svizzeri toccati non hanno ricevuto nulla, mentre in molti altri Paesi, le vittime sono state risarcite. Eppure la situazione era chiara: il gruppo VW ha ingannato i suoi clienti ed è stato condannato penalmente.
È solo un esempio che dimostra quanto la Svizzera abbia bisogno di colmare una grave lacuna del suo sistema giudiziario, introducendo la possibilità di intentare cause collettive.

La protezione legale svizzera è lacunosa
“Se una persona subisce un danno in Svizzera, ha le mani legate. Può far valere i propri diritti solo se dispone di ingenti risorse finanziarie. Inoltre, se il danno riguarda molte persone, ogni singolo individuo deve rivolgersi a un tribunale. Questo non solo appesantisce i tribunali, ma è anche irragionevole per i singoli”, afferma Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI.

Già nel 2013, il Consiglio federale aveva stabilito in un rapporto che la legge svizzera presentava una grave lacuna legale nel caso di danni di massa e sparsi. Di conseguenza, il Parlamento aveva approvato la mozione per autorizzare le azioni collettive. Da allora, il legislatore ha utilizzato astruse tattiche dilatorie per impedire l’introduzione di un’efficace tutela legale collettiva. Il mese scorso, dopo una votazione serrata, la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha raccomandato di respingere il progetto di modifica del Codice di procedura civile. Il Consiglio nazionale vuole quindi che non se ne discuta nemmeno, ma che si respinga semplicemente l’emendamento di legge.

Il Consiglio nazionale nega i diritti costituzionali?
Gli argomenti sollevati contro l’azione collettiva sono sempre stati gli stessi: il pericolo di class action all’americana e la minaccia di una marea di cause. Ma si tratta di paure infondate: “In Svizzera la parte soccombente non solo dovrebbe pagare le proprie spese legali, ma anche le spese processuali e il risarcimento delle parti. Inoltre, non sono previsti danni punitivi. Le associazioni di categoria non ricorrerebbero certo con leggerezza, ma solo in casi gravi”, sottolinea Antonella Crüzer.

Anni di esperienza nei Paesi europei dimostrano che questi rimedi legali non sono un problema per le aziende affidabili. Al contrario: lo strumento giuridico del ricorso collettivo sostiene in ultima analisi le aziende che operano correttamente e nel rispetto della legge. Inoltre, molte PMI si trovano in una posizione simile a quella dei consumatori. In caso di eventi dannosi (ad esempio, guasti alle infrastrutture di telecomunicazione, consegna di materiale di produzione difettoso), potrebbero finalmente far valere i loro diritti con un’azione collettiva efficace.

Lamentele dei consumatori 2024: casse malati in testa

Quella del 2024 è l’ottava classifica delle lamentele dei consumatori. Il tema che ha causato più rimostranze quest’anno è stato quello delle assicurazioni malattia (non solo LAMal, ma anche complementari). Inoltre, si constata in generale un’accresciuta sensibilità su tutto ciò che riguarda i prezzi. Questo è un sintomo del peggioramento della situazione finanziaria di molte economie domestiche. Esempi di questa maggiore sensibilità sono lamentele per casi di shrinkflation, di geoblocking o mancato rispetto dell’Ordinanza sull’indicazione dei prezzi. Anche i problemi legati alla garanzia si confermano in alto nella graduatoria. In totale le segnalazioni pervenute fra gennaio e novembre del 2024 sono state 15’192.

1° RANGO | I premi di cassa malati diventano una spesa sempre più difficile da sopportare per numerose economie domestiche. I servizi di consulenza delle tre organizzazioni hanno registrato oltre 1200 richieste in tal senso, quasi tutte nelle ultime settimane. Come ogni anno, l’ACSI si è messa in campo per fornire informazione alla popolazione, andando anche sul territorio con 6 serate di consulenze sulle casse malati in collaborazione con il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS).

2° RANGO | Vi sono molte segnalazioni legate ai prezzi. Indicazioni errate o ingannevoli, contenuti che si riducono ma il prezzo rimane uguale (shrinkflation), o ancora casi di geoblocking. Eppure dal 2022, i negozi online non hanno più il diritto di ridirezionare gli utenti svizzeri verso piattaforme con prezzi più cari. Ma nei fatti questa dinamica continua ad esistere. Le lamentele comprese nei temi di questo secondo rango sono circa 800.

3° RANGO | Come ogni anno, non mancano i casi in cui il diritto di garanzia non viene rispettato. Spesso i venditori non riconoscono la garanzia in quanto affermano che il danno è stato causato dal consumatore. Quest’ultimo, se vuol far valere il suo diritto, deve imbarcarsi in attività complesse e costose. Deve infatti, tanto per cominciare, richiedere una perizia. La maggior parte delle persone rinuncia, visto il costo in tempo e denaro. Da numerosi anni l’Alleanza chiede che l’onere della prova venga invertito, come è già avvenuto da tempo nell’UE: lì sta al venditore dimostrare che è il consumatore ad aver causato un difetto. Le rimostranze sui temi legati alla garanzia sono state 725.

4° RANGO | Gli abbonamenti di telefonia causano a loro volta dei grattacapi. Innanzitutto c’è il fatto che operatori come Sunrise non accettano disdette scritte. Inoltre, non mancano i problemi legati a fatture errate, prestazioni non fornite in maniera adeguata, modifiche di contratto non richieste e servizi alla clientela al di sotto delle aspettative. Le segnalazioni in questo ambito sono comunque in calo rispetto all’anno precedente e si situano a quota 630.

5° RANGO | In quinta posizione vi sono i problemi che insorgono per via di ritardi nei pagamenti da parte dei consumatori. Molte delle 600 proteste su questo tema riguardano il fatto che le ditte d’incasso continuano a fatturare spese aggiuntive completamente sproporzionate. Si creano quindi situazioni assurde in cui, oltre a dover ripagare quanto dovuto, il consumatore deve accollarsi spese ulteriori che spesso sono addirittura superiori al debito stesso. L’ACSI difende le consumatrici e i consumatori quando il modo di agire delle ditte d’incasso diventa abusivo e auspicherebbe una regolamentazione più chiara in tal senso.

Specificità regionali
Svizzera tedesca | Il commercio online ha causato più lamentele in questa regione. Fra i temi sollevati, si trovano servizi alla clientela irraggiungibili, casi di dropshipping o ritorni troppo cari. Diverse segnalazioni riguardano i negozi online cinesi.

Svizzera romanda | In Romandia è il diritto di garanzia ad essere più presente fra le lamentele rispetto alle altre regioni. Troppo spesso viene rifiutato in maniera ingiustificata. Il personale di vendita parla frequentemente di cause esterne all’origine dei difetti. Il consumatore si trova nella solita trappola: senza procedere a una costosa perizia, non può dimostrare di avere ragione. La FRC non manca di sottolineare la richiesta dell’Alleanza di invertire l’onere della prova.

Svizzera italiana | Nella parte italofona del paese il tema caldo resta l’assicurazione malattia, che in questa regione genera più richieste e lamentele rispetto alle altre due regioni linguistiche. Ricordiamo che in Ticino i premi rincarano in maniera più elevata rispetto alla media nazionale da diversi anni. Non stupisce quindi che nella popolazione ticinese rimanga una priorità la ricerca di metodi per spendere meno per l’assicurazione malattia.

Volevi un divano, ti trovi un’assicurazione…e hai ceduto i tuoi dati

Il funzionamento è il seguente: ai clienti di Conforama, viene proposto un buono sconto del valore generalmente di 100 franchi. Per ottenerlo, bisogna però prendere appuntamento con un broker assicurativo della ditta Wefox. Non vi è un impegno a sottoscrivere alcuna polizza, l’impegno è soltanto quello di ascoltare le proposte. Dove sta dunque il problema? Ce n’è più di uno.

Innanzitutto, quando si va per acquistare un mobile, non si ha necessariamente voglia di ricevere proposte assicurative. Secondariamente, il reale valore di questi buoni è (come spesso accade), discutibile. Varrà “davvero” la cifra indicata nei fatti? In più, per poter approfittare del buono, visto che si tratta di un buono utilizzabile solo per trasporto e montaggio, occorrerà comunque acquistare qualcosa da Conforama.

I fattori che più infastidiscono l’ACSI di questa operazione sono però altri due: prima di tutto, si tratta di un ennesimo trucco per carpire i dati dei consumatori, che troppo spesso non si rendono conto del valore dei propri dati; in secondo luogo, siamo di fronte ad un escamotage per aggirare le recenti norme sulle chiamate a freddo degli assicuratori.

Per quanto concerne i dati personali: contattata dalla FRC, Wefox non ha voluto dare alcuna garanzia su cosa viene fatto di questi dati. Non vi è dunque da stupirsi se si riceveranno in futuro telefonate moleste o e-mail di SPAM, da qualche altra compagnia alla quale Wefox ha ceduto i dati.

Per quanto riguarda invece l’aggiramento del divieto delle chiamate a freddo, la questione è semplice: con questa esca, si convince il consumatore a dare il permesso di essere contattato. A quel punto, non si tratta più di chiamate a freddo.

L’ACSI consiglia di non cedere i propri dati personali (in particolare i dati di contatto) troppo facilmente, onde evitare di essere bersagliati in futuro da SPAM e telefonate indesiderate. L’ACSI consiglia inoltre di non sopravvalutare il valore di buoni e altre esche, che spesso servono proprio per “pescare” il consumatore, ignaro pesciolino, e non danno vantaggi così significativi.

Black Friday: sfrutta gli sconti, ma non farti sfruttare tu!

Numerosi rilevamenti effettuati negli ultimi anni da varie organizzazioni dei consumatori hanno dimostrato che una grande quantità di sconti non sono così speciali come sembrano (esempio 1, esempio 2). I motivi possono essere molteplici: in alcuni casi, il prezzo viene alzato nei mesi precedenti, per poi essere riportato ad un livello “normale”, che a quel punto però appare molto conveniente. In altri casi, la merce scontata è di qualità scadente e sta per diventare “vecchia”, motivo per cui, scenderà di prezzo comunque nei prossimi mesi. Sta di fatto che una grande quantità di offerte che si vedono in giro in questi giorni, altro non sono che specchietti per le allodole. E dall’anno prossimo, sarà ancora peggio.

Ricordiamo i nostri consigli:

  • Non acquistare cose che non ti servono solo perché sono scontate. Se paghi “poco” per qualcosa di cui non hai realmente bisogno, hai comunque gettato denaro al vento;
  • Non fidarti ciecamente di percentuali di sconto astronomiche: prova a vedere a quanto viene venduto il medesimo prodotto, o prodotti analoghi, in altri negozi. Magari quello che viene presentato come un prezzo incredibile è in realtà un prezzo normale;
  • Non farti prendere dalla fretta. Gli acquisti d’impulso spesso non si rivelano dei grandi affari. Se non sei convinto/a, lascia perdere, o almeno dormici su. Tanto non mancheranno altre offerte in futuro, perdersene una non è una tragedia!

Qui trovi un elenco degli ombudsman svizzeri

In Svizzera ne esistono numerosi attivi in vari ambiti: dalle assicurazioni, al commercio online, al servizio pubblico ai viaggi. Recentemente, l’Ufficio federale del consumo li ha raggruppati in una pagina di riferimento.

L’elenco completo è disponibile QUI.

Storie da InfoConsumi: i contratti infiniti delle palestre

L’ACSI ricorda che quando si sottoscrive un abbonamento, per esempio ad una palestra, occorre prestare attenzione alla durata del contratto, alla scadenza e al termine di disdetta. Inoltre, occorre conoscere il regolamento della palestra e le condizioni generali.

In generale il consumatore è tenuto a ricordare i propri impegni finanziari. Le auspicate modifiche di legge a protezione dei diritti dei consumatori sui rinnovi taciti dei contratti, di cui anche l’abbonamento alla palestra fa parte, sono state purtroppo rifiutate dal Parlamento svizzero: la proposta era volta ad obbligare le palestre ad avvisare per iscritto il consumatore sull’imminenza della scadenza del contratto e sul termine previsto dal contratto per la disdetta.

In virtù di tutto questo, può essere una buona idea rivolgersi a palestre che hanno una politica trasparente e comunicano chiaramente con i clienti, per esempio ricordando la data di rinnovo dell’abbonamento.

I contratti delle palestre prevedono la clausola di rinnovo automatico: se non viene data la disdetta entro i termini e secondo la modalità stabilita, essi vengono rinnovati automaticamente per un nuovo periodo. Poco importa se hai avvisato la segretaria alla ricezione o il trainer personale o ancora se hai fatto una telefonata. La disdetta deve essere mandata in forma scritta (lettera raccomandata o e-mail), in modo da avere una prova documentata. Le palestre potrebbero avanzare pretese retroattive fino a 10 anni: consigliamo quindi di conservare la ricevuta o la risposta all’email di disdetta. Anche la ricevuta della riconsegna del badge d’entrata può essere presa in considerazione come una prova dell’accettazione della disdetta da parte della palestra.

La palestra deve comunque provare l’esistenza di un contratto valido (come consumatore, puoi richiederlo!); il consumatore, d’altro canto, deve provare di aver inviato una disdetta. InfoConsumi è a disposizione delle socie e dei soci ACSI in caso di dubbi.

Svizzera sempre più paradiso degli sconti farlocchi

 Come l’ACSI sottolinea da molti anni, nel nostro paese le normative in materia di indicazione dei prezzi, in particolare per quanto concerne sconti e promozioni, sono estremamente blande. In particolare, ad essere blande sono le sanzioni per chi viola l’Ordinanza federale sull’indicazione dei prezzi: anche le grandi aziende pagano multe di poche migliaia di franchi (nei rari casi in cui vengono perseguite). Il risultato, è che ovviamente le aziende non si pongono il problema e praticano finti sconti a volontà. Ma in futuro sarà ancora peggio. Il Consiglio federale ha infatti dato seguito a diverse richieste della mozione di Christa Markwalder, che l’ACSI aveva criticato a suo tempo.

A partire dal prossimo primo gennaio, i prezzi promozionali potranno essere utilizzati senza alcun limite di tempo. Tutto quello che i commercianti dovranno fare è praticare il prezzo “originario” per 30 giorni. Cosa significa concretamente?

Che sarà possibile mettere in vendita un prodotto a 100 franchi per 30 giorni, in seguito abbassarlo a 50 franchi e si potrà scrivere “sconto del 50%” in eterno. Un’autentica presa in giro verso le consumatrici ed i consumatori! I venditori potranno infatti mettere in vendita i prodotti per un prezzo artificiosamente elevato per 30 giorni, e in seguito venderli al prezzo normale per quanto tempo desiderano facendo però finta che sia un prezzo scontato. Addirittura, sarà possibile continuare ad indicare il medesimo sconto anche per prodotti che vengono tolti dal mercato e poi rimessi in vendita in un periodo successivo.

Tutto questo è particolarmente sconcertante, visto che nell’UE si va in una direzione diametralmente opposta, molto più favorevole ai consumatori.

Nel comunicato del Consiglio federale, si parla di una semplificazione per i fornitori, che avranno necessità di sostituire meno etichette. È significativo il fatto che i consumatori non vengono neppure menzionati.

Storie da InfoConsumi: meglio evitare il dropshipping

La Konsumentenschutz ha raccolto una lista di esempi di siti internet di questo genere: il cosiddetto dropshipping. Questa pratica si riferisce al modello di business in cui un intermediario vende dei prodotti senza possederli e senza avere alcun magazzino. Lo fa creando un sito internet di ecommerce e prendendo accordi con i produttori (spesso cinesi). In seguito “vende” i loro prodotti tramite il proprio sito internet. In realtà, questo venditore non possiede alcun prodotto: sono i produttori in Cina a spedire direttamente la merce. L’intermediario incassa una fetta del guadagno. Questo genere di piattaforme si fa conoscere in particolare attraverso pubblicità sui social media. Può trattarsi di aziende con più impiegati, oppure anche di singoli privati che si dedicano a questa attività direttamente da casa loro dopo aver costruito un negozio online con Shopify. Possono avere sede in Svizzera, oppure potrebbero anche averla all’estero.

Questa pratica per i consumatori porta quasi sempre svantaggi, come testimoniano le numerose segnalazioni che giungono ad InfoConsumi. Queste piattaforme di vendita, infatti, si rivelano spesso essere delle mezze o complete fregature. Per esempio, vengono spesso spediti prodotti di qualità scadente, non corrispondenti alle descrizioni di quanto ordinato. In altri casi, addirittura, non viene spedito proprio nulla. Quando cerca di far rispettare i propri diritti, il consumatore viene respinto da muri di gomma: risposte standard o menzognere (“abbia ancora un po’ di pazienza, il prodotto arriverà”), magari fatte da chatbot automatizzati, o ancora in altri casi le mail cadono nel vuoto e non risponde nessuno.

E allora che fare? Difficile pensare di imbarcarsi in cause giuridiche per acquisti del valore magari di poche decine di franchi. Senza contare che spesso queste aziende si rivelano introvabili, spariscono, per tornare in seguito con un nome differente.

L’ACSI consiglia di risolvere il problema a monte: non andare a caccia di sconti sui siti più improbabili. È meglio spendere qualche franco in più ma sapere che la merce arriverà davvero e che in caso di problemi ci sarà qualcuno col quale interagire. 

Consigli ACSI

  • Prediligi gli acquisti online fatti su siti ben conosciuti ed affidabili.
  • Prima di fare acquisti da siti mai utilizzati in precedenza, informati: cerca sul sito le condizioni, in particolare da dove viene spedita la merce, se esiste un diritto di reso, che azienda c’è dietro e dove ha la sede legale.
  • Cerca online se esistono recensioni o esperienze di altre persone.
  • Non seguire ciecamente le pubblicità che spuntano sui social media e che ti portano con link diretti a siti di acquisti online.
  • Diffida dei prezzi estremamente bassi.
  • Considera che gli acquisti online possono comportare spese di spedizione e dazi doganali.
  • Tieni presente che la merce potrebbe impiegare molto tempo ad arrivare.
  • Non acquistare da negozi online presso i quali non c’è diritto di reso.
  • Considera che se acquisti merce spedita da molto lontano, spesso ritornarla in caso di problemi può costare più del prezzo di acquisto. Infatti molti produttori cinesi non ritirano neppure i resi e non rispediscono la merce, visto che gli costerebbe di più del valore del prodotto stesso. Quindi il diritto di reso potrebbe essere illusorio.
  • Verifica se il sito dal quale vorresti fare acquisti è in questa lista della Konsumentenschutz. In caso affermativo, lascia perdere.
  • È possibile segnalare le pratiche commerciali sleali alla SECO tramite l’apposito formulario. Più segnalazioni arrivano su una determinata azienda, più c’è la possibilità che la SECO prenda provvedimenti.

Facciamoci furbi, dopo l’aperitivo del «Black Friday»

La rubrica di Aldo Rossi si è spostata online! Scrivigli ad aldo.rossi2024@outlook.com.

In definitiva, ormai manca poco, visto quanto in fretta sembrano passare le settimane, ma intanto saranno in molti – ne siamo certi – che si saranno fatti allettare da quello che possiamo considerare come l’aperitivo di «Black Friday» e «Cyber Monday». Penso al «Prime Day» degli appena trascorsi 8 e 9 ottobre che ha visto imperversare offerte su offerte su Amazon.it. Due giorni di… baldoria, con sconti sostanziosi su ogni ben di Dio, su qualsiasi tipo di prodotto fra quelli messi in vendita dal portale italiano del gigante mondiale dell’ecommerce. Sconti, per la cronaca, validi esclusivamente per chi aveva già sottoscritto e pagato (o l’ha fatto proprio in questa occasione) un abbonamento «Prime”, di cui potete leggere QUI, caso mai non lo conosceste ancora, cosa di cui dubito, se siete degli habitué degli acquisti online.

Non ho acquistato nulla durante il «Prime Day» ma ne ho comunque approfittato per dare un’occhiata a un bel po’ di offerte e offertissime e a dire la verità, non è che mi abbiano convinto un granché. L’impressione è che siano sì allettanti, ma che alla prova dei fatti, se davvero mi necessita qualcosa, buoni affari li posso fare lungo tutto il corso dell’anno, tenendo d’occhio l’evoluzione dei prezzi dei prodotti che intendo acquistare, visto che nel commercio online variano continuamente in non pochi casi. Anzi, in moltissimi casi. Cosa che vale anche per tutto il ben di Dio di cui saremo sommersi – ed è proprio il caso di dirlo – in occasione del «Black Friday» e del «Cyber Monday». E, sia chiaro, non solo per quel che riguarda Amazon ma anche qualsiasi altro negozio online, di qualsiasi genere esso sia.

Allora, in queste settimane che ci separano da qui al 29 novembre e al 2 dicembre approfittiamone per fare qualcosa di intelligente e soprattutto utile, se davvero ci consideriamo dei consumatori attenti. Se proprio ci necessita qualcosa, quest’articolo piuttosto che un altro, andiamo a vedere su quale portale eventualmente costa di meno, e poi osserviamo quanto si modifica il prezzo sia verso l’alto sia verso il basso con lo scorrere del tempo, se del caso. Dopo di che, quando arriveranno il «Black Friday» e il «Cyber Monday», potremo valutare con cognizione di causa se davvero si tratterà di offerte imperdibili, di sconti da non perdere. Oppure se si tratterà unicamente di una buggeratura, di una presa in giro, che se vorrete, mi potrete segnalare inviandomi una email all’indirizzo aldo.rossi2024@outlook.com.

Aldo Rossi

Hai ricevuto chiamate a freddo?

Gli assicuratori hanno il permesso di contattare persone che sono già loro clienti, oppure che lo sono state negli ultimi 36 mesi. Possono inoltre prendere contatto se una terza persona conosciuta ha fatto una raccomandazione in tal senso. In più, ovviamente, possono chiamare una persona che ha manifestato essa stessa la volontà di essere contattata. Al di fuori di questi casi, tuttavia, le chiamate a freddo sono vietate.

L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) spiega in questa pagina cosa fare se si viene contattati abusivamente. L’ACSI aggiunge che è possibile contattare il servizio InfoConsumi (riservato alle socie e ai soci ACSI).

L’ACSI appoggia la causa della Konsumentenschutz a Sunrise

Fin dalla comparsa di queste clausole, l’ACSI le ha aspramente criticate. Un nostro sondaggio aveva dimostrato quanto fossero ritenute abusive da una larghissima maggioranza di consumatori. E le suddette clausole si sono rivelate essere una delle cause più importanti di reclami delle consumatrici e dei consumatori svizzeri nel 2023.

Siamo quindi decisamente contenti che i nostri colleghi siano passati all’azione.

Ricordiamo che le clausole inflazione permettono agli operatori di aumentare il prezzo dei propri abbonamenti per telefonia, internet & co anche nel corso della durata minima contrattuale, senza che questo dia diritto ad una disdetta anticipata da parte del cliente. Per l’ACSI questo va a ledere un principio basilare: il prezzo è una componente essenziale di un contratto. Se cambia il prezzo, il contratto in essere non è più valido senza l’accordo di entrambe le parti. Il potere unilaterale di aumentare il prezzo mentre l’altra parte rimane legata dal contratto è eccessivo.

L’ACSI sostiene anche la richiesta di lasciare la possibilità, a chi lo desidera, di dare la disdetta tramite una lettera raccomandata, senza dover passare da centralini telefonici in cui occorre attendere decine di minuti e sorbirsi pressioni per cambiare idea o, peggio ancora, da chat nelle quali occorre interagire con dei chat bot tutt’altro che pratici o intelligenti.

È da sottolineare che l’obiettivo della Konsumentenschutz non è semplicemente quello di fare in modo che Sunrise debba eliminare le clausole, bensì, creare un precedente giuridico che costringa anche le altre compagnie a fare lo stesso.

Storie da InfoConsumi: il bike hotel

Anche l’intervento di InfoConsumi con una lettera raccomandata non ha sortito l’effetto desiderato. Dopo l’ennesimo tentativo di prenotazione, il nostro socio ha ricevuto, un po’ a sorpresa, il rimborso totale della somma indicata sul buono. Aver recuperato quanto regalato dagli amici è senz’altro un risultato molto soddisfacente ma lascia l’amaro in bocca, insieme a molti dubbi e domande, a chi si aspettava un trattamento più professionale da parte di una struttura ben pubblicizzata sul web e prenotabile su Booking.com.

Ricordiamo che Booking.com è solo una piattaforma di prenotazioni e non è ritenuta responsabile per le informazioni che vi sono indicate, essere prenotabili su Booking.com non è una garanzia che la struttura sia funzionante o che esista. Un consiglio è quindi quello di regalare dei buoni presso commercianti o strutture che si conoscono e delle quali sia possibile verificare l’operatività, in modo che siano soldi ben spesi per chi regala e un regalo gradito e fruibile per chi riceve.

Cogliamo l’occasione anche per ricordare che abbiamo affrontato il tema della validità dei buoni nell’ultimo Storie da InfoConsumi.

Apparecchi acustici, non è semplice come nella pubblicità

È un tema del quale l’ACSI si è già occupata a più riprese: per esempio proponendo un test, o approfondendo la questione del prezzo molto caro di questi apparecchi. Abbiamo anche interpellato ATiDU, che è la referenza su questo tema nella Svizzera italiana.

Ultimamente a destare reazioni negative è soprattutto il marketing attraverso il quale vengono proposti questi apparecchi. Molte pubblicità, visibili anche online o sui social media, parlano di “apparecchi a costo zero”. “Senti bene senza costi”, si può leggere per esempio in una promozione del Centro Acustico Ticinese. Queste pubblicità mettono spesso anche fretta: “Il numero di apparecchi disponibili in offerta è limitato, chiamaci subito! Anche a domicilio!”. “In questa moderna era, grazie ai recenti sviluppi nella tecnologia dell’udito, non dovete più combattere con un danno uditivo”. E via di seguito. Insomma, dalle pubblicità, appare scontato che si possa risolvere qualsiasi problema di udito gratuitamente.

Non è così.

L’ACSI riassume alcune considerazioni e consigli dopo essersi consultata anche con ATiDU:

  • È possibile che grazie ai contributi AVS/AI, alcuni apparecchi risultino davvero “gratuiti” (bisognerà comunque pagare in anticipo). Tuttavia, questo dipende da caso a caso: non tutti hanno diritto a questi contributi, ed occorre prima verificarlo. Inoltre, questi apparecchi “gratuiti”, sono quelli di fascia più bassa. Possono essere sufficienti per alcune persone, ma per altre possono avere delle prestazioni inadeguate e risultare di fatto inutili.
  • Al di là dell’acquisto dell’apparecchio, è di fondamentale importanza il seguito di un audioprotesista, perché l’apparecchio andrà adattato e occorrerà fare un vero e proprio percorso per ottenere dei buoni risultati. Non bisogna quindi pensare che si acquista un oggetto ed è finita lì.
  • Il consumatore deve capire quali sono le sue esigenze, anche tramite la consulenza di un audioprotesista. L’udito è una cosa molto individuale: per alcune persone degli apparecchi più semplici possono essere assolutamente adeguati (inutile avere una Ferrari per andare a 50 km/h), per altre può essere necessario qualcosa di più performante. Gli apparecchi si differenziano anche per la possibilità o meno di essere connessi a vari dispositivi con bluetooth o altre metodologie. Bisogna prendersi il tempo di capire quale è l’apparecchio adatto a sè.
  • Gli apparecchi acustici richiedono pazienza. Il suono può risultare strano all’inizio, ma in alcuni casi è solo questione di abitudine. Bisogna dare tempo all’apparecchio e cercare di abituarsi prima di rinunciare.
  • Le aspettative eccessive possono creare una delusione: gli apparecchi acustici non possono fornire un suono perfetto e in molti casi occorre pazienza e capacità di adattamento, mentre nelle pubblicità, sembra tutto facile.
  • Prima dell’acquisto, si ha diritto a provare apparecchi diversi e a cambiare idea e rinunciare.
  • Normalmente, nel prezzo di acquisto dovrebbe essere incluso il servizio: verificare che sia effettivamente così prima di procedere.
  • I problemi di udito non affrontati possono portare ad un crescente isolamento e ad un aumento del rischio di demenze. È quindi peccato rinunciare a provare a trovare una soluzione.
  • In caso di dubbi, contattare ATiDU.

Storie da InfoConsumi: la validità dei buoni regalo

La limitazione della validità stabilita in modo unilaterale dal venditore non è ammissibile ai sensi dell’art. 129 CO che è di diritto imperativo. Anche un tribunale cantonale ha stabilito, con una sentenza del maggio del 2020, che la validità dei buoni non può essere inferiore a 5 o 10 anni, anche se vi è indicata una durata inferiore sul buono o sulle condizioni generali del commerciante.

Per quanto riguarda invece i buoni consegnati ai clienti che hanno effettuato un reso per difetto o insoddisfazione della merce, il commerciante dovrebbe offrire una scadenza ragionevole. Una scadenza troppo breve che sfavorisca il compratore in maniera notevole e ingiustificata non sarà valida secondo l’art. 8 della LCSI.

Alcuni esempi recenti trattati dal servizio InfoConsumi includono buoni per la marca Louis Vuitton, buoni per il centro di arrampicata Evolution a Taverne, buoni di agenzie viaggio e buoni a compensazione del reso di un paio di scarpe ortopediche.

Consigli ACSI

  • Ricordare ai commercianti la validità dei buoni stabilita dalla legge
  • Rivolgersi ad InfoConsumi in caso di problemi per il riscatto del buono

Intermediari assicurativi, bene le restrizioni alle chiamate indesiderate

Gli assicuratori potranno continuare a contattare persone che sono già loro assicurate, o che lo sono state negli ultimi 36 mesi. Ulteriori dettagli sono visibili nel comunicato del Consiglio federale.

L’ACSI coglie l’occasione per ricordare che se il tema delle chiamate indesiderate, la più grande seccatura per i consumatori svizzeri fino ad alcuni anni fa, ha visto notevoli miglioramenti, lo si deve prima di tutto ai filtri introdotti dagli operatori telefonici su pressione delle organizzazioni dei consumatori. In seguito all’introduzione dei filtri, il numero di chiamate si è ridotto massicciamente.

Obliteratori, per l’ACSI nessuno deve essere escluso dal trasporto pubblico

L’ACSI si augura che in Ticino la presenza degli obliteratori continui ad essere garantita. Malgrado la domanda dei biglietti cartacei da obliterare sia in calo, resta il fatto che il trasporto pubblico per definizione deve essere accessibile a tutti. Questo include due categorie di persone che potrebbero trovarsi in difficoltà in caso di totale “digitalizzazione” del servizio: gli anziani da un lato, e i bambini / ragazzini dall’altro. Molti anziani e/o bambini infatti, potrebbero non avere uno smartphone oppure non volerlo usare per questo scopo. Nel caso dei bambini, è importante per molti genitori che i loro figli possano usufruire del trasporto pubblico in autonomia pur non avendo ancora un telefonino.

Il portavoce di AutoPostale Urs Bloch ci ha anche spiegato che “il settore dei trasporti pubblici sta sviluppando alternative per i cosiddetti non-digital”. Tuttavia per ora queste soluzioni non sono ancora pronte. Pertando, l’ACSI ritiene imperativo che gli obliteratori continuino a restare in funzione.

Storie da InfoConsumi: le emergenze idrauliche

Abbiamo contattato Suissetec, l’associazione svizzera di riferimento dei datori di lavoro per i tecnici della costruzione, sezione Ticino, la quale gentilmente ci ha dato alcune indicazioni utili. Anche in Ticino dal 2023 è disponibile la “Rete degli artigiani per le emergenze”, una lista nazionale di professionisti con servizio d’emergenza 24/7 per problemi relativi ad Acqua/riscaldamento/ventilazione/tetto facciata dove è possibile trovare aiuto nel caso il proprio artigiano di fiducia non sia reperibile. Il servizio offerto è di alta qualità e garantito da Suissetec. Sul sito tecnicidellacostruzione24.ch si trova aiuto in qualsiasi momento. L’assistenza telefonica 24/7 con l’hotline a pagamento 0900 300 300 (fr. 3/min) fornisce supporto per trovare gli artigiani più vicini che effettuano il picchetto. Il costo copre il servizio nazionale di picchetto telefonico. In alternativa è possibile, tramite la ricerca geografica, cercare, tra le 150 ditte associate ticinesi, quale è più vicina e disponibile.

Va detto che le ditte che effettuano i servizi di picchetto non soggiacciono a direttive imperative riguardanti le tariffe d’intervento. Vale la libertà contrattuale e pertanto è consigliabile anche durante l’urgenza farsi fare un preventivo scritto. In caso di rottura del riscaldamento e/o del boiler ad alcuni dei nostri soci è successo di non riuscire ad ottenere un preventivo dell’intervento, neanche verbale. È pure successo che dopo aver assegnato il lavoro del nuovo impianto ad un’altra ditta, il costo “ventilato” del noleggio aumentasse in modo esagerato ed inaspettato. Suissetec-Ticino ci ha confermato che i prezzi del noleggio di boiler e caldaie provvisori per abitazioni unifamiliari sottostanno al libero mercato e hanno un ampio ventaglio. È inoltre una pratica in uso, scalare parzialmente il costo del noleggio dal prezzo finale dell’istallazione del nuovo impianto, del quale ovviamente la ditta è interessata ad ottenere la fornitura.

Blue Sport: Swisscom dovrebbe concedere la disdetta anticipata

Il massimo campionato italiano di calcio ha sicuramente diversi spettatori nella Svizzera italiana. Che per poterlo vedere, hanno magari sottoscritto un abbonamento con Blue Sport. Peccato che per la prossima stagione, i diritti se li è presi un concorrente (DAZN). Quei consumatori che avevano sottoscritto l’offerta di Swisscom pensando di poter vedere la Serie A, hanno tutto il diritto di sentirsi un po’ fregati. Alla luce di questa situazione, secondo l’ACSI un gesto corretto da parte di Swisscom sarebbe concedere la possibilità di dare la disdetta anticipatamente a chi lo desiderasse.

Cogliamo l’occasione per ricordare agli abbonati Blue Sport, che la durata minima del contratto è di 12 mesi per la versione “annuale”. Esiste anche una versione “mensile”, più cara, che può essere disdetta tutti i mesi fin dal primo giorno di abbonamento. Per la versione “annuale”, una volta trascorsi i 12 mesi di durata minima, vale anche in quel caso un normale preavviso di 30 giorni per poter dare la disdetta. Chi avesse sottoscritto il proprio abbonamento almeno 12 mesi fa o avesse sottoscritto la versione “mensile”, può quindi dare la disdetta in qualsiasi momento con un semplice preavviso di 30 giorni.

Viagogo continua ad utilizzare pratiche scorrette

La piattaforma Viagogo, che è già finita nell’occhio del ciclone in numerosi paesi, si occupa della rivendita di biglietti per manifestazioni di vario genere. Troppo spesso però, questi biglietti vengono venduti a prezzi maggiorati e il sito utilizza tattiche manipolatorie. Per esempio, viene creata l’illusione che se non si compra subito un biglietto, non sarà più possibile farlo in un secondo momento. Inoltre non vi è chiarezza sul prezzo originale dei biglietti, che vengono rivenduti con supplementi anche esorbitanti.

L’ACSI sconsiglia di acquistare biglietti “di seconda mano”, che comportano spesso un prezzo maggiorato dove gli intermediari attivi nel bagarinaggio si prendono una fetta di torta. In alcuni casi, si rischia anche di ritrovarsi con biglietti non validi o contraffatti.

Labelinfo: aggiornati anche i label tessili

Il controllo indipendente operato da labelinfo.ch ha permesso di mettere sotto la lente alcuni dei label diffusi nel settore tessile. L’industria dell’abbigliamento è confrontata a numerosi problemi sia sociali che ambientali nella sua filiera, che parte dall’estrazione delle materie prime ed arriva alla lavorazione finale. Alcuni dei temi sono: i salari molto bassi in molti paesi produttori, gli orari di lavoro lunghissimi o il lavoro minorile. Sul fronte ambientale, un aspetto centrale è quello del consumo di acqua, un’altro è l’utilizzo di pesticidi nella coltivazione del cotone e un altro ancora il rilascio nell’ambiente di scarti di vario genere, fra i quali sostanze chimiche inquinanti.

Soltanto uno dei venti label esaminati ha ricevuto la valutazione “eccellente”. Maggiori dettagli su labelinfo.ch.

Creatina, a cosa fare attenzione?

La creatina è un derivato amminoacidico naturalmente presente nell’organismo dei vertebrati, in particolare nei muscoli e nel cervello. Senza entrare eccessivamente nei tecnicismi, possiamo semplificare dicendo che essa consente di produrre l’energia necessaria a svolgere processi che richiedono sforzi muscolari. Non c’è quindi da stupirsi se, in particolare nello sport competitivo di alto livello, l’uso di integratori che la contengono sia piuttosto comune.

Come assumiamo la creatina “normalmente”?
Non c’è bisogno di assumere degli integratori perché il nostro corpo abbia la creatina che gli serve. Il fabbisogno viene normalmente colmato da un lato con l’assunzione di cibi di origine animale (in particolare carne e pesce) e dall’altro con la produzione interna (il corpo è in grado di produrre autonomamente un certo quantitativo di creatina, che varia da persona a persona, sufficiente generalmente a coprire una parte importante del fabbisogno).

L’articolo completo, apparso nella Bds 4.24 è visualizzabile qui sotto:

Storie da InfoConsumi: far cancellare un’esecuzione

Il creditore originario aveva ceduto il credito ad Intrum SA che ha creduto di poter fondare la sua pretesa di pagamento sull’attestato di carenza beni emesso a seguito di un pignoramento il 2.5.1995. A torto. Siccome al momento di notificare i precetti esecutivi (15.6.2023) il termine di prescrizione ventennale era nel frattempo già scaduto (2.5.2015), la giurista dell’ACSI ha deciso di adire subito la via legale presentando al Giudice di pace di Locarno una petizione tendente a far stabilire l’inesistenza del debito per avvenuta prescrizione dello stesso. Il mezzo procedurale a disposizione di chi si vede precettato a torto è specificato nell’art. 85 a LEF che permette all’escusso di adire la via legale per far accertare l’inesistenza del debito e, contemporaneamente, per far ordinare dal Giudice la cancellazione delle esecuzioni promosse a torto.

Questi sono i risultati che il nostro socio ha ottenuto grazie alla consulenza fornita dall’ACSI: il Giudice ha accolto tutte le domande del nostro socio, posto a carico di Intrum SA le spese di giustizia anticipate dal nostro socio (fr. 250) e riconosciuto a quest’ultimo un’indennità di inconvenienza pari al forfait pagato all’ACSI (fr. 200).

Swisscom abolisce il tuo abbonamento? Puoi dare la disdetta!

Ultimamente diversi soci ci hanno segnalato il proprio disappunto riguardo al contenuto delle lettere che hanno ricevuto da Swisscom. In esse viene menzionato che a partire da una data futura, che per alcuni è il 1° luglio, beneficeranno di nuovi abbonamenti in sostituzione dei vecchi ritenuti da Swisscom obsoleti. I nuovi abbonamenti giungeranno tuttavia con esosi aumenti di prezzo che variano dal 100% al 200%. Swisscom, che aveva dichiarato che non avrebbe aumentato i prezzi fino ad inizio 2025, giustifica tale procedura indicando che tali abbonamenti sono da tempo chiusi alla vendita e che si è ritenuto necessario un aggiornamento della propria offerta con prodotti al passo con i tempi.

I nuovi abbonamenti, è vero, prevedono prestazioni aggiuntive che però i consumatori non hanno mai richiesto, non desiderano e neanche necessitano.

Ad esempio, BLUE TV S a fr. 5.— (100 canali TV, senza replay) sarà sostituito da BLUE TV S con replay incluso fino a 30 ore e 150 canali TV al prezzo di fr. 14.90. Un aumento del 200% ingiustificato per chi era soddisfatto del proprio abbonamento e non è interessato a guardare o rivedere trasmissioni dei giorni precedenti; oppure il prodotto OPZIONE MULTIROOM Blue TV a fr. 5.–/mese per un apparecchio supplementare sarà sostituito da MULTIROOM MAX Blue TV fino a 4 dispositivi supplementari a fr. 9.90 – con un rincaro del 100% per chi ha un secondo televisore. Di certo non tutti hanno la necessità e la disponibilità ad avere più di due apparecchi in casa.

Le condizioni generali di Swisscom prevedono al punto 13. quanto segue: “SWISSCOM si riserva il diritto di adattare in qualsiasi momento i prezzi, i propri servizi, le condizioni speciali e le condizioni delle offerte. Swisscom comunica le modifiche al cliente adeguatamente (ad es. sulla fattura o via e-mail). Se Swisscom aumenta i prezzi in modo da causare un onere elevato per il cliente o se modifica un servizio di cui il cliente usufruisce sensibilmente a svantaggio del cliente, Swisscom ne informa il cliente in tempo e in anticipo e il cliente può disdire anticipatamente il concernente servizio in questione entro la data di entrata in vigore della modifica senza subire conseguenze finanziarie. In caso contrario le modifiche si ritengono accettate.”

I consumatori sono quindi protetti dalla modifica unilaterale del contratto d’abbonamento di Swisscom se non la condividono. Sarebbe però auspicabile che Swisscom fornisca nella sua comunicazione alla clientela un’informazione più trasparente e corretta ricordando anche la possibilità di disdetta straordinaria entro la data di inizio del nuovo abbonamento senza obbligo di pagare alcuna penale.

Riteniamo infatti non sia sufficiente mettere a disposizione il numero gratuito 0800 800 800 dove operatori zelanti patteggiano proposte risolutive per accontentare e fidelizzare clienti delusi ed amareggiati, legandoli peraltro a nuove condizioni, magari per i prossimi 2 anni. Ma andrebbe esplicitamente scritto nella lettera che il cliente dispone del diritto di disdetta straordinaria come prevede il punto 13. delle CG.

L’ACSI consiglia ai consumatori coinvolti di:

  • attivarsi senza indugio presso Swisscom esprimendo il proprio disappunto e ricordando il proprio diritto alla disdetta straordinaria;
  • cercare eventualmente alternative presso altri operatori che rispondono alle proprie esigenze e abitudini;
  • nel caso le offerte siano vantaggiose inoltrare la disdetta prima dell’inizio del nuovo abbonamento, per raccomandata, ricordandosi di spedire la lettera con alcuni giorni di anticipo sulla scadenza;

BudgetCH, uno strumento utile per gestire la propria contabilità

Il primo fondamentale step per un’accurata gestione delle proprie finanze personali è quello di avere il controllo sulle proprie uscite. E per poterlo fare, occorre avere un metodo per tenerne traccia. Quanto sto spendendo all’anno per i trasporti, per le assicurazioni o ancora per l’alloggio? Quanto invece per viaggi, per i prodotti alimentari o per i miei abbonamenti di telefonia e internet? Sono domande alle quali per poter rispondere con precisione, occorre tener traccia delle spese. In particolare per quel tipo di spese che non sono sempre uguali e ricorrenti (per queste spese, infatti, è sufficiente un rapido calcolo), bensì sono irregolari.

Tenere traccia delle proprie spese porta molte persone a restare rapidamente sorprese dal peso di alcune categorie rispetto ad altre. Per esempio, quanto vanno a pesare sul budget annuale cose apparentemente insignificanti, come caffè o sigarette? Quanto risparmio può portare sull’arco di un anno una differenza di spesa anche piccola, ma ricorrente? Insomma, solo tenendo effettivamente traccia di come spendiamo i nostri soldi possiamo davvero rendercene conto.

Un aspetto importante è imparare a ragionare su base annuale, e non mensile. Questo perché molte spese non si presentano tutti i mesi, eppure questo non vuol dire che si possa permettersi di sottovalutarle. Perché quando arrivano…arrivano. Basti pensare alle imposte. Una corretta pianificazione anche di questo tipo di uscite, accantonando mensilmente il denaro per farvi fronte quando si presenteranno, permette di ridurre stress e grattacapi.

BudgetCH:uno strumento utile

Per prendere il controllo delle proprie finanze, l’app Budget CH è uno strumento certamente valido. L’applicazione per smartphone dell’associazione Budgetberatung permette di creare un proprio budget inserendo tutte le uscite tanto quelle regolari, quanto quelle estemporanee. Alla fine si ottiene un colpo d’occhio sulla propria situazione entrate/uscite suddivise per categorie, alla quale di mese in mese possono essere aggiunte spese specifiche che non sono incluse nel budget. Ogni volta che si aggiunge una spesa, si può assegnare una determinata categoria (per esempio: “vacanze”, o “automobile” o ancora “assicurazione”). È inclusa anche una sezione dedicata al risparmio, nella quale c’è anche la possibilità di inserire quanto si versa per il terzo pilastro. L’app contiene infine delle sezioni “statiche” che propongono consigli e informazioni pratiche.

Un vantaggio nell’utilizzare un’app è che lo smartphone ci accompagna durante tutta la giornata, ed è quindi sempre a portata di mano per inserire le spese. Un pregio di questa app in particolare, a proposito di finanze personali…è che è gratuita. Molte altre alternative commerciali disponibili sul mercato, sono a pagamento.

Quali sono le pecche? Ne abbiamo rilevata una in particolare: la traduzione italiana. Come qualsiasi utente si accorgerà rapidamente dopo averla scaricata, l’app contiene svariati termini quantomeno po- co adatti al contesto in cui vengono inseriti, se non in alcuni casi del tutto errati. Un peccato, visto che si tratta di uno strumento molto utile. Ma per chi è disposto a passare sopra a qualche piccolo errorino, l’utilizzo è più che consigliato.

Attenzione alle truffe con le QR fatture

Le istruzioni riportate su queste lettere non devono in alcun caso essere seguite. Il QR code contiene collegamenti che portano a siti dei truffatori. Postfinance ha creato una pagina sul proprio sito con consigli utili per i consumatori.

In generale, in caso di qualsiasi tipo di dubbio di fronte alla ricezione di lettere, telefonate o e-mail sospette, l’ACSI consiglia di prendersi il tempo e con calma contattare il proprio istituto bancario attraverso un canale verificato (numero di telefono, facendo attenzione che sia quello corretto, e-mail a un’indirizzo corretto, o anche una visita diretta allo sportello). Non bisogna farsi prendere dalla fretta di fronte a richieste pressanti di qualsiasi tipo. Le banche non hanno infatti comportamenti di questo tipo, sono al contrario i truffatori che cercano di convincere le vittime a svolgere rapidamente delle azioni senza riflettere.

Da dove arriva tutto questo sale?

Il consumo di sale pro capite in Svizzera si attesta attorno agli 8,7 grammi al giorno. La quantità raccomandata dall’OMS è di 5 grammi al giorno (come tetto massimo). Lo studio dell’USAV ha confermato le conseguenze negative di questo consumo sulla salute: i partecipanti allo studio che consumano grandi quantità di sale hanno una pressione arteriosa molto più elevata, con conseguente rischio incrementato di infarto o ictus. I costi per il sistema sanitario sono ingenti.

La fascia di popolazione più toccata dal problema sono gli uomini fra i 45 e i 59 anni, che assumono in media quasi 11 grammi di sale al giorno. La grande maggioranza del sale assunto non proviene tuttavia dall’aggiunta dei consumatori stessi, bensì è già contenuto nei prodotti trasformati che mangiano. Secondo l’USAV, il grosso di questo sale proviene da pane e prodotti da forno, piatti pronti, contorni e prodotti a base di carne.

Alcuni mesi fa abbiamo controllato i quantitativi di sale presenti in diversi tipi di prodotti nei supermercati, e abbiamo constatato che nel complesso l’industria agroalimentare non sta facendo i passi necessari riducendo il quantitativo di sale presente nelle ricette.

È di poche settimane fa la notizia della rinuncia di Migros al Nutri-Score, l’etichetta semaforo che aiuta consumatrici e consumatori a prendere consapevolezza del contenuto dei prodotti che acquistano.

I consigli dell’USAV per i consumatori:

  • Consumare con parsimonia derrate alimentari trasformate. Chi le acquista dovrebbe prestare attenzione al contenuto di sale e confrontare tra loro i vari prodotti.
  • Evitare i piatti pronti e cucinare utilizzando prodotti freschi anziché già trasformati.
  • Insaporire con erbette, spezie o altri condimenti come ad es. aglio o pepe. Regolare la sapidità soltanto alla fine con sale.
  • Assaggiare il cibo prima di aggiungere sale.
  • Ridurre per gradi la quantità di sale, brodo, salsa di soia ecc. così da abituarsi più facilmente al nuovo gusto delle pietanze.
  • Buono a sapersi: il sale marino e altre specialità non sono un’alternativa al sale in quanto il loro tenore di sodio è identico a quello del sale da cucina.

Nutri-Score: più trasparenza nei chioschi

Una notizia importante e positiva, in un momento in cui il Nutri-Score si sta diffondendo in diversi paesi europei, ma sta invece subendo una battuta d’arresto in Svizzera, a tutto discapito delle consumatrici e dei consumatori elvetici, che rischiano di avere un’arma in meno per cercare di valutare le qualità nutrizionali dei prodotti che acquistano. La decisione di Migros rappresenta infatti un grosso passo indietro.

Per maggiori informazioni sul Nutri-Score, clicca QUI.

La rinuncia di Migros al Nutri-Score penalizza i consumatori

L’ACSI si batte da anni insieme a un’ampia alleanza di associazioni attive nella promozione della salute affinché le consumatrici e i consumatori siano meglio informati sul contenuto dei prodotti che acquistano. Informazione che deve essere trasmessa in un linguaggio chiaro e alla portata di tutti.  

Il Nutri-Score è stato introdotto a livello volontario in vari paesi europei (oltre alla Svizzera, è presente in Francia, Germania, Spagna, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Austria) ed è concepito per aiutare chi fa la spesa a rendere più bilanciata e salutare la propria dieta. È uno strumento basato su criteri scientifici e indipendente dalle influenze e dalle logiche di mercato. Questa etichetta a semaforo fa da ottimo complemento alla piramide alimentare svizzera. Il primo passo è svolto dalla piramide, che aiuta a gestire le quantità delle differenti tipologie di cibi e bevande, mostrando come avere una dieta variata ed equilibrata (ad es. prediligere la frutta e la verdura, consumare porzioni corrette, ridurre gli zuccheri e i grassi, …). Il secondo passo lo fa il Nutri-Score, che aiuta a confrontare i prodotti della medesima tipologia sullo scaffale del supermercato (es. tra le lasagne congelate quale è più equilibrata? tra gli yogurt? … ).  

Si tratta di uno strumento necessario: il 40% della popolazione svizzera è in sovrappeso e i professionisti della salute insistono da tempo sull’importanza della dieta per combattere le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità ed altre patologie. Il Nutri-Score gode di ampio sostegno nel mondo sanitario, dove le conseguenze di un’alimentazione poco sana sono ben chiare e visibili. 

Le forti resistenze delle lobby dell’industria agroalimentare e di alcuni produttori, accompagnate da campagne di disinformazione che sono andate intensificandosi negli ultimi anni, stanno purtroppo portando i loro frutti. Questa decisione di Migros ridurrà la trasparenza per i consumatori svizzeri, nello stesso momento in cui il Nutri-Score si sta invece diffondendo in molti paesi europei. Si tratta di un grave errore che va a discapito della salute pubblica. L’ACSI chiede a Migros di ripensarci, nell’interesse di tutte le consumatrici e i consumatori svizzeri che si recano presso il grande distributore a fare i propri acquisti. 

Storie da InfoConsumi: il tormentone Pedemontana

Il tema non è nuovo, anzi, è un vero e proprio tormentone del quale si era occupato anni fa anche Patti Chiari e che ricompare ad intermittenza sui media ticinesi. A quanto pare, il rischio di ricevere richieste di pagamento per un passaggio sulla tratta autostradale della Pedemontana in realtà mai avvenuto continua a sussistere. Prova ne è il fatto che proprio la giurista dell’ACSI Katya Schober-Foletti ha ricevuto circa 3 mesi fa una richiesta di pagamento in tal senso. All’ora e al giorno incriminati, lei non ha però affatto transitato sull’autostrada in questione, bensì si trovava nel proprio studio legale in Ticino.

Cosa fare se mi capita?
Chi legge si chiederà: cosa posso fare dunque se ricevo una richiesta di pagamento ingiustificata? La giurista ACSI si è limitata a contestare l’avvenuto passaggio con l’apposito formulario che viene inviato in allegato alla richiesta di pagamento, e in seguito, a precisare via mail alla Nivi S.p.A., che si occupa della riscossione, alcuni dettagli aggiuntivi. Nello specifico, che lei nel giorno in questione si trovava altrove e che richiedeva una foto documentale che dimostrasse il suo passaggio (e non quello di qualcun altro…). In un precedente caso infatti, era emerso che la targa fotografata non corrispondeva in realtà alla sua. Nivi S.p.A. ha risposto che si era trattato di un “errore di natura tecnica” e ha annullato la richiesta di pagamento.

La speranza è che il tutto non debba ripetersi per una terza volta fra qualche mese, sottraendo tempo prezioso alla nostra giurista che deve già occuparsi dei casi di InfoConsumi…

Nutri-Score: anche il nazionale contro la trasparenza

Nel giugno del 2023, l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori ha manifestato tutto il suo disappunto di fronte alla votazione del Consiglio degli Stati. I tentativi di ostacolare la diffusione di uno strumento che favorisce la trasparenza e la salute pubblica, spinti dalle lobby, vanno contro agli interessi dei consumatori.

In Svizzera, il 42% degli adulti e il 15% dei bambini e degli adolescenti sono in sovrappeso o obesi. Le cause principali sono il consumo eccessivo di zuccheri, sale e grassi. Il rischio di sviluppare, negli anni, una malattia come il diabete o patologie cardiovascolari è elevato. Etichettare in modo semplice il valore nutrizionale di un prodotto è una misura di salute pubblica, con l’obiettivo di arginare l’esplosione di queste malattie e l’aumento dei costi sanitari.

La mozione approvata dal Consiglio nazionale chiede prima di tutto che l’adozione del Nutri-Score sia volontaria. Una richiesta inutile, visto che già lo è. Ma il Consiglio nazionale vuole anche impedire all’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) di fare informazione sul Nutri-Score. Una decisione incomprensibile, visto che l’USAV è un utile riferimento per le aziende che decidono di adottare il Nutri-Score.

Il Nutri-Score è stato volontariamente adottato da 95 aziende in Svizzera ed è apposto su circa 9000 prodotti. È un utile strumento di trasparenza verso le consumatrici ed i consumatori. Molte aziende vorrebbero però continuare a poter vendere i propri prodotti a dei consumatori poco informati. Mentre molti politici si preoccupano di tutelare le lobby, per noi continua ad essere in primo piano la trasparenza. Solo le scelte informate sono veramente libere. E l’informazione deve essere comprensibile per il consumatore comune. Quando i consumatori hanno accesso a tutte le informazioni, tendono a migliorare la propria dieta, a tutto vantaggio del proprio benessere e della salute pubblica.

La scorsa settimana Patti Chiari ha dedicato una trasmissione proprio al Nutri-Score.

I legumi: un tesoro nutrizionale per la salute e un passo avanti per l’ambiente

Da un punto di vista salutare, i legumi contengono una vasta gamma di vitamine e minerali essenziali, e sono una fonte eccellente di proteine vegetali, fornendo un’alternativa sana e più sostenibile alle proteine di origine animale. Tuttavia, la qualità delle proteine vegetali varia a seconda dello specifico alimento. Spesso vengono considerate inferiori rispetto a quelle derivanti da carne o latticini perché alcune proteine vegetali non forniscono tutti gli aminoacidi essenziali necessari, e alcune contengono anche componenti che possono ostacolare l’assorbimento delle proteine. Per questo motivo è consigliato assumere alimenti variati e abbinare i nostri cari legumi ad un cereale. Inoltre, la composizione dei legumi rallenta il processo di assorbimento del glucosio, rendendoli preziosi per il controllo del diabete, grazie al loro basso indice glicemico.

Secondo il Dottor Berrino, esperto epidemiologo dei tumori, due recenti studi avrebbero indicato anche la diminuzione del rischio di cancro associata al consumo di legumi, confermando il loro ruolo nella prevenzione delle malattie. Anche dal punto di vista ambientale i legumi si ergono come un’alternativa sostenibile alle proteine animali. La loro produzione richiede notevolmente meno acqua rispetto alla carne, riducendo l’impatto ambientale legato alla gestione delle risorse idriche. Infatti, se per la produzione di un chilo di carne sono necessari circa 15 mila litri d’acqua, per lo stesso quantitativo di legumi ne basterebbero circa 400 litri. Inoltre, la longevità dei legumi è un vantaggio significativo nella lotta allo spreco alimentare (di cui abbiamo parlato proprio la settimana scorsa), in quanto possono essere conservati per lunghi periodi senza perdere le loro qualità nutrizionali. Questi vegetali svolgono inoltre un ruolo chiave nel ciclo agricolo, fissando l’azoto presente nell’aria nel terreno, riducendo la necessità di fertilizzanti aggiuntivi o pesticidi chimici, e mantenendo la fertilità del suolo. La coltivazione di legumi potrebbe anche rivelarsi strategica date le attuali circostanze climatiche, poiché l’aumento delle temperature renderebbe il territorio europeo più adeguato alla coltivazione di questi prodotti resistenti alla siccità.

Purtroppo, l’aumento generale della domanda di legumi degli ultimi anni non è stato causato da un aumento diretto del consumo di questi prodotti. Come afferma il WWF, è stato invece l’aumento del consumo di prodotti di origine animale, come carne, pesce e latticini, che ha determinato una maggiore domanda a livello globale di legumi come la soia, importante fonte di foraggio per gli animali da allevamento. Il caso emblematico della soia, importata principalmente come foraggio per animali, mostra le principali conseguenze causate dalla presenza di questo tipo di monocolture. Infatti, sebbene in Svizzera il 95% della soia importata sia prodotta in modo responsabile e non geneticamente modificata, questo tipo di agricoltura porta all’inquinamento del terreno, alla deforestazione e alla perdita di biodiversità.

Nel contesto svizzero, la crescente richiesta di alternative alla carne è evidente. Basti pensare che se nel 1985 in Svizzera venivano consumati circa 85 chilogrammi di carne per persona all’anno, nel 2022 il quantitativo è sceso a 66 chilogrammi (ourworldindata.org). Tuttavia, la domanda interna di prodotti alternativi supera l’offerta, e la conseguente dipendenza dalle importazioni è ancora grande. Pertanto, per incentivare la produzione locale di legumi, a partire dal 2023 la Confederazione svizzera ha introdotto un sostegno economico per i contadini che intraprendono la coltivazione di leguminose. Tuttavia, nonostante i benefici finanziari offerti, sono ancora pochi gli agricoltori che si lanciano in questo settore agricolo ancora di nicchia, indicando la necessità di un maggiore sostegno e consapevolezza. Un altro segnale positivo al riguardo è rappresentato dall’Associazione leguminose in Svizzera orientale e Liechtenstein, nata pochi anni fa, volta a favorire la collaborazione tra agricoltori che operano nel settore e promuovere lo scambio di conoscenze.

Come dimostrato da un recente studio dell’ETH e di Agroscope [1] (Keller et al., 2024) investire nella produzione locale di legumi non solo fornirebbe ai consumatori svizzeri un’opzione più sana e sostenibile, ma potrebbe anche ridurre la dipendenza da importazioni, migliorando la sicurezza alimentare e contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. L’opportunità è chiara, e ora è il momento di abbracciare la rivoluzione dei legumi in Svizzera per un futuro più sano e sostenibile per tutti.

Per maggiori informazioni, guarda questo video.

Prodotti light e versioni “normali”: un confronto

I prodotti light, letteralmente “leggeri”, si caratterizzano per un contenuto ridotto di grassi, zuccheri o altri ingredienti considerati poco sani se consumati in quantità eccessive. Più precisamente, questi prodotti devono avere un contenuto di calorie di almeno il 30% inferiore degli originali. Non è dunque sorprendente che questa tipologia di derrate alimentari riscontri molto interesse in una società in cui il problema dell’obesità e del sovrappeso è in crescita, con conseguenti ricadute sulla salute (malattie cardiovascolari, diabete etc).

Abbiamo operato un confronto fra questi prodotti e le versioni originali (o qualcosa di molto simile), verificando il contenuto di grassi e zuccheri, e dando un’occhiata anche al prezzo. Infine, con l’aiuto della dietista Diana Panizza Mathis, ci siamo soffermati su alcuni aspetti ai quali occorre fare attenzione quando si acquistano e consumano prodotti light, in particolare alcune “trappole psicologiche” da evitare.

Di seguito l’articolo completo, apparso nella Bds 1.24

Quei 600 franchi all’anno che farebbero comodo

Non è la prima volta che evidenziamo come in Svizzera circa un terzo del cibo prodotto venga sprecato lungo l’intera catena di produzione, dai campi alla lavorazione, dalla distribuzione commerciale fino alle tavole dei ristoranti o dei consumatori. Si parla di circa 330 kg per persona ogni anno. Questo spreco non solo rappresenta una quota significativa delle emissioni di gas serra legate all’alimentazione, responsabile complessivamente del 30% dell’intero inquinamento ambientale, ma comporta anche costi tangibili per i consumatori. Le conseguenze dello spreco alimentare vanno infatti oltre l’impatto ambientale, contribuendo inutilmente alla perdita di biodiversità, al consumo di risorse quali acqua, energia e terreno, alle emissioni causate dai trasporti, e all’uso di imballaggi e pesticidi dannosi. Lo spreco alimentare aumenta anche la domanda di cibo, contribuendo all’aumento globale dei prezzi dovuto alla crescente scarsità di terreno.

Noi consumatori, a causa di acquisti eccessivi o mal programmati, della conservazione errata degli alimenti e di una troppa rigidità rispetto alle date di scadenza, rappresentiamo il secondo fattore responsabile dello spreco alimentare (778mila tonnellate), subito dopo la fase di trasformazione. In termini di costi, ciò equivale a 600 CHF per persona all’anno.

Per far fronte ai problemi causati da questo fenomeno, il 6 aprile 2022 la Confederazione ha adottato un piano d’azione con l’obiettivo di dimezzare entro il 2030 gli sprechi alimentari. Fra i principali obiettivi vi sono: prolungare le date di scadenza, aumentare le donazioni di cibo invenduto e ottimizzare gli imballaggi.

In questo contesto, l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) ha incaricato l’Università di scienze applicate di Zurigo di elaborare delle linee guida per la consegna e la datazione di derrate alimentari al fine di ridurre gli sprechi. Grazie alle analisi effettuate, l’USAV ha fornito indicazioni su come distribuire correttamente e in modo sicuro cibo ai consumatori dopo la scadenza del termine minimo di conservazione (TMC) a condizione che sia ancora sicuro e di buona qualità.

A titolo illustrativo, i grossisti potrebbero togliere il prodotto dal frigorifero l’ultimo giorno di consumo, ri-etichettarlo, congelarlo, offrirlo a prezzo ridotto o donarlo a un’organizzazione caritatevole. Attuare questa pratica potrebbe contribuire a ridurre uno degli sprechi più impattanti che avviene a livello della grande distribuzione, ovvero la carne: secondo un’indagine della K-Tipp si parla specificamente di 5’000 tonnellate, equivalente al consumo annuale di 100’000 svizzeri, che le catene di distribuzione svizzere rimuovono dalla vendita quando si avvicina la data di scadenza, destinandola invece agli impianti di produzione di biogas. Secondo le linee guida, cibi adatti al congelamento con data di scadenza possono essere congelati fino al giorno della scadenza, prolungando così la loro durata di conservazione di 90 giorni (vedi scheda “Mangiare senza rischi dopo la data di scadenza”).

Anche noi consumatori possiamo contribuire a ridurre gli sprechi pianificando i nostri acquisti, consumando integralmente gli alimenti, gestendo gli scarti in modo sostenibile (compostaggio/umido) e preferendo l’acquisto diretto sul campo per evitare intermediari e la loro selettività negli standard di vendita.

Per approfondimenti e consigli pratici sul tema clicca QUI o QUI

Il nuovo metà prezzo PLUS: un passo avanti?

La maggioranza delle persone non vuole o non può permettersi l’abbonamento generale (AG). E si può capirle. Il costo è di 3995 franchi per un AG di seconda classe a livello svizzero (6520 franchi per la prima classe) e di 2062 franchi per un abbonamento annuale Arcobaleno valido per tutto il Ticino (prima classe: 3506 franchi). Per chi può permettersi, per via del luogo dove risiede e del lavoro che fa, di rinunciare completamente o quasi al veicolo privato, queste cifre rappresentano comunque un notevole risparmio. Infatti, se si considerano tutte le spese dirette o indirette che un’automobile comporta nel corso di un anno “medio”, esse sono ben superiori. Il costo di questi AG è tuttavia troppo elevato per chiunque utilizzi i mezzi pubblici in maniera occasionale.

La principale alternativa è rappresentata dall’abbonamento metà prezzo FFS (190 franchi il primo anno, 170 dal secondo). Questo abbonamento comporta però comunque la necessità di continuare a pagare la metà dei propri biglietti di treno. E fra l’altro, il costo del metà prezzo è aumentato più volte negli ultimi anni (anche a dicembre 2023, un aumento di 5 franchi da 185 a 190 franchi). Il metà prezzo PLUS viene presentato dall’Alleanza Swisspass come una “terza via”, a metà strada fra metà prezzo normale e AG. Vediamone il funzionamento.

Il metà prezzo PLUS consente maggiore flessibilità
Il funzionamento del nuovo abbonamento è il seguente: pagando una somma a propria scelta fra 800, 1500 o 2100 franchi, si ricevono dei crediti che possono essere utilizzati per acquistare biglietti. L’ammontare dei crediti corrisponde a quanto versato più un bonus aggiuntivo. Chi versa 800 franchi, riceve 1000 crediti. Chi versa 1500, ne riceve 2000. E chi versa 2100, ne riceve 3000. Vi sono poi delle cifre più vantaggiose per gli under 25.

L’abbonamento ha scadenza annuale. Al termine dell’anno, se sono stati spesi meno soldi di quelli versati, la differenza viene restituita. Non viene ovviamente restituito il bonus, ma unicamente quanto si è effettivamente versato. Il bonus può essere speso per acquistare biglietti, ma non incassato sotto forma di franchi, e questo ci pare sacrosanto (altrimenti il nuovo metà prezzo FFS diventerebbe come un investimento in borsa…). Da notare che conviene sicuramente acquistare comunque anche l’abbonamento metà prezzo normale. Infatti in caso contrario si pagherebbero i biglietti a prezzo pieno, seppur col bonus. Quindi, bisogna aggiungere il costo del metà prezzo normale a quello del “plus” (come detto in precedenza, 190 franchi il primo anno e 170 dal secondo). Il che fa lievitare ulteriormente il costo.

Cosa ne pensa l’ACSI?
Secondo noi, questa proposta è un passo avanti, e può essere valida per alcune persone. Tuttavia, non ci soddisfa. Il motivo è molto semplice: manca una fascia “bassa”. Il prezzo della versione più economica è comunque di 800 franchi, ai quali vanno aggiunti 190 franchi (o 170, se già lo si possiede) dell’abbonamento metà prezzo. Praticamente, bisogna sborsare quasi 1000 franchi. Il tutto per ottenere un vantaggio di “soli” 200 franchi. Ad essere più vantaggiose sono infatti le versioni più care, che consentono bonus ben maggiori (di 500 e 900 franchi rispettivamente). Ma siamo sempre lì: queste sono proposte adatte ad utenti assidui dei mezzi pubblici. L’utente occasionale non metterà mai sul piatto cifre simili. E la versione da 800 franchi (+190/170), rimane comunque troppo cara e dà un vantaggio modesto. Anche perché non consente di acquistare due tipologie di biglietti molto apprezzate: le carte giornaliere dei Comuni (quelle normali, sì) e le carte per più corse.

Quindi, in conclusione, seppure questi abbonamenti siano un’alternativa che può fare comodo, a nostro modo di vedere non risolvono il problema degli utenti occasionali dei mezzi pubblici, per i quali sarebbe servita una proposta di alcune centinaia di franchi più bassa: magari con un bonus più contenuto, ma perlomeno più accessibile. Inoltre, a maggior ragione visto che l’abbonamento si chiama “metà prezzo PLUS”, sarebbe stato il caso di includere il costo dell’abbonamento metà prezzo. È un po’ un controsenso acquistare un abbonamento che si chiama “metà prezzo PLUS”, e doverne poi acquistare un altro a parte che si chiama “metà prezzo”. Temiamo che questo genererà confusione. Un ultimo appunto consiste nella complessità del meccanismo, che dal nostro osservatorio possiamo definire eccessiva per molti utenti e che sicuramente scoraggerà alcune persone dall’interessarsi a questo abbonamento. Sarebbe servito qualcosa di più semplice ed immediato da capire.

Scatta l’aumento dell’IVA: l’ACSI monitora con Mister Prezzi

Con l’approvazione del popolo svizzero espressa in votazione nel 2022, l’IVA è passata dal 7,7% all’8,1% lo scorso 1° gennaio. L’aliquota ridotta passa invece dal 2,5% al 2,6%, mentre l’aliquota speciale per il settore alberghiero dal 3,7% al 3,8%. Per quanto concerne l’aliquota normale, l’aumento corrisponde a 4 centesimi ogni 10 franchi spesi. Sull’arco di un anno, questo comporterà costi aggiuntivi nell’ordine delle centinaia di franchi per un’economia domestica. Insieme ad altri rincari, fra i quali i costi delle bollette energetiche ma soprattutto i premi di cassa malati, anche l’aumento dell’IVA contribuirà a mantenere il trend di erosione del potere d’acquisto. Naturalmente, ad essere toccate saranno soprattutto le fasce di reddito medio-basse: visto che si tratta di aumenti “piatti”, uguali per tutti, chi è più benestante sarà poco toccato.

L’ACSI monitorerà per vedere chi se ne approfitta
Alcune aziende e commercianti hanno dichiarato che almeno per il momento assorbiranno il colpo, senza rimbalzare l’aumento dell’IVA sui consumatori. Altre hanno invece affermato che farlo sarebbe impossibile. Indipendentemente dalle scelte individuali dei commercianti, quello che l’ACSI cercherà di monitorare è se con la scusa dell’aumento dell’IVA, ci sarà chi opererà aumenti ben superiori allo 0,4%. Per farlo, è possibile anche utilizzare un calcolatore reso disponibile sul sito della Sorveglianza dei prezzi.

IVA ridotta per l’igiene femminile
A vedere l’IVA ridursi saranno invece gli articoli per l’igiene femminile. Questi ultimi infatti passeranno sotto l’aliquota ridotta del 2,6%. Sarà interessante vedere se alcuni venditori anziché ridurre i prezzi ne approfitteranno per incrementare il proprio margine mantenendo il prezzo di questi prodotti invariato.

In generale, per vedere il reale impatto dell’aumento dell’IVA occorrerà probabilmente lasciar passare qualche mese.

Lamentele dei consumatori 2023: le “clausole inflazione” il tema dell’anno

In totale le tre organizzazioni hanno ricevuto 17’675 reclami da gennaio a novembre del 2023. Di seguito vediamo le tre categorie più “calde”:

1° rango: le “clausole inflazione” delle compagnie di telecomunicazioni
Oltre ad altri problemi che riguardano già da anni il settore delle telecomunicazioni (per esempio, il fatto che venga reso difficile ai consumatori dare la disdetta, costringendoli in alcuni casi a farlo al telefono e dovendo sorbirsi lunghe attese in linea), si è aggiunto nel 2023 quello delle clausole inflazione. Un nostro sondaggio ha mostrato tutta l’indignazione delle consumatrici e dei consumatori di fronte a queste clausole. Le compagnie possono ora infatti applicare aumenti di prezzo in base all’andamento dell’Indice nazionale dei prezzi al consumo anche mentre i loro clienti si trovano bloccati dalla durata minima contrattuale. Normalmente, questo dovrebbe dare diritto ad una disdetta anticipata, cosa che invece le “clausole inflazione” escludono.

2° rango: controversie contrattuali (garanzia, ritardi e altro)
Le dispute legate ai contratti sottoscritti dai consumatori sono state numerose anche nel 2023. Il commercio online si distingue sempre con numerosi casi di merci che arrivano con enormi ritardi, o che non arrivano affatto. Inoltre, in caso di difetti o problemi, il rispetto del diritto alla garanzia spesso non viene garantito. Fare valere i propri diritti nel caso di acquisti online può rivelarsi parecchio complicato e costoso.

3° rango: abbonamenti abusivi e greenwashing
Molti consumatori si trovano loro malgrado invischiati in abbonamenti che non volevano sottoscrivere, che pensavano essere gratuiti o dai quali fanno fatica a dissociarsi, soprattutto online. Numerose anche le segnalazioni relative a casi di greenwashing, con aziende che fanno grandi proclami sulla propria sensibilità ambientale che si rivelano però fuorvianti o privi di fondamento.

Di seguito il documento completo:

Osservatorio del sale, ben pochi miglioramenti

l consumo di sale continua ad essere troppo elevato in Svizzera. Non significa che tutti debbano ridurne l’apporto, e naturalmente non va eliminato. Però i 5 grammi al giorno raccomandati dall’OMS sono ampiamente superati dalla maggioranza dei consumatori svizzeri. Uno studio del 2018 della Berner Fachhochschule stimava che gli svizzeri consumassero infatti circa 9,5 grammi di sale al giorno. Il grosso di questo sale, proviene da alimenti lavorati (si stima circa il 75%). E in molti di questi alimenti, non si immagina che ci possa essere sale. Come per esempio, i cibi dolci; allo stesso modo la maggioranza delle persone non si aspetta di trovare zucchero nei cibi salati. In realtà, avvengono entrambe le cose.

Dopo 15 anni, pochi risultati
Nel 2008, la Confederazione ha lanciato un programma volto a ridurre il consumo di sale in Svizzera. Il procedimento è abbastanza “tipico” dell’approccio che si adotta generalmente in Svizzera: chiede- re all’industria di ridurre il tasso di sale nei prodotti su base volontaria. Come spesso accade con questo approccio, i progressi sono nel migliore dei casi lenti e minimi, se non del tutto assenti. È quello che l’ACSI ha riscontrato in occasione di ampi rilevamenti effettuati nel 2012 e nel 2018: alcuni prodotti contenevano effettivamente meno sale, altri ne contenevano di più, per un risultato complessivo sostanzialmente nullo per l’alimentazione e la salute dei consumatori elvetici.

A distanza di alcuni anni dall’ultimo Osservatorio effettuato nel 2018, abbiamo deciso di fare un piccolo rilevamento focalizzandoci soltanto su un ristretto campione di prodotti, tanto per tastare il polso della situazione. Abbiamo così controllato il quantitativo di sale presente in quattro categorie di prodotti: corn flakes, pane semibianco, pizze precotte al prosciutto e sughi al pomodoro. Abbiamo preso degli esempi di prodotti appartenenti a queste quattro categorie presso Aldi, Coop, Denner, Lidl, Manor e Migros. Laddove possibile, abbiamo cercato gli stessi identici prodotti che avevamo controllato nel 2018, per valutare le eventuali variazioni nel contenuto di sale in questi prodotti. Questo non è sempre stato possibile, perché alcuni di questi prodotti non esistono più, o comunque non siamo riusciti a reperirli in occasione delle nostre visite nei negozi.

Abbiamo scelto queste quattro categorie perché ci sono sembrate pertinenti per vari motivi. Il pane e i sughi al pomodoro sono prodotti di uso molto comune, e soprattutto nel caso del pane, prodotti che danno un apporto considerevole di sale. Volevamo includere almeno una categoria di prodotti surgelati, e la scelta è ricaduta sulle pizze. Infine, i corn flakes sono un buon esempio di un tipo di prodotto nel quale non ci si aspetta di trovare un quantitativo rilevante di sale.

Di seguito l’articolo completo, tratto dalla Borsa della spesa numero 8 del 2023.

Abbassamento franchigia sull’IVA: l’ACSI dice no

L’ACSI ha sempre promosso un consumo responsabile, con attenzione agli spostamenti, alla freschezza dei prodotti e all’impatto sociale e ambientale delle nostre scelte. Il contesto dimostra però che i consumatori svizzeri pagano prezzi più elevati anche per prodotti identici rispetto ai loro omologhi dei paesi confinanti. Per questo motivo è comprensibile che alcuni consumatori decidano di fare una parte dei loro acquisti all’estero (nel caso del Ticino, in Italia). Ricordiamo del resto che ci troviamo in un periodo inflazionistico e che i premi di cassa malati continuano a salire vertiginosamente. Anziché cercare di costringere i consumatori ad acquistare prodotti più cari “con la forza”, i distributori attivi nel nostro paese dovrebbero ridurre i propri margini di guadagno (più elevati dei loro omologhi esteri) e rendere i propri prezzi più competitivi. Alcuni del resto lo stanno già facendo, dimostrando che è possibile.

L’abbassamento della franchigia sull’IVA comporterebbe inoltre oneri burocratici e costi tanto per il personale delle dogane quanto per le consumatrici ed i consumatori, su importi tutto sommato piccoli. Sarà del resto possibile per chi lo vorrà aggirare la misura restando sotto i 150 franchi di spesa ed andando più spesso oltre frontiera, con conseguente aumento del traffico, l’ultima cosa di cui la nostra regione ha bisogno.

Insomma, questa proposta, voluta dal Parlamento e alla quale si era opposto anche il Consiglio federale, creerà unicamente problemi e ha come unico scopo quello di accomodare le richieste dei distributori svizzeri, che hanno fatto sentire tutto il loro peso in Parlamento.

I nostri colleghi della Konsumentenschutz hanno lanciato una petizione contro questa modifica, che è previsto entri in vigore già dal 1° gennaio 2025.

Black Friday: tutte le insidie a cui prestare attenzione

I nostri colleghi francesi di UFC- Que choisir hanno documentato spesso, negli anni, numerose truffe che avvengono durante il “venerdì nero”: prodotti che a una prima impressione sembrerebbero essere scontati mentre in realtà non lo sono. Di seguito un breve pro memoria per il consumatore.

Offerte ingannevoli – Molte aziende utilizzano il Black Friday come un’opportunità per spingere i consumatori all’acquisto impulsivo, promettendo sconti che sembrano fin troppo allettanti per essere veri. Tuttavia, è importante essere consapevoli del fatto che alcuni rivenditori aumentano i prezzi prima di questo periodo per poi ridurli artificialmente durante questa settimana.

Gli acquisti inutili – Se hai bisogno di qualcosa, e lo trovi scontato, ben venga. Se invece vedi uno sconto, e in quel momento decidi improvvisamente di volere quel prodotto: presta attenzione. Gli sconti servono proprio a farci spendere per cose che altrimenti non compreremmo e delle quali non abbiamo veramente bisogno. Quanti di voi si sono già pentiti per un acquisto fatto in periodo di saldi?

Fretta? Una cattiva consigliera – Non farti mettere fretta “perché́ poi finisce lo sconto”. Di sconti ce ne saranno altri. Se non si è convinti di un acquisto, meglio prendersi il tempo per riflettere. Di offerte come quelle del Black Friday se ne trovano anche in altri momenti dell’anno.

L’impatto ambientale – Queste giornate spesso incoraggiano uno spirito consumistico eccessivo, con conseguenze dirette sull’ambiente. La produzione su larga scala per soddisfare la domanda di prodotti scontati può generare un aumento dei rifiuti e dell’inquinamento. In un’epoca in cui la sostenibilità è al centro delle preoccupazioni globali, è importante riflettere sulle conseguenze delle nostre scelte di acquisto.

Le alternative – In risposta al consumismo e agli impatti negativi del Black Friday, alcune aziende stanno cercando alternative più sostenibili. Iniziative come il “Green Friday” promuovono lo shopping consapevole, incoraggiando i consumatori a riflettere sulle loro scelte di acquisto e a privilegiare prodotti sostenibili e di qualità.

Alternative vegane allo yogurt, un confronto con gli “originali”

Sugli scaffali dei supermercati, o forse in questo caso dovremmo dire nei frigoriferi, è ormai disponibile una discreta quantità di alternative vegane allo yogurt. Naturalmente, la disponibilità di questi prodotti varia da un negozio all’altro, ed è più facile reperirne una buona varietà nelle filiali più grandi. Anziché essere a base di latte, questi prodotti possono essere a base di soia, cocco, anacardio, mandorla, lupino, riso o altro. Ma non tutte queste varianti possono es- sere reperite in un normale supermercato.

A cosa è dovuto l’aumento di questi prodotti? Curiosità? Moda? Rispondono ad un bisogno di prodotti alternativi a quelli tradizionali? Danno l’idea di essere più sani? O ancora si tratta invece di acquistare prodotti con un minor impatto ambientale?

Quel che è certo, è che con l’ampliarsi della scelta di prodotti nei supermercati le consumatrici ed i consumatori rischiano di trovarsi un po’ smarrite/i quando si trovano di fronte al frigorifero del negozio. E in molti casi prodotti che all’apparenza sembrano identici o comunque simili, possono in realtà contenere ingredienti molto diversi. In questo senso viene anche da chiedersi se tutti coloro che acquistano sostituti vegani dello yogurt lo facciano consapevolmente o se invece in maniera un po’ casuale.

Da notare che volendo si potrebbe ovviamente ampliare il discorso a molti altri prodotti “simili” come budini o crème fraîche. Anche in quel caso esistono numerose alternative vegane.

In questo breve approfondimento, non ci chineremo sulla questione dell’impatto ambientale dei prodotti a base di latte rispetto a quelli a base di soia, cocco o altro. Si tratta di un tema indubbiamente interessante, ma che meriterebbe un articolo a sé stante. Per lo stesso motivo, non parleremo in questa occasione della differente provenienza degli ingredienti che si trovano all’interno di questi alimenti.

Lo scopo in questo caso è infatti piuttosto un confronto dal punto di vista nutrizionale.

Di seguito l’articolo completo:

Mese della riparazione 2023: oltre 1500 oggetti riparati

Coloro che tengono d’occhio gli appuntamenti Caffè riparazione, si saranno accorti che nell’ultimo paio di mesi tanto nella Svizzera italiana quanto nel resto del paese si è svolto un grande numero di questi eventi.

Rinnovo di repair-cafe.ch: più semplice da utilizzare e nuovo design
In occasione del mese della riparazione, il sito repair-cafe.ch è stato modernizzato. L’obiettivo a lungo termine è quello di rendere più facile per i singoli team di Repair Café gestire e presentare le loro proposte. Il sito web è gestito congiuntamente dalle tre organizzazioni svizzere per la tutela dei consumatori (ACSI, Konsumentenschutz, FRC). Le tre organizzazioni sostengono il movimento della riparazione nelle rispettive regioni del paese con vari servizi e coordinano le attività.

Il movimento Repair Café dimostra che la società dell’usa e getta è finita
I Caffè riparazione sono eventi in cui i visitatori possono riparare gratuitamente i prodotti difettosi con l’aiuto di professionisti della riparazione, talvolta volontari. Questi eventi offrono l’opportunità di fare qualcosa di concreto contro lo spreco delle risorse e le crescenti montagne di rifiuti nella nostra economia dell’usa e getta. Inoltre, riparare fa bene anche al borsellino. I Repair Café stanno prendendo sempre più piede in tutto il mondo e anche in Svizzera: ad oggi, nel nostro paese ne sono stati fondati più di 210. Questo numero elevato dimostra che la popolazione ha bisogno di un accesso più facile alla riparazione.

Prodotti per bambini sempre pieni di zucchero

Alcuni esempi citati dalla Konsumentenschutz includono un vasetto di muesli alla frutta da 220 grammi che ne contiene 27,5 di zucchero (7 zollette) consigliato già dagli 8 mesi di età, una spremuta che contiene 14 grammi di zucchero ogni 100 grammi di prodotto (un contenuto superiore a quello di bevande come la Coca Cola) o ancora dei biscotti composti per il 20-25% da zucchero e promossi come adatti dai 6 mesi di età. Una barretta alla frutta presa in esame è invece composta per il 46% da zucchero, e un tè al finocchio di Mamia ha un contenuto di zucchero pari al 91%.

Molti di questi prodotti vengono fra l’altro promossi con una miriade di affermazioni legate all’ecologia e alla sostenibilità. Peccato però che il loro contenuto di zuccheri sia ampiamente superiore alle raccomandazioni dell’OMS. I più piccoli consumando questi prodotti si abituano a gusti molto dolci, e questo può avere conseguenze nell’età adulta, durante la quale potrebbero essere confrontati a problemi come l’obesità.

Le organizzazioni dei consumatori chiedono da tempo che gli alimenti possano essere pubblicizzati con imballaggi e marketing rivolti ai bambini unicamente se contengono ingredienti bilanciati secondo le raccomandazioni dell’OMS. Inoltre le affermazioni relative alla salute dovrebbero essere permesse unicamente sugli imballaggi di prodotti effettivamente bilanciati, per evitare che i consumatori vengano tratti in inganno dal marketing e ritengano sani prodotti che in realtà non lo sono. Il Nutri-Score andrebbe promosso e utilizzato su più prodotti possibili, anziché venire osteggiato da molti attori della filiera agroalimentare come attualmente avviene. È importante infine ricordare che i bambini, soprattutto se di pochi mesi o anni di età, non hanno modo di decidere autonomamente cosa mangiare o bere, e servono quindi delle regole per tutelarli.

Il Nutri-Score sta dando fastidio perché funziona!

L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) sta curando la progressiva (e lenta) diffusione su base volontaria dell’etichetta Nutri-Score in Svizzera. Ma c’è chi fa di tutto per mettersi di traverso. E questo malgrado il Nutri-Score non faccia altro che rispondere ad un problema di salute pubblica, promuovendo la trasparenza e l’informazione dei consumatori. E lo fa fin troppo bene: è per questo che da così fastidio. Ne abbiamo parlato nella Bds 5, in uscita nei prossimi giorni.

L’abbuffata al cinema: l’inchiesta ACSI dalla Bds 3.23

Nelle sale cinematografiche il consumo di bevande zuccherate, pop corn, gelati e altri dolciumi è una costante. In particolare proprio da parte di bambini e ragazzi. Attratti dalla pubblicità, ingeriscono grandi quantità di zuccheri, grassi e sale. Alcuni genitori sono andati con i propri figli a visitare le principali sale ticinesi per conto dell’ACSI, sulla falsariga dell’inchiesta svolta dai colleghi romandi della FRC nelle sale della Svizzera francese. I risultati mostrano alcune similitudini, ma anche delle differenze rispetto ai risultati dell’inchiesta d’oltralpe.

In allegato l’inchiesta completa.

Posta: nuovi aumenti in arrivo

Dopo intense trattative con Mister Prezzi, sia la Posta che l’Alleanza Swisspass che raggruppa le aziende dei trasporti pubblici hanno reso noti gli aumenti per il prossimo anno.

Per quanto riguarda la Posta, ci sarà un aumento di 10 centesimi per l’invio di lettere di Posta A e B. I pacchi priority ed economy vedranno dal canto loro un aumento di 1 franco e 50. Nel complesso, l’azienda prevede che nei prossimi anni continueranno a crescere i costi logistici legati alla tendenza di lungo periodo all’aumento dei pacchi (che richiedono maggiori costi per essere gestiti rispetto alle lettere) ma soprattutto prevede il continuare delle pressioni inflazionistiche (costi energetici, dei materiali, dei trasporti e aumenti dei salari). Tuttavia, grazie all’intervento di Mister Prezzi, solo una parte di questi costi sarà rimbalzata sui consumatori. La Posta ha infatti ridotto gli aumenti di prezzo di circa 70 milioni rispetto a quanto inizialmente pianificato. Secondo il sorvegliante dei prezzi, si tratta di un cambiamento significativo, che comporterà per la Posta la necessità di assorbire internamente una parte importante degli aumenti.

L’Alleanza Swisspass, dal canto suo, ha già annunciato gli aumenti dei prezzi dei trasporti pubblici che diventeranno effettivi dal prossimo 10 dicembre. Dopo trattative con l’ufficio di Mister Prezzi, alcuni aumenti sono stati mitigati. In particolare il costo dell’abbonamento generale di seconda classe aumenterà del 3,5%, anziché del 5,7% come deciso in precedenza.

In entrambi i casi si mostra l’importanza della presenza dell’ufficio della sorveglianza dei prezzi in periodi inflazionistici. Fortemente voluto e sostenuto dalle associazioni dei consumatori come l’ACSI, questo attore continua a svolgere una funzione fondamentale, in un momento in cui l’inflazione si fa sentire colpendo i consumatori da tutte le direzioni, con gli incrementi previsti per i premi di cassa malati, per i costi dell’elettricità e con i continui rincari dei beni di prima necessità nei supermercati.

Elettricità sempre più cara, ma quando è giustificato?

Dopo un aumento medio del 27% fra il 2022 e il 2023, ne seguirà un altro che al momento viene stimato in un +12% fra il 2023 e il 2024. Il prezzo dell’energia elettrica continua dunque la sua cospicua ascesa. A fronte di una situazione a macchia di leopardo, con massicce differenze regionali, l’ACSI continua a chiedere che venga fatta maggior luce sui meccanismi dietro a questi aumenti e che la Elcom verifichi effettivamente quali sono giustificati i quali no.

I profitti realizzati da alcune aziende elettriche non possono avvenire sulle spalle dei consumatori, che sono impotenti di fronte alla scelta del proprio fornitore: a seconda del comune di residenza, devono adattarsi. Ivan Campari dell’ACSI ne ha parlato negli scorsi giorni in un intervista a LaRegione.

Proprio il tema dei prezzi dell’energia elettrica è del resto stato approfondito in uno degli ultimi numeri de La borsa della spesa.

Diritto alla garanzia: buone notizie dal Consiglio federale

Nel comunicato del Consiglio federale, si legge in particolare che la legislazione vigente è superata, non tutela il consumatore, che spesso è in balia della benevolenza di chi vende. Occorre dunque modificare il Codice delle obbligazioni. Cogliamo l’occasione per ricordare le nostre rivendicazioni principali a favore delle consumatrici e dei consumatori:

1). L’inversione dell’onere della prova. Come già avviene nell’UE da tempo, deve essere il venditore a dimostrare che un prodotto era privo di difetti al momento dell’acquisto. Attualmente, è il consumatore a dover dimostrare che la colpa è del venditore. Il che, nel concreto, è difficile e oneroso da fare. In molti casi, praticamente impossibile. Questo stato di cose costringe spesso e volentieri i consumatori a prendersi la colpa di prodotti difettati.

2). La garanzia non deve poter essere esclusa. Attualmente, la garanzia può essere esclusa dal venditore. Questo stato di cose deve cessare.

3). Aumento della durata della garanzia legale da 2 a 5 anni. L’ACSI sostiene l’innalzamento della durata della garanzia da 2 a 5 anni. Questo è già realtà in svariati paesi, con buoni riscontri. Le aziende produttrici vengono così stimolate a proporre prodotti più duraturi e di miglior qualità, a vantaggio dell’ambiente e del portafoglio dei consumatori. L’ACSI viene frequentemente contattata da consumatori che si ritrovano confrontati a problemi proprio poco tempo dopo la scadenza dei 2 anni di garanzia.

Finti sconti e condanna a Conforama: speriamo qualcosa cambi

Da un lato, la solita multa dall’importo contenuto: 5000 franchi per violazione della Legge contro la concorrenza sleale così come dell’Ordinanza federale sull’indicazione dei prezzi. Lo abbiamo già detto più e più volte: queste sanzioni di piccola entità non possono scoraggiare queste grosse catene dal praticare finti sconti ed altre pratiche commerciali scorrette.

Però questa volta, oltre alla multa (e alle spese processuali, 11’000 franchi a carico di Conforama), dovrà essere versato un risarcimento alla collettività di 1,5 milioni di franchi. Non si erano mai viste cifre simili in Svizzera per sentenze su questo tema.

Conforama ha del resto continuato a praticare i finti sconti in contemporanea allo svolgimento del procedimento giudiziario, dimostrando così tutta la sua indifferenza di fronte ad eventuali sanzioni.

Questa sentenza è un punto di svolta? Ci piacerebbe pensarlo. Ma la realtà è che, per ora, occorre essere prudenti. Innanzitutto, a fare la differenza è stato il risarcimento: la multa anche in questo caso era contenuta. Inoltre per arrivare a questo risultato sono serviti 4 anni e il coinvolgimento, con grande dispendio di risorse, della FRC oltre che del Ministero pubblico vodese. E c’è da fare i conti con un probabile appello. L’ACSI si augura comunque che questa sentenza porti ad un maggiore rispetto dei consumatori, troppo spesso presi per il naso da offerte fasulle o fuorvianti.

Il Consiglio degli Stati ostacola la trasparenza nutrizionale

Il voto della Camera alta ha quale obiettivo quello di frenare la possibilità di apporre questo indicatore sulle confezioni degli alimenti. Numerose indagini hanno tuttavia dimostrato che i consumatori sono favorevoli al Nutri-Score perché fornisce informazioni più chiare – e quindi più trasparenti – sulla qualità nutrizionale dei prodotti lavorati. Contribuisce inoltre a influenzare positivamente l’alimentazione e la salute delle persone, facilitando scelte più sane grazie a un’etichettatura di immediata comprensione.

In Svizzera, il 42% degli adulti e il 15% dei bambini e degli adolescenti sono in sovrappeso o obesi. Le cause principali sono il consumo eccessivo di zuccheri, sale e grassi. Il rischio di sviluppare, negli anni, una malattia come il diabete o patologie cardiovascolari è elevato. Etichettare in modo semplice il valore nutrizionale di un prodotto è una misura di salute pubblica, con l’obiettivo di arginare l’esplosione di queste malattie e l’aumento dei costi sanitari.

Sviluppato da un comitato scientifico indipendente e quindi libero da qualsiasi influenza commerciale, il Nutri-Score si è affermato come strumento di riferimento anche grazie alle battaglie attuate, negli anni, dalle associazioni dei consumatori svizzere ed europee. La maggioranza dei paesi dell’Europa occidentale spinge per una sua maggiore diffusione. È inoltre sostenuto dalle autorità svizzere ed è stato volontariamente adottato da numerose aziende attive nel nostro paese come Migros, Aldi e Nestlé.

Il Nutri-Score in breve
Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura volontario per gli alimenti lavorati e pre-imballati. In Svizzera, la sua applicazione è gestita dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV). Un comitato internazionale può modificare la formula in funzione delle nuove conoscenze scientifiche per una maggiore efficacia sulla salute dei consumatori, indipendentemente dagli interessi economici e politici.

Per maggiori informazioni: Nutri-Score, l’essenziale in breve – ACSI

L’ACSI dice no alle nuove “clausole inflazione” delle compagnie di telecomunicazioni

A marzo Swisscom ha introdotto una “clausola inflazione” nelle sue condizioni generali di contratto. Una modifica che consentirà a Swisscom di aumentare il prezzo dei suoi abbonamenti a partire dal mese di giugno 2023 sulla base dell’indice dei prezzi al consumo (IPC).

Nella prima settimana di maggio, è stata la volta di Sunrise. Oltre ad aver annunciato un aumento del 4% dei suoi abbonamenti dal 1° luglio 2023, la compagnia ha introdotto una clausola simile a quella di Swisscom.

Per quanto riguarda Salt, secondo le condizioni generali sottoscritte nell’ottobre del 2022, sarebbero possibili aumenti su alcuni contratti da febbraio 2024.

L’ACSI critica duramente questa nuova prassi attraverso la quale i fornitori di servizi di telecomunicazioni, di fatto, scaricano i rischi legati all’inflazione sui consumatori, già in difficoltà a causa dell’aumento dei prezzi e della perdita di potere d’acquisto. Da un punto di vista giuridico il prezzo è un elemento essenziale di un contratto. L’ACSI contesta il fatto che il prezzo possa essere modificato unilateralmente nel corso della durata contrattuale senza possibilità di disdetta.

In virtù di questo sviluppo, l’ACSI consiglia fin da subito ai consumatori di non sottoscrivere contratti dalla durata troppo lunga.

Abbonamenti telefonici: in futuro aumenti senza possibilità di disdetta

In caso di disdetta, i clienti Sunrise dovranno darne comunicazione entro il 30 giugno 2023. Se non lo faranno, acconsentiranno tacitamente alle nuove normative. Per i consumatori non sarà possibile sfuggire a questo vincolo passando a un concorrente: Swisscom e Salt si riservano a loro volta – nelle loro condizioni generali di contratto – il diritto di aumentare i prezzi degli abbonamenti a causa dell’inflazione senza possibilità di disdetta.

L’ACSI critica questa decisione attraverso la quale i fornitori di servizi di telecomunicazioni, di fatto, scaricano i rischi di inflazione sui consumatori. Ricordiamo in tal proposito che oltre al prezzo, i consumatori che intendono cambiare fornitore dovrebbero considerare anche l’eventuale durata minima del contratto, la qualità del servizio clienti, la copertura di rete e le tariffe di roaming o il credito di roaming inclusi nell’abbonamento.

In virtù di questo sviluppo, l’ACSI consiglia ai consumatori di non sottoscrivere contratti dalla durata troppo lunga.

Bisogna diminuire nettamente lo zucchero nell’alimentazione

Secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) non si dovrebbe consumare più di 50g al giorno di zuccheri, anzi, l’ideale è una media quotidiana inferiore a 25g. Bambini e ragazzi ne dovrebbero consumare ancora meno, e nessun zucchero aggiunto dovrebbe essere consumato dai piccoli fino a 3 anni di età. Ma in Svizzera il consumo pro capite di zuccheri è ben oltre queste cifre. Gli inviti alle aziende e ai produttori affinché riducano il contenuto di zuccheri aggiunti nelle bibite e nei cibi pronti non hanno ottenuto finora risultati significativi, occorre fare molto di più.

In Svizzera più di 2,2 milioni di persone soffrono di malattie croniche non trasmissibili quali l’obesità, il diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e neurovegetative, tumori, senza contare le carie dentarie. Queste malattie causano circa l’80% all’anno dei costi diretti totali della sanità, ossia circa 52 miliardi di franchi. In tutto ciò la nostra alimentazione ha una grande influenza poiché un consumo eccessivo di zuccheri aumenta il rischio di sviluppare diverse patologie. Ridurne il consumo, soprattutto tra i bambini e gli adolescenti, ha dunque un grande potenziale nella prevenzione delle malattie non trasmissibili, così come anche sulla riduzione dei costi sanitari. È partendo da queste considerazioni che l’Alleanza nazionale alimentazione e salute e i partner di MAYbe Less Sugar, hanno lanciato un appello a politici, autorità, responsabili dell’educazione, a enti e tutti coloro che con le loro decisioni o azioni possono influenzare in modo importante questo stato di cose.

L’appello chiede in primo luogo una maggiore protezione dei bambini. In particolare: che non vi siano zuccheri aggiunti negli alimenti e nelle tisane per bébé e che il tenore di zuccheri nelle derrate alimentari dei bambini sia limitato; che non vi siano edulcoranti negli alimenti destinati ai piccoli; che le bibite zuccherate siano bandite da scuole e asili e sia limitata l’offerta di dessert zuccherati; e infine che i prodotti molto zuccherati destinati ai bambini non possano essere pubblicizzati (al riguardo vedi i risultati dell’inchiesta pubblicata sulla Bds 4.22).

Le bibite zuccherate e i dolciumi forniscono la maggior parte dello zucchero consumato in Svizzera (rispettivamente il 38 e il 48%). Ecco perché nell’appello, oltre all’introduzione di una limitazione del tenore di zucchero nei prodotti finiti, si chiede l’introduzione di una tassa progressiva per le industrie che producono bibite con zuccheri aggiunti ed edulcoranti artificiali, in modo che le incitino a ridurne il tenore. E in quest’ambito si chiede anche il divieto generale di azioni e promozioni sui prezzi delle bibite zuccherate.

Affinché i consumatori possano acquistare consapevolmente è importante che dispongano di tutte le informazioni necessarie per poterlo fare, meglio ancora se tramite una dichiarazione nutrizionale semplice e comprensibile come quella del Nutri-Score: si invita pertanto a introdurre questa dichiarazione a livello nazionale. Nel contempo si chiede anche che nessun prodotto contenente zuccheri aggiunti possa riportare sulla confezione riferimenti salutistici.

Tra le richieste non vi sono però solo limitazioni e divieti: si invita infatti anche a promuovere l’accesso agli alimenti salutari, come frutta e verdura, e ai cibi non ultralavorati.

Come detto, l’appello non si rivolge direttamente ai consumatori, ma è importante che anche loro ne siano consapevoli affinché possano fare delle scelte responsabili.

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Caffè riparazione: in arrivo un denso mese di maggio

I primi due appuntamenti sono previsti sabato 6 maggio. Dalle 11.00 alle 17.00 in occasione del Mercatino dell’usato di Pregassona, che si svolgerà come sempre presso il Capannone di Pregassona in via Ceresio 25 a Lugano; inoltre, dalle 11.00 alle 15.00 in occasione della Giornata dell’ambiente a Montagnola.

Segue un altro caffè riparazione il sabato successivo (13 maggio), presso l’Oggettoteca di Massagno, in via San Gottardo 77 a Massagno, dalle 09.00 alle 13.00. Un’occasione per scoprire anche questa iniziativa.

Venerdì 19 maggio sarà invece possibile far riparare i propri oggetti al Mercato del venerdì di Chiasso, in Corso San Gottardo, sempre dalle 09.00 alle 13.00.

Un’ulteriore occasione sarà poi il caffè riparazione di martedì 23 maggio presso lo Spazio Elle in Piazza G. Pedrazzini 12 a Locarno, dalle 13.00 alle 17.00.

Ai trasporti pubblici servirebbero prezzi più competitivi

A partire dal 10 dicembre 2023 i prezzi dei trasporti pubblici aumenteranno in media del 4,3% in Svizzera. Nel comunicare il rincaro, l’Alleanza Swisspass si è giustificata sottolineando, fra le altre cose, che la Confederazione ridurrà del 7,8% i fondi per le indennità nel traffico regionale viaggiatori dal 2024. Insomma, la Confederazione stringe la cinghia. A ciò si aggiunge un aumento dell’IVA dello 0,4% deciso nella votazione sull’AVS. Swisspass fa anche notare che i prezzi dei trasporti pubblici erano stabili dal 2016, ovvero da 7 anni, il periodo più lungo di sempre senza aumenti di prezzo.

L’ACSI ritiene quanto affermato dall’Alleanza Swisspass comprensibile. Del resto il +4,3% annunciato risulta più contenuto dei rincari in altri settori, come energia, salute o beni di consumo. Ciò non toglie che i trasporti pubblici dovrebbero essere più convenienti in Svizzera. A maggior ragione in un contesto inflazionistico, per incentivarne l’utilizzo la Confederazione non dovrebbe tagliare i fondi, ma fare l’esatto contrario.

Una nota positiva è rappresentata dalla conferma da parte di Swisspass dell’introduzione di un abbonamento flessibile “a credito” da dicembre 2023, che permetterà di acquistare biglietti a prezzi più bassi utilizzando il “credito” precedentemente caricato sull’abbonamento. Da tempo l’ACSI chiedeva alternative al costoso abbonamento generale e al limitato abbonamento metà-prezzo.

I prezzi salgono, ma le economie domestiche non sono tutelate

Come abbiamo constatato col nostro annuale rilevamento dei prezzi, pubblicato nella Bds 2.2023 in uscita in questi giorni e presentato ieri sera a Ticinonews, acquistare i prodotti contenuti nel nostro paniere di riferimento in Ticino costava quasi il 10% in più a gennaio 2023 di quanto non costasse a gennaio 2022. I premi di cassa malati sono aumentati del 9.2% fra il 2022 e il 2023, e le bollette energetiche hanno subito a loro volta massicci incrementi a partire da gennaio di quest’anno (o in alcuni casi, già dall’autunno 2022). L’aumento dei tassi di interesse ha portato (o porterà nel prossimo futuro) a maggiori costi tanto per i proprietari di casa che per gli inquilini. I conti risparmio, tuttavia, continuano ad avere rendite prossime allo zero. Non si tratta di un contesto “normale” e molte economie domestiche si trovano in seria difficoltà: un’inflazione così elevata, peggiorata anche dalla guerra in Ucraina, non si vedeva da 30 anni.

Di fronte a questo contesto, le autorità non possono continuare a restare passive. Del resto, non lo sono state con tutti: i pacchetti di salvataggio non sono mancati per attori ritenuti strategici. Molte aziende, per esempio nel settore energetico, hanno realizzato nel 2022 utili da capogiro.

I nostri colleghi del Konsumentenschutz propongono da mesi un “ombrello di protezione dei consumatori”. Esso include la possibilità per ogni economia domestica di avere accesso annualmente a 500kWh di energia elettrica pagata a prezzo di produzione. Questo alleggerirebbe le bollette e stimolerebbe contemporaneamente gli utenti a cercare di non superare tale soglia, contribuendo al risparmio energetico. Altri strumenti di protezione riguardano il contenimento dei costi sanitari.

Questi argomenti verranno affrontati in una conferenza online odierna promossa dalla Commissione Federale del Consumo (CFC).

Caffè riparazione alla Filanda anche nel 2023

Si tratta di sei sabati dalle 9.00 alle 13.00. Le date sono il 18 febbraio, il 22 aprile, il 10 giugno, il 16 settembre, il 28 ottobre e il 16 dicembre. Il riparatore ACSI Tecnofrank sarà presente in una postazione con un tavolo al pianterreno.

Di seguito la locandina:

Dichiarazione di Milano: troppo poco, e troppo lentamente

In Svizzera consumiamo circa 100 grammi di zucchero al giorno (25 zollette!). L’OMS ne raccomanda un massimo di 50 grammi. Quasi tutti gli alimenti e le bibite che consumiamo ne contengono, anche quando non lo immaginiamo. Questo ha portato fra l’altro ad un abituarsi alla presenza di questa sostanza. Obesità, disturbi cardiovascolari e diabete sono fra le cause di morte principali nella popolazione svizzera, e lo zucchero ne è concausa.

Oltre che nei prodotti dove la sua presenza è più ovvia, come i dolciumi o le bevande zuccherate (circa il 38% degli zuccheri aggiunti nella nostra alimentazione proviene dalle bevande), lo zucchero si trova anche in molti altri prodotti lavorati. Basti pensare che le patatine salate (chips), contengono circa un 5% di zucchero. Questa onnipresenza dello zucchero è particolarmente dannosa per i bambini, il cui corpo di dimensioni ridotte dovrebbe assumerne una quantità decisamente minore.

La Presidente ACSI Evelyne Battaglia-Richi è intervenuta ieri a Ticinonews (minuto 04.30), ricordando come malgrado sia positivo che si voglia fare qualcosa, si tratta per ora di una riduzione insufficiente per avere un effetto incisivo. È inoltre necessaria una maggior trasparenza sulla presenza di zucchero sulle etichette dei prodotti. L’utilizzo del Nutri-Score potrebbe facilitare la vita dei consumatori in tal senso.

Niente e-cig ai minorenni: l’ACSI è soddisfatta della decisione

Lunedì 13 febbraio l’approvazione della nuova disposizione da parte dei membri del Gran Consiglio è stata unanime (un solo astenuto). È stato dunque introdotto il divieto di vendita ai minorenni di sigarette elettroniche (e prodotti affini), ma anche il divieto di fumo delle “svapo” e dei prodotti affini negli spazi chiusi (luoghi chiusi accessibili al pubblico o sul posto di lavoro se presente più di una persona). Con il suo voto il Parlamento ha in sostanza equiparato a tutti gli effetti le sigarette elettroniche (le e-cig) a quelle tradizionali, sia per quanto riguarda la vendita sia per ciò che concerne il loro utilizzo. Le modifiche entreranno in vigore dal primo giugno di quest’anno.

Dai dati emersi per il biennio 2017-18 in Ticino 4 giovani su 10, tra i 14 e i 15 anni, hanno già sperimentato l’uso della sigaretta elettronica. Inoltre il 4% dei ragazzi di questa età, e poco meno del 2% delle ragazze, si ritiene fumatore non occasionale. Questo tipo di sigaretta sembra innocuo, ma vi sono rischi che non devono essere sottovalutati; le e-cig possono inoltre contenere anche importanti quantità di nicotina con conseguente rischio di dipendenza.

Lo scorso anno l’ACSI aveva sostenuto l’iniziativa federale per la protezione dei giovani dalla pubblicità del tabacco, accoglie ora con soddisfazione la decisione pionieristica del Ticino.

Sondaggio: Sport invernali, acquisto o noleggio?

Sorpresa: il 39,4% di chi ha risposto non va a sciare e la maggior parte di questi non pratica alcun altro tipo di sport invernale (56,7%). Il 42% circa dei partecipanti pratica lo sci regolarmente od occasionalmente tutti gli anni. Di tutti questi, tra “patiti” dello sci e praticanti occasionali, la gran parte acquista la propria attrezzatura (68%), il 21% possiede alcune cose e altre le noleggia, il restante (11%) noleggia l’attrezzatura che gli serve. Il quadro è simile per chi pratica (anche o solo) altri sport invernali: 61% acquista l’attrezzatura, il 14% la noleggia e il restante 25% noleggia ciò che non possiede già.

Le risposte sono diverse invece per i figli di chi pratica sport invernali: nel 50% dei casi di chi ha bambini o adolescenti il noleggio è la scelta preferita (le taglie cambiano spesso), e l’acquisto resta l’opzione scelta dal 23% dei genitori. Il 27% dei partecipanti invece pratica una via di mezzo, alcune attrezzature sono acquistate, altre prese a noleggio.

Alla domanda se per la propria situazione personale sia più conveniente noleggiare o acquistare l’attrezzatura sportiva invernale, propende per l’acquisto il 43% dei partecipanti, mentre il 40% opta per il noleggio (il 17% ha altre soluzioni). Tra le considerazioni espresse a margine di quest’ultima domanda emerge in particolare il fatto che può essere conveniente acquistare di seconda mano o comperare, a prezzo scontato, attrezzature noleggiate in precedenza. Un consiglio che vale per adulti e magari anche per i ragazzi, soprattutto se la stessa attrezzatura poi viene passata al fratello più piccolo e… in seguito – se le condizioni sono ancora buone – rivenduta di nuovo.

Qualcuno ha anche fatto notare che dopo aver noleggiato l’attrezzatura per la figlia si era subito pentita perché il prezzo era “veramente elevato”. Da parte nostra, da una rapida ricerca in internet abbiamo potuto rilevare che il costo del noleggio di attrezzature di questo tipo può effettivamente variare parecchio da un posto all’altro. Vale dunque la pena fare più confronti!

Vuoi ridurre i tuoi rifiuti? Partecipa al corso!

Su quali principi si basa un programma “zero rifiuti”? Attraverso degli esempi concreti verranno analizzate le diverse sfaccettature di questo concetto, soprattutto nell’ottica dei consumatori. Quali sono le strategie a nostra disposizione? Come possiamo ridurre, o ancora meglio, prevenire gli sprechi? Nel secondo incontro cercheremo di scoprire i segreti dell’ecologia quotidiana: cosa significa esattamente avere uno stile di vita “zero rifiuti”? È davvero possibile avere una casa, un guardaroba, una cucina “zero rifiuti”?

Il corso è previsto martedì 14 e martedì 21 marzo, dalle 19.30 alle 21.30. Occorre iscriversi almeno una settimana prima dell’inizio del primo corso contattando Alessandra Fontana (tel. 077 510 48 07, e-mail cpa.fontana.fumagalli@gmail.com). Si tratta di un corso online, che si svolge a distanza e si può seguire comodamente dal proprio computer. Ha un costo totale di 65 franchi per i due incontri.

Storie da InfoConsumi: il contratto per il materasso

Una socia ACSI ha ricevuto una visita a domicilio da parte di una collaboratrice della ditta Idea Casa SA. Le é stata presentata un’offerta di acquisto di un materasso e le é stato spiegato, a voce, che sul prezzo di 3’300 franchi la ditta concedeva uno sconto di ben 500 franchi, in modo che il prezzo da pagare era di 2’800 franchi. Dedotto l’acconto di 500 franchi, da versare alla consegna del materasso, la nostra socia avrebbe quindi dovuto pagare un saldo di fr. 2’300, che, spalmato su 12 rate mensili, comportava un onere finanziario di 191,66 franchi al mese.

Le fatture mensili si sono poi rivelate però essere di 236,83 franchi, comprensivo di spese per il pagamento a rate, non menzionate in precedenza e non presenti nel contratto, peraltro formulato in maniera poco chiara.

In seguito all’intervento di Infoconsumi, le rate sono scese ai 191,66 franchi inizialmente previsti.

Margini della distribuzione, Migros blocca Mister Prezzi?

Come mai c’era una pagina bianca nell’ultima newsletter del 2022 di Mister Prezzi? Da anni le associazioni dei consumatori chiedono trasparenza sui massicci margini della grande distribuzione in Svizzera. Una situazione aggravata dalla scarsità di concorrenza, con Migros e Coop a spartirsi l’80% del mercato. Tuttavia proprio i distributori erigono un muro e si trincerano dietro il segreto commerciale. Nessun dato è fatto trapelare.

Prezzi dei prodotti bio nel commercio al dettaglio: Mister Prezzi bloccato da Migros
L’ufficio della sorveglianza dei prezzi voleva pubblicare un rapporto sui prezzi dei prodotti bio e i relativi margini incassati dalla distribuzione. Si trattava dell’articolo principale della newsletter. Al suo posto, il seguente messaggio: “L’articolo della newsletter sull’inchiesta preliminare del Sorvegliante dei prezzi sui prezzi e margini dei prodotti «bio» nel commercio al dettaglio, previsto per questo punto, è stato per il momento tralasciato a causa di chiarimenti legali”.

Nei giorni successivi alla pubblicazione, i giornalisti della trasmissione 10vor10 hanno indagato per capire cosa fosse successo. Lo stesso ufficio di Mister Prezzi non si è sbottonato, facendo capire che non può esprimersi per motivi giuridici. L’ufficio stampa di Coop, contattato da 10vor10, si è subito smarcato: “non siamo stati noi, non ci siamo opposti a questa pubblicazione”. Chi ha fatto dunque pressione? Secondo 10vor10, che afferma di aver parlato anche con un’insider del gruppo, sarebbe stata Migros. Dato pressoché confermato dalla successiva reazione di Migros stessa, che ha affermato di essere in contatto con l’ufficio della sorveglianza dei prezzi, ma si è rifiutata di parlare dei contenuti dello scambio.

La pressione sta salendo per una maggiore trasparenza
I prezzi dei prodotti bio sono soltanto un esempio di un problema generalizzato, del quale avevamo già parlato alcuni mesi fa prendendo spunto da un’inchiesta dei nostri colleghi romandi della FRC. Partendo da alcuni dati trapelati dalle Laiteries Réunies de Genève, era stato possibile ricostruire i margini della distribuzione per tutta una serie di prodotti. I risultati, pur non essendo sorprendenti per l’ACSI, avevano confermato quanto temuto: margini davvero massicci, che raggiungono anche il 50% e che in media si situano attorno al 30%. Non c’è dunque da sorprendersi che il prezzo finale sia spesso e volentieri salato in Svizzera. Il problema di fondo è l’opacità su questi margini. La mancanza di trasparenza verso i consumatori, difesa duramente dalle aziende della distribuzione, deve cessare. Solo allora sarà possibile stabilire se davvero la concorrenza sta funzionando normalmente in Svizzera come Migros e Coop affermano, o se invece siamo di fronte ad una situazione di duopolio in cui la concorrenza non gioca più.

Come evitare le contraffazioni nello shopping online

Occorre innanzitutto essere ben consapevoli del fatto che l’importazione di prodotti contraffatti in Svizzera è illegale, che sia attraverso acquisti online o acquisti effettuati di persona in altri paesi. La dogana può confiscarli e distruggerli.

Quali sono i suggerimenti dell’ACSI per evitare di incappare nell’acquisto di prodotti “fasulli”?

  • Internet espone a rischi, ma offre anche opportunità. Una di esse sta proprio nella possibilità di cercare informazioni. Vale la pena di sfruttarla. Molto spesso una semplice ricerca di pochi minuti su Google permette di farsi un’idea su un negozio online o su un’azienda di qualsiasi tipo. Si trovano informazioni affidabili? Quale è la sua politica in materia di diritto di restituzione dei prodotti? Dove ha la sede? Ci sono recensioni di altri consumatori? Tenere però presenti due cose: innanzitutto le recensioni, soprattutto quelle positive, possono essere false. Secondariamente, il dominio .ch non implica necessariamente che la merce venga spedita dalla Svizzera o che il negozio abbia una sede in Svizzera.
  • Puntando su siti e aziende ben conosciuti normalmente si evitano i rischi. Occhio invece a siti poco conosciuti, incluse magari piattaforme dove chiunque può creare un profilo e vendere qualcosa.
  • Diffidare dei prezzi incredibilmente bassi.
  • Diffidare dei siti scadenti da un punto di vista linguistico (uso di traduttori automatici) o grafico.
  • Consultare i suggerimenti dell’UDSC.

Finti sconti, Conforama prosegue imperterrita

I consumatori si sentono presi in giro da queste pratiche ingannevoli, tramite le quali viene data l’illusione di fare grandi affari acquistando prodotti a prezzi scontati. Molto spesso queste strategie sono in violazione dell’Ordinanza federale sull’indicazione dei prezzi, tuttavia anche laddove arrivano delle sanzioni, esse sono molto lievi: poche migliaia di franchi per grandi aziende, come è stato ad esempio il caso per Ochsner Sport, M-Electronics o Fust. Fintanto che mancherà un reale deterrente, non c’è da stupirsi che una grande quantità di negozi e venditori continueranno a fare largo uso di queste pratiche.

Ecco cosa ha creato problemi ai consumatori nel 2022

In totale, i reclami trattati dalle tre organizzazioni riunite nell’Alleanza da gennaio a novembre del 2022 sono stati 13’924. Ecco le cause più frequenti.

1° rango: controversie contrattuali relative ai consumi (garanzia, fatturazione, consegna), 36,5%
Anche quest’anno a farla da padrone sono state le problematiche riguardanti i contratti sottoscritti dai consumatori, con 5’064 segnalazioni. Non sono mancati i casi di prodotti ordinati online e consegnati soltanto dopo lunghi ritardi, oppure non consegnati affatto. Spiccano quest’anno i problemi generati dal rifiuto da parte dei produttori di riconoscere la garanzia, prassi che sembra essersi consolidata presso diverse aziende. La legislazione svizzera richiede che siano i consumatori a fornire la prova che un difetto esistesse già al momento dell’acquisto. Da molti anni le organizzazioni dei consumatori chiedono invece che l’onere della prova venga attribuito ai produttori, come già avviene da lungo tempo nell’UE.

2° rango: pratiche commerciali scorrette, 14%
Sono 1919, ovvero il 14% del totale, i reclami che hanno riguardato metodi di vendita scorretti. Fra le pratiche aggressive e ingannevoli si distinguono in particolare gli abbonamenti online o via SMS che vengono sottoscritti inconsciamente da molti consumatori le cui condizioni non sono spiegate in modo chiaro. Talvolta quelle che paiono offerte gratuite sono invece sottoscrizioni di un abbonamento a pagamento.

3° rango: assicurazioni e costi della sanità, 11%
Sono balzati in terza posizione quest’anno i problemi legati ai costi della sanità, con 1523 segnalazioni. Oltre all’aumento dei premi dell’assicurazione malattia di base (LAMal), sono giunte anche molte lamentele per errori di fatturazione delle prestazioni. Nell’ambito delle coperture assicurative complementari si denotano aumenti di premio in base all’età e diminuzioni, o addirittura soppressioni, delle prestazioni.

Nel resto della classifica si trovano i problemi con le compagnie di telecomunicazione, le ditte d’incasso, oltre al tema generale degli aumenti di prezzo avvenuti nel corso del 2022.

La lista completa dei reclami è disponibile qui.

Al via gli sguardi sostenibili 2022

Il progetto si realizza grazie alla collaborazione di molti enti, dalle istituzioni come il Dipartimento del Territorio ai rappresentanti della società civile ed è patrocinato dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ARE.

Dietro ogni finestrella del calendario si scoprono iniziative e storie che parlano di socialità, ambiente, commercio equo, risparmio energetico e molto altro. Ogni giorno si trovano anche consigli di lettura, idee per regali sostenibili e un concorso con premi giornalieri “a km zero”.

Alla fine del periodo dell’Avvento tutti i partecipanti ai concorsi giornalieri possono vincere uno dei premi finali messi in palio. Vai alla scoperta della Svizzera italiana sostenibile!

“Lo spreco alimentare: come evitarlo”

Nell’intervento del Dr. Beretta verrà presentata l’attuale situazione generale e i principali problemi. Verrà inoltre messo l’accento sull’importanza del sistema alimentare se si vuole raggiungere un modo di vita sostenibile. Verranno poi presentati i risultati di vari studi scientifici sullo spreco alimentare in Svizzera e saranno altresì presentate le diverse misure e strategie per agire concretamente contro lo spreco alimentare quotidiano.

In questo contesto, verranno prese in considerazione le esperienze dell’ACSI nell’ambito del progetto Comune Zero Rifiuti.

Dove conviene fare il pieno? Il calcolatore del TCS è online

Strumenti analoghi esistono già in tutti i paesi limitrofi. Per questo motivo il TCS afferma di colmare in questo modo una lacuna svizzera. Coloro che partecipano alla piattaforma ricevono dei punti che possono dare accesso ad alcune ricompense proposte dal TCS stesso.

Il calcolatore si trova QUI.

Sabato 3 dicembre, speciale caffè riparazione

L’evento inizierà alle 08.30 e terminerà alle 12.30, presso lo Stabile Amministrativo 3 del Dipartimento del Territorio in Via Franco Zorzi 13 a Bellinzona.

Di fronte allo stabile sarà possibile posteggiare gratuitamente. La sala si trova al piano terra.

Vieni a far riparare i tuoi elettrodomestici o le tue biciclette! È anche possibile consegnare biciclette da buttare. Una speciale giornata dedicata alla riparazione con la collaborazione di ACSI, Dipartimento del Territorio, SOS Ticino e dell’Atelier Ri-Cicletta.

Black friday e cyber monday: occhio a non farti manipolare

Sempre più sconti, sempre più eventi, sempre più a lungo. Più passa il tempo, più le occasioni di questo genere sembrano moltiplicarsi. Prendiamo il Black Friday per esempio, probabilmente l’evento di sconti e offerte speciali più famoso di tutti: originariamente, come il nome stesso suggerisce, si trattava di un singolo giorno. Ma come molti consumatori avranno potuto constatare, da diversi anni ormai gli sconti del Black Friday durano per una settimana, o anche di più. Quest’anno il giorno corretto è previsto per venerdì 25 novembre. Ma sappiamo tutti che gli sconti del Black Friday inizieranno diversi giorni prima, per lo stesso motivo per cui le decorazioni natalizie compaiono già in novembre e si incominciano a vendere uova e coniglietti di Pasqua a fine febbraio.

Meno conosciuti sono forse il Cyber Monday e il Single’s Day. Il primo dei due è nato negli USA come evento di sconti e offerte speciali per il commercio online, da lì il termine “cyber”. Anche se ad onor del vero ormai viene praticato anche da alcuni negozi fisici. Quest’anno il Cyber Monday avrà luogo lunedì 28 novembre.

Il Single’s Day viene invece dalla Cina. Una specie di risposta a San Valentino, e proprio come San Valentino stesso si è trasformato in un’occasione di shopping sfrenato. Di per sé però, la giornata dovrebbe celebrare le persone sole. Infatti cade ogni anno l’11 di novembre (giorno composto soltanto dal numero uno, 11.11). Numero che in cinese viene rappresentato come un singolo bastoncino, un ramo solitario che non aggiunge nulla all’albero familiare. L’idea è nata da un gruppo di studenti cinesi single come risposta alla miriade di offerte e prodotti mirati per le coppie, dai quali si sentivano esclusi. In seguito però è stata ripresa dai giganti del commercio online cinese come JD e Alibaba che han- no fiutato un’occasione di aumentare le vendite, e l’evento ha finito con il diffondersi in tutto il mondo.

Fatto sta che sommando questi tre differenti giorni, e prendendo in considerazione il fatto che, soprattutto nel caso del Black Friday, da singoli giorni sono diventati piuttosto settimane, il mese di novembre è quasi completamente “coperto” dagli sconti. Un mese della cuccagna, dunque? Non così in fretta.

Black Friday & co. propongono per lo più offerte poco vantaggiose

Negli scorsi mesi i nostri colleghi della Konsumentenschutz hanno rilevato l’andamento dei prezzi di alcuni prodotti per i quali erano state proposte delle offerte nel corso del Black Friday 2021. Il confronto si è incentrato su prodotti elettronici venduti online su brack.ch, digitec.ch, interdiscount.ch, mediamarkt.ch e microspot.ch.

Dal rilevamento è emerso che le “offerte mirabolanti” del Black Friday altro non erano che dei ribassi programmati per questi prodotti. La maggioranza di essi, infatti, non è mai più risalita ai prezzi precedenti, oppure lo ha fatto soltanto per un paio di mesi, per poi continuare la discesa nei primi mesi del 2022. Gli autori del confronto hanno sottolineato come per diversi di questi prodotti (TV, stampanti, auricolari, console, smartphones, computer, fotocamere e così via) ogni anno esce una nuova versione, solitamente proprio nei mesi successivi al Black Friday, e quindi il prezzo dei prodotti è destinato a scendere in ogni caso. Il Black Friday rappresenta soltanto un’occasione per far apparire unico e speciale un ribasso programmato e giustificato dall’invecchiamento del prodotto.

I risultati di questo rilevamento confermano l’esito di inchieste analoghe che abbiamo già avuto occasione di citare: per esempio quelle operate annualmente in Francia da UFC Que Choisir, o come quelle effettuate in Gran Bretagna da Which.

Consigli ACSI

● Non farti guidare dallo sconto. Se hai bisogno di qualcosa, e lo trovi scontato, ben venga. Se invece vedi uno sconto, e in quel momento decidi improvvisamente di volere quel prodotto: occhio. Gli sconti servono proprio a farci spendere per cose che altrimenti non compreremmo e delle quali non abbiamo veramente bisogno.

● Non farti mettere fretta “perché poi finisce lo sconto”. Di sconti ce ne saranno altri. Se non si è convinti di un acquisto, meglio prendersi il tempo per riflettere. Non c’è fretta. Di offerte come quelle del Black Friday se ne trovano anche in altri momenti dell’anno.

Giornata internazionale della riparazione: due CR in Ticino

Uno dei due CR si terrà dalle 13.00 alle 17.00 nella sede ACSI a Strada di Pregassona 33. L’altro invece dalle 13.30 alle 17.30 presso la Sede comunale di Ponte Tresa (Via Lugano 23 – Ponte Tresa).

Ricordiamo che le riparazioni sono eseguite sul posto unicamente se si tratta di piccoli interventi. In caso contrario il riparatore concorda con il proprietario i costi e le condizioni della riparazione.

Maggiori informazioni sul Caffè riparazione sono reperibili QUI.

“Lunga vita ai nostri oggetti!”: uniti per sostenere un’economia circolare

L’ACSI, APRÈS, l’Associazione svizzera delle arti e mestieri, Circular Economy Switzerland, la Fédération romande des consommateurs, Gemeinwohl-Ökonomie Schweiz, Greenpeace Switzerland, Impact Hub Switzerland, NoOPS.ch, Pro Natura, sanu durabilitas, swisscleantech, Travail.Suisse e WWF Switzerland hanno unito le loro forze per sostenere la creazione di condizioni quadro favorevoli a livello federale e per incoraggiare gli attori economici ad ampliare la loro offerta di servizi e prodotti “circolari”. Estendere la durata di vita degli oggetti permette di produrre vantaggi ecologici, economici e sociali.

La Svizzera è in ritardo nella realizzazione di un’economia che sia realmente circolare. Questa transizione è indispensabile per preservare le nostre risorse naturali. Le strategie di riparazione, riutilizzo e ripristino sono lungi dall’essere prioritarie nel nostro Paese, dove l’attenzione è piuttosto rivolta alla raccolta differenziata e al riciclaggio. Queste strategie non permettono però di ridurre significativamente l’eccessivo consumo di risorse né il suo notevole impatto sull’ambiente e sul clima. Per queste ragioni l’economia circolare non si limita al riciclaggio. Infatti, per realizzare la transizione circolare, bisogna applicare una riflessione che consideri l’intero ciclo di vita dei prodotti e che tenga conto delle varie opzioni per estenderne l’utilizzo. Al giorno d’oggi, non solo l’eco-concezione è ancora un’eccezione, ma gli ostacoli che i consumatori devono superare per far durare più a lungo i loro prodotti sono ancora numerosi.

In questo contesto, 14 organizzazioni provenienti da tutta la Svizzera e desiderose di cambiare la situazione si sono unite per formare la coalizione “Lunga vita ai nostri oggetti”. Il lancio ufficiale della coalizione ha avuto luogo il 10 ottobre 2022 a Berna, a pochi passi dal Palazzo federale (vedi immagine F.Bertschinger). Contemporaneamente, la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N) ha ripreso le discussioni sul progetto di revisione della Legge sulla protezione dell’ambiente. I membri della coalizione sostengono questo progetto, che consentirebbe di ancorare nella legge lo sviluppo dell’economia circolare. Lo vorrebbero però più ambizioso: il testo manca di obiettivi precisi e quantitativi, di strumenti per incentivare il riutilizzo e di meccanismi di controllo.

Sotto un imponente albero, che rappresenta la longevità e la diversità delle strategie circolari, le 14 organizzazioni si sono riunite per presentare i loro obiettivi. Sono quattro le principali aree di intervento identificate: impegnarsi per estendere la durata di vita degli oggetti, sostenere la creazione di condizioni quadro favorevoli, offrire ai consumatori un accesso facile e conveniente alla riparazione e al riutilizzo, incoraggiare e dare visibilità agli attori che si sono già orientati verso l’economia circolare.

La nuova coalizione, che è sempre aperta ad accogliere nuovi membri, intende realizzare azioni politiche congiunte, dialogare con gli attori economici ed informare il pubblico. L’economia circolare deve diventare una priorità per consentire un consumo sostenibile che rispetti i limiti del nostro pianeta.

Storie da Infoconsumi: settembre 2022

Dopo aver bevuto un caffè con un’amica presso un ristorante di Massagno, la nostra socia è inciampata in un sagomato irregolare posato nel posteggio del ristorante: nella caduta si è rotta un gomito ed è rimasta in infortunio poco meno di 4 mesi. Ha dovuto seguire un rigido protocollo di fisioterapia, ha assunto farmaci, eseguito visite mediche, portato tutori e, ovviamente, non ha potuto svolgere le sue solite mansioni di casalinga. Chi paga? Se i costi dell’infortunio sono stati assunti dalla sua cassa malati (ad eccezione del 10% quale partecipazione alle spese), il “danno domestico” (così chiamato dalla giurisprudenza del Tribunale federale), dopo lunghe trattative con Infoconsumi, è stato in parte risarcito dall’assicurazione responsabilità civile (RC) del proprietario del posteggio.

Il danno domestico è quel danno finanziario che patisce chi si occupa regolarmente della cura della casa e che a causa di un infortunio cagionato dalla negligenza altrui, si vede impedito nello svolgimento delle sue normali incombenze domestiche. Se l’infortunato assume una collaboratrice domestica, il danno è facilmente comprovabile perché è costituito dagli stipendi pagati alla collaboratrice domestica. Se invece l’infortunata non fa capo a un aiuto esterno (perché non è in grado di anticipare la spesa), il numero di ore che normalmente dedica alla cura della casa è stabilito dall’Ufficio federale di statistica UST che regolarmente pubblica sul suo sito le tabelle recanti le diverse mansioni con il tempo ritenuto necessario per eseguirle.

La giurista dell’ACSI ha discusso a lungo con l’assicurazione su quale debba essere il numero corretto di ore di lavoro da considerare e a quale tariffa sia corretto retribuirle. Alla fine, pur di non doversi difendere in una causa giudiziaria, l’assicurazione ha accettato di risarcire la nostra socia con una somma più bassa di quella inizialmente richiesta ma comunque più alta di quella che l’assicurazione era disposta a concedere in un primo momento. E ciò nonostante il fatto che l’assicurazione non abbia riconosciuto alcuna responsabilità del proprietario rispetto all’infortunio, ossia il fatto che il sagomato irregolare, che ha causato l’infortunio alla cliente con tutte le conseguenze del caso, costituisse un “difetto di manutenzione” ai sensi dell’art. 58 CO.

L’assicurazione ha rimborsato a M.P. il 10% dei costi non rimborsati dalla cassa malati e un certo numero di ore dedicate al lavoro domestico nel corso dell’infortunio (come da tabella dell’UST) pagate fr. 25/ora. La nostra socia è rimasta soddisfatta e il rimborso è stato eseguito regolarmente. Ancora una volta possiamo dire che a volte “chi la dura la vince”!

Gli aumenti del prezzo dell’elettricità vanno messi sotto la lente

Visto che ai consumatori di energia elettrica verrà chiesto durante l’inverno di ridurre i propri consumi e limitare gli sprechi, è di fondamentale importanza che non vengano permessi lauti guadagni sulle spalle dei consumatori stessi. Motivo per cui il mandato di vigilanza di ElCom quest’anno dovrà essere preso con grande serietà. In seguito agli annunci delle tariffe per il 2023, balzano infatti all’occhio delle differenze massicce fra un comune e l’altro. Le cifre sono liberamente consultabili in maniera pratica sulla cartina presente proprio sul sito di ElCom. Delle differenze così marcate fra i differenti attori regionali richiedono che ci si assicuri che non vi siano anche degli aumenti ingiustificati. È proprio quello che richiede l’ACSI: le tariffe devono essere analizzate da ElCom ed eventuali guadagni ingiustificati sulle spalle dei consumatori non possono essere tollerati.

Tragitto casa-scuola: “Fermatevi per gli scolari”

Tre quarti degli incidenti gravi (73%) che coinvolgono bambini a piedi si verificano durante l’attraversamento della strada e circa la metà di questi (46%) avviene sulle strisce pedonali. Ogni anno in Svizzera 180 bambini incorrono in gravi incidenti, alcuni dei quali mortali. In più della metà dei casi (55%) i conducenti di automobili non hanno rispettato il diritto di precedenza del bambino a piedi.
Fermarsi sempre davanti alle strisce pedonali, guidare con prudenza, a maggior ragione se possono esserci dei bambini nello spazio stradale, riduce significativamente il rischio di incidenti. Circa la metà dei bambini coinvolti in incidenti stava camminando verso la scuola e un terzo era in bicicletta. Imparando i bambini si comportano spesso in modo imprevedibile, bisogna perciò prestare loro un’attenzione particolare.

Semplici regole per rendere più sicuro il tragitto casa-scuola
Consigli di sicurezza per i conducenti

– Guida lentamente con prudenza sui tratti di strada dove potrebbero esserci dei bambini.
– Frena e fermati se un bambino con diritto di precedenza vuole attraversare la strada.
– Non fare segnali con la mano, in modo che il bambino possa concentrarsi sull’insieme del traffico.
– Lascia al bambino il tempo di cui ha bisogno e non metterti in moto finché non ha attraversato la strada.

Consigli di sicurezza per i genitori
– Scegli il percorso più sicuro per raggiungere la scuola, non quello più breve.
– Percorri il percorso casa-scuola con i bambini, istruendoli sui luoghi più pericolosi.
– Vesti il bambino rendendolo ben visibile con colori appariscenti e materiali riflettenti.
– Aiuta il bambino spiegando e rispettando tu stesso le regole del traffico.

Consigli di sicurezza per gli scolari
– Aspetta. Fermati sempre prima di attraversare. Rimani sul marciapiede.
– Guarda. Guarda a destra e sinistra per vedere se sta arrivando un veicolo.
– Ascolta. Ascolta attentamente. Talvolta sentiamo cose che non vediamo.
– Attraversa. Attraversa solo se non ci sono veicoli o se le loro ruote sono ferme. Non correre, fai attenzione al traffico anche mentre attraversi.

Utili informazioni su www.percorso-casa-scuola.ch

Aumenti di prezzo ingiustificati: più mezzi a Mister Prezzi

Anche in Svizzera, in questi ultimi tempi diversi fattori hanno portato e continuano a causare aumenti significativi dei prezzi di prodotti e servizi in lassi di tempi anche molto brevi. Da più parti si giustificano questi aumenti principalmente come conseguenza della guerra in Ucraina. La situazione è senza dubbio critica ma è difficile valutare se gli aumenti dei prezzi siano veramente giustificati o se talune aziende stiano sfruttando questa situazione per aumentare il proprio margine di guadagno a scapito dei consumatori. Nadine Masshardt, presidente del Konsumentenschutz, ha quindi chiesto che il Sorvegliante dei prezzi sia dotato di maggiori risorse per esaminare più da vicino gli attuali aumenti dei prezzi. Il Consiglio federale ha accolto la richiesta. Le organizzazioni svizzere di difesa dei consumatori sono soddisfatte che Mister Prezzi possa indagare con maggiore efficacia per poter identificare se e dove vi sono aumenti ingiustificati dei prezzi.
Si auspica inoltre che le nuove risorse per l’Ufficio del Sorvegliante dei prezzi siano rese disponibili in modo permanente per tutelare maggiormente i consumatori.

Multinazionali responsabili: firma la petizione

Il Consiglio federale e la lobby delle multinazionali si sono battuti contro l’iniziativa per delle multinazionali responsabili, adducendo come argomento principale la necessità di una regolamentazione coordinata a livello internazionale. Se il Consiglio federale diceva sul serio, è il momento di dimostrarlo, visto che in UE le cose si stanno muovendo.
In Germania, Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Norvegia le multinazionali sono già chiamate a rispondere del loro agire, e l’Unione europea sta elaborando una legge che obbliga le multinazionali al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente con norme di responsabilità civile e sanzioni in caso di violazioni. La Svizzera potrebbe presto diventare l’unico paese in Europa senza una regolamentazione efficace nei confronti delle multinazionali. È importante dunque fare pressione sul Consiglio federale firmando la petizione.

QR-fattura: ecco cosa c’è da sapere

La QR-fattura, già in uso da tempo parallelamente alle vecchie polizze, non si differenzia in maniera significativa da queste ultime per chi la riceve. Come in precedenza, è possibile recarsi in posta e pagarla allo sportello. Tuttavia, contiene anche un codice QR. Questo permette di scansionarla comodamente con il proprio smartphone o computer (utilizzando la webcam) e pagare le proprie fatture a casa (o in qualsiasi altro luogo). A differenza delle vecchie fatture, può essere stampata su normale carta bianca.

Se hai ancora delle vecchie fatture da pagare, o ne ricevi ancora attualmente, sappi che dovrai pagarle entro il 30 settembre. In caso contrario, dovrai richiedere a chi l’ha emessa una QR-fattura corrispondente.

Se hai degli ordini permanenti impostati nel tuo e-banking basati su vecchie polizze di versamento, dovrai modificarli entro il 30 settembre. Questo riguarda soltanto gli ordini basati su un numero di conto (ad esempio 01-XXXXXX-X / 03-XXXXXX-X), e quindi fatti a partire da polizze di versamento arancioni. Se l’ordine è basato su un IBAN (per esempio, CH12 3456 7890 1234 5678 9), non è necessario cambiare nulla.

Se hai qualsiasi tipo di dubbio, puoi contattare la tua banca. A titolo di esempio, riportiamo le indicazioni dettagliate fornite da Postfinance.

QUI invece, delle indicazioni per gli emettitori di fatture come aziende o fornitori di servizi.

Infine segnaliamo anche un suggerimento concreto di Paolo Attivissimo.

 

Cartello AMAG e diritti dei consumatori

A fine giugno la Commissione della Concorrenza (COMCO) ha inflitto una multa di 44 milioni di franchi ad AMAG e ad alcuni garages ticinesi. Nella sua inchiesta avviata nel 2018 ha infatti potuto appurare l’esistenza di un cartello che ha operato fra il 2006 e il 2018 allo scopo di “ridurre la concorrenza tra i rivenditori dei marchi del gruppo Volkswagen e di conseguenza mantenere i prezzi elevati dei veicoli nuovi venduti a clienti privati e pubblici nel Cantone Ticino”, come si legge nel comunicato rilasciato della Commissione.

La COMCO è stata in grado di smascherare questo cartello e infliggere un’ammenda. Ma quello che la Commissione non può fare, è stabilire i danni subiti dai clienti, che hanno pagato la loro automobile più del dovuto. Di quanto? 500 franchi, 1000, 2000? Non lo sapremo mai. Per ottenere un risarcimento infatti, i danneggiati dovrebbero poter intentare una causa collettiva. Facendolo singolarmente, l’impegno è eccessivo per i più. E quindi non resta che lasciar perdere.

Da molti anni le organizzazioni dei consumatori chiedono con insistenza l’introduzione di uno strumento efficace di causa collettiva in Svizzera. Ma proprio nel mese di giugno la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha nuovamente preso tempo, rimandando qualsiasi nuova discussione al secondo trimestre del 2023. Eppure si temporeggia già da fine 2013, anno in cui una mozione dell’allora presidente della Konsumentenschutz Prisca Birrer-Heimo su questo tema è stata approvata dal Parlamento.

Storie da InfoConsumi: luglio 2022

Per farsi rimborsare le spese per due voli che hanno dovuto spostare, i nostri soci, hanno incaricato il centro Infoconsumi di intervenire presso l’ufficio reclami dell’agenzia online Lastminute.com, di proprietà di BravoNext SA con sede a Chiasso. Si trattava in particolare del prezzo pagato per due biglietti andata e ritorno Milano – Salvador (in Brasile), oltre ad altri costi che hanno dovuto sostenere a causa dell’inadempienza contrattuale dell’agenzia. Quest’ultima è relativa al fatto che siccome la nostra socia era risultata positiva al Covid-19 pochi giorni prima della partenza, non le era stato possibile partire il giorno previsto. Le Condizioni Generali applicabili al contratto prevedono la possibilità di modificare le date della partenza e del ritorno, ma i nostri soci hanno tentato invano di mettersi in contatto con Lastminute.com per poter effettuare la modifica. Sono comunque riusciti a fatica a cambiare la data di partenza, spendendo altri 590 euro. E hanno dovuto anche acquistare due nuovi biglietti per il ritorno al prezzo di 690 euro. Oltre al rimborso per i costi supplementari dei due voli hanno chiesto anche di essere risarciti dei costi pagati all’ACSI per la consulenza giuridica (fr. 250).

L’intervento di Infoconsumi è stato risolutivo. Dopo aver preso contatto con l’agenzia quest’ultima si è infatti dichiarata disponibile a rimborsare quanto dovuto.

Chiamate pubblicitarie indesiderate, reclami giù dell’80%

Negli ultimi anni il numero delle segnalazioni pervenute alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) relative alle chiamate pubblicitarie indesiderate – quelle che avvengono nonostante l’asterisco nell’elenco telefonico – è diminuito notevolmente. Se nel 2015 i reclami erano ancora quasi 28’000, nella prima metà del 2022 sono scesi a 2’714 (calcolati sull’arco dell’intero anno sono circa 5’500). “Negli ultimi sette anni, i reclami relativi alle chiamate pubblicitarie indesiderate sono stati ridotti di oltre l’80%”, afferma Laura Regazzoni Meli, segretaria generale dell’ACSI.

Chiamate illegali come problema principale
Dal 2012 le chiamate pubblicitarie effettuate nonostante l’asterisco nell’elenco telefonico sono punibili per legge. Ad essere consentite sono solo le chiamate per le quali ci si dichiara d’accordo o quelle su un rapporto commerciale esistente. L’applicazione di questa disposizione si è rilevata tuttavia complessa nella pratica: “Molti call center operano dall’estero, il che rende più difficile l’azione penale. Inoltre, spesso non è possibile identificarli perché chiamano dichiarando un numero falso” spiega Regazzoni Meli.

Il successo dei filtri per le chiamate pubblicitarie
Alla luce delle numerose segnalazioni di chiamate pubblicitarie indesiderate, l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (Konsumentenschutz, FRC e ACSI) ha organizzato una tavola rotonda nel 2015 con i fornitori di servizi di telecomunicazione, la Confederazione e Callnet, l’associazione di categoria dei call center. Per contrastare il telemarketing aggressivo l’Alleanza ha quindi proposto l’introduzione di filtri per le chiamate indesiderate. Pionieri in questo settore sono poi stati i fornitori di servizi digitali net+ e VTX, che hanno acquisito una buona esperienza con lo strumento.

I filtri per le chiamate promozionali funzionano in modo simile ai filtri antispam per la posta elettronica. Le chiamate pubblicitarie indesiderate vengono bloccate direttamente dall’operatore di telefonia mobile senza essere più trasmesse ai clienti. A seconda dei software utilizzati, possono anche essere gli utenti stessi a bloccare direttamente i call center particolarmente fastidiosi. Non vengono bloccati invece i call center conformi alle normative.

In quest’ottica Swisscom ha lanciato alla fine del 2016 il “Callfilter / blocco chiamate” per i suoi clienti di rete fissa. Un filtro che blocca ogni giorno oltre 200’000 chiamate indesiderate secondo Swisscom. Ciò si riflette anche nei reclami che si sono quasi dimezzati nel 2017 rispetto all’anno precedente. Alla fine del 2017 Swisscom ha poi esteso questa possibilità anche agli abbonamenti di telefonia mobile, il che ha comportato un’ulteriore significativa diminuzione delle segnalazioni.

I clienti di Swisscom e Sunrise devono attivare i filtri per le chiamate pubblicitarie
L’Alleanza ha quindi condotto con successo una campagna mirata, promuovendo la protezione contro le chiamate pubblicitarie illegali presso tutti i fornitori di telecomunicazioni. Questo grazie alla revisione dell’ordinanza sulle telecomunicazioni entrata in vigore il 1° luglio 2021. Mentre Salt e Quickline hanno attivato il filtro per tutti i clienti, Swisscom e Sunrise richiedono però ancora l’intervento dei clienti: “Molti clienti di Swisscom e in particolare di Sunrise non sanno di dover attivare il filtro per proteggersi dalle fastidiose chiamate pubblicitarie. Dal punto di vista del consumatore, sarebbe auspicabile che questi filtri fossero attivati nelle impostazioni predefinite, perché sono il miglior rimedio contro il telemarketing aggressivo e anche contro le frodi telefoniche” ricorda Laura Regazzoni Meli.

Modifiche della legge federale contro la concorrenza sleale (LCSI)
Oltre all’introduzione obbligatoria dei filtri per il telemarketing, nel 2021 sono stati introdotti altri miglioramenti a livello legislativo. Dal 1° gennaio 2021 per proteggersi dalle chiamate pubblicitarie i consumatori non devono più registrarsi necessariamente nell’elenco telefonico apponendo un asterisco: è sufficiente che il loro numero di telefono non compaia più nell’elenco – e questo è il caso in particolare dei numeri di cellulare. Legalmente quindi, questa “non-voce” ha la stessa valenza di una voce con apposto l’asterisco. Inoltre possono essere ora sanzionate anche le aziende che beneficiano dell’operato illegale dei call center. “Soprattutto le compagnie assicurative e le assicurazioni malattia, che sono responsabili della maggior parte delle chiamate pubblicitarie, devono oggi tenere d’occhio i call center e gli intermediari con cui lavorano” afferma la segretaria generale dell’ACSI.

Le casse malati, da parte loro, hanno già reagito alla nuova situazione. Dal 1° gennaio 2021 è infatti in vigore un loro accordo settoriale che regola da un lato le attività degli intermediari e dall’altro stabilisce anche standard vincolanti per il telemarketing.

Diritti dei passeggeri aerei: facciamo il punto

La normativa europea CE 261 tutela parzialmente anche i passeggeri svizzeri. Vediamo che diritti garantisce.

Cancellazione del volo
In caso di cancellazione del volo da parte della compagnia aerea, essa deve dare la scelta fra il rimborso del prezzo del biglietto e una soluzione alternativa per raggiungere la destinazione. La scelta fra queste due opzioni spetta al passeggero, che NON è obbligato ad accettare la soluzione alternativa proposta o un semplice buono. La compagnia aerea deve provvedere a pasti e bevande adeguati ai tempi di attesa. In caso di volo rimandato al giorno successivo, la compagnia deve anche organizzare una sistemazione in albergo (inclusi i trasferimenti) e devono essere offerti servizi di telecomunicazione. Per quanto concerne il risarcimento, ammonta a 250€ per voli di distanza fino a 1’500 km, a 400€ per voli di distanza compresa fra 1’500 e 3’500 km e infine a 600€ per voli di distanza superiore ai 3’500 km. Esistono però diverse deroghe al diritto di risarcimento. In particolare, se la cancellazione viene comunicata al passeggero con almeno 14 giorni di anticipo dalla data della partenza, il diritto alla compensazione pecuniaria decade. La compagnia aerea non è tenuta a rimborsare alcunché anche nei casi in cui dimostra che la cancellazione è stata causata da circostanze eccezionali. Fanno parte delle circostanze eccezionali gli scioperi, le condizione atmosferiche avverse, i motivi politici (disordini, attacchi terroristici), i casi di malattia di un membro dell’equipaggio o di un passeggero e i motivi aeroportuali (restrizioni aeroportuali di varia natura come lunghe code ai controlli di sicurezza). In ogni caso, le circostanze eccezionali non tolgono le compagnie aeree dall’obbligo di fornire assistenza ai passeggeri. È bene sottolineare che i casi di overbooking vanno considerati come degli annullamenti. Infine, ricordiamo che la compagnia aerea non è tenuta a rimborsare altri tipi di spese generate da problemi “a cascata” dovuti all’annullamento di un volo, come per esempio spese legate all’alloggio. Per questo motivo, è sempre consigliabile prenotare l’alloggio in maniera tale da poterlo annullare fino all’ultimo momento, anche se questo significa dover pagare qualcosina di più.

Negato imbarco (denied boarding)
Chi si vede negato l’imbarco su un volo contro la propria volontà, ha diritto ad assistenza e anche a un risarcimento in maniera analoga all’annullamento del volo (stesse cifre per l’entità del rimborso e i chilometri). Anche in questo caso deve essere proposta la scelta fra rimborso e volo alternativo. Tuttavia è bene chiarire alcuni concetti: i passeggeri che si presentano in ritardo per il check-in o al gate, per qualsivoglia motivo, non hanno diritto ad alcun risarcimento. Stesso dicasi per i passeggeri che si presentano in aeroporto senza documenti di viaggio o documenti d’identità validi. Inoltre, l’imbarco può essere negato per altri motivi legittimi (per esempio, se il passeggero si presenta al gate in stato di ubriachezza o si comporta in maniera violenta e indisciplinata).

Ritardi
I passeggeri possono avere diritto a varie forme di assistenza a seconda della lunghezza del ritardo e della distanza del volo. Sul fronte dei ritardi, tuttavia, gli svizzeri non sono tutelati come i cittadini UE. Infatti, la giurisprudenza elvetica ha stabilito che non vi è diritto ad alcun rimborso. Questo riguarda quindi le compagnie svizzere. Ma i cittadini svizzeri che volano nell’UE con compagnie dell’UE, godono del diritto di rimborso. Soltanto i ritardi superiori alle 3 ore danno però diritto a una forma di rimborso. In caso di ritardi prolungati la compagnia aerea deve provvedere a pasti e bevande, adeguati ai tempi di attesa.
Se il ritardo è pari o superiore a 5 ore e il passeggero decide di rinunciare all’imbarco o al proseguimento del volo, la compagnia aerea deve rimborsare per intero il prezzo del biglietto.

Problemi con i bagagli
Anche i problemi relativi alla perdita, al danneggiamento e al ritardo nella consegna del bagaglio possono dare diritto a svariate forme di risarcimento nei confronti dei passeggeri. In questo caso, tuttavia, la situazione è molto complessa e diversificata. Le compagnie possono adottare diverse politiche di risarcimento e bisogna dunque vedere caso per caso. È in ogni caso consigliabile: conservare accuratamente la ricevuta relativa al bagaglio, fare una foto al proprio bagaglio prima della consegna e segnalare tempestivamente qualsiasi tipo di problema, chiedendo alla compagnia aerea come procedere. Inoltre, in caso di trasporto di oggetti di notevole valore, è bene informarsi PRIMA della partenza sulle possibilità di copertura assicurativa. Maggiori informazioni possono essere reperite QUI.

Come presentare reclami?
I reclami vanno presentati alla compagnia aerea. Generalmente, sui propri siti esse hanno dei moduli di contatto. Meglio procedere per iscritto anziché per telefono, in modo da avere una traccia della corrispondenza. Se non si riesce a trovare una soluzione con la compagnia aerea, lo step successivo è quello di presentare reclamo all’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), anche tramite il modulo che si può compilare sul suo sito internet. Sul sito dell’UFAC si trovano anche utili informazioni sui diritti di passeggeri aerei.

Sympany potrà effettuare “chiamate a freddo” grazie alla Posta?

L’accordo dello scorso anno raggiunto dagli stessi assicuratori malattia ha stabilito che una commissione di vigilanza del settore avrebbe controllato il rispetto di tutta una serie di regole, fra le quali il divieto delle cosiddette chiamate a freddo. Ma questo accordo fra Sympany e la Posta rischia di minare i progressi fatti, visto che sostanzialmente ai clienti degli uffici postali verranno proposti i servizi di Sympany.

Il fatto che agli impiegati della Posta verrà chiesto di indossare diversi “cappelli”, proponendo servizi di svariate aziende partner, è opaco e crea confusione. E a dire il vero, questo sta già avvenendo con altre partnership. Ma è particolarmente preoccupante il fatto che questo avvenga anche nel ramo delle assicurazioni malattia, che tramite l’accordo citato in precedenza avevano preso l’impegno di ridurre il proprio martellante tentativo di reclutare nuovi assicurati.

Vi è inoltre un problema di protezione dei dati. I dati dei clienti presso la Posta non devono in nessun caso essere forniti alle aziende partner, neppure se in forma anonima (che spesso, in realtà, anonima non è).

È giunto il momento di regolamentare l’uso delle diciture ambientali

Quando hanno fretta, i consumatori non analizzano razionalmente le informazioni che figurano sui prodotti. Per questo motivo, aggiungere un prato verde sull’imballaggio di un prodotto a base di pollo, dei fiori su una crema o una pigna su un prodotto per la pulizia del WC influenza la loro percezione e fa ritenere gli articoli in questione più ecologici di quanto non lo siano.

Questo sondaggio ha anche permesso una migliore comprensione del peso dato dai consumatori ad alcune diciture ambientali. Per esempio il termine “naturale” che, secondo il 39% dei partecipanti, implica che un alimento non sia iper-lavorato. Il 25% ritiene anche che non contenga residui di pesticidi e che sia sano. Nella realtà, nulla di tutto questo è garantito, in quanto l’uso del termine “naturale” non ha alcun quadro legale. Questo vale anche nel caso dei prodotti cosmetici o di pulizia dove circa un terzo dei partecipanti ritiene che i prodotti “naturali” non contengano sostanze nocive per l’essere umano o l’ambiente. Tutto questo dimostra la forza di queste diciture, in grado di influenzare i consumatori.

I risultati rivelano anche che i marchi ambientali sono poco conosciuti e spesso confusi con semplici loghi che non garantiscono il rispetto di esigenze precise e non sottostanno a controlli di organi indipendenti. Se messa a confronto con la realtà di questi loghi o altre diciture senza alcun fondamento, la maggioranza degli interpellati si sente tratta in inganno da queste pratiche di greenwashing. Molti di loro ritengono che l’uso di affermazioni molto diffuse come CO2 neutrale, ecologico o biodegradabile debba essere regolamentato per evitare l’inganno dei consumatori.

“Porteremo questa richiesta, perfettamente legittima, a Berna. Non vi è alcuna ragione per la quale i consumatori svizzeri debbano essere meno protetti rispetto agli altri consumatori europei” sottolinea la segretaria generale ACSI Laura Regazzoni Meli. “Nei paesi vicini, l’attuazione della Direttiva sulle pratiche commerciali sleali mette in primo piano la lotta contro il greenwashing. Paesi come Francia e Italia hanno adottato proprie linee guida per integrare queste disposizioni. La Svizzera farebbe bene a fare dei passi in questo senso.”

Azioni collettive: si continua a temporeggiare

La proverbiale lentezza svizzera continua a rallentare qualsiasi sforzo di introdurre strumenti di tutela collettiva per i consumatori vittime, per esempio, di truffe. E così mentre nella maggioranza dei paesi occidentali i consumatori hanno modo di tutelarsi contro le grandi aziende attraverso cause collettive, i consumatori svizzeri rimangono privi di strumenti davvero efficaci.

La Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha infatti richiesto “ulteriori chiarimenti” prima di entrare nel merito, al più presto verso metà 2023. Eppure a cavallo fra dicembre 2013 e gennaio 2014 una mozione dell’allora presidente della Konsumentenschutz Prisca Birrer-Heimo è stata adottata da entrambe le camere. La mozione si proponeva proprio di dotare i consumatori svizzeri di strumenti di azione collettiva efficace.

Così, almeno per un altro anno, i consumatori svizzeri resteranno indifesi contro le grandi aziende e l’accesso alla giustizia rimarrà soltanto relativo. Come spesso accade in materia di diritti dei consumatori, la Svizzera è in ritardo rispetto all’UE, dove molti stati membri hanno già strumenti efficaci da tempo, e in ogni caso al più tardi entro metà 2023 tutti i paesi dell’UE dovranno garantire questo diritto.

La distribuzione fissa dei margini molto elevati

Nei prodotti i cui dati sono stati resi accessibili, i margini si situano spesso attorno al 30% del prezzo che il consumatore paga in negozio. In alcuni casi, raggiungono anche la metà del prezzo del prodotto. Le organizzazioni dei consumatori chiedono una maggiore trasparenza su questo tema da parte della grande distribuzione. Visto che in fin dei conti sono i consumatori a finanziare tutto il sistema alimentare, è un loro diritto avere un’idea chiara di dove vadano a finire questi soldi. Questo è ancora più vero in un contesto inflazionistico come quello attuale, dove è lecito chiedersi se alcuni intermediari non approfittino della situazione per aumentare i propri margini di guadagno.

Nell’inchiesta viene rilevato come i distributori non comunichino mai i loro margini di guadagno. Secondo la NZZ però, sarebbero del 39% circa per Migros e del 32% per Coop. Sempre secondo il giornale d’oltralpe, un margine del 25% dovrebbe essere più che sufficiente a coprire tutte le spese. A titolo di paragone, in Francia le principali catene hanno margini fra il 16 e il 20%. Una differenza forse spiegabile con la minor concorrenza esistente in Svizzera. Malgrado l’arrivo dei discount, Migros e Coop controllano ancora l’80% del mercato. Da questa posizione di forza, sono in grado di negoziare prezzi molto vantaggiosi con i produttori, e di praticare con i consumatori dei prezzi che garantiscano un notevole margine.

I dati consultati mostrano che il margine viene mantenuto in percentuale in caso di aumento dei prezzi per i distributori. Questo significa che se il prezzo di un prodotto aumenta di 3 centesimi presso il fornitore, aumenterà di circa 10 centesimi al supermercato. Un doppio salasso per il consumatore.

Malgrado siano organizzate come società cooperative, Coop e Migros privilegiano dunque la redditività. Il consumatore ha tuttavia il diritto di sapere quali margini vengono praticati per trarne le proprie conclusioni, e l’attuale situazione di opacità non lo rende possibile.

L’inchiesta completa è visibile sul sito della FRC.

Un boa per il nuoto può salvare la vita

Fra i motivi principali degli annegamenti troviamo la propensione al rischio, la sopravvalutazione delle proprie capacità e la mancanza di esperienza. Anche il consumo di alcol o droghe è problematico. È infatti dimostrato che basta una piccola quantità di alcol per ridurre il tempo di reazione, cosa che può rapidamente rivelarsi fatale in un ambiente dinamico e imprevedibile come quello acquatico. Anche nuotare da soli o fare il bagno in acque non sorvegliate costituisce un fattore di rischio. Qualsiasi persona, per quanto allenata e prudente, può infatti trovarsi in difficoltà nell’acqua. Motivo per cui soprattutto in quei casi è raccomandato avere con se un aiuto al galleggiamento.

I consigli dell’UPI

Rispetta le regole per il bagnante della SSS
Tieni i bambini sempre sott’occhio, i più piccoli a portata di mano
Rinuncia ad alcol e droghe

Storie da Infoconsumi: giugno 2022

Alla fine dello scorso novembre il socio ACSI ha ordinato online presso la ditta Car-Audio.ch un apparecchio stereo pagandolo 1’497 franchi. Dopo tre mesi dall’ordinazione e innumerevoli solleciti per ricevere la merce già pagata, il nostro socio comincia a perdere le speranze e ritiene che il suo apparecchio non arriverà mai a destinazione. Ormai sfiduciato, si rivolge all’ACSI per essere aiutato a far valere i suoi diritti di consumatore.

Il servizio giuridico di Infoconsumi si attiva subito e contatta la ditta affinché al consumatore venga restituito l’importo che ha pagato. Le promesse di rimborso sono state numerose ma puntualmente disattese. Infoconsumi non intende attendere oltre e informa la ditta Car-Audio.ch che avrebbe inoltrato un’istanza di conciliazione al Giudice di Pace competente. Di fronte a questa prospettiva la ditta ci ha ripensato: poco tempo dopo, il 27 aprile scorso, il nostro socio è stato rimborsato della somma che aveva pagato.

Annullamento voli Swiss: ecco i tuoi diritti

Innanzitutto, nel caso in cui una compagnia annulla il volo, il passeggero ha diritto ad ottenere un rimborso entro 7 giorni. Questo NON vale nel caso inverso: se è il passeggero ad annullare, la compagnia aerea non è tenuta a rimborsare alcunché. Swiss afferma di aver già contattato via e-mail i passeggeri coinvolti.

Il passeggero ha la facoltà di chiedere/accettare un buono al posto del rimborso, ma non è tenuto a farlo. Idem per quanto riguarda un rinvio del volo ad una data successiva.

È consigliabile prenotare sempre i voli direttamente sui siti delle rispettive compagnie. Se si prenota tramite piattaforme esterne, si rischia in caso di problemi di questo genere di assistere ad un ping-pong di responsabilità fra la piattaforma esterna e la compagnia, con ognuna delle due che indica al consumatore di farsi rimborsare dall’altra parte. In questo caso, consigliamo di rivolgersi alla compagnia aerea direttamente.

Se il rimborso non arriva entro 7 giorni, è possibile rivolgersi all’UFAC (Ufficio federale dell’aviazione civile).

Da notare che la compagnia aerea non è tenuta a rimborsare altre spese legate alle vacanze del passeggero, anche se queste ultime dovessero essere messe a soqquadro dall’annullamento del volo. Per questo motivo è consigliabile prenotare le proprie vacanze in modo tale da poter annullare (anche, per esempio, il proprio alloggio).

Caricabatterie, vittoria per consumatori e ambiente nell’UE

La decisione è una sconfitta soprattutto per Apple, che utilizza delle uscite diverse per i suoi prodotti rispetto a tutte le altre marche e non ha mai accettato di adeguarsi ad uno standard comune. Verrà dunque messo un freno al business della vendita di innumerevoli accessori, come adattatori e cavi differenti, che costano ai consumatori e creano uno sperpero di risorse e la creazione di migliaia di tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno nell’UE.

La misura riguarda, oltre a cellulari e tablet, anche gli e-reader, le cuffie/auricolari, fotocamere digitali, console per videogiochi e gli altoparlanti portatili. Tutti questi prodotti dovranno essere dotati di una porta USB Type-C, a prescindere dal produttore. I computer portatili seguiranno nel 2026.

L’arrivo del “caricabatterie universale”, ovvero della possibilità di ricaricare diversi apparecchi con un unico caricabatterie, è uno sviluppo positivo per le tasche dei consumatori e per l’ambiente.

Prezzi: maggiore trasparenza dal 1° luglio

In seguito ad una sentenza del Tribunale federale, il Consiglio federale ha deciso di apportare una modifica all’OIP. Uno sviluppo positivo secondo l’ACSI. Dal 1° luglio il prezzo andrà indicato “al momento e nelle vicinanze” dell’offerta, e non solamente poco prima della stipula del contratto. Nei negozi fisici il prezzo deve quindi essere affisso nei pressi della merce esposta oppure, nel caso delle prestazioni di servizi, esposto al pubblico e non comunicato soltanto in cassa. Per il commercio online, il prezzo va indicato all’inizio del processo di acquisto e non solamente nel riepilogo dell’ordine al termine dell’acquisto.

Nel comunicato del Consiglio federale si precisa inoltre che i supplementi obbligatori per esempio per la prenotazione, il servizio o l’elaborazione rientrano fra i “supplementi non facoltativi di qualsiasi tipo” da includere nel prezzo, mentre i costi di spedizione possono continuare a essere indicati separatamente.

Il Nutri-Score non penalizza i prodotti tradizionali

Gli oppositori del Nutri-Score, composti prevalentemente da una lobby di aziende dell’industria alimentare, stanno tentando di fomentare ostilità contro il Nutri-Score dipingendolo come negativo per i prodotti tradizionali. UFC Que Choisir ha realizzato una vasta inchiesta per smentire queste affermazioni dati alla mano.

I metodi utilizzati per cercare di screditare il Nutri-Score sono già stati molti. Uno dei più persistenti sembra essere quello di metterlo in opposizione ai “prodotti tradizionali”, definizione del resto piuttosto vaga. L’accusa è semplice: alcuni di questi prodotti ottengono un voto non sufficientemente positivo dal Nutri-Score, e questo non va bene. Innanzitutto, occorre precisare che il fatto che un prodotto sia “tradizionale”, o ritenuto tale, non significa necessariamente che sia sano o che vada consumato in quantità elevate. Quindi può benissimo essere che un prodotto ritenuto prestigioso, famoso e di lunga tradizione sia anche qualcosa che vada consumato con moderazione, per esempio perché contiene grandi quantità di sale, grassi o zucchero. Bisogna del resto sempre ricordare che il Nutri-Score non serve a vietare nulla, fornisce solo delle indicazioni basate su criteri oggettivi e scientifici, aumentando la trasparenza verso il consumatore. Che poi può operare le proprie scelte liberamente. E il consumo di prodotti non molto sani, ma magari molto gustosi, può fare parte di un’alimentazione equilibrata: si tratta solo di limitarne la quantità.

Ma l’inchiesta di UFC Que Choisir va un passo oltre, mostrandoci come i prodotti ritenuti tradizionali non ottengano in media valutazioni basse, anzi al contrario. Il 62% del vasto campione di prodotti tradizionali presi in esame riceve un voto A, B o C, mentre soltanto il 38% riceve un voto D o E. Lo spicchio più grosso, come si può vedere nell’immagine, riceve addirittura il voto A (26%), il migliore possibile. Quelli che ricevono classificazioni più basse lo devono semplicemente ad elevati contenuti di sale, grassi o zucchero. Non sarebbe corretto che questi criteri oggettivi venissero messi a tacere soltanto in virtù del nome di questi prodotti.

Pratiche scorrette via SMS, InfoConsumi molto sollecitato

Negli ultimi mesi il nostro servizio di consulenza Infoconsumi è tornato a ricevere numerose segnalazioni e richieste di aiuto da parte di consumatori che si sono trovati loro malgrado legati a contratti con piattaforme che offrono video per adulti. Si tratta di una problematica che prosegue ormai da quasi un decennio. Già nel 2014 l’ACSI e le altre organizzazioni dei consumatori avevano sporto denuncia penale contro l’azienda Pulsira, che all’epoca era all’origine della maggioranza dei casi. Nel 2017 Pulsira diventò Yanadis, ma i metodi restarono i medesimi. E anche oggi, ditte diverse, come Cmetrix Technologies Group e Mobile Trade SA, hanno analoghe pratiche scorrette. Nel 2018 l’informatico Paolo Attivissimo si era chinato sulla questione per cercare di fare chiarezza. Riavvolgiamo il nastro di questa annosa vicenda, sperando che Swisscom abbia fatto un passo verso una possibile soluzione.

Sotto contratto senza saperlo
Il meccanismo funziona più o meno così: il consumatore riceve un SMS pubblicitario riguardante un sito internet dove poter visualizzare video pornografici. Il motivo per cui riceve questo SMS non è chiaro: in alcuni casi, il consumatore potrebbe effettivamente aver visualizzato questi siti internet; in altri, aver ricevuto una prima “esca” attraverso i social media, sotto forma di un messaggio sul quale magari ha cliccato; ma molti consumatori affermano di aver ricevuto questi SMS senza essere mai entrati in contatto con queste aziende e piattaforme in alcun modo. Fatto sta che una volta ricevuto l’SMS, che a volte è in tedesco o in inglese, il semplice fatto di aprirlo può portare il consumatore a cliccare inavvertitamente su un link contenuto all’interno del SMS. Tanto basta per finire nella trappola: senza bisogno di effettuare alcuna ulteriore operazione, il consumatore si trova legato a un contratto con la piattaforma online, che dopo tre giorni gratuiti diventa a pagamento, a meno che l’abbonamento non venga disdetto. Ecco quindi che arrivano le prime fatture, che se non pagate, portano all’intervento di ditte di incasso che chiedono spese sempre crescenti.

L’ACSI condanna queste pratiche scorrette
Oltre a fornire sostegno ai propri soci, l’ACSI si è adoperata per cercare di porre fine a questo problema. Tanto Pulsira quanto Yanadis furono denunciate e nel 2018 la questione fu sottoposta all’esperto informatico Paolo Attivissimo, che dopo aver analizzato approfonditamente i cellulari di alcuni consumatori coinvolti era giunto alla conclusione che l’iscrizione fosse stata ottenuta con metodi non sufficientemente trasparenti, tanto da rendere i consumatori stessi inconsapevoli dell’iscrizione.

La giurista dell’ACSI Katya Schober- Foletti racconta come si concluse la vicenda Yanadis: “per conto di un nostro socio, che aveva fatto esaminare il suo cellulare da Paolo Attivissimo, avevamo presentato presso la giudicatura di pace di Lugano un’istanza di conciliazione con domanda di decisione volta a far cessare le continue richieste di pagamento provenienti dall’ufficio incasso, rispettivamente l’inesistenza del credito a causa dell’illiceità del comportamento della società Yanadis. Purtroppo l’udienza non ha mai avuto luogo perché la Yanadis era nel frattempo fallita. Il nostro socio non ha di conseguenza più ricevuto nessuna richiesta di pagamento”.

Molti consumatori potrebbero essere tentati dal pagare senza farsi troppe domande, anche per evitare l’imbarazzo che suscitano i contenuti dei servizi che gli viene richiesto di pagare. L’ACSI consiglia di non farlo. Al contrario, ai nostri soci viene fornita una lettera tipo da inviare per raccomandata al fine di contestare il fatto di aver concluso consapevolmente un contratto. Malgrado le ditte di incasso continuino in alcuni casi ad inviare fatture, per ora non siamo a conoscenza di casi in cui sia stato spiccato un precetto esecutivo. Il motivo è molto semplice: le ditte sanno benissimo che i loro metodi non sono corretti.

Attualmente, Infoconsumi ha deciso di far esaminare all’esperto il telefono di proprietà di un socio ACSI. La giurista sta valutando la possibilità di adire nuovamente il Giudice.

Arriva il filtro di Swisscom:la luce alla fine del tunnel?
Lo scorso 16 marzo Swisscom ha annunciato l’introduzione di un filtro per contrastare il phishing via SMS. Questo filtro è automaticamente attivato per tutti i clienti Swisscom. La speranza è che questo filtro sia in grado di bloccare gli SMS “trappola” dei siti pornografici. E se così fosse, che anche le altre compagnie telefoniche seguano l’esempio di Swisscom. Nel proprio comunicato Swisscom prevede che il filtro riuscirà a bloccare decine di migliaia di messaggi SMS ogni settimana a livello nazionale.

Conferenza sulla diminuzione degli sprechi in occasione dell’Assemblea ACSI

Diminuire gli sprechi: e se cominciassimo dalle scarpe?

La conversazione con il prof. Claudio Boër, già vicepresidente del consiglio della SUPSI, sarà incentrata sulla necessità e possibilità di ridurre gli sprechi, anche quelli nascosti, per far fronte all’emergenza climatica e ambientale. L’inizio è alle 17.15 e la conferenza è aperta al pubblico. Sarà visibile anche in streaming cliccando su questo link.

Informazioni aggiuntive sullo streaming:
Meeting ID: 874 3200 7304
Passcode: 839300

Al termine verrà offerto un aperitivo.

N.B. Per ragioni organizzative e per non rischiare di sprecare cibo vi chiediamo di annunciare la vostra presenza all’aperitivo scrivendo a info@acsi.ch entro giovedì 5 maggio. 

 

Assicurazioni private

Hai il diritto di revocare il tuo contratto di assicurazione conformemente alle condizioni generali (CG) che solitamente prevedono una scadenza (ad esempio, il 31.12) e un termine di disdetta (ad esempio, 3 mesi di preavviso).

La regola

La disdetta deve pervenire alla compagnia prima della scadenza del termine. Prevedi, quindi, di inviarla per tempo e per raccomandata e/o per posta elettronica se concesso dalle CG. Per esempio: se la scadenza del contratto è prevista per il 1° settembre, e se il tuo contratto prevede un preavviso di 3 mesi, la disdetta dovrà pervenire al tuo assicuratore, al più tardi, il 31 maggio.

Assicurazioni_private

Acquisti nel corso di fiere e esposizioni: non esiste diritto di revoca

Durante fiere e esposizioni consumatrici e consumatori si lasciano sedurre più facilmente dall’offerta abbondante o dall’abilità dei venditori e firmano con una certa leggerezza contratti per oggetti e prodotti di cui non hanno veramente bisogno o per i quali non hanno valutato attentamente le conseguenze finanziarie sul loro budget. Spesso questa leggerezza deriva dalla convinzione di poter ritornare sulle proprie decisioni. Purtroppo non è così. Gli art. 40a e seguenti del Codice delle obbligazioni che prevedono un diritto di revoca entro 14 giorni non si applicano ai contratti conclusi durante fiere e esposizioni. I consumatori sono quindi impegnati in modo definitivo dalla loro firma o dal loro acquisto. L’ACSI raccomanda di non lasciarsi impressionare da eventuali sconti concessi in caso di firma immediata.

L’ACSI consiglia ai consumatori di riflettere e valutare attentamente prima di un acquisto che comporta una spesa importante e che potrebbe avere conseguenze sulla salute (prodotti non autorizzati o di dubbia provenienza).

L’ACSI ricorda che il suo servizio “InfoConsumi”, aperto tutte le mattine dalle 08.30 alle 11.30, è in grado di fornire consulenze telefoniche (091 922 97 55 tasto 1) anche su questo tema.

L’ACSI invita ad approvare la legge sul cinema e la legge sui trapianti

Il comitato direttivo dell’ACSI si è espresso in favore della modifica della legge sul cinema sottolineando che le nuove norme favoriranno una maggiore produzione cinematografica svizzera e una maggiore varietà dell’offerta senza provocare forti aumenti dei prezzi degli abbonamenti di servizi streaming quali Netflix, Amazon Prime o Disney+. Nella loro comunicazione i referendisti sembrano parlare spesso a nome dei consumatori, per questo l’ACSI tiene a precisare che la votazione del 15 maggio va ben al di là di un ipotetico aumento del costo dei vari abbonamenti, punto su cui i contrari battono il chiodo. Si tratta in primo luogo di favorire il cinema svizzero (importante espressione della cultura delle varie regioni del paese) con regole analoghe a quelle in vigore nei paesi europei ristabilendo pure una parità di trattamento fra emittenti televisive svizzere (che già finanziano la produzione nazionale), servizi di streaming e TV estere che trasmettono pubblicità in Svizzera.  Già attualmente i consumatori non sono al riparo da aumenti del prezzo di abbonamento delle varie piattaforme e nei paesi dove sono già in vigore norme analoghe non si è verificata una correlazione diretta fra prezzo dello streaming e obbligo di investire nella produzione locale.

L’ACSI, membro della Federazione svizzera dei pazienti,  invita pure a sostenere la nuova legge sui trapianti. In genere l’ACSI è contraria al principio del consenso presunto ma in questo caso ritiene che gli interessi dei pazienti in attesa di un organo debbano prevalere. Tanto più che la volontà della persona defunta verrà comunque verificata attraverso il coinvolgimento dei congiunti che potranno rifiutare la donazione se sanno o ritengono che la persona in questione sarebbe stata contraria e che il prelievo di organi non sarà  permesso se i famigliari non possono essere contattati. L’ACSI sottolinea l’importanza di spiegazioni chiare e di una campagna informativa capillare per fare in modo che le persone siano informate in modo preciso sui contenuti della nuova normativa e su come fare concretamente a esercitare il loro diritto di opporsi a una donazione di organi.

Abbonamenti

Quando il contratto è concluso per una durata determinata, non è necessario disdirlo: il contratto termina alla scadenza prevista.
Una disdetta è invece necessaria quando il contratto di durata determinata prevede una clausola di rinnovo secondo la quale se non si annuncia la disdetta entro tot giorni dalla scadenza del contratto, questo si rinnova per un periodo equivalente.
Una disdetta è pure necessaria se il contratto è di durata indeterminata.

Abbonamenti

Vieni a trovarci a slowUp!

Ritorna dopo due anni di stop dovuti alla pandemia slowUp Ticino. L’idea degli eventi slowUp è semplicemente quella di prendere un tratto di strada di almeno 30km in un paesaggio attrattivo, chiuderlo al traffico e occuparsi di pianificare un programma di animazione lungo il percorso. Come si può leggere sul sito di slowUp Ticino, “Il risultato è una festa diversa da tutte le altre: giovani e anziani, famiglie e single, sportivi e sedentari, tutti assaporano la gioiosa atmosfera di un ambiente senz’auto”.

Fra gli stand di varie associazioni ed enti che sostengono l’evento presenti insieme a punti di ristoro e animazioni lungo il percorso, vi sarà anche quello dell’ACSI. La nostra postazione sarà dedicata al tema Zero Rifiuti. Sarà presente materiale informativo, un gioco per i bambini (memory zero rifiuti) e un quiz per gli adulti, e sarà possibile aderire all’ACSI ad un prezzo ridotto. Ti aspettiamo volentieri.

Assemblea generale ACSI 2022 e conferenza sulla diminuzione degli sprechi

L’assemblea annuale dell’ACSI si svolgerà sabato 7 maggio presso La Filanda a Mendrisio. I lavori assembleari saranno seguiti da una conferenza, aperta a tutti, sul tema: Diminuire gli sprechi: e se cominciassimo dalle scarpe?

Il programma inizia alle 14.15 con l’accoglienza delle socie e dei soci che partecipano all’assemblea.
Alle 14.30 inizio dei lavori assembleari.

Ordine del giorno
1. Nomina del/la presidente del giorno e scrutatrici/tori
2. Approvazione verbale assemblea 2021
3. Relazione presidenziale
4. Rapporti d’attività 2021 e programma attività 2022
5. Conti 2021 e preventivo 2022. Rapporto del cassiere e dell’Ufficio di revisione
6. Nomine statutarie
7. Eventuali

ore 16.30: pausa caffè

ore 17.15: “Diminuire gli sprechi: e se cominciassimo dalle scarpe?”
Conversazione con il prof. Claudio Boër, già Vicepresidente del Consiglio della SUPSI, sulla necessità e possibilità di ridurre gli sprechi, anche quelli nascosti, per far fronte all’emergenza climatica e ambientale favorendo consumi più sostenibili.

Al termine verrà offerto un aperitivo.

Vi ricordiamo che sono soci dell’ACSI tutti coloro che ricevono “La borsa della spesa”. La documentazione per l’assemblea (convocazione e rapporto d’attività) è pubblicata sull’edizione 2.22 de La Borsa della Spesa.

Consulenza “calore rinnovabile” gratuita

I sistemi di riscaldamento alimentati con le energie rinnovabili come il teleriscaldamento, il solare termico, le pompe di calore e gli impianti di riscaldamento a legna hanno molti vantaggi: giovano al clima e all’ambiente, consentono di risparmiare denaro, sfruttano le energie indigene e mantengono o aumentano il valore di un immobile.

Maggiori informazioni in merito alla possibilità di ricevere una consulenza gratuita da parte di Svizzera Energia QUI.

Informazioni più dettagliate sul sito di Svizzera Energia e Ticino Energia.

Bevande da automatici, c’è qualche problema

Nell’indagine del Laboratorio sono state prese in considerazione 48 bevande (cappuccino e cioccolata calda) e 39 acque potabili (20 collegate alla rete e 19 presenti in taniche allacciate ai distributori).

Tutti i 18 campioni d’acqua prelevati da rubinetti di erogazione senza filtri sono risultati conformi, mentre i 2 prelevati da erogatori dotati di un filtro decalcificante sono risultati entrambi non conformi. In questo caso il problema risiede nella manutenzione di questi filtri.

La categoria che ha destato i maggiori problemi è quella delle acque in taniche. Su 19 campioni di acqua prelevata dalle taniche, 13 sono risultati non conformi. In un caso l’elevata presenza di enterococchi rendeva l’acqua non potabile. Secondo il Laboratorio i risultati evidenziano importanti lacune nei processi di pulizia: l’acqua nelle taniche va cambiata spesso e i recipienti utilizzati devono essere adeguatamente puliti per evitare la formazione di biofilm.

In effetti in 8 apparecchi su 23 si è rivelata una carenza a livello di pulizia e manutenzione, mentre in 6 apparecchi si è palesata un’assenza di procedure per il controllo autonomo. Gli allergeni non venivano dichiarati in 11 distributori (il 48%).

Earth Hour: luci spente per tutelare gli habitat e le specie

Durante l’«Ora della Terra» alcuni celebri emblemi come la Porta di Brandeburgo o il Cristo Redentore a Rio de Janeiro resteranno nella completa oscurità. Anche 30 città svizzere partecipano a questa iniziativa, oscurando i monumenti che le contraddistinguono.

Il WWF lancia l’invito a un evento che unisce città, aziende e privati. Quest’anno i capi di stato e di governo dovrebbero incontrarsi in seno al Congresso mondiale della natura (COP 15) per elaborare un accordo globale sulla protezione ambientale e il ripristino degli ecosistemi distrutti. In media, ogni dieci minuti scompare una specie animale o vegetale, una tendenza accelerata dal riscaldamento globale. Ora, dopo decenni di distruzione ambientale, è davvero arrivato il momento di invertirla, in modo da fermare la drammatica perdita della natura e l’estinzione delle specie entro il 2030. Per raggiungere questo obiettivo, tra le altre cose, è necessario tutelare il 30% della superficie terrestre e marina e ripristinare gli habitat distrutti, per quanto possibile.

Quest’anno, anche le città e i Comuni svizzeri partecipano alla campagna mondiale per l’ambiente, lasciando i monumenti loro simbolo nell’oscurità: ad esempio, saranno spente le luci esterne del Palazzo Civico a Lugano, del municipio di Mendrisio, del castello di Locarno e dello Spazio Officina di Chiasso. Ecco le città e i Comuni svizzeri che parteciperanno all’edizione 2022: Aarau, Altdorf, Arbaz, Baden, Basilea, Chiasso, Delémont, Einsiedeln, Ennetbaden, Ecublens, Fribourg, Ginevra, Ilanz, Killwangen, Losanna, Lenzburg, Locarno, Lugano, Lucerna, Mellingen, Mendrisio, Neuenhof, Sierre, Solothurn, San Gallo, Uster, Vaduz, Wettingen, Winterthur, Yverdon-les-Bains.

Swiss Money Week 2022 – Affinché parlare di soldi non sia più un tabù

Le competenze finanziare sono una delle abilità fondamentali per ciascun individuo. La gestione del budget personale è diventata più complessa con lo sviluppo di metodi di pagamento sempre nuovi e la necessità di far fronte a spese più diversificate. Eppure parlare di soldi è ancora troppo spesso considerato un tabù.

Per cercare di contrastare questa tendenza, alcune delle principali organizzazioni nel campo dell’educazione finanziaria e della prevenzione e consulenza all’indebitamento promuovono un’iniziativa di sensibilizzazione sul tema del denaro.

Nell’ambito della Swiss Money Week, giovedì 24 marzo, dalle 17.30 alle 20.00, avrà luogo il breve corso “Il mio budget – Pillole di educazione finanziaria per tutti”.

Ulteriori informazioni sono disponibili ai siti del Franco in Tasca oppure di Swiss Money Week.

SMW2022_Il_mio_budget_in_pillole

15 marzo 2022: 60 anni di diritti dei consumatori

La Giornata Mondiale dei Diritti dei Consumatori è stata ispirata dal presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy che il 15 marzo del 1962 inviò un messaggio speciale al Congresso degli Stati Uniti in cui fu affrontata formalmente la questione dei “diritti dei consumatori”. In quell’occasione precisò quattro diritti fondamentali: il diritto alla sicurezza, il diritto all’informazione, il diritto di scelta e il diritto di essere sentiti.

Sono trascorsi 60 anni da quel momento, la consapevolezza degli attori sul mercato è cresciuta e si è consolidata, e a questi sono stati aggiunti anche altri diritti: il diritto di soddisfare i bisogni fondamentali, il diritto alla riparazione dei torti e non da ultimo il diritto a un ambiente sano e a una buona qualità di vita. I consumatori non devono però dare nulla per scontato. In questi ultimi due anni di pandemia innumerevoli diritti che si davano ormai per assodati sono stati improvvisamente svuotati di senso o addirittura negati. Pensiamo ai viaggi, agli abbonamenti in centri fitness… molti venditori e fornitori di servizi hanno semplicemente scaricato i rischi sui propri clienti modificando le Condizioni generali dei contratti. Un fatto non solo discutibile ma anche inaccettabile.

I consumatori svizzeri inoltre continuano a essere penalizzati rispetto ai Paesi che ci stanno accanto nel non potersi difendere in modo collettivo di fronte a pratiche scorrette da parte delle imprese. Il caso Dieselgate non è che l’ultimo, clamoroso, esempio di questa ingiustizia. Per difendere i propri diritti è importante che i consumatori siano uniti, aderiscano alle organizzazioni e alle associazioni come l’ACSI per potersi attivare tutti insieme e far valere una voce sola.

Label sostenibili: ecologismo di facciata o vero aiuto alle scelte dei consumatori?

La sostenibilità è un tema più che mai attuale sia in Svizzera che a livello internazionale. Al centro del dibattito ci saranno i label sostenibili, che forniscono informazioni sull’impatto dei prodotti a livello ambientale. Interverranno collaboratori dell’Amministrazione federale, esperti in economia e scienza del comportamento ed esponenti delle organizzazioni dei consumatori svizzere ed europee, che discuteranno degli aspetti irrisolti e controversi riguardanti i label sostenibili riflettendo inoltre sulla capacità di quest’ultimi di influenzare o meno il comportamento dei consumatori. Tutti gli interessati sono caldamente invitati a partecipare all’incontro annunciandosi entro l’11 marzo 2022 per e-mail a info@bfk.admin.ch. Dopo l’iscrizione riceveranno un link personale per partecipare al dibattito su Zoom.

Maggiori informazioni.

 

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Multinazionali responsabili, l’UE vicina a una nuova legislazione

Il Consiglio federale e la lobby delle multinazionali si sono battuti contro l’iniziativa per delle multinazionali responsabili, adducendo come argomento principale la necessità di una regolamentazione coordinata a livello internazionale. Se il Consiglio federale diceva sul serio, è il momento di dimostrarlo, visto che in UE le cose si stanno muovendo.

La nuova Direttiva UE si applicherà alle multinazionali nell’Unione Europea con più di 250 dipendenti e contiene un’ampio dovere di diligenza che concerne i diritti umani e gli standard ambientali internazionali. Le multinazionali dovranno anche mostrare come rispettano gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima. Sono incluse anche le multinazionali di paesi terzi – come la Svizzera – che realizzano almeno 150 milioni di euro di fatturato nell’UE.

Per quanto riguarda l’attuazione, le normative sono concepite in modo più rigoroso rispetto a quanto proposto dall’iniziativa delle multinazionali responsabili svizzera: da un lato, ogni Stato membro dell’UE dovrà introdurre un’autorità di vigilanza abilitata a pronunciare sanzioni; dall’altro, la proposta dell’UE prevede che la responsabilità delle multinazionali si estenda non soltanto alle loro filiali, come richiesto dall’iniziativa per le multinazionali responsabili, ma anche alle loro succursali. La proposta dell’UE va quindi oltre l’iniziativa elvetica e molto oltre il controprogetto entrato in vigore il 1° gennaio 2022, che non prevede nessun controllo o meccanismo sanzionatorio.

Negli ultimi mesi molte multinazionali, tra le quali Nestlé, Danone, Epson, Ikea, Mondelez e Ferrero, oltre a rappresentanti degli ambienti economici, si sono espresse a favore di una direttiva europea forte, contenente regole di responsabilità civile. Regole chiare e condizioni uguali per tutti sono importanti dal punto di vista di ampie fasce dell’economia. Per questo il Consiglio federale deve fare in modo che la Svizzera non resti l’unico Paese europeo senza una legge sulla responsabilità delle multinazionali.

La coalizione per multinazionali responsabili ha annunciato che lancerà una vasta petizione chiedendo al Consiglio federale di introdurre rapidamente una legge forte ed efficace sulla responsabilità delle multinazionali.

Dal 1° aprile le e-bike dovranno avere le luci accese

In base alle disposizioni vigenti, nelle ore diurne è sufficiente la luce anteriore; tuttavia l’Ufficio federale delle strade USTRA consiglia di accendere sempre sia quella anteriore che quella posteriore per essere più visibili.

I requisiti di equipaggiamento rimangono invariati: già oggi sulle e-bike devono essere presenti almeno due fanali a luce fissa, uno anteriore bianco e uno posteriore rosso, che per i modelli veloci devono essere omologati. Si considerano fissate al mezzo anche le luci rimovibili. Sono consentiti, ma non prescritti, appositi fari diurni.

Prodotti con CBD: situazione sconcertante

L’ACSI ritiene la situazione rilevata grave e preoccupante per la salute dei consumatori. Per i 73 prodotti tolti dagli scaffali, infatti, la sicurezza alimentare non poteva essere garantita. Fra questi, 28 hanno anche dovuto essere richiamati in quanto presentavano un rischio comprovato per la salute. I più colpiti sono stati gli oli contenenti CBD: su 46 controllati, 43 sono stati vietati. Fra i motivi della non conformità vi era un contenuto di THC troppo elevato o l’utilizzo di estratti di canapa non autorizzati.

In generale l’ACSI si preoccupa, in questo caso come nel caso di molteplici altri tipi di integratori alimentari o derrate vendute per presunti scopi terapeutici, della carenza di informazione verso il consumatore. Per non parlare dei proclami mirabolanti di presunti benefici portati da prodotti alimentari di vario genere, di fronte ai quali l’ACSI ha sempre invitato ad un sano scetticismo.

Infine vale la pena mettere in evidenza anche il costo, molto elevato, di queste tipologie di prodotti. Anche il caso presente non fa eccezione: le derrate contenenti CBD vengono vendute a prezzi decisamente elevati, superiori di 4 o 5 volte rispetto al costo di un prodotto analogo privo di CBD.

L’ACSI ritiene che i consumatori debbano essere maggiormente tutelati attraverso un’informazione precisa e completa da parte dei venditori in merito al contenuto dei prodotti che vendono, cosa che attualmente decisamente non avviene. Spesso la vendita di questi prodotti è accompagnata unicamente da vaghe diciture in merito al fatto che si tratti di prodotti “sani” o “naturali”, e al consumatore non resta che fidarsi. Una situazione inaccettabile.

Al minuto 15.19 l’intervista alla presidente ACSI Evelyne Battaglia-Richi al Telegiornale di ieri sera.

È arrivata la QR-fattura, attenzione alla sicurezza

Questo rende più rapide le operazioni di pagamento, riduce gli errori di trascrizione delle lunghe sequenze di numeri delle polizze tradizionali e fa diminuire il consumo di inchiostro e carta, perché la QR-fattura può essere stampata su carta comune e in bianco e nero e può anche essere inviata in forma completamente digitale come allegato a una email o un messaggio.

Ma automazione non deve fare rima con distrazione: è importante mantenere l’abitudine di controllare, almeno sommariamente, che i dati acquisiti leggendo il codice QR della QR-fattura corrispondano a quelli riportati in caratteri normali sulla fattura stessa. Altrimenti esiste il rischio di esporsi a truffe e raggiri.

Il sistema della QR-fattura, infatti, è diverso da quello del certificato Covid o “green pass” che abbiamo imparato a conoscere così bene. Il codice QR del “green pass”, infatti, può essere generato soltanto da un’autorità sanitaria, che ne garantisce l’integrità usando della matematica molto complessa; il codice QR della QR-fattura, invece, è generabile da chiunque e non ha alcuna funzione di garanzia o controllo.

In parole povere: il codice QR presente su una fattura può indicare coordinate di pagamento differenti da quelle indicate in chiaro. In teoria, un truffatore potrebbe per esempio inviare a una vittima una QR-fattura che riporta in lettere e cifre le coordinate di un fornitore ben conosciuto (un operatore telefonico o Serafe o AIL) ma include nel codice QR le coordinate bancarie del truffatore.

Finora non sono noti tentativi di questo genere e il sistema bancario è molto vigile, ma un controllo rapido in più fornisce più sicurezza e serenità.

Più pacchi, meno lettere

Nel 2021 per la prima volta il numero di pacchi ha superato quota 200 milioni, attestandosi a 202,1 milioni. Un andamento che mette in luce la tendenza di un numero sempre crescente di consumatori di effettuare acquisti online. Rispetto al 2020, i 202,1 milioni di pacchi spediti nel 2021 rappresentano un aumento del 9,6%. Rispetto al 2019, l’aumento è del 35%. La pandemia ha dunque accelerato la crescita del commercio online in Svizzera.

Le lettere spedite, d’altro canto, sono state 1811 milioni. Un calo del 3,3% rispetto al 2020. Negli ultimi 10 anni, il volume di lettere spedite è calato del 30%.

Dati che confermano la crescita del commercio online e la necessità dei cambiamenti strutturali che la Posta sta intraprendendo per far fronte alle differenti richieste dei consumatori. Di seguito, le immagini illustrative (fonte: la Posta).

La carota proteggerà il cetriolo?

Il tema degli imballaggi dei prodotti alimentari è discusso di frequente: spesso a base di plastica, generano molti rifiuti. Se in alcuni casi è possibile rinunciare del tutto agli imballaggi, in molti altri non è una soluzione sensata, visto che porterebbe ad un aumento dello spreco alimentare, con prodotti come frutta e verdura che si deteriorerebbero molto più in fretta. Motivo per cui si cercano alternative agli imballaggi di plastica (ma anche a quelli di carta, vetro e alluminio).

Il progetto dell’Empa e di Lidl tenta la via della cellulosa prodotta a partire da scarti vegetali. Secondo i ricercatori, l’imballaggio di cellulosa ha mostrato nei test di prolungare la durata di conservazione di frutta e verdura. Il rivestimento può essere spruzzato sulla frutta e la verdura, oppure possono essere coperte tramite immersione. Viene eliminato lavandole con l’acqua ed è anche commestibile. La pubblicazione scientifica è disponibile QUI.

L’ACSI chiede un cambio di rotta in casa Salt

Salt salassa i propri clienti con tariffe di roaming eccessive, li lascia cadere deliberatamente in trappole di costi aggiuntivi e non si adegua alle nuove norme. Ecco perché l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori chiede un deciso cambio di rotta in una lettera aperta a Marc Furrer, presidente del Consiglio di amministrazione di Salt.

Troppo denaro spillato con le tariffe di roaming
Chi acquista da Salt un pacchetto dati di 10GB per l’utilizzo di Internet nei paesi dell’UE paga circa 1 franco per 100 MB. Quando invece non si acquista un pacchetto, o il pacchetto si esaurisce, viene addebitata la cosiddetta tariffa standard. Ecco che a quel punto 100 MB costano improvvisamente 295 franchi. Secondo l’Alleanza, si tratta sostanzialmente di una fregatura per i clienti Salt.

Trappole dei costi aggiuntivi
Chi acquista un pacchetto dati o un’opzione per avere un costo fisso quando si trova all’estero, dovrebbe essere al riparo da sorprese. Invece per i clienti Salt non è così: in caso di esaurimento del volume dati aggiuntivo, si applica la tariffa standard elevatissima. Inoltre le opzioni per tariffe fisse di roaming valide per 30 giorni vengono estese senza che il cliente lo abbia richiesto, è quest’ultimo che deve attivarsi per annullarle: l’ennesima trappola dei costi. Salt cerca, attraverso vari metodi, di addebitare ai propri clienti i costi di roaming più elevati possibili. Secondo l’ACSI, questo è l’opposto di un orientamento favorevole ai propri clienti.

Salt viola consapevolmente le normative vigenti
Salt non si attiene alla legislazione vigente, violandola in tre diversi modi.

  • Dal 1 luglio 2021 le opzioni/pacchetti dati per l’estero devono avere una validità minima di 1 anno, ma la maggioranza dei pacchetti dati di Salt continua ad avere una validità di soli 30 giorni, in barba alle nuove norme.
  • Secondo l’Ordinanza, il consumatore deve poter acquistare opzioni e pacchetti dati anche quando è connesso tramite una rete internet fissa, ma con Salt è possibile farlo solo connettendosi dalla rete mobile. Chi si trova all’estero viene così costretto ad attivare la propria connessione dati rischiando immediatamente di incappare in costi aggiuntivi prima ancora di avere avuto la chance di acquistare un pacchetto dati.
  • L’ordinanza di applicazione della nuova Legge sulle telecomunicazioni stabilisce inoltre che tutti i clienti devono essere protetti da bollette di roaming elevate mediante un limite di costo prestabilito. Salt fissa questo limite a CHF 1000 (CHF 500 ciascuno per roaming dati e telefonia/SMS/MMS) per periodo di fatturazione. Solo al raggiungimento di questo limite il roaming sarà bloccato. Il limite è ovviamente troppo elevato e lo è a tal punto che, secondo l’Alleanza, si tratta di un limite illegale.

Marc Furrer è presidente del Consiglio di amministrazione di Salt da maggio 2021, in precedenza è stato anche presidente della Commissione federale delle comunicazioni (ComCom) e direttore dell’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM). Sia l’UFCOM che la ComCom sono incaricati di far rispettare le leggi vigenti alle compagnie di telecomunicazioni. Il fatto che proprio la società che il signor Furrer presiede non rispetti le normative vigenti è inaccettabile.

Telefonia: consumatori più protetti

A partire dal 1 gennaio 2021, tutti gli operatori saranno tenuti a mettere a disposizione dei propri clienti un filtro contro le chiamate indesiderate. Questo obbligo arriva al termine di una lunga battaglia. Il percorso che ha portato a una revisione della legge in questa direzione è passato in particolare da una tavola rotonda organizzata dalle associazioni di difesa dei consumatori nel 2015 con l’Ufficio federale delle comunicazioni. Il numero di segnalazioni ricevute da ACSI, FRC e SKS su questo tema ha iniziato a calare dopo che alcune compagnie hanno introdotto dei filtri per le chiamate indesiderate (Swisscom a fine 2017, Sunrise nel 2019). Tuttavia permane un numero rilevante di consumatori che continua a ricevere queste telefonate, perché è cliente di altre aziende. Era dunque necessario costringere tutte le aziende a fornire ai propri clienti questa possibilità. È da rilevare inoltre che gli intermediari o le assicurazioni che lavorano con dei call center che non rispettano la legge potranno in futuro essere perseguiti.

La revisione della legge contiene altre novità positive per i consumatori. La prima concerne l’abbassamento delle tariffe di roaming, grazie ad una fatturazione più giusta. I consumatori svizzeri restano tuttavia svantaggiati rispetto ai loro omologhi europei, visto che l’UE ha abolito le tariffe di roaming fra i paesi membri già da tempo. Un altro passo avanti è stato fatto nella velocità di connessione internet: gli operatori dovranno essere più trasparenti nei loro proclami. Infatti non di rado vengono attualmente sbandierate connessioni superveloci che non corrispondono alla realtà. Altre novità positive sono l’iscrizione nella legge del concetto di neutralità della rete, il miglioramento della lotta agli abusi in materia di numeri con sovrattasse e una maggior protezione dei minorenni contro i contenuti a pagamento non richiesti e contro la pedopornografia.

Per Laura Regazzoni Meli, segretaria generale ACSI, “è una vittoria importante per i consumatori, da anni la telefonia era il settore più rappresentato nelle lamentele che riceviamo. È servita molta pazienza, basti pensare che il primo intervento in Parlamento sulle telefonate moleste risale agli anni 80. Il filtro contro le chiamate indesiderate, l’abbassamento delle tariffe di roaming e una maggior trasparenza sulle offerte garantiranno una miglior protezione ai consumatori”. Alcuni problemi non sono stati risolti, come i cambiamenti di abbonamento non richiesti. L’Alleanza continuerà ad impegnarsi per fare ulteriori progressi nei prossimi anni.

Finti sconti, Fust e M-Electronics condannate

Prezzi iniziali fittizi o gonfiati, sconti permanenti che quindi sconti non sono, prezzi iniziali che cambiano nel tempo: le modalità si sprecano, ma il succo è sempre il medesimo. Convincere il consumatore che sta facendo un grande affare, quando in realtà non è così. I giochi psicologici di negozi e venditori portano troppo spesso a violazioni dell’Ordinanza sull’indicazione dei prezzi, ed è così che Fust e M-Electronics sono state condannate in Svizzera romanda.

I nostri colleghi della FRC hanno ampliato le loro indagini negli scorsi anni dopo il caso Ochsner Sport. Indagini che hanno portato alla presa di coscienza sulle dimensioni del problema nel nostro paese.

Anche in questo caso però, le sanzioni dimostrano l’inefficacia e l’inadeguatezza della legge svizzera nel proteggere i consumatori: 4000 franchi di multa a Fust e 3000 a M-Electronics. Uno scherzo viste le dimensioni dei due negozi.

Ad ogni buon conto, un’occasione per ricordare che anche in occasione del Black Friday, non è tutto oro quel che luccica.

I dettagli nell’inchiesta FRC.

I consumatori svizzeri domandano a gran voce un indice di riparabilità

Sì, vogliamo anche noi un sistema di etichettatura che valuti la riparabilità di alcune tipologie di prodotti. È quello che afferma la schiacciante maggioranza dei 2’665 consumatori svizzeri che hanno preso parte al sondaggio dell’Alleanza nelle scorse 3 settimane. Una partecipazione che dimostra il forte interesse suscitato dalla tematica della riparabilità. In seguito all’introduzione da parte dell’UE del concetto di diritto alla riparazione, in Francia a partire dal 2021 smartphone, computer portatili, televisori, lavatrici e tagliaerba saranno i primi prodotti a dover essere muniti di un’etichetta denominata “indice di riparabilità”, che valuterà il grado di riparabilità dei prodotti secondo criteri oggettivi. Ciò porterà i produttori a proporre prodotti più longevi e riparabili, a vantaggio dell’ambiente e del portafoglio.

Per la maggioranza dei partecipanti al sondaggio la possibilità che un elettrodomestico duri a lungo è un fattore decisivo (64%) o importante (35%) nella scelta di acquisto. Solo l’1% lo ritiene un fattore secondario. Un’etichetta che valuti secondo criteri oggettivi la riparabilità dei prodotti sarebbe un fattore decisivo (58%) o importante (39%) per la netta maggioranza dei consumatori. I favorevoli all’etichetta rappresentano il 98%, i contrari soltanto il 2%. Il 96% sarebbe disposto a pagare di più per un prodotto che fornisca precise garanzie in fatto di riparabilità, anche se il 38% precisa: solo di poco. Il 97% afferma di aver già dovuto buttare almeno una volta un oggetto ancora in buono stato soltanto perché il costo della riparazione era troppo elevato o non erano disponibili i pezzi di ricambio. Al 34% è successo “molte volte”. Il 77% sarebbe favorevole a un divieto alla vendita di alcuni prodotti impossibili da riparare. Un 20% circa si dice contrario a un divieto alla vendita, ma vorrebbe che la non-riparabilità di questi prodotti venisse indicata chiaramente sull’etichetta.

Grazie a questo sondaggio, l’Alleanza dispone di dati concreti sulle aspettative dei consumatori e potrà utilizzarli per portare delle nuove rivendicazioni a Berna e cercare di far evolvere la legislazione nelle prossime sessioni del Parlamento. Tutto questo nel tentativo di fornire ai consumatori gli strumenti giusti per difendersi dai prodotti “usa e getta” e portare ad un’offerta più sostenibile. Al contempo, gli eventi Caffè riparazione proseguiranno con maggiore frequenza non appena la situazione legata al COVID-19 lo consentirà.

Black Friday, ma è sempre un affare?

20%, -30%, -50%! E chi potrebbe dire di no? Poi però, spesso e volentieri, andando a controllare l’asterisco posto di fianco al numero ci si rende conto che le offerte non sono esattamente quello che sembravano. Benvenga la possibilità di risparmiare qualche franco, a patto però di essere ben coscienti delle condizioni di acquisto e di ciò che si sta comprando. Inoltre, occorre prestare particolare attenzione al meccanismo ormai tristemente noto dei “finti sconti”: a che serve uno sconto anche massiccio, se il prezzo iniziale era gonfiato oltre misura?

Lo scorso anno, i francesi di UFC Que Choisir avevano messo le offerte del Black Friday sotto la lente, constatando che la maggioranza di esse non erano dei grandi affari. Quest’anno i britannici di Which hanno condotto un’indagine che li ha portati a constatare che solo 1 offerta su 20 è migliore rispetto a quelle del resto dell’anno (circa il 5% delle offerte).

I consigli ACSI:

  • Non acquistare cose che non ti servono soltanto per “fare l’affare”. Se il prodotto acquistato non ti era veramente necessario, l’affare non l’hai fatto tu, bensì il venditore.
  • Leggi attentamente le condizioni dello sconto, inclusi gli asterischi che portano a fondo pagina e tutti i dettagli. Se non sei sicuro, rivolgiti al personale di vendita per fugare ogni dubbio.
  • Una buona fetta degli sconti proposti in occasione del Black Friday sembrano mirabolanti soltanto perché il prezzo di partenza del prodotto in questione era eccessivo. Prenditi il tempo di confrontare vari negozi o siti internet per farti un’idea sul reale valore di un prodotto, anziché buttarti a capofitto sulla prima offerta che vedi.

I finti sconti sono diffusi in Svizzera

Tutto è iniziato con “l’affaire” Ochsner Sport, dove in seguito ad una segnalazione fatta da un consumatore nel 2016 un’inchiesta del Ministero pubblico ha mostrato un inganno su larga scala. Praticamente, il prezzo di partenza di molti prodotti era stato gonfiato per far credere a un conseguente sconto (che in realtà altro non era che il prezzo normale di vendita).

In seguito al caso Ochsner Sport, la FRC ha deciso di condurre un’inchiesta più ampia su diversi negozi. I risultati sono piuttosto scioccanti: vari tipi di pratiche ingannevoli nell’indicazione dei prezzi sono molto diffuse in Svizzera. In seguito ai risultati dell’inchiesta, la FRC ha segnalato tre negozi al Ministero pubblico e ha inoltrato denuncia penale contro Conforama.

L’inchiesta ha anche mostrato l’inadeguatezza delle norme attuali. Ricordiamo la sanzione irrisoria inflitta ad Ochsner Sport: 4000 franchi.

I risultati dell’inchiesta sono consultabili per esteso QUI.

L’ACSI invita i consumatori a essere diffidenti di fronte a formulazioni iperboliche riguardanti azioni, offerte e sconti. Ci sono buone possibilità che prezzi spacciati per essere eccezionali nel tentativo di spingere il consumatore a un acquisto affrettato siano, in realtà, dei prezzi del tutto normali.

Consumatori ingannati, ma la sanzione è irrisoria

Era l’inizio del 2016 quando un cliente ha contattato la SECO dopo aver scoperto un’irregolarità nella filiale di Ochsner Sport a Nyon. Il cliente aveva infatti comprato una lampada frontale scontata a 34 franchi e 90 anziché 59 e 90. Era stato proprio questo sconto a sedurlo e convincerlo all’acquisto. Arrivato a casa ha però scoperto, togliendo l’etichetta, che ce n’era un’altra sottostante che indicava: 34 franchi e 90, il prezzo prima dei saldi. Insomma, in realtà non c’era nessuno sconto: l’etichetta recante il prezzo 34 franchi e 90 era stata sostituita con una recante lo “sconto” da 59 e 90 a 34 e 90.

Un inganno su larga scala
La SECO ha così ordinato alla Polizia del commercio del canton Vaud di effettuare controlli presso le filiali di Ochsner Sport. Risultato: la pratica dei “finti sconti” è diffusa. La FRC (Fédération romande des consommateurs) ha sporto denuncia al Ministero pubblico, la cui sentenza è giunta: Ochsner Sport è colpevole, ma la pena ammonta a una multa di… 4’000 franchi. Ochsner Sport è il leader svizzero della vendita di articoli sportivi e ha una cifra d’affari che ruota attorno al miliardo, quindi non è certo preoccupato da una multa di questo genere.

Una legge superata
Ma così è la legge: per la violazione dell’Ordinanza sull’indicazione dei prezzi, è la persona fisica che ha violato la legge (e non la persona giuridica) a dover essere punita con una multa massima di 20.000 franchi. Nonostante la sua lunga indagine e l’audizione dei membri del consiglio di amministrazione, il Ministero pubblico non ha trovato il colpevole fisico. In questo caso, se l’ammenda è inferiore a 5000 franchi, il procuratore può punire la società piuttosto che condurre ulteriori indagini. Ochsner ne esce quindi molto bene, nonostante la polizia del commercio abbia scoperto una strategia nazionale di inganno. I limiti della legge attuale sono sotto gli occhi di tutti: visto che le multe devono indirizzarsi a una persona fisica anziché giuridica, le multe risultano ridicole per delle aziende di grandi dimensioni. Questa maniera di procedere aveva forse senso per sanzionare i gerenti di piccoli negozi negli anni ’80, quando la legge attuale è entrata in vigore, ma risulta ormai completamente superata. Al giorno d’oggi le politiche sui prezzi si decidono nelle sedi centrali di aziende operanti a livello nazionale o internazionale, non in piccole succursali. Con sanzioni di questo tipo, anche altre aziende potrebbero scegliere questo “modello di affari”.

Non viene riconosciuto il lavoro delle autorità
Vale la pena segnalare anche che questa legge non rende giustizia al lavoro delle autorità. Per quale ragione la polizia del commercio dovrebbe condurre un inchiesta per dei mesi, mobilizzando le sue poche risorse, se la sanzione finale non copre nemmeno i costi dell’inchiesta?

Il Consiglio degli Stati spinge per una legge ancora più leggera
Alla luce di tutto questo, sarebbe decisamente il caso di inasprire le sanzioni e in particolare di permettere di sanzionare le persone giuridiche. Al contrario, il Consiglio degli Stati ha recentemente ac

Ecco le sostanze da evitare quando si comprano i cosmetici

La legge definisce come prodotto cosmetico qualsiasi sostanza o preparato destinato ad essere messo in contatto con certe parti superficiali del corpo con l’obiettivo – esclusivamente o principalmente – di pulirle, profumarle, modificarne l’aspetto, proteggerle o mantenerle in buone condizioni.

Un prodotto cosmetico è composto da ingredienti chimici (indicati in inglese) e naturali (indicati in latino). Qualsiasi componente presente in quantità superiore all’1% del totale deve figurare nell’elenco degli ingredienti del prodotto.

I prodotti per l’igiene e la cura devono indicare chiaramente la loro composizione. Il problema è che quest’ultima è codificata in maniera tale che i nomi delle molecole e delle sostanze rimangono completamente incomprensibili per i consumatori profani. Tuttavia alcuni ingredienti, a contatto con la pelle e le mucose, possono influenzare la salute umana (perturbazione del sistema endocrino, nanoparticelle, reazioni allergiche, e così via).

Queste sostanze indesiderabili, rilasciate poi massicciamente nelle acque di scarico e difficili da trattare negli impianti di depurazione, influenzano anche la qualità dei corsi d’acqua.

Purtroppo, le informazioni sugli imballaggi o sugli scaffali non consentono ai consumatori di privilegiare prodotti cosmetici sicuri per la loro salute e per l’ambiente. Per questo motivo abbiamo realizzato questo dossier.

Sostanze da evitare

Perturbatori endocrini, allergeni…sono ovunque ma possiamo perlomeno identificarli e ridurne il consumo. Ecco le sostanze da evitare

Stampa la nostra scheda pratica con i prodotti da evitare:

Le sostanze e i rischi

Queste informazioni sono il risultato di una collaborazione con i nostri colleghi francesi dell’UFC Que Choisir. Le sostanze sono classificate secondo l’importanza dei rischi. 

Le icone indicano il livello di pericolosità (basso-medio-alto) per le diverse categorie di persone (adulti, donne incinte, bambini di diverse età).

Dettagli:

Fortunatamente, il butylated hydroxyanisole, un antiossidante solitamente conosciuto con la sigla BHA, è sempre più raro nei prodotti cosmetici. Non soltanto è classificato come “potenzialmente cancerogeno” dallo IARC (International Agency for Research on Cancer), ma fa anche parte delle sostanze proposte dalla Francia alla Commissione europea per una valutazione precisa e urgente delle loro proprietà tossiche. Sarebbe infatti contemporaneamente tossico per la riproduzione e perturbatore endocrino. Alcuni prodotti venduti senza ricetta medica hanno lo statuto di medicamento (per esempio il Mitosyl). In questi casi il BHA viene chiamato butylhydroxyanisole.

Dettagli

I parabeni, quanti slogan hanno fatto fiorire sugli imballaggi! Rivendicare di non contenere parabeni sembra essere divenuto un passaggio obbligato per vendere un cosmetico o un prodotto per l’igiene. Salvo poi rimpiazzare questi conservanti con altri non certo migliori, come il metilisotiazolinone (del quale parleremo in seguito). In realtà, non bisogna fare di ogni erba un fascio con tutte le sostanze di questa famiglia: quelle a catena corta come ethylparaben e methylparaben (e composti che contengono questo nome, come il sodio etilparaben) sono stati scagionati da esperti europei. Al contrario, i più pericolosi (isobutyl, isopropyl, benzyl, pentyl, phenylparaben) sono banditi dal 2014. Ma il butylparaben e il  propylparaben rimangono autorizzati pur essendo considerati perturbatori endocrini (così come gli ingredienti il ​​cui nome composto affianca uno di questi termini a sodium o potassium). Come ricordare questi termini? Basta sapere che quelli che iniziano con P o B non sono “buoni”! Eppure se ne trovano ancora anche in prodotti destinati ai più piccoli, come ad esempio alcune salviettine, dentifrici o prodotti destinati all’area genitale. Per quanto riguarda i minori di 3 anni, propyl e butylparaben sono vietati per i prodotti non risciacquati destinati all’igiene intima (detergenti, salviette, creme), ma si possono trovare invece nelle salviettine destinate al viso o alle mani. Alcuni prodotti hanno lo status di medicamento, anche se sono più vicini ai cosmetici. È il caso di alcuni dentifrici o creme. In questi casi il propylparaben è chiamato parahydroxybenzoate (o p-hydroxybenzoate) di propyl, mentre per il sodium propylparaben, si aggiunge “sodico”.

Dettagli

Anche chiamato octyl methoxycinnamate (ma non sulle etichette, che devono rispettare una nomenclatura molto precisa), questo filtro anti-UV non è riservato ai soli prodotti solari. Si trova anche in certe creme da giorno e nei fondotinta, anche senza che venga indicata la presenza di una protezione contro gli ultravioletti. Le ricerche su questo ingrediente hanno dimostrato in vivo una perturbazione degli estrogeni e della funzione tiroidea. Tuttavia, è usato abbastanza spesso, anche in prodotti “sensibili” come stick per labbra – un prodotto talvolta applicato quotidianamente, per lungo tempo a contatto con le mucose e del quale possono essere ingerite piccole quantità – o in gamme con un marketing che insiste sull’assenza di parabeni e altri composti noti al pubblico per la loro tossicità.

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Responsabili di un numero troppo elevato di allergie, questi filtri anti-UV non sono più inclusi nelle creme solari. Del resto, in occasione di un esperimento per misurare il potere allergenico di diversi composti in seguito all’esposizione al sole, il benzophenone-3 ha provocato una reazione in oltre un quarto dei soggetti. E la sostanza è classificata come perturbatore endocrino sulla base di una debole attività estrogenica in vitro. Nel 2011 l’Afssaps (Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé) ha emesso un avviso per limitare l’utilizzo di benzophenone-3 nei prodotti cosmetici. Talvolta questa sostanza non è impiegata per proteggere l’utilizzatore dai raggi UV, bensì per proteggere lo stesso prodotto cosmetico, che se contenuto in una confezione trasparente potrebbe risentire dell’esposizione al sole. Sarebbe auspicabile se le industrie optassero per flaconi di colore opaco oppure se scegliessero un altro modo per proteggere il proprio prodotto. In ogni caso è consigliabile evitare smalti che contengono queste sostanze. Da notare che anche il benzophene 4 è utilizzato in alcuni prodotti. Nonostante vi sia la tentazione di classificarlo in maniera simile ai suoi “parenti” 1 e 3, allo stato attuale della scienza non è considerato un perturbatore endocrino.

Dettagli

Cyclopentasiloxane e cyclotetrasiloxane hanno mostrato proprietà di perturbazione endocrina. Inoltre, il cyclotetrasiloxane è classificato come tossico per la riproduzione, quindi dovrebbe essere evitato di per sé. Inoltre, tracce di quest’ultimo possono “inquinare” il ciclopentasiloxane. Infine, un avviso pubblicato nel mese di aprile 2015 dal Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (gruppo di esperti della Commissione europea incaricato di valutare i cosmetici) ha evidenziato un rischio in caso d’inalazione: aerosol, spray, ciprie eccetera dovrebbero evitare questi composti. Il cyclomethicone è in parte composto dagli altri due ingredienti.

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Questo agente antiossidante permette di evitare l’ossidazione dei preparati, in particolare la fase grassa delle emulsioni, che può irrancidire. È usato abbastanza frequentemente, soprattutto per sostituire il BHA, criticato per le sue molteplici potenzialità tossiche (vedi BHA sopra). Sfortunatamente, il BHT sembra essere un perturbatore endocrino.

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Allergene dell’anno! È il riconoscimento poco invidiabile ricevuto nel 2013 dal methylisothiazolinone (MIT). Un’associazione di dermatologi americani (American contact dermatitis society) designa ogni anno l’ingrediente che fa più danni fra i pazienti. Methylisothazolinone (MIT) e methylchloroisothiazolinone (MCIT) erano rimasti un po’ in sordina fino a poco tempo fa, ma la messa in accusa dei parabeni ha spinto troppi industriali a ricominciare a farne largo uso, a tutto discapito di allergologi e dermatologi. Le autorità sanitarie si sono chinate sulla questione e hanno proibito il miscuglio MCIT-MIT nei prodotti senza risciacquo a partire da aprile 2016. In seguito il MIT è stato vietato a sua volta nei prodotti senza risciacquo: dal 12 febbraio 2017 nessun cosmetico senza risciacquo ne può contenere. Con o senza risciacquo, è consigliabile evitare i prodotti che lo contengono, anche se mostrano menzioni fuorvianti come “pelle sensibile”, “ipoallergenico” o “testato dermatologicamente”.

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Largamente presente nelle tinture permanenti per capelli, questo colorante fa parte dei composti per i quali ci si chiede come mai non siano ancora stati proibiti. È sufficiente leggere l’avviso pubblicato nel 2012 dal Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (gruppo di esperti della Commissione europea incaricato di valutare i cosmetici). “È stato dimostrato che la p-phenylenediamine è un allergene di contatto molto potente negli animali, e si tratta anche di un allergene frequente nell’uomo che può generare delle reazioni gravi. È un sensibilizzante estremamente forte, che è compreso nei test di routine per determinare la causa di una reazione allergica. Il suo utilizzo nelle tinture per capelli genera una considerevole preoccupazione per quanto concerne la sicurezza dei consumatori”. Numerosi casi di eczema sono stati segnalati sia da utilizzatori che da parrucchieri. Quindi come mai si trova ancora in molti prodotti, incluse alcune grandi marche del settore della colorazione dei capelli? Detto ciò, le colorazioni permanenti possono contenere anche numerosi altri composti irritanti. Da notare che la p-phenylenediamine può anche trovarsi nei tatuaggi temporanei.

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Questo conservante è stato giudicato ematossico ed epatotossico (tossico per il sangue e per il fegato). Tenuto conto che la sua concentrazione nei prodotti è circa dell’1%, dell’assorbimento cutaneo e della dose senza effetto, questo composto è stato giudicato sicuro per gli adulti, mentre per i bambini di età inferiore a 3 anni sono stati posti dei limiti. Il phenoxyethanol non dovrebbe essere impiegato nei cosmetici destinati alle parti intime dei bambini, che siano risciacquati o meno: siccome questi prodotti sono utilizzati frequentemente e in maniera abbondante, è da temere un assorbimento cutaneo eccessivo di phenoxyethanol. Per gli altri cosmetici destinati ai più piccoli, la sua concentrazione dovrebbe essere limitata allo 0,4%.

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Solitamente usato come tensioattivo (che permette alle parti grasse del prodotto di disperdersi nell’acqua), il sodium lauryl sulfate è un irritante ben conosciuto, gli esperti lo sanno da decenni. Non bisogna far altro che consultare le loro pubblicazioni per convincersene: talvolta viene designato come “l’irritante standard”, in altri casi viene introdotto come “il sodium lauryl sulfate (SLS), un tensioattivo frequentemente utilizzato per indurre sperimentalmente delle dermatiti di contatto…”
Il suo parente prossimo, l’ammonium lauryl sulfate (ALS), non è da meno: quando lo applichiamo in grande quantità, si rivela “altamente irritante”. Soltanto un risciacquo molto diligente può limitare i danni. Questi ingredienti sono però presenti in un gran numero di prodotti. Ma si tratta solitamente di prodotti che si risciacquano, le dosi non sono molto elevate e generalmente i consumatori li sopportano bene. Alcuni utilizzatori, invece, si ritrovano con una sensazione disagevole sulla pelle dopo averla e con afte in bocca dopo aver usato taluni dentifrici. Gli industriali dovrebbero almeno eliminarli dai prodotti per i bambini e da quelli destinati alle zone intime, ma anche astenersi di mettere delle descrizioni legate alla morbidezza quando utilizzano questi ingredienti.

Lista e dettagli

Le sostanze: Alpha-isomethyl ionone, Amyl cinnamal, Amyl cinnamyl alcohol, Anise alcohol, Benzyl alcohol, Benzyl benzoate, Benzyl cinnamate, Benzyl salicylate, Butylphenyl methylpropional, Cinnamal, Cinnamyl alcohol, Citral, Citronellol, Coumarin, Eugenol, Evernia furfuracea, Evernia prunastri, Farnesol, Geraniol, Hexyl cinnamal Hydroxycitronellal, Hydroxyisohexyl, 3-cyclohexene carboxaldehyde, Isoeugenol, Limonene, Linalool Methyl 2-octynoate.
Le sostanze allergeniche provengono principalmente dai profumi inseriti per rendere più gradevoli i prodotti. Ma la presenza di un buon profumo non significa per forza presenza di un allergene, così come non è vero il contrario. Si trovano allergeni specialmente nei conservanti, come nel caso del benzyl alcohol. Le molecole suscettibili di provocare una reazione allergica sono estremamente numerose, ma le 26 che ne provocano di più sono obbligatoriamente etichettate a partire da quando sono presenti in una quantità superiore allo 0,001% (10 ppm) nei prodotti non da risciacquare e allo 0,01% (100 ppm) in quelli da risciacquare. Questa lista potrebbe evolversi in futuro. Gli allergeni sono indicati alla fine della lista degli ingredienti e sono molto frequenti in prodotti di tutti i tipi. Le menzioni rassicuranti del tipo “testato sotto controllo dermatologico”, “ipoallergenico” o altre come “pelli sensibili” non garantiscono per nulla l’assenza di allergeni.

Oli minerali e idrocarburi sintetici

Balsami e rossetti sono dei cosmetici a parte perché sono a rischio di essere ingeriti. Non si dovrebbero quindi ritrovare nella loro composizione degli ingredienti vietati negli alimenti a causa della loro tossicità. Tuttavia gli oli minerali e gli idrocarburi sintetici (mineral oil saturated hydrocarbons e mineral oil aromatic hydrocarbons) sono autorizzati nei cosmetici pur essendo vietati nelle derrate alimentari. Nei prodotti per le labbra queste sostanze sono addirittura spesso parte integrante dell’articolo poiché se ne trovano nelle cere – che formano la struttura del prodotto e una pellicola sulle labbra – e negli emollienti, che conferiscono flessibilità e morbidezza.

Un problema è rappresentato dal fatto che questi oli possono generare dei composti indesiderati: i MOSH e i MOAH. I primi, o almeno alcuni di loro (quelli la cui catena di carbonio è lunga almeno 16 carboni e non supera 35) possono accumularsi nell’organismo, specialmente nei linfonodi e nel fegato, provocando delle reazioni infiammatorie delle quali si ignorano le esatte conseguenze. Uno studio su 37 soggetti condotto nel 2014 ha mostrato che un quarto di loro ne aveva accumulato più di 5g! Per quanto riguarda i MOAH, essi sono cancerogeni.

Come trovarli?

Ecco i nomi che bisogna cercare sulle liste degli ingredienti dei balsami e dei rossetti. Da notare che sono assenti nei prodotti bio, ma non solo.

  • Cera Microcristallina
  • Ceresin
  • Hydrogenated Microcrystalline Wax
  • Hydrogenated Polyisobutene
  • Microcrystalline Wax
  • Ozokerite
  • Paraffin
  • Paraffinum liquidum
  • Petrolatum
  • Polybutene
  • Polyethylene
  • Polyisobutene
  • Synthetic wax

Riporto un articolo in negozio e mi danno un buono. È giusto?

A volte i negozianti accettano una sostituzione o propongono un buono. Ma il cliente non può scegliere. Per la merce saldata invece vigono spesso regole particolari. Molti negozi ammettono il cambio merce ma non su quella saldata.

Quindi il consiglio dell’ACSI è:

  • Evitate gli acquisti precipitosi, ricordate che in genere il consumatore non ha nessun diritto alla sostituzione, al rimborso del denaro o alla revoca del contratto d’acquisto
  • Chiedete sempre se il negozio prevede il diritto al cambio merce o alla restituzione e eventualmente fatevelo confermare per scritto.

Quegli apparecchi con spina straniera non possono essere venduti!

Diversi negozi ticinesi vendono apparecchi o piccoli elettrodomestici che hanno spine elettriche tipo Schuko e sono venduti con un adattatore per poterli usare con le nostre prese di corrente. È normale tutto ciò?

Le perplessità dei consumatori su questi acquisti sono iniziate ad arrivare più di un anno fa. A distanza di oltre un anno dalla prima segnalazione da parte di Infoconsumi all’Ispettorato federale degli impianti a corrente forte (ESTI) è giunta l’attesa informazione: queste spine non sono conformi alle norme dell’Ordinanza sui prodotti elettrici a bassa tensione (OPBT).

L’ispettore ESTI, Severo Nicoli, precisa inoltre che “l’utilizzo di un adattatore da viaggio per risolvere questo problema non è consentito”. “La messa a disposizione sul mercato di prodotti con spina Schuko – spiega –  è possibile solo se il fornitore inserisce sulla spina Schuko un adattatore che non può essere più tolto. Attenzione però: la miglior soluzione è sempre e solo quella di equipaggiare gli apparecchi per la Svizzera con un cavo che abbia una spina svizzera incorporata. Infatti, anche la soluzione con l’adattatore fisso, oltre ad essere molto ingombrante e pesante, può porre diversi problemi a livello di sicurezza che un utilizzatore non competente, difficilmente può vedere. Addirittura per alcuni Schuko non esistono adattatori fissi compatibili. (…) Assolutamente non accettabile è la pratica di alcuni rivenditori che semplicemente informano il cliente sulla necessità di inserire un adattatore”.

La sorveglianza del mercato spetta a ESTI e ci è stato assicurato che l’ispettorato interverrà come da nostre segnalazioni. E per un prodotto venduto con la spina Schuko ESTI può emanare un divieto o un blocco della vendita. Nel 2015 su 82 casi di questo tipo, 20 riguardavano proprio la vendita di apparecchi elettrici per economie domestiche con prese estere.

Consumatori, se vedete prodotti in vendita non conformi, segnalatelo!

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