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Tag: Notizia

Sconti sui medicamenti, ma non per i pazienti

I produttori di farmaci concedono in alcuni casi degli sconti ai fornitori di prestazioni (medici, ospedali, farmacie). Tuttavia, gli assicurati non ne approfittano, malgrado la legge lo preveda.

“La legge federale del 18 marzo 1994 sull’assicurazione malattie (LAMal) stabilisce che il fornitore di prestazioni che ottiene sconti nell’acquisto di medicamenti deve farne usufruire l’assicuratore e gli assicurati”, ha spiegato il Controllo federale delle finanze (CDF) nel suo rapporto.

Chi dovrebbe vigilare? L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Che secondo il CDF, non lo fa in maniera adeguata: “Il CDF ha esaminato l’attività di vigilanza dell’UFSP nell’ambito e ha concluso che è ancora poco efficace”. Insomma, quello che emerge dall’audit, è che l’UFSP non fa uso di tutti gli strumenti a disposizione per la sorveglianza del mercato dei farmaci. Questo è in larga parte dovuto a una carenza di mezzi dell’UFSP, che peraltro è destinato a subire nuovi tagli.

Viene altresì alla luce che siamo di fronte ad un mercato dei prezzi opaco e complesso, che non permette un contenimento sufficiente dei costi. Ricordiamo che in Svizzera, pur essendo produttori di farmaci, li paghiamo di più che nella maggior parte degli altri paesi europei. I farmaci sono circa un quarto della spesa sanitaria totale.

“Chiediamo basi legali più severe e più risorse per i controlli. E anche più trasparenza. Ci preoccupa molto che il Consiglio federale voglia effettuare ulteriori tagli all’UFSP, che secondo quanto emerso dal rapporto, ha già risorse troppo limitate per svolgere la sua attività di controllo” ha reagito la presidente ACSI Angelica Jäggli.

“Tutte queste misure di risparmio colpiscono indirettamente pazienti e assicurati, che beneficiano dell’attività di controllo dell’UFSP” ha continuato Angelica Jäggli. “È inoltre difficile parlare di lotta alla sovramedicalizzazione in un sistema poco trasparente che può creare incentivi sbagliati. Occorre agire sul prezzo dei farmaci, ma anche sulla quantità di farmaci prescritti. In sintesi chiediamo controlli rigorosi e che si ponga un quadro giuridico che metta fine a queste trattative opache e a questi sconti che vanno unicamente a vantaggio dei fornitori di prestazioni, e che si proceda invece con riduzioni generalizzate del prezzo dei medicamenti”.

Storie da InfoConsumi: la truffa del coach AI per la sessualità

Diversi soci ACSI si sono rivolti a InfoConsumi dopo aver ricevuto via e-mail una fattura, seguita da solleciti di pagamento, da parte di SwissNovaCare.com per un presunto abbonamento annuale del valore di 247 franchi.

La sorpresa? I destinatari non hanno mai sottoscritto alcun contratto e, nella maggior parte dei casi, non avevano mai sentito prima parlare del servizio. In altre parole, si tratta di una vera e propria truffa.

SwissNovaCare si presenta come un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale che offre supporto in ambiti delicati: la salute e la sessualità. Il sito promette la massima riservatezza, risposte personalizzate e programmi d’azione con esercizi dedicati ad affrontare difficoltà quali calo del desiderio, dolore durante i rapporti, problemi di erezione o questioni legate al ciclo mestruale.

Il nome può trarre in inganno. Nonostante il richiamo esplicito alla Svizzera, SwissNovaCare non ha nulla di svizzero. Il sito appartiene infatti a una società con sede a Hong Kong. Lo stesso vale per SwissNovaChat.com, già segnalato per richieste analoghe. In altre parole, la denominazione “Swiss” non deve essere interpretata come una garanzia di origine, affidabilità o presenza sul territorio svizzero.

Non è escluso che proprio la scelta di argomenti così intimi faccia parte della strategia. Quando una richiesta di pagamento riguarda aspetti così personali, si potrebbe essere tentati di risolvere velocemente il problema pagando senza farsi troppe domande, oppure di cliccare impulsivamente sui link contenuti nel messaggio per capire che cosa stia succedendo.

Ed è proprio ciò che non bisogna fare.

Nelle e-mail ricevute compaiono infatti diversi inviti a cliccare sui collegamenti presenti nel testo: per pagare la fattura, per consultare il proprio presunto programma personalizzato oppure esercitare il diritto di recesso entro 14 giorni.

Se non hai mai richiesto il servizio, non esiste alcun motivo per cliccare sui collegamenti contenuti nel messaggio. Farlo significa semplicemente interagire con chi ha inviato la comunicazione e potrebbe esporti a ulteriori inconvenienti.

Ecco come comportarsi correttamente:

  • se possibile, non aprire il messaggio
  • in ogni caso, non cliccare su alcun link
  • non effettuare alcun pagamento
  • non rispondere direttamente all’e-mail ricevuta
  • creare una nuova e-mail e inviarla all’indirizzo support@swissnovacare.com, dichiarando di non aver mai concluso alcun contratto e di contestare integralmente la fattura ricevuta. È consigliabile conservare una copia della comunicazione inviata

Dopodiché, si possono ignorare eventuali ulteriori richieste di pagamento o comunicazioni.

Questa vicenda ricorda ancora una volta quanto sia importante mantenere il sangue freddo quando si riceve una fattura inattesa. Una richiesta di pagamento, anche accompagnata da solleciti e riferimenti a presunti abbonamenti non basta a creare automaticamente un contratto valido.

Il consiglio ACSI è semplice: non cliccare, non pagare, contestare la fattura con una nuova e-mail e conservare una prova della contestazione.

Per ulteriori informazioni o domande, il servizio InfoConsumi è a disposizione dei consumatori.

A proposito dei dazi sugli invii di piccolo valore

Lo scorso 1. luglio nell’Unione europea è entrato in vigore un dazio doganale di 3 euro per i pacchi dal valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi che non appartengono alla stessa UE. L’obiettivo è di arginare l’ondata di invii causata da chi acquista merci soprattutto in Asia e in particolare in Cina, su shop online quali Shein, Temi e AliExpress. La decisione è stata presa su pressione delle aziende europee che devono sottostare a criteri di qualità e sicurezza più stringenti rispetto a quelli applicati in Cina e non solo, dove fornitori e venditori possono quindi applicare prezzi ben più bassi, anche a scapito delle tutele dei lavoratori. In precedenza gli invii provenienti dall’Asia era esenti da dazi proprio per il ridotto valore delle merci e degli articoli che contenevano e contengono.

Nel 2025, stando ai dati pubblicati dalla Commissione Europea, nei Paesi dell’UE sono giunti qualcosa 5,9 miliardi di pacchi di piccolo valore, ossia 16 milioni al giorno, in gran parte spediti dalla Cina. Il dazio di 3 euro, fra l’altro, non riguarda l’invio nel suo complesso, ma viene applicato a ogni articolo che vi è contenuto e figura nei documenti della spedizione, se appartenente a una diversa categoria merceologica.

Ogni anno milioni di invii con merce di poco valore giungono anche in Svizzera ed ecco che il tema dell’applicazione di una tassa doganale ad hoc è stato anche affrontato dal Consiglio nazionale e da quello degli Stati. Siamo ancora alle fasi preliminari, per così dire, e quindi non si può dire ora se e quando entreranno in vigore misure come quelle applicate nell’Unione europea. È però facile presumere che prima o poi accadrà.

Comunque, dazi o non dazi supplementari la questione principale, per quel che riguarda articoli provenienti dall’Asia e in particolare dalla Cina, è quella legata alla sicurezza dei prodotti. Infatti, difficilmente a un prezzo molto basso corrispondono criteri di qualità e appunto sicurezza che corrispondano a quelli pretesi giustamente in Europa e in Svizzera. E che dunque sono regolati da specifiche leggi e norme. Pensiamoci e pensateci, quando facciamo i nostri acquisti negli shop online.

Un tema che comunque è anche caro alla Commissione europea, la quale lo scorso 20 luglio ha inflitto una multa di ben 550 milioni di euro ad AliExpress per non aver valutato e ridotto in modo adeguato i rischi legati alla vendita di prodotti illegali, non rispondenti alle norme di sicurezza oppure contraffatti.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Il roaming fra Svizzera e Regno Unito se ne va

È una bella notizia: in futuro si potrà utilizzare il proprio telefono in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord senza dover far fronte a costi di roaming. È parte del nuovo accordo raggiunto fra Svizzera e Regno Unito.

Tuttavia, è una bella notizia che lascia un retrogusto amaro in bocca: perché un passo del genere non è ancora stato fatto con l’UE?

Ricordiamo i fatti: da giugno 2017, i costi di roaming sono stati aboliti nell’UE. I cittadini UE possono spostarsi ed utilizzare il proprio telefono senza costi aggiuntivi all’interno dell’Unione. I cittadini svizzeri, dal canto loro, continuano a dover far fronte a queste spese, che possono anche essere ingenti, e si vedono costretti a sottoscrivere abbonamenti più cari unicamente per coprire questi costi.

L’anno scorso avevamo sostenuto una petizione che chiedeva proprio l’abolizione di queste tariffe. Il sospetto è che il motivo del sostanziale disinteresse di governo e Parlamento per questo tema sia una difesa degli interessi degli operatori telefonici a scapito dei consumatori.

In ogni caso, questo passo in avanti con il Regno Unito è l’occasione per tornare a chiedersi: per quanto tempo ancora ci toccherà far fronte a questi costi completamente anacronistici in un’epoca in cui mobilità e internet sono essenziali?

Basti pensare alla necessità di collegarsi ad internet con il proprio telefono per scaricare o mostrare biglietti di aereo o di treno, utilizzare una mappa o ancora inviare messaggi e leggere e-mail. Senza contare che molte persone non si recano all’estero unicamente per le vacanze, bensì anche per lavoro. Ci sono poi le persone che abitano in regioni di confine, che in alcuni casi si trovano ad utilizzare la rete del paese confinante in automatico senza neanche rendersene conto.

Tornando allo sviluppo con il Regno Unito, rendiamo attente consumatrici e consumatori al fatto che l’implementazione concreta dell’accordo potrebbe richiedere tempo. Chi si reca nel Regno Unito deve dunque verificare con il proprio operatore a partire da quando i costi di roaming verranno effettivamente azzerati.

Come funziona la tariffa dinamica, e a chi conviene?

La tariffa dinamica è un modello opzionale di prezzo pensato per le economie domestiche. Si può quindi liberamente scegliere se utilizzarla o meno in maniera volontaria. Si basa su fasce di alta e bassa tariffa che variano ogni giorno in funzione di diversi fattori, come precipitazioni, temperature, produzione propria e consumi. Rispetto alla tariffa standard, la fascia di alta tariffa dinamica è leggermente più costosa, mentre quella di bassa tariffa risulta più vantaggiosa.

L’utilizzo di questo sistema tariffario è interessante prevalentemente per quelle persone che possono e vogliono spostare una grossa parte dei propri consumi nelle fasce orarie più convenienti.

Ne abbiamo parlato con Mauro Suà dell’AMB di Bellinzona in un articolo apparso negli scorsi mesi su La borsa della spesa:

Come faccio a capire se un sito di e-commerce è affidabile?

È una presenza sempre più insidiosa online: quella dei siti-truffa, spesso finti siti di e-commerce, ai quali si arriva anche da pubblicità proposte sui social. Convinti di effettuare acquisti o di abbonarsi ad un servizio, i consumatori vengono derubati dai truffatori che hanno creato i finti siti. Come fare a riconoscerli?

Ecco qualche consiglio:

• Se acquisti da siti ben conosciuti con una buona reputazione, tutto quello che devi fare è assicurarti di essere sul sito vero, e non una copia (è sufficiente leggere la barra dell’indirizzo e controllare che sia scritto correttamente: per esempio, www.acsi.ch e non www.aacsi.ch).

• Se ti trovi su un sito che non conosci e stai cercando di capire se sia affidabile o meno, la prima cosa da fare è cercare i dati di contatto e verificare se siano plausibili e corretti. Se non ci sono o sono incompleti, occorre prudenza.

• Dai un’occhiata alle condizioni generali (CG). Contengono informazioni esaustive sull’azienda? Sembrano complete e chiare? Se le CG sono assenti o incomplete: campanello d’allarme.

• Puoi fare un’acquisto molto piccolo, senza fornire i dati della tua carta di credito ma utilizzando un altro metodo di pagamento (una carta prepagata con poco denaro, una carta temporanea, o un intermediario come Paypal). Se l’acquisto piccolo va a buon fine, puoi effettuare l’acquisto più grande in un secondo momento.

• Qualche ricerca su Google con parole chiave potrebbe aiutarti a trovare esperienze positive o negative di altri utenti che hanno usufruito del medesimo sito. Se ce ne sono tante negative, attenzione. Un altro segnale di rischio è se non si trova praticamente nulla e nessuno parla del sito in questione.

• Per informarti su un’azienda, prova a vedere se esiste nell’Indice centrale delle ditte. Se non si trova: possibile campanello d’allarme.

• Segnala le truffe all’Ufficio federale della cibersicurezza, tramite l’apposito modulo.

Di seguito un articolo apparso su La borsa della spesa:

Ma quei consigli di Migros per la scongelazione non sono rischiosi?

Le indicazioni sulle etichette delle derrate alimentari sono importanti per la tutela della salute dei consumatori, soprattutto per quel che riguarda le allergie e la salvaguardia della salute più in generale. Quindi, non mi va proprio giù che sui siti coop.ch e migros.ch – i portali online dei due giganti svizzeri del commercio al dettaglio – in non pochi casi le indicazioni fornite con accuratezza siano una sorta di optional, per quel che riguarda appunto le derrate alimentari. Come nel caso dei formaggini spalmabili di produzione francese «La vache qui rit» – ed è solamente un esempio dei molti che potrei fare – i cui ingredienti nelle pagine in lingua italiana sono elencati in tedesco, cosa che vale sia per coop.ch sia per migros.ch e relative applicazioni per dispositivi mobili. Come se fosse obbligatorio conoscere la lingua di Goethe per non incappare in eventuali, brutte sorprese.


Su migros.ch, però, può anche accadere di rimanere ancor di più perplessi, come è il caso con le capesante crude e congelate della marca «Pelican». Sotto «conservazione e utilizzo», stavolta in italiano e non in tedesco, possiamo infatti leggere quanto segue: «Preparazione: rimuovere le cappasante oceaniche dal sacchetto e risciacquarle leggermente con acqua tiepida. Lasciarle scongelare (circa 2 ore a temperatura ambiente o tutta la notte in frigorifero) e arrostire in padella: aggiungere sale e pepe a vostro piacimento e cuocere con dell’olio d’oliva o un altro grasso a vostra scelta a fuoco medio per circa 2 minuti su ogni lato».
Il punto che ha destato la mia attenzione è costituito dalle indicazioni per scongelare il prodotto e quindi la frase «lasciarle scongelare circa 2 ore a temperatura ambiente». Spesso mi è stato detto e ripetuto che le derrate alimentari non le si fanno scongelare a temperatura ambiente, ma stando agli esperti parrebbe che quel limite di due ore a temperature ambiente, come indicato per le capesante della «Pelican», non sia fonte di rischi. Da parte mia, in ogni caso, preferisco attenermi a indicazioni come quelle pubblicate sul sito della «Orogel», nota azienda produttrice di derrate alimentari congelate.

Eccole: «Uno degli errori più comuni quando si va di fretta è quello di ricorrere ad acqua calda per scongelare più velocemente. È una pratica rischiosa: la superficie dell’alimento si scalda troppo in fretta, perdendo parte dei nutrienti e diventando terreno favorevole allo sviluppo dei batteri. Anche lo scongelamento a temperatura ambiente è da evitare: è una pratica molto diffusa, ma anche una delle più rischiose. La superficie dell’alimento, infatti, si riscalda molto più velocemente rispetto al cuore del prodotto. Questo significa che, mentre l’interno rimane ancora parzialmente congelato, la parte esterna entra rapidamente in una fascia termica critica, compresa tra gli 8° C e i 60° C, in cui batteri come Salmonella, Listeria o Escherichia coli possono moltiplicarsi con grande rapidità».

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Bevande a base di mate: meglio degli energy drink, ma non sane

In Sudamerica, il mate viene sorseggiato durante tutta la giornata in tradizionali contenitori a forma di “zucca”. Preparato mediante l’infusione della pianta yerba mate, aiuta la concentrazione, grazie al suo effetto energizzante duraturo, senza provocare i picchi di tensione del caffè.

Nei negozi, le bibite vendute con la denominazione «mate» non hanno più molto a che vedere con la tisana miracolosa decantata dagli influencer della salute. Non solo la quantità di erbe è irrisoria, ma vi si aggiungono anche caffeina sintetica, zucchero o dolcificanti.

Di seguito il test completo, apparso nella Bds 4.26:

La verità viene a galla: le fatture dell’azienda Obligo vanno seriamente indagate

L’esperienza di una socia della FRC è la goccia che fa traboccare il vaso. La signora, vedova dal 2017, è stata chiamata dalla Obligo SA a saldare diverse fatture per dei presunti abbonamenti sottoscritti dal marito nel 2025, quindi 8 anni dopo la sua morte. Un caso emblematico, che indica una volta per tutte quanto siano lontane dall’avere un fondamento giuridico valido le richieste della Obligo SA e dei suoi partner. Finora la FRC si è vista respingere ogni accusa nei loro confronti: la giustizia ha classificato come “errori isolati” i numerosi casi segnalati nel tempo.

Anche l’ACSI è confrontata da oltre un decennio con le segnalazioni di consumatrici e consumatori spaventati da questo genere di fatture, che impongono il pagamento di servizi e abbonamenti mai stipulati consapevolmente. Un fenomeno che negli ultimi anni ha visto un aumento esponenziale dei casi e che si caratterizza per una marcata incongruenza dei dati presentati in fattura. Tra le segnalazioni, ad esempio, il caso di una persona domiciliata nel luganese da 40 anni che ha ricevuto una fattura al domicilio dei genitori in Leventina, oppure il caso di un dipendente delle FFS che avrebbe – secondo la Obligo – stipulato per uso privato un abbonamento per servizi pornografici utilizzando il numero intestato al datore di lavoro. L’ACSI ha seguito anche i casi di diversi minorenni, tra i quali addirittura dei 13enni, presi di mira da questo genere di pratiche.

Senza dimenticare che molti consumatori, sotto pressione per i modi intimidatori utilizzati o per la vergogna legata al collegamento con dei servizi pornografici, pagano inizialmente senza protestare.

Oltre a contestare i metodi non trasparenti dell’azienda con sede legale nel Canton Svitto, ci interroghiamo sulla provenienza delle informazioni utilizzate per identificare i pretesi abbonati. 

L’ACSI seguirà da vicino l’evoluzione della procedura penale avviata dalla FRC e auspica che il Ministero pubblico possa finalmente fare luce sul modo con il quale Obligo SA e i suoi clienti commerciali entrano in possesso di ingenti quantità di dati sensibili delle consumatrici e dei consumatori svizzeri.

Trasferire i costi senza ottenere risparmi: no all’adeguamento della franchigia

Gli assicurati sono chiamati a sborsare in futuro ancora più denaro di tasca propria per coprire le spese sanitarie. Il Consiglio federale prevede infatti un aumento da 300 a 400 franchi della franchigia minima nel 2029, seguito da ulteriori incrementi negli anni successivi secondo un meccanismo prestabilito in base all’andamento dei costi sanitari.

Anziché ridurre i costi, questa riforma colpisce i malati cronici trasferendone una percentuale maggiore su di loro. Eppure queste persone non hanno scelta: dovranno comunque recarsi dai professionisti della salute. Se qualcuno deciderà di rinunciare a cure necessarie, questo non farà che aumentare la spesa sanitaria in seguito. Le malattie la cui diagnosi o trattamento vengono rimandati, portano generalmente a procedure più costose e complesse in un secondo momento.

Per contenere gli aumenti dei costi della sanità, occorre aggredire con decisione i problemi profondi: prezzi dei farmaci troppo elevati, tariffe ingiustificate, trattamenti inadeguati o inutili, mancato coordinamento delle cure, sovrabbondanza di assicuratori malattia. Il problema è che ogni attore del settore difende strenuamente i propri interessi. La politica, per accontentare le differenti lobby, non prende da anni decisioni incisive ma si limita a proporre cerotti o trasferimenti di costi sui pazienti.

Il Ticino vive una situazione particolarmente critica dal punto di vista dei costi sanitari, con aumenti dei premi di cassa malati superiori alla media nazionale dovuti anche a un problema di sovraofferta, che genera sovraconsumo, come a fattori strutturali, tra i quali una popolazione più anziana. Questa riforma andrà a gravare in modo insostenibile sugli assicurati che sono già al limite delle loro possibilità: più di un ticinese su tre oggi deve fare ricorso alla RIPAM, strumento che sarà messo ancor più sotto pressione dall’aumento della franchigia.

L’ACSI esorta quindi il Consiglio federale ad abbandonare questa riforma, bloccando l’aumento della franchigia minima ed eliminando il meccanismo di adeguamento automatico, come oltre 17’000 persone hanno richiesto firmando la petizione lanciata dalla Konsumentenschuzt, tra le quali oltre 1’000 assicurati della Svizzera italiana.

Storie da InfoConsumi: tornano le chiamate indesiderate?

Sono diverse le persone che nelle ultime settimane hanno contattato il nostro servizio InfoConsumi per segnalare la ricezione di molte chiamate indesiderate. Si tratta spesso di telefonate provenienti dall’estero.

Il problema delle chiamate indesiderate ha conosciuto il suo picco una decina di anni fa, ed è stato poi ridimensionato con l’introduzione dei filtri da parte degli operatori telefonici. Tuttavia questo grattacapo non è mai sparito del tutto, e si assiste in particolare in alcuni periodi a piccole “ondate” di chiamate, probabilmente in concomitanza con la decisione di qualche call center più o meno truffaldino di focalizzarsi sul nostro territorio. In almeno un caso giunto ad InfoConsumi, infatti, si trattava oltre che di una chiamata indesiderata anche di un tentativo di truffa.

I filtri degli operatori telefonici funzionano un po’ come i filtri anti-SPAM nelle e-mail: bloccano la maggioranza delle chiamate moleste, ma non tutte. L’efficacia e il funzionamento del filtro può variare da un’azienda all’altra. Swisscom ad esempio blocca milioni di chiamate indesiderate tutti i mesi (in ottobre 2025 8,4 mio) poiché ha un sistema di filtri molto sviluppato (Callfilter), basato su un database di centinaia di migliaia di utenti coinvolti. L’attivazione è automatica e all’utente finale arrivano solo poche chiamate indesiderate. Sunrise e altri operatori, bloccano una parte delle chiamate moleste a livello di rete. La protezione risulta essere ancora dipendente dall’intervento del cliente. In particolare, per una protezione efficace è necessario attivare o gestire manualmente le diverse impostazioni (es. blocco numeri, preferenze di marketing), e non tutti gli strumenti sono automatici o centralizzati. Altri operatori minori, possono avere delle opzioni decisamente limitate in materia di filtri anti-SPAM.

È fra l’altro notizia di questi giorni l’introduzione da parte di Swisscom di un avviso che mette in guardia quando un numero è sospettato essere fonte di chiamate indesiderate.

Il nostro consiglio è quello di rivolgersi al proprio operatore telefonico e informarsi su quali siano gli strumenti a propria disposizione per combattere le chiamate indesiderate. Valutare anche di cambiare operatore se la compagnia telefonica presso la quale si è abbonati fornisce strumenti poco soddisfacenti.

Psy-Health: informazioni e supporto sulla salute mentale a portata di clic

Proprio per rispondere a questo bisogno è nato psy-health.ch, un portale online pensato per offrire informazioni chiare, strumenti pratici e orientamento ai servizi disponibili sul territorio alle persone con un passato migratorio, che possono incontrare maggiori ostacoli nell’accesso alle cure, anche a causa della lingua o delle differenze culturali.

Di seguito l’articolo completo:

Quanta sofferenza dietro a una banana

Public Eye ha puntato i riflettori sulle piantagioni gestite direttamente o indirettamente da Chiquita in Guatemala: qui l’erede della famigerata United Fruit Company, alla quale si deve l’espressione “Repubblica delle banane”, possiede un’impero caratterizzato dallo sfruttamento dei lavoratori, costretti a lavori pesanti per 10 ore al giorno sotto l’effetto del cocktail “la bomba” e innaffiati per via aerea mentre lavorano con fungicidi che causano la sterilità. Negli ultimi 20 anni 110 sindacalisti sono stati uccisi, spesso a colpi di arma da fuoco sparati da motociclette.

Immagine: Tomás Ayuso / Panos Pictures per Public Eye

Hai già letto l’inchiesta di Public Eye? La trovi QUI.

Public Eye sta anche raccogliendo firme per protestare contro lo sfruttamento nelle piantagioni.

Di seguito l’articolo completo apparso ne La borsa della spesa 4.26:

Truffe informatiche: come difendersi? Un convegno per passare dai numeri alle persone 

Il fenomeno delle truffe informatiche continua a crescere in modo preoccupante, lasciando dietro di sé una scia di vittime anche in Ticino. Oltre alle statistiche che ormai conosciamo fin troppo bene, è giunto il momento di porre l’accento sulla dimensione umana del problema. Con particolare attenzione alle persone più vulnerabili: gli anziani, chi vive in solitudine, i consumatori meno avvezzi ai mezzi informatici e i piccoli investitori. 
 
Queste categorie sono spesso vittime di una profonda disparità di mezzi: da un lato troviamo le sofisticate macchinazioni e tecnologie dei truffatori, dall’altro le difese piuttosto deboli dei cittadini che si trovano in una posizione di fragilità.  
 
Per rispondere a questa sfida, è essenziale promuovere una maggiore consapevolezza e fornire strumenti concreti di protezione. 
 
Queste tematiche verranno approfondite in occasione del Convegno “Truffe informatiche: come difendersi?” previsto martedì 23 giugno, dalle ore 16:30 alle 19:30, presso l’Auditorio dell’USI (Campus Ovest, Via Giuseppe Buffi 13, Lugano). L’evento è promosso dall’Università della Svizzera italiana (USI), dall’ATTE (Associazione Ticinese Terza Età) e dall’ACSI (Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana), già sostenitrice dell’Iniziativa Internet.
 
Durante l’incontro verranno descritte alcune delle truffe più diffuse e offerti suggerimenti su come proteggersi efficacemente. Si discuterà inoltre di come migliorare la vigilanza e l’inquadramento legale e quali proposte di aiuto e prevenzione auspicare. 
 
L’ingresso è libero e gratuito per tutte le persone interessate.  
 
 
Di seguito il programma del Convegno: 
 
Benvenuto da parte dell’Istituto di Diritto dell’USI 
Prof.ssa Annamaria Astrologo 
 
Introduzione: la vulnerabilità dei consumatori  
Antonella Crüzer, Segretaria generale ACSI
Gian Luca Casella, Segretario generale ATTE
 
Truffe informatiche: casistica recente 
Andrea Gianini, Procuratore Pubblico 
 
Mondo-cripto: i rischi per i risparmiatori 
Prof. Andrea Terzi, Università Cattolica, Milano 
 
Prevenzione e repressione: le difficoltà attuali 
Giorgio Galusero, già Ufficiale di Pubblica Sicurezza, già deputato in Gran Consiglio 
 
Prevenzione dei reati finanziari: commento al Messaggio del Consiglio di 
Stato datato 25.09.2024 N. 8489 
Avv. Paolo Bernasconi, avvocato, già Procuratore Pubblico 
 
 
In conclusione:  
Tavola rotonda e dibattito con il pubblico 

Tempo di mondiali di calcio, tempo di truffe legate alle figurine

Tempo di Coppa del mondo di calcio e – come al solito – tempo di album di figurine dedicato alla grande manifestazione sportiva di quest’estate. La caccia alle «figu» dell’album della Panini è partita ormai da tempo e un giovane socio dell’ACSI mi ha inviato alcune righe all’indirizzo telematico aldo.rossi2024@outlook.com per raccontarmi che pure in questo ambito i truffatori si sono messi prontamente all’opera.

«In queste settimane prima dei mondiali – mi ha scritto il nostro socio – ho inviato la seguente email alla Panini: “Egregi Signori, ho scaricato l’app ufficiale FIFA Panini Collection su Play Store. Ho notato però che ci sono 3 app con lo stesso nome ma prodotte da 3 diversi sviluppatori che non siete voi. Volevo segnalare la cosa perché non mi fido e credo che siano app false per ingannare i collezionisti. Vorrei sapere se è davvero così. Grazie per l’ascolto e complimenti per l’album dei mondiali e i vostri prodotti che sono sempre i migliori. Cordiali saluti”. Inoltre, ho scritto in conclusione che mi dispiace tantissimo che dal 2031 non sarà più la Panini a produrre l’album dei mondiali di calcio. Dopo poco tempo la stessa Panini ha poi inviato un comunicato ufficiale per rendere attenti i collezionisti su possibili truffe».

Il nostro giovane socio aveva più che ragione a non fidarsi di quelle app solo somiglianti a quella della Panini, il cui comunicato, per la cronaca, è stato il seguente: «La nostra passione per il collezionismo è al centro di tutto ciò che facciamo ed è proprio per questo che vogliamo proteggere voi, la nostra community e i nostri clienti in tutto il mondo. Recentemente, abbiamo notato un aumento dei tentativi di frode online da parte di terzi che abusano del marchio Panini. Questi siti web imitano la nostra grafica e il nostro stile, a volte con sottili variazioni difficili da individuare per gli utenti, con l’unico scopo di rubare informazioni personali o ottenere fraudolentemente pagamenti per ordini che non verranno mai evasi. Nonostante i nostri continui sforzi per monitorare il web e rimuovere tempestivamente i contenuti fraudolenti, internet è vasto e la vigilanza individuale rimane la prima linea di difesa. Pertanto, vi invitiamo a prestare attenzione ai segnali di allarme: verificate sempre che l’URL sia corretto, diffidate delle offerte con prezzi che sembrano troppo belli per essere veri rispetto ai prezzi di mercato attuali e, soprattutto, affidatevi esclusivamente ai nostri canali ufficiali per i vostri acquisti. Grazie per il vostro continuo supporto».

Da parte mia non aggiungo altro, facendo comunque i complimenti al giovane socio dell’ACSI e collezionista delle figurine Panini che non se ne è stato con le mani in mano ma ha contribuito attivamente a segnalare a chi di dovere che le truffe erano a portata di clic.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Scegliere con cura: cinque domande da porre al medico

In occasione della campagna “Scegliere con cura”, l’ACSI ricorda le cinque buone domande da porre al proprio medico. Perché per migliorare la qualità delle cure, è fondamentale una buona comunicazione medico-paziente.

  1. Ci sono alternative più semplici e sicure rispetto al trattamento che viene proposto?
  2. Quali sono i rischi e i benefici della cura che mi viene proposta?
  3. Quale è la probabilità che questi rischi si verifichino?
  4. Che cosa succede se non faccio nulla?
  5. Che cosa posso fare io per la mia salute?

Queste domande consentono al paziente di prendere decisioni informate, basate sulla consapevolezza dei rischi e dei benefici. L’importanza della quarta domanda non va sottovalutata: raramente la fretta è una buona consigliera, quindi se la situazione lo consente, prendersi del tempo in più può essere una scelta determinante. Anche l’ultima domanda riveste un’importanza centrale: se da un lato c’è la cura, dall’altro c’è il/la paziente, con una propria vita e delle proprie specificità. Si tratta dunque anche di capire se il percorso di cura proposto è davvero adeguato: ciò che è appropriato per una persona, potrebbe non esserlo per un’altra.

Smarter Medicine mette il paziente al centro, cercando di evitare quei trattamenti inutili che vanno ad impattare negativamente la qualità di vita del paziente o che comportano dei rischi eccessivi in rapporto ai benefici.

L’ACSI è fra i fondatori dell’associazione Smarter Medicine – Chosing Wisely Switzerland. Maggiori informazioni QUI.

Per il rimborso delle cure dentarie

Il 14 giugno 2026 la popolazione ticinese sarà chiamata a esprimersi sull’iniziativa popolare “Per il rimborso delle cure dentarie”. Si tratta di una proposta che mira a introdurre un sistema di copertura pubblica per le cure dentarie di base, integrandole in modo più strutturale nel sistema sanitario e superando l’attuale situazione in cui la salute orale è, nella maggior parte dei casi, esclusa dalla LAMal e interamente a carico dei pazienti.
L’iniziativa nasce da una constatazione ormai diffusa: la salute dentale continua a essere una delle principali “lacune” del sistema sanitario svizzero. Nonostante premi di cassa malati tra i più elevati al mondo, le cure dentarie di base restano in gran parte non coperte, creando una forte disuguaglianza nell’accesso alle prestazioni.
In Ticino, come in altre regioni della Svizzera, una parte della popolazione rinuncia a visite e trattamenti per ragioni economiche. Questo fenomeno è particolarmente marcato rispetto alla media nazionale e riguarda soprattutto i redditi medio-bassi. Le conseguenze non si limitano al disagio individuale. La rinuncia alle cure preventive porta spesso a situazioni più gravi, con infezioni, complicazioni e patologie che richiedono interventi urgenti e più invasivi. In questi casi, il costo complessivo per il sistema sanitario aumenta, mentre la qualità di vita delle persone peggiora.
Il modello proposto si basa su un principio di solidarietà: il finanziamento delle cure dentarie verrebbe garantito attraverso contributi proporzionali al reddito, condivisi tra lavoratori, datori di lavoro e settore pubblico. L’obiettivo è rendere le cure più accessibili, rafforzare la prevenzione e ridurre le rinunce dovute a motivi economici.

Perché l’ACSI sostiene l’iniziativa
L’ACSI ha sempre promosso trasparenza, equità di trattamento e accesso alle cure. Il sostegno all’iniziativa è innanzitutto una questione di principio: la salute dentale non può continuare ad essere considerata un ambito separato rispetto al resto delle cure mediche. Molte segnalazioni da parte di consumatrici e consumatori mostrano che questa lacuna resta ancora oggi una realtà concreta e percepita come ingiusta.
Rendere le cure dentarie e la prevenzione più accessibili significa intervenire prima che i problemi si aggravino. La prevenzione non è solo una questione sanitaria, ma anche economica: evitare complicazioni significa ridurre interventi d’urgenza, ospedalizzazioni e costi indiretti che ricadono sull’intera collettività.

Un sistema più orientato alla prevenzione favorirebbe anche il ricorso alle strutture e ai professionisti presenti sul territorio, con ricadute positive in termini di qualità, trasparenza e controllo. Questo ridurrebbe inoltre il fenomeno delle cure effettuate all’estero, che può creare difficoltà sia sul piano della continuità della terapia sia nella risoluzione di eventuali controversie tra pazienti e professionisti del settore.

Un altro aspetto centrale riguarda l’evoluzione dei costi delle cure dentarie. Negli ultimi anni, le prestazioni odontoiatriche di base hanno conosciuto aumenti significativi, che non sempre vengono percepiti come pienamente giustificati dai pazienti. L’ACSI ritiene quindi importante aprire una riflessione anche sul tema della trasparenza e della regolazione dei prezzi, affinché il sistema resti sostenibile.

Particolarmente innovativo è il modello di finanziamento proposto dall’Iniziativa, che prevede contributi proporzionali al reddito. Questo approccio rafforza il principio di solidarietà sociale e mira a distribuire in modo più equo il peso delle cure, alleggerendo in particolare il ceto medio-basso. Secondo l’ACSI, si tratta di un elemento potenzialmente significativo anche in prospettiva futura, perché potrebbe offrire spunti interessanti per eventuali riforme più ampie del sistema sanitario, inclusa la LAMal.

Firma la petizione contro l’aumento della franchigia minima

I costi della sanità rappresentano un onere importante e crescente per la popolazione. I premi di cassa malati sono in costante aumento. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno deciso di aumentare la franchigia minima e scaricare ulteriori costi sui pazienti.

Questa decisione comporterà costi ancora maggiori per i malati cronici e gli anziani. Queste persone hanno bisogno di visite mediche regolari e perciò scelgono la franchigia minima. Con una franchigia più alta, non potranno comunque ridurre gli esami e i trattamenti. Dovranno piuttosto sostenere una quota maggiore dei costi.

Anziché gravare ulteriormente sulla popolazione, occorre intervenire sulle cause profonde dell’aumento dei costi del sistema sanitario. Gli interessi dei differenti attori del settore non possono essere sempre messi davanti a quelli di pazienti e assicurati.

Firma la petizione per chiedere che non venga aumentata la franchigia minima e che venga bloccato il meccanismo di adeguamento.

Che diritti ho come paziente selezionato per una ricerca medica?

Questa mattina a Modem la presidente ACSI Angelica Jäggli è intervenuta per ricordare quali sono i diritti dei pazienti ai quali viene proposto di partecipare ad una sperimentazione medica.

La puntata è tornata sulla vicenda che ha coinvolto il reparto di cardiochirurgia di Zurigo dal 2014 al 2020, con decessi evitabili risultati da ricerche e sperimentazioni forse viziate da conflitti di interesse. A tal riguardo, il dottor Franco Cavalli ha ricordato che la sperimentazione di nuove terapie non può creare un pericolo irragionevole per i pazienti. Giovan Maria Zanini, presidente del Comitato etico cantonale, ha sottolineato che la competizione che regna nel mondo accademico comporta svariati rischi. In particolare, che vengano condotte ricerche non necessarie soltanto per aumentare il numero di pubblicazioni, oppure che le ricerche vengano condotte con eccessiva fretta, o ancora che i risultati finali delle ricerche vengano “addomesticati” per farli sembrare meglio di quello che sono.

Angelica Jäggli ha sottolineato che affinché i pazienti possano fidarsi del sistema, occorre vigilare sui paletti che mirano a prevenire situazioni problematiche di questo tipo. Ma è anche importante ciò che avviene al livello individuale del singolo paziente: il consenso deve essere chiesto al paziente in maniera chiara e con calma, senza pressioni. Deve essere spiegato cosa comporta la partecipazione alla ricerca, ma anche cosa comporta una mancata partecipazione: quali sono le alternative? La partecipazione ad una ricerca medica può in ogni caso essere interrotta in qualsiasi momento. Un nodo spinoso rimane quello delle competenze: trattandosi di temi complessi, deve essere fatto uno sforzo da parte degli operatori sanitari per tradurli in un linguaggio più comprensibile possibile per il paziente. È altrettanto importante che il paziente si senta legittimato a porre tutte le domande che desidera e che gli operatori si prendano il tempo di rispondere ai suoi quesiti.

La puntata può essere riascoltata QUI.

Vuoi una colazione equa?

“Caffè, tè, banane, succo d’arancia o fiori sulla tavola: già a colazione consumiamo prodotti provenienti da tutto il mondo. Molti prodotti che per noi sono scontati arrivano da lontano e sono realizzati in condizioni che qui in Svizzera non accetteremmo mai. Il vero prezzo non è sull’etichetta: lo pagano le persone e l’ambiente” ha ricordato Fair Trade Town in un comunicato.

Come consumatrici e consumatori è importante cercare di porsi sempre alcune domande chiave: da dove viene il prodotto e chi guadagna? Esiste un’alternativa più rispettosa dei lavoratori e dell’ambiente?

In occasione della Giornata Mondiale del Commercio Equo, sabato 9 maggio, le organizzazioni del commercio equo, tra le quali alcuni membri di Swiss Fair Trade, vogliono ricordare che esistono delle alternative.

Una serie di eventi sono previsti nella giornata:

  • Colazione equa alla Bottega del Mondo di Bellinzona, dalle 9.30 alle 13.00. Caffè, tè, cioccolato, biscotti, spezie e molto altro.
  • Festeggiamento per i 30 anni della Bottega del Mondo di Cavergno e promozione prodotti. Dalle 09.00 alle 18.00: colazione al mattino, cantastorie alle 14.30 e merenda. Sconto del 10% su tutti gli acquisti e angolo giochi del mondo dai 6 ai 99 anni.
  • Promozione del 20% dei prodotti della colazione alla Bottega del Mondo di Faido. Dalle 09.00 alle 11.30.
  • Colazione equa organizzata dalla Bottega del Mondo di Giubiasco presso il Ristorante del Moro. Colazione ricca e fantasiosa preparata con prodotti del commercio equo forniti dalla Bottega. Ci sarà anche un percorso simbolico tra la Bottega e il ristorante e un allestimento all’interno del ristorante dalle 09.00 alle 12.00.
  • Degustazione di prodotti dolci e salati alla Bottega del Mondo di Locarno con un buon caffè: dalle 09.00 alle 13.00.
  • Aperitivo equo e conviviale con quiz alla Bottega del Mondo di Lugano. Dalle 11.00 stuzzichini e prelibatezze preparate dalle volontarie.
  • Colazione e degustazione di prodotti del commercio equo, con colazione dalle 09.30 alle 11.00, alla Bottega del Mondo di Mendrisio.
  • Colazione Equo Solidale organizzata dalla Bottega del Mondo di Tesserete e da Fair Trade Town Capriasca presso l’Irish Pub Club Alpino. Dalle 08.30 alle 12.00 in via Enrico Fraschina 6 a Tesserete.
  • A colazione con il mondo. Organizzata dalla Bottega del Mondo di Poschiavo al Centro parrocchiale. Colazione equa dalle 08.00 alle 11.00.

Quella piccola nota aggiuntiva che Migros e Coop tralasciano

Quando nelle bucalettere di casa arrivano «Azione» e «Cooperazione», i settimanali cartacei di Migros e Coop, i due big del commercio al dettaglio in Svizzera, l’occhio cade anche sulle pagine in cui vengono pubblicizzate le offerte del momento. E lì ogni annuncio indica anche da quando a quando nei negozi ci sarà questa o quella promozione, un’informazione che per noi consumatori non è propriamente secondaria, poiché possiamo sapere entro quando dobbiamo spicciarci per poterne usufruire, fino a esaurimento dello stock, come non si manca di precisare su «Azione» o «Cooperazione». Insomma, se vogliamo approfittare delle azioni in vigore nei negozi di Migros e Coop siamo ben informati sia sui prezzi sia sulle tempistiche, il che ci permette di regolarci nel migliore dei modi.


Non è detto che le promozioni per un determinato prodotto valide nei negozi lo siano anche negli shop online di Migros e Coop, molto frequentati da quei clienti che la spesa, soprattutto per comodità, preferiscono farsela portare a casa. Il che costituisce comunque un problema minore, ammesso e non concesso che di problema si tratti. C’è però una cosa che a me disturba e non poco. Sono un… frequentatore abituale dello shop online di Coop e solo saltuariamente faccio compere tramite quello di Migros. Ho però fatto le adeguate verifiche andando a spulciare sia nell’uno sia nell’altro e il problema – questo sì che lo considero tale – è comune. Ma qual è, ‘sto benedetto problema?


Di prodotti in promozione non ne mancano certo, ma da nessuna parte troviamo indicato fino quando è valida l’azione in questione. Un’informazione che né Coop né Migros danno mai sui rispettivi portali. Ecco dunque che capita di mettere nel proprio carrello virtuale uno più prodotti scontati, per poi attendere magari un giorno o due per perfezionare l’acquisto, magari aggiungendo altri articoli dopo aver dato ancora un’occhiata alla lista della spesa. Capita allora – e non è affatto raro che accada – di veder tornato al prezzo pieno questo o quell’articolo, per quanto mi riguarda anche con un certo disappunto. Già, perché se avessi saputo quando la promozione sarebbe giunta a scadenza, magari avrei proceduto all’acquisto con un’adeguata prontezza, per così dire.


Chiedo quindi a Migros e Coop, a proposito delle offerte nei rispettivi shop online: non potete indicare anche qui da quando a quando un’offerta è in vigore, come fate su «Azione» e «Cooperazione» per quelle proposte nei negozi? I consumatori, a partire da me, apprezzerebbero di certo!


Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Le clausole di Sunrise sono illecite

I colleghi della Konsumentenschutz hanno ottenuto un’importante vittoria nella loro causa contro Sunrise, e indirettamente, anche contro gli altri operatori telefonici.

Il Tribunale di Zurigo ha dato ragione alle organizzazioni dei consumatori su due fronti.

In primo luogo, ha stabilito che le cosiddette “clausole inflazione” sono illecite. Queste clausole, introdotte nel 2023, permettono agli operatori telefonici di aumentare il prezzo degli abbonamenti senza che al consumatore venga data la possibilità di disdetta anticipata. L’ACSI le ha subito criticate duramente. Le clausole avevano generato un chiaro scontento anche da parte dei consumatori, come evidenziato da un nostro sondaggio e dalle lamentele giunte ai nostri servizi di consulenza. Il principio ci sembra ovvio: se il prezzo cambia, deve esserci possibilità di disdetta anticipata.

In secondo luogo, il tribunale ha dato riscontro positivo anche a proposito di un’altra pratica criticata dall’ACSI: il fatto che alcuni operatori non concedano più la possibilità di dare la disdetta in forma scritta con lettera raccomandata, costringendo i loro clienti a darla per telefono o chat. Ebbene, anche questa pratica non è corretta.

Fermo restando che Sunrise può presentare ricorso, l’ACSI saluta con soddisfazione questa sentenza, che se confermata, imporrà anche agli altri operatori di mettersi in regola.

Aggiornamento: Sunrise ha annunciato che farà ricorso.

Le farmacie consigliano davvero i generici?

I nostri colleghi della Konsumentenschutz hanno effettuato degli acquisti di prova in dieci farmacie appartenenti alle principali catene, alcune a Zurigo e altre a Berna.

Per il test, è stato scelto l’acquisto di antidolorifici a base di paracetamolo. Purtroppo soltanto tre delle farmacie visitate hanno attivamente consigliato prodotti generici più economici.

Cinque ulteriori farmacie li hanno offerti unicamente dopo esplicita richiesta, in alcuni casi dopo aver in un primo momento proposto prodotti particolari molto costosi, per esempio contenenti anche caffeina.

Infine, presso due farmacie, non era disponibile alcun generico a prezzo basso. Tutti i farmaci in vendita erano costosi.

Alcune delle farmacie visitate hanno proposto prodotti costosi appartenenti a marchi propri della farmacia stessa.

La consulenza delle farmacie riveste un’importanza primaria. Tuttavia questa indagine ha dimostrato che purtroppo, soprattutto per quanto riguarda il prezzo, non sempre è possibile fidarsi ciecamente. Chi dà fiducia alla propria farmacia, rischia in alcuni casi di pagare anche il triplo per prodotti inutilmente cari.

L’ACSI raccomanda di chiedere attivamente, quando ci si reca in farmacia, se sono disponibili prodotti generici o alternative meno care. È altresì consigliato privilegiare le farmacie che offrono una consulenza più trasparente e corretta ai propri clienti.

Protezione dal fumo passivo: un problema ancora sottovalutato in Svizzera

Dal 15 aprile è attiva una nuova piattaforma nazionale, passivesmoke.ch, nata con l’obiettivo di informare, sostenere e dare strumenti concreti a tutte le persone esposte al fumo passivo. Il progetto è promosso dall’Associazione svizzera per la prevenzione del tabagismo in collaborazione con la Lega polmonare svizzera. La nuova piattaforma è disponibile in tedesco, italiano, francese, romancio e si rivolge a tutta la popolazione svizzera

Un problema quotidiano spesso ignorato

Il fumo passivo continua a rappresentare una realtà diffusa e problematica, soprattutto negli spazi abitativi condivisi. Infiltrazioni di fumo o aerosol da appartamenti vicini, oppure la contaminazione delle aree comuni, sono cause frequenti di tensioni tra inquilini. Nonostante ciò, molte persone non sanno come affrontare la situazione o far valere i propri diritti.

La nuova piattaforma nasce proprio per rispondere a queste difficoltà, offrendo un punto di riferimento chiaro e accessibile. Tra i contenuti disponibili figurano informazioni scientifiche affidabili, consigli pratici per gestire i conflitti, modelli di lettere da utilizzare in caso di controversie e contatti utili. Uno spazio è inoltre dedicato alle testimonianze, con l’intento di dare voce a chi vive quotidianamente questo disagio.

Nessuna soglia di sicurezza

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, non esiste un livello di esposizione al fumo passivo che possa essere considerato sicuro. A livello globale, il fenomeno è responsabile di circa 1,2 milioni di morti premature ogni anno, tra cui decine di migliaia di bambini.Anche in Svizzera l’esposizione resta significativa e comporta rischi concreti per la salute: aumento di malattie respiratorie, aggravamento di patologie croniche e maggiore vulnerabilità per anziani e bambini. Particolarmente preoccupante è l’impatto sulle fasce più fragili della popolazione.

Legislazione ferma e nuove sfide

La normativa svizzera protegge principalmente nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, ma lascia scoperte numerose situazioni quotidiane: spazi all’aperto come parchi giochi, fermate dei mezzi pubblici o stadi, così come contesti privati quali le abitazioni.

Dal 2010, anno di entrata in vigore della legge federale sulla protezione dal fumo passivo, non sono stati registrati progressi significativi. Un dato che contrasta con gli sviluppi di molti Paesi europei, dove le misure sono state rafforzate. In Ticino, il progetto è stato accolto con grande entusiasmo e sostenuto attivamente anche dalle autorità cantonali, in misura più marcata rispetto al livello federale.

Sensibilizzare e favorire il dialogo

Oltre a fornire strumenti pratici, la piattaforma punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi legati non solo al fumo di tabacco, ma anche all’aerosol delle sigarette elettroniche, spesso percepito come meno pericoloso.

L’obiettivo è duplice: da un lato proteggere la salute delle persone esposte, dall’altro favorire una convivenza più serena tra fumatori e non fumatori, promuovendo il dialogo e il rispetto reciproco.

Disponibile in più lingue nazionali, l’iniziativa si rivolge a tutta la popolazione svizzera e rappresenta un primo passo concreto per affrontare un problema sanitario ancora troppo spesso sottovalutato.

Un’ACSI che non si risparmia: il bilancio dell’attività 2025

Anche il 2025 è stato contraddistinto da un grande slancio operativo dell’ACSI, che conta 12 membri di Comitato, un Team composto da 6 collaboratrici e 1 collaboratore a tempo parziale, numerosi volontari e volontarie che garantiscono un supporto insostituibile.

A non essere mancati: generosità di ascolto e intervento concreto a favore dei consumatori e dei pazienti, come le consulenze mirate dei servizi InfoConsumi e InfoPazienti che hanno trattato complessivamente 1’878 casi, di cui una 90ina a livello giuridico. Ma anche le consulenze sul cambiamento della cassa malati hanno coinvolto tutto il Team ACSI per le centinaia di richieste arrivate in sede e durante gli appuntamenti svolti sul territorio negli scorsi mesi di ottobre-novembre.

Le presenze pubbliche con eventi organizzati dall’ACSI o ai quali l’ACSI ha partecipato in prima fila sono state oltre un centinaio, tra le quali una dozzina di attività Zero Rifiuti, azioni regolari in 11 gruppi di Scambio dell’Usato e una 40ina di eventi Caffè Riparazione che hanno permesso di aggiustare 466 oggetti tra i 722 consegnati.

L’attività informativa è stata come sempre molto intensa con 56’000 edizioni della rivista La borsa della spesa distribuite durante l’anno, 250 articoli pubblicati sul nuovo sito acsi.ch, 27 comunicati stampa e una 60ina di interviste o presenze nei media. L’ACSI ha investito molto anche nella promozione della salute e nella sensibilizzazione dei consumatori e dei pazienti attraverso i canali social, superando i 5’000 follower su Facebook e i 1’000 su Instagram.

Particolare attenzione e impegno sono stati dedicati alle attività didattiche che sono state oltre una 30ina l’anno scorso, tra cui i corsi nelle scuole sulla gestione del denaro e sul consumo sostenibile, gli interventi per gli adulti sull’alimentazione equilibrata, i webinar sulla gestione della cassa malati e sulla Smarter Medicine.

L’ACSI ha dimostrato di essere molto concreta ma ambiziosa, di puntare a risoluzioni a lungo termine dei problemi che erodono il potere d’acquisto delle consumatrici e dei consumatori della Svizzera italiana o che gravano sui pazienti. Le sfide purtroppo non fanno che aumentare con le gravi crisi internazionali in atto.

Inchieste, test, risposte mirate alle consultazioni federali e partecipazione alle commissioni e ad iniziative popolari hanno completato anche l’anno scorso l’attività di difesa dei diritti dei consumatori e dei pazienti. I soci, seppure in calo, hanno giocato un ruolo fondamentale contribuendo alla metà delle entrate dell’Associazione. Grazie all’aumento delle prestazioni fornite su mandato l’ACSI non ha dovuto ritoccare la propria quota sociale e può continuare a garantire un’ampia accessibilità all’informazione e ai servizi.

Per il 2026 è prevista un’attività altrettanto ricca con diverse manifestazioni pubbliche, tra le quali il Salva cibo Festival, l’appuntamento in collaborazione con il Dipartimento del territorio giunto alla sua terza edizione e dedicato alla lotta contro lo spreco alimentare. Si terrà il 13 settembre al Capannone di Pregassona e offrirà alle consumatrici e ai consumatori anche uno speciale banchetto di cucina circolare, grazie al contributo di valide professioniste.

Storie da InfoConsumi: la videosorveglianza forzata

Per un consumatore che ha raccontato la sua storia all’ACSI quello che sembrava un banale flyer si è trasformato in un contratto imprevisto.

Recentemente, è entrato in un negozio Sunrise per una semplice questione amministrativa: non aveva ricevuto una fattura via e-mail. Problema risolto in pochi minuti.

Ed è qui che la storia prende però una piega inattesa. Il venditore comincia a proporre con grande insistenza il nuovo prodotto Sunrise Home Security. Il cliente ascolta con cortesia, poi esce dal negozio convinto di avere in mano un semplice flyer informativo.

La sorpresa arriva il mattino dopo: il postino consegna un pacco contenente l’apparecchiatura del sistema di sicurezza. Il consumatore lo respinge — e scopre che il “flyer” era in realtà un “accordo di prestazione di servizi”, attivato lo stesso giorno della sua visita al negozio, con durata minima 12 mesi.

Leggendo il documento (che peraltro non reca la sua firma), emerge che il piano prevede:
• un abbonamento Home Security Basic della durata di 12 mesi
• un acquisto rateale a 24 mesi del set base dal costo di 229.80 franchi (scontato) e di una telecamera outdoor di 99.90 franchi
per un totale di 32.30 franchi al mese per i prossimi due anni.

Oltre alla modalità di vendita aggressiva e poco trasparente -nessuna firma del cliente- vi sono diversi altri aspetti che inquietano.

Secondo le CG infatti:
• i dati non rimangono all’interno di Sunrise ma i destinatari si trovano tra diversi Paesi UE, Regno Unito e Canada
• il partner responsabile della sorveglianza video attiva, SwissGuard, non è un’azienda svizzera (nonostante il nome e la retorica delle “radici svizzere dal 2016”). I suoi “watcher”, cioè gli operatori che monitorano gli allarmi, si trovano in Ungheria. Di svizzero c’è solo la società “di appoggio” SwissGuard Solutions SA che però è stata registrata solo dopo il lancio del prodotto.

È quindi possibile che i flussi video vengano trattati anche all’estero, ma non esiste alcuna informazione chiara su dove vengano ospitati i server o né dove vengano archiviati i dati. Inoltre, l’app di Sunrise Home Security raccoglie continuamente la posizione GPS, anche quando è chiusa, per gestire eventuali allarmi. Di conseguenza vengono registrati tutti gli spostamenti, le abitudini, gli orari e le routine quotidiane. E non finisce qui: l’utente deve indicare sei contatti d’emergenza, ampliando ulteriormente la raccolta di dati anche verso terze persone.
Il prodotto include una copertura assicurativa di Zurigo Assicurazioni. Nelle CG viene indicato che i dati raccolti possono essere utilizzati anche per finalità di marketing e condivisi con terzi. Non solo per la gestione dei sinistri.

Nonostante Sunrise venda il pacchetto ai propri clienti, nelle sue stesse CG viene specificato che:
• non garantisce che il sistema funzioni sempre correttamente e sia sempre disponibile
• non garantisce l’installazione corretta
• non garantisce la ricezione tempestiva degli allarmi
• il sistema non è certificato SES (Associazione svizzera dei costruttori di sistemi di sicurezza)

Sembra un paradosso: un sistema di sicurezza che potrebbe non garantire sicurezza.

Questa storia è l’ennesima conferma di quanto sia importante:
• leggere sempre ciò che ci viene consegnato, anche quando sembra un semplice flyer
• diffidare delle vendite troppo insistenti
• non accettare contratti che non si ha firmato
• prestare la massima attenzione ai prodotti che trattano dati sensibili e in particolare immagini, video e posizione GPS

La sicurezza in casa non dovrebbe trasformarsi in un rischio per la sicurezza dei propri dati e della propria privacy.

I cosmetici e il marketing occulto rivolto ai minori sui social media

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) italiana ha avviato un’inchiesta sull’uso eccessivo di cosmetici da parte delle più giovani. Lo ha riportato la RSI.

I riflettori sono puntati su alcuni marchi che spingerebbero, con la collaborazione di ragazze influencer, prodotti cosmetici destinati agli adulti. Fra questi troviamo ad esempio creme anti‑età, sieri e maschere per il viso.

Il problema è duplice: da un lato, diversi di questi prodotti non sono stati testati per l’uso da parte di minori. Dall’altro, il marketing assume contorni ingannevoli e/o occulti: non vengono fornite tutte le informazioni necessarie e non è sempre chiaro che si tratta di pubblicità.

Appoggio essenziale sarebbero spesso delle micro-influencer, ovvero ragazze seguite da un numero non troppo grande di follower, in modo da passare un po’ più in sordina rispetto ai personaggi più famosi. Inoltre vari studi indicano che la pubblicità fatta tramite micro-influencer può risultare più efficace: hanno un seguito più ridotto, ma più fedele, e riescono a “convertire”, in proporzione, una parte maggiore dei loro messaggi pubblicitari in vendite effettive.

Una volta di più l’ACSI, che ha recentemente sostenuto il lancio dell’Iniziativa Internet, sottolinea la necessità che la politica metta le aziende che gestiscono le grandi piattaforme online di fronte alle proprie responsabilità.

Un numero crescente di paesi si sta inoltre muovendo nella direzione di mettere un limite di età, attorno ai 15-16 anni, per l’utilizzo dei social media. Fra di essi Australia, Francia, Spagna, Norvegia, Nuova Zelanda e Danimarca. Le piattaforme consentono generalmente di creare un account a partire dai 13 anni di età.

Già che ci siamo, ecco un esempio di confronto dei prezzi

Già che ci siamo, dopo aver scritto in marzo dei mega saldi falsi come il laboratorio di oreficeria che li proponeva, questo mese proseguo su un aspetto che continua a essere di fondamentale importanza: noi consumatori, quanto dobbiamo credere alla bontà o meno delle offerte e dei prezzi scontati che ci vengono proposti su internet a getto continuo o quasi lungo tutto il corso dell’anno? Visto che ormai da tempo non ce ne piovono addosso unicamente nel periodo del «Black Friday», ho approfittato delle «Offerte di Primavera» di Amazon – che sono state proposte dal 9 al 16 marzo scorsi – per andare a cercare un esempio che illustrasse bene quanto sia importante confrontare sempre e comunque i prezzi degli articoli, prima di procedere con un acquisto.


Per fare i miei confronti ho scelto un oggetto di design né troppo caro, né dal prezzo da discount. Si è trattato di uno schiaccianoci della Alessi chiamato «Scoiattolo», caratterizzato da una base in legno e dalla silhouette in metallo del simpatico animaletto con meccanismo a leva. Le date in cui ho proceduto con le verifiche sono quelle del 10 e 17 marzo, ossia poco dopo l’inizio e la fine delle «Offerte di Primavera». Per prima cosa sono andato a vedere quanto costava sia nello shop online svizzero sia in quello italiano della Alessi. Ebbene, già qui ho trovato una bella differenza: il prezzo nella nostra moneta è infatti di 140 franchi contro 130 euro (ed è rimasto uguale da una data all’altra). Fate un po’ voi il cambio, ma grosso modo chi comprasse questo schiaccianoci sul portale italiano di Alessi e non su quello svizzero, risparmierebbe già in partenza una bella ventina di franchi.


Il 10 marzo, su amazon.it, lo stesso oggetto è stato invece offerto a 59,36 euro, ossia con un ribasso del 48% rispetto al prezzo consigliato di 115,19 euro e del 21% rispetto a quello più basso degli ultimi 30 giorni (75 euro), sempre come lì indicato. Quindi, i 59,36 euro erano davvero un gran bel prezzo. Subito dopo sono andato su amazon.de, il portale tedesco di Amazon, per fare un confronto e lo schiaccianoci era venduto a 60,85 euro, con una riduzione del 21% rispetto al prezzo consigliato di 71,77. Qui appare dunque chiara un’altra cosa: fidarsi di prezzi consigliati, prezzi più alti degli ultimi 30 giorni – in questo caso si parla di Amazon, ma ne ho visti un po’ dappertutto, a essere sincero – e compagnia bella che vengono indicati per esaltare sconti di vario tipo, anche no. Anzi, proprio no.


Il 17 marzo il prezzo dello schiaccianoci era poi risalito a 86,82 euro su amazon.it (ovvero il 25% in meno rispetto al prezzo consigliato di 115,19 come indicato ancora nella relativa pagina web) su amazon.it e di 66,31 (meno 8% rispetto al prezzo consigliato che in questo caso è rimasto a 71,77) su amazon.de. E per chiudere, dicendo pure che questi confronti, prima di acquistare qualcosa via web, li faccio sempre e comunque, lo «Scoiattolo» della Alessi il 17 marzo l’ho trovato invece a 96,45 franchi su galaxus.ch, l’Amazon svizzera, se così mi permettete di definire quest’altro commerciante online.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Assemblea ACSI 2026 a Biasca, seguita dallo spettacolo “Il Respiro del Mondo”

La cinquantaduesima assemblea generale ACSI si terrà nel nuovo auditorio di Casa Cavalier Pellanda a Biasca, sabato 18 aprile alle 14.30 (accoglienza dalle 14.00). Al termine dei lavori assembleari, dopo una pausa caffè con pasticcini locali, ci sposteremo al Salone Olimpia per assistere allo spettacolo teatrale aperto a tutti “Il Respiro del Mondo”, un monologo semi-serio sul cambiamento climatico. Una creazione di Pop Economix CH & Compagnia il Melarancio. Lo spettacolo inizierà alle 17.00 e durerà circa 1 ora e 15.

In Piazza Comunale a Biasca è disponibile un grande posteggio, ma l’ACSI consiglia come sempre l’utilizzo dei mezzi pubblici. Per chi verrà da sud: il TILO arriva alle 14:07 a Biasca. Casa Cavalier Pellanda dista 15 minuti a piedi, oppure c’è il bus dalla stazione di Biasca.

Programma:
14:00 Accoglienza
14:30 Inizio Assemblea

Ordine del giorno:
1. Nomina del/la presidente del giorno e scrutatrici/scrutatori
2. Approvazione verbale Assemblea 2025
3. Relazione presidenziale
4. Rapporto d’attività 2025 e programma d’attività 2026
5. Conti 2025 e preventivo 2026
Rapporto del cassiere e dell’ufficio di revisione
6. Nomine statutarie
7. Eventuali

16:00 Pausa caffè e spostamento al Salone Olimpia

17:00 “Il Respiro del Mondo”
Monologo semiserio sul cambiamento climatico
Una produzione Pop Economix CH & Compagnia il Melarancio. Spettacolo di teatro di narrazione e giornalismo che racconta la crisi climatica in modo semplice, divertente e poetico.

18:15 Conclusione

La partecipazione è aperta a tutti. Ricordiamo che solo le socie e i soci dell’ACSI hanno diritto di voto. Nell’edizione 2.26 de La borsa della spesa sono state pubblicate la convocazione e il rapporto d’attività.

Per necessità legate a mobilità e accessibilità, rivolgersi al segretariato ACSI.

Il Consiglio nazionale di nuovo con l’industria del tabacco

Nessuna ratifica della Convenzione quadro dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) per la lotta al tabacco. Ignorando la raccomandazione del Consiglio federale e le voci provenienti da tutto il mondo della sanità, il Consiglio nazionale ha deciso lo scorso 18 marzo di tutelare una volta di più l’industria del tabacco. La Svizzera rimane così uno dei pochissimi paesi che, pur avendo firmato la convenzione, non l’ha mai ratificata.

La lobby del tabacco ha saputo mobilitare i suoi contatti in Parlamento. Il suo obiettivo è impedire qualsiasi restrizione sui suoi prodotti, malgrado essi siano fra i più pericolosi per la salute. Nei 183 paesi che hanno già messo in pratica la convenzione, sono state messe in atto misure come restrizioni alla pubblicità, aumenti delle tasse e protezione dal fumo passivo. Si tratta di provvedimenti basati su rigorose evidenze scientifiche. I professionisti della salute cercano di farsi sentire da molti anni anche in Svizzera, restando poco ascoltati, in particolare sull’importanza di proteggere i giovani.

La politica svizzera continuerà dunque a non allinearsi agli standard internazionali e alle raccomandazioni dell’OMS. Visto che dopo più di 20 anni la Svizzera non ha ancora ratificato la convenzione, sarebbe a questo punto più coerente abbandonarla del tutto, rendendo evidente che il Parlamento rimane incapace di opporsi all’industria del tabacco.

Fra i 107 consiglieri nazionali che hanno votato contro, anche i ticinesi Alex Farinelli, Simone Gianini, Piero Marchesi, Paolo Pamini e Lorenzo Quadri. Bruno Storni e Giorgio Fonio hanno invece votato a favore della Convenzione. Greta Gysin non ha preso parte al voto. Tra i grigionesi invece solo Jon Pult ha approvato la ratifica. L’hanno respinta Anna Giacometti, Martin Candinas e Roman Hug. Magdalena Martullo-Blocher non ha partecipato al voto.

L’aumento della franchigia tutela il settore sanitario a scapito dei più vulnerabili

Il Consiglio federale ha posto in consultazione un aumento della franchigia minima per la LAMal da 300 a 400 franchi a partire dal 2029. Presentata come una maniera per contenere l’aumento dei costi sanitari, questa misura peserà in particolare sugli assicurati più vulnerabili: i malati cronici, gli anziani e le persone a basso reddito.

Già oggi 1 persona su 5 in Svizzera rinuncia alle cure mediche per motivi finanziari. Il rischio che questa percentuale cresca è alto e oltre a compromettere la salute di queste persone, farebbe lievitare i costi per la collettività.

Da notare che nel Canton Grigioni e in Ticino più della metà degli adulti ha scelto attualmente la franchigia minima.

Intesa per “rafforzare la responsabilità individuale degli assicurati” la proposta non contempla un ritocco una tantum della franchigia, bensì un meccanismo di adeguamento periodico. Gli effetti previsti nel rapporto esplicativo sono negativi anche per altri motivi: l’aumento della franchigia minima si stima che comporterà una leggera diminuzione dello sconto sulle franchigie opzionali, farà aumentare le spese nel settore dell’aiuto sociale, obbligherà le casse malati ad adeguare periodicamente i propri sistemi informatici. L’impatto sui premi invece è difficile da calcolare, l’Ufficio federale della sanità pubblica ipotizza una diminuzione media dello 0,8%.

Questo provvedimento va a pesare ancora una volta sulle spalle degli assicurati, senza garantire risultati certi e senza responsabilizzare il settore sanitario. Finché non saranno affrontati i problemi di fondo, l’evoluzione dei costi della sanità in Svizzera resterà insostenibile.

Calpestati i diritti dei consumatori: su internet e a Palazzo federale

Il 15 marzo di ogni anno ricorre la Giornata mondiale dei diritti dei consumatori. Per le organizzazioni dei consumatori di tutto il mondo è l’occasione per ricordare quali sono questi diritti e fare in modo che tutti gli attori del mercato si impegnino per rispettarli e/o farli valere. Fu il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy a precisare nel 1962 i primi quattro diritti fondamentali: alla sicurezza, all’informazione, di scelta e di essere sentiti.

Quanto sono garantiti questi diritti nel 2026?

Il bilancio dell’ACSI è impietoso: la sicurezza dei consumatori è messa a repentaglio da attività criminali sempre meglio concepite e anche la sicurezza dei prodotti non è più scontata, con innumerevoli importazioni gestite da intermediari fuori controllo (dropshipper) e tonnellate di merci rischiose ordinate quotidianamente da piattaforme molto controverse.

Nell’era della disinformazione, della manipolazione democratica e del marketing ingannevole il diritto all’informazione e alla trasparenza andrebbe notevolmente rafforzato con un inquadramento chiaro per l’uso dell’intelligenza artificiale.

Per quanto riguarda la libertà di scelta, l’ACSI può solo constatare quanto sia sfruttata a svantaggio del consumatore, tramite l’utilizzo di filtri e personalizzazione per gonfiare i prezzi oppure proponendo un’offerta talmente ampia da disorientare, impedendo di scegliere con cognizione di causa.

E il diritto di essere sentiti, purtroppo, vale soprattutto per chi ha i mezzi per farsi valere: l’ACSI in questo ambito offre un aiuto prezioso alle proprie socie e ai propri soci.

Considerando gli ulteriori diritti conquistati dai consumatori nel tempo il risultato è deprimente: il diritto di soddisfare i bisogni fondamentali (essere curati ad esempio, ma a che prezzo?!), il diritto alla riparazione dei torti (il Parlamento ha negato, dopo 10 anni dalla sua approvazione, l’introduzione dell’azione legale collettiva che avrebbe permesso di prevenire le frodi di massa) e il diritto a un ambiente sano e a una buona qualità di vita (si sta purtroppo sgretolando sotto la minaccia dei cambiamenti climatici).

E non è tutto. Una proposta attualmente in consultazione suscita in particolare il nostro rammarico, segnando questo 15 marzo come uno dei momenti più bassi per le consumatrici ed i consumatori della Svizzera italiana: il Consiglio federale vuole sacrificare la Commissione federale del consumo (CFC), creata nel 1965, sull’altare delle misure di risparmio.

L’ACSI è da sempre membro attivo della CFC insieme alle altre organizzazioni nazionali di difesa dei consumatori (5 membri), ad esponenti di associazioni di categoria (5 membri) e ad esperti del mondo scientifico (5 membri). La composizione tripartita della CFC favorisce lo scambio d’informazioni e garantisce un lavoro approfondito e ponderato, che rappresenta gli interessi di tutti i settori coinvolti. In quanto organo esterno ed indipendente dall’amministrazione federale, la CFC ha dimostrato a più riprese la sua utilità, fornendo raccomandazioni puntuali, risposte a consultazioni e anticipando i grandi temi trattati in seguito dalle Camere e dagli uffici federali.

Qualora la soppressione venisse confermata, i consumatori della Svizzera italiana perderebbero la loro voce a Berna, in un contesto sempre più complesso, difficile e incerto, che richiederebbe sostanziosi investimenti anziché il misero stralcio di 40’000 Fr. all’anno.

Da notare: L’ACSI è tra i promotori, con l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori, dell’Iniziativa internet, lanciata pochi giorni fa con l’obiettivo di contrastare illegalità e insidie imponendo responsabilità concrete a piattaforme online, motori di ricerca e sistemi di IA.

Pappa reale al telefono: ditta di Losanna prende di mira gli anziani in Ticino

Nelle ultime settimane InfoConsumi ha ricevuto molte segnalazioni da parte di consumatori contattati telefonicamente da operatori che chiamano per conto della società iD Santé Sàrl con sede a Losanna regolarmente iscritta al registro di commercio. La ditta dispone anche di un sito web sul quale sono indicati tutti i prodotti disponibili delle tre categorie: integratori, prodotti per il benessere e cosmetici. Sono presenti immagini e relative schede tecniche.

Nonostante vi siano alcune informazioni, tra cui la fabbricazione in Svizzera, l’azienda pecca però di trasparenza poiché non sono indicati i prezzi. Già solo per questo motivo, l’Ordinanza federale sull’indicazione dei prezzi è violata.

Il prodotto principale proposto ai consumatori ticinesi sembra essere la pappa reale, commercializzata sul sito come Gelée Royale Bio. Le offerte ricevute al telefono dagli anziani ticinesi sono di diverso tipo e comprendono: vendita di una scatola da 20 ampolle, vendita di una “Cura” di diversi mesi per centinaia di franchi, “regalo” di una “Cura” di pappa reale se il consumatore accetta l’acquisto di un altro prodotto — come ad esempio 3 confezioni da 75ml del Cayenne Hot Roller, un rullo al peperoncino di Cayenna (con il dubbio che tale regalo possa poi trasformarsi in una cura soggetta a pagamento).

La vendita della pappa reale con la dicitura “Cura” di più confezioni presenta delle criticità: la pappa reale non è riconosciuta come medicinale ed è considerata un alimento. In quanto tale non può essere venduta come “Cura” poiché gli si attribuiscono proprietà terapeutiche non riconosciute e trae in inganno il consumatore. Per questo motivo, l’ACSI ritiene che possa essere violata anche la Legge federale sulla concorrenza sleale, la quale all’art 3 cpv. 1 lettera b stabilisce che agisce in modo sleale chi, fra l’altro, fornisce indicazioni inesatte o fallaci sulle proprie merci.

Vista la vulnerabilità degli anziani destinatari delle telefonate, non è possibile sapere se vengano adeguatamente spiegate al telefono eventuali controindicazioni dei prodotti, come ad esempio delle possibili allergie o nel caso del Cayenne Hot Roller, dei potenziali effetti irritanti, in particolare per le persone con pelle sensibile o problemi di salute.

Di certo si sa che gli operatori e le operatrici hanno nomi italiani, si esprimono in italiano, sono gentili e lasciano intendere di avere competenze sanitarie infondendo fiducia in chi ha risposto al telefono e spiegano che i prodotti possono contribuire a migliorare la mobilità o il benessere generale. Una modalità di vendita particolarmente aggressiva e ingannevole che il consumatore ha la possibilità di segnalare alla SECO.

Resta inteso che un acquisto può essere fatto anche al telefono ma l’offerta deve essere leale e trasparente ed accettata dal consumatore. In ogni caso, se l’offerta che giunge per telefono non viene accettata, valgono i seguenti consigli:

  • La merce non ordinata non va pagata
  • Rispondere al telefono o confermare i propri dati non costituisce un contratto vincolante
  • Eventuali fatture ricevute devono essere contestate per iscritto e non vanno pagate
  • Non si devono sostenere costi di spedizione per restituire prodotti mai richiesti
  • Le minacce basate su presunte “registrazioni telefoniche” non hanno valore

Ricordiamo inoltre che, secondo gli articoli 40a–40f del Codice delle Obbligazioni, il consumatore dispone di un diritto di revoca di 14 giorni dall’accettazione dell’offerta telefonica. La revoca deve essere fatta per scritto, preferibilmente tramite raccomandata, all’indirizzo che l’azienda avrebbe dovuto fornire durante la telefonata, come previsto dalla legge.

InfoConsumi è al tuo fianco: se hai ricevuto telefonate sospette, proposte poco chiare, pacchi mai richiesti o dubbi su “cure” proposte al telefono, contattaci allo 091 922 97 55. Ti supportiamo per contestare le fatture, chiarire la situazione e far valere i tuoi diritti.

FeminaVita di Assura crea confusione

Il nuovo modello assicurativo LAMal “Pensato per le donne e per ogni fase della loro vita” introdotto lo scorso anno da Assura ha fin da subito destato qualche perplessità alle organizzazioni dei consumatori. Il modello afferma di proporre vantaggi e prestazioni aggiuntive sulla base del genere. Ma l’assicurazione malattia di base (LAMal), non prevede alcun tipo di discriminazione e qualsiasi assicurata o assicurato può aderire al modello che desidera e la legge le/gli consente di ottenere le medesime prestazioni.

Dopo aver cercato di confrontarsi con Assura senza ottenere risposta, la Konsumentenschutz ha deciso di presentare un reclamo alla Commissione Svizzera per la Lealtà, ritenendo che siamo di fronte ad una pubblicità fuorviante. L’ACSI concorda con le preoccupazioni dei nostri colleghi d’Oltralpe.

Il modello di Assura si presenta sottolineando che “Le donne beneficiano di un’assunzione dei costi non soggetta a franchigia degli esami ginecologici e di prevenzione del cancro al seno.” Tuttavia, questi servizi sono offerti anche dagli altri assicuratori e disciplinati dalla LAMal.

Assura cerca quindi di attrarre delle assicurate con un marketing che crea confusione.

Ricordiamo infine che tutte le persone devono essere assicurate presso l’assicurazione malattia di base e che le compagnie assicurative non possono rifiutare richieste di adesione sulla base di età, genere o stato di salute. Questo significa che, paradossalmente, un uomo può aderire a FeminaVita se lo desidera.

Miscugli con carne contaminata da PFAS: trascurata la salute pubblica

L’ACSI e l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (ACSI, Konsumentenschutz, FRC) criticano la decisione presa oggi dal Consiglio degli Stati, che dopo un rimpallo fra le camere ha deciso di approvare una mozione che consentirà la miscelazione di carne contenente valori elevati di PFAS al fine di abbassarli artificialmente permettendo così la vendita.

Si tratta di un’enorme concessione che va a scapito della salute pubblica e rischia di erodere la fiducia delle consumatrici e dei consumatori nella produzione di carne svizzera. Ricordiamo che alcuni PFAS sono potenzialmente cancerogeni e dannosi per la salute in vari modi. Queste sostanze chimiche “perenni” si accumulano nell’organismo nel corso degli anni e sono molto difficili da scomporre.

Oltre a creare costi aggiuntivi nella trasformazione e nella vendita, la mozione non è di facile applicazione concreta e crea un pericoloso precedente: in futuro a rischio potrebbero essere anche gli standard di sicurezza dell’acqua potabile o un generale innalzamento dei livelli massimi di PFAS consentiti nelle derrate alimentari. Una volta stabilito il principio che basta miscelare per ridurre la contaminazione, questo potrebbe essere nuovamente applicato altrove.

L’ACSI si impegnerà durante la procedura di consultazione per cercare di contenere i danni di questa misura miope che rischia di compromettere la salute pubblica.

Per favore, non facciamo più la figura dei citrulli…

Mi chiedo francamente come ci si possa cascare ancora. Davvero. All’InfoConsumi dell’ACSI nelle prime settimane dell’anno è arrivata una segnalazione di un negozio di gioielli situato a Lugano che per gli acquisti online offriva sconti imperdibili per imminente cessazione dell’attività. Successivamente, con un ampio servizio, a questo caso ha dedicato la sua attenzione anche la trasmissione della RSI «Patti Chiari». Tutto falso, ma non ciò che aveva evidenziato il nostro socio all’InfoConsumi e neppure quanto è stato eviscerato nei dettagli da «Patti Chiari». Falso era il negozio di gioielli che stava per chiudere bottega e falsissimi erano gli sconti, come era del tutto falsa la possibilità di ricevere la merce ordinata e pagata in internet. Eppure, su quel sito qualche segnale che avrebbe dovuto destare l’attenzione di un consumatore attento c’era. Prezzi in euro, frasi in francese inframmezzate a quelle in italiano e il contatto email che non portava da nessuna parte avrebbero dovuto mettere sull’attenti chi invece nella truffa è caduto per davvero.

Per favore, verificate sempre quel che avete sotto gli occhi, quando vi vengono presentati offerte e sconti mirabolanti. L’ho già scritto anche a proposito di certe pubblicità che circolavano e continuano a circolare nel panorama di Faceebook, per esempio. Io ho continuato a segnalarle a Facebook, quando mi sono apparse davanti, e molte di queste sono state eliminate perché non promuovevano altro che truffe. Magari per piccole somme, che sommate le une alle altre possono però costituire un gruzzolo tutt’altro che disprezzabile per gli imbroglioni di turno.

Già non ne mancano di occasioni che tali non sono quando è il tempo dei vari «Black friday» e compagnia bella, come più volte abbiamo potuto leggere sulla BdS, la sempre interessante pubblicazione cartacea dell’ACSI. Figuriamoci poi quando troviamo pagine pubblicitarie che offrono sconti che arrivano anche all’80 per cento e pure di più su articoli di marca proposti da note aziende di design o altro. La prima cosa da fare è di andare a cercare il sito ufficiale di questa o quell’altra azienda di grido e verificare se di sconti ne fa oppure no. E come spesso mi è capitato, ecco che non ce n’erano e men che meno di tale portata. Un segnale che la prima pagina che si è capitata a portata di mano era gestita da truffatori e non da un’azienda seria.

Insomma, non facciamo più la figura dei citrulli, perché abbiamo i mezzi per verificare quanto sia veritiero oppure no quel che ci viene offerto sulle strade del web. Vero che il commercio online è anche una sorta di giungla, ma prima di immettere dati alquanto sensibili – a iniziare da quelli della nostra carta di credito – pensiamoci due volte e verifichiamo attentamente più fonti. Il rischio, infatti, non è solo di vedersi sfilare di tasca una piccola somma in cambio di nulla, ma anche di vedersi svuotato il conto in banca, se proprio l’operazione va male fino alle estreme conseguenze.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

L’ACSI sostiene il lancio dell’Iniziativa Internet

“Immagini di abusi su minori, violenza ed estremismo, cibercriminalità e disinformazione: sempre più contenuti illegali, criminali e pericolosi invadono Internet! Le aziende tecnologiche devono finalmente reagire. In modo che Internet torni ad essere sicuro.”

È quanto si può leggere sul sito dell’iniziativa ufficialmente lanciata oggi dalla Fondazione Guido Fluri con il sostegno dell’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (ACSI, Konsumentenschutz, FRC) e di rappresentanti di tutti i principali partiti politici.

I più importanti spazi su Internet sono gestiti da grandi aziende straniere. Queste aziende hanno spesso una concezione dei diritti fondamentali diversa da quella che abbiamo in Svizzera. Di conseguenza, i consumatori svizzeri non possono contare sulla possibilità di esercitare i propri diritti fondamentali su queste piattaforme. L’iniziativa Internet chiede al Consiglio federale di obbligare le piattaforme a proteggere i diritti fondamentali.

L’ACSI vive in prima linea i costanti problemi di consumatrici e consumatori confrontati con varie pratiche commerciali scorrette online. Le aziende che ospitano le grandi piattaforme, come Meta, fanno ben poco per tutelare i propri utenti. Anche le aziende che propongono le principali applicazioni di intelligenza artificiale devono essere maggiormente responsabilizzate.

Per partecipare alla raccolta firme è possibile scaricare o ordinare il materiale direttamente dal sito dell’Iniziativa Internet.

Sì al fondo per il clima e al controprogetto all’Iniziativa sul denaro contante

L’ACSI invita a votare sì all’iniziativa popolare «Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)». Invitiamo anche a sostenere il controprogetto diretto all’iniziativa popolare «Sì a una valuta svizzera indipendente e libera con monete o banconote (Il denaro contante è libertà)». Il controprogetto diretto è concretizzato nel Decreto federale concernente l’unità monetaria svizzera e l’approvvigionamento in numerario.

Il fondo per il clima porterà benefici a lungo termine per le consumatrici e i consumatori. Il fondo investirebbe in misure di protezione del clima e garantirebbe che i costi siano distribuiti equamente tra le differenti fasce della società. Il denaro verrebbe destinato a diversi settori, come la modernizzazione dei trasporti e degli edifici, supporto alle aziende nella transizione verso tecnologie rispettose del clima, supporto alle energie rinnovabili, programmi educativi e rafforzamento della biodiversità. Verrebbe ridotta la dipendenza della Svizzera dall’importazione di combustibili fossili e verrebbe resa più moderna l’infrastruttura del paese.

Il principio della difesa del denaro contante trova il supporto dell’ACSI. Deve essere garantita la libertà di scelta di cittadine e cittadini fra mezzi di pagamento digitali e contante. Tuttavia, il controprogetto diretto risulta più efficace dell’iniziativa popolare, motivo per cui l’ACSI raccomanda di sostenere quest’ultimo.

Serve un freno alla pubblicità ingannevole sulle piattaforme

L’ACSI ha preso parte recentemente alla procedura di consultazione sulla nuova legge sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca. Le nuove norme si pongono l’obiettivo di “rafforzare i diritti degli utenti nello spazio digitale e obbligare le grandi piattaforme di comunicazione e i grandi motori di ricerca ad agire con maggiore correttezza e trasparenza”.

Per raggiungere questo obiettivo, le nuove norme devono però garantire che gli utenti possano segnalare le pubblicità ingannevoli. Attualmente la regolamentazione prevederebbe che dovranno essere istituiti, da parte delle piattaforme, dei centri di segnalazione. Gli utenti dovrebbero potere segnalare determinati reati attraverso questi centri. Peccato che il reato di frode non sia incluso nell’elenco! Una grave mancanza!

Nel 2024, l’azienda Meta di Mark Zuckerberg ha guadagnato 16 miliardi di dollari vendendo anche molta pubblicità ingannevole su Instagram, Facebook e simili. Questo corrisponde a più di un sesto dell’intero bilancio statale svizzero dello stesso anno (84,3 miliardi di CHF)!

Firma la petizione! È ora di mettere un freno a questo business miliardario della pubblicità ingannevole online.

Storie da InfoConsumi: scooter elettrico, non è come una bicicletta

Lo scorso anno un nostro socio, per velocizzare il tragitto casa-lavoro, ha ordinato presso un rivenditore ufficiale della Svizzera italiana uno scooter elettrico scelto proprio perché tecnicamente idoneo a essere sbloccato fino alla velocità di 45 km/h. Questa caratteristica non è di poco conto: in Svizzera, infatti, uno scooter elettrico che supera i 25 km/h non è più considerato un semplice mezzo leggero, ma rientra nella categoria dei ciclomotori veloci, con obblighi specifici in termini di immatricolazione, assicurazione e documentazione.

Ben consapevole di queste regole, il nostro socio ha agito correttamente:

  • ha versato l’acconto richiesto al momento dell’ordine;
  • ha avviato la procedura di immatricolazione presso la Sezione della circolazione di Camorino;
  • ha richiesto alla propria assicurazione l’attestato di responsabilità civile.

È proprio in questa fase che si è verificato il problema. Per poter immatricolare in Svizzera uno scooter elettrico omologato per 45 km/h, è indispensabile il rapporto di perizia 13.20 A; documento che certifica la corretta importazione del veicolo e ne attesta la categoria.

È importante sapere che:

  • il formulario 13.20 A deve essere richiesto dall’importatore e non dal consumatore;
  • senza tale documento non è possibile stipulare l’assicurazione RC veicoli;
  • senza assicurazione, l’immatricolazione è impossibile.

Nonostante ripetute richieste, al socio non è mai stato consegnato il rapporto di perizia 13.20 A, rendendo di fatto impossibile utilizzare lo scooter elettrico nel rispetto della legge.
Con il protrarsi della situazione, ritardi e promesse di consegna mai mantenute, e persino minacce, è sorto un dubbio: lo scooter elettrico potrebbe essere stato sdoganato come veicolo da 25 km/h, probabilmente all’interno di una partita di mezzi non destinati all’immatricolazione, senza tenere conto della precisa richiesta del cliente di acquistare uno scooter omologabile per 45 km/h.
Un’eventuale importazione di questo tipo rende poi impossibile il rilascio della documentazione necessaria all’immatricolazione come ciclomotore veloce, indipendentemente dalle caratteristiche tecniche del mezzo. Questa irregolarità avrebbe potuto essere aggirata mediante uno sblocco “fai da te”, soluzione che il socio non ha però mai preso in considerazione, non volendo aggirare la legge né esporsi a sanzioni amministrative in caso di controllo della polizia con possibile sequestro del mezzo, mancata copertura assicurativa in caso di incidente e responsabilità personale in caso di incidente.

A fronte di una chiara inadempienza contrattuale e dell’impossibilità di immatricolare lo scooter elettrico acquistato, il socio si è rivolto ad InfoConsumi per ottenere l’annullamento del contratto e la restituzione dell’acconto di 500 franchi versato al momento dell’ordine. La restituzione è avvenuta solo dopo l’intervento formale dell’ACSI, tramite una lettera raccomandata alla sede centrale del rivenditore svizzero, che non ha fornito nessuna risposta scritta all’associazione ma si è affrettato a rimborsare l’acconto versato.

Prima di acquistare uno scooter o un monopattino elettrico:

  • informarsi sulla categoria legale in Svizzera;
  • verificare come il veicolo viene sdoganato;
  • diffidare delle promesse di “sblocco successivo” o “sblocchi fai-da-te”.

Scooter elettrici e monopattini elettrici: attenzione se superano i 25 km/h. In Svizzera sia gli scooter elettrici sia i monopattini elettrici sono soggetti a regole diverse dagli altri Paesi a seconda della velocità massima autorizzata. Se uno scooter elettrico o un monopattino elettrico supera i 25 km/h oppure è tecnicamente predisposto o sbloccabile per 45 km/h, cambia categoria e non è più considerato un mezzo leggero. In questo caso sono obbligatori:

  • immatricolazione del veicolo presso la Sezione della circolazione di Camorino;
  • rapporto di perizia 13.20 A (a carico dell’importatore);
  • assicurazione di responsabilità civile veicoli;
  • targa di controllo e pagamento dell’imposta di circolazione;
  • licenza di condurre adeguata (cat. M o A1, a seconda dei casi);
  • casco obbligatorio.

Non conta infatti la velocità a cui si decide di circolare, ma quella massima consentita e certificata nei documenti del veicolo. Valgono le Disposizioni relative all’omologazione e alla circolazione dei ciclomotori. Maggiori informazioni QUI.

Quando lo stesso profumo può andare da 580 a oltre 2.000 franchi al litro

Cosa è il prezzo unitario? Dicasi prezzo unitario: «È il costo di una singola unità di prodotto o servizio, calcolato dividendo il costo totale per la quantità ed è fondamentale per confrontare facilmente i prezzi di merci vendute in formati diversi (per esempio prezzo al kg, al litro, al metro o per singolo pezzo) per informare meglio il consumatore». Ciò detto, giusto prima di Natale, per acquistare un paio di regali all’ultimo minuto, sono andato a guardare un paio di profumi o tre, poiché un profumo in molti casi rappresenta l’ideale per fare felice qualcuno. Quindi, ecco che anche facendo acquisti negli shop online, per quel che riguarda questo settore merceologico, i vari negozi virtuali – ma non tutti – indicano dati che possono aiutarci e pure molto, quando si tratta di fare le proprie scelte, anche se il profumo lo acquistiamo per noi stessi. E uno di questi dati è appunto il prezzo unitario, che nel mio caso ho trovato sul sito internet douglas.ch (catena Douglas) ma non su quelli impo.ch (ossia Import Parfumerie, del gigante della grande distribuzione Coop), marionnaud.ch (Marionnaud) e manor.ch (Manor).

Ho guardato (e poi mi sono tenuto gli screenshot fatti lo scorso 19 dicembre, in quanto i prezzi, sul mercato online e per qualsiasi tipo d’articolo, possono cambiare da un momento all’altro) l’eau de toilette «Terre d’Hermès» (di Hermès, evidentemente) per regalare un profumo da uomo e l’eau de parfum «La vie est belle» di Lancôme per fare altrettanto con uno da donna. E qui, a titolo d’esempio, quanto mai interessante, ecco i dati che ho trovato ho trovato nella data di cui poc’anzi su douglas.ch, appunto l’unico dei portali citati che indichi anche il prezzo unitario dei prodotti che vende.

«Terre d’Hermès»: confezione da 50 ml: prezzo online 55,90 franchi, prezzo unitario 111,80 fr. per 100 ml; confezione da 100 ml: prezzo online 82,00 franchi, prezzo unitario 82,00 fr. per 100 ml; confezione da 125 ml: prezzo online 99 franchi, prezzo unitario 79,20 fr. per 100 ml; confezione da 200 ml: prezzo online 109 franchi, prezzo unitario 54,50 fr. per 100 ml.

«La vie est belle»: confezione da 30 ml: prezzo online 39,90 franchi, prezzo unitario 133,00 fr. per 100 ml; confezione da 50 ml riutilizzabile con refill (ossia ricarica): prezzo online 57,90 franchi, prezzo unitario 115,80 fr. per 100 ml; confezione da 75 ml riutilizzabile con refill: prezzo online 72,90 franchi, prezzo unitario 97,20 fr. per 100 ml; confezione da 100 ml riutilizzabile con refill: prezzo online 66,90 franchi, prezzo unitario 66,90 fr. per 100 ml; confezione da 150 ml riutilizzabile con ricarica: prezzo online 87 franchi, prezzo unitario 58 fr. per 100 ml; ricarica da 100 ml: prezzo online 69,90 franchi, prezzo unitario 69,90 franchi per 100 ml.

Lo so che sono andato già lungo, ma è proprio adesso che viene il bello, perché considerando il prezzo unitario al litro, le differenze appaiono ben più clamorose. Ecco allora quanto viene fatto pagare al litro il «Terre d’Hermès» nelle sue varie confezioni: 50 ml 1.118 franchi, 100 ml 820 fr., 125 ml 792 fr. e 200 ml 545 fr. Quindi, se per la confezione da 50 ml venisse fatto pagare il prezzo unitario al litro ben più favorevole che viene applicato per quella da 200 ml, per la stessa confezione da mezzo decilitro paghereste 27,25 franchi e non 55,90.

Così, invece, per il «La vie est belle», sempre con il prezzo unitario al litro: 30 ml 1.330 franchi, 50 ml 1.158 fr., 75 ml 972 fr., 100 ml 669, 150 ml 580 fr. e ricarica da 100 ml 669 fr. Le differenze, pure in questo caso, non sono mica bruscolini, anzi! Su douglas.ch, dove in non pochi casi vengono indicati anche i prezzi applicati nei negozi tradizionali della catena, il che non guasta certo per noi consumatori, del «La vie est belle», giusto prima di Natale, sarebbe stato anche possibile acquistare per 31,90 franchi una sfiziosa confezione da borsetta da 15 millilitri, chiamata «Happiness Shot». Ma qui, allora, il prezzo unitario di questo profumo da donna sarebbe salito alla considerevole cifra di 2.126,70 franchi al litro! Con il prezzo unitario al litro più favorevole, l’«Happiness Shot», di conseguenza, sarebbe dovuto costare solamente 8,70 franchi…

Quindi, cari amici consumatori, non smettete mai di confrontare e ancora confrontare i prezzi che vi vengono proposti per ogni e qualsiasi articolo nei negozi online, tenendo conto anche del prezzo unitario, quando possibile e non vi fate prendere dalla fretta.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Sondaggio: raccontaci della tua spesa

Dove fai solitamente i tuoi acquisti? Sei una consumatrice/un consumatore abitudinaria/o, o cambi di frequente? Come ti sembra siano evoluti i prezzi negli ultimi 12 mesi? Hai l’impressione che i distributori stiano riducendo il proprio assortimento?

Vogliamo raccogliere qualche dato sugli acquisti di prodotti alimentari e beni di prima necessità nella Svizzera italiana. Partecipa al nostro sondaggio, dura soltanto 2-3 minuti.

Per partecipare al sondaggio, CLICCA QUI

Latte in polvere contaminato, ecco cosa c’è da sapere

Nell’ultimo mese e mezzo sono stati richiamati numerosi prodotti in svariati paesi. All’origine della contaminazione (è stata rilevata la presenza di cereulide, una tossina) pare esserci un ingrediente prodotto da una società di biotecnologia cinese (l’acido arachidonico), che viene utilizzato da molti produttori. La tossina resiste bene sia al calore che alla sterilizzazione.

In Svizzera, per il momento, la cereulide è risultata presente in alcuni prodotti dei marchi BEBA, Alfamino, Bimbosan e Babybio “che pertanto non devono essere utilizzati”, ha sottolineato l’USAV. I lotti interessati sono già stati ritirati dalla vendita.

Tuttavia, altri prodotti potrebbero essere interessati. Per restare aggiornati, occorre consultare il sito dell’USAV. Il portale include anche numerose informazioni utili e risposte alle domande più frequenti.

In caso di sintomi come vomito e diarrea, occorre consultare rapidamente un pediatra.

La comunicazione e il ritiro dei prodotti contaminati sono stati troppo lenti da parte di alcuni produttori. Una situazione che evidenzia i limiti dell’autocontrollo delle aziende.

L’ACSI dice no all’iniziativa “200 Fr. bastano”: è uno sconto ingannevole

Uno “sconto ingannevole”
I promotori insistono sul risparmio che la massiccia riduzione del canone porterebbe a cittadini e aziende, ma non dicono che cosa si perderebbe. Per l’ACSI si tratta dell’ennesimo “sconto ingannevole”: per avere 100 franchi di risparmio all’anno (meno di 30 centesimi al giorno) le consumatrici ed i consumatori della Svizzera italiana ci rimetterebbero tantissimo. Il rischio di una riduzione dell’offerta in lingua italiana è concreto come anche la perdita di copertura mediatica sul territorio e di trasmissioni dedicate non solo all’informazione dei consumatori, ma anche alla loro formazione culturale e all’intrattenimento. Per sostituire questa preziosa offerta ci si ritroverebbe in balia dei grandi colossi esteri finendo con lo spendere di più, per avere di meno e di minor qualità.

Per la Svizzera italiana un clamoroso autogol
Il Ticino paga 50 milioni di canone radiotelevisivo e grazie alla chiave di riparto favorevole ne riceve indietro quasi 5 volte tanti da Berna, ovvero 230 milioni. Le ricadute positive sul territorio sono indiscutibili. Votare a favore dell’iniziativa equivarrebbe a un clamoroso autogol soprattutto per il Ticino, ma anche per le Valli del Grigioni italiano che attualmente beneficiano del lavoro della RSI e della sua presenza capillare.

Alle consumatrici e ai consumatori serve informazione oggettiva
Il lavoro svolto dalla RSI in materia di informazione dei consumatori è insostituibile. A fronte di pratiche commerciali scorrette, mancanza di trasparenza e trappole di vario genere l’informazione indipendente, verificata e pluralista è l’unica arma dei consumatori. E ci permette di esercitare il nostro ruolo di attori economici razionali e responsabili. Le scelte che siamo chiamati a fare tutti i giorni sono diventate sempre più numerose e complesse. Senza il servizio pubblico, le consumatrici e i consumatori si ritroverebbero in una posizione più vulnerabile, nonostante l’impegno costante della nostra associazione, che svolge un’attività informativa complementare a quella della RSI.

Nell’era dell’informazione digitale e delle fake news serve un porto sicuro
Il paesaggio mediatico attuale si caratterizza per un moltiplicarsi di piattaforme digitali, che amplificano senza filtri fonti e informazioni false. Gli algoritmi delle piattaforme non sono governati dal desiderio di trasmettere un’informazione attendibile. In questo contesto, la presenza di un punto di riferimento sicuro quale il servizio pubblico radiotelevisivo è sempre più indispensabile. Non di meno, sia la SSR che la RSI sono aziende tenute a considerare le critiche e l’ACSI non ha mai mancato di far notare imprecisioni e punti di miglioramento. Se cadrà il servizio pubblico non sarà più possibile migliorarlo.

Il servizio pubblico è necessario per la coesione nazionale e il corretto funzionamento della democrazia
La Svizzera è un paese speciale, una cosiddetta “Willensnation”, caratterizzata dalla presenza di quattro lingue nazionali e dalla democrazia semi-diretta. Si tratta di un sistema che per funzionare correttamente necessita di un servizio pubblico che abbia i mezzi per lavorare bene. È proprio grazie a questo attore fondamentale se le realtà regionali possono essere rappresentate, anche in ambito culturale e sportivo.

La riduzione del canone è già in atto
Il costo del canone radio-tv è già in calo da molti anni. L’ultima riduzione è avvenuta nel 2021, con il passaggio da 365 a 335 franchi. Come deciso dal Consiglio federale, entro il 2029 il costo scenderà a 300 franchi. Il carico delle aziende è a sua volta destinato a ridursi ulteriormente. Dal 2027, l’80% delle aziende non pagherà più il canone, che verrà richiesto di fatto soltanto a quelle più grandi. Una riduzione graduale e gestibile per la SSR è quindi già in atto, ma ciò non viene tenuto in considerazione dai promotori dell’iniziativa, che vogliono in realtà assestare un duro colpo al servizio pubblico per ragioni molto meno limpide.

Per tutti questi motivi l’ACSI raccomanda alle consumatrici e ai consumatori della Svizzera italiana di non lasciarsi ingannare e di difendere il servizio pubblico l’8 marzo, evitando quello che sarebbe un incredibile autogol per le nostre regioni periferiche e un danno per il paese intero.

L’ACSI invita anche tutte le consumatrici ed i consumatori a partecipare sabato 7 febbraio, alle ore 15.00, alla manifestazione popolare “Uniti per una RSI forte e indipendente”, che si terrà a Bellinzona (partenza stazione FFS).

Ricotta e spinaci protagonisti: un confronto tra paste ripiene

La pasta ripiena – tortelloni, tortellini, tortelli, ravioli – è un alimento immancabile nei frigoriferi sia degli studenti attenti al budget che degli amanti della buona cucina italiana.

I nostri colleghi della FRC (Fédération Romande des Consommateurs) hanno quindi deciso di esaminare più da vicino questo prodotto, soffermandosi in particolare su una delle versioni più popolari, quella contenente ricotta e spinaci.

Il test completo apparso nella Bds 1.26 è liberamente disponibile di seguito.

Attenzione alla truffa del “QR-Code” su tutti.ch

Il meccanismo è purtroppo noto: con una scusa di qualche tipo, la vittima viene spinta a scansionare un QR-Code, che la porterà su un sito simile a quello di Twint, dove le viene chiesto di inserire i propri dati. In realtà si tratta di un sito fasullo costruito ad hoc dai truffatori. Che a quel punto possono liberamente accedere al conto della vittima.

A quanto pare questa truffa sta imperversando in particolare sulle piattaforme di compravendita online come tutti.ch. Il funzionamento è il seguente: una persona vuole vendere qualcosa su tutti.ch. Un compratore si fa avanti, e gli manda un codice QR. Gli dice che scansionando quel codice ed inserendo i dati, riceverà il denaro. In alcuni casi, il codice QR dovrebbe servire nello specifico per ricevere un rimborso delle spese di spedizione.

In realtà, i codici QR non servono per ricevere denaro. Semmai, per inviarlo, o per collegarsi ad un sito internet, come se si cliccasse su un link. Raccomandiamo quindi la massima attenzione quando si utilizzano queste piattaforme.

Il “Pandoro Gate” italiano e le insidie della pubblicità ingannevole

È interessante fare chiarezza su questa vicenda tornata alla ribalta recentemente nella vicina Italia perché permette di mostrare quanto la pubblicità e la comunicazione online possano essere insidiose e quanto possa essere difficile, per il comune cittadino e consumatore, distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.

Ricordiamo brevemente di cosa si tratta: nell’inverno del 2022, la pubblicità di un pandoro costò a Chiara Ferragni un’accusa di pubblicità ingannevole.

Usiamo le parole dell’Antitrust italiana per descrivere quanto avvenne: l’influencer ha “fatto intendere ai consumatori che acquistando il pandoro «griffato» Ferragni avrebbero contribuito a una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino. Tuttavia, la donazione, di 50 mila euro, era stata già effettuata dalla sola Balocco mesi prima”. In pratica, le società di Ferragni hanno incassato oltre 1 milione di euro grazie all’operazione senza versare nulla all’ospedale.

La vicenda è tornata d’attualità nelle scorse settimane perché Ferragni, secondo quanto riportato da alcuni media, sarebbe stata assolta dalle accuse. Ciò non è avvenuto.

In realtà, il giudice ha prosciolto, e non assolto, la nota influencer. È una differenza importante. Significa che non è entrato nel merito e si è limitato a dire che il procedimento non poteva proseguire per ragioni tecniche.

Quali sono queste ragioni? Il giudice non ha riconosciuto per la vicenda il reato di “truffa aggravata”, ritenendo invece che si sarebbe semmai trattato di una “truffa semplice”. La truffa semplice tuttavia, al contrario di quella aggravata, non può essere perseguita d’ufficio. Deve esserci una querela di parte.

Querela che a dire il vero, c’era stata. Ma è stata ritirata dall’associazione dei consumatori Codacons, in seguito ad un accordo con la stessa Ferragni. Quest’ultima ha accettato di risarcire i consumatori rappresentati dal Codacons e di effettuare anche una donazione di 200’000 euro. In cambio, il Codacons ha ritirato la querela.

In seguito al “non luogo a procedere” deciso dal tribunale, l’influencer ha avviato un’efficace campagna mediatica per riscrivere la storia di questa vicenda, dipingendosi come una vittima. Talmente efficace che molti media, italiani e internazionali, se la sono bevuta.

Non tutti però: Massimiliano Dona, dell’Unione Nazionale Consumatori, ha sottolineato che non vi è stata alcuna assoluzione e che al contrario l’Antitrust ha sancito che si è trattato di una pratica commerciale scorretta. Il noto opinionista Marco Travaglio, in seguito alla sentenza, ha criticato “un sistema che salva i colpevoli, purché potenti, ricchi e famosi, con mille trucchetti, così che possano spacciarsi per innocenti perseguitati”.

Quello che rimane per le consumatrici e i consumatori è una sorta di amaro in bocca: dalla pubblicità ingannevole sul pandoro, alla “pubblicità ingannevole” sull’esito del procedimento penale, il cerchio si chiude. A dimostrazione di quanto sia estremamente difficile sfuggire alle manipolazioni quando si naviga in rete.

Petizione: si riprenda lo studio sui PFAS

Altolà alla ricerca: costa troppo. Meglio rimanere all’oscuro, anziché approfondire le nostre conoscenze sull’impatto dei PFAS sulla salute e sulla loro diffusione nell’ambiente. La decisione della politica mette a rischio la salute della popolazione, per un risparmio tutto sommato contenuto se paragonato ai costi generati dalla diffusione di queste sostanze.

Il grande studio svizzero sulla salute sarebbe costato 240 milioni di franchi spalmati su un lungo periodo di 20 anni. Si tratta di un importo ragionevole. Basti pensare che, secondo le stime attuali, la Svizzera dovrà spendere circa 26 miliardi di franchi per decontaminare i siti fortemente contaminati da PFAS. Per non parlare dei costi sanitari. Secondo le stime emerse da un rapporto commissionato dal Consiglio federale nel 2019 su questo tema, i costi sanitari sono fra 1 e 1,6 miliardi di franchi all’anno. Meglio spendere per la ricerca, piuttosto che spendere per cercare di riparare ai danni in un secondo momento! Senza dati e conoscenza, non è possibile proteggere adeguatamente la salute pubblica.

I PFAS rappresentano un grosso rischio: queste sostanze chimiche “perenni” (hanno una degradazione estremamente lenta) sono sempre più diffuse nell’ambiente. Interferiscono con le funzionalità di fegato, reni e tiroide, possono impattare il metabolismo e indeboliscono il sistema immunitario. E possono essere cancerogene.

I nostri colleghi della Konsumentenschutz hanno lanciato una petizione nelle tre lingue nazionali su Campax. Firmala per esortare il governo a tornare sui suoi passi a proposito di questa decisione affrettata, al fine di tutelare la salute della popolazione.

Storie da InfoConsumi: noleggio veicoli e restituzione digitale

In caso di noleggio veicoli, la restituzione tramite la procedura digitale può far insorgere controversie come successo ad una nostra socia e al marito che avevano noleggiato un furgone presso la filiale Sixt di Paradiso e l’avevano restituito il pomeriggio stesso con la procedura digitale di blocco del veicolo, parcheggiandolo in un’area di sosta a Barbengo. 

Alcuni giorni dopo, la società di noleggio gli ha comunicato l’esistenza di un danno (un lungo graffio su un fianco del furgone) e ha richiesto il pagamento di circa 1’600 franchi. La socia ha contestato l’addebito, sostenendo di non aver causato alcun danno e facendo notare che il veicolo era rimasto incustodito in un’area non protetta dopo la riconsegna fino al momento del controllo, avvenuto in un secondo momento imprecisato.

Secondo le condizioni generali di noleggio, in caso di restituzione fuori orario o tramite la procedura digitale, il cliente rimane responsabile del veicolo fino alla presa in carico effettiva da parte del personale della società di noleggio che può avvenire fino a 3 giorni dopo. In altre parole, il rischio di eventuali danni subiti dal veicolo durante questo intervallo di tempo viene trasferito al consumatore.

Senza un verbale di riconsegna firmato, una verifica immediata dello stato del veicolo o di fotografie prese al momento della riconsegna del veicolo da presentare in fase di contestazione diventa estremamente difficile dimostrare che il danno non sia avvenuto sotto la propria responsabilità.

Pur comprendendo le ragioni e il senso di ingiustizia percepito dalla socia, non sono emerse motivazioni giuridiche sufficientemente solide per contestare con successo la richiesta di risarcimento. InfoConsumi ha suggerito la verifica di eventuali coperture assicurative personali o di polizze specifiche stipulate per il noleggio del veicolo, comprendenti anche i danni da parcheggio.

Quindi un suggerimento alle consumatrici e ai consumatori: se possibile, evitare la “restituzione digitale”. In caso contrario, perlomeno scattare delle fotografie al momento della riconsegna del veicolo.

Attenti anche con l’acquisto delle vignette autostradali elettroniche

Ormai è una gran bella comodità acquistare quella elettronica, operazione che in pochi passaggi può essere perfezionata attraverso il portale internet dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), ossia delle dogane, per dirla ben più sinteticamente. Anche in questo caso, però, bisogna agire con testa, perché anche in questo campo le truffe online possono essere dietro l’angolo. Tanto che l’UDSC stesso già lo scorso mese di dicembre ha precisato quanto segue, mettendo in bella evidenza le parole che riportiamo qui di seguito: «Avviso: casi di frode online con la vignetta elettronica – Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le segnalazioni di casi di frode online con la vignetta elettronica svizzera. Da un lato sono stati creati siti web falsi. Dall’altro, alcune persone hanno ricevuto e-mail in cui viene loro chiesto di inserire nuovamente online i propri dati di pagamento. Raccomandiamo pertanto di acquistare la vignetta elettronica esclusivamente all’indirizzo URL seguente, nel negozio online ufficiale dell’Ufficio federale della dogana (UDSC): www.e-vignette.ch o https://via.admin.ch/shop/. L’UDSC richiede esattamente 40 CHF per l’acquisto della vignetta elettronica svizzera e non richiede alcun deposito. Inoltre, l’UDSC non richiede mai di confermare le informazioni di pagamento via e-mail».

Insomma, attenti tutti noi consumatori: seguiamo i canali ufficiali della Confederazione – e appunto quello dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini – e non affidiamoci a chissà quale scorciatoia. Che poi tale non è, visto che bastano pochi passaggi per perfezionare l’acquisto della vignetta autostradale elettronica, come ho scritto in precedenza. Un’operazione – preciso invece qui – che è possibile fare a partire dal 1. dicembre di ogni anno, così che di tempo ne basta e avanza, per evitare di ritrovarsi eventualmente… in braghe di tela dopo il fatidico 31 gennaio.

E men che meno dobbiamo affidarci a siti internet come swissvignette.ch, non fosse altro perché applica un balzello che non ha nessuna giustificazione e non è affatto poca cosa, tenendo conto che il prezzo ufficiale delle vignette, per la maggior parte dei possessori di veicoli a motore, si attesta a 40 franchi. Infatti, su swissvignette.ch – ma non siamo andati oltre, perché non sia che affidandosi a questo portale non si subisca una qualsivoglia truffa – è indicato che la stessa viene fatturata a 48 franchi. Un bel sovrapprezzo, non c’è che dire!

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Cosa ha creato problemi alle consumatrici e ai consumatori nel 2025?

Sono oltre 1500 le consumatrici e i consumatori che hanno chiesto aiuto al servizio InfoConsumi dell’ACSI o alla redazione de La borsa della spesa. A guidare la classifica dei problemi più diffusi sono state le pubblicità ingannevoli e le strategie di vendita scorrette, incluse vere e proprie truffe, che hanno riguardato 426 richieste. Un altro macrotema sono state le controversie relative agli acquisti e ai contratti con 402 casi. Oltre la metà delle prese di contatto quindi (53,7%) ha riguardato due ambiti ben noti alle associazioni di difesa dei consumatori, per i quali si conferma la presenza di lacune normative, in particolare per prevenire il marketing ingannevole.  

Un terzo ambito molto doloroso ha riguardato l’aumento dei premi di cassa malati per il Ticino, con 297 consulenze realizzate dall’ACSI tra ottobre e novembre in favore degli assicurati. 

Entrando invece negli argomenti specifici abbiamo stilato una classifica dei 10 grattacapi più frequenti tra le socie ed i soci dell’ACSI. Ne risulta un panorama diversificato, nel quale spiccano quest’anno più del solito i problemi con palestre e centri fitness (con persone abbonate a palestre che si sono trovate con un servizio ben diverso da quanto promesso) e quelli con artigiani e imprese di costruzione (con difetti, costi imprevisti e ditte che falliscono o spariscono)La graduatoria è comunque guidata dalle più “classiche” diatribe con gli operatori telefonici, che includono anche le fastidiose e sempre presenti fregature via SMS

Quali sono gli ambiti per i quali l’ACSI è stata maggiormente sollecitata dalle consumatrici e dai consumatori? Ecco una Top 10: 

  1. Telecomunicazioni 
  1. Assicurazioni private 
  1. Vendita – rispetto della garanzia e dei termini di consegna 
  1. Acquisti online 
  1. Truffe online 
  1. Prenotazione online o tramite agenzia di viaggi e vacanze 
  1. Contratti con palestre e centri fitness 
  1. Problemi con artigiani e imprese di costruzione 
  1. Problemi con i garage legati all’automobile 
  1. LAMal 

Pur essendo restate fuori dalla Top 10 meritano di essere menzionate anche le bollette di elettricità, acqua e riscaldamento e le segnalazioni e le richieste di informazioni relative ad imballaggi alimentari e/o marchi

Il lavoro dell’ACSI si conferma fondamentale per aiutare le consumatrici ed i consumatori della Svizzera italiana confrontati con una grande varietà di trappole e difficoltà. Il servizio InfoConsumi, insieme alla redazione della Borsa della spesa e al segretariato, restano un porto sicuro per chi desidera risolvere una questione legata al sempre più complesso mondo dei consumi. 

Storie da InfoConsumi: gli SMS Premium

Ogni mese riceviamo segnalazioni da consumatori che si sentono truffati: costi per SMS Premium che gonfiano la bolletta senza che abbiano mai richiesto il servizio.


Come succede?
I consumatori non sanno darsi una spiegazione e sono convinti di non aver mai richiesto un servizio né aver sottoscritto un abbonamento. Infatti, spesso basta poco: semplicemente visitare un sito web, scaricare un’applicazione, partecipare a un concorso e lasciare i propri dati personali. Senza accorgersene, ci si ritrova iscritti a servizi che non si conosce e che possono costare molto più dell’abbonamento telefonico. E il peggio? Non si trova traccia dell’offerta né ci si ricorda di aver mai dato il proprio consenso a servizi o abbonamenti che riguardano i temi più disparati: video on demand, fitness, informazioni finanziarie, contenuti per adulti…


Come difendersi?
La prima regola è semplice: controllare ogni fattura mensile. Se noti addebiti sospetti, agisci subito:

  1. Contatta il tuo operatore telefonico e chiedi a chi è intestato il numero breve che ha originato l’addebito.
  2. Blocca il numero breve:
    o con STOP se si tratta di un singolo addebito,
    o con STOPP se è un abbonamento (più addebiti settimanali, anche per decine di franchi).
  3. Scrivi un reclamo alla società intestataria del numero breve, contestando la fattura, per e-mail oppure meglio per raccomandata
  4. Importante: paga comunque il prezzo dell’abbonamento telefonico per evitare problemi con l’operatore.

    E se non vengo rimborsato nonostante i reclami?
    A volte si scopre che il costo degli SMS PREMIUM era già stato addebitato anche nelle precedenti fatture. È necessario insistere richiedendo il rimborso di questi addebiti nonostante un primo rifiuto. Nel caso non si riesca a comunicare con la società che ha erogato il servizio oppure non dia seguito alle richieste è possibile richiedere una procedura di conciliazione tramite l’organo di conciliazione delle telecomunicazioni.

    Il consiglio ACSI:
    Non ignorare questi addebiti! Controlla, blocca, richiedi il rimborso e persevera. E se hai dubbi, rivolgiti ad InfoConsumi: siamo qui per aiutarti.

Sguardi sostenibili 2025: quando la finestrella ACSI?

Dietro ad ogni finestra del calendario si scoprono iniziative che parlano di socialità, ambiente, commercio equo e molto altro. Ci sono anche consigli di lettura e idee per regali sostenibili.

Alla fine del periodo dell’Avvento chi ha partecipato può vincere uno dei premi messi in palio. Realizzato anche grazie al sostegno del Dipartimento del Territorio e dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, anche quest’anno il calendario include la partecipazione dell’ACSI.

Il calendario è visibile QUI.

Appello al Governo e al Parlamento ticinese per l’urgente applicazione dell’iniziativa per il 10% 

L’ACSI osserva con acuta preoccupazione la situazione finanziaria estremamente precaria nella quale versa una parte sempre più consistente delle consumatrici e dei consumatori ticinesi, il cui reddito disponibile è stato eroso negli ultimi anni dai pesanti aumenti dei premi della cassa malati obbligatoria.

Dal 1. gennaio 2026 i premi della cassa malati obbligatoria saranno in Ticino i più cari di tutta la Svizzera, con un aumento medio del 7,1%. In termini di spesa, gli assicurati ticinesi pagheranno un premio che si situa per gli adulti tra il meno caro, di 401.75 Fr. al mese (Regione 2, franchigia 2’500 Fr, senza infortunio, Helsana modello BeneFit PLUS Medico di famiglia R1) e il più caro in assoluto, di 821.35 Fr. (Regione 1, franchigia 300 Fr, con infortunio, Swica modello di base).

Chi nel tempo ha cercato di ottimizzare il proprio premio agendo sulle uniche leve disponibili quali il cambiamento del modello, della franchigia o della cassa malati, ha potuto certamente risparmiare, ma si trova comunque confrontato con un premio mensile che è spesso troppo elevato rispetto alle proprie entrate.

Questo a causa di salari stagnanti, affitti che hanno subito forti aumenti negli anni, rincari sui trasporti e numerose speculazioni di cui sono vittime i consumatori svizzeri e contro le quali l’ACSI si batte regolarmente per contrastare “l’isola dei prezzi alti”. I premi di cassa malati sono ormai da tempo la seconda causa di indebitamento nella popolazione ticinese.

A ciò si aggiunge una situazione particolarmente allarmante: numerosi assicurati segnalano di aver ricevuto la comunicazione da parte dell’Istituto delle assicurazioni sociali (IAS) di un sussidio di cassa malati per il 2026 inferiore a quello attuale. Ricordiamo che è possibile far ricorso entro 30 giorni dalla decisione, sebbene difficilmente ciò potrà cambiare l’esito che dipende dalle scelte finanziarie del Cantone.

L’ACSI chiede quindi al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio del Canton Ticino l’applicazione urgente dell’iniziativa per il 10%, largamente approvata alle urne lo scorso 28 settembre. Inoltre, essendo cresciuto il numero delle persone che ha diritto al sussidio di cassa malati e ne ha fatto richiesta, l’ACSI ritiene inaccettabile una riduzione dell’ammontare dei sussidi disponibili, che andrebbero semmai estesi.

Le consumatrici ed i consumatori ticinesi sono il motore dell’economia locale. Non chiedono la carità, ma una difesa del loro potere d’acquisto.

Revisione della Legge sui cartelli: limitati i danni per i consumatori

L’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (ACSI, Konsumentenschutz, FRC) è riuscita, insieme ad esponenti delle piccole e medie imprese e in particolare a GastroSuisse ed HotellerieSuisse, ad impedire un significativo indebolimento della Legge sui cartelli.

Quel che più conta per le consumatrici e i consumatori svizzeri, è che i risultati ottenuti dall’Iniziativa per prezzi equi siano stati difesi. Il regolamento approvato dal Parlamento è formulato comunque su vari aspetti in modo vago e probabilmente terrà impegnati avvocati e tribunali per anni. Non si tratta di una revisione della quale essere entusiasti.

Il Parlamento ha deciso che in futuro la Commissione della concorrenza (COMCO) non dovrà solo dimostrare l’esistenza di un cartello, ma anche esaminare i cosiddetti “elementi quantitativi”. In buona sostanza, le aziende con quote di mercato ridotte avranno meno da temere anche in caso di accordi sui prezzi. Si prevedono in ogni caso controversie sull’applicazione concreta delle nuove norme, vista la vaghezza delle formulazioni. La cosa ironica è che questa revisione voleva proprio ridurre l’incertezza giuridica e velocizzare le procedure, mentre alla fine ne è emerso un testo vago e complesso che creerà l’effetto opposto.

In ogni caso quello che è positivo è che un indebolimento più massiccio della legge è stato evitato. La COMCO, nonostante le verrà resa la vita più difficile dalle nuove norme, potrà continuare a fare il suo lavoro. Le regole per le aziende dominanti o in posizione di dominanza relativa sul mercato, sono state per lo più difese e mantenute. Le associazioni imprenditoriali volevano invece indebolire massicciamente le norme per le aziende dominanti.

Il fatto che la COMCO potrà continuare ad intervenire contro aziende in posizione di dominanza relativa che applicano prezzi eccessivamente elevati è un punto fondamentale per i consumatori. Si tratta infatti di difendere il potere d’acquisto dei cittadini di fronte ai grandi gruppi e agli accordi sui prezzi.

Per risparmiare davvero in vista del Natale si può giocare di grandissimo anticipo

Il troppo stroppia, e anche troppo. Il «Black Friday», il «Cyber Monday» e il «Pincopalla delle offerte imperdibili» vengono lanciati ormai con settimane d’anticipo rispetto al tradizionale venerdì di origine statunitense dei grandi sconti, in calendario al di là dell’Atlantico appunto il venerdì che segue il Giorno del Ringraziamento. La moda è dilagata anche da noi in Europa e nessuno tra i negozianti, digitali o meno che siano, si sottrae al «Black Friday». Che poi, ad andare a guardare bene, non di rado propone delle fregature bell’e buone, come evidenziato in passato anche sulla BdS, l’amato e interessante periodico cartaceo dell’ACSI.

Ho speso qualche ora a frugare tra le offerte di ogni settore merceologico possibile e immaginabile durante quelle che sono ormai diventate le settimane del «Black Friday». E non sono mancate le evidenze di offerte imbattibili che tali poi non lo erano, perché gli stessi prezzi, spacciati per scontati se non addirittura ultra scontati, li avevo già visti e annotati in altri periodi dell’anno. Solo che te le mettono lì così bene, queste offerte prenatalizie, che ti pare proprio di fare un grande affare, quando invece l’affare grande non lo è per nulla o quasi.

Mi è venuta fuori una lista lunga così di articoli dai prezzi imbattibili che poi erano normali o normalissimi e di esempi potrei farne a bizzeffe, vista l’ampiezza che ha preso il fenomeno del «Black Friday». Però ve li risparmio, perché proporli non è che possa portare granché, a giochi ormai fermi. Piuttosto, torno a una cara, sacrosanta raccomandazione: quando volete acquistare un determinato articolo, tenetene d’occhio l’evoluzione del prezzo per un po’ e comperatelo quando il costo vi pare favorevole per il vostro portafoglio, «Black Friday» o non «Black Friday».

Adesso che si avvicina il Natale ed è tempo di fare e quindi acquistare dei regali, potrebbe pure valere la pena di portare un pochino di pazienza, pur tenendo sempre d’occhio questo o quel prezzo. Non di rado, infatti, i veri sconti vengono fatti dai negozianti dopo le feste natalizie, quando a loro più preme di ridurre gli stock della merce rimasta invenduta. Una cosa che vale per ciò che si può comprare sia nei negozi fisici sia nei negozi online. Fare o farsi un regalo proprio per Natale – e non voglio passare per anti-romantico – in fin dei conti non è obbligatorio, si può anche aspettare un po’.

Per non fare eventualmente brutte figure, quando trovo prezzi particolarmente favorevoli dopo le feste natalizie mi proietto già al Natale successivo e acquisto questo o quell’articolo con già l’idea in testa di regalarlo da lì a qualche mese, quando si torneranno a decorare gli abeti eccetera eccetera. Nell’attesa, riempio di futuri regali il mio armadio di casa e il bello è che ogni tanto ne salta fuori qualcuno che mi è capitato di non recapitare. Ed è una bella sorpresa, quando si gioca di grandissimo anticipo come faccio io per risparmiare davvero!

Pollo al cloro e manzo agli ormoni: la carne USA sia chiaramente etichettata

La notizia degli scorsi giorni desta preoccupazione in seno all’ACSI e alle altre organizzazioni dei consumatori. Per placare l’amministrazione Trump ed ottenere una riduzione dei dazi doganali affibbiati ai prodotti elvetici, ci troveremo probabilmente costretti ad importare ingenti quantità di carne USA. Che potrebbe includere pollo lavato in una soluzione al cloro, una pratica vietata in Svizzera e nell’UE. Ma anche carne di manzo trattato con antibiotici e ormoni della crescita.

Visto che il lavaggio con il cloro è vietato nel nostro paese, l’eventuale importazione di carne di pollo di questo tipo (che sarebbe meglio non avvenisse del tutto!) deve essere permessa unicamente con un’etichettatura chiara. Questo vale anche per la ristorazione!

Il fatto che si dovranno con ogni probabilità importare 500 tonnellate di carne bovina all’anno, 1500 di pollame e 1000 di carne di bufalo è già di per se motivo di sconcerto. Quasi come se le consumatrici e i consumatori svizzeri debbano “ingurgitare” a forza i dazi di Donald Trump.

Ricordiamo che attualmente l’importazione di carne di pollo trattata col cloro è vietata in Svizzera. È invece permessa l’importazione di carne bovina proveniente da esemplari trattati con ormoni e antibiotici, che invece nell’UE è a sua volta vietata. Deve però essere etichettata in modo chiaro. Tutto questo è regolato nell’Ordinanza sulle dichiarazioni agricole.

A preoccupare l’ACSI è anche il monitoraggio del rispetto delle norme nel settore della ristorazione. La tentazione di ricorrere a carne USA che si troverà priva di qualsiasi dazio e quindi con un accesso “privilegiato”, potrebbe essere forte. Anche in questo caso dovrà essere garantita la trasparenza verso le consumatrici e i consumatori.

L’ACSI continuerà insieme alle altre organizzazioni dei consumatori a monitorare gli sviluppi di questa vicenda preoccupante, che non mette in crisi solo la nostra sicurezza alimentare ma anche la produzione interna, che subirà la concorrenza sleale di questi prodotti. 

La Cartella Sanitaria Elettronica (CSE) rappresenta una ripartenza necessaria

La Cartella informatizzata del paziente (CIP) non sta funzionando come dovrebbe. Dopo circa 10 anni, ancora stenta a prendere piede fra problemi legati a costi imprevisti e ad una gestione troppo complessa per studi medici e ospedali. Solo una minoranza della popolazione svizzera ne usufruisce.

Il reset voluto dal Consiglio federale con la nuova CSE (Cartella Sanitaria Elettronica) pare dunque un passo necessario. L’ACSI vede con favore una maggior centralizzazione e semplificazione, con lo Stato che si prenderà maggiori responsabilità anziché affidarsi a differenti fornitori privati in concorrenza fra loro. Un altro cambiamento positivo è rappresentato dalla semplificazione dell’adesione al sistema per i pazienti. La CSE verrà automaticamente aperta per ogni cittadino dai 14 anni in sù. Sarà sempre possibile opporsi e chiedere di chiudere la propria CSE e cambiare idea quando si vuole, riaprendola o richiudendola. Attualmente invece aprire la CIP richiede una procedura relativamente complessa. Da notare che al momento del lancio della CSE, attualmente previsto fra il 2029 e il 2030, tutti coloro che hanno una CIP se la vedranno convertire in automatico al nuovo sistema.

Per l’ACSI la creazione di uno strumento efficace di questo tipo è importante. Uno dei diritti fondamentali dei pazienti è infatti quello di poter accedere alle proprie cartelle mediche. Questi documenti sono tuttavia conservati dagli operatori sanitari (ospedali, medici, farmacisti,…). Per accedere alle informazioni il paziente deve fare esplicita richiesta scritta e non sono purtroppo rari i casi in cui il diritto di accesso ai propri dati è reso difficoltoso.

Un sistema come la CSE permetterà anche il miglioramento della qualità dei processi di cura e una maggiore sicurezza dei pazienti. I professionisti della salute potranno accedere facilmente ai documenti trovando rapidamente informazioni importanti. Crescerà così la certezza di una diagnosi e di una terapia corrette e si ridurrà il rischio di decisioni sbagliate. L’accesso facilitato alle informazioni dovrebbe anche permettere di evitare trattamenti inutili o ridondanti, contribuendo anche al contenimento dei costi sanitari.

L’infrastruttura tecnica della CSE sarà gestita dalla Confederazione, così come il registro con i nomi delle persone che hanno deciso di non partecipare. Ma saranno i Cantoni a gestire l’apertura delle cartelle e a rilevare le opposizioni. Spetterà a ospedali, medici, farmacisti e altri professionisti fungere da punto di contatto e fornire supporto e servizi di assistenza.

L’efficacia del nuovo sistema dipenderà però concretamente da come verrà progettato e messo in atto. Visto che si tratta di una necessità per i pazienti e che questo dossier procede piuttosto a rilento da molti anni, l’ACSI spera che la nuova svolta decisa dal governo permetta un cambio di passo e la creazione di una soluzione davvero efficace.

Callfilter per tutti e più efficace. L’ACSI apprezza lo sviluppo annunciato da Swisscom

Da quest’anno il Callfilter di Swisscom è attivato automaticamente per tutti i suoi clienti non soltanto della rete fissa (come avviene già da tempo), ma anche della rete mobile.

Secondo i dati forniti dall’azienda, il mese scorso il Callfilter ha bloccato 8,4 milioni di chiamate indesiderate.

Swisscom ha annunciato oggi che il filtro verrà attivato automaticamente anche per i secondi marchi che utilizzano la sua rete (Wingo, Migros Mobile e Coop Mobile) nel corso del 2026. Inoltre, dal mese scorso i clienti di telefonia mobile hanno a disposizione due funzionalità già presenti per la rete fissa, ovvero: blocco delle chiamate anonime e blocco delle chiamate senza numero di provenienza. I consumatori possono così decidere accedendo a MySwisscom quali chiamate accettare.

Anche Sunrise e Salt hanno oggigiorno un filtro automatico per tutti i propri clienti. Questi strumenti funzionano in modo simile ai filtri antispam delle e-mail. Le chiamate indesiderate vengono bloccate dall’operatore telefonico e non raggiungono mai il cliente.

Da notare che da gennaio 2026 entreranno in vigore anche le nuove misure contro lo spoofing, ovvero la pratica di chiamare utilizzando un numero falso diverso dal proprio. Alcuni call center basati all’estero utilizzano infatti numeri svizzeri, inclusi quelli dei servizi di emergenza come 112, 117, 118 o 144. Da gennaio gli operatori bloccheranno queste chiamate o perlomeno le contrassegneranno come provenienti da un numero sconosciuto. Ciò anche grazie ad un’interpellanza parlamentare della presidente della Konsumentenschutz Nadine Masshardt, che ha spinto l’Ufficio federale delle comunicazioni ad annunciare i nuovi provvedimenti.

Amazon Haul: per tutti in Europa ma non per noi svizzeri

Una cosa è sicura: Temu, Wish, Shein e compagnia bella, ossia gli shop online cinesi che vendono a prezzi stracciati articoli di tutti i generi possibili e immaginabili, prodotti i quali a me ispirano ben poca fiducia a proposito di qualità e sicurezza, per quel che riguarda il mercato svizzero possono ancora dormire sonni tranquilli e continuare a prosperare senza doversi curare del nuovo concorrente apparso sulla scena europea. Amazon nelle scorse settimane ha infatti lanciato anche al di qua dell’Atlantico il suo Amazon Haul, super discount in cui si offre di tutto e di più e al quale si accede attraverso gli abituali portali del colosso statunitense dell’ecommerce. Solo che gli articoli di Amazon Haul, voluto per contrastare i vari Temu, Wish, Shein e compagnia, non vengono né spediti nel nostro Paese, né consegnati e depositati negli Amazon Locker, ossia le… cassette postali situate in Italia appena al di là della frontiera che io – e sicuramente non solo io, ci mancherebbe – utilizzo talvolta per farmi recapitare da Amazon ciò che non recapita nel nostro Paese. Ecco dunque spiegato perché i colossi cinesi del commercio online possono dormire sonni tranquilli, per ciò che concerne il mercato svizzero.

Ho comunque cercato di capire perché mai ci siano queste restrizioni, da parte di Amazon o Amazon Haul che sia. Non sono però riuscito a cavare un ragno dal buco, pur chiedendo lumi anche al servizio clienti. In ogni caso, pure i clienti che risiedono nell’Unione europea devono sottostare ad altre condizioni rispetto a quanto accade di norma con Amazon, se fanno acquisti su Amazon Haul, dove il prezzo massimo di ogni prodotto, tra l’altro, è di 20 euro. Ecco quanto ho estrapolato da amazon.it: «La consegna richiede fino a due settimane, a seconda della località. Gli articoli di Haul possono essere restituiti, se richiesto, entro 15 giorni dal ricevimento. Gli articoli Haul non sono idonei per le politiche di reso standard di 30 giorni di Amazon. Non offriamo il cambio per gli ordini Amazon Haul. Non disponibile per i clienti Amazon Business. Non idoneo per i vantaggi di spedizione Prime». Già che ci siamo – aggiungo – tenete anche nota del fatto che non si fanno consegne non solo presso gli Amazon Locker, ma neppure in altri punti di consegna come uffici postali, tabaccherie o altro, poiché occorre fornire un proprio indirizzo personale.

Acquistando su Amazon Haul si può però fruire di alcuni piccoli vantaggi, come riportiamo ancora da amazon.it: «Ottieni sconti extra: ottieni uno sconto del 5% sugli ordini di importo compreso tra 30,00 EUR e 49,99 EUR, oppure uno sconto del 10% sugli ordini di importo superiore a 50,00 EUR. Spedizione gratuita per ordini di importo superiore a 15 EUR. Gli ordini di importo inferiore a 15 EUR prevedono una tariffa di spedizione di 3,50 EUR. Resi gratuiti se richiesti entro 15 giorni dal ricevimento».

In conclusione, non resta da chiedersi se ne varrà mai la pena di fare degli acquisti su Amazon Haul. Personalmente, almeno per ora ho i miei dubbi, perché la qualità bene o male ha il suo prezzo e il prezzo non è mai di quelli super stracciati. Ma se non foste d’accordo con me, fatemelo sapere mandando una email all’indirizzo aldo.rossi2024@outlook.com.

Aldo Rossi

Greenwashing, l’UE bacchetta le compagnie aeree

Le rimostranze di numerose organizzazioni dei consumatori in vari paesi europei hanno infine sortito un effetto. La Commissione UE ha chiamato in causa 21 compagnie e le ha invitate a rivedere il proprio marketing, in particolare i proclami ingannevoli legati alla sostenibilità.

Nel mirino sono finite Air Baltic, Air Dolomiti, Air France, Austrian Airlines, Brussels Airlines, Eurowings, EasyJet, Finnair, KLM, Lufthansa, Luxair, Norwegian, Ryanair, Sas, Swiss, TAP, Transavia France, Transavia CV, Volotea, Vueling e Wizz Air. Presente dunque anche Swiss, che fa parte del Lufthansa Group.

Saranno le differenti autorità nazionali a vigilare sull’attuazione dei correttivi. Fra i punti da chiarire nella comunicazione delle compagnie aeree troviamo ad esempio il fatto che le emissioni di CO2 di un volo non possono essere annullate, compensate o “rese neutrali” semplicemente pagando un contributo aggiuntivo, come molte di esse propongono di fare ai propri clienti. Oltre a ciò, le asserzioni ambientali dovranno in generale d’ora in avanti essere sostenute da prove scientifiche verificabili. Per esempio, se si parla di “carburanti sostenibili”, occorrerà che ciò abbia un reale fondamento. Questo varrà anche per altri tipi di affermazioni a sfondo ambientale.

I consumatori sono davvero stanchi di questo marketing ambientale privo di fondamento, non soltanto nel settore dell’aeronautica, ma anche in molti altri ambiti.

Black Friday: non farti prendere in giro

Viva gli sconti e i ribassi…solo se sono veri però.

Con l’avvicinarsi delle settimane di sconti attorno alle giornate del Black Friday e del Cyber Monday è bene ricordarsi che uno sconto altro non è che una percentuale: bisogna vedere quale è il prezzo di riferimento al quale viene applicato. Un ribasso mirabolante potrebbe dunque rappresentare di fatto una fregatura se il prezzo era stato alzato in precedenza.

Del resto, ogni anno, sono numerosi i rilevamenti e le indagini che dimostrano che una parte importante delle offerte speciali proposte in questo periodo non sono convenienti come sembrano. Lo scorso anno anche noi abbiamo condotto una piccola indagine e pubblicato alcuni risultati su La borsa della spesa (vedi pdf allegato). Gli esempi di offerte ingannevoli che abbiamo riportato, a nostro giudizio, parlano da soli.

In generale, occorre tenere bene in considerazione tre aspetti: in primo luogo, c’è il rischio che il prezzo venga alzato nei mesi precedenti al Black Friday, per poi essere riportato ad un livello “normale”, che a quel punto però appare molto conveniente. In secondo luogo, la merce scontata è in molti casi di qualità scadente e sta per diventare “vecchia”, motivo per cui, scenderà di prezzo comunque nei prossimi mesi visto che verrà sostituita da prodotti più recenti. Infine, c’è il rischio che venga indicato un prezzo di riferimento “di fantasia”: per esempio che un prodotto dal costo di 50 franchi venga venduto al suo prezzo normale…indicando però “50% di sconto…50 invece di 100!”.

Da quest’anno le norme, già blande, sono state ulteriormente allentate dando ampio margine di manovra ai venditori nel proporre promozioni fuorvianti.

Ribadiamo tre consigli alle consumatrici e ai consumatori:

  • Non acquistare cose che non ti servono solo perché sono scontate. Se paghi “poco” per qualcosa di cui non hai realmente bisogno, hai comunque gettato denaro al vento.
  • Non fidarti ciecamente di percentuali di sconto mirabolanti: prova a vedere a quanto viene venduto il medesimo prodotto, o prodotti analoghi, in altri negozi o su altri siti. Magari quello che viene presentato come un prezzo incredibile è in realtà un prezzo normale.
  • Non farti prendere dalla fretta. Gli acquisti d’impulso spesso non si rivelano dei grandi affari. Se non sei convinto/a, lascia perdere, o almeno dormici su. Tanto non mancheranno altre offerte in futuro: come dimostra la nostra indagine, la maggior parte dei prodotti “in offerta” nelle prossime settimane li potrai comprare allo stesso prezzo anche fra 2 o 3 mesi.

Storie da InfoConsumi: sconti sulla LAMal? Solo un trucco

Un socio ha cercato di accedere all’applicazione della sua cassa malati per consultare la nuova polizza LAMal 2026 e conoscere il premio aggiornato. Non riuscendoci, ha chiamato il servizio clienti. Durante la telefonata, il consulente gli ha proposto due nuove assicurazioni complementari con un premio mensile di soli 2 franchi e ha menzionato uno sconto di 27 franchi mensili. Il socio ha accettato verbalmente, pensando si trattasse di un’offerta legata alla polizza base.

Qualche giorno dopo, ha ricevuto una busta contenente non solo la nuova polizza LAMal 2026, ma anche un modulo di domanda di assicurazione complementare secondo la LCA (Legge federale sul contratto d’assicurazione) per un assicurazione infortuni per decesso e invalidità e un’assicurazione complementare infortuni per le cure. Il nostro socio non aveva nessuna assicurazione complementare già attiva presso quell’assicuratore. Per logica, lo sconto promesso di 27 franchi mensili non poteva quindi riferirsi alle nuove polizze complementari (che costano in totale 4 franchi al mese), ma sarebbe andato a incidere sul premio della LAMal, cosa vietata dalla legge.

Il socio, confuso, non si è reso conto che non è legalmente possibile ricevere sconti sul premio base LAMal. Quando ha capito che probabilmente lo sconto non ci sarebbe stato, ha esercitato il diritto di revoca per le due complementari e ha scritto all’UFSP segnalando l’accaduto.

Ricordiamo che la LAMal non prevede sconti commerciali, ma consente riduzioni di premio in caso di franchigia opzionale più alta (2’500 o franchigia intermedia) o limitazione nella scelta dei fornitori di prestazioni (tramite i vari modelli). Gli assicuratori possono invece offrire sconti (come lo sconto famiglia o combinato) solo sulle polizze complementari, regolate dalla LCA.

Consigli ACSI:

  • La LAMal non consente sconti sui premi: i consulenti cercano di attirare nuovi clienti e promuovere polizze complementari
  • Chiedi sempre di ricevere tutto per iscritto prima di decidere
  • Verifica se si tratta di LAMal (obbligatoria) o complementare (facoltativa)
  • Ricorda che hai 14 giorni di tempo per revocare un contratto firmato a distanza
  • Segnala i comportamenti scorretti dei consulenti all’UFSP, per tutto ciò che riguarda la LAMal; scrivi invece alla FINMA per quanto riguarda le polizze complementari (LCA)
  • In caso di dubbio, contatta l’ACSI: siamo qui per aiutarti

No alle pigioni abusive: l’ACSI sostiene l’iniziativa

Avrebbero dovuto diminuire, invece sono aumentate
“Da 20 anni le pigioni non hanno smesso di aumentare sebbene, secondo la legislazione in vigore e i tassi d’interesse ipotecari storicamente bassi, avrebbero dovuto diminuire” ha sottolineato l’ASI – Associazione Svizzera Inquilini. Da lì la decisione di lanciare l’iniziativa popolare “Si alla protezione contro le pigioni abusive (iniziativa sulle pigioni)”. 

Mettere un limite al reddito dei grandi gruppi immobiliari
Questa iniziativa mira a sancire nella Costituzione il principio degli affitti fondati sui costi, affinché si riferiscano ai costi effettivi più un reddito limitato. Il testo esige pure un controllo automatico e regolare delle pigioni. Nel contesto attuale i grandi gruppi immobiliari realizzano redditi locativi sproporzionati sulle spalle delle persone comuni. 

360 franchi di troppo al mese
Secondo l’ASI, l’anno scorso, gli inquilini hanno pagato più di 10 miliardi di franchi di pigioni abusive. Uno studio ha stimato che gli inquilini pagano in media 360 franchi mensili di troppo. Una situazione che pesa sul budget delle economie domestiche e indebolisce il potere d’acquisto. Gli inquilini sono il 60% della popolazione Svizzera e più vengono spremuti, meno possono partecipare all’economia. 

Chi possiede le abitazioni?
Nel 2000, i proprietari privati possedevano il 57,4% delle abitazioni in affitto. Le società immobiliari il 31,3% e i settori pubblici e le cooperative d’abitazione l’11,3%. Nel 2023, l’ultima cifra era rimasta invariata (11,3%), ma le altre due avevano subito una modifica radicale, come riportato da un ampio studio: i proprietari privati erano scesi al 44,5% e le società immobiliari li avevano quasi raggiunti, arrivando al 44,2%. La tendenza è chiara: i grandi gruppi, le banche, le assicurazioni…stanno a poco a poco prendendo possesso del mercato, dal quale si aspettano poi di ottenere rendimenti sostanziosi praticando affitti elevati. 

Occorre mettere un freno e delle regole. 

Per sostenere l’iniziativa o per saperne di più: iniziativa-pigioni.ch

L’ACSI raccomanda di firmare per aiutare a raggiungere l’obiettivo delle 100’000 firme!

FitActive 24/7? Non a S. Antonino…l’ACSI dice no alla clausola “firmi o non entri”

Negli ultimi mesi InfoConsumi ha ricevuto diverse segnalazioni da parte di consumatrici che si erano abbonate alla palestra FitActive che dispone di diversi centri in Ticino, fra i quali anche uno a S. Antonino. Il brand italiano FitActive è usato in Ticino dalla società FitActive Svizzera Sagl, Lugano.  La particolarità nella sottoscrizione di un abbonamento con questa società sta nel fatto che gli abbonati possono recarsi in ogni centro FitActive 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.

FitActive punta molto su questo per la sua pubblicità (social media e cartelli pubblicitari), visibile anche nell’immagine abbinata a questo articolo. L’elasticità negli orari ha convinto diverse persone ad abbonarsi.

Le segnalazioni che InfoConsumi ha ricevuto e che ha risolto positivamente erano tutte relative al centro FitActive situato a S. Antonino. A differenza degli altri centri ticinesi, il comune di S. Antonino non ha accordato alla società il permesso di tenere aperta la palestra 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Per questo motivo gli abbonati (fra i quali anche le nostre socie), che vivono e lavorano in quella zona e che avevano scelto proprio quella palestra, si sono ad un certo punto ritrovati a dover sottoscrivere un documento che li obbligava ad accettare per S. Antonino una fascia oraria di apertura ridotta, dalle 6.00 alle 22.00, pena l’impossibilità di accedere al centro.

Le nostre socie, che avevano scelto FitActive in ragione dei loro impegni famigliari, scolastici e lavorativi si sono rifiutate di firmare tale documento e ritenuto come la palestra le abbia a questo punto impedito di accedere al centro, si sono rivolte al nostro servizio giuridico.

Abbiamo analizzato il contratto e le sue condizioni generali, unitamente al contenuto del documento che cambiava in modo del tutto unilaterale i termini contrattuali.

L’ACSI è giunta alla conclusione che da una parte la pubblicità messa in atto dalla società può essere considerata sleale nella misura in cui promette una determinata prestazione quando in realtà, almeno per il centro di S. Antonino, l’apertura della palestra è limitata agli orari usuali. Inoltre, l’ACSI ha ritenuto che le sue socie, al momento di firmare il contratto, si trovavano in errore in quanto convinte di potersi allenare in qualsiasi momento della giornata e della notte. Queste considerazioni hanno spinto l’ACSI a contattare la società per metterla dinnanzi alle sue responsabilità chiedendo l’annullamento del contratto e la restituzione di quanto pagato in anticipo. Anche il contratto di pagamento rateale abbinato all’abbonamento è stato contestato.

La risposta della società è giunta attraverso la sua legale che ha confermato l’annullamento del contratto e la restituzione di quanto anticipato. Anche la società di rateizzazione del prezzo dell’abbonamento ha provveduto a restituire le rate pagate.

Ciononostante, la società continua a pubblicizzare per il centro di S. Antonino un’offerta al pubblico che prevede l’apertura del centro “24H 7G” quando in realtà questa promessa non può essere mantenuta.

Permangono pertanto la violazione della Legge federale sulla concorrenza sleale e il rischio che altre persone vengano indotte in errore.

L’ACSI consiglia di non firmare documenti che modificano in modo unilaterale le condizioni contrattuali essenziali precedentemente firmate come ad esempio gli orari di accesso alla palestra. Per segnalazioni e un’adeguata assistenza giuridica il nostro servizio InfoConsumi rimane volentieri a disposizione.

Anche LinkedIn vuole nutrire il suo chatbot con i tuoi dati. È possibile evitarlo

Qualche mese fa, abbiamo spiegato come opporsi all’utilizzo da parte di Meta dei tuoi dati per alimentare la propria IA. In quel caso si parlava dunque di Instagram, Facebook e WhatsApp.

È ora la volta di LinkedIn, che ha annunciato che da settimana prossima inizierà a dare i dati degli utenti in pasto alla propria IA.

Ecco la procedura per negare il consenso per chi volesse evitarlo:

  • Entrare in LinkedIn
  • Entrare nel proprio profilo
  • Cliccare su “Impostazioni e privacy”
  • Cliccare su “Privacy dei dati”
  • Cliccare su “Dati per migliorare l’IA generativa”
  • Mettere “No” all’opzione “Usa i miei dati per addestrare i modelli di IA per la creazione di contenuti”


In generale, al di là del tema dell’utilizzo dei dati da parte delle IA, l’ACSI consiglia di prestare attenzione ai dati e alle informazioni che si condividono online, in particolare nei social media. Oltre alla regolazione delle impostazioni della privacy, la miglior protezione è evitare del tutto di condividere informazioni non necessarie, risolvendo il problema alla radice. Qualsiasi informazione, video o immagine condivisa, di fatto, non potrà mai essere veramente cancellata. Ricordiamo in particolare che la condivisione delle proprie informazioni di contatto come e-mail o numero di telefono può portare ad essere bersagliati da messaggi pubblicitari o di SPAM ed esporre anche al rischio di truffe.

Greenwashing sulle confezioni di Plenty

La Commissione Svizzera per la Lealtà ha reso nota negli scorsi giorni la sua decisione: l’affermazione pubblicitaria presente sulle confezioni della carta per uso domestico di Plenty è da considerarsi fuorviante.

Sull’imballaggio del prodotto è infatti ben visibile la scritta “Kompostierbare Tücher / Feuilles compostables”, che dà l’impressione che quest’ultima possa semplicemente essere gettata nel bidone dell’umido. Ma nella realtà, non è così. Il prodotto non presenta tutte le caratteristiche necessarie per poter essere smaltito nell’umido in Svizzera e deve quindi essere separato presso le aziende di smaltimento dei rifiuti e bruciato.

La Konsumentenschutz, che aveva portato alla luce il caso, ha chiesto a Plenty di procedere ora alla rimozione dell’affermazione dalle sue confezioni.

SOS Debiti inaugura la sua nuova sede con un teatro

L’Associazione SOS Debiti, con la quale l’ACSI collabora nell’ambito della lotta all’indebitamento eccessivo all’interno della rete Rebus (Rete Budget Sostenibile), inaugurerà a breve una nuova sede a Bellinzona. L’ufficio è in realtà già operativo da gennaio, ma giovedì 13 novembre alle ore 16.00 verrà ufficialmente inaugurato con una rappresentazione dello spettacolo di teatro-forum “Il resto…manca” presso la Casa delle Società a Monte Carasso.

l teatro della compagnia UHT vuole proprio affrontare il tema tabù del denaro e dell’indebitamento ed è già stato proposto anche all’Assemblea ACSI 2024, quella del cinquantesimo anniversario dell’associazione. Il formato “teatro-forum” prevede una partecipazione attiva del pubblico in quello che diventa di fatto un coinvolgente (e divertente) spettacolo interattivo.


Ricordiamo che lo scopo principale di SOS Debiti è aiutare le persone a ristrutturare e possibilmente eliminare una situazione di indebitamento a corto, medio e lungo termine. Per farlo, offre delle consulenze individuali che possono sfociare, a seconda dei casi, in un vero e proprio accompagnamento o presa a carico dell’utente. L’associazione è diretta da Simona Bernasconi Zambianchi.

Storie da InfoConsumi – di cassa cambiane una sola

È tempo di (possibile) cambio della propria cassa malati. L’ACSI, tramite il servizio di consulenza cassa malati aperto anche ai non soci, illustra ad ogni cittadino che ne faccia richiesta quali sono le opzioni disponibili per cercare di risparmiare qualche franco.

Cogliamo l’occasione per rendere attenti sull’importanza di fare le cose bene, perché nel corso del 2025 il nostro servizio InfoConsumi ha risolto diversi casi che hanno visto coinvolti dei consumatori/assicurati che hanno cambiato cassa malati facendo da soli ma pasticciando un po’. E’ successo ad esempio con un nostro socio ha dato disdetta entro il 30.11.2024 al suo assicuratore del 2024, per aderire ad un nuovo assicuratore salvo poi disdire nuovamente la nuova adesione, sempre entro il 30.11.2024 per sceglierne un altro più conveniente (Assura) per il nuovo anno cioè il 2025.

In breve, i fatti: il socio ha disdetto la polizza presso KPT con lettera del 18.11.2024 e questa disdetta é stata accettata da KPT che ha comunicato al suo assicurato di aver accettato la disdetta con effetto il 31.12.2024. In seguito, il nostro socio si é assicurato presso Agrisano salvo poi rendersi conto che presso Assura avrebbe beneficiato di un premio più vantaggioso e disdire con lettera del 21.11.2024 la copertura presso Agrisano. Entro il 30.11.2024 il nostro socio si é assicurato per il 2025 presso Assura.

Il problema é sorto quando Agrisano non ha riconosciuto la disdetta inoltrata con lettera del 21.11.2024, ha richiesto il pagamento dei premi gennaio-febbraio- marzo 2025 e comunicato al nostro socio di riconoscere la disdetta solo a partire dal 1°.4.2025. Il motivo alla base di questa decisione é che Agrisano ha affermato di aver ricevuto da parte di Assura la comunicazione di assicurare ininterrottamente il nostro socio solo in data 10.3.2025.

Il centro InfoConsumi ha analizzato il caso ed ha constatato che le due disdette erano state inviate correttamente per raccomandata entro il termine del 30.11.2024 e che pertanto la volontà dell’assicurato era quella di non assicurarsi presso KPT ed Agrisano nel 2025.

Vi é da dire che come scritto nell’art. 7 cpv. 5 LAMal, “il rapporto di assicurazione termina solo se il nuovo assicuratore ha comunicato a quello precedente che assicura l’interessato senza interruzione della protezione assicurativa. Se omette questa conferma, deve risarcire all’assicurato il danno risultante, in particolare la differenza di premio. L’assicuratore che ha ricevuto la comunicazione informa la persona interessata sulla data a partire dalla quale essa non é più assicurata presso di lui.”

Nel caso concreto Assura ha omesso di informare Agrisano che il nostro socio sarebbe divenuto loro assicurato dal 1°.1.2025. Per questo motivo Agrisano ha mantenuto in vigore la polizza per il 2025 che il socio aveva regolarmente disdetto.

Alla fine l’omissione di Assura é stata sanata e la polizza presso Agrisano annullata con effetto il 31.12.2024.

L’ACSI consiglia:

  • Chi vuole cambiare cassa malati, lo deve fare entro il 30.11.2025. In caso di dubbi su come procedere, contattare l’ACSI. Per confrontare i premi, utilizzare solo il calcolatore ufficiale Priminfo.ch e non altre fonti.
  • È meglio evitare di disdire ed aderire ad un nuovo assicuratore due volte. C’é il rischio che gli assicuratori facciano confusione e che ci si ritrovi assicurati presso due assicurazioni diverse, con conseguenti grattacapi e perdite di tempo.

Riparare anziché buttare! L’ACSI promuove la riparazione di piccoli elettrodomestici, giochi, abiti e biciclette 

In una società dei consumi ancora troppo improntata all’usa e getta, con l’obsolescenza programmata e la cosiddetta “fast fashion” a rendere artificialmente breve la vita dei nostri oggetti e dei nostri abiti, tentare di “riparare le cose” equivale a un atto quasi rivoluzionario. Lo sanno bene i riparatori del progetto Caffè Riparazione dell’ACSI, che sistemano centinaia di piccoli elettrodomestici ogni anno. E ne sono consapevoli anche i consumatori e le consumatrici che risparmiano, facendo durare più a lungo i propri acquisti, valorizzando preziose risorse e materiali.

Per promuovere insieme un’economia più circolare, l’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana offre tra le 9:00 e le 13:00 di sabato 18 ottobre, nel Capannone di Pregassona, la possibilità di effettuare piccole riparazioni su:

• oggetti casalinghi / piccoli elettrodomestici / giocattoli grazie al Caffè Riparazione ACSI (portare l’occorrente per testare gli oggetti come pile, cavi, capsule…).

• abiti e tessuti grazie a La Sartoria Sociale (si riparano abiti puliti grazie!).

• biciclette grazie alla Ciclofficina Miao (portare eventuali pezzi di ricambio come freni, copertoni, catene, ecc).

La mattinata prevede anche:

• Un workshop gratuito di ricamo creativo grazie alle sarte de La Sartoria Sociale (si terrà tra le 10:30 e le 11:30)

• Il mercatino di vestiti second hand della Croce Rossa Sezione del Sottoceneri

• Un mercatino di giochi per bambini grazie all’Atelier Amélie

• La possibilità di effettuare una manutenzione e/o controllo alla propria bici (anche e-bike) con la Ciclofficina Miao.

Saranno offerti tè, caffè e torte e l’ACSI proporrà le consulenze personalizzate sulle casse malati (portare la propria polizza LAMal), per cercare di “riparare” anche agli aumenti dei premi 2026.

L’evento vuole promuovere l’economia circolare in sinergia con La Sartoria Sociale, la Ciclofficina Miao, la Croce Rossa Lugano, l’Atelier Amélie. 

Consulenze sulle casse malati: 6 appuntamenti sul territorio, approfittane e passa parola!

Gli appuntamenti in dettaglio:

Sabato 18 ottobre a Lugano (Pregassona), dalle 10.00 alle 13.00 presso il Capannone di Pregassona, Via Ceresio 25.

Mercoledì 22 ottobre a Mendrisio, dalle 16:00 alle 20:00 presso La Filanda, Via Industria 5.

Giovedì 23 ottobre a Biasca, dalle 18:30 alle 21:30 presso la Bibliomedia, Via G. Lepori 9.

Lunedì 27 ottobre a Lugano (Porza), dalle 14:00 alle 17:00 al Centro Bethlehem, Via Trevano 2.

Giovedì 30 ottobre a Locarno, dalle 18:30 alle 21:30 alla Casa Martini, Via Vallemaggia 26.

Mercoledì 12 novembre a Bellinzona, dalle 18:30 alle 21:30 presso la Casa del Popolo, Viale Stazione 31.

Le consulenze sono aperte a tutti. Per favorire la qualità della consulenza si prega di avere con sé la propria polizza assicurativa. 

In alternativa, ricordiamo che è possibile richiedere una consulenza telefonica o via e-mail contattandoci allo 091 922 97 55 o scrivendo ad acsi@acsi.ch

Quando il fattore umano conta ancora moltissimo

«Per certi versi è stata una faticaccia, ma tutto alla fine è andato bene, perché ho trovato delle persone gentili che si sono date da fare per superare gli ostacoli e restituirmi quanto mi spettava, dopo che il pacco degli articoli acquistati online era andato perso. Si potrebbe anche dire che alla fine a risultare vincente è stato il fattore umano, prima il contatto di persona e a quattr’occhi e poi uno successivo al telefono, parlandosi pur non vedendosi». Così inizia una e-mail che un socio dell’ACSI mi ha inviato per raccontarmi la sua personale odissea che ha vissuto con il servizio clienti di Ikea.

Ecco i fatti. Il nostro socio ordina quattro coperture per gazebo sul sito ikea.ch e se li fa spedire per posta all’indirizzo di casa, visto che il valore dell’acquisto permette di ottenere la spedizione gratuita. Attende alcuni giorni, ma il pacco non arriva entro la data annunciata e quindi, utilizzando il numero di tracciamento fornito da Ikea, viene a scoprire che lo stesso è stato recapitato il giorno X al centro pacchi de la Posta a Pratteln. E che lì è rimasto senza che facesse più un solo passo, per così dire. Allora, contatta telefonicamente il servizio clienti di Ikea, chiamando il numero indicato sul sito internet della multinazionale svedese dell’arredamento. Parla con un addetto, spiega il perché e il percome e gli viene detto che non si può fare nulla sino a quando il pacco non verrà restituito a Ikea da la Posta.

Nel frattempo chi mi ha scritto aveva anche avviato una ricerca tramite il sito de la Posta, se non che l’unica indicazione che aveva ottenuto – in automatico – era la seguente: «In qualità di destinatario la preghiamo di contattare il mittente, il quale dispone di tutti i dati per avviare la ricerca». Lo dice all’addetto con cui è al telefono, ma questi ribadisce che fino a quando il pacco non tornerà nelle mai di Ikea, non si potrà procedere con il rimborso. Insomma, il socio dell’ACSI si ritrova in un vicolo cieco, senza via d’uscita.

Decide così di andare di persona all’Ikea di Grancia e al servizio clienti viene accolto da un’addetta che si fa in quattro per venire a capo della questione e trovare la soluzione ideale, parlandosi appunto a quattr’occhi. La signora apre quindi una pratica a nome del nostro socio, inviando il relativo formulario al servizio clienti nazionale di Ikea, quello già contattato telefonicamente senza però riuscire a venir fuori dal vicolo cieco di cui sopra. Dopo un paio di giorni o tre, componendo lo stesso numero di telefono di qualche giorno prima, il socio dell’ACSI ricontatta il servizio clienti centrale di Ikea e stavolta si ritrova a parlare con un’addetta e non un addetto. Indicando dapprima il numero della pratica avviata dalla collega di Grancia, spiega nuovamente il perché e il percome e quest’altra addetta riconosce che la situazione apparentemente è senza via d’uscita, ma che può comunque procedere prontamente con il rimborso, visto che l’invio, risultando sempre fermo a Pratteln da quel famoso giorno X, non può che essere andato perso. Si scusa perché le occorre un po’ di tempo per perfezionare l’operazione, che però va in porto in capo a pochi minuti.

Quindi, è proprio vero che in taluni casi, quando qualcosa va storto con un acquisto fatto online, il fattore umano conta sempre moltissimo per ottenere ragione. Anche se da parte del consumatore, come nel caso di questo nostro socio, si deve magari fare un sacrificio come quello di andare a spiegare di persona – quando possibile – quel che è accaduto.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.it)

Attenzione alla lettera di Helsana: il tuo silenzio può costarti caro!

Si intitola “Non si lasci sfuggire questa opportunità esclusiva” la missiva mandata da Helsana a molti suoi assicurati che stanno entrando in età pensionabile.

Nella lettera, si può leggere: “Sta per raggiungere l’età AVS. Come parte integrante della sua assicurazione ospedaliera integrativa HOSPITAL ECO, ha l’opportunità unica ed esclusiva di beneficiare di un’ulteriore assicurazione per cure e assistenza di lunga durata CURA senza bisogno di effettuare l’esame sullo stato di salute”.

Dopo la spiegazione del funzionamento di CURA, in conclusione viene specificato: “Desidera rinunciare a questa copertura? In tal caso è sufficiente compilare il tagliando di risposta allegato e rispedircelo entro il 31 dicembre 2025”.

Insomma: se non dici niente, ti appioppiamo una nuova polizza. Non richiesta.

L’ACSI condivide il malcontento delle socie e dei soci che ci hanno scritto. Abbiamo pertanto inviato una nostra missiva ad Helsana per contestare questa pratica, chiedendo in particolare di fare un passo indietro in merito all’obbligatorietà di ritornare il tagliando per evitare l’entrata in vigore della nuova polizza.

Al di là del fatto che l’ACSI trova sbagliata l’idea dell’accettazione tacita (se non dici di no, vuol dire che dici di sì), purtroppo però utilizzata in Svizzera, nel caso specifico ci sono diversi problemi legali.

Innanzitutto Helsana induce l’assicurato in confusione affermando che la nuova polizza CURA sia da considerarsi “parte integrante” di HOSPITAL ECO, quando invece a nostro modo di vedere CURA è una nuova polizza da considerarsi a sè stante. In secondo luogo, il premio mensile del 2026 indicato nella lettera deve ancora essere approvato dalla FINMA: i destinatari dovrebbero quindi accettare entro il 31 dicembre una nuova polizza della quale non conoscono neppure il premio effettivo. Un terzo problema è dato dal fatto che le condizioni generali non sono allegate né menzionate nella lettera di offerta.

Per questi motivi a nostro modo di vedere è necessaria in questo caso un’accettazione espressa da parte di chi riceve l’offerta. Riteniamo che l’obbligo di inviare il tagliando per rinunciare all’offerta violi l’articolo 6 del Codice delle obbligazioni.

Ci auguriamo che Helsana faccia un passo indietro rispetto a questa richiesta.

Premi 2026: l’emergenza non si placa. Serve un tetto massimo

I costi della sanità continuano a salire e di riflesso anche i premi, benché vi sia una sproporzione criticabile: i premi aumentano più dei costi. In Ticino il cocktail esplosivo dato dalla popolazione over 65 più elevata della Svizzera e da un’eccezionale densità di fornitori di prestazioni continua a produrre di anno in anno aumenti molto superiori alla media nazionale. L’anno prossimo sarà superata la soglia dei 500 Fr. di premio medio mensile, il che significa che alcune casse avranno premi ancora più cari. Il sussidio cantonale (RIPAM), del quale beneficia già un/una ticinese su tre, non basta più nella sua forma attuale. Di fronte a quella che è ormai una vera e propria emergenza, l’ACSI auspica il potenziamento di questo strumento, attraverso l’Iniziativa per il 10%.

Oltre a rispondere all’emergenza contingente, è necessario intervenire a livello cantonale e federale per un contenimento dei costi della sanità sul lungo periodo. Le strade da percorrere sono note e molteplici: occorre controllare l’offerta, rimuovendo gli incentivi sbagliati che spingono i fornitori di prestazioni a fare sempre di più e per prezzi sempre più alti, favorire il coordinamento delle cure e responsabilizzare i pazienti informandoli e sensibilizzandoli. L’ACSI prosegue l’impegno iniziato nel 2017 all’interno di Smarter Medicine – Choosing Wisely Switzerland per ridurre le cure inutili e potenzialmente dannose.

Parallelamente, devono essere forniti ai pazienti gli strumenti per un controllo efficace delle fatture, che non sono affatto presentate in un linguaggio comprensibile. L’ACSI, attraverso il suo nuovo servizio InfoPazienti, constata che continuano ad esserci abusi con fatture non corrispondenti alle prestazioni erogate (addirittura con visite mai avvenute). È fondamentale inoltre continuare a perseguire l’obiettivo della riduzione del prezzo dei farmaci, attraverso un uso sempre maggiore dei generici e dei biosimilari, ma anche attraverso una riduzione dei margini di guadagno sui medicamenti (più elevati rispetto a molti altri paesi europei). L’ACSI si rammarica in questo senso dell’ennesimo segnale di immobilismo del Parlamento, che ha recentemente respinto una mozione che avrebbe consentito dei risparmi.

Cosa fare per far fronte all’aumento dei premi?

L’ACSI ricorda agli assicurati i propri diritti: entro il 30 novembre si ha diritto a cambiare la propria assicurazione di base (LAMal), indipendentemente dalla propria età o condizione di salute. Altri strumenti per ridurre l’impatto degli incrementi dei premi sono l’aumento della franchigia a 2500 franchi e l’adesione a modelli alternativi, dei quali occorre però comprendere bene le condizioni. I suggerimenti più dettagliati dell’ACSI per ridurre l’impatto dei premi sono consultabili QUI.

L’ACSI ripropone le consulenze telefoniche e via e-mail gratuite sulle casse malati aperte a tutta la popolazione, per chi necessita di consigli indipendenti per valutare se e come modificare la propria polizza assicurativa. È possibile contattare per questo scopo il  servizio InfoConsumi a partire dal 6 ottobre. Grazie alla collaborazione con il Dipartimento della sanità e della socialità saremo inoltre presenti sul territorio con 6 appuntamenti a Pregassona, Mendrisio, Biasca, Porza, Locarno e Bellinzona.

Cosa posso fare per risparmiare sui premi di cassa malati 2026?

Tutti i residenti in Svizzera devono avere un’assicurazione malattia obbligatoria (LAMal), detta anche assicurazione di base. La LAMal comporta il pagamento di un premio mensile (che può anche essere pagato su base annuale o semestrale). In caso di malattia, la LAMal si assume i costi (o una parte di essi). L’entità del premio da pagare dipende da svariati fattori, alcuni dei quali relativamente fuori dal proprio controllo (come per esempio, il cantone di residenza) e altri dei quali che sono invece legati a fattori che dipendono dalle scelte del paziente/assicurato. Vediamo di seguito quali sono le opzioni a disposizione degli assicurati per ridurre l’importo dei premi dovuti alla propria assicurazione LAMal.

1. Cambiare cassa malati

I premi da pagare per la LAMal sono differenti fra una compagnia di assicurazione e l’altra, e cambiano ogni anno (libero mercato). Altrettanti motivi per consultare ogni anno il calcolatore Priminfo, e valutare se sia il caso o meno di cambiare assicuratore. La forchetta fra una compagnia e l’altra è in molti casi superiore ai 1000 franchi all’anno, e confrontando le compagnie più care in assoluto con quelle meno care di tutte, supera solitamente i 2000 franchi. Ricordiamo che le prestazioni riconosciute sono assolutamente identiche fra tutte le compagnie. La Legge sull’assicurazione malattia (LAMal) e le relative ordinanze dettano il funzionamento della cassa malati di base, che non può cambiare fra una compagnia e l’altra. Nessuna compagnia ha la facoltà di rifiutare un assicurato, indipendentemente dalla sua situazione di salute. Il termine di disdetta è il 30 novembre, ma non fa stato il timbro postale, motivo per cui la lettera di disdetta deve giungere all’assicuratore entro quella data (meglio mandarla con molti giorni di anticipo!). La lettera di disdetta alla propria attuale cassa malati va spedita in contemporanea alla richiesta di adesione alla nuova cassa malati nella quale si desidera spostarsi. Su Priminfo sono disponibili delle lettere modello.

2. Alzare la franchigia

La scelta della franchigia ottimale dipende dai costi sanitari di ogni assicurato. La franchigia minima è di 300 franchi, quella massima di 2500. In funzione della franchigia, varia anche il premio da pagare. Le persone in salute che non fanno uso di molte prestazioni sanitarie, dovrebbero mantenere la franchigia a 2500 franchi al fine di risparmiare sul costo del premio. Chi ha spese sanitarie (che rientrano nella copertura LAMal) annuali indicativamente dai 2000 franchi in su (circa), dovrebbe invece optare per una franchigia di 300 franchi. Le franchigie intermedie non sono consigliate. È buona prassi tenere da parte i soldi necessari per la copertura della franchigia (rispettivamente 300 o 2500 franchi) in modo da non ritrovarsi in difficoltà in caso di emergenze. Ad ogni buon conto, alle persone in salute con spese sanitarie non elevate che hanno una franchigia a 300 franchi, si consiglia di alzare la franchigia a 2500 franchi per ridurre l’entità del premio.

3. Scegliere modelli alternativi

In cambio della rinuncia al libero accesso a tutti i fornitori di prestazioni sanitarie operanti in una determinata regione, molte casse malati offrono sconti sui premi. Sta ad ogni assicurato/a valutare i modelli che più si adattano a lui o lei. Per esempio, i modelli medico di famiglia, impongono all’assicurato di rivolgersi sempre in prima istanza al proprio medico generico e solo in seguito, eventualmente, ad uno specialista. I modelli di tele-medicina impongono invece di telefonare ad un call-center della propria cassa malati prima di recarsi da uno specialista. Esistono innumerevoli altre opzioni, quello che conta è leggere attentamente le condizioni e capire a quali limitazioni ci si sottopone al fine di ottenere lo sconto. Per chi sottoscrive un modello alternativo ma poi viola le regole sono previste sanzioni.

4. Rinunciare alla copertura infortuni

Chi è salariato e lavora almeno 8 ore la settimana è assicurato per gli infortuni presso il datore di lavoro. Presentando una semplice dichiarazione scritta nella quale figura che si è già assicurati, si può rinunciare alla copertura infortuni nella LAMal. Chi è salariato e non lo fa, in sostanza paga un premio inutilmente più alto.

5. Sospendere il pagamento in caso di servizio militare, civile o di protezione civile

Chi presta servizio militare, civile o di protezione civile per oltre 60 giorni consecutivi può sospendere l’assicurazione obbligatoria perché beneficia già della copertura dell’assicurazione militare.

6. Richiedere il sussidio cantonale

È possibile verificare se si ha diritto al contributo del Cantone per ridurre il proprio premio di cassa malati. Di norma in Ticino il formulario per la richiesta viene spedito automaticamente a chi ha beneficiato del sussidio l’anno precedente, e a chi risulta (in base alla tassazione) che abbia diritto di beneficiarne. Per verificare se si fa parte degli “assicurati con una condizione economica modesta” che hanno diritto al RIPAM (Riduzione dei premi dell’assicurazione malattia), si può utilizzare un simulatore online.

Ricordiamo che tutto questo riguarda l’assicurazione di base. Per quanto concerne le assicurazioni complementari, sono facoltative e a discrezione di ogni singola persona.

L’ACSI offre un servizio di consulenza sulle casse malati che da informazioni soprattutto sulle possibilità di risparmio previste dalla LAMal. Grazie a un accordo con il Dipartimento sanità e socialità, il servizio di consulenza, dal 1° luglio 2010 è aperto a tutti, soci e non soci. Contatti: lu-ve 8.30-11.30 tel. 091 922 97 55 (selezionare tasto 1).

Ulteriori consigli e informazioni sono reperibili sul sito di Priminfo.

I prodotti ad alto contenuto proteico sono cari e poco utili

Acque proteiche, pasta Barilla proteica, Ovomaltine in versione high protein, quark ad alto contenuto proteico. E chi più ne ha più ne metta. Si moltiplicano sugli scaffali dei supermercati le derrate alimentari indicate come “ad alto contenuto proteico”. L’industria alimentare ha fiutato l’affare seguendo i trend e ha capito che può vendere questi cibi e bevande a prezzi elevati.

Un confronto della Konsumentenschutz mostra che spesso questi prodotti sono carissimi rispetto alle versioni “normali”. Per esempio l’acqua “high protein” costa il 145% in più dell’acqua normale (per non parlare della differenza con l’acqua del rubinetto…). La pasta proteica Barilla costa il 72% in più di quella normale. E l’Ovomaltine proteica costa il 22% in più della versione classica. Questi massicci supplementi vengono spesso pagati per assumere solo poche proteine in più: per esempio, il quark magro di Migros contiene 9,7 grammi di proteine ogni 100 grammi e costa 38 centesimi ogni 100 grammi di prodotto. La versione “high protein” del medesimo quark M-Classic costa invece 68 centesimi ogni 100 grammi, circa l’80% in più. Ma il contenuto di proteine è di poco superiore: 12 grammi invece di 9,7.

Uno studio del Laboratorio cantonale di Zurigo ha messo in evidenza che spesso il contenuto proteico di questi prodotti viene esagerato con affermazioni fuorvianti sulle confezioni. Per esempio, si mette in risalto il quantitativo di proteine presente in un intera confezione, quando essa contiene numerose porzioni. Per assumere quel quantitativo di proteine, il consumatore dovrebbe mangiarle tutte in una volta, con rischio di consumo eccessivo.

I benefici per la salute di questi prodotti sono, se presenti, trascurabili nella maggior parte dei casi. Per poche proteine in più si paga carissimo, e spesso di quelle proteine non c’è veramente bisogno. L’organismo può assorbire solo un certo quantitativo di proteine, quelle in eccesso vengono scartate. Diete eccessivamente proteiche possono anche favorire lo sviluppo dei calcoli renali. Nel caso di un eccesso di carne rossa, si incrementa il rischio di malattie cardiovascolari. Ad ogni modo, per assumere le proteine necessarie al nostro corpo basta consumare gli alimenti che le contengono senza bisogno di aggiungerle o incrementarle.

No al rimborso dei farmaci acquistati all’estero: pazienti ancora penalizzati

No al rimborso dei farmaci acquistati all’estero. La mozione di Marcel Dobler già approvata dal Nazionale col beneplacito del governo è stata affossata dal Consiglio degli Stati di stretto margine, 23 voti a 19.

Eppure la proposta era moderata e ragionevole. Veniva chiesta una modifica legislativa per fare in modo che l’assicurazione obbligatoria rimborsasse i medicamenti o i mezzi ausiliari acquistati da clienti privati all’estero, ma solo a precise condizioni. Innanzitutto, i farmaci non potevano essere spediti per posta. Inoltre, il medicamento acquistato doveva essere omologato in Svizzera e doveva essere stato prescritto da un medico svizzero. Infine, il farmaco doveva obbligatoriamente essere venduto ad un prezzo più economico rispetto al prezzo praticato in Svizzera.

Gli Stati hanno però preferito tutelare gli interessi di alcuni operatori del settore, per timori legati al turismo degli acquisti. Il problema è che in Svizzera farmaci identici a quelli venduti nei paesi confinanti possono costare in alcuni casi anche 5 volte tanto (basti pensare che i generici, in media, costano circa il doppio in Svizzera): una situazione inaccettabile, che fa capire come nel nostro paese i margini di guadagno sui medicamenti siano eccessivi.

L’ACSI, che aveva difeso la misura anche in fase decisionale tramite pro-salute.ch, si rammarica di questa occasione persa.

Salva cibo Festival, al via la seconda edizione

Dopo il successo dello scorso anno, l’evento torna con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sul problema dello spreco alimentare, attraverso stand informativi, attività pratiche e laboratori pensati per tutte le età. Verranno proposte semplici azioni quotidiane che ciascuno può adottare per contribuire concretamente alla riduzione dei rifiuti alimentari.

Il problema dello spreco alimentare è di grande attualità in Svizzera: si stima che, lungo l’intera filiera, vengano sprecate ogni anno 2,8 milioni di tonnellate di cibo, pari a circa 330 kg per abitante di alimenti ancora commestibili. Uno spreco che comporta gravi conseguenze etiche, sociali e ambientali. Il Consiglio federale ha adottato un piano d’azione nel 2022 per dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Una sfida che riguarda tutti gli attori della filiera alimentare.

Il festival sarà anche l’occasione per lanciare ufficialmente a Biasca il progetto “Comune Zero Rifiuti”, promosso dall’ACSI, che prevede una riduzione del 10% dei rifiuti solidi urbani (RSU) nell’arco di due anni, accompagnando il Comune di Biasca in un percorso concreto verso una gestione sostenibile dei rifiuti e la promozione dell’economia circolare.

Il programma della giornata
Il festival prenderà avvio dalle 10:30 con un mercatino ecologico, dove saranno presenti degli stand informativi e dimostrativi, un’area bambini con letture a tema, giochi e attività sul riuso e riciclo, mentre dalle 12:30 sarà previsto un pranzo zero sprechi preparato dal Progetto Teste di Rapa (pasta al sugo e insalata a 5 Fr).

Nel pomeriggio, si terranno i seguenti workshop gratuiti aperti al pubblico (per questioni organizzative è richiesta l’iscrizione su www.ti.ch/dt-avvenimenti):
• 13:30 – 14:30 Workshop “Dal rifiuto al compost” con realizzazione di bombe di semi
• 14:30 – 15:30 Workshop “La spesa consapevole” con lettura etichette e organizzazione del frigorifero
• 15:30 – 16:30 Workshop “Upcycling culinario”, come salvare il cibo anziché sprecarlo

Alle 17:00, presso il nuovo Auditorium di Casa Cavalier Pellanda, si terrà la presentazione ufficiale del progetto “Comune Zero Rifiuti”: saranno illustrati obiettivi, tappe e attività previste sul territorio.

A conclusione della giornata, alle 18:00, è previsto un aperitivo “zero sprechi” organizzato dal Progetto Teste di Rapa.

Un impegno condiviso
Il DT e l’ACSI sono da anni attivamente impegnati nella sensibilizzazione contro lo spreco alimentare, promuovendo iniziative rivolte ai cittadini, alle scuole e al territorio. Il DT ha lanciato il nuovo sito tematico www.ti.ch/spreco-alimentare, pensato come punto di riferimento per la popolazione e ricco di spunti concreti per ridurre gli sprechi nella vita quotidiana.

L’ACSI, sin dalla sua fondazione negli anni ’70, è in prima linea nella lotta contro gli sprechi, a partire dalla storica “azione pomodori” condotta in Valle di Blenio, che salvò dal macero 54 quintali di ortaggi. Da allora, ha portato avanti numerose campagne di sensibilizzazione, tra cui Save Food Fight Waste, promossa a livello nazionale. Nell’ambito del progetto Comune Zero Rifiuti, l’associazione valorizza anche il recupero degli scarti di cucina, proponendo ricette anti-spreco e laboratori pratici per educare al consumo integrale degli alimenti e alla loro corretta conservazione.

Con il Salva Cibo Festival, il Dipartimento del territorio e l’ACSI invitano cittadini, famiglie, associazioni e realtà locali a partecipare attivamente a un’iniziativa concreta contro lo spreco alimentare. L’obiettivo è promuovere buone pratiche quotidiane, sensibilizzare sull’uso consapevole delle risorse e favorire uno stile di vita più attento, con ricadute positive per la collettività.

Azione collettiva e accesso alla giustizia per tutti? Non in Svizzera

Il Consiglio federale lo aveva già chiarito a suo tempo in un rapporto: esiste una lacuna giuridica in Svizzera per i casi che coinvolgono contemporaneamente un grande numero di persone o piccole medie imprese. Il motivo è che in questi casi le procedure legali sono troppo costose e rischiose per essere affrontate singolarmente. L’introduzione dell’azione legale collettiva avrebbe rappresentato una soluzione, permettendo alle parti lese di unirsi.

Ritardare, rinviare, rifiutare
Per dodici anni, le organizzazioni di difesa dei consumatori ACSI, FRC e Konsumentenschutz si sono battute per l’introduzione dell’azione collettiva. Ma la proposta è stata continuamente rinviata e rimbalzata dalle commissioni al Parlamento. Sebbene le relazioni effettuate sul tema non rilevino effetti negativi, oggi il Consiglio degli Stati ha definitivamente respinto la proposta. Ed è sconcertante notare che il Parlamento non abbia nemmeno voluto discutere il disegno di legge.

“L’inerzia del Parlamento è inaccettabile. Anziché entrare in materia, è stata rifiutata ogni proposta di collaborazione con argomentazioni a dir poco assurde. Sebbene la necessità di agire sia evidente, i politici tergiversano da oltre dodici anni, abbandonando i consumatori a se stessi”, ha criticato Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI.

A farne le spese sono i consumatori e le PMI
Le pratiche abusive delle aziende restano impunite senza un’azione collettiva: i costi rimangono a carico delle vittime. Il tema è scottante anche per le piccole medie imprese: siccome in Svizzera non è possibile intentare azioni collettive, oltre 400 hotel elvetici hanno recentemente avviato un procedimento nei Paesi Bassi contro la piattaforma di prenotazione Booking.com. Un esempio che dimostra ancora una volta che le vittime oggi hanno una sola opzione: tentare un procedimento legale all’estero, dove il successo è tuttavia incerto.

Le organizzazioni dei consumatori continuano a occuparsi del tema
Oggi il Parlamento ha chiuso la porta al progetto di legge voluto dal Consiglio federale. Tuttavia, l’ACSI, la FRC e la Konsumentenschutz non si arrendono e stanno già cercando nuove modalità per contribuire a far sì che si arrivi ad una svolta per l’azione collettiva in Svizzera. L’obiettivo rimane chiaro: la giustizia deve essere accessibile a tutti.

Storie da InfoConsumi: il denaro che piove dal cielo


Potrebbe sembrare una giornata fortunata. Ma la realtà è ben diversa. Dopo aver compilato e spedito il modulo, i soci hanno ricevuto per posta diversi pacchetti separati, ciascuno con considerevoli spese di spedizione e costi per la garanzia che non avevano mai richiesto. Il valore delle spese arrivava anche a superare il valore stesso della merce.


Oltretutto, il consumatore si è ritrovato con della merce totalmente inutile visto che l’aveva ordinata solo per poter accedere all’assegno e neanche a dirlo la vincita promessa non è mai arrivata. In alcuni casi poi, per garantire l’incasso sicuro delle considerevoli cifre di oltre i 10’000 franchi, l’importo veniva diviso in due assegni inducendo il consumatore a compilare non uno bensì due formulari d’ordinazione.


Il risultato? Doppio ordine, doppie spese e più abbonamenti a cataloghi. Abbonamenti? Purtroppo sì, non richiesti e persino fatturati. Con l’ordinazione della merce per ottenere l’incasso dell’assegno, il nome del consumatore viene infatti automaticamente iscritto a più cataloghi commerciali, attivando abbonamenti non richiesti. Il meccanismo è ben nascosto nelle condizioni generali dell’azienda Euro-Shopping SARL con sede a Lussemburgo che gestisce la rete di diversi cataloghi che arrivano nelle nostre case tra cui le aziende con sede a Sciaffusa: Brilliant Versand, Le Bon Prix, Janus.


Ogni nuovo assegno ricevuto – sempre più inverosimile – è quindi un pretesto per indurre il destinatario a ordinare nuova merce alimentando così il ciclo di spese nascoste e abbonamenti non richiesti.
La promessa di una vincita può trasformarsi in una serie di acquisti inutili e costosi nell’ordine di diverse centinaia di franchi.

L’ACSI invita i consumatori a prestare attenzione e a denunciare pratiche scorrette come queste che violano i diritti del consumatore con pubblicità ingannevole, vendita forzata e sottoscrizione di abbonamenti senza consenso.


Consigli di InfoConsumi:

  • Non compilare formulari che richiedono l’ordinazione di merce per incassare delle vincite del tutto inverosimili
  • Per chi cade nella trappola: contestare la fattura e restituire la merce richiedendo l’etichetta di ritorno
  • Dare la disdetta agli abbonamenti e richiedere la cancellazione del proprio nome dai cataloghi
  • Se non riesci a risolvere la situazione, chiedi aiuto a InfoConsumi

Bollette meno care nel 2026

Anche quest’anno arrivano buone notizie sul fronte energetico: dopo un calo medio del 10% circa delle bollette a livello nazionale nel 2025, i prezzi continueranno a scendere anche nel 2026: -4%.

Nella Svizzera italiana, la Società Elettrica Sopracenerina (SES) aveva già annunciato un calo per un’economia domestica media di circa 185 franchi, che corrisponde ad un -12% rispetto alle tariffe del 2025. Nei quattro comuni della bassa Mesolcina e Calanca serviti dalla SES, il risparmio equivarrà invece a circa 365 franchi (-22%). Un’altra novità interessante è il quasi dimezzamento della cosiddetta “tassa base”, che calerà addirittura del 47%. Proprio questa componente della fattura della SES aveva suscitato diverse critiche, in quanto sproporzionata rispetto alle altre aziende elettriche.

Le Aziende Industriali di Lugano (AIL) dal canto loro hanno annunciato che nel 2026 un’economia domestica tipo (consumo di 4’500 kWh annui) beneficerà di un risparmio di circa 130 franchi (-10,6% rispetto al 2025), mentre le famiglie che utilizzano termopompe potranno risparmiare fino a 370 franchi all’anno.

Anche l’Azienda multiservizi di Bellinzona (Amb) e le Aziende Industriali Mendrisio (AIM) hanno annunciato cali, seppur più contenuti (fra il 2 e il 5%).

Ricordiamo che è possibile consultare tutte le tariffe elettriche a livello nazionale attraverso il portale di Elcom.

Infine un’altra novità: in futuro il costo del controllo del contatore dovrà essere indicato separatamente nelle bollette. Si chiamerà “tariffa di misurazione”. Non si tratta in realtà di una nuova spesa: semplicemente, prima veniva incorporata in altre voci (come la tassa base).

Sì all’iniziativa per il 10%

Ad aprire la conferenza è stato il professor Sergio Rossi, ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo, che ha affrontato il tema del finanziamento dell’iniziativa.
“L’iniziativa per il 10% è finanziariamente sostenibile. I calcoli su cui si basa l’opposizione sono fuorvianti, ipotizzando che tutta la popolazione che ne ha diritto richieda un sussidio per la cassa malati. In realtà, esiste una percentuale tra il 20% e il 30% di queste persone che non ne fanno richiesta”, ha dichiarato Rossi, spiegando che assieme a un comitato di economisti ha elaborato un piano di finanziamento in grado di generare 260 milioni di franchi di gettito, sufficienti a coprire i costi reali dell’iniziativa.
Il professore ha poi illustrato le tre misure principali alla base della proposta:

  1. Una revisione delle stime immobiliari, già in programma per fine 2025 come richiesto dal Tribunale federale.
  2. Il ripristino dell’aliquota sulla sostanza dal 2,5‰ al 3,5‰; un incremento che toccherebbe solo la popolazione con una sostanza superiore a 1,3 milioni di franchi.
  3. Un aumento di 10 punti percentuali del moltiplicatore cantonale.
    “L’aumento del moltiplicatore – come dimostrano i calcoli presentati – non annulla i benefici per il ceto medio, che continuerà a trarre un vantaggio significativo dall’iniziativa. Una coppia senza figli con un reddito disponibile di 65’000 franchi avrebbe un aumento delle imposte di circa 170 franchi all’anno, ma riceverebbe un sussidio superiore a 7’000 franchi, con un beneficio netto di oltre 6’800 franchi all’anno”, ha concluso Rossi.

Ha continuato poi il dottor Anastasios Stathis, medico caposervizio presso l’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana dell’Ente Ospedaliero Cantonale e professore titolare all’Università della Svizzera Italiana:


“Con il continuo aumento dei premi di cassa malati esiste un rischio importante, che può avere conseguenze gravi sia sul piano sanitario che sociale: mentre le persone con maggiori risorse economiche non hanno difficoltà ad accedere a visite o controlli, chi dispone di meno mezzi, per timore dei costi, tende sempre più spesso a rimandare o rinunciare a prestazioni mediche. Questo porta a un pericolo concreto: diagnosi più tardive e quindi cure più complesse, con impatto negativo sia sulla salute dei pazienti sia sui costi complessivi del sistema. L’accesso tempestivo ai controlli e alle cure è un diritto di tutti: è una questione di salute e di equità sociale.”

“L’iniziativa per il 10% non è una misura assistenzialista, ma un sostegno concreto al ceto medio e uno strumento per garantire migliori prestazioni sanitarie, riducendo nel contempo anche i costi.”
Ha proseguito Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI, portando la prospettiva delle consumatrici e dei consumatori, richiamando l’esperienza maturata negli ultimi anni nei servizi di consulenza agli assicurati e ai pazienti.


“Abbiamo registrato un aumento del rischio d’indebitamento legato ai premi, che in diversi casi diventano la prima causa di difficoltà finanziarie in Ticino.” Una volta indebitate con la cassa malati, ha spiegato, le famiglie non possono più dare disdetta, aggravando ulteriormente la propria situazione in caso di aumento dei premi.

Allo stesso tempo, la segretaria generale dell’ACSI ha richiamato la necessità di scelte sanitarie consapevoli, non guidate solo dal prezzo delle polizze. Oggi infatti i modelli più spinti dalle casse malati sono quelli digitali, con consulti a distanza e procedure informatiche poco trasparenti, che finiscono per snaturare la medicina di prossimità.


Infine, Crüzer ha ribadito i benefici economici dell’iniziativa:
“In Ticino si parla tanto di sostegno all’economia locale, dimenticando troppo spesso chi è il vero motore dell’economia: le consumatrici e i consumatori. Ogni risparmio effettuato sulla cassa malati potrà essere reinvestito sul territorio. Per questo l’ACSI sostiene l’iniziativa per il 10%, che inserisce nel sistema di assegnazione dei sussidi un semplice vincolo in più: quello di un tetto massimo al premio di cassa malati”.

Continua poi Giulia Petralli, co-segretaria cantonale del sindacato VPOD, richiamando l’attenzione sull’impatto dei premi di cassa malati sulle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori.


“I salari sono stagnanti ormai da trent’anni, mentre i premi di cassa malati continuano ad aumentare. Questo ha creato gravi problemi economici per un’ampia fascia della popolazione”, ha sottolineato Petralli. Ha evidenziato come l’aumento costante dei premi eroda progressivamente il potere d’acquisto e peggiori la qualità della vita di chi lavora. In particolare, una persona con un reddito mensile di 4’000 franchi a tempo pieno si trova a dover destinare circa 3’000 franchi all’anno in più per il pagamento dei premi rispetto a quanto viene comunemente ritenuto sostenibile per questa fascia di reddito.
«Sostenere l’iniziativa per il 10% significa migliorare concretamente le condizioni di vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori», ha concluso.

In chiusura, Giangiorgio Gargantini, Segretario regionale di Unia Ticino, ha sottolineato come gli interventi citati abbiano permesso di confermare come questa iniziativa “sia di fondamentale importanza, prima di tutto per ragioni mediche e di protezione della salute, sostenendo le famiglie che oggi scelgono o potrebbero scegliere di autolimitarsi l’accesso alle cure, a fronte di costi troppo importanti”.
L’iniziativa è inoltre “sostenibile da un punto di vista finanziario, un aspetto centrale in questo dibattito, visti gli argomenti presentati dai sostenitori dell’attuale sistema assicurativo”.
Infine, l’iniziativa per il 10% è “necessaria, viste le problematiche di potere d’acquisto che colpiscono il Ticino, dove i salari sono mediamente del 20% più bassi che nel resto della Svizzera, mentre i costi della vita sono sensibilmente gli stessi del resto del paese, fatta eccezione dei grandi agglomerati urbani a Nord del San Gottardo. E in Ticino i costi delle assicurazioni malattia sono tra i più alti del paese! Per questo la popolazione ticinese ha sostenuto l’iniziativa federale votata nel 2024, e la invitiamo a fare lo stesso sostenendo anche questa iniziativa cantonale, nel suo stesso interesse”.

L’ACSI sostiene la nuova legge sull’Id-e

Perché si torna a parlare di Id-e?
Forse qualcuno ricorderà che nel 2021 il Popolo aveva già bocciato un progetto simile. Allora, l’Id-e sarebbe stata gestita da aziende private e molti, compresa l’ACSI, avevano espresso timori per la protezione dei dati.

Oggi la proposta è cambiata: è la Confederazione stessa a rilasciare l’identità elettronica e ne è responsabile. In altre parole: la gestisce lo Stato, non un’azienda.

Come si userà
L’Id-e sarà custodita in un’applicazione sul telefono. Potrà servire in varie situazioni pratiche:

  • ordinare un estratto del casellario giudiziale senza andare allo sportello;
  • dimostrare in modo semplice di avere più di 18 anni (per esempio per un acquisto online o per entrare in un locale se il gestore offrirà questa possibilità di verifica);
  • aprire un conto bancario o firmare contratti senza spedire fotocopie di documenti.

Chi cambia o perde telefono dovrà chiedere una nuova Id-e, così da ridurre il rischio di furti di identità.

E se non mi fido o non ho lo smartphone?
È importante dirlo chiaramente: l’uso dell’Id-e non sarà obbligatorio. Chi preferisce continuare a fare le cose come sempre – con carta e documenti allo sportello – potrà farlo. Tutti i servizi dello Stato rimarranno disponibili anche in forma tradizionale.

In più, l’Id-e sarà gratuita per chi vive in Svizzera.

Cosa cambia per i cittadini
Un aspetto che sta a cuore all’ACSI è la protezione della privacy. La legge prevede che vengano comunicati solo i dati strettamente necessari. Ad esempio: se un negozio deve verificare l’età, riceverà solo l’informazione “sì, questa persona ha più di 18 anni”, senza altro.

In pratica, con l’Id-e si condividono meno informazioni che mostrando la carta d’identità.

Perché l’ACSI sostiene il progetto
Per noi consumatori, avere un documento digitale pubblico e sicuro è meglio che lasciare il campo libero alle grandi aziende private, che già oggi raccolgono molti dati sulle nostre vite. L’Id-e permette di semplificare certe pratiche senza rinunciare alle alternative tradizionali, rafforza la sicurezza dei dati e mantiene la libertà di scelta.

Per queste ragioni l’ACSI raccomanda di votare SÌ alla legge sull’Id-e.

Sconti fantasmagorici: la truffa è dietro l’angolo, a portata di alcuni clic

Storia di metà dell’appena passato mese di agosto. Fonte: Facebook, inserzione pubblicitaria. Indirizzo del sito web: taschen-sale.shop. E poi, in gran bella evidenza: «Taschen, final sale 70%». Ossia saldi finali con sconti da far venire altro che l’acquolina in bocca, agli amanti dei libri della casa editrice nota per i suoi libri dedicati soprattutto all’arte e al design ma non solo. Oppure, sempre con Facebook quale fonte: eualretailsale.it.com, con tutti gli articoli di Alessi per la tavola, la cucina e la casa più in generale scontati dell’80 per cento, con prezzi indicati in franchi svizzeri come su taschen-sale.shop, giusto per la cronaca. Che lusso, come sconto sul prezzo pieno! E non parliamo poi delle lampade della Flos, altra casa italiana notissima per il design dei suoi prodotti, con l’iconica «Taccia» disegnata dai fratelli Castiglioni a 425,50 dollari statunitensi invece che 2.127 e 50 centesimi. E di nuovo da un’inserzione pubblicitaria apparsa su Facebook, stavolta del sito che portava il nome di flos-outlet.shop.

Come non sfruttare l’occasione? Perché farsi sfuggire libri o altri articoli di pregio quando vengono offerti con simili riduzioni? Pare quasi che questi siti facciano della beneficenza a favore di noi consumatori. Peccato che in contemporanea, sui siti ufficiali di Taschen (ossia www.taschen.com) e Flos (ossia www.flos.com), due delle tre aziende sui cui ho puntato la mia attenzione dopo che girovagando su Facebook mi sono trovato davanti agli occhi le pagine pubblicitarie di cui sopra, di sconti non ne venivano offerti neanche mezzo. Mentre su www.alessi.com, quello ufficiale dell’Alessi, c’erano sì gli sconti estivi, ma solo per un certo numero di articoli e con una riduzione massima del 50%.

Non bisogna certo essere chissà che aquile per capire che quei siti visti su Facebook – dove poi, volendo, avrei anche potuto procedere con un acquisto, inserendo tutti i miei dati, quelli della carta di credito – erano e sono quanto meno sospetti, visto che bene o male appaiono regolarmente davanti agli occhi. Anzi, tanto sospetti da far capire in men che non si dica che la truffa era lì proprio dietro l’angolo, a portata di alcuni clic, quelli necessari per fornire tutti i propri dati e veder sparire i propri soldi alla velocità della luce – perché alla fine della fiera l’obiettivo dei truffatori è quello di svuotarvi il portafoglio, per così dire – senza ricevere nulla in cambio.

Ed è così – come è possibile fare partendo dall’inserzione stessa, allo stesso modo dei post –  che mi sono preso la briga di procedere con una segnalazione a Facebook a proposito di queste tre inserzioni pubblicitarie, sospettando una frode o una truffa. Dopo di che, in capo ad alcune ore, da Facebook mi è giunta la comunicazione che le inserzioni pubblicitarie che avevo segnalato erano state rimosse.

Lasciando i siti farlocchi, in conclusione ve ne proponiamo uno serio e le cui pagine costituiscono un ottimo vademecum per orientarsi tra tutte le truffe online possibili e immaginabili, le attenzioni da osservare, le contromisure da prendere e anche altre tematiche non solo legate al mondo del web. Si chiama www.skppsc.ch ed è quello della Prevenzione svizzera della criminalità. Dargli un’occhiata non guasta certo, anzi!

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Cogliere i rischi – un gioco da ragazzi?

La settimana d’azione per la sicurezza dei pazienti è promossa a livello nazionale da Sicurezza dei pazienti svizzera. L’edizione 2025 sarà dedicata alla sicurezza dei pazienti pediatrici e più in generale dei pazienti con fragilità.

Tra le iniziative principali ve ne sono anche alcune non destinate unicamente ai professionisti:

  • Esperienza immersiva con tute da simulazione geriatrica (AgeMan), organizzata in collaborazione con CESI e SUPSI, rivolta sia ai famigliari curanti che ai collaboratori EOC. Nel corso della settimana, secondo programmazione locale, in tutte le sedi sarà proposta un’attività immersiva e interattiva con l’utilizzo delle tute AgeMan, sviluppate per simulare le limitazioni fisiche, sensoriali e motorie tipiche dell’invecchiamento. Indossando la tua AgeMan, i partecipanti potranno sperimentare in prima persona e comprendere meglio le fragilità legate all’età che avanza.
  • Spettacolo teatrale “Un giorno con Giulio” (in collaborazione con l’ACSI): la compagnia teatrale UHT metterà in scena lo spettacolo “Un giorno con Giulio”, un racconto delicato e coinvolgente che affronta il tema dei diritti dei bambini con un linguaggio semplice e accessibile. Attraverso la storia di Giulio, lo spettacolo invita a riflettere sull’ascolto, il rispetto e la protezione dell’infanzia, promuovendo una cultura della sicurezza anche nei più piccoli. L’iniziativa si inserisce nel focus pediatrico previsto presso l’Ospedale San Giovanni e rappresenta un’occasione di sensibilizzazione rivolta a bambini, famiglie e operatori sanitari.
  • Webinar “Curarsi in gravidanza: come fare scelte sicure”, rivolto alle donne interessate, in gravidanza, nel post-parto o semplicemente in cerca di informazioni affidabili, il webinar ha l’obiettivo di fornire indicazioni chiare e basate sull’evidenza sull’uso dei farmaci durante la gravidanza e l’allattamento. L’iniziativa nasce dalla constatazione che questo è un ambito in cui le donne ricevono spesso messaggi contraddittori o poco rassicuranti con conseguente ansia o rinuncia a trattamenti necessari. Attraverso una comunicazione semplice ma autorevole, il webinar mira a rafforzare la sicurezza delle cure in questa fase della vita, fornendo scelte informate e dialogo con i professionisti sanitarie.
  • Iniziativa per le mamme– Allattamento, ascolto e condivisione: sarà organizzata una colazione speciale dedicata alle mamme, aperta a donne in gravidanza e a neo-mamme con neonati. L’incontro sarà un momento di ascolto, confronto e condivisione, con la testimonianza di una mamma che presenterà la sua esperienza in EOC e darà il via a una conversazione spontanea su temi legati all’allattamento, allo svezzamento e alla relazione madre-bambino. Durate la mattinata sarà possibile leggere e commentare insieme alcune frasi ispiratrici, selezionate per stimolare la riflessione su vissuti, difficoltà e conquiste legate alla maternità. Per partecipare a questo evento, è necessario iscriversi entro il 10 settembre 2025 all’indirizzo qualita.lugano@eoc,ch. In parallelo, alle mamme degenti in reparto, sarà consegnata una cartolina personalizzata con un pensiero di vicinanza, accompagnata da una spilla a forma di cuore, simbolo di attenzione e cura. Un piccolo gesto per ricordare che, anche in ospedale, la sicurezza passa attraverso l’ascolto, l’empatia e il sostegno.
  • Scopri lApp Insieme: in occasione della Settimana d’Azione per la Sicurezza dei Pazienti, durante gli eventi proposti per il pubblico promuoviamo l’adesione all’App Insieme, uno strumento pensato per rafforzare la relazione tra pazienti e struttura sanitaria. Con Insieme è possibile accedere in modo semplice e sicuro alla propria documentazione clinica, consultare il calendario degli appuntamenti e ricevere informazioni utili per il proprio percorso di cura. Un piccolo gesto per una sanità più trasparente, partecipata e vicina al paziente.

Di seguito il piano delle attività EOC. Attenzione: quelle aperte al pubblico sono contrassegnate con tre omini bianchi. Le altre sono riservate ai professionisti.

Dichiarazione di Milano: i progressi restano minimi

L’OMS consiglia di assumere 50 grammi di zucchero al giorno al massimo. In Svizzera ne assumiamo in media 100 grammi. Oltre alla presenza di prodotti dolci con quantità esorbitanti di zucchero (basti pensare a molte bibite dolci), ciò è dovuto anche al contenuto di zucchero che si trova un po’ ovunque, anche dove i consumatori non se lo aspettano. Ad esempio in molti prodotti surgelati o salse.

L’impegno preso da alcune aziende di ridurre il contenuto di zucchero in alcuni prodotti del loro assortimento è un passo positivo. Ma dall’impatto limitato. Si tratta di riduzioni minime (nell’ordine del 10% o meno), a fronte di prodotti nei quali il contenuto di zucchero dovrebbe essere dimezzato soltanto per arrivare a quantitativi appena ragionevoli da un punto di vista nutrizionale. Inoltre queste riduzioni interessano soltanto una parte dei prodotti venduti nei supermercati, e avvengono in maniera molto lenta nel corso degli anni. Basti pensare che dalla firma della prima Dichiarazione di Milano sono già passati 10 anni.

A rendere il quadro ancora più in chiaroscuro, c’è poi il tema del sale. Anche questa volta, nessun accordo è stato raggiunto. Non avverrà quindi alcuna riduzione del contenuto di sale. Gli svizzeri ne consumano in media 9 grammi al giorno, per l’OMS bisognerebbe fermarsi ad un massimo di 5.

Quello che in ogni caso servirebbe ai consumatori è maggiore trasparenza e facilitazione nel comprendere il contenuto degli alimenti che acquistano. Il Nutri-Score li aiuterebbe molto in questo senso. Non tutti sono in fatti in grado di comprendere le lunghe liste degli ingredienti scritte in piccolo, nelle quali, per esempio, lo zucchero può essere indicato con diciture diverse.

La segretaria generale ACSI Antonella Crüzer si è espressa su questo argomento a TicinoNews (minuto 10.25).

Una petizione vuole dire basta alle tariffe di roaming

Se dal 2017 nell’UE i cittadini possono spostarsi all’interno di tutti gli stati membri ed utilizzare i loro smartphone senza costi aggiuntivi, lo stesso non può dirsi per i consumatori elvetici. Anche alcuni stati non membri dell’UE, come Norvegia, Liechtenstein e Islanda, sono stati integrati nel regolamento UE sul roaming. 

La situazione per gli svizzeri è comunque migliorata negli ultimi anni, grazie anche all’impegno dell’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori. Fino ad alcuni anni fa, il servizio InfoConsumi dell’ACSI veniva contattato da persone che si ritrovavano bollette esorbitanti da parte degli operatori telefonici, di centinaia, o in alcuni casi persino migliaia di franchi, al rientro dalle proprie vacanze all’estero. 

Con l’aggiornamento della Legge sulle telecomunicazioni avvenuto nel 2020, perlomeno le casistiche più estreme sono state consegnate alla storia. Anche se si è resa necessaria una lunga trattativa con Salt, culminata con una lettera aperta firmata da ACSI, Konsumentenschutz e FRC nel 2021, affinché quest’ultima si adeguasse nei fatti alle nuove norme. 

Al giorno d’oggi, i consumatori elvetici  hanno diversi strumenti per evitare questi salassi: gli abbonamenti telefonici con dati e chiamate per l’estero inclusi, i pacchetti dati da acquistare al bisogno (che per legge devono avere una validità di 12 mesi) e i limiti di spesa che possono liberamente impostare nel proprio account al fine di evitare che una volta raggiunta una certa cifra, possano continuare a venire addebitati ulteriori costi sulla fattura telefonica del mese corrente. 

Rimane però la questione di fondo: in un modo o nell’altro, per uno svizzero utilizzare lo smartphone all’estero per effettuare chiamate o navigare su internet continua a comportare dei costi aggiuntivi. 

Inoltre, bisogna spesso fare i conti con complicazioni e perdite di tempo per riuscire ad utilizzare il proprio telefono cellulare quando si passa dalla Svizzera ad un paese UE. 

Senza contare i grattacapi per chi abita in zone di confine e si trova sbalzato fra la linea svizzera e quella del paese confinante.

Malgrado l’argomento sia già stato sollevato da alcune mozioni parlamentari, per ora nulla di sostanziale si muove a Berna. Nel 2023, la deputata del Centro Elisabeth Schneider-Schneiter, aveva chiesto in una mozione che un accordo sul roaming venisse integrato nel pacchetto di trattative tra la Svizzera e l’UE. 

Più recentemente, lo scorso 19 giugno, Fabian Molina del PS ha depositato un’altra mozione intitolata “Allineare la Svizzera al regolamento sul roaming dell’UE”, che chiede al Consiglio federale di avviare dei negoziati con l’UE.

La speranza è che prima o dopo l’integrazione nel roaming UE avvenga per davvero. 

Intanto però, è possibile firmare la petizione in lingua italiana.

Sondaggio ACSI – Dazi e boicottaggi

È emerso, prima di tutto, che c’è una forte preoccupazione per l’impatto dei dazi americani sulla Svizzera. Il 49% dei partecipanti si è detto “molto preoccupato”, mentre il 38% “un po’ preoccupato”. Soltanto il 12% ha dichiarato di non essere particolarmente preoccupato.

I partecipanti si sono anche dimostrati dei consumatori combattivi e disposti a far pesare le proprie scelte di acquisto. Il 71% ha detto infatti di ritenere il boicottaggio per motivi etici uno strumento “utile e importante”. Il 77% ha affermato di avere già boicottato i prodotti provenienti da un determinato paese o area geografica, mentre addirittura l’86% ha già praticato il boicottaggio ai danni di un’azienda o di uno specifico metodo di produzione. Il 78% ha poi dichiarato che utilizzerebbe l’app “No, merci!” se e quando verrà resa disponibile (si tratta di un’app annunciata in Francia in seguito ai dazi americani che, scansionando i prodotti in maniera simile a Yuka, rivela quali di essi sono di provenienza USA e li marca con un bollino rosso). 

Storie da InfoConsumi: i consigli per le vacanze

Anche quest’anno non stanno mancando i casi di persone che si rivolgono al nostro servizio InfoConsumi perché le vacanze si sono trasformate in un grattacapo.

Abbiamo quindi deciso di riassumere alcuni consigli generali in maniera breve e concreta.

  • Prenota i tuoi voli direttamente sui siti delle compagnie aeree: InfoConsumi viene spesso contattato da persone che hanno acquistato i propri biglietti aerei da intermediari e si sono trovate poi di fronte a una delle due seguenti situazioni: ci sono stati dei problemi legati a ritardi o annullamenti, e non sono riuscite a far valere i propri diritti, per esempio per ottenere un rimborso; oppure…questi intermediari si sono rivelati essere dei veri e propri siti truffa, e i biglietti aerei non sono mai arrivati! Meglio risolvere il problema alla radice e prenotare i propri voli direttamente alla fonte!
  • In caso di problemi con i voli, consulta questo articolo per conoscere i tuoi diritti;
  • In caso di problemi con i treni, scopri quali sono i tuoi diritti QUI;
  • Se un alloggio non corrisponde a quanto era stato descritto, procurarsi delle prove scattando delle fotografie e notificare subito il problema al proprietario. Se si è utilizzato una piattaforma come Booking o AirBnB, rivolgersi invece a quest’ultima. Se necessario, appoggiarsi sulle condizioni generali o su quanto indicato nel contratto. Nel caso la vacanza sia stata prenotata tramite un’agenzia, rivolgersi invece a quest’ultima e appoggiarsi alla Legge federale sui viaggi tutto compreso;
  • Prima di partire per un viaggio, assicurarsi di avere tutti i documenti di viaggio necessari, che possono essere molto diversi a seconda del paese di destinazione. Per esempio, potrebbe essere necessario avere un biglietto d’aereo di ritorno, un visto, un’autorizzazione elettronica di viaggio o un certificato di vaccinazione; se l’imbarco su un volo viene rifiutato a causa della mancanza di tutta la documentazione, non è possibile ottenere alcun rimborso;
  • Avere sempre un ampio anticipo rispetto all’orario di partenza del mezzo di trasporto che si utilizzerà: se si arriva in ritardo al gate di un aeroporto, per esempio, non verrà concesso alcun rimborso indipendentemente dalla ragione del ritardo;
  • Per ottenere un’autorizzazione elettronica di viaggio, come l’ESTA per gli USA o l’ETA per il Regno Unito, utilizzare unicamente il sito internet ufficiale del governo del paese di riferimento, e non siti terzi. Prendersi un attimo di tempo per trovare il sito giusto: spesso i risultati in cima alle ricerche Google NON sono i siti ufficiali;

Un servizio coi fiocchi da parte di galaxus.ch e verkaufen.ch

Prima mezza fila di led nel senso della larghezza nella parte alta dello schermo, poi la fila intera. Passano pochi secondi ed ecco che una seconda fila di led va in panne sul mio smartphone – la disavventura tecnologica è toccata proprio a me – con un brillamento decisamente anomalo. Il tempo di chiedersi che stesse succedendo, ed ecco che lo schermo diventa tutto nero. E così rimane: ha esalato l’ultimo respiro. Lo smartphone l’ho acquistato un anno e qualche mese fa su galaxus.ch – l’Amazon svizzera, che elvetica lo è in tutto e per tutto poiché è stata fondata nel nostro Paese e la maggioranza del pacchetto azionario è detenuta da Migros – e quindi è ancora in garanzia. Nel mio account di galaxus.ch compilo il formulario con cui annuncio il caso, spiego che cosa è successo e ottengo le istruzioni su come procedere, nonché l’etichetta da stampare e utilizzare per spedire gratuitamente, tramite la Posta, lo smartphone oltre San Gottardo a un centro di riparazioni convenzionato con Galaxus. Nella fattispecie quello gestito a Steinhausen, nel canton Zugo, da verkaufen.ch, azienda specializzata nella compravendita di smartphone di seconda mano e che dunque può contare su un qualificato laboratorio per effettuare le revisioni e le riparazioni degli smartphone.


Quasi non faccio in tempo a chiedermi in quanto tempo lo avrebbero riparato che alle 12.52 di un mercoledì – tracciamento dell’invio alla mano – il postino suona al campanello di casa e mi consegna il pacchetto inviato da verkaufen.ch con dentro il mio smartphone riparato come si deve, con pezzi originali del produttore e una garanzia di tre mesi per quel che riguarda la riparazione stessa. A sorprendermi in bene non è stata solo la qualità del servizio offerto da galaxus.ch e verkaufen.ch ma anche la velocità dello stesso. Infatti, il mio invio è partito dal Ticino alle 18.59 del lunedì precedente ed è stato recapitato al laboratorio di verkaufen.ch alle 6.51 del giorno successivo, ovvero il martedì. La sera di questo stesso giorno, per la precisione alle 20.26, il pacchetto contenente lo smartphone riparato ha quindi lasciato la Svizzera tedesca, per poi essere consegnato nelle mie mani alle 12.52 del mercoledì di cui ho già scritto. Calcolate voi quante – poche – ore sono passate tra andata e ritorno dell’oggetto, riparazione compresa.


Insomma, un vero servizio coi fiocchi da parte sia di galaxus.ch sia di verkaufen.ch. E che ho decisamente apprezzato, perché quando acquisti online beni o servizi non solo ti auguri che gli acquisti stessi, nel breve se non brevissimo termine, si finalizzino senza intoppi, ma che in caso di bisogno tu possa godere su una qualificata assistenza anche più in là nel tempo. Ed è stato appunto il caso con la riparazione dello smartphone che ho acquistato da galaxus.ch, a cui non posso che fare sinceri, sentiti complimenti.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Olio d’oliva – i risultati del test

Due delle bottiglie più economiche tra i 10 prodotti testati dalla Fédération Romande des Consommateurs (FRC) non meritano la dicitura “extravergine”. Inoltre, le informazioni riportate in etichetta non consentono ai consumatori di scegliere un olio di qualità. Di seguito i risultati del test ed alcuni consigli pratici.

Prendersi cura della propria salute e di quella del pianeta

La serie di schede destinata principalmente ai medici di famiglia, per incitarli a farsi “ambasciatori di salute e benessere”, è fruibile anche dai pazienti stessi. Sono ormai dimostrati in maniera solida tanto i benefici di determinate scelte di vita e comportamenti sulla salute quanto le conseguenze della pressione che l’uomo esercita sull’ambiente. Occorre quindi che le persone prendano consapevolezza dell’importanza di prendersi cura della propria salute e di quella del pianeta allo stesso tempo.

La serie è composta da sei schede, intitolate:

Vengono toccate abitudini e comportamenti della vita di tutti i giorni che possono contribuire a migliorare la salute e il “benessere” – inteso come “essere bene”, in equilibrio fisico, mentale e sociale – promuovendo una visione ampia del benessere e un rapporto uomo-ambiente più equilibrato.

Tutte le schede sono fondate su evidenze scientifiche e corredate di bibliografia. Sono state redatte dall’Institut universitaire de médecine de famille et de l’enfance della Facoltà di medicina di Ginevra, e in seguito tradotte e adattate dall’SPVS.

Le sei schede facenti parte della serie sono scaricabili QUI.

Il trasporto pubblico su gomma resti accessibile a tutti

Secondo quanto annunciato, per ciò che concerne il trasporto pubblico su gomma in Ticino, i 500 distributori automatici di biglietti attualmente presenti alle fermate verranno ridotti a 30. Sui bus verranno installati circa 510 mini distributori di nuova generazione. Questi apparecchi, tuttavia, non accetteranno il denaro contante bensì unicamente mezzi di pagamento digitali. Inoltre, non permetteranno di fare qualsiasi tipo di biglietto: unicamente biglietti singoli, o comunque avranno un’offerta di biglietti ridotta (questo punto non è ancora del tutto chiaro). I biglietti non verranno più stampati, per il controllo bisognerà mostrare il mezzo di pagamento utilizzato.

L’ACSI tiene conto, come spiegatoci dal portavoce del Consorzio TiTic, che la maggioranza delle persone non usa i distributori per fare i biglietti. Oltre agli abbonamenti, sono molto utilizzate app come Mobile FFS, Easy Ride o FAIRTIQ. Inoltre, la maggioranza degli utenti paga con mezzi digitali e non con denaro contante. Comprendiamo anche che il mantenimento di questi distributori abbia un costo, difficile da giustificare a fronte di un utilizzo in calo.  

Tuttavia, il trasporto pubblico per definizione dovrebbe essere accessibile a tutta la popolazione, non unicamente alla maggioranza. Inclusi coloro che non fanno uso delle app o dei mezzi di pagamento digitali: siano essi anziani, minorenni, o semplicemente dei turisti stranieri.

L’acquisto di biglietti a bordo, con il mezzo in corsa, può rivelarsi inoltre una barriera per le persone con mobilità ridotta, mamme con passeggino o semplicemente persone che si ritrovano su un bus strapieno in orario di punta. La possibilità di fare il biglietto con calma alla fermata rende il trasporto pubblico su gomma più accessibile.

Una nota positiva è data dal fatto che il Consorzio TiTic ci ha confermato che verrà proposto un metodo per pagare in contante tramite una carta valore acquistabile presso i punti vendita. In questo modo il viaggio dovrebbe però essere pianificato in anticipo.

Seppur comprendendo le argomentazioni delle aziende di trasporto pubblico, l’ACSI osserva con preoccupazione quella che ritiene comunque una riduzione del servizio. Monitoreremo l’evolversi di questi importanti cambiamenti che secondo quanto annunciato dovrebbero entrare in vigore già a partire dai prossimi mesi, con la dismissione dei distributori attuali, e chiediamo che ogni sforzo venga fatto affinché nessuno venga escluso dal trasporto pubblico su gomma in Ticino.

Come sta il servizio pubblico radiotelevisivo?

In un momento in cui la RSI è confrontata anche con la spada di Damocle di futuri tagli (in parte sicuri, in parte dipendenti dall’esito della votazione sui “200 franchi bastano”), ci siamo confrontati a partire dai risultati del nostro sondaggio con Gustavo Groisman, presidente del Consiglio del pubblico.

I risultati nell’articolo allegato apparso nella Bds 4.25.

Dropshipping, la Konsumentenschutz mette nel mirino 17 siti

Da tempo le organizzazioni di difesa dei consumatori si trovano a dover supportare consumatori “bistrattati” da questi siti di drophipping. E come ACSI abbiamo già parlato a più riprese del fenomeno. Che ultimamente ha sempre più preso anche la forma di un inganno vero e proprio sulla provenienza delle merci o sul fatto che il negozio sia svizzero.

La Konsumentenschutz ha annunciato oggi di essere passata all’azione. Ha contattato 17 siti chiedendo conto di diverse scorrettezze e sporto denuncia contro 8 di essi.

La richiesta più generale tuttavia è che la SECO metta un freno a questo proliferare di siti che utilizzano pratiche commerciali scorrette, come trarre in inganno le consumatrici e i consumatori sulla provenienza dei prodotti o sull’esistenza di un negozio svizzero.

TI Gambling: i risultati dimostrano l’importanza della prevenzione

L’indagine realizzata tra il 2023 e il 2024 dalla SUPSI in collaborazione con la Commissione consultiva Fondo gioco patologico e il DECS ha permesso un confronto con gli ultimi dati, rilevati fra il 2012 e il 2013.

Se molte cose sono rimaste relativamente stabili rispetto a 12-13 anni fa, dai dati emergono anche alcuni cambiamenti degni di nota. In primis, la netta crescita del gioco online: utilizzati soltanto dallo 0,5% dei giocatori nel 2012, i casinò online elvetici sono oggi usati dal 13%.

Rispetto alle altre tipologie di gioco, le scommesse sportive hanno visto la loro importanza aumentare. È anche cambiato il luogo dove queste ultime vengono praticate: dal chiosco, si è passati all’online. Cosa che non è invece avvenuta per gratta e vinci e lotterie, per i quali i chioschi rimangono il luogo per eccellenza.

Un dato interessante che emerge dallo studio, è che la prevalenza dei problemi legati al gioco cresce nettamente proprio per le scommesse sportive (il 10,9% di chi le pratica ha problemi di gioco, mentre soltanto l’1% dei giocatori complessivi ha problemi di gioco). Anche il gioco online è maggiormente associato a problemi di gioco.

Per motivi differenti, sia gli under 30 che gli over 60 sono più a rischio: i giovani giocano maggiormente online, e come detto in precedenza, il gioco online (spesso fatto in solitudine) porta ad una probabilità accresciuta di problemi. Gli over 60 esibiscono invece più comportamenti problematici all’interno dei casinò fisici: li frequentano più spesso, per più tempo, spendono somme maggiori e si dedicano più frequentemente alle slot machines, spesso in solitaria. Le slot machines sono uno dei giochi più rischiosi.

Alla luce di questi risultati, gli autori dello studio hanno rilevato l’importanza della prevenzione. Quest’ultima andrebbe focalizzata in particolare su:

  • Gioco online
  • Scommesse sportive
  • Under 30
  • Over 60

L’ACSI continuerà ad impegnarsi nel suo ruolo di sensibilizzazione ed informazione per prevenire e mitigare gli effetti dell’indebitamento eccessivo.

Il primo a sbagliare, purtroppo, spesso è il consumatore…

Dall’InfoConsumi dell’ACSI mi è giunto un caso da… decifrare, e purtroppo si tratta di uno di quelli che vede il consumatore sbagliare per primo. Una nostra socia – che gentilmente ha inviato degli screenshot – ha prenotato su booking.com un soggiorno in un albergo per una determinata data, dopo di che si è accorta di aver sbagliato con la prenotazione, la cui tariffa favorevole, come ben indicato sulla relativa pagina, prevedeva che non fosse rimborsabile. Infatti, avrebbe voluto soggiornare in quell’hotel in un altro periodo, quando tra l’altro il prezzo risultava maggiore. Voltala e girala, la socia dell’ACSI ha provato a contattare il servizio clienti di booking.com per spiegare la svista in cui era incappata. Il servizio clienti del portale le ha dato retta, così come l’albergo, che per il periodo desiderato, quello giusto, dalla signora ha concesso una riduzione del prezzo. Quindi, la nostra socia ha fatto bene a battere tutte le vie a sua disposizione, e alla fine le è andata bene. Ciò non toglie però che la prima a sbagliare è stata proprio lei e quindi, per qualsiasi tipo di acquisto, vi invito a voler sempre prestare la massima attenzione a eventuali clausole e limitazioni. Come appunto quella di una prenotazione in un albergo a prezzo favorevole che prevede la non rimborsabilità di quanto è stato pagato (non scordiamoci infatti che spesso, se non addirittura sempre, l’addebito è immediato sul mezzo di pagamento utilizzato, di norma una carta di credito).


Qui di seguito, vi propongo quanto viene evidenziato sulle sue pagine da booking.com. Sul tema del cambio di date per le prenotazioni non rimborsabili, il sito indica quanto segue: «La maggior parte degli ospiti sulla nostra piattaforma prenota tariffe flessibili nel caso in cui i programmi dovessero cambiare all’ultimo minuto. Più della metà di tutte le cancellazioni dovute agli ospiti che desiderano modificare la prenotazione si verificano a causa di esigenze di cambio data. Tuttavia, sappiamo che hai anche bisogno di sicurezza per le tue entrate. Ecco perché offriamo un cambio di data per le prenotazioni non rimborsabili. In questo modo consenti agli ospiti di modificare le date del soggiorno una sola volta, senza influire sul resto della prenotazione. Questa rassicurazione in più riduce il rischio di cancellazioni. Aggiungendo una certa flessibilità alla tua tariffa non rimborsabile, beneficerai di entrate sicure e allo stesso tempo offrirai agli ospiti la certezza che sarai in grado di soddisfare le loro esigenze».
Dopo di che seguono le condizioni per la modifica delle date, sempre nel caso delle prenotazioni non rimborsabili: «Il modo più semplice per avere entrate garantite è automatizzare la procedura di cambio date per le prenotazioni non rimborsabili. Con questa opzione, gli ospiti potranno cambiare le date solo a determinate condizioni. Inoltre, potranno vedere l’opzione nella pagina della tua struttura. Queste sono le condizioni per il cambio date: il prezzo per le nuove date deve essere uguale o superiore all’originale, le condizioni generali di prenotazione non cambiano, l’ospite può cambiare le date una sola volta per prenotazione, il cambio deve basarsi sulla disponibilità, sulle tariffe e sulle restrizioni in tempo reale Puoi anche aggiungere ulteriori restrizioni, quindi mantieni il controllo dell’intero processo. Per esempio, puoi decidere con che anticipo l’ospite può modificare le date: fino a tre, cinque o sette giorni prima del check-in. Puoi inoltre impostare blocchi su specifiche date che un ospite non potrà modificare».
Prendetene buona nota, aggiungo io per concludere. Senza scordare di invitarvi a scrivere all’indirizzo email aldo.rossi2024@outlook.com, per esporre i vostri casi.

Shopping online: diffida delle pubblicità sui social

Ci siamo già chinati diverse volte sul tema del dropshipping e della delusione di molte consumatrici e consumatori nel ricevere prodotti ben diversi da quanto atteso in seguito ai loro acquisti online. O magari, nel vedere arrivare dall’estero prodotti che erano convinti sarebbero stati spediti dalla Svizzera.

Sempre più di frequente però, gli internauti si scontrano con una grande quantità di vere e proprie truffe che spesso partono dai social media. Non stiamo più parlando di prodotti di scarsa qualità o di poca trasparenza sull’origine: bensì di vere e proprie truffe, in cui il denaro viene inviato ma non arriva nulla.

Recentemente anche la RSI ha dato spazio a questo tema. Da parte nostra, consigliamo ai consumatori grande diffidenza nell’acquistare da siti sconosciuti con nomi mai sentiti prima partendo da post sponsorizzati sulle applicazioni di Meta. Di fatto, chiunque può pagare per sponsorizzare i propri post su instagram o facebook e l’azienda americana non si da grande pena nel contrastare queste truffe, che imperversano sempre più sulle sue piattaforme. Malgrado dica di effettuare controlli, Meta si affida in realtà principalmente a verifiche automatizzate gestite con l’IA. I truffatori hanno quindi gioco facile nel diffondere questi post esca, che portano a siti creati ad hoc per somigliare a negozi online. I soldi inviati dai malcapitati che vorrebbero “acquistare” qualcosa vengono rubati.

L’ACSI consiglia diffidenza prima di fare acquisti online da siti o aziende che non si conoscono. In particolare se ci si è arrivati tramite una pubblicità sui social media. Dietro a questi post sponsorizzati potrebbe esserci chiunque. Occorre dunque prendersi il tempo di fare una ricerca online per cercare di reperire delle informazioni sull’azienda in questione per capire se esista davvero e se sia un venditore serio e affidabile. Particolare diffidenza dovrebbe essere riservata a prezzi decisamente troppo bassi o a portali che sbandierano la loro “svizzeritudine” in maniera quasi grottesca. Per chi non vuole prendersi la briga di fare una piccola ricerca, consigliamo invece di effettuare i propri acquisti da piattaforme e siti ben conosciuti e degni di fiducia.

Storie da InfoConsumi: la garanzia negata

Un nostro socio ha acquistato un Samsung Galaxy A35. Purtroppo, il dispositivo ha iniziato a mostrare problemi già pochi mesi dopo l’acquisto: nonostante una prima riparazione di un pezzo e in seguito la sostituzione della scheda madre, lo schermo ha smesso di funzionare correttamente, con una crepa visibile nel guscio esterno e un malfunzionamento interno che suggeriva un possibile surriscaldamento della batteria. Il nostro socio a questo punto ha richiesto la sostituzione del telefono, essendo ancora in garanzia. Ma la sua richiesta è stata rifiutata.

Il rivenditore Digitec Galaxus ha motivato il rifiuto della garanzia con la causa di danni esterni, ma senza fornire alcuna spiegazione tecnica concreta sul danno o sul motivo per cui non fosse più coperto dalla garanzia. L’azienda ha però fornito un preventivo che comprendeva spese di riparazione per un costo che superava addirittura il valore di acquisto di un nuovo dispositivo. In alternativa, se il consumatore avesse deciso di rinunciare alla riparazione, sarebbero state addebitate o le spese di spedizione per il ritorno del dispositivo oppure le spese di smaltimento del telefono. Peccato che le spese di smaltimento erano già state anticipate dal nostro socio all’acquisto.

Il costo esorbitante sembrava voler scoraggiare la riparazione e spingere il consumatore a comprare un nuovo dispositivo. Inoltre, se il consumatore avesse deciso di non riparare il telefono, sarebbe comunque stato costretto a pagare nuovamente per lo smaltimento oppure degli importi molto più cari del normale per i costi di spedizione postale per il ritorno.

InfoConsumi ha consigliato al nostro socio di inviare una lettera raccomandata alla sede legale della Digitec Galaxus chiedendo ufficialmente un rapporto tecnico dettagliato che giustificasse il rifiuto della garanzia e la diagnosi del danno. Questa mossa è stata cruciale: Digitec Galaxus ha subito rimborsato il prezzo d’acquisto del dispositivo direttamente sul conto TWINT del nostro socio.

Consigli InfoConsumi:

  1. Contesta il rifiuto della garanzia se non ricevi giustificazioni adeguate, inviando una lettera raccomandata alla sede legale dell’azienda e chiedendo spiegazioni e un rapporto tecnico dettagliato che spieghi in modo preciso la causa del danno e la diagnosi. Questo ti aiuterà a capire se il rifiuto è giustificato o meno.
  2. Fai attenzione alle spese di riparazione: devono essere proporzionate al valore del dispositivo. Se il costo della riparazione supera quello del prodotto nuovo, è un chiaro segnale che qualcosa non va. Non accettare a cuor leggero prezzi esorbitanti! Se non riesci a risolvere la situazione, chiedi aiuto a InfoConsumi.

Nuova versione della banca dati dei valori nutritivi

La versione 7.0 contiene per la prima volta i valori nutrizionali di quattro acidi grassi polinsaturi (acido linoleico, acido alfa-linolenico, EPA e DHA) e include oltre 1200 alimenti. Riporta inoltre i risultati di analisi su vitamine e sali minerali nei sostituti della carne, nei prodotti lattiero-caseari e nei cereali per la prima colazione consumati in Svizzera, come ha comunicato l’USAV.

Ricordiamo che la Banca dati svizzera dei valori nutritivi è una raccolta di dati sui valori nutritivi delle derrate alimentari e fornisce a chiunque sia interessato indicazioni sulla composizione degli alimenti.

Ecodesign: smartphone e tablet più duraturi

Con il nuovo regolamento sull’Ecodesign, smartphone e tablet “usa e getta” avranno la vita più dura nell’UE. E se questi apparecchi dureranno più a lungo, si romperanno meno facilmente e potranno essere riparati in maniera più semplice e aperta, a guadagnarci sarà certamente il pianeta (grazie alla riduzione dei rifiuti elettronici), ma anche le consumatrici e i consumatori. Un apparecchio che dura più a lungo e può essere riparato permette infatti di spendere meno denaro sul lungo periodo.

Peccato però che in Svizzera, invece, le cose avanzano molto più a rilento.

La segretaria generale ACSI Antonella Crüzer ne ha parlato il 20 giugno a Seidisera.

Quanto ne sai di moda e quanto dovresti saperne? Un sondaggio vuole scoprirlo!

La moda non è solo tendenza: è espressione di identità, cultura e innovazione. Le nostre scelte di cosmetici, abbigliamento e accessori non si limitano a plasmare il nostro aspetto, ma influenzano il nostro benessere in modi che molti trascurano. 

L’attuale contesto di acquisto e uso della moda è caratterizzato da compere molto frequenti, talora meramente impulsive, basate solo sull’immagine che vediamo sul telefono o su di un prezzo incredibilmente basso; di più: si tratta sovente di un approccio usa-e-getta, con prodotti indossati poche volte e poi gettati nella spazzatura o dimenticati nell’armadio…

In un contesto del genere è importante promuovere una migliore conoscenza di questo settore, che renda possibili acquisti più consapevoli, responsabili e sostenibili. In analogia a quanto già fatto rispetto ai media, ai prodotti di consumo e alla salute, si sta facendo strada l’idea di una fashion literacy (alfabetizzazione alla moda), che proponiamo di definire come la capacità che una persona ha di acquisire, comprendere, valutare e utilizzare le informazioni sulla moda intesa in senso ampio, che include cosmetici, abbigliamento, accessori e stili di vita connessi. Tale alfabetizzazione comprende la conoscenza dei materiali, dei processi di produzione e distribuzione, dei messaggi di marketing e delle questioni sociali ed etiche correlate.

L’alfabetizzazione alla moda è strettamente connessa con altre alfabetizzazioni consolidate ed emergenti, in particolare (i) l’alfabetizzazione ai media (media literacy) – per essere in grado di comprendere, valutare e produrre i messaggi legati alla moda su diversi media; (ii) l’alfabetizzazione alla salute (health literacy) – per essere consapevoli dell’impatto sulla propria salute degli articoli di moda e dei relativi stili di vita; (iii) l’alfabetizzazione alla sostenibilità (sustainability literacy) – per essere in grado di comprendere l’effetto della moda sull’ambiente, così come il suo impatto sociale, economico e culturale.

L’alfabetizzazione alla moda fornisce le conoscenze richieste per prendere decisioni informate e le competenze per garantire la gestione sostenibile degli articoli di moda, che si estende dalla sostenibilità del prodotto fino a quella del processo o dell’uso (i prodotti più sostenibili sono quelli che già abbiamo nell’armadio, se li usiamo e trattiamo con cura).

L’alfabetizzazione alla moda va dunque oltre il riconoscimento dei brand e degli stili: comprende la conoscenza di quali siano le pratiche sostenibili che possono essere realizzate sia dai marchi di produzione sia dai consumatori stessi, così come l’influenza dei media sulle scelte. 

Se pensiamo ai legami con la health literacy: dalla composizione dei tessuti ai processi di produzione la moda può influire direttamente sulla nostra salute; alcuni materiali sintetici, per esempio, possono causare irritazioni, mentre tessuti poco ventilati contribuiscono a un eccessivo riscaldamento cutaneo. Anche i coloranti e le sostanze chimiche utilizzate nella produzione tessile così come nel lavaggio possono comportare rischi a lungo termine per la salute, con conseguenti preoccupazioni per l’esposizione a sostanze tossiche. 

Un discorso analogo si può fare, naturalmente, anche rispetto ai prodotti per l’igiene e a quelli cosmetici. Oltre agli effetti fisici, la moda gioca un ruolo nella salute mentale ed emotiva. La pressione di “stare al passo con le tendenze”, le aspettative sull’immagine e gli effetti psicologici delle scelte cosmetiche e di abbigliamento contribuiscono alla percezione di sé e alla fiducia in se stessi.

Rafforzare una conoscenza adeguata in queste aree permette di prendere decisioni più consapevoli e informate su ciò che indossiamo e su perché lo indossiamo.

Questo progetto di ricerca dell’Università della Svizzera italiana – che da alcuni anni ha lanciato un programma di Master sulla comunicazione digitale della moda in collaborazione con l’Università Sorbona di Parigi – si propone di esplorare, insieme all’ACSI, il livello di alfabetizzazione alla moda delle consumatrici e dei consumatori della Svizzera italiana. Le domande riguardano l’importanza di una produzione e di un consumo etici e sostenibili di articoli di moda, il ruolo dei media – compresi i social media – nell’alfabetizzazione alla moda, l’impatto sulla salute dei prodotti di moda e di bellezza e il ruolo delle etichette dei prodotti nella presa di decisione dei consumatori.

Il sondaggio, aperto a tutti, invita a testare la nostra conoscenza e consapevolezza in materia di moda, contribuendo al contempo a un più ampio sforzo di ricerca sulla definizione della fashion literacy. I risultati permetteranno inoltre di meglio definire percorsi di formazione e sensibilizzazione per i diversi pubblici interessati.

Per partecipare al sondaggio, visita digitalfashion.ch/fashionliteracy

Mirjam-Sarah Lepp, Nadzeya Sabatini e Lorenzo Cantoni
USI – Università della Svizzera italiana, Facoltà di Comunicazione, cultura e società 

Il mochi, un concentrato di chimica e zuccheri

L’assortimento di dessert si amplia con specialità che provengono da lontano. Il Mochi, un gelato ricoperto di pasta di riso appiccicoso, occupa un posto importante nei grandi magazzini e nei cinema. Si dice che questa specialità abbia origine dal Giappone, ma non è proprio così. In realtà, il mochi è un’interpretazione occidentale congelata di torte giapponesi ripiene di purea di frutta o fagioli rossi, chiamate daifuku.

La FRC – Fédération Romande des Consommateurs – si è procurata 21 varietà con aromi di vaniglia, cioccolato, caramello, sakura, yuzu e altri sapori e ha analizzato le liste degli ingredienti. In un mochi, possiamo aspettarci di trovare componenti di base, come farina di riso glutinoso, panna, uova e zucchero. Ma le composizioni che si trovano sugli scaffali svizzeri sono a volte lunghe quanto un braccio.

Il resto del test è liberamente disponibile nel pdf di seguito in quanto parte del Programma d’azione cantonale “Promozione della salute” 2025-2028.

Attenzione: in Svizzera non c’è diritto di recesso

In Svizzera, il diritto di recesso esiste solo se il venditore decide di concederlo. La legge non prevede infatti questo diritto in maniera generalizzata. I negozi che scelgono di accordare questo diritto devono presentare in modo esplicito le condizioni.

Questo vale sia per i negozi fisici, che per i negozi online. Non vi sono differenze fra queste due modalità di vendita.

Esistono però due eccezioni:

  • Le vendite a domicilio, ossia tutte le vendite in cui il consumatore viene colto alla sprovvista, non solo sulla porta di casa ma anche in strada o in occasione di un evento pubblicitario;
  • I contratti conclusi per telefono, ossia quando il consumatore acconsente ad un acquisto per telefono.

Se il valore della merce supera i 100 franchi, in entrambe queste casistiche il contratto può essere revocato entro 14 giorni dal consumatore.

Nell’UE le consumatrici ed i consumatori hanno invece diritto di revocare il contratto senza fornire alcuna giustificazione anche nel caso di normali acquisti online o in negozio. Devono unicamente rispettare il termine di 14 giorni dall’acquisto.


Garanzia: ecco come funziona

In Svizzera è prevista una garanzia di due anni per i prodotti nuovi. Trascorso questo periodo, il venditore non è tenuto a rispondere in caso di lacune o difetti. Per i prodotti usati la durata della garanzia è invece di un anno.

I venditori possono però decidere di escludere del tutto la garanzia. Chi la applica, deve attenersi alle durate minime di rispettivamente 2 e 1 anno. Ma è possibile rinunciare completamente alla garanzia. Uno stato di cose insensato secondo l’ACSI.

Il venditore ha diverse opzioni per risolvere i problemi all’interno del periodo di garanzia:

  • riprendere la merce e rimborsare il prezzo d’acquisto
  • concedere uno sconto
  • sostituire l’articolo difettoso

Visto che la legge non contempla norme vincolanti a questo proposito, i venditori possono limitarsi a prevedere nelle loro CG un semplice diritto alla riparazione. Informazioni dettagliate sono disponibili sul sito dell’Ufficio federale del consumo.

In caso di controversie è possibile rivolgersi al servizio InfoConsumi dell’ACSI o all’organo di mediazione del settore corrispondente.

L’ACSI ritiene che le attuali norme in materia di garanzia siano obsolete e debbano essere aggiornate.

Sapersi attivare è fondamentale per i consumatori attenti

Essere proattivi, diciamo così, è fondamentale per un consumatore attento, per evitare problemi con l’acquisto di beni o servizi. E attivarsi con i dovuti modi e le dovute maniere per chiedere ed eventualmente ottenere condizioni o prezzi più favorevoli importante lo è altrettanto, come dimostra il caso di un socio dell’ACSI che mi ha scritto all’indirizzo email aldo.rossi2024@outlook.com. Cliente da una vita di Swisscom sia per la telefonia sia per i servizi internet, lo scorso mese di aprile sul web ha notato la campagna con cui la stessa Swisscom ai nuovi sottoscrittori offriva un pacchetto-abbonamento denominato «Internet M + TV M + Samsung TV» al prezzo di 104,80 franchi al mese – per internet e blue TV, con attivazione gratuita del collegamento per tutte le sottoscrizioni fatte online, così che siamo nell’ambito dell’ecommerce – e la possibilità di acquistare nel contempo un televisore Samsung con schermo da 65 pollici modello «The Frame» del 2024 a 99 franchi invece che a 2.499, valore quest’ultimo indicato nel lancio della campagna. Il nostro socio, via chat, ha quindi contattato il servizio clienti di Swisscom per chiedere se anche lui non avrebbe potuto ottenere lo sconto di favore per il televisore, pur non essendo un nuovo abbonato. Eccovi qui di seguito la chat.

Swisscom: «Buongiorno e Benvenuto nella Chat Servizio Contratti e Fatturazione Swisscom, Sono XYZ, lieta di aiutarla, Come posso aiutarla?».

Socio ACSI: «Buongiorno XYZ. Come già in passato, ho visto le nuove offerte per chi si abbona a Bluewin ecc. ecc., con ora anche un bel televisore Samsung a 99 franchi. Io sono abbonato da una vita, le sole cose che mi vengono proposte di tanto in tanto sono di fare un upgrade con l’abbonamento per ottenere un flusso più ampio e veloce dei dati a un prezzo di favore, però limitato nel tempo. Ma di televisori, proprio mai. Dopo tutti questi anni, potrei anche pensare di averne diritto, pagando il giusto come da offerta vista sul vostro sito. O no?».

Swisscom: «Con un rinnovo di contratto di 36 mesi, per chi ha già un contratto in essere con Swisscom, c’è l’offerta della TV Samsung Frame al prezzo di 299,00 franchi al posto di 2499.00. Offerte di fedeltà sono sempre possibili alla fine di ogni durata contrattuale».

Socio ACSI: «Ma non potrei avere la tv a 99 franchi come i nuovi abbonati, io che sono abbonato da una vita?».

Swisscom: «Purtroppo no, dovrebbe pagare la TV Samsung Frame 299 franchi. In alternativa, rinnovando il suo attuale contratto per ulteriori 24 mesi, le posso proporre uno sconto mensile di 41,90 franchi. Totale dello scontro per i 24 mesi, 1006,35 franchi».

Socio ACSI: «Adesso il prezzo che pago è di 139,80: quindi, andrei a pagare 97,90 franchi per i prossimi 24 mesi, giusto?».

Swisscom: «Esatto e alla scadenza dei 24 mesi o anche prima potrà chiederci una nuova offerta. Quella che le propongo ora sarebbe valida da subito. Procediamo con la modifica?»

Socio ACSI: «Sì, procediamo, e la ringrazio già ora per la sua consulenza e la sua disponibilità». La conversazione via chat fra il nostro socio e il servizio clienti di Swisscom è durata poco meno di 15 minuti e alla fine non è mancata la soddisfazione per lo sconto ottenuto. In fin dei conti, è bastato solo chiedere se per i vecchi abbonati non si potesse applicare qualche prestazione di favore e il risultato è arrivato. Comunque interessato all’acquisto di un televisore con uno schermo più grande, il socio che mi ha scritto è andato a vedere quanto costasse altrove il Samsung «The Frame» del 2024 con schermo da 65 pollici e su galaxus.ch quello stesso giorno (ossia il 24 aprile 2025: la data la indico perché i prezzi negli shop online possono cambiare anche da un’ora all’altra) era proposto a 1306 franchi anziché 1387, come mi ha scritto. Fate un po’ voi, aggiungo da parte mia…

Il Consiglio nazionale attacca la Legge sui cartelli

La camera bassa vuole ammorbidire notevolmente la Legge sui cartelli. Il risultato sarebbero probabilmente prezzi più elevati per le consumatrici e i consumatori. Ma anche per le piccole e medie imprese e per gli agricoltori. Motivo per cui non soltanto le organizzazioni dei consumatori, ma anche GastroSuisse, HotellerieSuisse e altre organizzazioni delle PMI guardano a questo sviluppo con preoccupazione.

In base ai cambiamenti proposti, la Commissione della concorrenza sarebbe costretta a dimostrare e quantificare in modo inequivocabile gli effetti dannosi degli accordi sui prezzi, rendendo il suo lavoro ancora più complicato. Inoltre le aziende con una posizione dominante potrebbero contare su regole più blande.

Dal 2016 la giurisprudenza svizzera si è allineata agli standard dell’OCSE in seguito alla sentenza Gaba/Elmex del Tribunale federale. Questa sentenza non ha eliminato la necessità per la Commissione della concorrenza (COMCO) di dover dimostrare in modo inequivocabile l’esistenza di un cartello. Tuttavia, la Commissione non è più tenuta a fornire prove dettagliate e a quantificare il danno causato dal cartello per tipologie di accordi particolarmente dannosi che portano a prezzi più elevati per i consumatori. La necessità di dover fornire prove così precise rappresentava in precedenza una scappatoia molto apprezzata dalle aziende accusate e dai loro avvocati. Spesso dopo aver ammesso l’esistenza del cartello si limitavano infatti ad affermare che non aveva avuto alcun impatto significativo sul mercato.

Il Consiglio nazionale intende ora tornare a questa pratica favorevole ai cartelli. Il risultato sarebbero prezzi più elevati per consumatori, agricoltori e piccole e medie imprese. A peggiorare la situazione c’è anche il fatto che il nazionale vorrebbe inoltre allentare le regole per le aziende che godono di una posizione dominante. Anche in questo caso, il risultato finale sarebbero prezzi più elevati.

La speranza è che come già accaduto nel 2024, il Consiglio degli Stati la veda diversamente e si opponga a questo pericoloso indebolimento della Legge sui cartelli.

E-Cig monouso, bene che arrivi il divieto

Anche agli Stati la maggioranza, come in precedenza al nazionale, ha deciso di mettere uno stop alla vendita delle puff bar.

Queste sigarette elettroniche monouso dai colori sgargianti hanno come target specifico i giovani, che vengono così abituati presto ad assumere nicotina.

Quello che rende questi prodotti particolarmente negativi è però anche il loro impatto ecologico: a differenza delle e-cig ricaricabili (che rimangono permesse), infatti, le puff sono pensate per un unico utilizzo. Ne vengono importate più di 10 milioni all’anno in Svizzera. Dopo un singolo uso, tutti questi prodotti contenenti parti plastiche ed elettroniche oltre a sostanze chimiche vengono gettati via. Un vero sperpero di risorse.

Più trasparenza sulla crudeltà sugli animali, ma rimangono lacune

Sulle etichette dei prodotti alimentari venduti in Svizzera dovrà esserci in futuro maggiore trasparenza.

Nello specifico, occorrerà dichiarare:

  • Se la carne bovina proviene da animali che hanno subito decornazione o castrazione senza anestesia;
  • Se la carne suina proviene da animali che sono stati sottoposti ad accorciamento della coda, resezione dei denti o castrazione senza anestesia;
  • Se le uova o la carne di pollo proviene da esemplari che hanno subito il taglio del becco senza anestesia;
  • Se il latte proviene da mucche sottoposte a decornazione senza anestesia;
  • Se le cosce di rana sono state ottenute senza stordimento dell’animale;
  • Se il fegato e la carne di oche ed anatre provengono da esemplari che hanno subito alimentazione forzata;

È da notare che alcune di queste procedure sono vietate in Svizzera. Per esempio, la decornazione e la castrazione effettuate senza anestesia. Si tratta quindi in questo caso di un obbligo di dichiarazione che riguarda prodotti importati.

Giro di vite sulle pellicce

Un’altra novità è rappresentata dal divieto di importazione di pellicce e articoli di pellicceria ottenuti con metodi che infliggono sofferenze agli animali. L’importazione di pellicce non ottenute con tali metodi rimane consentita, purché accompagnata da una certificazione rilasciata da un organismo indipendente che attesti l’assenza di crudeltà.

Perché ci si poteva aspettare di meglio

I cambiamenti sono positivi per le consumatrici ed i consumatori. La trasparenza sarebbe però potuta andare decisamente più lontano. Ma partiamo dal primo punto debole: il periodo transitorio di ben 2 anni. Tutte le novità elencate in precedenza entreranno in vigore soltanto a metà 2027.

Quali sono invece le cose che sono state omesse?

La dichiarazione di origine degli ingredienti nei prodotti elaborati non è stata migliorata di una virgola. Significa che i consumatori nella maggior parte dei casi continueranno a non avere la più pallida idea sulla provenienza delle materie prime e degli ingredienti di questi prodotti. Era stato chiesto che l’origine degli ingredienti venisse dichiarata almeno in quei casi in cui oltre il 50% di essi non proveniva dal paese di produzione. Una richiesta comunque modesta, che ciononostante è stata silurata.

L’altra grossa delusione è sul vino: i produttori hanno opposto una dura resistenza e il Consiglio federale ha ceduto, rinunciando ad introdurre l’obbligo di una dichiarazione nutrizionale e dell’elenco degli ingredienti. A differenza dell’UE quindi, in Svizzera le consumatrici ed i consumatori non potranno sapere cosa è contenuto nei vini che acquistano.

Storie da InfoConsumi: che pacco questi pacchi

La merce e la fattura sono stati prontamente contestati ma le due società hanno fatto orecchie da mercante ed hanno continuato ad inviare solleciti di pagamento, a volte aumentando il prezzo con costi aggiuntivi. InfoConsumi non si é fatta impressionare ed ha subito adito il Giudice di pace che ha prontamente indetto l’udienza di conciliazione.

Le domande dei nostri soci erano volte a far accertare dal Giudice che nessun contratto valido era mai stato stipulato, rispettivamente che le due società convenute dovevano cancellare i nomi dei nostri soci dalla loro lista “clienti” ed annullare le fatture inviate ingiustificatamente.

Inoltre, InfoConsumi aveva anche chiesto al Giudice di accertare che la pratica di vendita messa in atto dalle convenute doveva essere qualificata di “particolarmente aggressiva” ai sensi della Legge federale sulla concorrenza sleale.

Purtroppo c’è voluta la “minaccia” dell’udienza dinanzi al Giudice per far sì che, come per il primo caso, il titolare si rivolgesse alla sua legale che, ritenuti gli argomenti di InfoConsumi, ha comunicato al Giudice che le fatture sarebbero state annullate e che i nomi dei nostri soci sarebbero stati cancellati dalle liste clienti.

In conclusione, in questo “gioco” l’ACSI non riesce ad ottenere una decisione da parte del Giudice perché di fatto una volta aperta la procedura, la controparte accetta di annullare le fatture. Proprio per evitare un confronto davanti al Giudice di pace.

Quale rete di telefonia utilizza il mio operatore?

Chi utilizza la rete Swisscom?
Oltre che da Swisscom stessa, è utilizzata anche da Coop Mobile, M-Budget Mobile, Mucho Mobile e Wingo.

Chi utilizza la rete Sunrise?
La rete Sunrise è usata da Aldi Suisse Mobile, Digital Republic, Digitec Connect, Lebara, ok.-mobile, Ortel Mobile, Quickline, SAK, swype, TalkEasy, TalkTalk, Teleboy, UPC e yallo.

Chi utilizza la rete Salt?
Das Abo, GoMo, iWay, Lidl Connect, Post Mobile e spusu utilizzano la rete Salt.

Recensioni fasulle: Tripadvisor dà le cifre

Ne avevamo parlato un paio di settimane fa. Una fetta non trascurabile delle recensioni che si trovano online, è composta da fake.

In questi giorni Tripadvisor ha comunicato che l’8% delle recensioni inserite sulla sua piattaforma nel 2024 erano fasulle. Visto che nel corso dello scorso anno sono state 31,1 milioni le recensioni lasciate dagli utenti su Tripadvisor, questo significa che sono stati messi almeno 2,5 milioni di recensioni fake.

Bisogna poi considerare che queste sono unicamente quelle che Tripadvisor ha potuto verificare come fake. Ce ne sono sicuramente molte altre che sono riuscite a passare in sordina.

L’azienda ha fornito qualche dato anche per quanto concerne le tipologie specifiche di falsi.

Il 4,8% delle recensioni fake ha potuto essere confermato come proveniente da “review farms”, ovvero da servizi che propongono clic, like o recensioni online in cambio di denaro. Molte di queste “coltivazioni di recensioni” sono basate in Asia (il 20% proveniva dall’Indonesia, il 14% dal Vietnam). Tuttavia, queste farm si trovano un po’ in tutto il mondo e sono ben presenti anche negli USA (8,9%). In Europa, l’Italia è il paese dal quale provengono più recensioni fasulle provenienti da “review farms”, almeno fra quelle pubblicate su Tripadvisor: il 5,7% di questo tipo di fake era di origine italiana nel 2024.

Il grosso dei falsi è però composto da recensioni positive scritte da persone collegate all’azienda che propone il servizio (il cosiddetto “boosting”, che include il 54% dei fake): fra queste troviamo le recensioni di parenti, amici, impiegati o persone terze convinte a lasciare recensioni positive in cambio di sconti o favori.

Soltanto una piccola parte dei fake (2,2%) era invece composta da “vandalism”: recensioni negative lasciate per attaccare chi propone il servizio, spesso da un concorrente.

I consumatori rifiutano la nuova ingegneria genetica, a meno di regole ferree

L’indagine Sotomo lo conferma: consumatrici e consumatori non vogliono una nuova ingegneria genetica senza regole rigide e vincolanti.

Berna, 27 maggio 2025 – La popolazione resta critica nei confronti delle nuove tecniche di ingegneria genetica. È quanto emerge da un’indagine rappresentativa condotta dall’istituto Sotomo per conto dell’Associazione per alimenti senza OGM, con il sostegno delle organizzazioni dei consumatori (SKS, FRC, ACSI). I risultati sono chiari: gli intervistati chiedono una valutazione obbligatoria del rischio e un’etichettatura rigorosa, nonché misure per salvaguardare l’agricoltura senza OGM. La nuova legge federale sull’ingegneria genetica proposta dal Consiglio federale non soddisfa queste aspettative. L’Iniziativa per la protezione delle derrate alimentari, che incorpora questi requisiti, gode di un ampio sostegno da sinistra a destra.

Il sondaggio condotto dall’istituto Sotomo mostra che la maggioranza della popolazione svizzera è critica nei confronti delle nuove tecniche di ingegneria genetica: il 51% degli intervistati è contrario all’autorizzazione di determinate piante provenienti da nuovi processi di ingegneria genetica e il 54% non pensa di acquistare tali prodotti. Le principali preoccupazioni degli intervistati riguardano i rischi dell’ingegneria genetica per l’uomo, gli animali e l’ambiente, nonché l’elevata dipendenza dai gruppi agroalimentari che potrebbe comportare.

Per poter essere autorizzate, le nuove tecniche di ingegneria genetica dovrebbero essere soggette a norme rigorose. Il giudizio del sondaggio è inequivocabile: il 91% degli intervistati è a favore di una valutazione vincolante del rischio prima dell’autorizzazione di ogni singolo vegetale, il 90% è a favore dell’etichettatura obbligatoria lungo l’intera filiera il 78% chiede misure per preservare la produzione priva di OGM. Questi punteggi elevati sono un chiaro segnale per i politici, le aziende alimentari e i distributori che stanno attualmente sostenendo la deregolamentazione delle nuove tecnologie genetiche.

Per le organizzazioni dei consumatori, è chiaro che qualsiasi legislazione futura dovrà tenere conto di queste aspettative. Se così non fosse, avrebbe poche possibilità di fronte al popolo. Ciò vale anche per la Legge sull’ingegneria genetica recentemente presentata dal Consiglio federale, che ignora molte richieste dei consumatori.

Al fine di garantire la protezione sostenibile delle persone, degli animali e dell’ambiente – e di salvaguardare l’agricoltura libera dagli OGM – l’Associazione per alimenti senza OGM ha lanciato l’Iniziativa per la protezione delle derrate alimentari. Secondo il sondaggio Sotomo, ha un ampio consenso: attualmente, il 59% degli intervistati sarebbe favorevole. Le sue principali richieste sono proprio la valutazione vincolante del rischio, l’etichettatura obbligatoria, delle regole chiare di convivenza, nonché il divieto di brevetti sulle sementi non geneticamente modificate.

Citazioni

“Il sondaggio mostra chiaramente che una dichiarazione comprensibile e affidabile sui prodotti è indispensabile se non si vuole mettere a repentaglio la fiducia dei consumatori nei confronti dei prodotti alimentari svizzeri”. Sara Stalder, Konsumentenschutz

“Quando nove persone su dieci chiedono una valutazione dei rischi e un’etichettatura chiara degli OGM, non si tratta più di un’opzione, ma di un imperativo per garantire la libertà di scelta dei consumatori.” Sophie Michaud Gigon, FRC

“È evidente che in questo ambito, molto delicato, va garantita a tutti i consumatori svizzeri la massima trasparenza e il massimo rigore scientifico”. Antonella Crüzer, ACSI

“In realtà, è molto semplice: senza regole severe e la massima trasparenza possibile, non ci sarà alcuna deregolamentazione dell’ingegneria genetica in Svizzera. I consumatori lo dicono molto chiaramente, e questo è anche ciò che chiede l’Iniziativa per la protezione delle derrate alimentari”. Martin Graf, Associazione per alimenti senza OGM

Booking: intervento di Mister Prezzi

Non è un segreto che la piattaforma Booking.com detenga qualcosa di simile ad un monopolio, o comunque una posizione di mercato dominante, nel suo settore. In virtù della scarsa concorrenza, sta anche alla Sorveglianza dei prezzi vigilare sul fatto che non vengano applicate commissioni abusive.

L’ufficio di Stefan Meierhans ha reso noto oggi che, in seguito al fallimento delle trattative con il colosso americano, ha deciso di imporre una riduzione delle sue commissioni di circa un quarto. Booking presenterà ricorso contro la decisione e nell’immediato nulla cambierà in attesa dell’esito.

L’ACSI si felicita del fatto che Mister Prezzi si adoperi per garantire prezzi più equi possibile. La riduzione delle commissioni dovrebbe portare ad un beneficio anche per i consumatori, che pagano commissioni sempre più invisibili per molti servizi, incluso quello offerto dalla piattaforma Booking. Quest’ultima svolge sicuramente un ruolo prezioso per i consumatori, ma vista la sua posizione dominante nel suo settore è bene vigilare che non ne abusi.

Il fenomeno dei siti “finti svizzeri”: ecco qualche suggerimento

Sul tema del dropshipping ci siamo già chinati diverse volte. Con dropshipping ci si riferisce a quei siti che all’apparenza sono dei veri e propri negozi online, ma nella pratica, sono dei semplici intermediari che rivendono prodotti fatti arrivare dalla Cina. Spesso si tratta di persone singole o microaziende dedite a questa attività direttamente da casa loro. Le testimonianze ricevute tanto dall’ACSI, quanto dalle consorelle FRC e Konsumentenschutz, sono molto diverse dalla maniera di presentarsi di queste aziende. Spesso queste ultime si descrivono come attività famigliari portate avanti da persone appassionate ed esperte del loro settore. Nella realtà invece, molte persone hanno ricevuto merce scadente, ben diversa da quanto descritto. E in caso di problemi si sono trovate di fronte ad un servizio clienti inadeguato o inesistente.

Un aspetto che ha infastidito molte consumatrici e molti consumatori tuttavia è anche il fatto che erano convinti di acquistare prodotti svizzeri, oppure prodotti che sarebbero stati spediti dalla Svizzera. La sorpresa è stata grande quindi quando invece si sono ritrovati prodotti che erano stati spediti dalla Cina (e che avevano anche impiegato lungo tempo ad arrivare). Senza contare che in alcuni casi viene proposto un “diritto di reso” alquanto scomodo: la merce va rispedita in Cina, e il costo è a carico del consumatore.

I nostri consigli Il nostro primo consiglio, è di non dare troppo peso allo sbandieramento di questa “svizzeritudine”. Ricordiamo che anche il fatto che un sito abbia un dominio .ch non significa necessariamente che si tratti di un sito svizzero o che la merce venga spedita dalla Svizzera. I criteri per valutare la serietà di un negozio online sono altri. In primis, ovviamente, se si tratta di un’azienda ben conosciuta questo facilita le cose. Se così non fosse, consigliamo di cercare sul sito le informazioni importanti: dove è basata l’azienda? Da dove viene spedita la merce? Esiste un diritto di reso? Un altro consiglio fondamentale è quello di prendersi un attimo di tempo per fare una ricerca online: si trovano recensioni su questo sito? Altri utenti raccontano la propria esperienza (positiva o negativa)? Ci sono articoli di giornale che ne parlano?

Spesso basta inserire un paio di parole chiave in un motore di ricerca per informarsi in 5 minuti. In tal proposito, in questa pagina dei nostri colleghi della Svizzera tedesca si trova un elenco di molte persone o aziende dedite a dropshipping in Svizzera: meglio stare alla larga da questi siti.

Infine, un consiglio molto pratico: se il prezzo e le caratteristiche del prodotto non sembrano “combaciare” (per esempio un prezzo stracciato per un prodotto fatto di materiali di qualità), diffidare. Probabilmente si riceverà una “ciofeca” di qualità inferiore a quanto indicato.

Raccomandiamo di segnalare pratiche commerciali scorrette alla SECO.

Quanto vale una recensione online?

Le recensioni e i commenti lasciati da altre consumatrici e altri consumatori sono una preziosa risorsa. Bisogna però ricordarsi che possono anche essere uno strumento utilizzabile dalle aziende per incrementare le vendite in maniera ingannevole. Sia la FRC che il BEUC si sono recentemente chinati su questo tema.

Il BEUC sottolinea nel suo rapporto che una quantità considerevole di recensioni online sono false. Oppure…manipolate. In che senso?

Ebbene, molte aziende ricorrono a vari metodi per convincere i loro clienti a lasciare recensioni positive. Fra di essi: uno sconto in cambio di una recensione positiva, o magari la spedizione gratuita. In alcuni casi i venditori sono davvero molto onesti e concedono un vantaggio in cambio di una recensione, positiva o negativa che sia. Ma in molti altri, in questo modo le recensioni vengono pilotate.

Un altro aspetto da considerare è che in molti casi non esiste alcun controllo sull’attendibilità delle recensioni. Stiamo pensando soprattutto alle grandi piattaforme “aperte” come Google, TripAdvisor e così via. Nessuno impedisce dunque a un venditore di scriversi da solo le recensioni, magari utilizzando molti account differenti, o chiedendo una mano ad un po’ di amici. Inoltre, esistono dei veri e propri servizi online, spesso basati in paesi come l’India o il Bangladesh, presso i quali è possibile comprare click, like o recensioni positive. Delle vere e proprie fabbriche di click e recensioni insomma.

Le recensioni lasciate su piattaforme “chiuse” come Booking o AirBnB sottostanno ad una verifica da parte della piattaforma stessa. Soltanto utenti “verificati”, che hanno creato un apposito account e che hanno acquistato una determinata prestazione, possono lasciare una recensione. Per esempio, non è possibile lasciare una recensione su Booking riferita ad un hotel per il quale non si ha veramente pagato un pernottamento tramite la piattaforma. Anche qua, occorre comunque fidarsi dei gestori. E la fiducia traballa nel caso di Temu, per un motivo molto semplice: le recensioni sono praticamente tutte super-positive. In generale occorre tener presente che queste piattaforme non hanno alcun interesse a dedicare molte delle loro risorse al monitoraggio delle recensioni. Lo fanno cercando di spendere meno possibile.

Consigli ACSI

  • Le recensioni lasciate da utenti verificati su piattaforme terze (indipendenti da chi vende ciò che viene recensito) e “chiuse”, come Booking, sono più affidabili di quelle lasciate su piattaforme aperte o su siti controllati direttamente da chi vende il prodotto o il servizio.
  • Meglio prendersi il tempo di leggere un po’ di recensioni diverse, se possibile lasciate su piattaforme differenti, e magari anche in periodi differenti.
  • Diffidare di recensioni molto simili una all’altra, quasi standardizzate, o eccessivamente a senso unico.
  • Se un sito ti offre un vantaggio in cambio di una recensione, tieni presente che lo farà anche con gli altri: le recensioni lasciate su quel sito potrebbero quindi essere inaffidabili.

MAYbe Less Sugar: il piacere di mangiare meno zuccheri aggiunti

In un’epoca in cui problemi come l’obesità e le malattie croniche non trasmissibili, tra cui il diabete, sono in costante aumento, riflettere sul nostro stile di vita e sulla qualità dell’alimentazione è diventato urgente. È in questo contesto che è nata MAYbe Less Sugar, una campagna svizzera – condivisa anche dall’ACSI (Associazione Consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana) che da anni lotta contro l’eccessivo consumo di zuccheri – che invita la popolazione a sperimentare, per tutto il mese di maggio, la riduzione o l’eliminazione degli zuccheri aggiunti da alimenti e bevande.

Non si tratta solo di una sfida personale, ma di un vero movimento collettivo che mira a promuovere una nuova cultura alimentare, più consapevole e attenta alla salute. “Ridurre lo zucchero può essere anche un piacere e un atto di cura verso sé stessi”, afferma Antonella Crüzer, segretaria generale ACSI.

La campagna è promossa da DiabèteVaud, in collaborazione con Unisanté, e sostenuta da numerosi partner, tra i quali l’ACSI, che ne condivide i valori fondamentali: promozione della salute, educazione alimentare e responsabilità collettiva.

Una risposta concreta a un’emergenza quasi invisibile
L’eccessivo consumo di zuccheri aggiunti è riconosciuto come uno dei principali fattori di rischio per sovrappeso, diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie croniche, che sono in aumento anche in Svizzera. Eppure, molti consumatori non sono consapevoli della quantità di zuccheri “nascosti” nei prodotti industriali e dell’impatto che questi hanno sulla salute. Con 100 grammi a testa al giorno, gli svizzeri consumano il doppio degli zuccheri raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), contenuti in particolare nelle bevande.

Inoltre faticano a consolidarsi in Svizzera misure strutturali: basti pensare al fallimento della Dichiarazione di Milano, che prevedeva un impegno volontario a ridurre il contenuto di zuccheri da parte dei produttori, ma che ha portato nei fatti a riduzioni molto modeste.

Con MAYbe Less Sugar si vuole non solo informare, ma anche offrire strumenti concreti e accessibili per promuovere abitudini più sane, contrastando al contempo le disuguaglianze in ambito sanitario.

Conferenza stampa di lancio
La conferenza stampa di lancio dell’iniziativa, organizzata dall’ACSI, si è tenuta venerdì 9 maggio 2025 presso la Sala Gioia della Masseria della Solidarietà a Porza. L’incontro ha offerto un’importante occasione di confronto tra attori della rete della promozione della salute, della nutrizione e della difesa dei consumatori.

La riunione si è aperta con il saluto della segretaria generale dell’ACSI Antonella Crüzer, che ha ricordato l’impegno concreto e continuativo dell’associazione nella lotta contro l’eccesso di zuccheri nei prodotti alimentari, portato avanti attraverso attività di informazione, campagne di sensibilizzazione e pressioni per politiche pubbliche più incisive a tutela dei consumatori.

Tiffany Martin, collaboratrice scientifica di DiabèteVaud, ha illustrato la visione e gli obiettivi centrali della campagna MAYbe Less Sugar: un progetto che non vuole demonizzare, bensì motivare le persone a migliorare le proprie abitudini alimentari. Grazie ad un calcolatore online è facile e quasi divertente monitorare il proprio consumo di zuccheri aggiunti.

A seguire, Diana Panizza Mathis, dietista-nutrizionista, ha delineato il quadro della situazione nella Svizzera italiana, sottolineando quanto la dipendenza da zucchero sia un problema sottovalutato ma diffuso, e ha offerto consigli pratici per affrontare il cambiamento senza rinunciare al piacere del cibo. Ha inoltre ricordato che molti alimenti comunemente percepiti come sani possono contenere quantità significative di zuccheri nascosti.

Alessia Antonietti, collaboratrice scientifica del Servizio di promozione e valutazione sanitaria dell’Ufficio del medico cantonale (Dipartimento della sanità e della socialità) ha presentato il Programma d’azione cantonale “Promozione della salute”, che da anni, con il sostegno di Promozione Salute Svizzera, propone misure e interventi che hanno l’obiettivo di promuovere stili di vita salutari lungo tutto il corso della vita sui temi dell’alimentazione equilibrata, del movimento e della salute mentale.

In conclusione Antonella Crüzer ha presentato il nuovo sito web acsi.ch con i contenuti legati al tema e le rivendicazioni portate avanti dall’ACSI.

Come partecipare all’iniziativa
Partecipare a MAYbe Less Sugar è semplice: basta iscriversi alla campagna sul sito www.maybeless-sugar.ch, dove è disponibile il calcolatore online per scoprire quanto zucchero aggiunto si consuma quotidianamente. I partecipanti riceveranno consigli, materiali utili e proposte di attività e potranno anche partecipare a eventi dedicati. Che sia per motivi di salute, benessere o semplice curiosità, MAYbe Less Sugar rappresenta un’occasione per sperimentare un nuovo approccio al cibo, e magari farlo diventare una nuova abitudine.

Per ulteriori informazioni:
www.maybeless-sugar.ch
www.ti.ch/promozionesalute
www.acsi.ch

Arriva il Tardoc: bene, ma servono controlli

I costi della sanità continuano ad aumentare e le economie domestiche ne sopportano una quota crescente: 20 miliardi di franchi nel 2023 secondo i più recenti dati dell’Ufficio federale di statistica, e un ulteriore aumento è previsto per il 2024. Già nel 2023 una persona su cinque si stima abbia rinunciato a un consulto medico per motivi finanziari, una percentuale che è allarmante se confrontata ai dati di altri paesi. Il passaggio dal Tarmed al Tardoc, che giunge al termine di interminabili discussioni, non cambierà da solo questo quadro estremamente critico.

Serve più trasparenza: l’UFSP deve controllare le tariffe

Secondo il Controllo federale delle finanze, mancano meccanismi vincolanti per lo sviluppo delle strutture tariffali nel settore ambulatoriale. Le associazioni dei consumatori e dei pazienti chiedono che le strutture tariffali vengano riviste regolarmente e, se necessario, corrette. Se i vari attori del mondo sanitario non adempiono a questo compito, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) deve poter agire direttamente, anche tramite verifiche esterne. Inoltre, chi supera sistematicamente i tetti di costo deve essere sanzionato.

Tre strumenti chiave per contenere i costi

Soltanto regole stringenti e una maggiore trasparenza permetteranno di contenere l’esplosione dei costi. Le seguenti tre misure, proposte dai nostri colleghi della Konsumentenchutz, sono ritenute essenziali anche dall’ACSI:

1. Monitoraggio e possibilità di intervento
Controllo continuo degli adeguamenti tariffali e possibilità di intervento tempestivo per evitare sprechi, trattamenti inutili o contingentamenti delle cure.

2. Cartella informatizzata del paziente obbligatoria (CIP)
L’uso sistematico della CIP permette una valutazione chiara dei dati sanitari, migliorando qualità e controllo dei costi.

3. Fatturazione trasparente e audit indipendenti
Le fatture devono essere comprensibili e sottoposte a verifiche da parte di un ente indipendente che ne certifichi correttezza e trasparenza.

Storie da InfoConsumi: Suiza o España?

Niente di tutto ciò: la società amministratrice da noi interpellata, ci ha risposto che si è trattato di un “evidente errore umano” da parte della ditta, forse basata in Spagna, fornitrice della cassa automatica. Minimizzando un poco ha asserito che per il consumatore in fondo nulla cambia: la tariffa pagata dalla nostra gentile consumatrice che ci ha fatto la segnalazione è e rimane di 4 franchi. Poco importa se l’IVA ammonta a fr. 0.69 o a fr. 0.27!  Ma cosa avranno pensato le moltissime persone che frequentano tutti i giorni il parcheggio con soste più o meno lunghe? La proprietà conta infatti, oltre gli appartamenti, anche la Migros, diversi negozi, una farmacia, degli studi medici, alcuni uffici, una banca, un salone di bellezza, un chiosco e diversi ristoranti.

Di ben altro parere l’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) di Berna che, in un’accurata risposta alla nostra segnalazione, conferma che la locazione di aree per il parcheggio dei veicoli non destinate all’uso comune (in sostanza i parcheggi di proprietà privata per i quali si paga un affitto) è di principio imponibile con l’aliquota normale dell’8,1% ai sensi dell’art. 21 cpv. 2 nr. 21 lett. C LIVA e non di certo con l’IVA spagnola del 21%. Una loro scrupolosa verifica si è quindi resa necessaria.  Lo scontrino non era conforme alla Legge federale sull’imposta sul valore aggiunto che non ammette un’aliquota estera sul territorio svizzero.

Difficile immaginare che l’IVA del 21% sia davvero stata versata alle autorità spagnole così come è improbabile che all’AFC siano arrivati cts. 0.69 invece di cts. 0.27. Quel che è certo è che ai contabili della società che gestisce la suddetta proprietà, considerata anche l’importante affluenza giornaliera nel posteggio, spetteranno gli straordinari per correggere nella contabilità e nei registri questo “piccolo errore umano”.  Alla nostra attenta socia rimane il dubbio più semplice e concreto: quanto le sono costati realmente i 76 minuti di parcheggio?

Nel frattempo, la cassa automatica è stata sistemata e gli scontrini riportano l’IVA svizzera con prezzi talmente aumentati che ora il parcheggio lo si trova sempre! Forse che a pagare il prezzo del piccolo errore umano sia di nuovo il consumatore?

L’assalto alla Svizzera delle piattaforme cinesi dell’ecommerce

Uno studio dell’Università di San Gallo, dal quale ho estrapolato i dati che seguono, fornisce interessanti indicazioni sullo sviluppo dell’ecommerce in Svizzera per il 2024, evidenziando innanzitutto che i consumatori svizzeri, facendo i loro acquisti su internet, sono diventati sempre di più dei turisti della spesa. Il commercio via web lo scorso anno ha raggiunto un volume record di 18 miliardi di franchi – cifra che corrisponde al 17,3% degli acquisti fatti nei negozi fisici – e il volume degli acquisti dal 2021 è così salito del 20,8%. Interessante è inoltre notare che nel 52,4% dei casi gli acquisti sono stati fatti tramite smartphone.

A mostrare una crescita significativa nell’ecommerce, sempre per quel che riguarda le preferenze dei consumatori svizzeri, sono state le piattaforme cinesi come Temu. A guidare il gruppo è sempre Amazon, seguita da Galaxus, Zalando, dall’appena citata Temu e da Digitec. La quota di mercato di Temu, che è stata creata nel 2022, lo scorso anno in Svizzera ha raggiunto il 4,6%, mentre Zalando, specializzata nell’abbigliamento e relativi accessori, è la piattaforma che ha perso di più, con un calo delle vendite del -4,7%. Tra Aliexpress, Shein, Wish e Temu, risulta che tre delle piattaforme cinesi di ecommerce figurano fra le dieci che spiccano per essere quelle preferite dai consumatori di casa nostra. Stando ad altri dati, per ciò che concerne il confronto tra le piattaforme cinesi stesse, Temu fa la parte del leone con il 47% degli articoli acquistati dalla Svizzera, contro il 20% di Aliexpress e il 16 di Shein.

Ecco dunque spiegato il crescente turismo degli acquisti che caratterizza il comportamento dei consumatori svizzeri sulle vie del web, turismo che comprende tutte le tipologie di prodotti, compresi i biglietti per i voli in aereo e i viaggi all’estero. Cosa che non fa che accrescere una mia preoccupazione, come peraltro avrete potuto capire quando in questa mia rubrica ho parlato dei siti cinesi che si dedicano all’ecommerce. Ovvero che spesso e volentieri – se non addirittura troppo spesso, mi verrebbe da aggiungere – gli articoli che vengono proposti da Temu e compagnia bella parrebbero essere di qualità perlomeno dubbia e quindi, in non pochi casi, carenti in materia di sicurezza.

Magari sono solo io ad avere dubbi in proposito, ma una sana prudenza è sempre d’obbligo, quando si fanno i propri acquisti online, considerando che i pericoli nascosti possono portare a conseguenze decisamente spiacevoli, se qualcosa non va per il verso giusto quando si utilizzano determinati tipi di prodotti.

Ecco come non dare i propri dati in pasto all’IA di Meta

Nelle sezioni di messaggistica di Instagram e Facebook, così come su WhatsApp, è comparso dal mese scorso un cerchio blu e viola, dietro il quale si cela il chatbot di Meta, col quale è possibile conversare. Meta vuole utilizzare i contenuti pubblicati sulle sue piattaforme per allenarlo. Potrebbe trattarsi di foto, messaggi, commenti, post. I contenuti pubblicati dai minorenni sono esclusi.

Chi non fa obiezione entro il 26 maggio, non potrà più farlo per i contenuti già pubblicati: una volta che l’IA si è mangiata i dati, non è più possibile cancellarli. Sarà sempre possibile opporsi, ma unicamente per quanto riguarda i NUOVI contenuti pubblicati a partire dal momento in cui ci si opporrà.

È possibile fare opposizione dalle impostazioni sulla privacy all’interno dei propri account su Instagram o Facebook. Per la precisione, entrando nelle impostazioni dell’account e in seguito cliccando su “centro sulla privacy”. Da lì, è possibile cliccare su “opporsi” e in seguito bisogna inserire il proprio indirizzo e-mail nella schermata successiva.

Alcuni esempi di dati che potrebbero essere condivisi sono nome, nome utente, immagine del profilo, attività in gruppi, pagine e canali pubblici, commenti, valutazioni, recensioni. Ma anche tutto ciò che è stato pubblicato nel proprio profilo come visibile pubblicamente (post, foto, video…) potrà essere utilizzato. Le chat personali di per sé non sono incluse e queste conversazioni sono criptate end-to-end. Tuttavia, le conversazioni con il chatbot Meta AI e i messaggi su WhatsApp che includono la menzione “@Meta AI” possono essere letti da Meta.

Consigli ACSI

  • Opponiti dalle tue impostazioni sulla privacy su Instagram o Facebook.
  • Condividi meno informazioni sensibili possibili sui social media.
  • Tieni presente che tutto ciò che scrivi nelle conversazioni WhatsApp con il chatbot Meta AI, o i messaggi che includono la menzione “@Meta AI” su WhatsApp, possono essere letti da Meta.

Hai un contratto con la palestra Gimnasium? Leggi, è importante

È infatti notizia di ieri, 22 aprile 2025, che il Ministero Pubblico ha avviato un procedimento penale per truffa a seguito della chiusura della palestra e che è possibile aderire al procedimento penale chiedendo il risarcimento del danno subito nel caso in cui si avesse firmato un contratto nel periodo tra giugno 2024 e la chiusura della palestra avvenuta il 22 gennaio 2025.

Il servizio giuridico dell’ACSI è volentieri a disposizione per valutare le segnalazioni e fornire tutte le informazioni necessarie.

ATTENZIONE: la possibilità di aderire al procedimento penale è TERMINATA.

Abbonamento a 600 franchi per i giovani – l’ACSI sostiene la petizione ATA

La proposta dell’ATA si focalizza sugli abbonamenti Arcobaleno annuali per la categoria “giovani 6-24 anni”. L’idea è di limitare il costo ad un massimo di 600 franchi, che corrisponde ad un abbonamento per tre zone in seconda classe. In tal modo, i giovani utenti potrebbero viaggiare in tutto il Ticino, nonché in Mesolcina e Calanca, per 600 franchi all’anno.

L’ATA sottolinea che questa modifica contribuirebbe ad aumentare l’utilizzo dei mezzi pubblici da parte dei giovani adulti, portando ad una maggior sicurezza sulle strade, riducendo l’inquinamento atmosferico e favorendo il trend positivo che stanno avendo i trasporti pubblici in Ticino.

È possibile firmare la petizione QUI.

Prezzi finalmente esposti al mercato di Bellinzona

Su nostro consiglio, il nostro socio si è rivolto direttamente alla Città di Bellinzona. Il Comune ha a questo punto preso contatto con la Società commercianti per sensibilizzare ulteriormente sul rispetto delle norme. Ricordiamo infatti che in Svizzera esporre i prezzi è obbligatorio. E questo vale in tutti i contesti in cui viene offerta della merce ai consumatori: nei negozi, nelle vetrine, nei chioschi, nei mercati o nelle fiere e nei negozi online; vale per merce sfusa, merce imballata, surgelata. Insomma…sempre. E le bancarelle dei mercati non fanno eccezione.

Gli sforzi del nostro socio hanno sortito l’effetto sperato: a distanza di circa 6 mesi dalla sua segnalazione, ha potuto verificare che attualmente i prezzi vengono esposti correttamente da praticamente tutti i venditori presenti al mercato. Così come richiesto dalle norme vigenti.

È fondamentale che venga esposto il prezzo non soltanto per una questione di trasparenza, ma anche perché il consumatore ha il diritto di pagare il prezzo esposto. Inoltre ha la possibilità così di effettuare confronti e non viene indotto in errore.

L’ACSI non rincara, offre più servizi allo stesso prezzo!

 Riuniti negli spazi del Comune di Bedano, i soci dell’ACSI hanno approvato sabato 5 aprile 2025 il rinnovamento promosso dal proprio Comitato direttivo e dal Team operativo, senza perdere di vista le importanti battaglie e i numerosi progetti portati avanti negli anni.  

Tra le priorità sottolineate dalla presidente Angelica Jäggli troviamo la strenua difesa dei diritti dei consumatori e dei pazienti, colpiti da aumenti sempre più ingiustificati e l’impegno per un consumo più sostenibile a favore di tutti con le iniziative Comune Zero Rifiuti, Caffè Riparazione, Scambio dell’Usato e Smarter Medicine.  

L’ACSI vuole continuare a garantire i suoi servizi con maggiore attenzione all’inclusione: l’informazione indipendente sulle tematiche del mondo dei consumi e della sanità e le consulenze di InfoConsumi e InfoPazienti, per supportare i consumatori e i pazienti in caso di controversie. Rimane centrale anche la lotta contro tutti gli sprechi, in particolare quelli sanitari (prestazioni inutili e sovratrattamenti) e quello alimentare, che sono stati al centro delle attività pubbliche offerte durante il pomeriggio. 

Divisi in due gruppi i partecipanti hanno fatto a gara a chi salvava più ortaggi, tagliandoli e pulendoli, grazie all’atelier organizzato con l’Associazione Teste di Rapa di Lugano, che negli ultimi anni ha recuperato oltre 42 tonnellate di cibo biologico che sarebbe andato altrimenti sprecato. Inoltre c’è stato l’incontro con i medici in pensione responsabili del progetto Café Med, organizzato anche in Ticino dall’Akademie Menschenmedizin con l’intento di fornire un nuovo spazio di ascolto ai pazienti, nel quale medici, psicologi e altri professionisti della sanità rispondono alle loro domande e offrono supporto. Il progetto dà un importante contributo a una maggiore consapevolezza dei pazienti, tema anch’esso centrale per l’ACSI. 

L’Assemblea ha salutato i membri uscenti Gloria Spezzano e Virgilio Sciolli ed eletto due nuovi membri. Sono entrati a far parte del Comitato direttivo dell’ACSI Marco Imperadore, presidente della Commissione di quartiere di Pregassona e dall’Associazione Amélie, e  Rocco Vitale, collaboratore dell’Ente regionale per lo sviluppo del Locarnese e Vallemaggia. 

L’ACSI, benché abbia investito molto nel rinnovamento dei propri canali di comunicazione (ultimo tassello il nuovo sito internet, che verrà lanciato nel mese di maggio) e dei servizi dedicati ai consumatori e ai pazienti, mantiene invariata la quota sociale per restare vicina a chi è più in difficoltà, con l’auspicio di allargare la propria base sociale, trovando al contempo donatori interessati a rafforzarla finanziariamente. 


Storie da InfoConsumi: quei buoni non sono scaduti!

Ticketcorner, infatti, pur offrendo con la nuova intrigante campagna “event voucher” buoni per più di 15’000 eventi l’anno, personalizzabili con messaggi, confezioni regalo e quant’altro, informava i propri clienti in modo molto chiaro sul sito web www.ticketcorner.ch dal quale si potevano ordinare, che i buoni potevano essere riscossi unicamente entro 12 mesi dalla data di emissione.

Una scadenza molto ridotta che non poteva che scoraggiare i consumatori più attenti e coscienziosi.  A caval donato non si guarda in bocca ma come essere sicuri che il buono regalato possa essere effettivamente riscosso con una scadenza così breve?

InfoConsumi ha quindi scritto una prima lettera chiedendo di adeguare la scadenza secondo le norme vigenti (articoli 127 e 128 del Codice delle obbligazioni) a 5 anni (per i soggiorni in albergo o le consumazioni nei ristoranti) rispettivamente a 10 anni (per i concerti) a partire dalla data di emissione dei buoni sia sul sito web sia sulle condizioni generali. Nessuna risposta da parte di Ticketcorner sebbene dopo un controllo effettuato diverse settimane dopo abbiamo costatato che il termine di riscossione era stato modificato da 12 a 36 mesi! Una vittoria purtroppo solo a metà che non ci ha soddisfatti pienamente. Anche se consigliamo sempre di usare i buoni il più velocemente possibile, i diritti dei consumatori venivano comunque ridotti.

Abbiamo quindi scritto nuovamente richiedendo maggiore trasparenza e rispetto verso i consumatori e l’adeguamento nei termini di legge, ricordando ancora una volta a Ticketcorner che chi acquista ad esempio un’esperienza dal sito www.ticketcorner.ch ha diritto ad esigere le prestazioni fino a 10 anni dalla data d’emissione o dalla data di acquisto del buono. Questa volta abbiamo ricevuto risposta positiva anche se ci pare a denti stretti.

Le condizioni sul sito web e sulle condizioni generali sono state infatti modificate con la seguente dicitura: “tutti i buoni sono validi per l’intera offerta di eventi di Ticketcorner. Il codice scade automaticamente dopo 36 mesi. Eventuali crediti residui rimangono validi entro il termine di prescrizione legale”. Ticketcorner ci ha risposto che per “ragioni tecniche dei codici” la scadenza scatta automatica dopo 36 mesi ma il consumatore avrà la possibilità di richiedere la riscossione entro la prescrizione legale. Starà quindi al consumatore ricordarsi di far valere il fatto che i buoni hanno una scadenza maggiore, di 5 o rispettivamente 10 anni, riconosciuta finalmente tra le righe anche da Ticketcorner.

Non conoscevo coolbe.ch ma ho capito che è meglio evitarlo

Clicco sul link di coolbe.ch e in effetti eccomi apparire il set Lego con la skyline di Dubai, con il relativo prezzo. Anzi, un prezzo che stando alla sommaria descrizione che leggo sulla pagina del portale comprende anche i set della stessa serie con le skyline di Londra e New York, oltre a quella di Dubai. Mi chiedo però che cosa sia mai questo sito che porta il nome di coolbe.ch, le cui pagine, tra l’altro, hanno un’impostazione alquanto simile a siti che vendono merce di bassa qualità quali sono Teemu e Wish. Inserisco in Google «coolbe.ch» e mi appare in terza posizione a scendere la pagina di «Reklamationszentrale Schweiz» che prontamente vado a leggere. Ecco la traduzione di quanto pubblicato da «Reklamationszentrale Schweiz» e scusatemi se vado lungo, ma ne è valsa e ne vale la pena per saperne di più su coolbe.ch:

«Molti clienti di coolbe.ch sono delusi. Gli acquirenti criticano soprattutto i difetti dei prodotti, i lunghi tempi di attesa e la merce scadente. Un cliente descrive così la sua esperienza: “Il prodotto che ha ordinato sembrava di alta qualità nel negozio online, ma quando è stato consegnato non era assolutamente quello che mi aspettavo. La spedizione per il reso è stata rifiutata e il rimborso non è stato ancora ricevuto». Tali segnalazioni sono in aumento e gettano una luce allarmante sulla qualità e sul servizio di coolbe.ch. A peggiorare le cose, coolbe.ch offre prodotti di marca contraffatti, come ad esempio un orologio Rolex per 84,50 franchi. La vendita di tali prodotti contraffatti viola chiaramente la legge svizzera. Secondo la legge federale sulla protezione dei marchi e quella sulla protezione del design, in Svizzera il commercio e l’acquisto di prodotti di marca contraffatti sono punibili. Ciò significa che gli acquirenti possono essere perseguiti legalmente, se comprano prodotti contraffatti.

Un altro chiaro segnale di allarme: coolbe.ch non fornisce nessun impressum. In Svizzera i siti web commerciali sono obbligati per legge a fornire informazioni come nome, indirizzo e dati di contatto dell’operatore. Su coolbe.ch queste informazioni mancano completamente. Inoltre, nonostante il dominio «ch», l’azienda ha sede all’estero, precisamente in Lettonia, all’indirizzo Gustava Zemgala Gatve 78-1, Riga, LV1039. La sede all’estero rende difficile per i clienti agire contro coolbe.ch in caso di reclami o problemi.

Ci sono molte indicazioni che fanno pensare che coolbe.ch agisca come fornitore di dropshipping e spedisca prodotti direttamente dalla Cina. Tali modelli di business non sono di per sé illegali, ma spesso comportano rischi considerevoli: tempi di consegna lunghi, servizio clienti difficile da raggiungere e prodotti che spesso non corrispondono a quanto mostrano sulle pagine del negozio online.

Sconsigliamo vivamente di ordinare articoli da coolbe.ch. Non sono solo le numerose recensioni negative dei clienti a deporre contro gli acquisti fatti sul sito, ma anche la mancanza di avvertenze legali e la vendita di articoli di marca contraffatti sono più che semplici segnali di allarme».

E dopo l’esperienza negativa fatta da una socia dell’ACSI con homegate.ch, della quale ho scritto lo scorso mese di febbraio, eccovi dunque avvisati su un altro portale di ecommerce quantomeno sospetto.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Callfilter in automatico da Swisscom: una buona notizia

A migliorare la situazione sono stati soprattutto i filtri introdotti dagli operatori telefonici. L’ACSI accoglie con favore l’annuncio di Swisscom, così come il fatto che anche Salt e Sunrise siano andate nella medesima direzione. L’attivazione automatica di questi filtri è necessaria perché molti consumatori non sono a conoscenza della loro esistenza e non approfittano quindi di questo metodo efficace per ridurre le chiamate indesiderate.

Aumento della franchigia minima: un doloroso e inutile cerotto

Rispetto ai cittadini della maggioranza degli altri paesi europei, gli svizzeri sono tra coloro che pagano di più di tasca propria, fra franchigia e partecipazione ai costi. Le spese sanitarie delle quali dovranno farsi direttamente carico è destinata tuttavia ad aumentare ulteriormente in futuro. Quando e di quanto, dovrà stabilirlo ora il Consiglio federale, dopo che il Parlamento ha approvato la misura a larga maggioranza.

L’ACSI lo giudica un tentativo di mettere un cerotto al sistema sanitario che è destinato a non portare lontano. I promotori dell’innalzamento della franchigia minima sostengono che in questo modo l’aumento dei premi potrà essere meglio contenuto. Se però i pazienti-assicurati dovranno pagare di più direttamente di tasca loro, questo presunto vantaggio sui premi servirà a poco.

Questa misura andrà ovviamente a penalizzare i malati cronici, gli anziani e tutte quelle persone che sono costrette a tenere la propria franchigia al livello minimo. Viene così messo a rischio il principio di solidarietà e si crea inoltre il pericolo che alcuni pazienti rinuncino a trattamenti necessari (finendo poi col generare costi ancora maggiori in un secondo momento). Già oggi si stima che una persona su cinque in Svizzera rinunci a trattamenti medici necessari per motivi economici.

Occorrerebbe affrontare il problema dei costi della sanità con misure incisive ed efficaci sul lungo periodo, quali per esempio:

  • L’introduzione di un sistema di prezzi di riferimento per i farmaci generici e fuori brevetto. In generale in Svizzera il costo dei farmaci è nettamente più elevato che nei paesi confinanti e da tempo le organizzazioni dei consumatori chiedono misure per renderli più economici
  • Maggiori controlli indipendenti sulle fatture mediche ed ospedaliere
  • Lotta alla sovramedicalizzazione riducendo i trattamenti non necessari, lo spreco dei farmaci ed evitando una sovra-offerta di prestazioni sanitarie

Questi temi sono stati trattati nella trasmissione RSI 60 minuti di lunedì 24 marzo 2025, alla quale ha partecipato la segretaria generale ACSI Antonella Crüzer.

Il 18 marzo si celebra la Giornata mondiale del Riciclaggio

La Global Recycling Foundation ha istituito per la prima volta il Recycling Day il 18 marzo 2018, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sull’importanza del riciclaggio per il futuro del pianeta. Questo processo non solo preserva le risorse, mantenendole all’interno del ciclo dei materiali, ma contribuisce anche a ridurre le emissioni di CO2 e il consumo energetico.

Il riciclaggio è un pilastro fondamentale per lo sviluppo di un’economia circolare sostenibile. Attualmente, questo modello è promosso dalla Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale attraverso l’iniziativa parlamentare “Rafforzare l’economia circolare svizzera”.

Un’ampia partecipazione dei Comuni svizzeri

Molti Comuni svizzeri aderiscono alla Giornata mondiale del Riciclaggio attraverso campagne di sensibilizzazione. Grazie ai materiali informativi messi a disposizione da Swiss Recycling, ecocentri e organizzazioni locali promuovono la separazione e la raccolta differenziata dei rifiuti, invitando i cittadini a conferire i materiali riciclabili presso i centri di raccolta più vicini. Il messaggio centrale dell’iniziativa è chiaro: ognuno può dare il proprio contributo per una migliore tutela dell’ambiente.

La Svizzera si mobilita per il riciclaggio

Il 18 marzo 2025 segna l’ottava edizione della Giornata del Riciclaggio in Svizzera. Nel corso degli anni, questa ricorrenza è diventata un appuntamento importante per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della gestione sostenibile dei rifiuti.

Con lo slogan “Diamo una ripulita!”, la campagna nazionale del 2025 mira a coinvolgere sia cittadini che aziende attraverso manifesti e attività sui social media. L’obiettivo è incentivare le persone a fare ordine negli spazi personali, come cantine, armadi e scrivanie, raccogliendo materiali riciclabili per favorire un ambiente più pulito e sostenibile.

Assemblea ACSI 2025 con Café Med e Teste di Rapa

Programma:
13:45 Accoglienza
14:15 Inizio Assemblea

Ordine del giorno:
1. Nomina del/la presidente del giorno e scrutatrici/scrutatori
2. Approvazione verbale Assemblea 50esimo
3. Relazione presidenziale
4. Rapporto d’attività 2024 e programma d’attività 2025
5. Conti 2024 e preventivo 2025
Rapporto del cassiere e dell’ufficio di revisione
6. Nomine statutarie
7. Eventuali

15:30 Pausa caffè

16:00 Due attività da poter seguire a rotazione:
Incontro pubblico per scoprire il progetto Café Med con l’Akademie Menschenmedizin
Atelier pratico salva-cibo con l’Associazione Teste di Rapa

17:00 Conclusione e aperitivo zero rifiuti

La partecipazione è aperta a tutti. Ricordiamo che solo le socie e i soci dell’ACSI hanno diritto di voto. Nell’edizione 2.25 de La borsa della spesa sono state pubblicate la convocazione e il rapporto d’attività.

15 marzo 2025: i diritti dei consumatori svizzeri perdono terreno

Lunedì 17 marzo il Consiglio nazionale voterà sull’introduzione dell’azione collettiva nel diritto svizzero. La maggioranza non vuole nemmeno entrare nel merito dopo oltre 10 anni di attese al riguardo e un progetto molto misurato. Eppure, per i consumatori non c’è modo di difendersi dai danni che colpiscono la collettività. Lo ha dimostrato lo scandalo dei motori truccati della VW, che ha lasciato senza ombra di risarcimento le 175’000 vittime elvetiche. E anche la Svizzera italiana non manca di casi emblematici: le recenti e sospette chiusure di alcune palestre di fitness hanno coinvolto centinaia di abbonati, rimasti con un palmo di naso. L’azione legale collettiva permetterebbe un equo accesso alla giustizia per tutti e non graverebbe sui Tribunali.

Ad essere particolarmente lacunosa è anche la protezione dei consumatori nel contesto tecnologico. “I consumatori svizzeri meritano un quadro giuridico all’altezza delle sfide della personalizzazione” afferma la professoressa dell’Università di Losanna Anne-Christine Fornage, presidente della Commissione federale del consumo (CFC), di cui l’ACSI è membro attivo da 50 anni. Durante la tavola rotonda, organizzata dalla CFC il 13 marzo a Berna, è emerso quanto la tecnologia, attraverso lo sfruttamento dei dati personali e l’uso massiccio di algoritmi, consenta di personalizzare i beni e i servizi offerti ai consumatori ledendo molto spesso i loro diritti.

Svenia Hippel, ricercatrice dell’Università di Bonn, ha analizzato le piattaforme di prenotazione alberghiera: “I venditori usano gli algoritmi per massimizzare i loro profitti. I filtri attivati dai consumatori quando cercano un prodotto contribuiscono ad aumentare il prezzo del prodotto finale, senza che essi ne siano consapevoli o abbiano la possibilità di evitarlo”.
La presentazione dei risultati di uno studio commissionato dalla Commissione europea ha anche mostrato che i formati dei contenuti e la pubblicità possono rapidamente deviare l’attenzione dei consumatori. Ciò si spiega con la progettazione delle cosiddette interfacce ingannevoli, che mirano a trattenere gli utenti sulle pagine al di là delle loro reali intenzioni, per incoraggiarli a condividere i loro dati o ad acquistare un servizio.

Da parte sua, Mr. Prezzi ha ammesso di non vedere alternative a una migliore regolamentazione e ha espresso la sua preoccupazione: “Le grandi aziende ci proteggono attualmente, nonostante il fatto che le normative europee non si applichino alla Svizzera: ma non sappiamo quanto durerà questa protezione”.
L’Unione europea, infatti, ha già reagito alle insidie dell’era digitale con misure di trasparenza sugli algoritmi, un diritto all’informazione sulla personalizzazione dei prezzi e il divieto di alcune tecniche di manipolazione.

In Svizzera, la Legge sulla concorrenza sleale (LCSI) fatica a rispondere a queste nuove sfide. Philippe Barman, rappresentante della Segreteria di Stato per l’economia (SECO), ha sottolineato che la Confederazione sta attualmente incontrando ostacoli nei suoi sforzi per intervenire efficacemente, anche se il Consiglio federale si è dichiarato favorevole alla riforma della legge.

Per i diritti dei consumatori, insomma, c’è ancora un lungo cammino da fare.

Storie da InfoConsumi: la termopompa segretata

Una ditta attiva nel commercio di pompe di calore, impianti di riscaldamento e fotovoltaici sta causando non poco scompiglio tra molti consumatori del territorio. La prima segnalazione ad InfoConsumi è arrivata ad inizio dicembre 2024 da parte di una socia che, telefonando per fissare il consueto appuntamento della revisione annuale, ha scoperto con sua grande sorpresa che l’azienda aveva cessato l’attività il 30 novembre 2024. Nessuna chance di raggiungere la ditta e revisione 2025 sfumata.

Ha quindi contattato InfoConsumi per cercare di ottenere il rimborso della fattura già pagata. La ditta è stata poi dichiarata fallita e il precetto inviato dalla socia respinto poiché tardivo. Il servizio giuridico ha pertanto redatto un’istanza d’insinuazione del credito della socia.

Nel frattempo altri consumatori segnalavano molte difficoltà nel reperire dei tecnici che fossero in grado di provvedere alla manutenzione annuale e alle eventuali riparazioni necessarie alle termopompe e agli impianti di riscaldamento. Tra questi anche un socio che era alle prese con un guasto alle serpentine. Una volta ristabilita la pressione alle serpentine da parte di un’altra ditta specializzata si sarebbe dovuta regolare la temperatura dell’acqua tramite la programmazione della centralina. Amara sorpresa: in nessun modo era possibile accedere alla centralina perché era segretata da un codice di accesso. In quel momento il nostro socio si è reso conto di non essere a conoscenza dell’esistenza di una password così come di non avere il libretto delle istruzioni della termopompa o dei dati tecnici.

È utile sapere che è buona prassi delle aziende che lavorano in modo serio e professionale consegnare, all’istallazione degli impianti, tutti i dati tecnici e il libretto delle istruzioni ai legittimi proprietari come previsto dalla legge. Se il consumatore non li riceve alla consegna, si deve attivare per ottenerli. Inoltre, non è corretto dotare gli impianti di codici d’accesso o password poiché al proprietario deve essere sempre garantito il libero accesso.

Un ex tecnico della ditta fallita si era nel frattempo attivato per offrire manutenzione ai proprietari delle termopompe tramite il passaparola tra i clienti. Anche il nostro socio ha contattato, tramite un conoscente, questo tecnico. In effetti, ben conoscendo l’impianto e la centralina, ha eseguito con facilità e maestria le operazioni necessarie per il ripristino della temperatura dell’acqua ma non ha voluto consegnare il codice d’accesso al nostro socio, offrendogli invece un nuovo contratto di manutenzione.

Rendiamo attento chi ci legge sul fatto che è diritto del proprietario della termopompa, dell’impianto di riscaldamento o fotovoltaico possedere tutti i documenti, i dati tecnici, il libretto delle istruzioni ed eventuali codici d’accesso o password. In questo modo, lungo tutta la durata di vita dell’impianto, che normalmente è di 20-30 anni, il consumatore ha la possibilità di appoggiarsi a tecnici ed aziende di suo gradimento per la riparazione di guasti e la regolare manutenzione.

Terze persone ora estranee alla ditta venditrice in fallimento non avrebbero dovuto usare questi dati per verosimilmente ottenere nuova clientela. Il nostro socio ha dovuto ricorrere al servizio giuridico dell’ACSI per conoscere il codice d’accesso e avere il libretto delle istruzioni.

InfoConsumi è volentieri a disposizione per supportare i soci ACSI.

Migros denuncia Beiersdorf alla COMCO: l’ACSI segue con interesse

Questo sviluppo dimostra l’utilità dell’Iniziativa per prezzi equi voluta dalle organizzazioni dei consumatori. È grazie ai cambiamenti introdotti proprio dal controprogetto indiretto a quell’iniziativa, entrato in vigore nel 2022, che Migros può presentare questa denuncia.

Fino ad ora, la COMCO ha condannato una sola azienda sulla base del suo “potere di mercato relativo” che le consentiva di praticare prezzi troppo elevati in Svizzera: il gruppo editoriale francese Madrigall dovrà in futuro fornire libri alle librerie Payot a prezzi nettamente più bassi in seguito ad una sentenza dello scorso novembre. Tuttavia, la sentenza può ancora essere impugnata da Madrigall presso il Tribunale amministrativo federale.

Migros sostiene che i prodotti Nivea siano indispensabili in quanto i consumatori se li aspettano, e quindi dopo il fallimento delle trattative con Beiersdorf, ha deciso di rivolgersi alla COMCO. La decisione della Commissione potrebbe rappresentare un forte segnale ad altre aziende e permettere alle aziende svizzere di ottenere migliori risultati nelle proprie trattative con i fornitori. Questo potrebbe rappresentare un passo importante nella lotta all’isola dei prezzi elevati.

I prodotti Nivea attualmente costano in media all’incirca il 40% in più in Svizzera rispetto alla Germania. Sono molte le aziende che, di fatto, applicano un “sovrapprezzo Svizzera” ai loro prodotti, vendendoli a prezzi nettamente più cari nel nostro paese.

Cara Coop, lo facciamo uno sforzo in più con le informazioni ai consumatori?

Tramite la app di Coop installata sul suo tablet, ha comperato una Salsiccia alla Borne, un saucisson romando che solo a vederlo in foto fa venire l’acquolina in bocca, pensando che potesse essere mangiata così com’era al momento della consegna, poiché sulla pagina dedicata a questo prodotto non sono apparse particolari indicazioni, a proposito del modo in cui consumarla. E invece, no: sarebbe stata da cuocere e anche bene, prima di gustarla, come gli è stato indicato da uno conoscente. Ha allora scritto al servizio clienti di Coop per chiedere che fare con la sua salsiccia e soprattutto di essere più precisi con le informazioni riguardanti le derrate alimentari, avendo notato che un po’ troppo queste sono carenti o del tutto assenti, per esempio per quel che riguarda il Paese di provenienza di questo o quell’altro prodotto.

Al che, praticamente a stretto giorno di email, il nostro socio ha ricevuto la seguente risposta: «La ringraziamo per la sua richiesta. Sul nostro sito trova la seguente segnalazione: Cuocere completamente il prodotto prima del consumo. Questa indicazione la trova anche sull’etichetta. Abbiamo immediatamente informato il nostro reparto competente per farlo mettere in evidenza anche sulla app. Le inoltriamo volentieri il link con l’informazione: https://www.coop.ch/it/prodotti-alimentari/carne-pesce/affettati-salumi/salsicce/salsicce-affumicate-e-saucisson/wicht-salsiccia-a-la-borne-ca/p/4041952?context=search. Naturalmente ha la possibilità di riportare il prodotto in negozio per farselo rimborsare. Sperando esserle stati di aiuto le auguriamo un buon fine settimana. La ringraziamo per la sua richiesta».

Alla fine, il nostro socio la Salsiccia alla Borne ha preferito gustarsela, dopo adeguata cottura, e l’ha apprezzata davvero molto, accompagnata da patate bollite, come mi ha scritto recentemente, segnalandomi però nel contempo qualcosa che non va ancora sulla app di Coop a proposito delle informazioni ai consumatori. Sul sito internet, cercando la Salsiccia alla Borne, figura sì l’indicazione «Cuocere completamente il prodotto prima del consumo», pur se cliccando solo su «Visualizzando di più» e non in maggiore evidenza, mentre sulla app indicazioni in tal senso a tutt’oggi risultato ancora assenti. E allora, cara Coop, lo facciamo uno sforzo supplementare, per fornire ai consumatori tutte le informazioni che i consumatori attenti desidererebbero poter leggere? Te ne sarò grato e te ne saremo grati tutti.

Aldo Rossi (aldo.rossi2024@outlook.com)

Cinque Caffè riparazione in marzo

Di seguito le informazioni dettagliate:

12 marzo, dalle 16.00 alle 19.00 all’USI a Lugano
14 marzo, dalle 13.30 alle 17.30, presso il Centro Talete Pro Senectute a Lamone 
15 marzo
, dalle 09.00 alle 13.00, presso La Filanda a Mendrisio
23 marzo, dalle 10.00 alle 16.00, in Via G. Perucchi a Stabio
25 marzo, dalle 09.00 alle 13.00, presso il Campo di Calcio di Avegno

Per maggiori informazioni sul Caffè riparazione, clicca QUI.

Zero Rifiuti arriva ad Arogno

Dopo un saluto del sindaco e la presentazione del progetto (prenderanno la parola anche la segretaria generale ACSI Antonella Crüzer e la responsabile del progetto Comune Zero Rifiuti Prisca Bognuda), il Teatro Tan proporrà lo spettacolo teatrale l’Officina della felicità. Un’occasione per riflettere sulle tematiche dei rifiuti in modo originale.

Seguirà un rinfresco offerto dal Gruppo genitori.

L’intero evento sarà allietato da intermezzi musicali della Bandella di Arogno.

Adeguamento WACC: un passo positivo

“I costi di utilizzazione della rete sono una componente fondamentale del prezzo dell’energia elettrica. Essi sono costituiti dai costi di ammortamento della rete, dai costi d’esercizio e dagli interessi calcolatori. Per il capitale immobilizzato nelle reti elettriche già esistenti o che verrà investito in nuove reti l’investitore ha diritto a un rendimento, che viene fissato ogni anno dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) attraverso il cosiddetto costo medio ponderato del capitale (Weighted Average Cost of Capital, WACC). Esso dovrebbe, da un lato, fornire incentivi sufficienti per gli investimenti nelle reti elettriche, ma dall’altro evitare un rendimento ingiustificatamente elevato per gli investitori. Da tempo del resto viene avanzata la critica secondo cui l’attuale metodo di calcolo comporterebbe un rendimento eccessivo, in particolare nelle fasi di bassi tassi d’interesse”, si legge nel comunicato del Consiglio federale.

Il risparmio previsto per i consumatori con la nuova base di calcolo è di circa 124 milioni. Secondo Mister Prezzi, si sarebbe potuto ambire ad una cifra vicina ai 300 milioni. Per l’Associazione delle aziende elettriche svizzere (AES), l’attuale risparmio è già troppo elevato. L’ACSI dal canto suo ha partecipato alla procedura di consultazione sulla revisione del WACC, sostenendo da un lato i passi avanti che grazie a questo adeguamento permetteranno effettivamente dei risparmi ai consumatori dal 2026, ma dall’altro sottolineando le criticità che impediscono risparmi ancora maggiori.

L’ACSI monitorerà comunque con interesse le bollette elettriche del 2026 per vedere se la revisione si rivelerà sufficiente a ridurre i costi sostenuti dalle economie domestiche.

Sunrise aumenta i prezzi: puoi dare la disdetta fino a fine febbraio

In un comunicato visibile sul sito di Sunrise, si parla di un aumento che si aggirerà attorno al 2%. Alcuni suggerimenti concreti per consumatrici e consumatori:

  • È possibile dare la disdetta entro la fine di febbraio;
  • Potrebbe essere un’occasione per fare un confronto con i prezzi di altri operatori: magari esistono alternative interessanti che fanno al caso proprio;
  • Chi volesse dare la disdetta, deve farlo tramite telefonata o chat. L’ACSI contesta la pratica di Sunrise di rifiutare le disdette scritte per raccomandata. Una causa della Konsumentenschutz in tal senso è in corso. Tuttavia, almeno per ora, questa è la realtà. Il numero da chiamare per la disdetta è lo 0800 144 244. La chat, stando a Sunrise, verrà attivata solo da metà febbraio;

Homeloft.ch: un negozio online per la casa dai prezzi gonfiatissimi

Da parte mia, ho frugato nel sito di homeloft.ch, il quale propone di tutto e di più per la casa, appunto dagli attrezzi per la cucina ai mobili, dagli accessori per la decorazione degli ambienti a quant’altro si possa immaginare. Qui scrivo solamente di quel che ho scoperto a proposito dei prodotti della marca OXO, confrontando i prezzi proposti da homeloft.ch (magari sono rimbambito io, ma è solo in lingua inglese…) con quelli trovati sul portale italiano di Amazon, giusto per avere un riferimento. Già vi anticipo la conclusione a cui sono arrivato e alla quale potete arrivare anche voi che mi leggete, e quindi a arrivare a una raccomandazione fatta più e più volte in questa rubrica della BdS dedicata all’ecommerce: prima di perfezionare qualsiasi acquisto, verificate anche su altri siti qual è il prezzo a cui viene venduto ciò che desiderate o vi serve.

Torniamo però a homeloft.ch e facciamo tre-quattro esempi, che qui bastano e avanzano: pinza da cucina da 9 pollici con punte in silicone 63,90 fr. (scontati da 106) su homeloft.ch e 14,42 euro su amazon.it, asciugatrice per l’insalata con cestello rotante e contenitore in acciaio fr. 147,60 (scontati da 246) su homeloft.ch e 54,94 euro su amazon.it, scopa con spazzola in microfibra e funzione spray per pulire i pavimenti 170,40 fr. su homeloft.ch (scontati da 284) e 53,48 euro su amazon.it. Ho detto tre-quattro esempi? Fermiamoci pure a tre, che bastano già ampiamente per riassumere in poche parole e cifre quanto accade con i prezzi che troviamo su homeloft.ch.

Anzi, no. Già che ci siamo, approfondiamo ancora un pochino, con gli esempi, perché mi potreste anche rinfacciare che è facile prendere Amazon come riferimento per i prezzi più bassi, vista la politica commerciale del colosso mondiale dell’ecommerce. Vi segnalo quindi che la pinza da cucina e l’asciugatrice per l’insalata e di cui sopra, giusto per dire, le ho trovate anche su galaxus.ch, che potremmo definire una sorta di Amazon alla svizzera, per la varietà dei prodotti che offre. E qui i due articoli li ho trovati a rispettivamente 15,90 e 50,90 franchi, grosso modo in linea con amazon.it. Ergo, i prezzi di homeloft.ch sono completamente a sbalzo, per così dire.

La società che gestisce homeloft.ch è domiciliata presso il seguente indirizzo, stando al sito: Handelnine Global, c/o Anibarro, Unit #27, Route de Saint-Cergue 24Bis, 1260 Nyon, Switzerland. Prendetene nota per bene, caso mai vi potesse servire, ma per prima cosa, state ben lontani da negozi online come questi. E appunto, verificate e confrontate sempre i prezzi.

Aldo Rossi

Le casse automatiche non fanno l’unanimità

È un trend che pare inarrestabile: come in altri settori, anche nel commercio al dettaglio le persone vengono sostituite dalle macchine. Ci troviamo del resto in una fase di forte sviluppo dell’intelligenza artificiale. Abbiamo voluto chiedere alle consumatrici ed ai consumatori cosa ne pensano. Una cosa che possiamo subito affermare è che questo tema ha suscitato un interesse e una partecipazione al di là delle nostre aspettative.


Ben 714 persone hanno risposto al nostro sondaggio online, la più alta partecipazione mai fatta registrare ad un sondaggio ACSI. Inoltre, abbiamo constatato un vivo dibattito nei commenti sui social media da parte di alcuni dei partecipanti. Si tratta di un tema interessante perché si trova all’incrocio fra diversi aspetti del consumo: comodità e praticità, accessibilità e responsabilità sociale.

I risultati nell’articolo allegato apparso nella Bds 1.25.


Storie da InfoConsumi: le ditte d’incasso (Parte 2)

La nostra socia ci ha contattati a metà novembre 2024 perché aveva ricevuto un precetto esecutivo. Il documento riportava come titolo di credito un attestato di carenza beni emesso a seguito di un pignoramento risalente al 01.04.2003.

InfoConsumi ha consigliato alla socia di fare immediatamente OPPOSIZIONE al precetto scrivendo direttamente una lettera raccomandata all’Ufficio esecuzioni di Lugano, in quanto sua figlia aveva ritirato il precetto senza menzionare l’opposizione. Inoltre, la signora era stata invitata a richiedere all’Ufficio esecuzioni una copia del suo estratto di solvibilità per controllare la data dell’attestato di carenza beni.

Dall’estratto di solvibilità ricevuto dalla nostra socia è emerso che l’attestato di carenza beni non esisteva più perché erano passati più di 20 anni dalla sua emissione. Questo significa che col precetto del 15.11.2024, Intrum SA stava cercando di incassare un debito caduto in prescrizione. La nostra socia è stata dunque ingiustamente perseguita dalla ditta d’incasso Intrum SA. Va detto che è sempre possibile per i creditori o le ditte d’incasso incaricate di richiedere dei pagamenti e far emettere dei precetti ma sta al debitore opporvisi, ad esempio se il debito si è prescritto.

Grazie alla consulenza di InfoConsumi la nostra socia ha chiesto e ottenuto l’annullamento e la cancellazione dell’esecuzione allegando l’estratto di solvibilità del registro delle esecuzioni. A seguito della sua opposizione motivata, la ditta d’incasso ha definitivamente rinunciato e ha riconosciuto e confermato la non validità delle proprie pretese.

Consigli dell’ACSI

Trovi le spiegazioni sulla procedura prevista dalla Legge federale sulle esecuzioni QUI:

  • La stessa prevede che un creditore può richiedere il pagamento del proprio credito tramite l’emissione di un precetto esecutivo e a sua volta il debitore può fare opposizione, entrambi senza motivazione.
  • Questa procedura è da distinguere dai tentativi delle diverse società d’incasso che con solleciti e procedure d’incasso, intimidatorie ed aggressive, cercano di ottenere il pagamento di crediti per i loro clienti senza verificarne l’effettiva esigibilità.
  • In caso di problemi i soci ACSI possono rivolgersi ad InfoConsumi.

Porte aperte…o porte chiuse, alla palestra?

“Ad inizio anno, pieni di buoni propositi, eccoci attirati dalla pubblicità di una palestra che propone: “Sconti e ribassi fino al 31 gennaio…Riparti alla grande!  Inizia subito il tuo percorso e risparmia! CHF 100. —di sconto – Gennaio gratis – Settimana Open: Una settimana gratuita per provare tutte le attività che offriamo da 5 a 99 anni”. Peccato che una mattina, cercando l’orario d’inizio del corso preferito, ci imbattiamo in un avviso che fredda ogni entusiasmo e ci fa cadere di colpo nell’incertezza: ci dispiace informarvi che tutti i corsi sono sospesi e che la palestra e il centro estetico resteranno chiusi fino a nuovo avviso. Troviamo anche la porta della palestra tristemente sbarrata. Al telefono non risponde nessuno e la segreteria ripete sempre il medesimo messaggio degli orari di apertura. Nulla più. Sui social, i post di qualche giorno fa, come cartoline, ci fanno ancora sognare con bellissime sorprese e nuovi intriganti corsi in arrivo da febbraio.”

Le prime informazioni riportate dai giornali sembrano però indicare una situazione ben diversa: problemi nel pagamento dell’affitto dell’immobile e una situazione finanziaria deteriorata.

Che fare ora? Come far valere i propri diritti verso la palestra, visto l’abbonamento pagato? Come comportarsi davanti all’incertezza di non sapere quando e soprattutto se si potrà ricominciare ad allenarsi nella propria palestra? Sono ancora tenuto a pagare le rate dell’abbonamento secondo il piano rateale che avevo firmato? Posso riavere indietro i soldi del mio abbonamento? È forse per questo che la palestra mi aveva richiesto di pagare il vecchio abbonamento nonostante è da molti anni che non la frequento più?

Ne avevamo parlato in Storie da InfoConsumi di novembre 2024 ed evidentemente i guai per i consumatori che ci avevano segnalato l’agire di questa palestra non sono finiti.

InfoConsumi è a disposizione dei soci e delle socie ACSI per rispondere a tutte queste domande.

InfoPazienti: ecco come funziona

Ieri sera il Quotidiano RSI ha trasmesso un servizio molto ben fatto sull’operato della Patientenstelle di Zurigo. In seguito ha ospitato in diretta la nostra segretaria generale Antonella Crüzer per presentare il nuovo InfoPazienti dell’ACSI: un servizio di consulenza dedicato ai pazienti, lanciato nel corso del 2024 per il 50esimo anno di attività dell’ACSI, in collaborazione con la Patientenstelle di Zurigo. L’ACSI è infatti anche Associazione dei pazienti della Svizzera italiana ed è membro della Federazione svizzera delle associazioni dei pazienti (DVSP). Rappresenta e difende gli interessi dei pazienti in numerose importanti commissioni cantonali e federali e promuove da oltre 10 anni i diritti dei pazienti.

Ci teniamo a sottolineare un aspetto che non è emerso dalla trasmissione: a differenza della Patientenstelle di Zurigo l’ACSI non può ancora offrire il patrocinio legale ai casi che lo richiedono, né una perizia medica, due aspetti molto importanti che sono in via di sviluppo.

Come funziona InfoPazienti?
InfoPazienti si attiva tramite la compilazione di un formulario online, disponibile QUI e accessibile 24 ore su 24. Nell’arco di 48 ore lavorative ogni richiesta ottiene una prima risposta orientativa gratuita. Nei casi che lo richiedono, può essere attivato l’intervento dell’ACSI, previo pagamento della quota sociale. Il servizio è raggiungibile anche telefonicamente tramite il segretariato o il centralino InfoConsumi dell’ACSI: ogni richiesta o segnalazione va comunque inserita nel formulario online, affinché possa essere trattata dalla consulente responsabile, che è un’infermiera diplomata.

Caffè riparazione: due appuntamenti in febbraio

Di seguito le informazioni complete:

4 febbraio, dalle 09.00 alle 16.00, in occasione delle giornate degli ingombranti, in Piazza del Centro a Cugnasco-Gerra
15 febbraio, dalle 10.00 alle 14.00, presso il Centro Diurno Ancora, Pro Senectute di Faido

Per maggiori informazioni sul Caffè riparazione, clicca QUI.

Storie da InfoConsumi: le ditte d’incasso (Parte 1)

È quello che è successo ad un nostro socio dopo l’acquisto di un videogioco per 49 franchi e 90 nel mese di maggio del 2024. La fattura e l’e-mail di sollecito della Conrad Electronic SA sono purtroppo rimaste inevase per qualche settimana nella posta elettronica. Tuttavia, in seguito il nostro socio ha pagato la fattura comprese le spese di sollecito che ammontavano, secondo le condizioni generali, a 5 franchi. Ciononostante, nei mesi seguenti il nostro socio ha ricevuto un’escalation di richieste da parte della ditta d’incasso Intrum SA a cui era stato ceduto il credito che, nel frattempo, era aumentato a 129 franchi e 45.

Intrum ha poi effettuato un primo tentativo d’incasso e ha in seguito aggiunto al nostro socio nuovi costi per la concessione di una prima rata pagabile entro 10 giorni. In seguito, con una e-mail del 4 dicembre il nostro socio riceve una lettera datata 19 novembre 2024 con minaccia di avviare un’esecuzione contro di lui ed avviso su altri costi aggiuntivi nonché sull’iscrizione nel registro d’esecuzione. In questa lettera gli venivano anche concesse tre opzioni: 1) pagare immediatamente; 2) spedire la sua ultima notifica di tassazione in modo che gli venisse concessa una dilazione di pagamento a 12 mesi 3) presentare le proprie motivazioni se la pretesa secondo lui non fosse giustificata.  Il nostro socio in questi mesi non ha ceduto alla procedura intimidatoria della Intrum, conscio di avere il diritto di contestare i costi aggiuntivi fatturati a seguito dell’intervento della ditta d’incasso. Dovuto è infatti il credito originario, oltre all’interesse dovuto dal contratto nel caso di pagamento in ritardo. Tutti gli altri costi, secondo l’art. 106 CO, non sono dovuti se non comprovati e se sproporzionati.

Grazie alla copiosa e ordinata corrispondenza prodotta dal nostro socio per e-mail e per raccomandata all’indirizzo della Intrum SA e ad una nuova lettera, preparata dal nostro servizio InfoConsumi, con la quale si riconoscevano gli interessi di mora per fr. 0.70 e si richiamava l’art. 106 CO contestando i costi aggiuntivi, Intrum ha definitivamente rinunciato alle sue pretese. Tutto bene quel che finisce bene ma solo grazie ad un gran dispendio d’energia unito a corrette motivazioni.

Consigli dell’ACSI

  • Controlla sempre la tua posta elettronica e provvedi al pagamento nel termine indicato. Il debito si estingue solo 5 o 10 anni dopo (art. 127 e 128 CO).
  • Le ditte d’incasso cercano di incassare il credito che il creditore originario gli ha ceduto, con metodi insistenti e aggressivi. È bene non lasciarsi intimidire.
  • I conteggi non sempre sono chiari e il consumatore si ritrova debiti lievitati.
  • Il supporto è spesso poco disponibile nei confronti dei debitori. È utile avere una corrispondenza ordinata via e-mail ma è senz’altro consigliabile scrivere anche una lettera raccomandata all’Ufficio d’incasso.
  • Le spese di sollecito sono dovute se menzionate e quantificate nelle condizioni generali. È bene verificare nel sito web delle aziende dove si acquistano beni e servizi quali sono i metodi di pagamento accettati, le procedure in caso di mancato pagamento e i relativi costi.
  • In caso di problemi, i soci ACSI possono rivolgersi ad InfoConsumi.

Caffè riparazione a Novaggio

Le riparazioni sono eseguite sul posto unicamente se si tratta di piccoli interventi. In caso contrario il riparatore concorda con il proprietario i costi e le condizioni della riparazione.

Per maggiori informazioni sul Caffè riparazione, clicca QUI.

Quei resi di Amazon che sembrano svanire nel nulla

Pfungen (toponimo tedesco) è un comune svizzero di 3769 abitanti (dato del 2016) nel canton Zurigo, nel distretto di Winterthur. Si trova ad un’altitudine di 412 metri sul livello del mare e ha una superficie di 4,99 chilometri quadrati. Confina con gli altri comuni di Dättlikon, Embrach, Neftenbach, Oberembrach e Winterthur. Il codice di avviamento postale è 8422 e Pfungen è servito dall’omonima stazione della linea ferroviaria Winterthur-Bülach-Coblenza. Dati, questi sulla località zurighese, che ho estrapolato al volo da Wikipedia.

Ma che c’entra Pfungen con l’ecommerce? Ebbene, ormai da qualche tempo, facendo i resi di articoli acquistati su Amazon, capita di vedersi assegnata un’etichetta per la spedizione gratuita al seguente indirizzo: Amazon – Customer Returns, Wanistrasse 5, 8422 Pfungen. Lì, al numero 5 della Wanistrasse, c’è la sede dei Returnservices de la Posta svizzera dove – cito dalla relativa pagina del gigante giallo – «i vostri clienti in Svizzera spediscono gli invii con un’etichetta di ritorno direttamente al Return Center della Posta. Qui gli invii vengono scansionati, verificati e commissionati secondo le vostre disposizioni. La merce viene quindi sdoganata e riportata presso il vostro magazzino nell’UE. Nel frattempo riceverete già tutti i dati sugli articoli ritornati tramite il nostro collegamento al vostro sistema. In questo modo la restituzione è più rapida e vantaggiosa». Una spiegazione, in tutta evidenza, rivolta alle aziende che vogliono affidarsi a questo servizio della nostra Posta per gestire i resi dei loro clienti.

Ma qualcosa, almeno con quelli di Amazon inviati a Pfungen, pare non funzionare, quantomeno a livello di comunicazione dei dati. Sarò stato sfortunato io, ma per tre volte su tre, il che è decisamente un bell’en plein, i miei invii dal Ticino sono sì arrivati a Pfungen in un paio di giorni o poco più, se non che sul mio account di Amazon i resi anche dopo un paio di settimane risultavano ancora non completati, e il relativo rimborso non mi era stato ancora accreditato.

Quindi, eccomi alle prese via chat con i pur efficaci operatori del servizio clienti di Amazon, per spiegare che l’invio con il reso a Pfungen era arrivato già da mo’, che avevo sottomano la ricevuta della spedizione rilasciata da uno sportello della Posta, che non capivo perché ad Amazon non risultava che di fatto la mia parte l’avevo fatta nel dovuto modo. Gli operatori di volta in volta hanno promesso di segnalare la questione al loro dipartimento che si occupa di tali questioni e soprattutto, dopo aver ricevuto la copia della ricevuta di spedizione della Posta, il rimborso l’hanno emesso in quattro e quattr’otto. Dopo che appunto il reso inviato a Pfungen sembrava essere svanito nel nulla, dopo essere stato recapitato al numero 5 della Wanistrasse.

Insomma, la pratica di reso e rimborso, invece di essere facilitata al massimo, come avviene per esempio con gli invii fatti tramite il corriere DHL, è risultata ben più macchinosa di quanto sarebbe lecito attendersi, visto che alla fine della fiera mi sono dovuto comunque affidare al servizio clienti di Amazon per risolverla, perdendo tempo per spiegare ogni volta la rava e la fava. Non so se sia capitato anche a voi, e se fosse così, segnalatemelo inviando una email all’indirizzo aldo.rossi2024@outlook.com.

Multinazionali responsabili: parte una nuova raccolta firme

Per firmare, clicca QUI.


Perché serve questa Iniziativa?

L’ACSI è convinta che le grandi imprese che operano all’estero, in particolare in zone del mondo ricche di risorse ma dove le popolazioni sono povere, lo debbano fare con responsabilità e coscienza, e se non lo fanno debbano rispondere degli eventuali danni causati e delle ingiustizie inflitte. Come consumatori quotidianamente siamo confrontati con prodotti che contengono materie prime la cui estrazione può causare gravi danni sociali e ambientali se non viene fatta in modo responsabile.

Nei paesi tutto attorno alla Svizzera, attualmente, le multinazionali vengono obbligate a rispettare i diritti umani e gli standard ambientali così come a ridurre le emissioni nocive. Sebbene la Svizzera sia una sede importante per multinazionali e svolga un ruolo chiave nel commercio globale di materie prime, da noi il dossier sulla responsabilità d’impresa non si sblocca. 

Per queste ragioni i promotori vogliono aumentare la pressione sulla politica e si sono posti un obiettivo ambizioso: raccogliere le 100’000 firme necessarie per la nuova Iniziativa per multinazionali responsabili in soli 30 giorni!

Saranno presenti anche delle bancarelle sul territorio
In Ticino, le bancarelle per la raccolta firme saranno presenti sabato 11 e sabato 18 gennaio dalle 09.20 alle 12.30 a Bellinzona, Lugano, Mendrisio e Locarno. Maggiori informazioni seguiranno sul sito dell’iniziativa multinazionali-responsabili.ch.

Buone feste dal team ACSI!

Dopo un 2024 eccezionale sotto tutti i punti di vista l’ACSI chiude da domani, 20 dicembre, i servizi al pubblico per tre settimane. Oltre a qualche giorno di vacanza, lavoreremo dietro le quinte per continuare a rinnovare i nostri canali e servizi in vista del nuovo anno. Durante questo periodo, InfoConsumi e InfoPazienti non saranno raggiungibili. Riapriremo il 13 gennaio. 

Vi auguriamo delle felici festività, da parte di tutto il team ACSI!

La sfida della gestione dei rifiuti: il tuo Comune è virtuoso?

Un calo record per Muzzano, Vernate e Verzasca
Fra i comuni più virtuosi, spicca il dato di Muzzano, che registra una riduzione di ben 92,5 kg di RSU pro capite, pari a un calo del 26,1%. Vernate segue con una diminuzione del 21,4%, e si classifica anche come il miglior comune in assoluto con 95 kg di RSU pro capite. Verzasca invece che nel 2022 produceva 417 kg per abitante, scende a 351 kg nel 2023, con una riduzione del 15,7%: un calo significativo, ma il totale degli RSU in questo comune rimane elevato. Questi risultati dimostrano come una gestione oculata possa portare benefici tangibili.

Chi sale e chi scende nella classifica cantonale
Serravalle registra un aumento passando da 112 a 121 kg per abitante come anche Origlio che sale da 132 a 143 kg. Anche altri comuni hanno visto un aumento significativo nella produzione di RSU pro capite. Ponte Capriasca, ad esempio, passa da 111 kg nel 2022 a 142 kg nel 2023, mentre Torricella-Taverne segna un incremento di più del 20%, passando da 129 a 160 kg. Tra i grandi comuni del Cantone, Bellinzona mantiene il primato con 163 kg di RSU pro capite, seguita da Mendrisio (198 kg), Lugano (222 kg) e Locarno (244 kg). Nonostante leggere variazioni, i dati mostrano una relativa stabilità nella gestione dei rifiuti urbani nei centri principali.

Un confronto che invita alla riflessione
Le medie cantonali continuano a scendere, passando dai 205 kg del 2021 ai 197 kg del 2023. Questo risultato positivo dimostra che i cittadini e le autorità stanno lavorando verso una maggiore sostenibilità. Tuttavia, le differenze tra i comuni rimangono marcate, suggerendo che c’è ancora molto margine per migliorare, soprattutto nei comuni con incrementi rilevanti. I dati completi possono essere consultati nella tabella allegata.

Storie da InfoConsumi: i pacchi che non sono regali di Natale

Quest’estate l’ACSI è stata contattata dai nipoti di una nostra anziana socia per una consulenza. La nonna aveva ricevuto un grande pacco e pensando fosse un regalo del figlio ha firmato il ritiro: all’interno un enorme televisore a schermo piatto. Destino vuole che il figlio sia proprio un commerciante di televisori ma che questa volta non abbia regalato una nuova TV alla madre. Della fattura nessuna traccia. I nipoti sono però riusciti a risalire al mittente grazie al codice d’identificazione della Posta: il negozio online MeinEinkauf SA di San Gallo di proprietà della Long Island GmbH. Fiutando la truffa si sono rivolti a InfoConsumi. Un mese dopo è giunta anche una fattura da parte di PowerPay del gruppo MF Group SA, San Gallo, sulla e-mail dell’anziana signora, per la modica cifra di 609 franchi!

Fortunatamente l’art. 6 del CO tutela il consumatore: l’invio di una cosa non ordinata non è una proposta; il destinatario non è obbligato a rinviarla o a conservarla. InfoConsumi ha quindi contestato la fattura e ha impartito l’ordine di riprendere il pacco a disposizione presso il domicilio della signora, previo appuntamento con il nipote. Inoltre ha intimato alle ditte in questione di interrompere ogni contatto con la nostra socia in quanto il metodo di vendita adottato viola le disposizioni della Legge federale sulla concorrenza sleale.

Techstudio.ch ha risposto che era a conoscenza di una truffa ordita da uno sconosciuto di Lugano che ordinava svariati articoli per persone anziane a vari indirizzi e poi li rubava alla consegna o li reindirizzava ad un proprio indirizzo. La ditta ha organizzato il servizio Pick@Home della Posta per ritornare il televisore, raccomandandosi di accertare l’identità dell’operatore e ha avvisato PowerPay.

Il servizio frode della MF Group ha da parte sua confermato che avrebbe annullato la fattura di fr. 609 una volta ricevuta copia della denuncia in Polizia.

A fine novembre, finalmente, dopo aver consegnato anche la copia della decisione del procuratore pubblico a seguito della denuncia penale contro ignoti, è stata annullata la fattura e ogni altra richiesta di pagamento da essa derivante. Nonostante le rassicurazioni infatti, l’anziana signora aveva già ricevuto un terzo e ultimo sollecito per ben fr. 732.16!

Consigli di InfoConsumi:

  • In caso di ricezione di merce non ordinata scrivere una lettera raccomandata di contestazione, chiedendo che vengano trasmesse le etichette di ritorno o mettendo a disposizione la merce per il ritiro
  • Qualora arrivasse, non pagare nessuna fattura
  • Sporgere denuncia in Polizia o tramite il formulario online disponibile e scaricabile QUI
  • Notificare alla società di fatturazione e/o d’incasso che si tratta di un invio di merce non ordinata allegando copia della denuncia in polizia

Azione collettiva: salvata o sepolta?

Lo scandalo dei motori truccati della VW riflette chiaramente la realtà: i 175’000 consumatori svizzeri toccati non hanno ricevuto nulla, mentre in molti altri Paesi, le vittime sono state risarcite. Eppure la situazione era chiara: il gruppo VW ha ingannato i suoi clienti ed è stato condannato penalmente.
È solo un esempio che dimostra quanto la Svizzera abbia bisogno di colmare una grave lacuna del suo sistema giudiziario, introducendo la possibilità di intentare cause collettive.

La protezione legale svizzera è lacunosa
“Se una persona subisce un danno in Svizzera, ha le mani legate. Può far valere i propri diritti solo se dispone di ingenti risorse finanziarie. Inoltre, se il danno riguarda molte persone, ogni singolo individuo deve rivolgersi a un tribunale. Questo non solo appesantisce i tribunali, ma è anche irragionevole per i singoli”, afferma Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI.

Già nel 2013, il Consiglio federale aveva stabilito in un rapporto che la legge svizzera presentava una grave lacuna legale nel caso di danni di massa e sparsi. Di conseguenza, il Parlamento aveva approvato la mozione per autorizzare le azioni collettive. Da allora, il legislatore ha utilizzato astruse tattiche dilatorie per impedire l’introduzione di un’efficace tutela legale collettiva. Il mese scorso, dopo una votazione serrata, la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha raccomandato di respingere il progetto di modifica del Codice di procedura civile. Il Consiglio nazionale vuole quindi che non se ne discuta nemmeno, ma che si respinga semplicemente l’emendamento di legge.

Il Consiglio nazionale nega i diritti costituzionali?
Gli argomenti sollevati contro l’azione collettiva sono sempre stati gli stessi: il pericolo di class action all’americana e la minaccia di una marea di cause. Ma si tratta di paure infondate: “In Svizzera la parte soccombente non solo dovrebbe pagare le proprie spese legali, ma anche le spese processuali e il risarcimento delle parti. Inoltre, non sono previsti danni punitivi. Le associazioni di categoria non ricorrerebbero certo con leggerezza, ma solo in casi gravi”, sottolinea Antonella Crüzer.

Anni di esperienza nei Paesi europei dimostrano che questi rimedi legali non sono un problema per le aziende affidabili. Al contrario: lo strumento giuridico del ricorso collettivo sostiene in ultima analisi le aziende che operano correttamente e nel rispetto della legge. Inoltre, molte PMI si trovano in una posizione simile a quella dei consumatori. In caso di eventi dannosi (ad esempio, guasti alle infrastrutture di telecomunicazione, consegna di materiale di produzione difettoso), potrebbero finalmente far valere i loro diritti con un’azione collettiva efficace.

Lamentele dei consumatori 2024: casse malati in testa

Quella del 2024 è l’ottava classifica delle lamentele dei consumatori. Il tema che ha causato più rimostranze quest’anno è stato quello delle assicurazioni malattia (non solo LAMal, ma anche complementari). Inoltre, si constata in generale un’accresciuta sensibilità su tutto ciò che riguarda i prezzi. Questo è un sintomo del peggioramento della situazione finanziaria di molte economie domestiche. Esempi di questa maggiore sensibilità sono lamentele per casi di shrinkflation, di geoblocking o mancato rispetto dell’Ordinanza sull’indicazione dei prezzi. Anche i problemi legati alla garanzia si confermano in alto nella graduatoria. In totale le segnalazioni pervenute fra gennaio e novembre del 2024 sono state 15’192.

1° RANGO | I premi di cassa malati diventano una spesa sempre più difficile da sopportare per numerose economie domestiche. I servizi di consulenza delle tre organizzazioni hanno registrato oltre 1200 richieste in tal senso, quasi tutte nelle ultime settimane. Come ogni anno, l’ACSI si è messa in campo per fornire informazione alla popolazione, andando anche sul territorio con 6 serate di consulenze sulle casse malati in collaborazione con il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS).

2° RANGO | Vi sono molte segnalazioni legate ai prezzi. Indicazioni errate o ingannevoli, contenuti che si riducono ma il prezzo rimane uguale (shrinkflation), o ancora casi di geoblocking. Eppure dal 2022, i negozi online non hanno più il diritto di ridirezionare gli utenti svizzeri verso piattaforme con prezzi più cari. Ma nei fatti questa dinamica continua ad esistere. Le lamentele comprese nei temi di questo secondo rango sono circa 800.

3° RANGO | Come ogni anno, non mancano i casi in cui il diritto di garanzia non viene rispettato. Spesso i venditori non riconoscono la garanzia in quanto affermano che il danno è stato causato dal consumatore. Quest’ultimo, se vuol far valere il suo diritto, deve imbarcarsi in attività complesse e costose. Deve infatti, tanto per cominciare, richiedere una perizia. La maggior parte delle persone rinuncia, visto il costo in tempo e denaro. Da numerosi anni l’Alleanza chiede che l’onere della prova venga invertito, come è già avvenuto da tempo nell’UE: lì sta al venditore dimostrare che è il consumatore ad aver causato un difetto. Le rimostranze sui temi legati alla garanzia sono state 725.

4° RANGO | Gli abbonamenti di telefonia causano a loro volta dei grattacapi. Innanzitutto c’è il fatto che operatori come Sunrise non accettano disdette scritte. Inoltre, non mancano i problemi legati a fatture errate, prestazioni non fornite in maniera adeguata, modifiche di contratto non richieste e servizi alla clientela al di sotto delle aspettative. Le segnalazioni in questo ambito sono comunque in calo rispetto all’anno precedente e si situano a quota 630.

5° RANGO | In quinta posizione vi sono i problemi che insorgono per via di ritardi nei pagamenti da parte dei consumatori. Molte delle 600 proteste su questo tema riguardano il fatto che le ditte d’incasso continuano a fatturare spese aggiuntive completamente sproporzionate. Si creano quindi situazioni assurde in cui, oltre a dover ripagare quanto dovuto, il consumatore deve accollarsi spese ulteriori che spesso sono addirittura superiori al debito stesso. L’ACSI difende le consumatrici e i consumatori quando il modo di agire delle ditte d’incasso diventa abusivo e auspicherebbe una regolamentazione più chiara in tal senso.

Specificità regionali
Svizzera tedesca | Il commercio online ha causato più lamentele in questa regione. Fra i temi sollevati, si trovano servizi alla clientela irraggiungibili, casi di dropshipping o ritorni troppo cari. Diverse segnalazioni riguardano i negozi online cinesi.

Svizzera romanda | In Romandia è il diritto di garanzia ad essere più presente fra le lamentele rispetto alle altre regioni. Troppo spesso viene rifiutato in maniera ingiustificata. Il personale di vendita parla frequentemente di cause esterne all’origine dei difetti. Il consumatore si trova nella solita trappola: senza procedere a una costosa perizia, non può dimostrare di avere ragione. La FRC non manca di sottolineare la richiesta dell’Alleanza di invertire l’onere della prova.

Svizzera italiana | Nella parte italofona del paese il tema caldo resta l’assicurazione malattia, che in questa regione genera più richieste e lamentele rispetto alle altre due regioni linguistiche. Ricordiamo che in Ticino i premi rincarano in maniera più elevata rispetto alla media nazionale da diversi anni. Non stupisce quindi che nella popolazione ticinese rimanga una priorità la ricerca di metodi per spendere meno per l’assicurazione malattia.

Vignetta 2025: occhio alle fregature

Da un paio d’anni, la vignetta autostradale può anche essere acquistata in formato digitale. Inoltre, anche la vignetta cartacea può essere acquistata online. L’ACSI ricorda che per farlo, occorre utilizzare il sito ufficiale. In caso contrario, si rischiano fregature.

Le vignette vengono vendute su siti internet e social media a prezzi maggiorati, per via di presunti benefici aggiuntivi. Non bisogna farsi fregare ed acquistare la vignetta dai canali ufficiali. Oltre al sito dell’Ufficio federale della dogana, indicato in precedenza, vi sono anche gli uffici postali, gli uffici doganali e le stazioni di servizio.

Il costo della vignetta è di 40 franchi. Non ha alcun senso pagare di più.

Così non funziona proprio, con le casse malati

Il 30 novembre è alle spalle. Era la data ultima per procedere con il cambio di cassa malati, caso mai ci fosse stata la possibilità di cambiarla per risparmiare qualcosa sui premi che ormai sono diventati un salasso per molti di noi consumatori. E se scrivo ora dei tentativi fatti dal vostro Aldo Rossi per venire a capo della questione attraverso le infinite vie del web, è perché posso farlo senza il timore di aver voluto influenzare qualcuno piuttosto che un altro. I pacchetti di prestazioni legati alla LAMal offerti dalle casse malati sono una vera e propria giungla, per non dire un ginepraio. E alla fine raccapezzarsi diventa un bel problema. Anche ecologico.

È vero che prestazioni, condizioni e obblighi li si possono leggere comodamente sul proprio schermo, ma per andare sul sicuro è sempre meglio stampare su carta i documenti, per poi leggerli con attenzione ancora maggiore e sottolineare con un bel pennarello evidenziatore i passaggi più importanti. Il vostro Aldo Rossi alla fine si è trovato con in mano una quintalata di carta – ecco la questione ecologica – e ben poche risposte. E quando ha messo mano al caro, vecchio telefono per ottenere delucidazioni supplementari, di risposte convincenti o delucidazioni che tali dovevano essere non ne ha cavate che una manciata o poco più. Anche rivolgendosi più volte all’apposito servizio telefonico di consulenza della stessa cassa malati contattata in precedenza. Il bello, si fa per dire, è che in taluni casi le risposte alla stessa domanda sono state addirittura contrastanti.

E poi, vista la situazione, via di nuovo a consultare le pagine web dei più svariati assicuratori, sempre per cercare di venirne a una. Eppure, al giorno d’oggi, dovrebbe essere possibile acquistare una polizza assicurativa – anche di una cassa malati – anche online, senza doversi dannare chissà quanto l’anima. Invece no, il sistema svizzero delle casse malattia è così variegato – e le molteplici formule proposte da ogni cassa variegato lo rendono ancora di più, tanto da farlo appunto sembrare poi una giungla o un ginepraio – che occorre tornare ad armarsi di un telefono, per capirci qualcosa e soprattutto per non ritrovarsi in mano un prodotto che mal si coniuga con le proprie esigenze di paziente.

Un cambiamento via web fra un modello e l’altro, presso la mia cassa malati, avrei potuto farlo senza problemi e senza interventi altrui, come mi è stato spiegato al telefono dal consulente di turno. Bene, mi sono detto, ma dopo aver nuovamente stampato un paio di pagine o tre di condizioni per l’altro modello assicurativo, meno caro, mi sono ritrovato con ancora un paio di dubbi da chiarire a voce. Se non che, alla fine della fiera, ai miei quesiti non ho trovato risposte esaustive e soprattutto certe. Ed è così che quando per email mi è arrivato il formulario con cui mi si chiedeva della mia soddisfazione dopo il colloquio telefonico con il consulente, ho sparato una bordata di critiche negative ad alzo zero. Non per il gusto di farlo, ma proprio perché la mia soddisfazione era stata pari a zero.

Lo so, la materia è complicata. Le questioni legate alla LAMal non sono di facile soluzione. Ma è pur vero che il sistema sembra fatto apposta per confondere le carte davanti agli occhi dei consumatori/pazienti. Che pazienti devono proprio essere, per poter far coincidere le proprie esigenze con premi un po’ più alla portata delle loro tasche. Una cosa è comunque certa: arriverà anche il settembre dell’anno prossimo, ed ecco che ci ritroveremo tutti a maledire l’ennesimo aumento dei premi.

Aldo Rossi (scrivimi ad aldo.rossi2024@outlook.com)

Torna il calendario dell’Avvento della sostenibilità

Anche quest’anno l’ACSI, affiancata da numerosi altri partner, partecipa a questa iniziativa sostenuta dal Dipartimento del territorio e patrocinata dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE).

Il calendario invita il pubblico a scoprire il contributo di tutti gli enti del territorio che come l’ACSI sono impegnati a perseguire i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Ogni proposta, o “sguardo”, è arricchita da approfondimenti, letture consigliate e la possibilità di partecipare a un concorso con premi pensati per incentivare pratiche sostenibili. Un’occasione per divertirsi e riflettere su temi importanti su www.sguardisostenibili.ch.

Negli anni, il calendario 24 Sguardi sostenibili ha messo in luce iniziative legate a socialità, solidarietà, ambiente, turismo sostenibile, risparmio energetico, educazione ambientale, economia responsabile e molto altro. Idee che hanno incuriosito oltre 42’000 utenti, offrendo suggerimenti per regali sostenibili, spunti di riflessione e pratiche quotidiane per un futuro migliore.

Secondo i dati del rapporto finale, nel 2023 il quiz quotidiano ha coinvolto più di 31’000 partecipanti, con premi locali o ecologici in palio, rafforzando il legame con il territorio.

Con “24 Sguardi sostenibili”, non perderti l’occasione per scoprire e sostenere iniziative che fanno la differenza, sensibilizzando il pubblico su temi cruciali per il nostro futuro. Un modo semplice ma coinvolgente per riflettere sull’importanza di scelte consapevoli e contribuire, giorno dopo giorno, a costruire un mondo più sostenibile.

Apri le finestrelle e lasciati ispirare: ogni gesto conta!

Volevi un divano, ti trovi un’assicurazione…e hai ceduto i tuoi dati

Il funzionamento è il seguente: ai clienti di Conforama, viene proposto un buono sconto del valore generalmente di 100 franchi. Per ottenerlo, bisogna però prendere appuntamento con un broker assicurativo della ditta Wefox. Non vi è un impegno a sottoscrivere alcuna polizza, l’impegno è soltanto quello di ascoltare le proposte. Dove sta dunque il problema? Ce n’è più di uno.

Innanzitutto, quando si va per acquistare un mobile, non si ha necessariamente voglia di ricevere proposte assicurative. Secondariamente, il reale valore di questi buoni è (come spesso accade), discutibile. Varrà “davvero” la cifra indicata nei fatti? In più, per poter approfittare del buono, visto che si tratta di un buono utilizzabile solo per trasporto e montaggio, occorrerà comunque acquistare qualcosa da Conforama.

I fattori che più infastidiscono l’ACSI di questa operazione sono però altri due: prima di tutto, si tratta di un ennesimo trucco per carpire i dati dei consumatori, che troppo spesso non si rendono conto del valore dei propri dati; in secondo luogo, siamo di fronte ad un escamotage per aggirare le recenti norme sulle chiamate a freddo degli assicuratori.

Per quanto concerne i dati personali: contattata dalla FRC, Wefox non ha voluto dare alcuna garanzia su cosa viene fatto di questi dati. Non vi è dunque da stupirsi se si riceveranno in futuro telefonate moleste o e-mail di SPAM, da qualche altra compagnia alla quale Wefox ha ceduto i dati.

Per quanto riguarda invece l’aggiramento del divieto delle chiamate a freddo, la questione è semplice: con questa esca, si convince il consumatore a dare il permesso di essere contattato. A quel punto, non si tratta più di chiamate a freddo.

L’ACSI consiglia di non cedere i propri dati personali (in particolare i dati di contatto) troppo facilmente, onde evitare di essere bersagliati in futuro da SPAM e telefonate indesiderate. L’ACSI consiglia inoltre di non sopravvalutare il valore di buoni e altre esche, che spesso servono proprio per “pescare” il consumatore, ignaro pesciolino, e non danno vantaggi così significativi.

Black Friday: sfrutta gli sconti, ma non farti sfruttare tu!

Numerosi rilevamenti effettuati negli ultimi anni da varie organizzazioni dei consumatori hanno dimostrato che una grande quantità di sconti non sono così speciali come sembrano (esempio 1, esempio 2). I motivi possono essere molteplici: in alcuni casi, il prezzo viene alzato nei mesi precedenti, per poi essere riportato ad un livello “normale”, che a quel punto però appare molto conveniente. In altri casi, la merce scontata è di qualità scadente e sta per diventare “vecchia”, motivo per cui, scenderà di prezzo comunque nei prossimi mesi. Sta di fatto che una grande quantità di offerte che si vedono in giro in questi giorni, altro non sono che specchietti per le allodole. E dall’anno prossimo, sarà ancora peggio.

Ricordiamo i nostri consigli:

  • Non acquistare cose che non ti servono solo perché sono scontate. Se paghi “poco” per qualcosa di cui non hai realmente bisogno, hai comunque gettato denaro al vento;
  • Non fidarti ciecamente di percentuali di sconto astronomiche: prova a vedere a quanto viene venduto il medesimo prodotto, o prodotti analoghi, in altri negozi. Magari quello che viene presentato come un prezzo incredibile è in realtà un prezzo normale;
  • Non farti prendere dalla fretta. Gli acquisti d’impulso spesso non si rivelano dei grandi affari. Se non sei convinto/a, lascia perdere, o almeno dormici su. Tanto non mancheranno altre offerte in futuro, perdersene una non è una tragedia!

Mister Prezzi: farmaci sempre troppo cari in Svizzera

Dal confronto dell’ufficio di Stefan Meierhans, emerge che i generici costano in media il 156% in più in Svizzera rispetto ai 15 paesi di riferimento. Anche gli originali con brevetto scaduto sono nettamente più cari, del 62%. La Svizzera è di gran lunga il paese più caro fra tutti quelli presi in esame (gli altri sono Spagna, Germania, Italia, Austria, Norvegia, Belgio, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Portogallo, Francia, Finlandia, Danimarca, Irlanda, Svezia e Regno Unito).

Il farmaco generico più economico all’estero, tra i 20 principi attivi esaminati, costa in media il 39% del prezzo svizzero e quindi il 61% in meno. Anche rispetto al paese di confronto più caro (Spagna), il generico più conveniente costa in media solo il 73% del prezzo svizzero ed è quindi più conveniente di oltre un quarto. La differenza è ancora più marcata rispetto ai singoli paesi: nel Regno Unito, ad esempio, si paga in media solo il 16% del prezzo svizzero.

Mister Prezzi sottolinea che questi risultati dimostrano che da un lato c’è un grande potenziale di risparmio, ma dall’altro, la politica non sta mettendo in atto misure adeguate.

Il confronto si trova nell’ultima newsletter della Sorveglianza dei prezzi.

Cosa cambia nella nuova piramide alimentare?

In questo viaggio alla scoperta della nuova piramide alimentare, abbiamo chiesto supporto alla dietista Diana Panizza Mathis, che sottolinea subito come le nuove raccomandazioni non tengano conto solo della composizione nutrizionale degli alimenti, ma anche dell’impatto ambientale, delle abitudini della popolazione e dell’accettabilità dei cibi. La piramide, rivolta alla popolazione adulta in buona salute, viene letta dal basso verso l’alto: alla base si trovano gli alimenti da privilegiare, mentre in cima quelli da limitare. Questa struttura è stata sviluppata dall’Ufficio per la sicurezza alimentare e la veterinaria (USAV), in collaborazione con la Società svizzera di nutrizione (SSN) e un team del Centro ospedaliero universitario di Vaud (CHUV).

Le principali novità
Una delle principali novità della nuova piramide alimentare è l’incoraggiamento al consumo di alimenti freschi rispetto a quelli ultra-trasformati. La nutrizionista Diana Panizza Mathis ci spiega che la nuova piramide raffigura per lo più prodotti non confezionati, facilitando il collegamento diretto tra ciò che si vede e ciò che si consuma realmente. Questo cambiamento è accompagnato dalla rimozione dei marchi, favorendo un approccio più legato alla realtà delle scelte alimentari quotidiane che all’affezione personale ai brand. Un altro aspetto cruciale della nuova piramide è l’integrazione del concetto di sostenibilità. Le fonti proteiche vegetali, come lenticchie, ceci e fagioli, ora sono poste sullo stesso livello delle proteine animali, segnalando la necessità di ridurre il consumo di carne, specialmente quella rossa. Questi legumi non solo sono una valida fonte proteica, ma apportano anche carboidrati e fibre, elementi preziosi per la salute. Panizza Mathis evidenzia che, sebbene in alcune culture i legumi siano consumati regolarmente, nella Svizzera italiana c’è ancora strada da fare per integrarli pienamente nelle abitudini alimentari. “I legumi sono dei vegetali che hanno un impatto basso sulle risorse idriche e che ora vengono coltivati anche in Svizzera, come è il caso di lenticchie e ceci” ricorda la nutrizionista. Anche il consumo di pesce è stato riconsiderato nella nuova piramide, a causa delle problematiche legate alla pesca eccessiva. Si raccomanda quindi di ridurre il consumo di specie sovrasfruttate, preferendo pesci più piccoli e meno impattanti a livello ambientale, come le sardine o le acciughe, rispetto a salmone e tonno. Tra i cambiamenti più rilevanti figura invece l’eliminazione dei succhi di frutta dalla piramide. Anche secondo Panizza Mathis, questi non apportano gli stessi benefici della frutta intera, essendo meno ricchi di fibre e più calorici a parità di quantità.

Il dibattito sulla carne rossa
La rimozione della carne rossa dall’immagine della piramide ha suscitato diverse reazioni. Organizzazioni come Greenpeace e Proviande si sono espresse in merito: da un lato, si lamenta che la piramide non abbia spinto abbastanza verso la sostenibilità, mentre dall’altro, si critica una presa di posizione troppo severa contro la carne. La nutrizionista precisa che la carne rossa non va eliminata del tutto, bensì limitata. Le raccomandazioni suggeriscono di consumare carne, inclusa quella bianca, solo 2-3 volte alla settimana, in porzioni moderate. “È importante variare le fonti proteiche nel corso della settimana” afferma la dietista, “e rappresentarle tutte visivamente aiuterebbe a trasmettere il messaggio corretto. Ognuno di questi alimenti fornisce al nostro corpo delle sostanze differenti. La carne di manzo, ad esempio, apporta il doppio del ferro rispetto a tofu o pesce, quindi un consumo occasionale non va demonizzato”. Un dettaglio che infine ci sembrava curioso della nuova piramide alimentare è la posizione del caffè, che è stato inserito alla base, insieme all’acqua. Panizza Mathis chiarisce che, fino a tre tazze al giorno, il caffè può essere considerato parte dell’assunzione giornaliera di liquidi, poiché non apporta energia come altre bevande zuccherate. Tuttavia, ribadisce che l’acqua resta la bevanda più importante e che bisognerebbe privilegiare l’acqua del rubinetto, non solo per i costi ridotti ma anche per evitare l’inquinamento generato dalle bottiglie di plastica.

Le abitudini alimentari degli svizzeri
La nuova piramide alimentare sempre secondo Panizza Mathis sembra non solo riflettere l’evoluzione delle conoscenze scientifiche, ma anche “tentare di correggere alcune abitudini alimentari attuali, soprattutto per quanto riguarda il consumo eccessivo di carne”. I dati forniti dall’Ufficio federale per la sicurezza alimentare mostrano che, sebbene le raccomandazioni vadano verso un aumento del consumo di proteine vegetali, molte persone non hanno ancora adottato pienamente questo modello. “È cruciale continuare a educare soprattutto le giovani generazioni sui principi di una corretta alimentazione, puntando anche sull’aspetto conviviale e sul piacere legato ai pasti”.

Un approccio pratico e sostenibile
Panizza Mathis sottolinea infine che mangiare bene non richiede necessariamente competenze culinarie avanzate o molto tempo. “Bere acqua a sufficienza e consumare ogni giorno le porzioni consigliate di frutta e verdura sono già un ottimo punto di partenza”, spiega. Integrare abitudini alimentari sane, regolare attività fisica e un riposo adeguato costituisce la base di uno stile di vita che favorisce la salute e il benessere a lungo termine. La nuova piramide alimentare, quindi, non è solo una guida per migliorare la salute, ma un invito a prendersi cura di sé e del pianeta attraverso scelte alimentari più consapevoli e sostenibili.

Qui trovi un elenco degli ombudsman svizzeri

In Svizzera ne esistono numerosi attivi in vari ambiti: dalle assicurazioni, al commercio online, al servizio pubblico ai viaggi. Recentemente, l’Ufficio federale del consumo li ha raggruppati in una pagina di riferimento.

L’elenco completo è disponibile QUI.

Passa ai cereali integrali!

Cosa sono i cereali integrali
I cereali integrali sono quei cereali che contengono tutte e tre le parti del chicco di cereale: la crusca, il germe e l’endosperma. I cereali raffinati conservano invece unicamente l’endosperma. La crusca è lo strato esterno del chicco ed è ricca di fibre. Il germe è la parte interna del chicco ed è ricca di sostanze nutritive, contiene molte vitamine e minerali. L’endosperma è invece la parte centrale, composta principalmente da carboidrati amidacei e proteine. Esempi di cereali integrali sono il grano integrale, il riso integrale, il bulgur, il miglio, l’avena, la quinoa, la segale integrale e molti altri.

Perché la campagna EUFIC
Le diete povere di cereali integrali sono riconosciute come un fattore di rischio alimentare per problemi di salute, come si può leggere sul sito della campagna. Mangiare più cereali integrali riduce il rischio di sviluppare malattie non trasmissibili, come il cancro del colon-retto, le malattie cardiovascolari e il diabete di tipo 2. Nonostante questi benefici per la salute ben documentati, l’assunzione complessiva di cereali integrali in Europa rimane molto bassa.

I principali pregi dei cereali integrali
In sintesi, i cereali integrali sono una buona fonte di vitamine e minerali, sono ricchi di fibre alimentari, aiutano a ridurre il rischio di malattie, sono generalmente rispettosi dell’ambiente e aggiungono sapore e consistenza ai pasti.

Storie da InfoConsumi: i contratti infiniti delle palestre

L’ACSI ricorda che quando si sottoscrive un abbonamento, per esempio ad una palestra, occorre prestare attenzione alla durata del contratto, alla scadenza e al termine di disdetta. Inoltre, occorre conoscere il regolamento della palestra e le condizioni generali.

In generale il consumatore è tenuto a ricordare i propri impegni finanziari. Le auspicate modifiche di legge a protezione dei diritti dei consumatori sui rinnovi taciti dei contratti, di cui anche l’abbonamento alla palestra fa parte, sono state purtroppo rifiutate dal Parlamento svizzero: la proposta era volta ad obbligare le palestre ad avvisare per iscritto il consumatore sull’imminenza della scadenza del contratto e sul termine previsto dal contratto per la disdetta.

In virtù di tutto questo, può essere una buona idea rivolgersi a palestre che hanno una politica trasparente e comunicano chiaramente con i clienti, per esempio ricordando la data di rinnovo dell’abbonamento.

I contratti delle palestre prevedono la clausola di rinnovo automatico: se non viene data la disdetta entro i termini e secondo la modalità stabilita, essi vengono rinnovati automaticamente per un nuovo periodo. Poco importa se hai avvisato la segretaria alla ricezione o il trainer personale o ancora se hai fatto una telefonata. La disdetta deve essere mandata in forma scritta (lettera raccomandata o e-mail), in modo da avere una prova documentata. Le palestre potrebbero avanzare pretese retroattive fino a 10 anni: consigliamo quindi di conservare la ricevuta o la risposta all’email di disdetta. Anche la ricevuta della riconsegna del badge d’entrata può essere presa in considerazione come una prova dell’accettazione della disdetta da parte della palestra.

La palestra deve comunque provare l’esistenza di un contratto valido (come consumatore, puoi richiederlo!); il consumatore, d’altro canto, deve provare di aver inviato una disdetta. InfoConsumi è a disposizione delle socie e dei soci ACSI in caso di dubbi.

Caffè riparazione: le ultime date dell’anno

9 novembre, dalle 09.00 alle 13.00 presso la sala multiuso di Bedano
23 novembre, dalle 09.00 alle 13.00, presso La Nocciola (Salita San Michele 3, Bellinzona)
26 novembre, dalle 09.00 alle 14.00, in occasione delle giornate degli ingombranti, in Piazza del Centro a Cugnasco-Gerra
14 dicembre, dalle 10.00 alle 14.00, presso il Centro Pro Senectute di Faido

Per maggiori informazioni sul Caffè riparazione, clicca QUI.

Votazioni 24 novembre: un triplo no dall’ACSI

L’ACSI dice no al Finanziamento uniforme delle prestazioni (EFAS)
Nonostante questa complessa riforma abbia degli obiettivi che possono essere condivisibili, in particolare il tentativo di favorire le cure ambulatoriali e il coordinamento delle cure nel settore sanitario, il risultato finale non è convincente. Anzi, potrebbe essere addirittura controproducente per gli assicurati ticinesi. Anche le cure di lunga durata infatti sarebbero coinvolte dalla riforma e andrebbero sicuramente a impattare sui premi, visto l’invecchiamento della popolazione. La chiave di finanziamento proposta potrebbe essere interessante, ma senza il controllo dei costi da parte dei cantoni il rischio di un aumento dei volumi delle prestazioni è elevato. L’ACSI deplora inoltre che questa riforma non agisca sugli incentivi sbagliati del sistema attuale e non la ritiene quindi una risposta valida all’aumento dei costi della salute. Da notare che anche il Consiglio di Stato ticinese ha invitato la popolazione a votare NO in quanto le finanze cantonali dovrebbero farsi carico di circa 60 milioni aggiuntivi all’anno.

L’ACSI è contraria ad entrambe le proposte relative al diritto di locazione
L’ACSI dice no anche alle due proposte relative al diritto di locazione. Entrambe vanno infatti nella direzione di facilitare lo sfratto degli inquilini: in un caso, rendendo ancora più semplice la disdetta per motivi personali da parte dei proprietari. Nell’altro, introducendo norme più severe in materia di subaffitto. A giudizio dell’ACSI gli inquilini si trovano già in una situazione sfavorita e non è necessario introdurre questi inasprimenti: la disdetta per bisogno personale da parte del proprietario è già possibile. Ulteriori facilitazioni per le disdette renderebbero ancora più precaria la vita di chi è in affitto. I contrari alle modifiche fanno notare che spesso la motivazione per sfrattare gli inquilini è di poter in seguito aumentare la pigione. È con il passaggio a dei nuovi inquilini infatti che gli affitti vengono spesso aumentati. Dietro a queste motivazioni per una disdetta più facile si cela quindi spesso la semplice volontà di aumentare gli affitti, che sono già ad un livello elevato ed in continua crescita da molti anni.

Fra chiusure e acquisti che generano fatturati miliardari

Melectronics.ch, «succursale» online dei negozi di Migros specializzati prodotti del settore merceologico degli elettrodomestici e della cosiddetta elettronica di consumo? Ormai il sito è offline, dopo che il gigante arancione del commercio al dettaglio di fatto ha deciso di fare tabula rasa dei negozi fisici – o tradizionali che dir si voglia – che conoscevamo sotto questa denominazione. E sportx.ch, pure appartenente a Migros e specializzato nella vendita via web di articoli sportivi? Anche in questo caso Migros ha deciso di sfalciare i negozi tradizionali che portavano la denominazione SportX – una cui buona metà è stata venduta alla catena Ochsner Sport – e al più tardi entro il 25 febbraio del prossimo anno anche il portale sportx.ch sarà chiuso come è già stato fatto con melectronics.ch. E Bike World, che Migros ha venduto al costruttore di biciclette Thömus? Dopo il passaggio di proprietà previsto nel mese di marzo del 2025, quello che è il relativo negozio online di Migros, ossia bikeworld.ch, porterà il nome di Thömus-Bike-World, mentre quello attuale di Thömus è semplicemente thoemus.ch. Così, per quel che riguarda sportx e bikeworld.ch, stando quantomeno ad alcune fonti di stampa che ho consultato nelle scorse settimane, mentre che melectronics.ch fosse stato chiuso l’ho scoperto da me stesso, perché mi interessava sostituire un piccolo elettrodomestico che avevo comperato anni fa ma non ho potuto acquistarne uno nuovo dello stesso tipo.

Non so quanti appassionati di sport in generale e di ciclismo nelle sue varie derivazioni, oppure di elettronica di consumo e magari anche di elettrodomestici, sentano o sentiranno la mancanza di questi portali online che appartenevano o ancora per poco apparterranno a Migros, con relativa gestione del… traffico degli articoli che proponevano o continueranno a proporre per qualche mese. In ogni caso, il gigante arancione del commercio al dettaglio, pensando ai profitti derivanti dall’ecommerce, non è che rimarrà a bocca asciutta. Non è forse vero che già nel 2012, per una somma stimata in 42 milioni di franchi, aveva acquisito il 30% del pacchetto azionario di Digitec e che nel 2015, con una solida partecipazione del 70% è diventato azionista di maggioranza di Galaxus? Due entità del commercio online diventate un tutt’uno – con diramazioni e/o succursali anche al di fuori dei confini svizzeri – che nel 2023 ha messo a bilancio un fatturato di 2,7 miliardi di franchi, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente. E non stupisce, visto che digitec.ch (in particolare per il comparto dell’elettronica di consumo ed elettronica più in generale) e galaxus.ch (per qualsiasi cosa cerchiate per la casa, il giardino, i vostri hobby e via discorrendo) offrono ormai di tutto e di più.

E allora, qual è la morale di tutto ciò, secondo voi, cari amici e soci dell’ACSI? Potete farmelo sapere scrivendomi all’indirizzo email aldo.rossi2024@outlook.com.

Aldo Rossi

Svizzera sempre più paradiso degli sconti farlocchi

 Come l’ACSI sottolinea da molti anni, nel nostro paese le normative in materia di indicazione dei prezzi, in particolare per quanto concerne sconti e promozioni, sono estremamente blande. In particolare, ad essere blande sono le sanzioni per chi viola l’Ordinanza federale sull’indicazione dei prezzi: anche le grandi aziende pagano multe di poche migliaia di franchi (nei rari casi in cui vengono perseguite). Il risultato, è che ovviamente le aziende non si pongono il problema e praticano finti sconti a volontà. Ma in futuro sarà ancora peggio. Il Consiglio federale ha infatti dato seguito a diverse richieste della mozione di Christa Markwalder, che l’ACSI aveva criticato a suo tempo.

A partire dal prossimo primo gennaio, i prezzi promozionali potranno essere utilizzati senza alcun limite di tempo. Tutto quello che i commercianti dovranno fare è praticare il prezzo “originario” per 30 giorni. Cosa significa concretamente?

Che sarà possibile mettere in vendita un prodotto a 100 franchi per 30 giorni, in seguito abbassarlo a 50 franchi e si potrà scrivere “sconto del 50%” in eterno. Un’autentica presa in giro verso le consumatrici ed i consumatori! I venditori potranno infatti mettere in vendita i prodotti per un prezzo artificiosamente elevato per 30 giorni, e in seguito venderli al prezzo normale per quanto tempo desiderano facendo però finta che sia un prezzo scontato. Addirittura, sarà possibile continuare ad indicare il medesimo sconto anche per prodotti che vengono tolti dal mercato e poi rimessi in vendita in un periodo successivo.

Tutto questo è particolarmente sconcertante, visto che nell’UE si va in una direzione diametralmente opposta, molto più favorevole ai consumatori.

Nel comunicato del Consiglio federale, si parla di una semplificazione per i fornitori, che avranno necessità di sostituire meno etichette. È significativo il fatto che i consumatori non vengono neppure menzionati.

Serate di consulenza gratuita sulle casse malati

Sei appuntamenti durante i quali ricevere supporto e chiarimenti in merito alla scelta dell’assicurazione obbligatoria, alle prestazioni rimborsate e ai diritti degli assicurati. Le consulenti dell’ACSI saranno a disposizione per aiutare i partecipanti a orientarsi nel complesso panorama delle casse malati in Svizzera, fornendo consigli personalizzati su come ottimizzare i premi 2025.

Secondo i dati ufficiali, pubblicati dall’Ufficio federale della sanità pubblica, un adulto ticinese che passa dalla cassa malati più cara a quella meno cara l’anno prossimo, mantenendo le stesse condizioni (modello medico di famiglia e franchigia a Fr. 300.-), può risparmiare fino a 1’182 franchi all’anno. Per una famiglia con due adolescenti il risparmio può superare i 5’000 franchi annui.

Il semplice cambio di assicurazione può dunque consentire di attenuare in modo significativo il pesante aumento dei premi. L’ACSI consiglia a tutti/e di informarsi per tempo: eventuali disdette devono pervenire al proprio assicuratore entro il 30 novembre.

Per favorire la qualità della consulenza si prega di avere con sé la propria polizza assicurativa.

Le serate si terranno:

Giovedì 24 ottobre, BIASCA: Bibliomedia, Via G. Lepori 9. Ore: 18.00-21.00.
Giovedì 7 novembre, MENDRISIO: La Filanda, Via Industria 5. Ore: 18.00-21.00.
Mercoledì 13 novembre, PORZA: Masseria della solidarietà, Via Trevano 2. Ore: 18.00-21.00.
Giovedì 14 novembre, LOCARNO: Uff. operatore sociale, P.zza Pedrazzini 12. Ore: 18.00-21.00.
Mercoledì 20 novembre, BALERNA: Municipio, Via San Gottardo 90. Ore: 18.00-21.00.
Giovedì 21 novembre, BELLINZONA: Casa Marta, Via Henri Guisan 3E. Ore: 18.00-21.00.

L’ACSI, che dal 2010 è anche Associazione dei pazienti, propone questa iniziativa per promuovere maggiore consapevolezza riguardo alla gestione della cassa malati obbligatoria. Le consulenze sono gratuite, indipendenti e aperte a tutta la popolazione.


Per ulteriori informazioni:
Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana
Tel: 091 922 97 55
acsi@acsi.ch
www.acsi.ch

Acque vitaminiche: spesso degli energy drink mascherati

Il test apparso nella Bds 6.24 è disponibile liberamente di seguito.

Acqua, vitamine, ma anche zucchero, edulcoranti e caffeina: queste bevande presunte sane contengono ingredienti sorprendenti. Consumarle non ha molto senso dal punto di vista della salute, ed è probabile che molte consumatrici e consumatori le credano migliori di quello che sono. Eppure non vi sono prove chiare della loro efficacia in termini di apporto di vitamine, visto che diverse di queste bibite non contengono il tasso dichiarato in etichetta.

Di seguito il test completo:

Sondaggio: App per valutare i prodotti

Fra il 5 agosto e il 5 settembre, abbiamo raccolto le reazioni di 450 consumatrici e consumatori che hanno partecipato al nostro sondaggio a proposito dell’utilizzo di queste app. Il primo dato interessante, è che circa la metà (47%) di loro non ne ha mai utilizzata nessuna. Vi è poi un 27% che ne ha fatto un uso saltuario, mentre soltanto il 19% ha affermato di utilizzarle regolarmente. Vi è poi un 6% che dichiara di averle utilizzate in passato, ma di non farlo più oggi.

Un’altra domanda era proprio rivolta specificamente a coloro che non utilizzano queste app, chiedendo come mai. Il 42% ha selezionato “non ne ho mai sentito il bisogno”, il 27% “non mi va di armeggiare con lo smartphone mentre faccio la spesa” e il 6% “non so se posso fidarmi di quello che dicono queste app”. Interessante notare che il 25% rimanente ha invece dichiarato che non era a conoscenza dell’esistenza di queste applicazioni prima di aver partecipato al sondaggio.

A coloro che fanno o hanno fatto uso di questi strumenti, abbiamo invece chiesto se e quanto le app si siano rivelate utili. Il 45% ha optato per “in alcuni casi si sono rivelate utili”, il 37% per “mi sono servite molto” mentre ad un 6% “non sono servite a niente”. Vi è poi un 12% che ha scelto l’opzione “non saprei”.

In una domanda distinta, abbiamo anche cercato di capire quali sono le app più diffuse nella Svizzera italiana. La domanda era chiaramente rivolta soltanto a coloro che hanno fatto uso di questi strumenti (quindi circa il 53% dei partecipanti al sondaggio). Fra di loro, la risposta pare essere un dominio di Yuka. L’app parigina è già stata usata dall’81% degli utenti. Molto staccate le altre: Nutriscan+ fa registrare un 4%, stessa cifra per CodeCheck, mentre Open Food Facts si ferma al 2%. Vi è poi un 9% che ha selezionato “altro”, con molteplici variabili. Fra di esse, sono state menzionate le app FRC Cosmetiques e ToxFox. C’è anche chi ha scritto che anziché utilizzare un’applicazione particolare, preferisce fare una ricerca su internet nei casi in cui è in dubbio su un determinato prodotto.

Storie da InfoConsumi: meglio evitare il dropshipping

La Konsumentenschutz ha raccolto una lista di esempi di siti internet di questo genere: il cosiddetto dropshipping. Questa pratica si riferisce al modello di business in cui un intermediario vende dei prodotti senza possederli e senza avere alcun magazzino. Lo fa creando un sito internet di ecommerce e prendendo accordi con i produttori (spesso cinesi). In seguito “vende” i loro prodotti tramite il proprio sito internet. In realtà, questo venditore non possiede alcun prodotto: sono i produttori in Cina a spedire direttamente la merce. L’intermediario incassa una fetta del guadagno. Questo genere di piattaforme si fa conoscere in particolare attraverso pubblicità sui social media. Può trattarsi di aziende con più impiegati, oppure anche di singoli privati che si dedicano a questa attività direttamente da casa loro dopo aver costruito un negozio online con Shopify. Possono avere sede in Svizzera, oppure potrebbero anche averla all’estero.

Questa pratica per i consumatori porta quasi sempre svantaggi, come testimoniano le numerose segnalazioni che giungono ad InfoConsumi. Queste piattaforme di vendita, infatti, si rivelano spesso essere delle mezze o complete fregature. Per esempio, vengono spesso spediti prodotti di qualità scadente, non corrispondenti alle descrizioni di quanto ordinato. In altri casi, addirittura, non viene spedito proprio nulla. Quando cerca di far rispettare i propri diritti, il consumatore viene respinto da muri di gomma: risposte standard o menzognere (“abbia ancora un po’ di pazienza, il prodotto arriverà”), magari fatte da chatbot automatizzati, o ancora in altri casi le mail cadono nel vuoto e non risponde nessuno.

E allora che fare? Difficile pensare di imbarcarsi in cause giuridiche per acquisti del valore magari di poche decine di franchi. Senza contare che spesso queste aziende si rivelano introvabili, spariscono, per tornare in seguito con un nome differente.

L’ACSI consiglia di risolvere il problema a monte: non andare a caccia di sconti sui siti più improbabili. È meglio spendere qualche franco in più ma sapere che la merce arriverà davvero e che in caso di problemi ci sarà qualcuno col quale interagire. 

Consigli ACSI

  • Prediligi gli acquisti online fatti su siti ben conosciuti ed affidabili.
  • Prima di fare acquisti da siti mai utilizzati in precedenza, informati: cerca sul sito le condizioni, in particolare da dove viene spedita la merce, se esiste un diritto di reso, che azienda c’è dietro e dove ha la sede legale.
  • Cerca online se esistono recensioni o esperienze di altre persone.
  • Non seguire ciecamente le pubblicità che spuntano sui social media e che ti portano con link diretti a siti di acquisti online.
  • Diffida dei prezzi estremamente bassi.
  • Considera che gli acquisti online possono comportare spese di spedizione e dazi doganali.
  • Tieni presente che la merce potrebbe impiegare molto tempo ad arrivare.
  • Non acquistare da negozi online presso i quali non c’è diritto di reso.
  • Considera che se acquisti merce spedita da molto lontano, spesso ritornarla in caso di problemi può costare più del prezzo di acquisto. Infatti molti produttori cinesi non ritirano neppure i resi e non rispediscono la merce, visto che gli costerebbe di più del valore del prodotto stesso. Quindi il diritto di reso potrebbe essere illusorio.
  • Verifica se il sito dal quale vorresti fare acquisti è in questa lista della Konsumentenschutz. In caso affermativo, lascia perdere.
  • È possibile segnalare le pratiche commerciali sleali alla SECO tramite l’apposito formulario. Più segnalazioni arrivano su una determinata azienda, più c’è la possibilità che la SECO prenda provvedimenti.

Facciamoci furbi, dopo l’aperitivo del «Black Friday»

La rubrica di Aldo Rossi si è spostata online! Scrivigli ad aldo.rossi2024@outlook.com.

In definitiva, ormai manca poco, visto quanto in fretta sembrano passare le settimane, ma intanto saranno in molti – ne siamo certi – che si saranno fatti allettare da quello che possiamo considerare come l’aperitivo di «Black Friday» e «Cyber Monday». Penso al «Prime Day» degli appena trascorsi 8 e 9 ottobre che ha visto imperversare offerte su offerte su Amazon.it. Due giorni di… baldoria, con sconti sostanziosi su ogni ben di Dio, su qualsiasi tipo di prodotto fra quelli messi in vendita dal portale italiano del gigante mondiale dell’ecommerce. Sconti, per la cronaca, validi esclusivamente per chi aveva già sottoscritto e pagato (o l’ha fatto proprio in questa occasione) un abbonamento «Prime”, di cui potete leggere QUI, caso mai non lo conosceste ancora, cosa di cui dubito, se siete degli habitué degli acquisti online.

Non ho acquistato nulla durante il «Prime Day» ma ne ho comunque approfittato per dare un’occhiata a un bel po’ di offerte e offertissime e a dire la verità, non è che mi abbiano convinto un granché. L’impressione è che siano sì allettanti, ma che alla prova dei fatti, se davvero mi necessita qualcosa, buoni affari li posso fare lungo tutto il corso dell’anno, tenendo d’occhio l’evoluzione dei prezzi dei prodotti che intendo acquistare, visto che nel commercio online variano continuamente in non pochi casi. Anzi, in moltissimi casi. Cosa che vale anche per tutto il ben di Dio di cui saremo sommersi – ed è proprio il caso di dirlo – in occasione del «Black Friday» e del «Cyber Monday». E, sia chiaro, non solo per quel che riguarda Amazon ma anche qualsiasi altro negozio online, di qualsiasi genere esso sia.

Allora, in queste settimane che ci separano da qui al 29 novembre e al 2 dicembre approfittiamone per fare qualcosa di intelligente e soprattutto utile, se davvero ci consideriamo dei consumatori attenti. Se proprio ci necessita qualcosa, quest’articolo piuttosto che un altro, andiamo a vedere su quale portale eventualmente costa di meno, e poi osserviamo quanto si modifica il prezzo sia verso l’alto sia verso il basso con lo scorrere del tempo, se del caso. Dopo di che, quando arriveranno il «Black Friday» e il «Cyber Monday», potremo valutare con cognizione di causa se davvero si tratterà di offerte imperdibili, di sconti da non perdere. Oppure se si tratterà unicamente di una buggeratura, di una presa in giro, che se vorrete, mi potrete segnalare inviandomi una email all’indirizzo aldo.rossi2024@outlook.com.

Aldo Rossi

Stop alla pubblicità con i soldi dei premi

Questa petizione di Campax e della Konsumentenschutz chiede che la LAMal venga modificata in modo che il denaro incassato tramite i premi per l’assicurazione di base non possa più essere utilizzato per la pubblicità. Firmala anche tu in modo da far sentire la tua voce al Parlamento, dove la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati ha respinto questa proposta che era invece passata alla stessa Commissione del Consiglio nazionale.

Caffè riparazione: gli appuntamenti di ottobre

Di seguito le informazioni dettagliate sugli eventi di ottobre.


5 ottobre, dalle 13.30 alle 17.30, presso il Centro Diurno di Agno
6 ottobre, dalle 10.00 alle 15.00, in Via Giuseppina Perucchi a Stabio, in occasione del Mercatino dell’usato
7 ottobre, dalle 13.30 alle 17.30 presso la sala multiuso di Sant’Antonino
15 ottobre, dalle 09.00 alle 14.00, in occasione delle giornate degli ingombranti, in Piazza del Centro a Cugnasco-Gerra
19 ottobre, dalle 09.00 alle 13.00, in occasione della Giornata della riparazione presso il Capannone di Pregassona a Lugano-Pregassona

Per maggiori informazioni sul Caffè riparazione, clicca QUI.

Hai ricevuto chiamate a freddo?

Gli assicuratori hanno il permesso di contattare persone che sono già loro clienti, oppure che lo sono state negli ultimi 36 mesi. Possono inoltre prendere contatto se una terza persona conosciuta ha fatto una raccomandazione in tal senso. In più, ovviamente, possono chiamare una persona che ha manifestato essa stessa la volontà di essere contattata. Al di fuori di questi casi, tuttavia, le chiamate a freddo sono vietate.

L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) spiega in questa pagina cosa fare se si viene contattati abusivamente. L’ACSI aggiunge che è possibile contattare il servizio InfoConsumi (riservato alle socie e ai soci ACSI).

Premi 2025: Ticino sempre più in emergenza, urge un intervento

“La situazione è sempre più insostenibile e rischiosa. Assistiamo ormai ad una sanità a due velocità, con una parte della popolazione che rinuncia a trattamenti dei quali avrebbe bisogno. Al Ticino serve un intervento d’emergenza perché vive una situazione particolare, con una fetta importante di popolazione anziana che incide sui costi, salari bassi che pesano sulla capacità di far fronte al pagamento dei premi e una grande densità di fornitori di prestazioni” spiega Antonella Crüzer, segretaria generale ACSI.

I segnali si sono moltiplicati recentemente. Le due iniziative popolari bocciate a giugno, sono state entrambe approvate in Ticino. La politica deve riuscire a trovare delle soluzioni che mettano d’accordo una maggioranza dei cittadini svizzeri. Ma il tempo stringe sempre di più e il Ticino non può più aspettare: già oggi, circa un ticinese su tre ha bisogno del sussidio cantonale (RIPAM), segno di un sistema giunto ai suoi limiti.

L’ACSI è in prima linea da anni nella lotta alla sovramedicalizzazione. In questo ambito, nel quale si procede troppo a rilento, la responsabilizzazione dei pazienti deve andare di pari passo con la rimozione degli incentivi sbagliati che spingono i fornitori di prestazioni a proporre più trattamenti del necessario. Anche un migliore coordinamento delle cure potrebbe portare ad elevati risparmi.

È di fondamentale importanza ridurre il prezzo dei farmaci, anche attraverso un utilizzo sempre maggiore dei generici. Occorre però introdurre un sistema di prezzi di riferimento, visto che anche i generici in Svizzera sono troppo cari rispetto all’estero. Servono poi dei controlli indipendenti delle fatture mediche e ospedaliere al fine di evitare fatturazioni errate o eccessive.

Strumenti per far fronte ai rincari
L’ACSI ricorda agli assicurati i propri diritti: entro il 30 novembre si ha diritto a cambiare la propria assicurazione di base (LAMal), indipendentemente dalla propria età o condizione di salute. Altri strumenti per ridurre l’impatto degli incrementi dei premi sono l’aumento della franchigia a 2500 franchi e l’adesione a modelli alternativi, dei quali occorre però comprendere bene le condizioni. I suggerimenti più dettagliati dell’ACSI per ridurre l’impatto dei premi sono consultabili QUI.

L’ACSI ripropone le consulenze telefoniche gratuite sulle casse malati aperte a tutta la popolazione, per chi necessita di consigli e suggerimenti personalizzati per valutare se e come modificare la propria polizza assicurativa. È possibile contattare per questo scopo il servizio InfoConsumi.

Ecco come confrontare correttamente i premi di cassa malati

La Konsumentenschutz ha recentemente stilato una lista con alcuni esempi di siti che propongono calcolatori NON indipendenti. Fra di essi troviamo comparis.ch, bonus.ch, versicherung-schweiz.ch, checkall.ch, krankenkassenvergleich-praemien.ch.

Inoltre, vi sono anche siti che non mostrano neppure i premi, ma si limitano a chiedere dei dati personali per poi ricontattare le persone in un secondo momento, proponendo contratti assicurativi. Esempi sono: 1A-versichert.ch, kranken-kassen.ch, krankenkasse-vergleichen.ch, krankenkassencheck.ch, krankenkassenprämien-schweiz.ch, krankenkassenvergleich.ch, krankenkassenvergleich-online.ch, krankenkassenversicherung.ch.

L’ACSI ricorda di utilizzare l’unico calcolatore ufficiale, ovvero quello della Confederazione: priminfo.ch.

Integratori per bambini costosi e inutili. Con rischio sovradosaggio

Seguire una dieta variata ed equilibrata è sufficiente per la maggioranza dei bambini: a meno di situazioni di salute particolari, non servono integratori. Tuttavia, questi ultimi attirano molti genitori, che si preoccupano del fatto che il loro bambino non assuma tutti i nutrienti che gli servono. Questi prodotti vengono talvolta promossi perché migliorano la concentrazione, aiutano la crescita o potenziano il sistema immunitario. Un eccesso di micronutrienti può però causare mal di testa, nausea, affaticamento e altri effetti nefasti sulla salute.

La Konsumentenschutz e la Berner Fachhochschule hanno analizzato 20 prodotti reperibili sul mercato svizzero (supermercati, altri negozi…) senza bisogno di alcuna consulenza. I risultati non sono incoraggianti: 15 prodotti su 20 sono sovradosati, ovvero superano i valori di riferimento svizzeri. Le etichette lasciano a desiderare, con informazioni talvolta imprecise. Inoltre, il loro aspetto (caramelle, orsetti gommosi…) e il loro sapore (dolce, a causa dell’aggiunta di zucchero o dolcificanti) crea un forte rischio di mancato rispetto delle indicazioni sul dosaggio.

Infine, l’accento è anche messo sul costo di questi prodotti, i cui benefici sono spesso dubbi, ma il cui impatto sul portafoglio è invece del tutto certo.

L’indagine completa è disponibile QUI.

Salva cibo Festival: cibo salvato, spreco eliminato

In Svizzera, lungo tutta la catena alimentare vengono sprecate 2,8 milioni di tonnellate di cibo all’anno, che corrispondo a circa 330 kg per abitante di alimenti ancora commestibili gettati nella spazzatura. L’evento proposto ha quindi l’obiettivo di rendere attenti al problema che comporta conseguenze etiche, sociali e ambientali. Nel corso della giornata saranno proposti degli stand informativi, dei workshop pratici, una tavola rotonda e un aperitivo conclusivo a zero spreco. L’evento è gratuito e adatto ad ogni età.

I workshop, che si terranno la mattina (dalle 10:00 alle 11:30) e il pomeriggio (dalle 14:00 alle 15:30), richiedono l’iscrizione sul sito www.ti.ch/dt-avvenimenti, e saranno dedicati ai seguenti temi:

  • Da rifiuto a compost: come valorizzare i propri rifiuti biogeni (con realizzazione di bombe di semi), un workshop in cui si cercherà di rispondere a tutte le domande relative a questa pratica;
  • Workshop di fermentazione con Tavola Calma per scoprire le tecniche e i benefici di questa tecnica di conservazione;
  • Workshop di upcycling culinario con Teste di Rapa dove verranno proposte delle ricette zero spreco;
  • Momento di discussione e gioco di ruolo organizzato da Claudio Beretta, esperto di spreco alimentare.

La tavola rotonda sarà alle 16:00 e gli esperti del settore proporranno una discussione sulle sfide e opportunità per combattere lo spreco alimentare. Parteciperanno Claudio Beretta (Ricercatore e presidente foodwaste.ch), Renzo Cattori (Produttore biologico Linea Bio Verde), Marinella Ribolzi (Co-fondatrice progetto Teste di Rapa Zero Waste Bio), Eric Vimercati (cofondatore e coordinatore della Cooperativa Seminterra), moderati da Antonella Crüzer (segretaria generale ACSI). Introdurrà la discussione Raffaele Pellegrino (collaboratore DT).

Il DT si impegna da anni nella sensibilizzazione contro lo spreco alimentare a favore dei cittadini e delle scuole, promuovendo diversi eventi mirati e lanciando un nuovo sito tematico www.ti.ch/spreco-alimentare che vuole fungere da punto di riferimento per la popolazione e fornire spunti per ridurre gli sprechi.

L’ACSI lotta contro gli sprechi sin dalla sua fondazione negli anni ’70, quando grazie alla celebre “azione pomodori” condotta in Valle di Blenio ha salvato dal macero 54 quintali di pomodori. Si sono susseguite negli anni molteplici altre azioni e sensibilizzazioni dei consumatori, tra le quali anche la campagna Save Food, Fight Waste, promossa a livello svizzero. Nell’ambito del progetto Comune Zero Rifiuti l’ACSI considera il recupero degli scarti di cucina, proponendo ricette zero spreco e workshop pratici con l’intenzione di educare al consumo di tutte le parti edibili degli alimenti e alla loro corretta conservazione.

L’ACSI festeggia 50 anni con l’OSI e il consigliere federale Guy Parmelin

Di fronte a un Auditorio gremito, la presidente dell’ACSI Angelica Jäggli ha ringraziato tutte e tutti i soci che hanno contribuito alla storia dell’ACSI, a partire dalle fondatrici, ricordate attraverso le voci esemplari di due protagoniste, Marili Terribilini-Fluck e Miranda Venturelli. “La grande determinazione e l’impegno che da sempre contraddistinguono il lavoro dell’ACSI in difesa dei consumatori non è venuto meno” – ha assicurato Jäggli. “Lo dimostrano lo slancio con il quale abbiamo voluto celebrare l’importante traguardo del 50esimo e l’investimento nel rinnovamento generale dell’Associazione”.

Nel corso della cerimonia, l’Orchestra della Svizzera italiana (OSI) ha suonato tre ouverture di Mozart, che hanno reso memorabile l’evento. La proiezione di alcune interviste d’epoca ha invece rievocato il contesto in cui, nel 1971 le donne ottennero il diritto di voto in Svizzera e nel 1974 fu fondata l’ACSI. “Nel dopoguerra le donne capiscono che non avendo i diritti politici, per contare devono riunirsi all’interno di associazioni come l’ACSI“ – ha ricordato la storica Susanna Castelletti. Che ha aggiunto: “Nei decenni dopo la sua nascita l’ACSI ha dato dignità a temi ritenuti secondari, quelli legati ai consumi, dimostrando che non erano temi che riguardavano unicamente le donne, bensì tutta la popolazione”.

I diritti delle consumatrici e dei consumatori di cui l’ACSI ha contribuito ad ottenere il riconoscimento nei decenni seguenti, insieme alle organizzazioni della Svizzera tedesca e francese, sono stati molteplici. E non possono essere dati per scontati: occorre anzi continuare a difenderli. Lo ha sottolineato anche il consigliere federale Guy Parmelin, che si è soffermato proprio sull’importanza delle associazioni dei consumatori: “Le associazioni dei consumatori sono sempre più importanti in un mondo globalizzato, nel quale le nuove tecnologie avanzano rapidamente, il commercio si sposta online ed è sempre più difficile essere davvero informati su ciò che si acquista”. Rivolgendosi direttamente all’ACSI, ha poi affermato: “vi ringrazio per essere la spina nel fianco che influenza le nostre scelte di consumo per farle diventare più consapevoli e sostenibili”.

La consigliera di Stato Marina Carobbio ha invece posto l’accento sul valore del servizio pubblico: “In un periodo di crescenti privatizzazioni, è fondamentale sostenere un servizio pubblico di qualità”, ha sottolineato nel suo intervento. La consigliera di Stato ha anche ricordato le numerose collaborazioni fra l’ACSI e il dipartimento da lei presieduto, per esempio nella lotta all’indebitamento eccessivo, augurandosi che possano continuare anche in futuro.

Forte della sua storia, l’ACSI guarda al futuro nell’anno del suo cinquantesimo anniversario con rinnovata motivazione e risolutezza, determinata a continuare a svolgere il suo ruolo nella tutela delle consumatrici e dei consumatori della Svizzera italiana.

La piramide alimentare svizzera è stata aggiornata

L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) ha messo a giorno la piramide alimentare in collaborazione con la Società svizzera di nutrizione (SSN). Le raccomandazioni nutrizionali non sono cambiate di molto, tuttavia vi sono alcune differenze: le proteine di origine vegetale sono messe più in evidenza e in generale viene dato peso anche alla sostenibilità.

“Le raccomandazioni nutrizionali per l’apporto ottimale di energia e nutrimento per gli adulti in salute di età compresa tra i 18 e i 65 anni vengono illustrate graficamente in una nuova piramide alimentare in 3D”, si legge nel comunicato rilasciato oggi dall’USAV. Fra le differenze rispetto alla piramide precedente (che non sono comunque massicce), vi è un maggior peso dato ai prodotti integrali fra i carboidrati e alla necessità di variare fra differenti tipi di frutta e verdura. Gli alimenti freschi sono generalmente da preferirsi a quelli trasformati, e le proteine vegetali (come i legumi) sono da tenere maggiormente in considerazione.

La frutta e la verdura sono da preferire se di stagione, ed è utile variare consumandone di diversi colori. Occhio anche allo zucchero nei latticini.

Viene anche ricordata l’importanza di praticare almeno 30 minuti di attività fisica al giorno.

Per maggiori dettagli, ecco il comunicato completo dell’USAV.

Torneremo su questo tema nei prossimi numeri de La borsa della spesa.

L’opuscolo “L’essenziale sui diritti dei pazienti” è disponibile

L’opuscolo è curato dai cantoni latini e dal canton Berna e vuole offrire una buona informazione sui diritti e sui doveri dei pazienti, andando così a rafforzare la comunicazione fra pazienti e professionisti della salute. Un’informazione chiara sui propri diritti consente al paziente di essere parte attiva nei trattamenti proposti costruendo una relazione di qualità con gli operatori sanitari e migliorando la qualità delle cure prescritte.

Il precedente opuscolo risaliva al 2016 e necessitava di essere messo a giorno. Oltre ad avere un nuovo volto, l’opuscolo include delle nuove sezioni sull’accompagnamento nel fine vita, la cartella informatizzata del paziente e i doveri dei pazienti.

L’opuscolo si costituisce di 13 capitoli, ognuno dei quali suddiviso in 3 parti: un riassunto dei diritti dei pazienti; una parte “In pratica” per una buona comprensione della legge; una parte “Per saperne di più” con risposte alle domande più frequenti.

Oltre ai diritti, vengono spiegati anche i doveri dei pazienti. Fra di essi, quello di seguire il trattamento accettato o di informare gli operatori sanitari che li prendono a carico su tutti gli elementi importanti che riguardano la loro salute.

L’obiettivo è quello di raggiungere una relazione trasparente che possa contribuire a migliorare la qualità delle cure e/o a rendere le malattie e i trattamenti più sopportabili.

Nella parte finale dell’opuscolo, ogni Cantone segnala indirizzi di enti ed istituzioni e altri contatti utili.

Di seguito i 13 capitoli che compongono l’opuscolo:

  • il diritto all’informazione
  • il consenso libero e informato
  • le direttive anticipate e il rappresentante in caso di incapacità di discernimento
  • il diritto alla libera scelta degli operatori sanitari e/o dell’istituto di cura
  • le misure di coercizione
  • il segreto professionale nel settore sanitario
  • l’accesso alla cartella sanitaria
  • la sanità digitale e la cartella informatizzata del paziente (CIP)
  • l’errore medico
  • il diritto di essere accompagnati e assistiti
  • la donazione di organi e tessuti
  • l’accompagnamento nel fine vita
  • i doveri dei pazienti

Per scaricare l’opuscolo, clicca QUI.

L’ACSI appoggia la causa della Konsumentenschutz a Sunrise

Fin dalla comparsa di queste clausole, l’ACSI le ha aspramente criticate. Un nostro sondaggio aveva dimostrato quanto fossero ritenute abusive da una larghissima maggioranza di consumatori. E le suddette clausole si sono rivelate essere una delle cause più importanti di reclami delle consumatrici e dei consumatori svizzeri nel 2023.

Siamo quindi decisamente contenti che i nostri colleghi siano passati all’azione.

Ricordiamo che le clausole inflazione permettono agli operatori di aumentare il prezzo dei propri abbonamenti per telefonia, internet & co anche nel corso della durata minima contrattuale, senza che questo dia diritto ad una disdetta anticipata da parte del cliente. Per l’ACSI questo va a ledere un principio basilare: il prezzo è una componente essenziale di un contratto. Se cambia il prezzo, il contratto in essere non è più valido senza l’accordo di entrambe le parti. Il potere unilaterale di aumentare il prezzo mentre l’altra parte rimane legata dal contratto è eccessivo.

L’ACSI sostiene anche la richiesta di lasciare la possibilità, a chi lo desidera, di dare la disdetta tramite una lettera raccomandata, senza dover passare da centralini telefonici in cui occorre attendere decine di minuti e sorbirsi pressioni per cambiare idea o, peggio ancora, da chat nelle quali occorre interagire con dei chat bot tutt’altro che pratici o intelligenti.

È da sottolineare che l’obiettivo della Konsumentenschutz non è semplicemente quello di fare in modo che Sunrise debba eliminare le clausole, bensì, creare un precedente giuridico che costringa anche le altre compagnie a fare lo stesso.

Sostituti di carne e latte: meglio per la salute e l’ambiente?

Un recente studio di Agroscope e dell’Università di Berna ha esaminato diversi alimenti “alternativi” ai prodotti di origine animale che hanno l’obbiettivo di ridurre l’impatto ambientale e/o di essere migliori per la salute.

L’analisi ha dimostrato che le alternative alla carne hanno un impatto minore sull’ambiente rispetto alla carne. Per le alternative ai latticini invece, in alcuni casi, a causa degli ingredienti utilizzati, aumenta il consumo di acqua. Tuttavia nella maggior parte dei casi si può parlare comunque di una riduzione dell’impatto ambientale.

Anche alcuni nutrienti sono più presenti nelle alternative, ma altri invece mancano. In questo caso l’approvvigionamento di iodio, calcio e vitamina B12 è particolarmente critico, poiché attualmente il loro fabbisogno è ampiamente coperto da prodotti di origine animale e può quindi essere compensato solo con integratori artificiali presenti nei prodotti alternativi.

Da un punto di vista nutrizionale dunque le alternative alla carne possono essere generalmente raccomandate purché il contenuto di alcuni micronutrienti come lo iodio e le vitamine del gruppo B sia equilibrato.

Le alternative ai latticini invece dovrebbero essere viste più come integratori, poiché il loro contenuto nutrizionale spesso non è equivalente.

Dallo studio emerge anche come una maggiore trasparenza riguardo al valore nutrizionale e all’impatto ambientale lungo la catena del valore incoraggerebbe decisioni più mirate, sia a livello di produzione che di consumo. Concentrarsi esclusivamente sull’imitazione dell’originale non è produttivo, poiché solo una minoranza di consumatori lo desidera.

Da un punto di vista etico, i prodotti alternativi offrono diversi vantaggi poiché eliminano i problemi legati al benessere degli animali e riducono l’impatto ambientale. Tuttavia, i prodotti sostitutivi non dovrebbero essere semplici imitazioni di carne e latticini, ma dovrebbero assumere un ruolo proprio e conquistare così gradualmente un posto permanente nella cucina tradizionale.

Se la spina è straniera, fatevi valere: la legge è con voi

Qui è ben spiegato che – anche per questioni di sicurezza – in Svizzera non è lecito vendere elettrodomestici e altri apparecchi con cavi di alimentazione dotati di prese di corrente che non siano quelle omologate per il nostro Paese. A un nostro socio è accaduto di acquistare un lettore di CD musicali di una nota marca sul portale Galaxus.ch e quando è arrivato il pacco e ha aperto la confezione, ecco che si è trovato fra le mani un cavo di alimentazione con presa a due poli del tipo Schuko, di quelle tipicamente utilizzate in Germania. Sul sito stesso di Galaxus, cercando e trovando senza troppa fatica, il socio dell’ACSI ha scoperto che questo venditore, sicuramente noto a molti così come il gemello Digitec.ch, spedisce a titolo del tutto gratuito un adattatore per la Svizzera a chi si viene a trovare in situazioni simili, adattatore di quelli che una volta montati non si possono più togliere dalla presa, e questo per motivi di sicurezza.

Inviata la richiesta via email, in capo a un paio di giorni il nostro socio ha ricevuto l’adattatore in questione, a tre poli però (fase, neutro e terra), quando il cavo di alimentazione del suo lettore di CD è invece a due. Prima di montarlo, per andare sul sicuro e non avere problemi con un apparecchio nuovo fiammante, su Galaxus.ch ha però cercato la pagina in cui è presentato l’adattatore che gli è stato spedito, e ha letto quanto segue: “Gli adattatori fissi a 3 poli non devono essere utilizzati per spine a 2 poli (senza messa a terra)”. Bene, anzi male…

Allora, ha dato il la a uno scambio di email con il servizio clienti di Galaxus.ch, pretendendo, con gentilezza ma fermezza, che gli venisse spedito un cavo di alimentazione con presa svizzera, e adatto per il suo lettore di CD. Oppure, in subordine, di inviare un adattatore a due poli. Dal servizio clienti hanno risposto che avrebbero contattato subito il loro fornitore chiarire la questione, e di portare pazienza, perché ci sarebbe comunque voluto un po’ di tempo. Trascorso qualche giorno, nessuna traccia né del cavo di alimentazione, né di un atro adattatore e da qui una nuova email al servizio clienti di Galaxus.ch, in cui il socio dell’ACSI ha fatto anche notare che non potendo utilizzare un apparecchio pagato fior di quattrini, fino a quel momento aveva subìto solo dei disagi. E prima dei saluti, ha pure chiesto se non fosse stato possibile ottenere almeno un piccolo sconto, a titolo di risarcimento dei disagi stessi.

Ebbene, con serietà e prontezza, Galaxus.ch ha concesso uno sconto di 20 franchi che ha accreditato sulla carta di credito utilizzata dal nostro socio per pagare il lettore di CD, dopo di che nei giorni successivi gli è arrivato a casa un cavo di alimentazione adatto. Come sempre dovrebbe essere già in partenza, pure quando elettrodomestici e altri apparecchi ad alimentazione elettrica vengono acquistati nei negozi tradizionali.

Aldo Rossi

Quanto devono pagare i genitori per le gite scolastiche?

La scuola fuori sede è un elemento importante della scuola dell’obbligo, che promuove lo stare insieme e migliora il rapporto fra insegnati e alunni. Ha risvolti positivi sul clima della classe e facilita dunque un apprendimento di qualità. Spesso gli alunni conservano per tutta la vita i ricordi di queste uscite. Per queste e altre ragioni è quindi molto importante poterne continuare lo svolgimento, ma al tempo stesso è fondamentale che il finanziamento sia congruo. Il Sorvegliante dei prezzi, che ha recentemente inviato il suo rapporto, ha ricevuto reclami relativi alla partecipazione finanziaria dei genitori ai costi della scuola fuori sede e delle escursioni della scuola dell’obbligo, nei quali si sottolineava il fatto che alcune scuole chiedono un contributo (troppo) elevato alle famiglie, andando contro quanto stabilito dalla sentenza del Tribunale federale del 7 dicembre 2017. A seguito di queste segnalazioni il Sorvegliante dei prezzi ha avviato un’osservazione sulla partecipazione ai costi della scuola fuori sede e delle escursioni, chiedendo a tutti i Cantoni di illustrare in che modo disciplinano la partecipazione ai costi.

Sentenza del Tribunale federale

Nel 2017, in una sentenza il Tribunale federale ha stabilito che il principio della gratuità dell’istruzione scolastica enunciato all’articolo 19 della Costituzione federale si estende anche ai costi della scuola fuori sede e delle escursioni. Ai genitori possono essere fatturati solamente i costi di vitto che non devono sostenere in considerazione dell’assenza dei figli. Il TF ha stabilito che l’importo dipende dall’età del bambino e si situa fra i 10 e i 16 franchi al giorno. I dati attuali della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (CSIAS) e dell’indagine sul budget delle economie domestiche (IBED) dell’Ufficio federale di statistica (UST) mostrano che le spese di vitto risparmiate oggi sono addirittura inferiori ai già citati 10-16 franchi al giorno per bambino. Le spese di vitto per un bambino sostenute da un’economia domestica nella media sono invece al massimo di otto franchi al giorno. Questo rappresenta quindi il limite massimo da non superare per non violare il principio della gratuità dell’istruzione scolastica di base.

La partecipazione ai costi è fissata dal Comune oppure dagli enti scolastici (ma non si applica alle scuole cantonali). Per definire i costi le scuole devono applicare, ove disponibili, le disposizioni cantonali. A livello normativo, il Sorvegliante dei prezzi ritiene che il rispetto dell’importo massimo di 16 franchi al giorno per bambino stabilito dal Tribunale federale sia garantito da 10 Cantoni tra i quali il Ticino. Il Canton Grigioni invece non dispone di direttive cantonali ma ha stabilito di rispettare l’importo di 16 franchi come limite massimo.

Le famiglie pagano decisamente troppo

Il Sorvegliante dei prezzi stima inoltre che i genitori partecipano ai costi della scuola fuori sede per un importo totale di 31,6 milioni di franchi all’anno. Se alle famiglie venissero fatturati solamente i costi di vitto che hanno effettivamente risparmiato (8 fr. al giorno per bambino), la loro partecipazione ammonterebbe soltanto a 11,3 milioni di franchi, in altre parole a 20,3 milioni in meno.

Raccomandazione

A seguito dell’analisi del dossier e in applicazione degli articoli della legge federale sulla sorveglianza dei prezzi, il Sorvegliante dei prezzi raccomanda a Cantoni, Comuni ed enti scolastici autorizzati a prendere decisioni quanto segue:

  • La partecipazione dei genitori ai costi della scuola fuori sede e delle escursioni della scuola dell’obbligo deve limitarsi ai costi di vitto che la famiglia risparmia con l’assenza del figlio e non superare gli otto franchi al giorno per alunno.
  • Nel calcolare la partecipazione delle famiglie devono essere considerate soltanto le giornate di vitto effettive; per un’uscita di cinque giorni sono di norma al massimo quattro giorni di vitto.

Il Sorvegliante dei prezzi e l’ACSI auspicano che, grazie al presente rapporto, i responsabili cantonali e comunali riflettano in modo critico sulla loro prassi relativa alla partecipazione dei genitori ai costi della scuola fuori sede e delle escursioni della scuola dell’obbligo, adeguandola ove necessario. Li esortano inoltre a impostare il finanziamento secondo le raccomandazioni sul lungo termine, affinché le famiglie a basso reddito e in particolare quelle con più figli non incontrino difficoltà finanziarie. Solo eliminando gli ostacoli finanziari alla partecipazione alla scuola fuori sede è possibile garantire l’applicazione del principio della gratuità dell’istruzione scolastica.

Storie da InfoConsumi: il bike hotel

Anche l’intervento di InfoConsumi con una lettera raccomandata non ha sortito l’effetto desiderato. Dopo l’ennesimo tentativo di prenotazione, il nostro socio ha ricevuto, un po’ a sorpresa, il rimborso totale della somma indicata sul buono. Aver recuperato quanto regalato dagli amici è senz’altro un risultato molto soddisfacente ma lascia l’amaro in bocca, insieme a molti dubbi e domande, a chi si aspettava un trattamento più professionale da parte di una struttura ben pubblicizzata sul web e prenotabile su Booking.com.

Ricordiamo che Booking.com è solo una piattaforma di prenotazioni e non è ritenuta responsabile per le informazioni che vi sono indicate, essere prenotabili su Booking.com non è una garanzia che la struttura sia funzionante o che esista. Un consiglio è quindi quello di regalare dei buoni presso commercianti o strutture che si conoscono e delle quali sia possibile verificare l’operatività, in modo che siano soldi ben spesi per chi regala e un regalo gradito e fruibile per chi riceve.

Cogliamo l’occasione anche per ricordare che abbiamo affrontato il tema della validità dei buoni nell’ultimo Storie da InfoConsumi.

Apparecchi acustici, non è semplice come nella pubblicità

È un tema del quale l’ACSI si è già occupata a più riprese: per esempio proponendo un test, o approfondendo la questione del prezzo molto caro di questi apparecchi. Abbiamo anche interpellato ATiDU, che è la referenza su questo tema nella Svizzera italiana.

Ultimamente a destare reazioni negative è soprattutto il marketing attraverso il quale vengono proposti questi apparecchi. Molte pubblicità, visibili anche online o sui social media, parlano di “apparecchi a costo zero”. “Senti bene senza costi”, si può leggere per esempio in una promozione del Centro Acustico Ticinese. Queste pubblicità mettono spesso anche fretta: “Il numero di apparecchi disponibili in offerta è limitato, chiamaci subito! Anche a domicilio!”. “In questa moderna era, grazie ai recenti sviluppi nella tecnologia dell’udito, non dovete più combattere con un danno uditivo”. E via di seguito. Insomma, dalle pubblicità, appare scontato che si possa risolvere qualsiasi problema di udito gratuitamente.

Non è così.

L’ACSI riassume alcune considerazioni e consigli dopo essersi consultata anche con ATiDU:

  • È possibile che grazie ai contributi AVS/AI, alcuni apparecchi risultino davvero “gratuiti” (bisognerà comunque pagare in anticipo). Tuttavia, questo dipende da caso a caso: non tutti hanno diritto a questi contributi, ed occorre prima verificarlo. Inoltre, questi apparecchi “gratuiti”, sono quelli di fascia più bassa. Possono essere sufficienti per alcune persone, ma per altre possono avere delle prestazioni inadeguate e risultare di fatto inutili.
  • Al di là dell’acquisto dell’apparecchio, è di fondamentale importanza il seguito di un audioprotesista, perché l’apparecchio andrà adattato e occorrerà fare un vero e proprio percorso per ottenere dei buoni risultati. Non bisogna quindi pensare che si acquista un oggetto ed è finita lì.
  • Il consumatore deve capire quali sono le sue esigenze, anche tramite la consulenza di un audioprotesista. L’udito è una cosa molto individuale: per alcune persone degli apparecchi più semplici possono essere assolutamente adeguati (inutile avere una Ferrari per andare a 50 km/h), per altre può essere necessario qualcosa di più performante. Gli apparecchi si differenziano anche per la possibilità o meno di essere connessi a vari dispositivi con bluetooth o altre metodologie. Bisogna prendersi il tempo di capire quale è l’apparecchio adatto a sè.
  • Gli apparecchi acustici richiedono pazienza. Il suono può risultare strano all’inizio, ma in alcuni casi è solo questione di abitudine. Bisogna dare tempo all’apparecchio e cercare di abituarsi prima di rinunciare.
  • Le aspettative eccessive possono creare una delusione: gli apparecchi acustici non possono fornire un suono perfetto e in molti casi occorre pazienza e capacità di adattamento, mentre nelle pubblicità, sembra tutto facile.
  • Prima dell’acquisto, si ha diritto a provare apparecchi diversi e a cambiare idea e rinunciare.
  • Normalmente, nel prezzo di acquisto dovrebbe essere incluso il servizio: verificare che sia effettivamente così prima di procedere.
  • I problemi di udito non affrontati possono portare ad un crescente isolamento e ad un aumento del rischio di demenze. È quindi peccato rinunciare a provare a trovare una soluzione.
  • In caso di dubbi, contattare ATiDU.

Caffè riparazione: gli appuntamenti di settembre

27 agosto, dalle 09.00 alle 14.00, in occasione delle giornate degli ingombranti, in Piazza del Centro a Cugnasco-Gerra
7 settembre, dalle 11.00 alle 17.00, presso il Mercatino dell’usato al Padiglione Conza a Lugano
13 settembre, dalle 13.00 alle 17.00, presso il Centro Diurno Pro Senectute di Faido
14 settembre, dalle 09.00 alle 13.00, presso La Filanda a Mendrisio
19 settembre, dalle 13.00 alle 17.00, a Gambarogno presso la Sala Polivalente di Quartino
22 settembre, dalle 14.00 alle 18.00, al Centro Ricreativo di Collina d’Oro, in occasione della Giornata dell’ambiente
26 settembre, dalle 13.00 alle 17.00, presso lo Spazio Elle, in Piazza G. Pedrazzini 12 a Locarno

Per maggiori informazioni sul Caffè riparazione, clicca QUI.

Storie da InfoConsumi: la validità dei buoni regalo

La limitazione della validità stabilita in modo unilaterale dal venditore non è ammissibile ai sensi dell’art. 129 CO che è di diritto imperativo. Anche un tribunale cantonale ha stabilito, con una sentenza del maggio del 2020, che la validità dei buoni non può essere inferiore a 5 o 10 anni, anche se vi è indicata una durata inferiore sul buono o sulle condizioni generali del commerciante.

Per quanto riguarda invece i buoni consegnati ai clienti che hanno effettuato un reso per difetto o insoddisfazione della merce, il commerciante dovrebbe offrire una scadenza ragionevole. Una scadenza troppo breve che sfavorisca il compratore in maniera notevole e ingiustificata non sarà valida secondo l’art. 8 della LCSI.

Alcuni esempi recenti trattati dal servizio InfoConsumi includono buoni per la marca Louis Vuitton, buoni per il centro di arrampicata Evolution a Taverne, buoni di agenzie viaggio e buoni a compensazione del reso di un paio di scarpe ortopediche.

Consigli ACSI

  • Ricordare ai commercianti la validità dei buoni stabilita dalla legge
  • Rivolgersi ad InfoConsumi in caso di problemi per il riscatto del buono

Proteggere la biodiversità per proteggere la vita

Dipendiamo dalla salute del mondo che ci circonda
Siamo tutti ben contenti di aprire il rubinetto e avere dell’ottima acqua potabile. La biodiversità è fondamentale per garantirla: più un suolo è sano, maggiore è la sua capacità di filtrazione e purificazione. Siamo anche ben contenti di respirare aria pulita, avere suoli fertili che permettano la crescita di piante, di frutta e verdura. Risultati permessi dalla presenza di innumerevoli organismi e microorganismi che svolgono un lavoro essenziale nella natura senza chiedere nulla in cambio. Per esempio, la fertilità dei suoli è garantita dall’azione di insetti e microorganismi che rimescolano la terra, distribuiscono le sostanze nutritive e scavano gallerie che arieggiano il terreno. La stessa crescita delle piante avviene solo grazie all’azione di numerosi animali specifici che ne diffondono i semi.

La biodiversità è una delle migliori difese dalle calamità naturali
È stato dimostrato che un ambiente biodiverso è più resiliente. Per esempio un bosco sano può proteggere da frane e valanghe, ma anche immagazzinare CO2 e fronteggiare così il cambiamento climatico. Al contrario, monocolture o ambienti altamente cementificati non forniscono queste medesime protezioni.

Per avere la sicurezza alimentare serve la biodiversità
Senza i servizi forniti da un ambiente naturale diversificato (fertilità del suolo, impollinazione e protezione dagli insetti nocivi) diminuisce anche la produttività agricola. Per garantire la produzione indigena a medio e a lungo termine, è di fondamentale importanza preservare suoli fertili e la ricchezza delle specie. Negli ultimi decenni la cementificazione, la dispersione degli insediamenti e l’uso intensivo del suolo hanno avuto impatto molto negativo.

La biodiversità fa bene alla salute
La natura ci mantiene in salute influenzando positivamente la nostra psiche e il nostro sistema immunitario. Inoltre, la biodiversità fornisce anche benefici diretti alla nostra salute. Un ettaro di bosco, ad esempio, filtra dall’aria fino a cinquanta tonnellate di fuliggine e polvere all’anno. Soprattutto nelle aree urbane e lungo gli assi di traffico, alberi indigeni e spazi verdi migliorano la qualità dell’aria. I principi attivi di 118 dei 150 farmaci prescritti più di frequente provengono inoltre da sostanze naturali.

Attualmente la biodiversità è minacciata
Secondo un recente rapporto dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), circa la metà degli spazi vitali naturali è minacciata nel nostro paese. Un terzo delle nostre specie animali e vegetali è in pericolo o è già estinto. Occorre quindi fermare subito la perdita di biodiversità in Svizzera. Molte persone non sono consapevoli del ruolo cruciale che una natura diversificata svolge per noi. Ci mantiene in salute e sta alla base della nostra produzione alimentare. Ci protegge dalle catastrofi naturali e ci aiuta ad adattarci ai cambiamenti climatici. Il suo valore per le generazioni future è inestimabile. Per questo motivo, come consumatori ma anche come semplici esseri umani, dobbiamo votare SÌ il 22 settembre.

Intermediari assicurativi, bene le restrizioni alle chiamate indesiderate

Gli assicuratori potranno continuare a contattare persone che sono già loro assicurate, o che lo sono state negli ultimi 36 mesi. Ulteriori dettagli sono visibili nel comunicato del Consiglio federale.

L’ACSI coglie l’occasione per ricordare che se il tema delle chiamate indesiderate, la più grande seccatura per i consumatori svizzeri fino ad alcuni anni fa, ha visto notevoli miglioramenti, lo si deve prima di tutto ai filtri introdotti dagli operatori telefonici su pressione delle organizzazioni dei consumatori. In seguito all’introduzione dei filtri, il numero di chiamate si è ridotto massicciamente.

Obliteratori, per l’ACSI nessuno deve essere escluso dal trasporto pubblico

L’ACSI si augura che in Ticino la presenza degli obliteratori continui ad essere garantita. Malgrado la domanda dei biglietti cartacei da obliterare sia in calo, resta il fatto che il trasporto pubblico per definizione deve essere accessibile a tutti. Questo include due categorie di persone che potrebbero trovarsi in difficoltà in caso di totale “digitalizzazione” del servizio: gli anziani da un lato, e i bambini / ragazzini dall’altro. Molti anziani e/o bambini infatti, potrebbero non avere uno smartphone oppure non volerlo usare per questo scopo. Nel caso dei bambini, è importante per molti genitori che i loro figli possano usufruire del trasporto pubblico in autonomia pur non avendo ancora un telefonino.

Il portavoce di AutoPostale Urs Bloch ci ha anche spiegato che “il settore dei trasporti pubblici sta sviluppando alternative per i cosiddetti non-digital”. Tuttavia per ora queste soluzioni non sono ancora pronte. Pertando, l’ACSI ritiene imperativo che gli obliteratori continuino a restare in funzione.

Letterina a Manor, anzi a manor.ch

Cara Manor. Anzi, cara manor.ch,

ti scrivo dopo che ho visto online le tue offerte dell’ultima tornata di saldi, quelli estivi appena conclusi. Avevo bisogno di un paio o tre di nuovi pantaloni e ho fatto un salto sulla sedia quando ho visto i Brax – o Eurex by Brax – modello Jim proposti a soli 37 franchi e 80. Che prezzaccio, che affare! Oltretutto con uno sconto di addirittura l’80% – dicasi ottantapercento, per scriverlo tutto d’un fiato – rispetto al prezzo di partenza da te indicato di 189 franchi. “Quasi quasi li compero al volo senza pensarci su neanche un attimo!”, mi sono detto.

Ma sai come sono fatto, cara manor.ch: certe volte sono diffidente. E poi chi sa mai che sul web non trovo offerte ancora migliori, anche se la tua è una di quelle che fanno venire al volo l’acquolina in bocca? Vado, guardo, frugo e capito sul sito ufficiale della stessa Brax, che i pantaloni modello Jim, insieme ad altri modelli, non solo li produce ma li vende anche direttamente. Ma cavoli, la Brax è meno generosa di te, cara manor.ch! Trovo sì quei pantaloni che mi piacciono, ma scontati soltanto del 27% e quindi la Brax li vende per 109 franchi al paio. Ne correva, quindi, tra questa offerta e la tua! Cosa è mai una riduzione del ventisettepercento rispetto a un’altra dell’ottantapercento, per dirla e scriverla di nuovo tutta d’un fiato?

Poi, guardo meglio e noto, sul sito online della Brax, il prezzo di partenza da cui la casa è partita per calcolare il prezzo ridotto del 27%. Lo indica a 149 franchi ed è quello fissato e consigliato dal produttore. Un prezzo ufficiale che ogni rivenditore può logicamente ritoccare – di norma verso il basso – come meglio crede per incrementare le proprie vendite. E in proposito, cara manor.ch, ti sei davvero superata.

Già, perché per offrire il tuo 80% di sconto e arrivare al prezzo di 37,80 franchi sei appunto partita da un prezzo al paio di 189 franchi. La bellezza di 40 in più rispetto ai 149 della Brax. Ma per chi ci prendi? Per degli allocchi? Perché ci prendi in giro? Se il produttore fissa un prezzo ufficiale, tu lo aumenti in modo così pacchiano e assurdo per far credere che stai proponendo un’offerta ancor più imperdibile di quelle già imperdibili? E poi, sarà un caso isolato oppure sul tuo portale online, cara manor.ch, tutte le offerte vengono… confezionate nello stesso modo per attirare i possibili compratori?

Un caro saluto, tuo Aldo Rossi

(aldo.rossi2024@outlook.com, caso mai tu volessi rispondere per email a questa mia lettera)

PS: cara manor.ch, fra l’altro su amazon.it gli stessi pantaloni, senza che fossero indicati sconti di alcun tipo, li ho trovati in vendita quel giorno a prezzi fra i 48,50 e i 61,31 euro.

Attenzione ai truffatori che si spacciano per Arcobaleno ed FFS!

Le FFS hanno già reso attenti a questo problema. Sono attivi dei truffatori che inviano e-mail di phishing o che fanno circolare promozioni a pagamento sui social media che sembrano essere di Arcobaleno o delle FFS. Cliccando sulle promozioni e fornendo di seguito i propri dati delle carte di credito, si dà loro la possibilità di prelevare denaro. In altri casi gli autori infettano invece con dei virus i computer o gli smartphone di coloro che cliccano sui banner promozionali.

Le aziende di trasporto pubblico forniscono QUI consigli concreti per capire quando un’e-mail proviene davvero da loro.

Le promozioni sui social media che promettono abbonamenti a costi stracciati, spesso con un tocco “regionale” (del tipo, “offerta speciale per i bellinzonesi”, e poi viene indicato un prezzo molto basso per un abbonamento), sono fasulle.

L’ACSI ricorda di essere sempre diffidenti quando si incontrano pubblicità online che propongono prodotti o servizi a prezzi molto bassi.

Storie da InfoConsumi: le emergenze idrauliche

Abbiamo contattato Suissetec, l’associazione svizzera di riferimento dei datori di lavoro per i tecnici della costruzione, sezione Ticino, la quale gentilmente ci ha dato alcune indicazioni utili. Anche in Ticino dal 2023 è disponibile la “Rete degli artigiani per le emergenze”, una lista nazionale di professionisti con servizio d’emergenza 24/7 per problemi relativi ad Acqua/riscaldamento/ventilazione/tetto facciata dove è possibile trovare aiuto nel caso il proprio artigiano di fiducia non sia reperibile. Il servizio offerto è di alta qualità e garantito da Suissetec. Sul sito tecnicidellacostruzione24.ch si trova aiuto in qualsiasi momento. L’assistenza telefonica 24/7 con l’hotline a pagamento 0900 300 300 (fr. 3/min) fornisce supporto per trovare gli artigiani più vicini che effettuano il picchetto. Il costo copre il servizio nazionale di picchetto telefonico. In alternativa è possibile, tramite la ricerca geografica, cercare, tra le 150 ditte associate ticinesi, quale è più vicina e disponibile.

Va detto che le ditte che effettuano i servizi di picchetto non soggiacciono a direttive imperative riguardanti le tariffe d’intervento. Vale la libertà contrattuale e pertanto è consigliabile anche durante l’urgenza farsi fare un preventivo scritto. In caso di rottura del riscaldamento e/o del boiler ad alcuni dei nostri soci è successo di non riuscire ad ottenere un preventivo dell’intervento, neanche verbale. È pure successo che dopo aver assegnato il lavoro del nuovo impianto ad un’altra ditta, il costo “ventilato” del noleggio aumentasse in modo esagerato ed inaspettato. Suissetec-Ticino ci ha confermato che i prezzi del noleggio di boiler e caldaie provvisori per abitazioni unifamiliari sottostanno al libero mercato e hanno un ampio ventaglio. È inoltre una pratica in uso, scalare parzialmente il costo del noleggio dal prezzo finale dell’istallazione del nuovo impianto, del quale ovviamente la ditta è interessata ad ottenere la fornitura.

Blue Sport: Swisscom dovrebbe concedere la disdetta anticipata

Il massimo campionato italiano di calcio ha sicuramente diversi spettatori nella Svizzera italiana. Che per poterlo vedere, hanno magari sottoscritto un abbonamento con Blue Sport. Peccato che per la prossima stagione, i diritti se li è presi un concorrente (DAZN). Quei consumatori che avevano sottoscritto l’offerta di Swisscom pensando di poter vedere la Serie A, hanno tutto il diritto di sentirsi un po’ fregati. Alla luce di questa situazione, secondo l’ACSI un gesto corretto da parte di Swisscom sarebbe concedere la possibilità di dare la disdetta anticipatamente a chi lo desiderasse.

Cogliamo l’occasione per ricordare agli abbonati Blue Sport, che la durata minima del contratto è di 12 mesi per la versione “annuale”. Esiste anche una versione “mensile”, più cara, che può essere disdetta tutti i mesi fin dal primo giorno di abbonamento. Per la versione “annuale”, una volta trascorsi i 12 mesi di durata minima, vale anche in quel caso un normale preavviso di 30 giorni per poter dare la disdetta. Chi avesse sottoscritto il proprio abbonamento almeno 12 mesi fa o avesse sottoscritto la versione “mensile”, può quindi dare la disdetta in qualsiasi momento con un semplice preavviso di 30 giorni.

Temu, bassa qualità e rischi non valgono la candela

Fare shopping via internet come se fossimo miliardari? Perché no? Acquistare molti articoli a nostro piacimento come se avessimo un portafoglio inesauribile come la borsa di Mary Poppins e spendere poco, se non pochissimo? È mai possibile? Certo che è possibile! Lo dicono quelli di Temu, sito online che offre di tutto e di più a prezzi stracciati. E allora, sotto a fare compere! Ma c’è un “ma”. Anzi i “ma” sono parecchi e di non poco conto.

Primo: il sito Temu è cinese ed è finito nel mirino degli esperti di sicurezza informatica con l’accusa di nascondere all’interno dell’app uno spyware – un programma spia – capace di sottrarre tutti i dati degli utenti e di trasmetterli a server basati in Cina, dove gli stessi vengono immagazzinati. E questo in misura decisamente superiore – per quel riguarda la quantità dei dati – rispetto a quanto dichiarato da Temu. Di per sé si potrebbe anche sorvolare sulla questione, perché i nostri dati o una buona parte di essi, fra social media, portali per acquisti via web e quant’altro, li abbiamo già ceduti a destra e a manca, oltretutto senza pensarci su chissà quanto.

Temu è un marketplace – così vengono definiti i siti internet di intermediazione per la compravendita di beni oppure servizi – attraverso il quale i più disparati venditori offrono i più disparati articoli di produzione cinese. E lo fanno a prezzi bassissimi, appunto. Se non che i prodotti venduti attraverso Temu presentano non poche criticità, come appurato anche in Italia da Altroconsumo.

Innanzitutto, se paghi poco o pochissimo, non puoi aspettarti di ricevere prodotti di qualità eccelsa. Logico, d’altronde. È stato però verificato – ed è quel che più conta, per noi consumatori – che per molti articoli l’indicazione CE – la quale attesta che il prodotto rispetta i requisiti minimi in materia di sicurezza, salute e tutela dell’ambiente per la commercializzazione nell’Unione Europea – risulta contraffatta o addirittura è assente. Per quel che riguarda i prodotti cosmetici, è stato inoltre notato che quasi tutti i prodotti presi in esame non riportano l’elenco degli ingredienti o e lo riportano solo parzialmente, senza contare la mancanza di altre informazioni, a iniziare dai quali i numeri di lotto e dai contatti del produttore (da chi potrai mai andare a reclamare, se ti scoppiasse un eritema megagalattico dopo aver utilizzato questa o quella crema, tanto per fare un esempio?).

Insomma, dal punto di vista della facilità delle procedure d’acquisto tramite Temu e della velocità della spedizione degli articoli comperati di falle non ce ne sono, perché il tutto fila via liscio come l’olio. C’è però da chiedersi, come consumatori attenti, se alla fine della fiera i prezzi mega bassi e i rischi che si potrebbero correre utilizzando prodotti che non rispondono agli standard minimi europei valgano la candela. Noi diremmo semplicemente che no, non valgono proprio la candela.

Viagogo continua ad utilizzare pratiche scorrette

La piattaforma Viagogo, che è già finita nell’occhio del ciclone in numerosi paesi, si occupa della rivendita di biglietti per manifestazioni di vario genere. Troppo spesso però, questi biglietti vengono venduti a prezzi maggiorati e il sito utilizza tattiche manipolatorie. Per esempio, viene creata l’illusione che se non si compra subito un biglietto, non sarà più possibile farlo in un secondo momento. Inoltre non vi è chiarezza sul prezzo originale dei biglietti, che vengono rivenduti con supplementi anche esorbitanti.

L’ACSI sconsiglia di acquistare biglietti “di seconda mano”, che comportano spesso un prezzo maggiorato dove gli intermediari attivi nel bagarinaggio si prendono una fetta di torta. In alcuni casi, si rischia anche di ritrovarsi con biglietti non validi o contraffatti.

È arrivata la nuova guida per la gestione del budget di casa

La guida, suddivisa in 10 capitoli, offre suggerimenti su come ottimizzare le proprie finanze e far fronte ad eventuali imprevisti. Aiuta inoltre ad operare alcune scelte riguardanti la propria contabilità personale.

Si tratta di uno strumento rivolto a chiunque, ma che può essere particolarmente utile per chi è a rischio di indebitamento eccessivo o ha problemi nella gestione delle proprie finanze.

È scaricabile in formato digitale dal sito de Il franco in tasca, e può essere richiesta gratuitamente anche in formato cartaceo scrivendo a ilfrancointasca@ti.ch.

Cosa possiamo imparare dalla debacle ‘Windows recall’?

Microsoft ha introdotto una nuova funzione nei computer Windows più recenti chiamata, per l’appunto, ‘Windows recall’. In pratica, il computer fa degli screenshot automatici ogni 5 secondi. Queste istantanee dello schermo vengono poi salvate in un’apposita cartella per tre mesi. Lo scopo ufficiale sarebbe permettere agli utenti di tenere traccia di ciò che fanno col proprio computer ed andare a recuperare qualche informazione se servisse. La funzione, nei piani di Microsoft, sarebbe dovuta essere attiva in automatico su ogni nuovo computer venduto.

Insomma, senza che magari molte persone neanche lo sapessero, tutto ciò che avrebbero fatto quando erano davanti al PC sarebbe stato fotografato e salvato, inclusi dati sensibili, password, conversazioni private e quant’altro.

Non appena i piani dell’azienda sono divenuti pubblici, si è scatenata una tale rivolta che Microsoft ha dovuto inserire rapidamente la retromarcia. Per prima cosa, la funzione sarà disattivata nei nuovi computer, e sarà l’utente a decidere se vuole attivarla. In secondo luogo, l’azienda ha garantito che le immagini sono salvate localmente sui computer e quindi protette. Ha inoltre dichiarato che vi sarà una protezione crittografica di queste istantanee. Molti esperti però hanno mostrato scetticisimo, sottolineando che il rischio che qualcuno possa avere accesso a questi dati rimane.

Al di là di tutto, questo episodio mostra come la privacy stia venendo sacrificata sull’altare dell’intelligenza artificiale. Se però l’intelligenza artificiale si rivela essere un pentolone di dati raccolti un po’ qui e un po’ lì, magari senza il dovuto consenso, per i consumatori non si tratta di una buona novella. Venire fotografati ogni 5 secondi quando si è al computer ha del resto un nonsoché di Grande Fratello.

Comparis non è neutrale: ora se ne tenga conto

Da oltre 25 anni Comparis è uno dei siti più utilizzati in Svizzera per operare confronti. È possibile confrontare tassi ipotecari, premi di cassa malati o assicurazioni di vario tipo. Punto fondamentale: si possono anche richiedere delle offerte direttamente dal sito. Il Tribunale amministrativo federale ha dato ragione lo scorso 12 luglio alla FINMA e alle organizzazioni di difesa dei consumatori e dei pazienti, stabilendo che in realtà Comparis deve essere considerato alla stregua di un intermediario assicurativo.

L’ACSI, così come le consorelle Konsumentenschutz ed FRC, da anni sottolinea che Comparis si promuove definendosi neutrale, ma in realtà guadagna denaro facendo da intermediario e riscuotendo commissioni dalle compagnie assicurative.

L’ACSI raccomanda di utilizzare priminfo.ch per confrontare i premi di cassa malati.

I minorenni possono concludere un contratto?

In linea di principio, come indicato dall’articolo 19 cpv 1 del Codice civile, i minorenni non possono concludere un contratto senza avere il consenso del loro rappresentante legale.

Ci sono due casistiche:

  1. Sul sito è indicata chiaramente l’età a partire dalla quale un utente può effettuare una transazione o se il minore è invitato a chiedere il consenso dei suoi genitori. Nel caso in cui l’utente minorenne fornisca informazioni false o non rispetti le istruzioni, dovrà rispondere dei danni causati.
  2. Sul sito in questione non viene richiesto di sapere se la persona che stipula il contratto sia minorenne o meno. In questo caso il rappresentante legale può semplicemente segnalare alla società che non intende ratificare il contratto. In questo caso ciascuna delle parti potrà pretendere la restituzione dei servizi forniti.

Obsolescenza programmata: il Consiglio federale come Ponzio Pilato

La scelta di un’azienda produttrice di ridurre intenzionalmente la durata di vita di un proprio prodotto è definita obsolescenza programmata. È un fenomeno da tempo condannato dalle associazioni di difesa dei consumatori. Fra gli esempi più conosciuti quelli delle stampanti, ancora in grado di stampare ma che si bloccavano dopo un certo numero di stampe, o ancora i vari aggiornamenti degli apparecchi digitali che li rendevano obsoleti (è successo anche con gli smartphone).

Negli ultimi anni, questo fenomeno è diventato sempre più difficile da smascherare: sia perché può darsi che alcune aziende siano diventate più virtuose, sia perché altre sono diventate più attente a non rendere così ovvio il meccanismo (del tipo: la stampante che si blocca raggiunto un certo numero di stampe).

È deludente che il Consiglio federale, di fronte alla difficoltà nel dimostrare che la durata di vita di un prodotto sia stata limitata in maniera intenzionale, decida sostanzialmente di non prendere provvedimenti concreti. E questo seppur il governo stesso sottolinei come a bloccare molti consumatori dal denunciare queste pratiche siano semplicemente gli ingenti costi giuridici e i rischi associati ad una causa in un paese nel quale, di fatto, l’azione collettiva non esiste.

I nostri colleghi della Konsumentenschutz hanno proposto vari strumenti concreti che sarebbero già attuabili fin da subito per combattere queste pratiche.

L’ACSI coglie l’occasione per ribadire l’importanza del portare avanti i principi del diritto alla riparazione in Svizzera, sulla falsariga di quanto già fatto in diversi paesi europei. In tal proposito, oltre ai requisiti di progettazione che spingono a produrre oggetti più facilmente riparabili, occorre garantire servizi di riparazione a prezzi accessibili e la disponibilità dei pezzi di ricambio. L’ACSI continua anche a sostenere l’introduzione di un’etichetta che valuti la riparabilità dei prodotti, come già avvenuto alcuni anni or sono in Francia. Infine, il diritto di garanzia in Svizzera è obsoleto e va rivisto: particolarmente efficace nel promuovere comportamenti virtuosi fra i produttori sarebbe l’aumento della garanzia legale da 2 a 5 anni. A quel punto, sarebbe nell’interesse delle aziende produttrici che i prodotti “sopravvivano” almeno 5 anni, con un vantaggio sia per l’ambiente che per il portafoglio.

Ecco perché diversi farmaci costano di più

Immaginiamo la reazione di molte persone quando si sono rese conto che da questo mese il costo di medicamenti di uso comune come Dafalgan, Ibuprofene e Ponstan è aumentato massicciamente. Ciò è dovuto all’adeguamento dei margini dei medicamenti approvato lo scorso dicembre. Sebbene un’importante correzione sui margini era attesa da tempo, la soluzione adottata va a discapito dei pazienti. Essa porta infatti ad aumenti di prezzo anche importanti per più di un farmaco su due (si stima circa il 56%). Se è vero che d’altro canto molti farmaci più cari hanno visto il proprio prezzo diminuire, portando ad un risparmio complessivo (al netto degli aumenti) di circa 60 milioni all’anno, rimane il fatto che per il consumatore comune che non fa uso di questi medicamenti vi saranno solo svantaggi. Inoltre, 60 milioni sono una goccia nell’oceano e un risparmio ben inferiore a quello che si sarebbe dovuto ottenere.

Il nocciolo della questione è che i margini di guadagno dei vari intermediari, incluse farmacie, medici e ospedali, rimangono eccessivi in Svizzera se paragonati a quelli di altri paesi. Grazie ad un efficace lavoro di lobbying a Berna, i beneficiari di questi margini elevati sono riusciti ad evitare che il Consiglio federale sfruttasse l’enorme potenziale di risparmio proprio sui margini dei medicamenti, che Santésuisse stima in 458 milioni di franchi all’anno.

I maggiori beneficiari di una riduzione importante dei margini di guadagno sui farmaci, ovvero i pazienti, non erano al tavolo delle trattative. L’Alleanza (ACSI, Konsumentenschutz, FRC) è infatti stata interpellata soltanto in dirittura d’arrivo, quando ormai tutto era già stato deciso. Nel corso di due riunioni convocate con breve preavviso nell’autunno del 2023, è stata respinta a maggioranza un’altra opzione che avrebbe potuto generare risparmi di centinaia di milioni. A causa delle franchigie, i pazienti spesso finiscono per pagare di tasca propria i medicamenti meno costosi. In pratica siamo quindi di fronte ad uno spostamento dell’onere sui pazienti.

L’ACSI ritiene che anziché aumentare i margini dei medicamenti a basso costo, occorrerebbe ridurre i margini di tutte le fasce di prezzo. La riduzione del prezzo dei farmaci costosi è comunque una notizia positiva, e l’eliminazione dell’incentivo a vendere farmaci più cari è corretta. Ciò non cambia tuttavia il fatto che in Svizzera vengano praticati margini troppo elevati.

Ne abbiamo parlato nella Bds 4.24.

Labelinfo: aggiornati anche i label tessili

Il controllo indipendente operato da labelinfo.ch ha permesso di mettere sotto la lente alcuni dei label diffusi nel settore tessile. L’industria dell’abbigliamento è confrontata a numerosi problemi sia sociali che ambientali nella sua filiera, che parte dall’estrazione delle materie prime ed arriva alla lavorazione finale. Alcuni dei temi sono: i salari molto bassi in molti paesi produttori, gli orari di lavoro lunghissimi o il lavoro minorile. Sul fronte ambientale, un aspetto centrale è quello del consumo di acqua, un’altro è l’utilizzo di pesticidi nella coltivazione del cotone e un altro ancora il rilascio nell’ambiente di scarti di vario genere, fra i quali sostanze chimiche inquinanti.

Soltanto uno dei venti label esaminati ha ricevuto la valutazione “eccellente”. Maggiori dettagli su labelinfo.ch.

Occhio alle false pagine di accesso all’e-banking

I truffatori creano copie dei siti internet, magari con un indirizzo soltanto leggermente diverso, che a prima vista appaiono identiche all’originale. Questo può rivelarsi particolarmente pericoloso nel caso delle pagine di accesso al proprio ebanking. Inserendo i propri dati di accesso sul sito “fasullo” si darà infatti la possibilità ai truffatori di utilizzare questi dati per effettuare l’accesso al nostro vero ebanking.

Recentemente, Raiffeisen ha messo in guardia i propri clienti e fornito alcuni consigli. La banca ha segnalato anche che spesso i truffatori attraverso annunci a pagamento fanno in modo che il loro sito compaia in cima ai risultati sui motori di ricerca.

Alcuni consigli ACSI:

  • Quando arrivi su un sito attraverso un link di qualsiasi tipo, assicurati sempre di trovarti sul sito corretto, controllando l’indirizzo (per esempio, acsi.ch);
  • Per avere la certezza di andare sul sito corretto, digita manualmente il link nella barra degli indirizzi del tuo browser;
  • Presta particolare attenzione a questi aspetti quando ti rechi su siti nei quali devi inserire dati personali importanti, o su siti attraverso i quali accederai ad informazioni bancarie o finanziarie;
  • Attiva sempre l’autenticazione a due fattori;

Creatina, a cosa fare attenzione?

La creatina è un derivato amminoacidico naturalmente presente nell’organismo dei vertebrati, in particolare nei muscoli e nel cervello. Senza entrare eccessivamente nei tecnicismi, possiamo semplificare dicendo che essa consente di produrre l’energia necessaria a svolgere processi che richiedono sforzi muscolari. Non c’è quindi da stupirsi se, in particolare nello sport competitivo di alto livello, l’uso di integratori che la contengono sia piuttosto comune.

Come assumiamo la creatina “normalmente”?
Non c’è bisogno di assumere degli integratori perché il nostro corpo abbia la creatina che gli serve. Il fabbisogno viene normalmente colmato da un lato con l’assunzione di cibi di origine animale (in particolare carne e pesce) e dall’altro con la produzione interna (il corpo è in grado di produrre autonomamente un certo quantitativo di creatina, che varia da persona a persona, sufficiente generalmente a coprire una parte importante del fabbisogno).

L’articolo completo, apparso nella Bds 4.24 è visualizzabile qui sotto:

Pacchetti roaming per le vacanze: spesso convengono le eSIM

Le eSIM sono delle “SIM virtuali”, che non devono essere inserite fisicamente nel telefono. Basta scansionare un codice QR. Le cosiddette Travel-SIM sono delle eSIM che offrono dati internet all’estero per dei brevi periodi.

Come dimostrano i dati del confronto resi noti dai nostri colleghi d’oltralpe, utilizzare delle eSIM da viaggio permette di spendere molto meno. Fino ad un minimo di 4 dollari per 2GB, e 12 dollari e 99 centesimi per 5GB. Le offerte di “pacchetti roaming” proposte dagli operatori svizzeri sono molto più care (costano generalmente 3 o 4 volte tanto).

Tuttavia, è bene essere consapevoli che mentre i pacchetti roaming proposti da Swisscom, Sunrise, Salt & co. hanno una durata di un anno (validità minima imposta dalla legge), lo stesso non si può dire per queste alternative. Bisogna quindi acquistare soltanto i dati di cui si ha veramente bisogno nel breve periodo: a volte la validità è soltanto di una settimana.

Alcuni suggerimenti concreti:

  • Se ti trovi spesso all’estero, valuta abbonamenti che abbiano un certo quantitativo di dati inclusi all’estero;
  • Effettuando chiamate tramite internet (WhatsApp, Telegram etc), eviterai i costi di roaming per le chiamate;
  • Non visualizzare video quando ti trovi all’estero: consumano moltissimi dati. Se proprio devi farlo, collegati ad una rete wi-fi;
  • Imposta un tetto massimo per le tue spese di roaming: solitamente è possibile farlo dallo spazio clienti del sito internet della tua compagnia. Altrimenti, chiedi al tuo operatore come fare;
  • Quando ti trovi in zone di confine in Svizzera, se vuoi evitare spese aggiuntive inattese, disattiva il roaming;

Storie da InfoConsumi: far cancellare un’esecuzione

Il creditore originario aveva ceduto il credito ad Intrum SA che ha creduto di poter fondare la sua pretesa di pagamento sull’attestato di carenza beni emesso a seguito di un pignoramento il 2.5.1995. A torto. Siccome al momento di notificare i precetti esecutivi (15.6.2023) il termine di prescrizione ventennale era nel frattempo già scaduto (2.5.2015), la giurista dell’ACSI ha deciso di adire subito la via legale presentando al Giudice di pace di Locarno una petizione tendente a far stabilire l’inesistenza del debito per avvenuta prescrizione dello stesso. Il mezzo procedurale a disposizione di chi si vede precettato a torto è specificato nell’art. 85 a LEF che permette all’escusso di adire la via legale per far accertare l’inesistenza del debito e, contemporaneamente, per far ordinare dal Giudice la cancellazione delle esecuzioni promosse a torto.

Questi sono i risultati che il nostro socio ha ottenuto grazie alla consulenza fornita dall’ACSI: il Giudice ha accolto tutte le domande del nostro socio, posto a carico di Intrum SA le spese di giustizia anticipate dal nostro socio (fr. 250) e riconosciuto a quest’ultimo un’indennità di inconvenienza pari al forfait pagato all’ACSI (fr. 200).

Swisscom abolisce il tuo abbonamento? Puoi dare la disdetta!

Ultimamente diversi soci ci hanno segnalato il proprio disappunto riguardo al contenuto delle lettere che hanno ricevuto da Swisscom. In esse viene menzionato che a partire da una data futura, che per alcuni è il 1° luglio, beneficeranno di nuovi abbonamenti in sostituzione dei vecchi ritenuti da Swisscom obsoleti. I nuovi abbonamenti giungeranno tuttavia con esosi aumenti di prezzo che variano dal 100% al 200%. Swisscom, che aveva dichiarato che non avrebbe aumentato i prezzi fino ad inizio 2025, giustifica tale procedura indicando che tali abbonamenti sono da tempo chiusi alla vendita e che si è ritenuto necessario un aggiornamento della propria offerta con prodotti al passo con i tempi.

I nuovi abbonamenti, è vero, prevedono prestazioni aggiuntive che però i consumatori non hanno mai richiesto, non desiderano e neanche necessitano.

Ad esempio, BLUE TV S a fr. 5.— (100 canali TV, senza replay) sarà sostituito da BLUE TV S con replay incluso fino a 30 ore e 150 canali TV al prezzo di fr. 14.90. Un aumento del 200% ingiustificato per chi era soddisfatto del proprio abbonamento e non è interessato a guardare o rivedere trasmissioni dei giorni precedenti; oppure il prodotto OPZIONE MULTIROOM Blue TV a fr. 5.–/mese per un apparecchio supplementare sarà sostituito da MULTIROOM MAX Blue TV fino a 4 dispositivi supplementari a fr. 9.90 – con un rincaro del 100% per chi ha un secondo televisore. Di certo non tutti hanno la necessità e la disponibilità ad avere più di due apparecchi in casa.

Le condizioni generali di Swisscom prevedono al punto 13. quanto segue: “SWISSCOM si riserva il diritto di adattare in qualsiasi momento i prezzi, i propri servizi, le condizioni speciali e le condizioni delle offerte. Swisscom comunica le modifiche al cliente adeguatamente (ad es. sulla fattura o via e-mail). Se Swisscom aumenta i prezzi in modo da causare un onere elevato per il cliente o se modifica un servizio di cui il cliente usufruisce sensibilmente a svantaggio del cliente, Swisscom ne informa il cliente in tempo e in anticipo e il cliente può disdire anticipatamente il concernente servizio in questione entro la data di entrata in vigore della modifica senza subire conseguenze finanziarie. In caso contrario le modifiche si ritengono accettate.”

I consumatori sono quindi protetti dalla modifica unilaterale del contratto d’abbonamento di Swisscom se non la condividono. Sarebbe però auspicabile che Swisscom fornisca nella sua comunicazione alla clientela un’informazione più trasparente e corretta ricordando anche la possibilità di disdetta straordinaria entro la data di inizio del nuovo abbonamento senza obbligo di pagare alcuna penale.

Riteniamo infatti non sia sufficiente mettere a disposizione il numero gratuito 0800 800 800 dove operatori zelanti patteggiano proposte risolutive per accontentare e fidelizzare clienti delusi ed amareggiati, legandoli peraltro a nuove condizioni, magari per i prossimi 2 anni. Ma andrebbe esplicitamente scritto nella lettera che il cliente dispone del diritto di disdetta straordinaria come prevede il punto 13. delle CG.

L’ACSI consiglia ai consumatori coinvolti di:

  • attivarsi senza indugio presso Swisscom esprimendo il proprio disappunto e ricordando il proprio diritto alla disdetta straordinaria;
  • cercare eventualmente alternative presso altri operatori che rispondono alle proprie esigenze e abitudini;
  • nel caso le offerte siano vantaggiose inoltrare la disdetta prima dell’inizio del nuovo abbonamento, per raccomandata, ricordandosi di spedire la lettera con alcuni giorni di anticipo sulla scadenza;

BudgetCH, uno strumento utile per gestire la propria contabilità

Il primo fondamentale step per un’accurata gestione delle proprie finanze personali è quello di avere il controllo sulle proprie uscite. E per poterlo fare, occorre avere un metodo per tenerne traccia. Quanto sto spendendo all’anno per i trasporti, per le assicurazioni o ancora per l’alloggio? Quanto invece per viaggi, per i prodotti alimentari o per i miei abbonamenti di telefonia e internet? Sono domande alle quali per poter rispondere con precisione, occorre tener traccia delle spese. In particolare per quel tipo di spese che non sono sempre uguali e ricorrenti (per queste spese, infatti, è sufficiente un rapido calcolo), bensì sono irregolari.

Tenere traccia delle proprie spese porta molte persone a restare rapidamente sorprese dal peso di alcune categorie rispetto ad altre. Per esempio, quanto vanno a pesare sul budget annuale cose apparentemente insignificanti, come caffè o sigarette? Quanto risparmio può portare sull’arco di un anno una differenza di spesa anche piccola, ma ricorrente? Insomma, solo tenendo effettivamente traccia di come spendiamo i nostri soldi possiamo davvero rendercene conto.

Un aspetto importante è imparare a ragionare su base annuale, e non mensile. Questo perché molte spese non si presentano tutti i mesi, eppure questo non vuol dire che si possa permettersi di sottovalutarle. Perché quando arrivano…arrivano. Basti pensare alle imposte. Una corretta pianificazione anche di questo tipo di uscite, accantonando mensilmente il denaro per farvi fronte quando si presenteranno, permette di ridurre stress e grattacapi.

BudgetCH:uno strumento utile

Per prendere il controllo delle proprie finanze, l’app Budget CH è uno strumento certamente valido. L’applicazione per smartphone dell’associazione Budgetberatung permette di creare un proprio budget inserendo tutte le uscite tanto quelle regolari, quanto quelle estemporanee. Alla fine si ottiene un colpo d’occhio sulla propria situazione entrate/uscite suddivise per categorie, alla quale di mese in mese possono essere aggiunte spese specifiche che non sono incluse nel budget. Ogni volta che si aggiunge una spesa, si può assegnare una determinata categoria (per esempio: “vacanze”, o “automobile” o ancora “assicurazione”). È inclusa anche una sezione dedicata al risparmio, nella quale c’è anche la possibilità di inserire quanto si versa per il terzo pilastro. L’app contiene infine delle sezioni “statiche” che propongono consigli e informazioni pratiche.

Un vantaggio nell’utilizzare un’app è che lo smartphone ci accompagna durante tutta la giornata, ed è quindi sempre a portata di mano per inserire le spese. Un pregio di questa app in particolare, a proposito di finanze personali…è che è gratuita. Molte altre alternative commerciali disponibili sul mercato, sono a pagamento.

Quali sono le pecche? Ne abbiamo rilevata una in particolare: la traduzione italiana. Come qualsiasi utente si accorgerà rapidamente dopo averla scaricata, l’app contiene svariati termini quantomeno po- co adatti al contesto in cui vengono inseriti, se non in alcuni casi del tutto errati. Un peccato, visto che si tratta di uno strumento molto utile. Ma per chi è disposto a passare sopra a qualche piccolo errorino, l’utilizzo è più che consigliato.

Attenzione alle truffe con le QR fatture

Le istruzioni riportate su queste lettere non devono in alcun caso essere seguite. Il QR code contiene collegamenti che portano a siti dei truffatori. Postfinance ha creato una pagina sul proprio sito con consigli utili per i consumatori.

In generale, in caso di qualsiasi tipo di dubbio di fronte alla ricezione di lettere, telefonate o e-mail sospette, l’ACSI consiglia di prendersi il tempo e con calma contattare il proprio istituto bancario attraverso un canale verificato (numero di telefono, facendo attenzione che sia quello corretto, e-mail a un’indirizzo corretto, o anche una visita diretta allo sportello). Non bisogna farsi prendere dalla fretta di fronte a richieste pressanti di qualsiasi tipo. Le banche non hanno infatti comportamenti di questo tipo, sono al contrario i truffatori che cercano di convincere le vittime a svolgere rapidamente delle azioni senza riflettere.

Da dove arriva tutto questo sale?

Il consumo di sale pro capite in Svizzera si attesta attorno agli 8,7 grammi al giorno. La quantità raccomandata dall’OMS è di 5 grammi al giorno (come tetto massimo). Lo studio dell’USAV ha confermato le conseguenze negative di questo consumo sulla salute: i partecipanti allo studio che consumano grandi quantità di sale hanno una pressione arteriosa molto più elevata, con conseguente rischio incrementato di infarto o ictus. I costi per il sistema sanitario sono ingenti.

La fascia di popolazione più toccata dal problema sono gli uomini fra i 45 e i 59 anni, che assumono in media quasi 11 grammi di sale al giorno. La grande maggioranza del sale assunto non proviene tuttavia dall’aggiunta dei consumatori stessi, bensì è già contenuto nei prodotti trasformati che mangiano. Secondo l’USAV, il grosso di questo sale proviene da pane e prodotti da forno, piatti pronti, contorni e prodotti a base di carne.

Alcuni mesi fa abbiamo controllato i quantitativi di sale presenti in diversi tipi di prodotti nei supermercati, e abbiamo constatato che nel complesso l’industria agroalimentare non sta facendo i passi necessari riducendo il quantitativo di sale presente nelle ricette.

È di poche settimane fa la notizia della rinuncia di Migros al Nutri-Score, l’etichetta semaforo che aiuta consumatrici e consumatori a prendere consapevolezza del contenuto dei prodotti che acquistano.

I consigli dell’USAV per i consumatori:

  • Consumare con parsimonia derrate alimentari trasformate. Chi le acquista dovrebbe prestare attenzione al contenuto di sale e confrontare tra loro i vari prodotti.
  • Evitare i piatti pronti e cucinare utilizzando prodotti freschi anziché già trasformati.
  • Insaporire con erbette, spezie o altri condimenti come ad es. aglio o pepe. Regolare la sapidità soltanto alla fine con sale.
  • Assaggiare il cibo prima di aggiungere sale.
  • Ridurre per gradi la quantità di sale, brodo, salsa di soia ecc. così da abituarsi più facilmente al nuovo gusto delle pietanze.
  • Buono a sapersi: il sale marino e altre specialità non sono un’alternativa al sale in quanto il loro tenore di sodio è identico a quello del sale da cucina.

Nutri-Score: più trasparenza nei chioschi

Una notizia importante e positiva, in un momento in cui il Nutri-Score si sta diffondendo in diversi paesi europei, ma sta invece subendo una battuta d’arresto in Svizzera, a tutto discapito delle consumatrici e dei consumatori elvetici, che rischiano di avere un’arma in meno per cercare di valutare le qualità nutrizionali dei prodotti che acquistano. La decisione di Migros rappresenta infatti un grosso passo indietro.

Per maggiori informazioni sul Nutri-Score, clicca QUI.

Caffè riparazione: gli appuntamenti di giugno

8 giugno, dalle 10.00 alle 14.00, in occasione del mercato in piazza a Novazzano (Via Giuseppe Motta 2)
8 giugno, dalle 14.00 alle 18.00 a Grono (GR), presso la Scuola elementare
22 giugno, dalle 14.00 alle 17.00, presso La Nocciola (Salita San Michele 3, Bellinzona)
25 giugno, dalle 09.00 alle 14.00, in occasione delle giornate degli ingombranti, in Piazza del Centro a Cugnasco-Gerra

Per maggiori informazioni sul Caffè riparazione, clicca QUI.

Sai quanti rifiuti “produce” il tuo Comune?

I dati provengono dalla piattaforma OASI e OKKIO li ha riorganizzati per fare una vera e propria graduatoria dei comuni ticinesi. L’anno più recente disponibile è il 2022. Le cifre del 2023 arriveranno infatti soltanto nel prossimo autunno. È interessante vedere come le differenze fra un comune e l’altro possano essere in alcuni casi davvero massicce.

Apre Personico, chiude Verzasca
Nel 2022 gli RSU di Personico corrispondevano a 107kg per abitante. Nel comune di Verzasca, eravamo invece a 417 kg per abitante. Una forbice davvero notevole.

Fra i comuni più virtuosi, dopo Personico completano la “Top 10” Ponte Capriasca (111kg per abitante), Serravalle (112), Vernate (121), Cugnasco-Gerra (123), Bedano (129), Torricella-Taverne (129), Origlio (132), Riviera (133) e Breggia (134).

In fondo alla classifica troviamo invece Gambarogno (291), Sorengo (293), Orselina (348), Muzzano (355), Ascona (359), Vico Morcote (361), Morcote (381), Ronco sopra Ascona (398), Brissago (399) e appunto Verzasca.

Fra i big meglio Bellinzona
Quali sono le cifre dei quattro grandi comuni? Bellinzona è il più virtuoso (164), seguito da Mendrisio (204), Lugano (228) e Locarno (243).

I dati completi sono visualizzabili nella tabella allegata.

Sì a premi di cassa malati meno onerosi e al sostegno alle rinnovabili

Il problema dei costi della sanità deve essere affrontato subito
Il numero di persone per le quali i costi della salute sono diventati insostenibili continua ad aumentare. Negli ultimi 20 anni, i premi di cassa malati sono più che raddoppiati. Inutile dire che la crescita dei salari non è stata paragonabile. In Ticino poi i premi hanno subito un aumento attorno al 10% per due anni consecutivi. I sussidi non sono sufficienti: a dimostrarlo le circa 400’000 persone che ogni anno vengono perseguite dalle assicurazioni sanitarie per inadempienza.
Di fronte a questa situazione, occorre innanzitutto un intervento concreto: limitare i premi al 10% del salario rappresenta una soluzione temporanea per garantire l’assistenza sanitaria di base indipendentemente dal reddito. L’ACSI ritiene che non si possa più temporeggiare e che solo votando sì si potrà dare uno scossone al sistema.
Contemporaneamente occorrerà certamente intervenire sui costi che stanno alla base di questi premi. L’ACSI predilige tuttavia il controprogetto indiretto del Consiglio federale all’Iniziativa “Per un freno ai costi”, che implica il rischio di un razionamento delle cure.

Sì alle rinnovabili e all’indipendenza energetica della Svizzera
La transizione energetica va sostenuta con misure immediate: è impensabile continuare a produrre la stessa quantità di emissioni di CO2 nei prossimi decenni senza sviluppare al contempo delle alternative. Occorre soprattutto garantire l’approvvigionamento energetico della Svizzera.
Il nostro paese ha tutto da guadagnare in questo ambito: anziché acquistare combustibili fossili a caro prezzo arricchendo i paesi esportatori ed esponendo i consumatori a molte incognite, la Svizzera potrebbe rendersi più indipendente attraverso le rinnovabili e produrre più energia “in casa”. L’idroelettrico non basta, lo sviluppo del solare e dell’eolico è quindi assolutamente necessario. La Svizzera italiana ha la fortuna di avere un territorio che dispone di un grande potenziale di energia solare.
L’obiettivo di fondo della modifica della legge federale sull’energia è quello di creare le basi per aumentare in tempi brevi la produzione in Svizzera di elettricità a partire da fonti rinnovabili come acqua, sole, vento o biomassa. Inoltre, la rete elettrica deve essere aggiornata e potenziata in virtù delle mutate esigenze, date per esempio dalla diffusione crescente delle auto elettriche e delle pompe di calore. L’ACSI condivide questi obiettivi e crede che sia nell’interesse di tutti i consumatori ridurre progressivamente la dipendenza della Svizzera dai combustibili fossili rafforzando invece le rinnovabili. Agire ora ci permetterà di essere padroni delle scelte future, anziché subirle.

La rinuncia di Migros al Nutri-Score penalizza i consumatori

L’ACSI si batte da anni insieme a un’ampia alleanza di associazioni attive nella promozione della salute affinché le consumatrici e i consumatori siano meglio informati sul contenuto dei prodotti che acquistano. Informazione che deve essere trasmessa in un linguaggio chiaro e alla portata di tutti.  

Il Nutri-Score è stato introdotto a livello volontario in vari paesi europei (oltre alla Svizzera, è presente in Francia, Germania, Spagna, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Austria) ed è concepito per aiutare chi fa la spesa a rendere più bilanciata e salutare la propria dieta. È uno strumento basato su criteri scientifici e indipendente dalle influenze e dalle logiche di mercato. Questa etichetta a semaforo fa da ottimo complemento alla piramide alimentare svizzera. Il primo passo è svolto dalla piramide, che aiuta a gestire le quantità delle differenti tipologie di cibi e bevande, mostrando come avere una dieta variata ed equilibrata (ad es. prediligere la frutta e la verdura, consumare porzioni corrette, ridurre gli zuccheri e i grassi, …). Il secondo passo lo fa il Nutri-Score, che aiuta a confrontare i prodotti della medesima tipologia sullo scaffale del supermercato (es. tra le lasagne congelate quale è più equilibrata? tra gli yogurt? … ).  

Si tratta di uno strumento necessario: il 40% della popolazione svizzera è in sovrappeso e i professionisti della salute insistono da tempo sull’importanza della dieta per combattere le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità ed altre patologie. Il Nutri-Score gode di ampio sostegno nel mondo sanitario, dove le conseguenze di un’alimentazione poco sana sono ben chiare e visibili. 

Le forti resistenze delle lobby dell’industria agroalimentare e di alcuni produttori, accompagnate da campagne di disinformazione che sono andate intensificandosi negli ultimi anni, stanno purtroppo portando i loro frutti. Questa decisione di Migros ridurrà la trasparenza per i consumatori svizzeri, nello stesso momento in cui il Nutri-Score si sta invece diffondendo in molti paesi europei. Si tratta di un grave errore che va a discapito della salute pubblica. L’ACSI chiede a Migros di ripensarci, nell’interesse di tutte le consumatrici e i consumatori svizzeri che si recano presso il grande distributore a fare i propri acquisti. 

Comune Zero Rifiuti: bilancio e sguardo al futuro


La Svizzera figura ai primi posti della classifica mondiale per la produzione di rifiuti, con oltre 700 kg/abitante all’anno. Per far fronte a questo problema l’ACSI ha deciso di promuovere una strategia che sottintende la necessità di salvaguardare le risorse naturali, ovvero le materie prime che vengono estratte per produrre i beni di consumo, che finiscono successivamente e per una buona parte (ca. il 47% secondo la media nazionale), negli inceneritori. Questo rappresenta un vero sperpero di risorse ed è proprio in questo contesto di lotta agli sprechi che è nato il progetto, ispirato a iniziative analoghe sostenute dal movimento ZeroWaste Switzerland

Attività concrete – Nei Comuni aderenti sono state promosse, sull’arco di almeno due anni, diverse iniziative: dal coaching con un gruppo di economie domestiche volontarie disposte a impegnarsi per dimostrare che ridurre i rifiuti è possibile, a momenti di incontro con la popolazione, dalla sensibilizzazione dei negozianti per incentivare la vendita di prodotti sfusi, al dialogo con i ristoratori per ridurre lo spreco alimentare e con gli organizzatori di eventi affinché “festa” non faccia più rima con “montagne di rifiuti”. “In generale, gli sforzi si sono rivolti verso l’attuazione degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (OSS) dell’Agenda 2030 dell’ONU che prevedono una riduzione sostanziale della produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclo e il riutilizzo” – rileva Viola Ferdani, responsabile del progetto – “L’ACSI ha agito da intermediaria fornendo ai Comuni gli strumenti e le conoscenze necessarie per implementare queste pratiche e sostenere una trasformazione che inizia dall’educazione di singole economie domestiche e si estende all’intera comunità. Dopo il primo triennio il progetto coinvolgerà anche altri enti locali, che comunicheremo nei prossimi mesi”.

I principi delle “4 erre” – Fin dalla sua nascita nel 1974 l’ACSI si è battuta per la salvaguardia delle risorse naturali, il rispetto dell’ambiente e la riduzione degli sprechi. Quando quasi nessuno ne parlava, l’associazione ha lanciato proposte concrete per mettere in atto i principi delle “4 erre” (ridurre, riutilizzare, riparare, riciclare). La segretaria generale dell’ACSI Antonella Crüzer ha sottolineato: “Negli anni sono stati promossi i mercatini dell’usato e le azioni di scambio dell’usato, senza dimenticare le campagne di sensibilizzazione per evitare, già al momento dell’acquisto, i prodotti con imballaggi inutili e per utilizzare borse di stoffa anziché i sacchetti di plastica. Sono poi seguite le campagne a favore dell’acqua del rubinetto e contro lo spreco alimentare, fino ai progetti più recenti: il Caffè riparazione, le azioni contro l’obsolescenza programmata e a favore di un indice di riparabilità. Proseguendo su questa traiettoria, l’ACSI ha introdotto in Ticino i principi del movimento Zero Rifiuti, dimostrando così l’importanza di un maggior impegno da parte dei consumatori ma anche da parte dei Comuni per un futuro più sostenibile.”

Alla conferenza stampa di bilancio del progetto Zero Rifiuti sono intervenuti il Capoufficio dei rifiuti e siti inquinati del Dipartimento del territorio (DT) Mauro Togni, il Capo settore Ambiente e Clima della Città di Mendrisio Gabriele Martinenghi e la co-fondatrice di ZeroWaste Switzerland Natalie Bino.

Storie da InfoConsumi: il tormentone Pedemontana

Il tema non è nuovo, anzi, è un vero e proprio tormentone del quale si era occupato anni fa anche Patti Chiari e che ricompare ad intermittenza sui media ticinesi. A quanto pare, il rischio di ricevere richieste di pagamento per un passaggio sulla tratta autostradale della Pedemontana in realtà mai avvenuto continua a sussistere. Prova ne è il fatto che proprio la giurista dell’ACSI Katya Schober-Foletti ha ricevuto circa 3 mesi fa una richiesta di pagamento in tal senso. All’ora e al giorno incriminati, lei non ha però affatto transitato sull’autostrada in questione, bensì si trovava nel proprio studio legale in Ticino.

Cosa fare se mi capita?
Chi legge si chiederà: cosa posso fare dunque se ricevo una richiesta di pagamento ingiustificata? La giurista ACSI si è limitata a contestare l’avvenuto passaggio con l’apposito formulario che viene inviato in allegato alla richiesta di pagamento, e in seguito, a precisare via mail alla Nivi S.p.A., che si occupa della riscossione, alcuni dettagli aggiuntivi. Nello specifico, che lei nel giorno in questione si trovava altrove e che richiedeva una foto documentale che dimostrasse il suo passaggio (e non quello di qualcun altro…). In un precedente caso infatti, era emerso che la targa fotografata non corrispondeva in realtà alla sua. Nivi S.p.A. ha risposto che si era trattato di un “errore di natura tecnica” e ha annullato la richiesta di pagamento.

La speranza è che il tutto non debba ripetersi per una terza volta fra qualche mese, sottraendo tempo prezioso alla nostra giurista che deve già occuparsi dei casi di InfoConsumi…

Il piatto equilibrato diventa digitale: le ricette a portata di clic

Abbiamo posto a Rubina Bianchetti, collaboratrice scientifica dell’Ufficio del medico cantonale, alcune domande per approfondire il funzionamento di questo “ricettario interattivo”.

Cos’è il sito www.ti.ch/ilpiattoequilibrato e come funziona?
È un nuovo sito con ricette che rispettano i principi dell’alimentazione equilibrata. Con questo strumento interattivo è possibile creare più di 24’000 piatti equilibrati selezionando le ricette dei 3 gruppi alimentari che lo compongono: (1) una porzione di verdura/frutta, (2) un farinaceo (patate, riso, pasta, pane, altri cereali) e (3) un alimento ricco in proteine (carne, pesce, uova, legumi, tofu o latticini). La selezione delle ricette è facilitata dai filtri quali stagionalità, ingredienti, tempo di preparazione, ecc. Sul sito sono disponibili anche un’ampia scelta di piatti unici, diversi esempi di menu giornalieri equilibrati di stagione (colazione, pranzo, spuntini, cena) e una sezione dedicata agli approfondimenti, con risposte a varie domande e astuzie per mangiare equilibrato e variato.

A chi si rivolge questo strumento?
Il sito è pensato principalmente per le famiglie con bambini. Degli aspetti sono specifici per loro, come ad esempio alcuni approfondimenti tematici e l’indicazione, nelle ricette, dei passaggi che possono essere svolti dai bambini. D’altro canto i contenuti rispettano i principi dell’alimentazione equilibrata della Società Svizzera di Nutrizione e sono validi per tutta la popolazione. Il sito offre quindi suggerimenti utili a tutti coloro che desiderano seguire un’alimentazione equilibrata e cercano idee pratiche per preparare pasti sani e gustosi.

In precedenza era stata fatta un’omonima pubblicazione cartacea. Come mai si è deciso di abbandonare il cartaceo?
La valutazione è stata fatta dal momento che la pubblicazione cartacea è esaurita, ma le richieste sono state costanti negli ultimi 10 anni (perfino mesi dopo l’esaurimento delle scorte). Le principali ragioni che hanno spinto l’Ufficio del medico cantonale a preferire uno strumento digitale sono state la gratuità del prodotto con il conseguente aumento dell’accessibilità e la possibilità di aggiornare i contenuti in maniera rapida e semplificata. Una volta presa la decisione di trasporre il libro in formato digitale, si è poi cercato di usufruire al massimo della dinamicità del web cercando soluzioni per migliorare e potenziare lo strumento, come per esempio la possibilità di cercare le ricette in maniera attiva (tramite parole chiave o filtri). Inoltre, possiamo anticipare che non abbiamo dimenticato l’aspetto ludico del libro di ricette cartaceo. Complementare al sito di ricette digitale, è in fase di elaborazione un gioco da tavolo analogico che permetterà di coinvolgere i bambini sul tema dell’alimentazione equilibrata senza ricorrere all’uso degli schermi.

Per quale motivo un sito internet come questo è particolarmente utile ed importante al giorno d’oggi?
Oggigiorno siti di ricette non mancano di certo. Con lo strumento www. ti.ch/ilpiattoequilibrato abbiamo puntato sull’alimentazione variata ed equilibrata: ogni piatto presente sul sito rispetta infatti le raccomandazioni della Società Svizzera di Nutrizione. In questo modo le persone che hanno a cuore il proprio benessere possono scegliere tra le varie ricette con la consapevolezza di preparare un piatto equilibrato. L’idea è di aiutare le famiglie a rispondere alla domanda “e oggi cosa cucino?”. Oltre al criterio dell’alimentazione equilibrata, abbiamo considerato quello del poco tempo a disposizione per cucinare proponendo piatti semplici e veloci da preparare (o almeno con delle opzioni per risparmiare tempo). Da notare infine che le ricette sono stagionali, spiegate passo per passo e possono essere comodamente stampate. Speriamo così d’invogliare le persone a cucinare i propri pasti: saranno sicuramente più equilibrati, e probabilmente più economici, di quelli acquistati già pronti.

Il sito è destinato ad essere aggiornato regolarmente in futuro con nuove alternative culinarie?
Questo è uno dei vantaggi di avere uno strumento digitale. L’idea è di poterlo ampliare, sia con ricette, sia con approfondimenti.

Il sito www.ti.ch/ilpiattoequilibrato è stato sviluppato all’interno del Programma d’azione cantonale “Promozione della salute” del Servizio di promozione e di valutazione sanitaria dell’Ufficio del medico cantonale, con il sostegno di Promozione Salute Svizzera.

Il pomeriggio anti-spreco ACSI fa tappa a Cugnasco-Gerra

l pomeriggio si aprirà con il tradizionale e sempre richiesto Caffè Riparazione dell’ACSI (14.00-16.00): un’iniziativa volta ad allungare la vita, laddove possibile, degli oggetti e dei piccoli elettrodomestici di casa che non funzionano più. In via del tutto eccezionale, una sarta affiancherà i riparatori per sistemare anche vestiti e tessuti: cerniera da cambiare, rammendi da fare, bottoni da sostituire? Sarà un’occasione per far aggiustare i propri capi e/o i propri oggetti!  

Una presenza speciale lungo l’arco del pomeriggio sarà garantita da sei gruppi dello Scambio dell’Usato dell’ACSI: le intrepide volontarie delle piazze di Cugnasco-Gerra, Minusio, Giubiasco, Gambarogno, Sorengo e Gudo offriranno a chi ne avrà bisogno, o a chi vorrà semplicemente curiosare, i loro migliori oggetti, salvati dall’obsolescenza durante le azioni portate avanti nei comuni. 

L’Associazione Basta Poco parteciperà a sua volta all’evento fornendo informazioni sull’Oggettoteca di Locarno, iniziativa che ha da poco trovato una nuova sede e che l’ACSI ha promosso fin dall’inizio.

A partire dalle 16.00, tutti a teatro con “L’Officina della felicità” di Christian Pezzatti. Uno spettacolo poetico, gratuito e adatto ad ogni età, al termine del quale sarà possibile consumare una merenda sana. 

L’ACSI festeggia sul territorio il proprio 50esimo proponendo occasioni per supportare un’economia circolare, dove il vecchio diventa nuovo e ogni oggetto trova una seconda vita. Il pomeriggio anti-spreco verrà riproposto anche a Vicosoprano (il 18 maggio), a Grono (l’8 giugno) e a Lugano (il 19 ottobre, in occasione della Giornata mondiale della riparazione). 

L’ACSI compie 50 anni e guarda al futuro

50esima Assemblea
La 50esima Assemblea generale dell’ACSI si è svolta in un’atmosfera festante, con la partecipazione di un gran numero di socie e soci storici, nella splendida cornice di Castelgrande a Bellinzona.
È stata l’occasione per ripercorrere i diversi temi e le iniziative che l’ACSI porta avanti con impegno in favore delle consumatrici e dei consumatori, affiancata da numerosi partner, istituzioni ed organizzazioni.
Sono stati anche omaggiati i/le presidenti che hanno guidato e fatto crescere l’ACSI nei suoi primi 50 anni di attività: Marisa Rathey-Bonomi, Romana Camani-Pedrina, Fiamma Pelossi, Mario Jäggli, Antoine Casabianca, Evelyne Battaglia-Richi. Un pensiero speciale è stato dedicato alla prima presidente e fondatrice, Marili-Terribilini Fluck, scomparsa il 30 novembre 2011.
La presidente dell’ACSI Angelica Jäggli ha altresì sottolineato il grande contributo assicurato dai due membri onorari, Laura Regazzoni Meli, già segretaria generale per oltre 30 anni, e Silvano Toppi, economista da molti anni collaboratore della rivista La borsa della spesa.
Nel suo intervento, Mr. Prezzi Stefan Meierhans ha indicato gli importanti cantieri e le sfide aperte sul fronte dei diritti dei consumatori svizzeri, per i quali l’ACSI si conferma una valida e seria alleata.
La lunga e proficua collaborazione intercorsa tra l’ACSI e il Dipartimento sanità e socialità del Canton Ticino, sui temi legati alla promozione della salute, all’adeguata rappresentanza dei pazienti e al contenimento dei costi della sanità, è stata al centro del discorso offerto dal Presidente del Consiglio di Stato e Direttore DSS Raffaele De Rosa.

L’ACSI propone un nuovo servizio di consulenza: InfoPazienti
Ai pazienti della Svizzera italiana serve un riferimento. L’ACSI, per i suoi 50 anni e in collaborazione con la Patientenstelle di Zurigo, lancia un nuovo servizio di consulenza dedicato ai pazienti che vogliono far valere i propri diritti e districarsi nella burocrazia sanitaria. L’InfoPazienti si attiverà principalmente attraverso la compilazione di un formulario digitale, strutturato in modo semplice e snello. Grazie a questo sistema, i casi che arriveranno alla consulente dell’ACSI saranno riassunti e inquadrati con le informazioni necessarie e potrà quindi essere fornita una prima risposta gratuita nell’arco di 48 ore lavorative. In seguito, i pazienti che vorranno attivare la consulenza dell’ACSI per risolvere il proprio caso potranno farlo tramite il pagamento di un forfait o diventando soci, e accedendo quindi gratuitamente al servizio per tutto l’anno.
Le tematiche trattate riguarderanno, per esempio, problemi con le fatture mediche, con le casse malati o con l’ottenimento della propria cartella clinica. Per rendere possibile questo nuovo progetto l’ACSI ha lanciato una raccolta fondi tramite crowdfunding sulla piattaforma progettiamo.ch.

L’ACSI apre un canale Instagram
Per raggiungere sempre più consumatrici e consumatori, l’ACSI apre una pagina Instagram. Andrà a completare i mezzi comunicativi dell’associazione insieme alla rivista La borsa della spesa, al sito internet, alle newsletter e agli altri canali social. Un ulteriore cambiamento in un anno simbolico per l’associazione, in occasione del quale si vuole sì celebrare la storia dell’ACSI, ma anche fare i passi necessari perché questa storia possa continuare ancora molto a lungo.

“Il resto… manca”. L’impegno dell’ACSI contro l’indebitamento eccessivo anche con il teatro
La giornata a Castelgrande si è conclusa con uno spettacolo interattivo intitolato “Il resto… manca” secondo la formula del teatro-forum, ovvero un teatro con la partecipazione attiva del pubblico. Il tema: la gestione del denaro, e nello specifico, i rischi legati all’indebitamento eccessivo. Lo spettacolo, della compagnia UHT, ha permesso di riflettere sul fatto che avere troppi debiti è legato ad un insieme di fattori, alcuni dei quali imprevedibili, potrebbe capitare a chiunque e non deve essere quindi un tabù.

L’ACSI propone un nuovo servizio di consulenza: InfoPazienti

Ai pazienti della Svizzera italiana serve un riferimento. L’ACSI, per i suoi 50 anni e in collaborazione con la Patientenstelle di Zurigo, lancia un nuovo servizio di consulenza dedicato ai pazienti che vogliono far valere i propri diritti e districarsi nella burocrazia sanitaria.

L’InfoPazienti si attiverà principalmente attraverso la compilazione di un formulario digitale, strutturato in modo semplice e snello. Grazie a questo sistema, i casi che arriveranno alla consulente dell’ACSI saranno riassunti e inquadrati con le informazioni necessarie e potrà quindi essere fornita una prima risposta gratuita nell’arco di 48 ore lavorative.

Per chi non potesse utilizzare il formulario digitale, il servizio sarà accessibile tramite l’InfoConsumi dell’ACSI con un primo contatto telefonico. L’uso del formulario è già consolidato a Zurigo, dove è gestito con successo dalla Patientenstelle cantonale: l’ACSI desidera offrirlo in italiano e garantire quindi le stesse possibilità anche ai pazienti a sud delle Alpi.

Dal 2010 l’ACSI è anche Associazione dei pazienti: rappresenta i pazienti in diverse importanti commissioni, fornisce informazioni sui loro diritti e doveri e li sostiene di fronte alla crescente complessità del mondo dei consumi in ambito sanitario. Essendo un’associazione autonoma e indipendente, che opera senza scopo di lucro, l’ACSI non accetta pubblicità e reinveste tutte le entrate nelle attività che perseguono i suoi obiettivi.

Per sostenere InfoPazienti clicca QUI.

Azione collettiva: ancora non ci siamo

La speranza è che le informazioni complementari richieste dalla commissione all’Amministrazione federale potranno dissipare gli ultimi dubbi rimasti. Questo vuoto nel sistema giuridico svizzero avrebbe dovuto essere stato colmato già da molto tempo. I politici finora hanno tuttavia continuato a trattare il tema dell’azione collettiva come una patata bollente da rimbalzare e rinviare. Le consumatrici ed i consumatori svizzeri aspettano una risposta già da molto tempo.

Caffè riparazione: gli appuntamenti di aprile e maggio

7 aprile, dalle 09.00 alle 13.00, presso il piazzale delle Scuole Medie di Stabio
11 aprile, dalle 13.00 alle 17.00, presso lo Spazio Elle in Piazza G. Pedrazzini 12 a Locarno
20 aprile, dalle 09.00 alle 13.00, presso lo stabile ex-asilo in Via Primavesi a Balerna
23 aprile, dalle 09.00 alle 14.00, in occasione delle giornate degli ingombranti, in Piazza del Centro a Cugnasco-Gerra
4 maggio, dalle 11.00 alle 17.00, presso il Mercatino dell’usato al Padiglione Conza a Lugano
4 maggio, dalle 14.00 alle 18.00, presso le Scuole elementari di Cugnasco-Gerra
11 maggio, dalle 09.00 alle 13.00, presso La Filanda a Mendrisio
18 maggio, dalle 14.00 alle 18.00 alla palestra di Vicosoprano (GR)
22 maggio, dalle 13.30 alle 17.30, presso BianchiTecno in Via alle Pezze 13 a Tesserete

Per maggiori informazioni sul Caffè riparazione, clicca QUI.

L’ora della verità per l’azione collettiva

Sono previste sufficienti limitazioni per evitare un abuso dell’azione collettiva. Quest’ultima, infatti, può avviarsi solo dopo un esame preliminare delle condizioni di ammissibilità. Il tribunale competente si assicura così che le premesse siano date, onde evitare procedure troppo disinvolte che danneggerebbero le aziende senza motivo. Del resto il diritto svizzero non prevede il danno punitivo o l’onorario fissato in funzione dell’indennità procurata al cliente; chi fa causa deve assumersene il rischio finanziario. Non sono consentite quindi in alcun modo le derive della class action statunitense.

“Il Consiglio federale ha elaborato un progetto giudicato equilibrato, ma toccherà al Parlamento lavorarci per ottenere un risultato ancora più sobrio ed efficace. Per farlo, occorre però innanzitutto che si entri finalmente nel merito. Un ennesimo rifiuto invierebbe un inequivocabile segnale di disinteresse, se non di sfida verso le consumatrici ed i consumatori svizzeri. Verso tutte/i noi. Sono trascorsi oltre dieci anni da quando il Parlamento ha chiesto un disegno di legge sull’azione collettiva, è ora di mettersi al lavoro” ha affermato Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI.

Attualmente, né le associazioni di difesa dei consumatori né le piccole e medie imprese hanno modo di far valere in tribunale una pretesa di risarcimento danni in ambito civile. Sprovvisti dello strumento legale necessario, i cittadini rinunciano così ad agire. La considerazione dei danni non è sufficientemente elevata, presa singolarmente, da giustificare i rischi che comporta imbarcarsi in procedimenti giudiziari incerti, che richiedono inoltre di anticipare cospicue somme di denaro a chi è già stato vittima di una truffa. Considerando invece la totalità delle persone lese, che può raggiungere le decine se non le centinaia di migliaia di vittime, l’ammontare dei danni raggiunge immediatamente grandi dimensioni. Il caso Dieselgate ha lasciato ca. 175’000 proprietari di veicoli svizzeri senza alcun risarcimento, a differenza dei consumatori di altri paesi, provvisti di sistemi giuridici capaci di tutelare meglio la collettività. Senza gli strumenti di difesa adatti, le pratiche commerciali scorrette persisteranno e continuerà a svilupparsi un sistema di concorrenza sleale nocivo per le aziende che rispettano le regole del gioco.

La maggior parte delle democrazie occidentali prevede l’azione legale collettiva e tutte la usano con parsimonia. Per i membri dell’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori – ACSI, FRC, Konsumentenschutz – è giunta l’ora che la Svizzera renda più accessibile l’accesso alla giustizia.

Nutri-Score: anche il nazionale contro la trasparenza

Nel giugno del 2023, l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori ha manifestato tutto il suo disappunto di fronte alla votazione del Consiglio degli Stati. I tentativi di ostacolare la diffusione di uno strumento che favorisce la trasparenza e la salute pubblica, spinti dalle lobby, vanno contro agli interessi dei consumatori.

In Svizzera, il 42% degli adulti e il 15% dei bambini e degli adolescenti sono in sovrappeso o obesi. Le cause principali sono il consumo eccessivo di zuccheri, sale e grassi. Il rischio di sviluppare, negli anni, una malattia come il diabete o patologie cardiovascolari è elevato. Etichettare in modo semplice il valore nutrizionale di un prodotto è una misura di salute pubblica, con l’obiettivo di arginare l’esplosione di queste malattie e l’aumento dei costi sanitari.

La mozione approvata dal Consiglio nazionale chiede prima di tutto che l’adozione del Nutri-Score sia volontaria. Una richiesta inutile, visto che già lo è. Ma il Consiglio nazionale vuole anche impedire all’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) di fare informazione sul Nutri-Score. Una decisione incomprensibile, visto che l’USAV è un utile riferimento per le aziende che decidono di adottare il Nutri-Score.

Il Nutri-Score è stato volontariamente adottato da 95 aziende in Svizzera ed è apposto su circa 9000 prodotti. È un utile strumento di trasparenza verso le consumatrici ed i consumatori. Molte aziende vorrebbero però continuare a poter vendere i propri prodotti a dei consumatori poco informati. Mentre molti politici si preoccupano di tutelare le lobby, per noi continua ad essere in primo piano la trasparenza. Solo le scelte informate sono veramente libere. E l’informazione deve essere comprensibile per il consumatore comune. Quando i consumatori hanno accesso a tutte le informazioni, tendono a migliorare la propria dieta, a tutto vantaggio del proprio benessere e della salute pubblica.

La scorsa settimana Patti Chiari ha dedicato una trasmissione proprio al Nutri-Score.

Bevande energetiche e giovani: i rischi da non sottovalutare

Prima di scrivere l’articolo che state leggendo, siamo andati a dare un’occhiata in uno dei luoghi dove più di frequente i giovani si ritrovano a fare la fila il mattino, prima di prendere treni e bus, per acquistare bevande energetiche: il chiosco della stazione di Lugano. In totale, abbiamo potuto contare oltre 20 diversi tipi di bevande. Di seguito l’elenco dei loro nomi: Red Bull (nelle versioni: classica, sugarfree, zero, red edition, blue edition, white edition, green edition), Ok energy drink (nelle versioni: classic, koffein kick, zero, mango, lemon, simply cola), Monster energy (nelle versioni: original, ultra, ultra sunrise, zero sugar), Nocco (nelle versioni: lemon del sol, orange del sol), El Toni Mate (nelle versioni: ginger, mint), Cannabis Ice.

Chiediamo il parere ad un commesso del chiosco di Lugano che ci conferma questa tendenza. “Negli ultimi anni la varietà si è ampliata e le bevande energetiche hanno preso sempre più spazio tra gli scaffali del reparto frigo. Vengono acquistate soprattutto dai giovani, ma anche dagli adulti. Questi ultimi, di solito, prediligono i marchi che sono sul mercato da più tempo come la Red Bull”.

Le bevande energetiche, come le conosciamo oggi, hanno iniziato a guadagnare popolarità negli anni ‘60 e ‘70 con l’introduzione di prodotti come Lipovitan in Giappone, ma sono diventate conosciute a livello globale solo negli anni ‘80 con il lancio di Red Bull in Austria nel 1987. Questo prodotto, in particolare, ha definito il moderno settore degli “energy drink”, abbinando caffeina, taurina, zuccheri e altre vitamine con l’obiettivo di ottenere “un aumento di energia”. Da allora, il mercato ha visto una continua espansione, con molte altre marche che hanno proposto diverse formulazioni.

Di seguito l’articolo completo, apparso nella Bds 2.24:

50esima Assemblea ACSI e spettacolo interattivo

L’Assemblea generale ACSI 2024 avrà luogo sabato 20 aprile alle 15.00 nella Sala Banchetti di Castelgrande, a Bellinzona. Si tratta dell’assemblea numero 50. Alle 18.00 vi sarà un brindisi con standing dinner e alle 19.30 uno spettacolo interattivo sulla prevenzione all’indebitamento eccessivo. Tutte le socie e tutti i soci ACSI sono calorosamente invitati/e a festeggiare il CompleACSI!

ore 15.00                   Accoglienza
ore 15.30                   Inizio Assemblea

Ordine del giorno: 

  1. Nomina del/la presidente del giorno e scrutatrici/scrutatori
  2. Approvazione verbale assemblea 2023
  3. Relazione presidenziale
  4. Rapporti d’attività 2023 e programma d’attività 2024
  5. Conti 2023, allegato al conto annuale 2023 e preventivo 2024
    Rapporto del cassiere e dell’ufficio di revisione
  6. Nomine statutarie
  7. Eventuali

ore 17.00                    Pausa caffè
ore 17.30                    Interventi di Mr Prezzi Stefan Meierhans
                                     e del Presidente del Consiglio di Stato Raffaele De Rosa
ore 18:00                    Standing dinner

ore 19:30                   Spettacolo interattivo sulla prevenzione all’indebitamento con la compagnia UHT Teatro Forum, in collaborazione con il Dipartimento della sanità e della socialità del Canton Ticino

La partecipazione è aperta a tutti. Vi ricordiamo che solo le socie e i soci dell’ACSI hanno diritto di voto. Nell’edizione 2.24 de La borsa della spesa sono state pubblicate la convocazione e il rapporto d’attività.

Un’immagine dello spettacolo interattivo sull’indebitamento eccessivo

Riciclare è bene, ma ridurre e riutilizzare è ancora meglio!

Con una produzione di circa 700 kg di rifiuti urbani pro capite all’anno, la Svizzera si posiziona al di sopra della media mondiale per quanto riguarda gli sprechi. La nostra produzione di rifiuti, che include un aumento dei rifiuti alimentari, imballaggi più complessi e apparecchi elettronici con una durata di vita più breve, riflette i nostri modelli di consumo ed è costantemente aumentata negli ultimi decenni in parallelo con la crescita economica. Oltre ad aumentare, i nostri rifiuti cambiano anche composizione. La tendenza a fabbricare prodotti sempre più complessi (ad es. imballaggi in materiali compositi) rende il loro smaltimento ecocompatibile più impegnativo. Spesso i prodotti sono costituiti da diversi materiali molto difficili da separare nello smaltimento e possono quindi essere decomposti solo a costi elevati nei loro singoli elementi prima di poter essere sottoposti a una valorizzazione dei materiali rispettosa dell’ambiente.

Sul totale dei rifiuti urbani, poco più della metà viene raccolta separatamente, mentre il restante 48% viene trasformato in energia parzialmente rinnovabile attraverso l’uso di appositi termovalorizzatori. Sebbene con gli anni la capacità di riciclaggio sia aumentata notevolmente, il crescente consumo pone ulteriori sfide alla gestione dei rifiuti e alla preservazione delle risorse naturali. Uno degli aspetti da considerare quando si parla di riciclaggio riguarda l’effettiva riciclabilità dei diversi materiali. Alcuni materiali, come vetro e alluminio (il cui riciclaggio è garantito da una tassa o contributo anticipato), possono essere riciclati infinite volte, mentre altri, come nel caso delle plastiche domestiche e della carta, perdono di qualità ad ogni processo e quindi ciò implica che per la nuova produzione è necessario l’utilizzo di materie prime vergini (nel caso della plastica: il petrolio). Inoltre, è importante ricordare che anche il processo di riciclaggio ha un grande impatto sul consumo di risorse, basti pensare ai lunghi tragitti necessari al raggiungimento dei grossi impianti del settore che si trovano nella maggior parte dei casi oltre frontiera. In questa prospettiva, il riciclo è positivo, ma ridurre e riutilizzare i materiali (come imballaggi e oggetti) è ancora più efficace nel mitigare l’impatto legato alla produzione, specialmente riguardo all’energia grigia presente nei prodotti che acquistiamo. I migliori rifiuti sono quindi quelli che non vengono prodotti. Solo quando non è possibile prevenirli, li si deve ridurre e poi valorizzare.

In conclusione, secondo la prospettiva “zero rifiuti” il Global Recycling Day dovrebbe spingerci a riflettere non tanto su come riciclare meglio ma sulla gestione delle risorse e la relativa riduzione. In qualità di consumatori e consumatrici dobbiamo impegnarci a produrre e consumare in modo più responsabile, riducendo quindi la necessità stessa di riciclaggio, poiché come abbiamo visto non è sempre un processo infinito. Solo così possiamo ridurre l’impatto ambientale e garantire la conservazione delle risorse per le generazioni future.

50 anni con l’ACSI: successi e nuove sfide per i diritti dei consumatori

Era il 1974. Alla mostra Artecasa di Lugano un gruppo di donne all’avanguardia raccoglie adesioni a 5 franchi per fondare l’Associazione consumatrici della Svizzera italiana. Poco tempo dopo, nel mese di novembre, si è svolta l’Assemblea costitutiva. Da allora, come la Svizzera romanda e tedesca, anche la Svizzera italiana ha il suo movimento indipendente per la tutela dei diritti dei consumatori, che riguardano tutti. 50 anni dopo conta oltre 6’000 preziosi soci.

Nel corso della conferenza stampa la presidente dell’ACSI Angelica Jäggli ha ricordato alcune delle più importanti attività e vittorie che hanno caratterizzato i cinque decenni di attività: l’Azione pomodori nel 1978 contro gli sprechi; la prima manifestazione a Berna nel 1979 contro i prezzi abusivi e per il mantenimento della Sorveglianza dei prezzi (che era stata creata proprio grazie alla spinta delle organizzazioni dei consumatori); l’entrata in vigore nel 1986, dopo molte battaglie, del divieto di fosfati nei detersivi per il bucato, sostanza che aveva causato gravi danni anche alle acque del Ceresio; dopo decenni di mercatini MACSI con usato di qualità, il primo Scambio dell’Usato degli ingombranti lanciato nel 2000, che è ancora realtà in molti Comuni; l’entrata in vigore nel 2013 della nuova legge sulla garanzia, la cui durata è stata estesa da uno a due anni. Un pensiero di gratitudine e ammirazione è rivolto a chi ha fatto la storia dell’ACSI, tra mille peripezie, contribuendo a quella che è stata anche un’importante opera di volontariato.
Presente alla conferenza stampa anche Anne-Christine Fornage, professoressa di diritto all’Università di Losanna e nuova presidente della Commissione federale del consumo (CFC), di cui l’ACSI fa parte sin dalla sua costituzione. Ha colto l’occasione per spiegare il lavoro svolto dalla CFC e intervenire sul tema del 15 marzo di quest’anno, ovvero l’intelligenza artificiale, tra benefici e necessità di protezione per i consumatori.

Da parte sua Antonella Crüzer, segretaria generale ACSI, ha focalizzato il suo intervento sulle sfide che vedono impegnate oggi le associazioni dei consumatori, ad iniziare dall’introduzione della causa collettiva, possibilità senza la quale i consumatori svizzeri continueranno ad essere poco tutelati dalle pratiche commerciali scorrette. Altre sfide ricordate sono state quelle poste dalla crescente digitalizzazione – “affinché sia garantito un accesso per tutti, nella considerazione e nel rispetto anche delle fasce più deboli o anziane” – ha affermato la segretaria generale dell’ACSI. Anche sul piano sociale e ambientale c’è ancora molto da fare: un consumo responsabile sottintende pratiche produttive rispettose dell’ambiente e del lavoro, che generano merci vendute a un prezzo equo. Di fondamentale importanza, per l’ACSI, il passaggio ad un’economia più circolare che favorisca il riutilizzo, lo scambio e la preservazione delle risorse. A questo proposito negli ultimi anni l’associazione si è fatta promotrice di due progetti concreti, il Caffè Riparazione e Comune Zero Rifiuti. Quest’ultimo, in particolare, ha riscosso successo nei primi Comuni coinvolti e sarà presto realtà in nuove località del Cantone.

L’ACSI è nata in un contesto inflazionistico che non considerava l’importante ruolo svolto dalle consumatrici, allora principali garanti della contabilità domestica. Il contesto attuale, con l’aumento generale dei prezzi e in particolare l’evoluzione esponenziale del costo dell’assicurazione malattia obbligatoria, è fra le urgenze per le quali l’ACSI continua a battersi, restando un punto di riferimento centrale per i consumatori della Svizzera italiana.

Il programma dei festeggiamenti
È fitto il calendario degli eventi e delle iniziative che saranno lanciate nel corso del 2024 per celebrare il 50esimo dell’ACSI e che coinvolgeranno molte regioni e località della Svizzera italiana. Si parte domani, sabato 16 marzo, con un doppio appuntamento nella sala multiuso di Genestrerio, dalle 14.00 alle 18.00. L’ACSI offrirà alla popolazione il Caffè Riparazione seguito, alle ore 16.00, dallo spettacolo teatrale “L’Officina della felicità” di Christian Pezzatti. Momento di incontro che sarà replicato anche a Cugnasco-Gerra (4 maggio), Vicosoprano (18 maggio), Grono (8 giugno) e Pregassona (19 ottobre).

Il 20 aprile è in programma l’Assemblea generale a Castelgrande a Bellinzona che sarà seguita dallo spettacolo interattivo aperto a tutti sulla prevenzione all’indebitamento con l’Associazione UHT – Compagnia di Teatro Forum, in collaborazione con il Dipartimento Sanità e Socialità del Canton Ticino.

Il 14 settembre è prevista una cerimonia ufficiale all’Auditorio Stelio Molo con la presenza del Consigliere federale Guy Parmelin e la partecipazione straordinaria dell’Orchestra della Svizzera italiana.

Una nuova identità visiva per l’ACSI
Un ulteriore traguardo importante che segnerà il 50esimo anniversario sarà il rinnovo dell’immagine dell’associazione. Una nuova strategia comunicativa che contemplerà il rinnovo del sito e della testata principe dell’ACSI, La Borsa della Spesa. Sarà anche ampliata la comunicazione e l’interazione con il pubblico sui canali social media.

Teatro e Caffè riparazione il 16 marzo a Genestrerio

Sarà presente anche una riparatrice tessile, una novità! Cerniera da cambiare? Rammendi? Bottoni da sostituire? Portate anche i vostri capi di abbigliamento!

Chi lo desidera potrà anche partecipare attivamente ad un workshop di upcycling tessile con Nuove Trame, un progetto di Caritas Ticino.

Si tratta del primo di una serie di eventi per celebrare i 50 anni dell’ACSI. Maggiori dettagli sul teatro sono stati pubblicati nella Bds 1.24 a pagina 25 e anche su QUI.

Un pomeriggio anti-sprechi che verrà riproposto in altre quattro occasioni a Cugnasco-Gerra (il 4 maggio), a Vicosoprano (il 18 maggio), a Grono (l’8 giugno) e a Lugano (il 19 ottobre).

A teatro con l’ACSI: l’officina della felicità

L’OFFICINA DELLA FELICITÀ: CINQUE APPUNTAMENTI
Sabato 16 marzo alle 16:00 a Genestrerio (sala multiuso di Genestrerio)
Sabato 4 maggio alle 16:00 a Cugnasco-Gerra (scuole elementari)
Sabato 18 maggio alle 16:00 a Vicosoprano (palestra scuole elementari)
Sabato 8 giugno alle 16:00 a Grono (palestra scuole elementari)
Sabato 19 ottobre alle 11:00 a Lugano-Pregassona (Capannone di Pregassona)

La storia
Il Signor Pit vive in un villaggio di periferia ed è il proprietario di un’officina dove ripara oggetti. Un giorno tutto cambia: le persone non vogliono più riparare gli oggetti, poiché ritengono più pratico comprarne di nuovi. Il Signor Pit vive la frustrazione di non servire più a niente. Quando ormai se ne sta per andare dalla sua amata officina, inciampa in un carillon, un oggetto apparentemente inutile che però gli aprirà un mondo. Da qui il desiderio di regalare la musica al mondo intero, ma come fare? Non vi sveliamo il finale, venite a vedere lo spettacolo offerto dall’ACSI.

L’autore
Christian Pezzatti, docente di Biasca e direttore artistico del Teatro Tan, ha creato lo spettacolo con il desiderio di raccontare l’incontro con le stelle, con l’infinito. Un incontro che ci fa sentire l’amore per la vita. La sua riflessione ha coinvolto poi il mondo delle cose, dove gli oggetti si accumulano e si rompono.

Lo spettacolo
Cosa vuol dire essere felici? Come si fa ad essere felici? Lo spettacolo s’interroga, ci suggerisce vari elementi per forse comprendere meglio queste domande. Il protagonista vive la felicità nel riparare oggetti attraverso il riconoscimento degli altri che lo fanno sentire utile per la comunità. La vita però è imprevedibile e gli equilibri possono velocemente cambiare. Quelle che sono le nostre certezze svaniscono e ci lasciano soli con mille dubbi e paure. Ma poi esiste anche la capacità di rinascere, di riscoprirsi, di trovare quella forza interiore per inseguire forse la felicità. Il nostro protagonista, il signor Pit, ci apre una possibile porta attraverso i suoi desideri, i suoi sogni e ci mostra come la vita vada vissuta pienamente e con generosità.

L’ACSI compie 50 anni e i Caffè riparazione diventano dei momenti speciali
Lo spettacolo dura circa 45 minuti ed è aperto a tutti. È un motivo in più per partecipare ad uno dei nostri appuntamenti Caffè riparazione, che quest’anno coinvolgeranno anche altre associazioni e idee legate alla lotta agli sprechi, al risparmio delle risorse e alla riparazione. Le cinque date previste per poter assistere allo spettacolo sono indicate in alto. Saranno tutte in concomitanza con un evento Caffè riparazione nel medesimo luogo.

Il sostegno al solare è nell’interesse di tutti

Il fatto che la rimunerazione per l’energia prodotta dai privati oscilli di anno in anno non è però una novità. Basti pensare che per l’energia prodotta nel 2020 (e pagata nel 2021) era di 5 cts/kWh, nel 2021 di 11 cts/Kwh, nel 2022 di 22.5 cts/kWh e nel 2023 di 8.5 kWh. Il prezzo segue infatti l’andamento del mercato, in particolare della borsa elettrica svizzera Swissix. Questa volatilità annuale non incoraggia di certo l’adozione del solare, che le autorità hanno dichiarato a più riprese essere un obiettivo del Canton Ticino. L’altalena dei prezzi rende anche più difficoltoso per i privati pianificare l’ammortamento degli impianti.

A questo proposito, l’ACSI fa alcune considerazioni.

Prima di tutto è importante sottolineare come la parte preponderante della convenienza dell’avere un impianto solare non è rappresentata dalla possibilità di rivendere l’energia prodotta in eccesso, bensì dal consumo proprio, che permette di ridurre il peso delle bollette.

Secondariamente, è determinante anche la concessione di eventuali sussidi, sotto forma di contributi diretti o risparmi fiscali, che possono coprire una parte molto importante dei costi dell’impianto (anche oltre il 30%).

Detto tutto questo, un’ulteriore incentivazione potrebbe provenire dall’introduzione di una soglia minima di rimunerazione della corrente fotovoltaica in Ticino. In questo modo, sarebbe possibile una miglior pianificazione da parte dei privati. L’ACSI ha sempre spinto perché l’adozione del solare venga incoraggiata, visto che va a vantaggio di una maggior indipendenza energetica della nostra regione oltre che dell’ambiente.

Non abbiamo mancato di sottolineare ciò anche in occasione delle consultazioni per il PECC (Piano energetico e climatico cantonale).

L’ACSI è anche membro attivo della Commissione federale del consumo, attraverso la quale ha partecipato alla consultazione in merito alla revisione dell’Ordinanza sulla promozione della produzione di elettricità generata a partire da energie rinnovabili. In quell’occasione, abbiamo sostenuto che la riduzione, la soppressione o l’instabilità temporale dei sussidi avrebbe scoraggiato l’installazione di pannelli.

Tuttavia, la concessione o meno di sussidi rappresenta una decisione politica.

L’ACSI ci tiene comunque a ribadire che se la diffusione degli impianti solari sul nostro territorio è nell’interesse collettivo, gli incentivi non possono essere abbandonati ed è nell’interesse delle autorità fare in modo che questa scelta rimanga attrattiva per i cittadini.

Coltivando un futuro sostenibile

L’evento è aperto a tutti: consumatori, produttori locali, organizzazioni del terzo settore (non profit) e rappresentanti delle istituzioni pubbliche. La partecipazione è gratuita, ma limitata a 100 persone, pertanto ci si deve iscrivere entro l’01.03.2024 scrivendo a economia@bellinzona.ch.

L’incontro vuole stimolare un dibattito sull’importanza del Commercio equo (Fair Trade) e della produzione locale. Cercando il modo per conciliare salute, etica e sostenibilità ambientale attraverso scelte alimentari consapevoli. Verranno proposte delle testimonianze dirette e condivisi strumenti utili per le nostre decisioni di consumo.

Alla discussione finale (tavola rotonda) prenderanno parte:

Antonella Crüzer – ACSI
Prof. Dr. Roberto Caranta – Università di Torino
Zeno Boila – Seminterra / Centre Ecologique Albert Schweitzer

Al termine verrà offerto un aperitivo con presentazione dei prodotti.

I dettagli nella locandina allegata:

Viagogo costretta ad un accordo con la FRC

La vicenda si era aperta nel 2017, quando la FRC aveva denunciato Viagogo al Ministero pubblico di Ginevra per violazione della Legge contro la concorrenza sleale. L’azienda è già stata contestata negli scorsi anni in diversi paesi a causa di svariate pratiche problematiche: rivendita di biglietti a prezzi maggiorati, mancanza di trasparenza verso i consumatori e ci sono anche stati casi di vendita di biglietti contraffatti.

In seguito all’accordo con la FRC, Viagogo modificherà il proprio sito svizzero aumentando la trasparenza. Sarà reso più evidente il fatto che Viagogo agisce come un intermediario, vi sarà maggior trasparenza sui prezzi dei biglietti, verranno ridotte le finestre pop-up atte ad esercitare pressione sul consumatore, verrà reso chiaro il ruolo e l’identità dei rivenditori professionali (trader) coinvolti nel bagarinaggio di biglietti per eventi.

La vicenda Viagogo ha nuovamente mostrato i limiti della legislazione svizzera in materia di tutela dei consumatori: mancando una vera e propria azione collettiva, è estremamente difficile ottenere giustizia fino in fondo in molti casi.

Maggiori dettagli sono disponibili nel comunicato della FRC.

I punti riparazione ACSI

  • Prima di recarsi in uno dei punti riparazione, bisogna sempre prendere contatto telefonico o e-mail per fissare un appuntamento.
  • Il riparatore determina in primo luogo se una riparazione è possibile.
  • In seguito, stima il costo/tempo necessario per effettuare la riparazione.
  • Il riparatore chiederà Fr. 10.- per la valutazione immediata dell’oggetto, al massimo Fr. 30.- per stilare un preventivo se l’oggetto resterà in laboratorio e dovrà essere guardato più approfonditamente. Eventuali costi aggiuntivi per pezzi di ricambio e lavoro supplementare saranno concordati direttamente con il cliente.
  • In generale, il modo di procedere viene sempre concordato fra il riparatore e chi porta l’oggetto in base al caso specifico.
  • Il costo di eventuali pezzi di ricambio è da pagare a parte.
  • Dopo la comunicazione della riparazione il cliente ha 7 giorni per riparare l’oggetto. Trascorso questo tempo il riparatore può applicare una tassa di Fr 2.- al giorno.

Prima di recarsi in uno dei punti riparazione, prendere sempre contatto telefonico/e-mail con il riparatore per verificare la sua disponibilità e i suoi orari!

Di seguito i 5 punti riparazione attualmente disponibili:

Il Punto riparazione di Locarno, presso lo Spazio Elle, in Piazza G. Pedrazzini 12, dove ha uno spazio il riparatore Claudio Cianca, che è raggiungibile allo 076 288 46 29.

Il Punto riparazione di Mendrisio, presso Tecnofrank in Via Franscini 20, dove lavora il riparatore Franco Cardigliano, che è raggiungibile allo 076 481 15 12.

Il Punto riparazione di Tesserete, presso Bianchitecno Elettrodomestici in Via alle Pezze 13, dove lavora il riparatore Marco Bianchi, raggiungibile allo 091 943 43 60 (info@bianchitecno.ch).

Il Punto riparazione di Novaggio, dove il riparatore Stefano è disponibile al punto di riparazione in Via G. Bertoli 6. Oppure raggiungibile tramite il sito web: greenwebsolutions.ch, per email a team@greenwebsolutions.ch o per telefono allo 091 226 01 64.

Il Punto riparazione di Genestrerio, in via Campagnola 19A, dove il riparatore Daniele Manz è raggiungibile allo 076 386 29 76.

I legumi: un tesoro nutrizionale per la salute e un passo avanti per l’ambiente

Da un punto di vista salutare, i legumi contengono una vasta gamma di vitamine e minerali essenziali, e sono una fonte eccellente di proteine vegetali, fornendo un’alternativa sana e più sostenibile alle proteine di origine animale. Tuttavia, la qualità delle proteine vegetali varia a seconda dello specifico alimento. Spesso vengono considerate inferiori rispetto a quelle derivanti da carne o latticini perché alcune proteine vegetali non forniscono tutti gli aminoacidi essenziali necessari, e alcune contengono anche componenti che possono ostacolare l’assorbimento delle proteine. Per questo motivo è consigliato assumere alimenti variati e abbinare i nostri cari legumi ad un cereale. Inoltre, la composizione dei legumi rallenta il processo di assorbimento del glucosio, rendendoli preziosi per il controllo del diabete, grazie al loro basso indice glicemico.

Secondo il Dottor Berrino, esperto epidemiologo dei tumori, due recenti studi avrebbero indicato anche la diminuzione del rischio di cancro associata al consumo di legumi, confermando il loro ruolo nella prevenzione delle malattie. Anche dal punto di vista ambientale i legumi si ergono come un’alternativa sostenibile alle proteine animali. La loro produzione richiede notevolmente meno acqua rispetto alla carne, riducendo l’impatto ambientale legato alla gestione delle risorse idriche. Infatti, se per la produzione di un chilo di carne sono necessari circa 15 mila litri d’acqua, per lo stesso quantitativo di legumi ne basterebbero circa 400 litri. Inoltre, la longevità dei legumi è un vantaggio significativo nella lotta allo spreco alimentare (di cui abbiamo parlato proprio la settimana scorsa), in quanto possono essere conservati per lunghi periodi senza perdere le loro qualità nutrizionali. Questi vegetali svolgono inoltre un ruolo chiave nel ciclo agricolo, fissando l’azoto presente nell’aria nel terreno, riducendo la necessità di fertilizzanti aggiuntivi o pesticidi chimici, e mantenendo la fertilità del suolo. La coltivazione di legumi potrebbe anche rivelarsi strategica date le attuali circostanze climatiche, poiché l’aumento delle temperature renderebbe il territorio europeo più adeguato alla coltivazione di questi prodotti resistenti alla siccità.

Purtroppo, l’aumento generale della domanda di legumi degli ultimi anni non è stato causato da un aumento diretto del consumo di questi prodotti. Come afferma il WWF, è stato invece l’aumento del consumo di prodotti di origine animale, come carne, pesce e latticini, che ha determinato una maggiore domanda a livello globale di legumi come la soia, importante fonte di foraggio per gli animali da allevamento. Il caso emblematico della soia, importata principalmente come foraggio per animali, mostra le principali conseguenze causate dalla presenza di questo tipo di monocolture. Infatti, sebbene in Svizzera il 95% della soia importata sia prodotta in modo responsabile e non geneticamente modificata, questo tipo di agricoltura porta all’inquinamento del terreno, alla deforestazione e alla perdita di biodiversità.

Nel contesto svizzero, la crescente richiesta di alternative alla carne è evidente. Basti pensare che se nel 1985 in Svizzera venivano consumati circa 85 chilogrammi di carne per persona all’anno, nel 2022 il quantitativo è sceso a 66 chilogrammi (ourworldindata.org). Tuttavia, la domanda interna di prodotti alternativi supera l’offerta, e la conseguente dipendenza dalle importazioni è ancora grande. Pertanto, per incentivare la produzione locale di legumi, a partire dal 2023 la Confederazione svizzera ha introdotto un sostegno economico per i contadini che intraprendono la coltivazione di leguminose. Tuttavia, nonostante i benefici finanziari offerti, sono ancora pochi gli agricoltori che si lanciano in questo settore agricolo ancora di nicchia, indicando la necessità di un maggiore sostegno e consapevolezza. Un altro segnale positivo al riguardo è rappresentato dall’Associazione leguminose in Svizzera orientale e Liechtenstein, nata pochi anni fa, volta a favorire la collaborazione tra agricoltori che operano nel settore e promuovere lo scambio di conoscenze.

Come dimostrato da un recente studio dell’ETH e di Agroscope [1] (Keller et al., 2024) investire nella produzione locale di legumi non solo fornirebbe ai consumatori svizzeri un’opzione più sana e sostenibile, ma potrebbe anche ridurre la dipendenza da importazioni, migliorando la sicurezza alimentare e contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. L’opportunità è chiara, e ora è il momento di abbracciare la rivoluzione dei legumi in Svizzera per un futuro più sano e sostenibile per tutti.

Per maggiori informazioni, guarda questo video.

Prodotti light e versioni “normali”: un confronto

I prodotti light, letteralmente “leggeri”, si caratterizzano per un contenuto ridotto di grassi, zuccheri o altri ingredienti considerati poco sani se consumati in quantità eccessive. Più precisamente, questi prodotti devono avere un contenuto di calorie di almeno il 30% inferiore degli originali. Non è dunque sorprendente che questa tipologia di derrate alimentari riscontri molto interesse in una società in cui il problema dell’obesità e del sovrappeso è in crescita, con conseguenti ricadute sulla salute (malattie cardiovascolari, diabete etc).

Abbiamo operato un confronto fra questi prodotti e le versioni originali (o qualcosa di molto simile), verificando il contenuto di grassi e zuccheri, e dando un’occhiata anche al prezzo. Infine, con l’aiuto della dietista Diana Panizza Mathis, ci siamo soffermati su alcuni aspetti ai quali occorre fare attenzione quando si acquistano e consumano prodotti light, in particolare alcune “trappole psicologiche” da evitare.

Di seguito l’articolo completo, apparso nella Bds 1.24

Quei 600 franchi all’anno che farebbero comodo

Non è la prima volta che evidenziamo come in Svizzera circa un terzo del cibo prodotto venga sprecato lungo l’intera catena di produzione, dai campi alla lavorazione, dalla distribuzione commerciale fino alle tavole dei ristoranti o dei consumatori. Si parla di circa 330 kg per persona ogni anno. Questo spreco non solo rappresenta una quota significativa delle emissioni di gas serra legate all’alimentazione, responsabile complessivamente del 30% dell’intero inquinamento ambientale, ma comporta anche costi tangibili per i consumatori. Le conseguenze dello spreco alimentare vanno infatti oltre l’impatto ambientale, contribuendo inutilmente alla perdita di biodiversità, al consumo di risorse quali acqua, energia e terreno, alle emissioni causate dai trasporti, e all’uso di imballaggi e pesticidi dannosi. Lo spreco alimentare aumenta anche la domanda di cibo, contribuendo all’aumento globale dei prezzi dovuto alla crescente scarsità di terreno.

Noi consumatori, a causa di acquisti eccessivi o mal programmati, della conservazione errata degli alimenti e di una troppa rigidità rispetto alle date di scadenza, rappresentiamo il secondo fattore responsabile dello spreco alimentare (778mila tonnellate), subito dopo la fase di trasformazione. In termini di costi, ciò equivale a 600 CHF per persona all’anno.

Per far fronte ai problemi causati da questo fenomeno, il 6 aprile 2022 la Confederazione ha adottato un piano d’azione con l’obiettivo di dimezzare entro il 2030 gli sprechi alimentari. Fra i principali obiettivi vi sono: prolungare le date di scadenza, aumentare le donazioni di cibo invenduto e ottimizzare gli imballaggi.

In questo contesto, l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) ha incaricato l’Università di scienze applicate di Zurigo di elaborare delle linee guida per la consegna e la datazione di derrate alimentari al fine di ridurre gli sprechi. Grazie alle analisi effettuate, l’USAV ha fornito indicazioni su come distribuire correttamente e in modo sicuro cibo ai consumatori dopo la scadenza del termine minimo di conservazione (TMC) a condizione che sia ancora sicuro e di buona qualità.

A titolo illustrativo, i grossisti potrebbero togliere il prodotto dal frigorifero l’ultimo giorno di consumo, ri-etichettarlo, congelarlo, offrirlo a prezzo ridotto o donarlo a un’organizzazione caritatevole. Attuare questa pratica potrebbe contribuire a ridurre uno degli sprechi più impattanti che avviene a livello della grande distribuzione, ovvero la carne: secondo un’indagine della K-Tipp si parla specificamente di 5’000 tonnellate, equivalente al consumo annuale di 100’000 svizzeri, che le catene di distribuzione svizzere rimuovono dalla vendita quando si avvicina la data di scadenza, destinandola invece agli impianti di produzione di biogas. Secondo le linee guida, cibi adatti al congelamento con data di scadenza possono essere congelati fino al giorno della scadenza, prolungando così la loro durata di conservazione di 90 giorni (vedi scheda “Mangiare senza rischi dopo la data di scadenza”).

Anche noi consumatori possiamo contribuire a ridurre gli sprechi pianificando i nostri acquisti, consumando integralmente gli alimenti, gestendo gli scarti in modo sostenibile (compostaggio/umido) e preferendo l’acquisto diretto sul campo per evitare intermediari e la loro selettività negli standard di vendita.

Per approfondimenti e consigli pratici sul tema clicca QUI o QUI

No all’indebolimento del servizio pubblico

Negli ultimi anni il canone a carico delle economie domestiche è stato ridotto del 25% circa. La proposta contenuta in questa revisione, di ridurlo ulteriormente da 335 a 300 CHF, implicherebbe per le economie domestiche un risparmio di soli 0.10 CHF al giorno. Un dato in netto contrasto con l’argomento avanzato dal Consiglio federale riguardo a un alleggerimento delle economie domestiche colpite dall’inflazione. Per la SSR tale riduzione sarebbe invece sensibile, e questo dopo che il popolo svizzero ha da poco respinto nettamente NO BILLAG.

La Svizzera è una “Willensnation”, un Paese basato sulla volontà di quattro popoli (oggi molti di più) – con lingue e culture ben distinte – di convivere per il bene comune. È nell’interesse principale del Paese che la SSR ottemperi al suo mandato, favorendo l’informazione e la cultura nelle quattro lingue nazionali, in modo capillare sul territorio. La voce delle minoranze, in particolare, non avrebbe altro modo di formarsi e di arrivare a Berna, garantendo il proprio prezioso contributo alla crescita della Confederazione. Con minori introiti, la SSR dovrebbe gioco forza venire meno a questo fondamentale ruolo di “coalizzatrice nazionale”, che ha ovviamente un costo più elevato rispetto alle radiotelevisioni pubbliche di altri Paesi centralizzati.

Ma c’è anche una ragione che va al di là del patriottismo per la quale l’ACSI ritiene non debba essere assolutamente indebolita la SSR: il giornalismo di qualità e i programmi culturalmente validi costano. Un’informazione verificata e indipendente necessita di professionisti formati e di mezzi tecnici e finanziari elevati. La concentrazione dei media in Svizzera e le difficoltà legate all’autofinanziamento, con la pubblicità che migra sempre più su internet e la pressione di grossi gruppi esteri, indicano uno scenario inquietante: temi e contenuti rischiano di essere determinati dall’interesse delle aziende, anziché dall’interesse pubblico, che è alla base del processo democratico.

Per sostenere un’economia sana e uno Stato di diritto forte, i consumatori necessitano di informazioni fondate e indipendenti.

Aumento sostanziale del canone pagato dalle aziende
L’ACSI è contraria all’esenzione dal pagamento del canone delle aziende con una cifra d’affari tra 500’000 e 1,2 Mio CHF. Queste aziende possono usufruire di tutti i servizi offerti dalla SSR. Inoltre, il costo del canone per un’azienda con una cifra d’affari tra i 500’000 e i 750’000 CHF è di 160 CHF, che corrisponde allo 0,026% su una cifra d’affari di 625’000 CHF: una percentuale e un importo più che sostenibili. L’esenzione proposta interesserebbe 59’385 aziende e genererebbe un buco di ca. 11,8 Mio CHF all’anno sul totale complessivo del gettito del canone per la SSR.

Sarebbe anzi auspicabile un aumento sostanziale del contributo delle aziende. Non è più giustificabile che siano anche in futuro le economie domestiche, anziché le aziende, a sostenere il carico maggiore di quello che è a tutti gli effetti un onere fiscale. L’ACSI richiede quindi di aumentare considerevolmente l’importo del canone pagato dalle aziende e alleggerire le economie domestiche, senza modificare la portata finale degli introiti per la SSR.

Sono attivi i primi “punti riparazione”

Per il momento, i luoghi sono tre, con altrettanti riparatori che si sono resi disponibili. Si trovano a Locarno, Mendrisio e Lugano. Nel corso dei prossimi mesi dovrebbero essere attivati altri punti riparazione, in base alla disponibilità dei riparatori. Di seguito i recapiti dei primi tre punti riparazione già attivi.

Il Punto riparazione di Locarno, presso lo Spazio Elle, in Piazza G. Pedrazzini 12, dove ha uno spazio il riparatore Claudio Cianca, che è raggiungibile allo 076 288 46 29.
Il Punto riparazione di Mendrisio, presso Tecnofrank in Via Franscini 20, dove lavora il riparatore Franco Cardigliano, che è raggiungibile allo 076 481 15 12.
Il Punto riparazione di Lugano, dove il riparatore Stefano è raggiungibile scrivendo a team@greenwebsolutions.ch o chiamando lo 091 226 01 64.

Il nuovo metà prezzo PLUS: un passo avanti?

La maggioranza delle persone non vuole o non può permettersi l’abbonamento generale (AG). E si può capirle. Il costo è di 3995 franchi per un AG di seconda classe a livello svizzero (6520 franchi per la prima classe) e di 2062 franchi per un abbonamento annuale Arcobaleno valido per tutto il Ticino (prima classe: 3506 franchi). Per chi può permettersi, per via del luogo dove risiede e del lavoro che fa, di rinunciare completamente o quasi al veicolo privato, queste cifre rappresentano comunque un notevole risparmio. Infatti, se si considerano tutte le spese dirette o indirette che un’automobile comporta nel corso di un anno “medio”, esse sono ben superiori. Il costo di questi AG è tuttavia troppo elevato per chiunque utilizzi i mezzi pubblici in maniera occasionale.

La principale alternativa è rappresentata dall’abbonamento metà prezzo FFS (190 franchi il primo anno, 170 dal secondo). Questo abbonamento comporta però comunque la necessità di continuare a pagare la metà dei propri biglietti di treno. E fra l’altro, il costo del metà prezzo è aumentato più volte negli ultimi anni (anche a dicembre 2023, un aumento di 5 franchi da 185 a 190 franchi). Il metà prezzo PLUS viene presentato dall’Alleanza Swisspass come una “terza via”, a metà strada fra metà prezzo normale e AG. Vediamone il funzionamento.

Il metà prezzo PLUS consente maggiore flessibilità
Il funzionamento del nuovo abbonamento è il seguente: pagando una somma a propria scelta fra 800, 1500 o 2100 franchi, si ricevono dei crediti che possono essere utilizzati per acquistare biglietti. L’ammontare dei crediti corrisponde a quanto versato più un bonus aggiuntivo. Chi versa 800 franchi, riceve 1000 crediti. Chi versa 1500, ne riceve 2000. E chi versa 2100, ne riceve 3000. Vi sono poi delle cifre più vantaggiose per gli under 25.

L’abbonamento ha scadenza annuale. Al termine dell’anno, se sono stati spesi meno soldi di quelli versati, la differenza viene restituita. Non viene ovviamente restituito il bonus, ma unicamente quanto si è effettivamente versato. Il bonus può essere speso per acquistare biglietti, ma non incassato sotto forma di franchi, e questo ci pare sacrosanto (altrimenti il nuovo metà prezzo FFS diventerebbe come un investimento in borsa…). Da notare che conviene sicuramente acquistare comunque anche l’abbonamento metà prezzo normale. Infatti in caso contrario si pagherebbero i biglietti a prezzo pieno, seppur col bonus. Quindi, bisogna aggiungere il costo del metà prezzo normale a quello del “plus” (come detto in precedenza, 190 franchi il primo anno e 170 dal secondo). Il che fa lievitare ulteriormente il costo.

Cosa ne pensa l’ACSI?
Secondo noi, questa proposta è un passo avanti, e può essere valida per alcune persone. Tuttavia, non ci soddisfa. Il motivo è molto semplice: manca una fascia “bassa”. Il prezzo della versione più economica è comunque di 800 franchi, ai quali vanno aggiunti 190 franchi (o 170, se già lo si possiede) dell’abbonamento metà prezzo. Praticamente, bisogna sborsare quasi 1000 franchi. Il tutto per ottenere un vantaggio di “soli” 200 franchi. Ad essere più vantaggiose sono infatti le versioni più care, che consentono bonus ben maggiori (di 500 e 900 franchi rispettivamente). Ma siamo sempre lì: queste sono proposte adatte ad utenti assidui dei mezzi pubblici. L’utente occasionale non metterà mai sul piatto cifre simili. E la versione da 800 franchi (+190/170), rimane comunque troppo cara e dà un vantaggio modesto. Anche perché non consente di acquistare due tipologie di biglietti molto apprezzate: le carte giornaliere dei Comuni (quelle normali, sì) e le carte per più corse.

Quindi, in conclusione, seppure questi abbonamenti siano un’alternativa che può fare comodo, a nostro modo di vedere non risolvono il problema degli utenti occasionali dei mezzi pubblici, per i quali sarebbe servita una proposta di alcune centinaia di franchi più bassa: magari con un bonus più contenuto, ma perlomeno più accessibile. Inoltre, a maggior ragione visto che l’abbonamento si chiama “metà prezzo PLUS”, sarebbe stato il caso di includere il costo dell’abbonamento metà prezzo. È un po’ un controsenso acquistare un abbonamento che si chiama “metà prezzo PLUS”, e doverne poi acquistare un altro a parte che si chiama “metà prezzo”. Temiamo che questo genererà confusione. Un ultimo appunto consiste nella complessità del meccanismo, che dal nostro osservatorio possiamo definire eccessiva per molti utenti e che sicuramente scoraggerà alcune persone dall’interessarsi a questo abbonamento. Sarebbe servito qualcosa di più semplice ed immediato da capire.

Occhio alle “fregature” sulla vignetta autostradale

La vignetta si può acquistare in Posta, negli uffici doganali o nelle stazioni di servizio, ma anche online. Oltre alla vignetta cartacea autocollante, esiste anche la versione digitale. L’ACSI raccomanda, per chi volesse acquistare la propria vignetta online, di utilizzare il canale ufficiale sul sito dell’Ufficio federale della dogana.

Anche quest’anno infatti, si registra la presenza di numerosi siti che vendono la vignetta ad un prezzo superiore a 40 franchi.

Scatta l’aumento dell’IVA: l’ACSI monitora con Mister Prezzi

Con l’approvazione del popolo svizzero espressa in votazione nel 2022, l’IVA è passata dal 7,7% all’8,1% lo scorso 1° gennaio. L’aliquota ridotta passa invece dal 2,5% al 2,6%, mentre l’aliquota speciale per il settore alberghiero dal 3,7% al 3,8%. Per quanto concerne l’aliquota normale, l’aumento corrisponde a 4 centesimi ogni 10 franchi spesi. Sull’arco di un anno, questo comporterà costi aggiuntivi nell’ordine delle centinaia di franchi per un’economia domestica. Insieme ad altri rincari, fra i quali i costi delle bollette energetiche ma soprattutto i premi di cassa malati, anche l’aumento dell’IVA contribuirà a mantenere il trend di erosione del potere d’acquisto. Naturalmente, ad essere toccate saranno soprattutto le fasce di reddito medio-basse: visto che si tratta di aumenti “piatti”, uguali per tutti, chi è più benestante sarà poco toccato.

L’ACSI monitorerà per vedere chi se ne approfitta
Alcune aziende e commercianti hanno dichiarato che almeno per il momento assorbiranno il colpo, senza rimbalzare l’aumento dell’IVA sui consumatori. Altre hanno invece affermato che farlo sarebbe impossibile. Indipendentemente dalle scelte individuali dei commercianti, quello che l’ACSI cercherà di monitorare è se con la scusa dell’aumento dell’IVA, ci sarà chi opererà aumenti ben superiori allo 0,4%. Per farlo, è possibile anche utilizzare un calcolatore reso disponibile sul sito della Sorveglianza dei prezzi.

IVA ridotta per l’igiene femminile
A vedere l’IVA ridursi saranno invece gli articoli per l’igiene femminile. Questi ultimi infatti passeranno sotto l’aliquota ridotta del 2,6%. Sarà interessante vedere se alcuni venditori anziché ridurre i prezzi ne approfitteranno per incrementare il proprio margine mantenendo il prezzo di questi prodotti invariato.

In generale, per vedere il reale impatto dell’aumento dell’IVA occorrerà probabilmente lasciar passare qualche mese.

Lamentele dei consumatori 2023: le “clausole inflazione” il tema dell’anno

In totale le tre organizzazioni hanno ricevuto 17’675 reclami da gennaio a novembre del 2023. Di seguito vediamo le tre categorie più “calde”:

1° rango: le “clausole inflazione” delle compagnie di telecomunicazioni
Oltre ad altri problemi che riguardano già da anni il settore delle telecomunicazioni (per esempio, il fatto che venga reso difficile ai consumatori dare la disdetta, costringendoli in alcuni casi a farlo al telefono e dovendo sorbirsi lunghe attese in linea), si è aggiunto nel 2023 quello delle clausole inflazione. Un nostro sondaggio ha mostrato tutta l’indignazione delle consumatrici e dei consumatori di fronte a queste clausole. Le compagnie possono ora infatti applicare aumenti di prezzo in base all’andamento dell’Indice nazionale dei prezzi al consumo anche mentre i loro clienti si trovano bloccati dalla durata minima contrattuale. Normalmente, questo dovrebbe dare diritto ad una disdetta anticipata, cosa che invece le “clausole inflazione” escludono.

2° rango: controversie contrattuali (garanzia, ritardi e altro)
Le dispute legate ai contratti sottoscritti dai consumatori sono state numerose anche nel 2023. Il commercio online si distingue sempre con numerosi casi di merci che arrivano con enormi ritardi, o che non arrivano affatto. Inoltre, in caso di difetti o problemi, il rispetto del diritto alla garanzia spesso non viene garantito. Fare valere i propri diritti nel caso di acquisti online può rivelarsi parecchio complicato e costoso.

3° rango: abbonamenti abusivi e greenwashing
Molti consumatori si trovano loro malgrado invischiati in abbonamenti che non volevano sottoscrivere, che pensavano essere gratuiti o dai quali fanno fatica a dissociarsi, soprattutto online. Numerose anche le segnalazioni relative a casi di greenwashing, con aziende che fanno grandi proclami sulla propria sensibilità ambientale che si rivelano però fuorvianti o privi di fondamento.

Di seguito il documento completo:

Margini sui medicamenti: una decisione a discapito di pazienti e assicurati

L’argomento è dibattuto da anni: i margini dei farmaci in Svizzera sono sproporzionatamente elevati. Secondo i calcoli della Sorveglianza dei prezzi e dell’associazione mantello degli assicuratori malattia Santésuisse, esiste un potenziale di risparmio di 458 milioni di franchi all’anno. Tuttavia, il Consiglio federale ha ceduto alle pressioni dei beneficiari dei margini eccessivamente elevati e si è astenuto, di fatto, dallo sfruttare questo enorme potenziale di risparmio. Una decisione incomprensibile, tanto più che giunge in un momento in cui la popolazione è già gravata da pesanti aumenti di prezzi in vari ambiti.

Obiettivo lodevole – implementazione fallita
Finora i margini erano fortemente dipendenti dal prezzo dei farmaci. È stata quindi concordata una standardizzazione dei margini, con l’intento di eliminare l’incentivo a distribuire farmaci costosi solo per ottenere più guadagni. Sebbene questo obiettivo sia ben accolto, coloro che sfruttavano il sistema precedente si sono opposti con forza a una significativa riduzione dei margini. Di conseguenza, il risultato finale porterà a una situazione paradossale: i costi di acquisto dei farmaci costosi diminuiranno leggermente, ma i farmaci meno costosi diventeranno notevolmente più cari. Complessivamente, si prevede un risparmio di soli 60 milioni di franchi svizzeri.

Alla cassa? Sempre i pazienti
A causa delle franchigie, i pazienti spesso finiscono per pagare di tasca propria i medicamenti meno costosi. L’aumento del loro costo implica dunque uno spostamento dell’onere sui pazienti. L’Alleanza delle organizzazioni di difesa dei consumatori critica fortemente questa situazione e chiede al Consiglio federale di sfruttare appieno il potenziale di risparmio di 458 milioni di franchi. La soluzione più efficace è già sul tavolo da tempo: anziché aumentare i margini dei medicamenti a basso costo, dovrebbero essere ridotti significativamente i margini di tutte le categorie di prezzo, specialmente quelli dei farmaci più costosi. Altre opzioni per mitigare gli aumenti di prezzo non sono state nemmeno prese in considerazione.

Le preoccupazioni dei consumatori sono state ascoltate troppo tardi
Le modifiche adottate dal Consiglio federale seguono in gran parte la proposta di farmacie, medici e ospedali. Ad essere divise sul tema le due associazioni mantello degli assicuratori malattia: Curafutura ha appoggiato la proposta del Consiglio federale, mentre Santésuisse si è rifiutata di sostenerla. I pazienti e i consumatori, che hanno interesse a ridurre al minimo i margini, non erano al tavolo delle trattative. L’Alleanza dei consumatori è stata informata e coinvolta solo in fase molto avanzata, quando le negoziazioni non erano più possibili. Nel corso di due riunioni convocate con breve preavviso nell’autunno del 2023, è stata respinta a maggioranza un’altra opzione che avrebbe potuto generare risparmi di centinaia di milioni.

Osservatorio del sale, ben pochi miglioramenti

l consumo di sale continua ad essere troppo elevato in Svizzera. Non significa che tutti debbano ridurne l’apporto, e naturalmente non va eliminato. Però i 5 grammi al giorno raccomandati dall’OMS sono ampiamente superati dalla maggioranza dei consumatori svizzeri. Uno studio del 2018 della Berner Fachhochschule stimava che gli svizzeri consumassero infatti circa 9,5 grammi di sale al giorno. Il grosso di questo sale, proviene da alimenti lavorati (si stima circa il 75%). E in molti di questi alimenti, non si immagina che ci possa essere sale. Come per esempio, i cibi dolci; allo stesso modo la maggioranza delle persone non si aspetta di trovare zucchero nei cibi salati. In realtà, avvengono entrambe le cose.

Dopo 15 anni, pochi risultati
Nel 2008, la Confederazione ha lanciato un programma volto a ridurre il consumo di sale in Svizzera. Il procedimento è abbastanza “tipico” dell’approccio che si adotta generalmente in Svizzera: chiede- re all’industria di ridurre il tasso di sale nei prodotti su base volontaria. Come spesso accade con questo approccio, i progressi sono nel migliore dei casi lenti e minimi, se non del tutto assenti. È quello che l’ACSI ha riscontrato in occasione di ampi rilevamenti effettuati nel 2012 e nel 2018: alcuni prodotti contenevano effettivamente meno sale, altri ne contenevano di più, per un risultato complessivo sostanzialmente nullo per l’alimentazione e la salute dei consumatori elvetici.

A distanza di alcuni anni dall’ultimo Osservatorio effettuato nel 2018, abbiamo deciso di fare un piccolo rilevamento focalizzandoci soltanto su un ristretto campione di prodotti, tanto per tastare il polso della situazione. Abbiamo così controllato il quantitativo di sale presente in quattro categorie di prodotti: corn flakes, pane semibianco, pizze precotte al prosciutto e sughi al pomodoro. Abbiamo preso degli esempi di prodotti appartenenti a queste quattro categorie presso Aldi, Coop, Denner, Lidl, Manor e Migros. Laddove possibile, abbiamo cercato gli stessi identici prodotti che avevamo controllato nel 2018, per valutare le eventuali variazioni nel contenuto di sale in questi prodotti. Questo non è sempre stato possibile, perché alcuni di questi prodotti non esistono più, o comunque non siamo riusciti a reperirli in occasione delle nostre visite nei negozi.

Abbiamo scelto queste quattro categorie perché ci sono sembrate pertinenti per vari motivi. Il pane e i sughi al pomodoro sono prodotti di uso molto comune, e soprattutto nel caso del pane, prodotti che danno un apporto considerevole di sale. Volevamo includere almeno una categoria di prodotti surgelati, e la scelta è ricaduta sulle pizze. Infine, i corn flakes sono un buon esempio di un tipo di prodotto nel quale non ci si aspetta di trovare un quantitativo rilevante di sale.

Di seguito l’articolo completo, tratto dalla Borsa della spesa numero 8 del 2023.

Abbassamento franchigia sull’IVA: l’ACSI dice no

L’ACSI ha sempre promosso un consumo responsabile, con attenzione agli spostamenti, alla freschezza dei prodotti e all’impatto sociale e ambientale delle nostre scelte. Il contesto dimostra però che i consumatori svizzeri pagano prezzi più elevati anche per prodotti identici rispetto ai loro omologhi dei paesi confinanti. Per questo motivo è comprensibile che alcuni consumatori decidano di fare una parte dei loro acquisti all’estero (nel caso del Ticino, in Italia). Ricordiamo del resto che ci troviamo in un periodo inflazionistico e che i premi di cassa malati continuano a salire vertiginosamente. Anziché cercare di costringere i consumatori ad acquistare prodotti più cari “con la forza”, i distributori attivi nel nostro paese dovrebbero ridurre i propri margini di guadagno (più elevati dei loro omologhi esteri) e rendere i propri prezzi più competitivi. Alcuni del resto lo stanno già facendo, dimostrando che è possibile.

L’abbassamento della franchigia sull’IVA comporterebbe inoltre oneri burocratici e costi tanto per il personale delle dogane quanto per le consumatrici ed i consumatori, su importi tutto sommato piccoli. Sarà del resto possibile per chi lo vorrà aggirare la misura restando sotto i 150 franchi di spesa ed andando più spesso oltre frontiera, con conseguente aumento del traffico, l’ultima cosa di cui la nostra regione ha bisogno.

Insomma, questa proposta, voluta dal Parlamento e alla quale si era opposto anche il Consiglio federale, creerà unicamente problemi e ha come unico scopo quello di accomodare le richieste dei distributori svizzeri, che hanno fatto sentire tutto il loro peso in Parlamento.

I nostri colleghi della Konsumentenschutz hanno lanciato una petizione contro questa modifica, che è previsto entri in vigore già dal 1° gennaio 2025.

Sguardi sostenibili: si parte con la settima edizione

Formula che vince non si cambia. Anche quest’anno torna il calendario dell’avvento Sguardi sostenibili, frutto della collaborazione tra aziende, uffici cantonali, gruppi di ricerca e associazioni di utilità pubblica, attive tra i settori della socialità, della solidarietà, dell’ambiente, del commercio equo, del risparmio energetico, dell’educazione ambientale e del turismo sostenibile.

Dal 1° dicembre, ogni giorno, per 24 giorni, su www.sguardisostenibili.ch si possono scoprire, attraverso 24 sguardi, altrettanti progetti innovativi e iniziative concrete ticinesi legate allo sviluppo sostenibile. Come ogni anno, anche l’ACSI partecipa con un suo sguardo, che sarà celato dietro la casella numero 11.

Il calendario suggerisce anche consigli di lettura, idee per regali sostenibili e spunti di riflessione, mettendo in palio quotidianamente premi per chi partecipa al quiz della giornata. Sarà consultabile anche dai dispositivi mobili e può essere seguito anche su Facebook.

Il diritto alla riparazione avanza nell’UE

In attesa di vedere quali saranno le modifiche di legge effettive e le raccomandazioni di azione agli stati membri, si tratta di un passo ulteriore in un processo in atto già da molti anni che ha portato a notevoli miglioramenti per i consumatori europei in materia di riparabilità. Molto spesso infatti i consumatori riparerebbero più che volentieri i propri prodotti anziché acquistarne di nuovi, a patto però di poter accedere ad un servizio di riparazione efficiente e a prezzo ragionevole.

Questo sviluppo potrebbe portare in futuro a nuove iniziative statali per incentivare la riparazione, come già fatto in Francia e Austria, concedendo anche bonus e sussidi a chi fa riparare determinati prodotti anziché gettarli via. Ricordiamo che la gestione dei rifiuti e il loro smaltimento comporta costi elevati per la collettività e ridurne la mole è nell’interesse di tutti.

Di fondamentale importanza è anche il tema della disponibilità dei pezzi di ricambio, che nell’UE deve ormai essere garantita per periodi di tempo stabiliti per diverse categorie di prodotti dopo l’entrata in vigore delle nuove norme in materia di riparabilità nel 2021. Anche la Svizzera ha recepito le norme UE nel 2021.

Si attende ora di vedere cosa comporterà nel concreto in Svizzera la spinta per un’economia più circolare sostenuta recentemente dalla Commissione dell’ambiente del Consiglio degli Stati.

L’ACSI continuerà dal canto suo a sostenere il progetto Caffè riparazione nella Svizzera italiana, che permette di offrire la possibilità ai cittadini di riparare i propri oggetti in occasione di appositi eventi sul territorio. Inoltre, continueremo a spingere un estensione del diritto di garanzia.

Black Friday: tutte le insidie a cui prestare attenzione

I nostri colleghi francesi di UFC- Que choisir hanno documentato spesso, negli anni, numerose truffe che avvengono durante il “venerdì nero”: prodotti che a una prima impressione sembrerebbero essere scontati mentre in realtà non lo sono. Di seguito un breve pro memoria per il consumatore.

Offerte ingannevoli – Molte aziende utilizzano il Black Friday come un’opportunità per spingere i consumatori all’acquisto impulsivo, promettendo sconti che sembrano fin troppo allettanti per essere veri. Tuttavia, è importante essere consapevoli del fatto che alcuni rivenditori aumentano i prezzi prima di questo periodo per poi ridurli artificialmente durante questa settimana.

Gli acquisti inutili – Se hai bisogno di qualcosa, e lo trovi scontato, ben venga. Se invece vedi uno sconto, e in quel momento decidi improvvisamente di volere quel prodotto: presta attenzione. Gli sconti servono proprio a farci spendere per cose che altrimenti non compreremmo e delle quali non abbiamo veramente bisogno. Quanti di voi si sono già pentiti per un acquisto fatto in periodo di saldi?

Fretta? Una cattiva consigliera – Non farti mettere fretta “perché́ poi finisce lo sconto”. Di sconti ce ne saranno altri. Se non si è convinti di un acquisto, meglio prendersi il tempo per riflettere. Di offerte come quelle del Black Friday se ne trovano anche in altri momenti dell’anno.

L’impatto ambientale – Queste giornate spesso incoraggiano uno spirito consumistico eccessivo, con conseguenze dirette sull’ambiente. La produzione su larga scala per soddisfare la domanda di prodotti scontati può generare un aumento dei rifiuti e dell’inquinamento. In un’epoca in cui la sostenibilità è al centro delle preoccupazioni globali, è importante riflettere sulle conseguenze delle nostre scelte di acquisto.

Le alternative – In risposta al consumismo e agli impatti negativi del Black Friday, alcune aziende stanno cercando alternative più sostenibili. Iniziative come il “Green Friday” promuovono lo shopping consapevole, incoraggiando i consumatori a riflettere sulle loro scelte di acquisto e a privilegiare prodotti sostenibili e di qualità.

Alternative vegane allo yogurt, un confronto con gli “originali”

Sugli scaffali dei supermercati, o forse in questo caso dovremmo dire nei frigoriferi, è ormai disponibile una discreta quantità di alternative vegane allo yogurt. Naturalmente, la disponibilità di questi prodotti varia da un negozio all’altro, ed è più facile reperirne una buona varietà nelle filiali più grandi. Anziché essere a base di latte, questi prodotti possono essere a base di soia, cocco, anacardio, mandorla, lupino, riso o altro. Ma non tutte queste varianti possono es- sere reperite in un normale supermercato.

A cosa è dovuto l’aumento di questi prodotti? Curiosità? Moda? Rispondono ad un bisogno di prodotti alternativi a quelli tradizionali? Danno l’idea di essere più sani? O ancora si tratta invece di acquistare prodotti con un minor impatto ambientale?

Quel che è certo, è che con l’ampliarsi della scelta di prodotti nei supermercati le consumatrici ed i consumatori rischiano di trovarsi un po’ smarrite/i quando si trovano di fronte al frigorifero del negozio. E in molti casi prodotti che all’apparenza sembrano identici o comunque simili, possono in realtà contenere ingredienti molto diversi. In questo senso viene anche da chiedersi se tutti coloro che acquistano sostituti vegani dello yogurt lo facciano consapevolmente o se invece in maniera un po’ casuale.

Da notare che volendo si potrebbe ovviamente ampliare il discorso a molti altri prodotti “simili” come budini o crème fraîche. Anche in quel caso esistono numerose alternative vegane.

In questo breve approfondimento, non ci chineremo sulla questione dell’impatto ambientale dei prodotti a base di latte rispetto a quelli a base di soia, cocco o altro. Si tratta di un tema indubbiamente interessante, ma che meriterebbe un articolo a sé stante. Per lo stesso motivo, non parleremo in questa occasione della differente provenienza degli ingredienti che si trovano all’interno di questi alimenti.

Lo scopo in questo caso è infatti piuttosto un confronto dal punto di vista nutrizionale.

Di seguito l’articolo completo:

Mese della riparazione 2023: oltre 1500 oggetti riparati

Coloro che tengono d’occhio gli appuntamenti Caffè riparazione, si saranno accorti che nell’ultimo paio di mesi tanto nella Svizzera italiana quanto nel resto del paese si è svolto un grande numero di questi eventi.

Rinnovo di repair-cafe.ch: più semplice da utilizzare e nuovo design
In occasione del mese della riparazione, il sito repair-cafe.ch è stato modernizzato. L’obiettivo a lungo termine è quello di rendere più facile per i singoli team di Repair Café gestire e presentare le loro proposte. Il sito web è gestito congiuntamente dalle tre organizzazioni svizzere per la tutela dei consumatori (ACSI, Konsumentenschutz, FRC). Le tre organizzazioni sostengono il movimento della riparazione nelle rispettive regioni del paese con vari servizi e coordinano le attività.

Il movimento Repair Café dimostra che la società dell’usa e getta è finita
I Caffè riparazione sono eventi in cui i visitatori possono riparare gratuitamente i prodotti difettosi con l’aiuto di professionisti della riparazione, talvolta volontari. Questi eventi offrono l’opportunità di fare qualcosa di concreto contro lo spreco delle risorse e le crescenti montagne di rifiuti nella nostra economia dell’usa e getta. Inoltre, riparare fa bene anche al borsellino. I Repair Café stanno prendendo sempre più piede in tutto il mondo e anche in Svizzera: ad oggi, nel nostro paese ne sono stati fondati più di 210. Questo numero elevato dimostra che la popolazione ha bisogno di un accesso più facile alla riparazione.

Rincaro premi cassa malati: ecco il webinar

Lo scorso anno quasi il 20% della popolazione ticinese ha optato per un cambiamento della propria assicurazione malattia obbligatoria. Con il nuovo aumento dei premi per il 2024, la tendenza potrebbe accentuarsi ulteriormente. L’obiettivo dei seminari online è di fornire ai partecipanti un’informazione chiara e trasparente, insieme agli strumenti per poter gestire autonomamente la propria situazione. Non da ultimo, vengono ribaditi alcuni concetti molto semplici e utili a ridurre l’aumento dei costi generali della sanità. Il webinar è strutturato in due parti. Dopo una presentazione tecnica incentrata sui passi da intraprendere per risparmiare sui premi, segue una seconda parte dedicata alle domande frequenti.

Si ricorda che, anche nel corso di tutto il mese di novembre, l’ACSI ha attivato le consulenze telefoniche gratuite sulle casse malati, per aiutare e sostenere chi necessita di consigli e suggerimenti personalizzati per valutare se e come modificare la propria polizza assicurativa.

Di seguito il video:

Prodotti per bambini sempre pieni di zucchero

Alcuni esempi citati dalla Konsumentenschutz includono un vasetto di muesli alla frutta da 220 grammi che ne contiene 27,5 di zucchero (7 zollette) consigliato già dagli 8 mesi di età, una spremuta che contiene 14 grammi di zucchero ogni 100 grammi di prodotto (un contenuto superiore a quello di bevande come la Coca Cola) o ancora dei biscotti composti per il 20-25% da zucchero e promossi come adatti dai 6 mesi di età. Una barretta alla frutta presa in esame è invece composta per il 46% da zucchero, e un tè al finocchio di Mamia ha un contenuto di zucchero pari al 91%.

Molti di questi prodotti vengono fra l’altro promossi con una miriade di affermazioni legate all’ecologia e alla sostenibilità. Peccato però che il loro contenuto di zuccheri sia ampiamente superiore alle raccomandazioni dell’OMS. I più piccoli consumando questi prodotti si abituano a gusti molto dolci, e questo può avere conseguenze nell’età adulta, durante la quale potrebbero essere confrontati a problemi come l’obesità.

Le organizzazioni dei consumatori chiedono da tempo che gli alimenti possano essere pubblicizzati con imballaggi e marketing rivolti ai bambini unicamente se contengono ingredienti bilanciati secondo le raccomandazioni dell’OMS. Inoltre le affermazioni relative alla salute dovrebbero essere permesse unicamente sugli imballaggi di prodotti effettivamente bilanciati, per evitare che i consumatori vengano tratti in inganno dal marketing e ritengano sani prodotti che in realtà non lo sono. Il Nutri-Score andrebbe promosso e utilizzato su più prodotti possibili, anziché venire osteggiato da molti attori della filiera agroalimentare come attualmente avviene. È importante infine ricordare che i bambini, soprattutto se di pochi mesi o anni di età, non hanno modo di decidere autonomamente cosa mangiare o bere, e servono quindi delle regole per tutelarli.

Sabato 7 ottobre: Caffè Riparazione e workshop di cucito eco-Solidale a Lumino

Il workshop di cucito si svolgerà dalle 9.45 alle 12 e sarà curato dagli atelier DaCapo (Pro Senectute) e Tritrai. Verranno creati dei sacchetti per pesare la frutta e la verdura a partire da tende e tessuti leggeri, trasformati dai partecipanti (esperti o principianti). Si invitano gli interessati a portare tessuti leggeri e trasparenti adatti all’attività di trasformazione “Upcycling” (i posti sono limitati; iscrizione necessaria entro il 5 ottobre scrivendo a: zerorifiuti@acsi.ch).

Il Caffè Riparazione avrà invece luogo dalle 9 alle 13. Se hai elettrodomestici, apparecchi elettrici o oggetti che necessitano di riparazioni, porta tutto con te. Esperti del settore saranno a tua disposizione. Per poter verificare che la riparazione sia stata eseguita con successo, è consigliabile portare con sé le componenti indispensabili al corretto funzionamento dell’oggetto (es. capsule del caffè, batterie cariche o sostitutive, caricatori, lampadine).

Premi 2024: è ora di correggere il sistema!

+10,5%. È un aumento davvero importante quello annunciato oggi in conferenza stampa dal Dipartimento della sanità e della socialità del Cantone Ticino. L’ACSI osserva con sconcerto questa ulteriore impennata dei premi, che si somma a quella del 2023, e sottolinea la necessità di intervenire sui costi senza temporeggiare. “Gli assicurati non possono essere i soli a pagare il costo dell’immobilismo degli ultimi anni – sottolinea Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI. Le riforme attese non sono state messe in atto. Svariate misure quali la riduzione del costo dei farmaci, anche attraverso la diffusione dei farmaci generici, o la lotta agli sprechi e alla sovramedicalizzazione, procedono troppo lentamente. A fronte di una situazione che sta sempre più peggiorando, il nostro auspicio è che si inizi una valutazione approfondita di modelli alternativi che stanno funzionando meglio in altri Paesi”.

Le consumatrici e i consumatori sono chiamati ad essere molto attenti nella gestione finanziaria domestica, non sottovalutando il peso dei costi legati alla salute. “Tutti hanno diritto di cambiare la propria cassa malati di base entro il 30 novembre – prosegue la segretaria generale dell’ACSI. Per contenere i premi vi sono anche altre possibilità come aumentare la franchigia e aderire a modelli alternativi. Occorre però considerare bene ogni aspetto ed essere informati sulle condizioni, per non rischiare spiacevoli sorprese”.

Con l’obiettivo di dare un sostegno concreto alla popolazione, domani 27 settembre, giovedì 28 e venerdì 29 saranno proposti tre webinar in diretta organizzati dall’ACSI in collaborazione con il DSS incentrati sul funzionamento della cassa malati e sulle possibilità di risparmio. Ogni cittadino dispone infatti di alcuni importanti strumenti per intervenire sul costo del premio mensile. Le differenze, in molti casi, possono superare i 1’000 franchi annuali per persona.

L’obiettivo dei seminari online è proprio quello di fornire ai partecipanti un’informazione chiara e trasparente, insieme agli strumenti per poter gestire autonomamente la propria situazione. Non da ultimo, saranno ribaditi alcuni concetti molto semplici e utili a ridurre l’aumento dei costi generali della sanità.

I webinar saranno strutturati in due parti. Dopo una presentazione tecnica di circa 30 minuti, incentrata sui passi da intraprendere per risparmiare sui premi, seguirà una seconda parte dedicata alle domande, da rivolgere direttamente tramite la chat a disposizione. Al termine, ogni partecipante otterrà un vademecum con le informazioni fondamentali.

Per partecipare a uno dei tre incontri online, che si terranno tra le 12:00 e le 12:45, è necessario indicare la data desiderata inviando una e-mail a: webinar@acsi.ch

In seguito, si otterrà quindi il link per collegarsi al seminario nel giorno prescelto.

Nei mesi di ottobre e novembre l’ACSI attiverà come sempre anche le consulenze telefoniche gratuite sulle casse malati, per aiutare e sostenere chi necessita di consigli e suggerimenti personalizzati per valutare se e come modificare la propria polizza assicurativa.

Rincaro premi cassa malati: l’ACSI lancia dei webinar interattivi

Il 27, 28 e 29 settembre prossimi saranno proposti tre webinar in diretta incentrati sul funzionamento della cassa malati e sulle possibilità di risparmio. Ogni cittadino dispone infatti di alcuni importanti strumenti per intervenire sul costo del premio mensile. Le differenze, in molti casi, possono superare i 1’000 franchi annuali per persona.

Lo scorso anno quasi il 20% della popolazione ticinese ha optato per un cambiamento della propria assicurazione malattia obbligatoria. Con il preannunciato nuovo aumento dei premi previsto per il 2024, la tendenza potrebbe accentuarsi ulteriormente. La segretaria generale dell’ACSI Antonella Crüzer sottolinea: “Tutti hanno diritto di cambiare la propria cassa malati di base entro il 30 novembre. Per contenere i premi vi sono anche altre possibilità come aumentare la franchigia e aderire a modelli alternativi. Occorre però considerare bene ogni aspetto ed essere informati sulle condizioni, per non rischiare spiacevoli sorprese”.

“Sono consapevole del sentimento di sconforto e impotenza che le assicurate e gli assicurati possono sperimentare di fronte ai costanti aumenti dei costi della salute” – afferma Raffaele De Rosa, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità. “È importante sottolineare che esistono ancora delle opzioni a disposizione delle cittadine e dei cittadini per cercare di contenere la spesa, e una di queste è la possibilità di cambiare la propria cassa malati e valutare modelli alternativi. Per questo motivo anche quest’anno abbiamo scelto di collaborare puntualmente con ACSI, affinché – grazie alla sua pluriennale esperienza sul tema dei premi e al suo ruolo di consulente imparziale e qualificato – possa fornire un supporto concreto a coloro che desiderano esercitare il diritto di modificare il proprio contratto di assicurazione”.

L’obiettivo dei seminari online è proprio quello di fornire ai partecipanti un’informazione chiara e trasparente, insieme agli strumenti per poter gestire autonomamente la propria situazione. Non da ultimo, saranno ribaditi alcuni concetti molto semplici e utili a ridurre l’aumento dei costi generali della sanità.

I webinar saranno strutturati in due parti. Dopo una presentazione tecnica di circa 30 minuti, incentrata sui passi da intraprendere per risparmiare sui premi, seguirà una seconda parte dedicata alle domande, da rivolgere direttamente tramite la chat a disposizione. Al termine, ogni partecipante otterrà un vademecum con i passaggi fondamentali.

Per partecipare a uno dei tre incontri online, che si terranno tra le 12:00 e le 12:45, sarà necessario indicare la data desiderata inviando una e-mail a: webinar@acsi.ch

In seguito, si otterrà quindi il link per collegarsi al seminario nel giorno prescelto.

Nei mesi di ottobre e novembre l’ACSI attiverà come sempre anche le consulenze telefoniche gratuite sulle casse malati, per aiutare e sostenere chi necessita di consigli e suggerimenti personalizzati per valutare se e come modificare la propria polizza assicurativa.

Freno alla regolamentazione: no ai privilegi per gli interessi aziendali nella Costituzione federale

Anche il Consiglio nazionale ha detto no al “freno alla regolamentazione”. Questa idea è quindi definitivamente fallita visto che era già stata respinta anche dal Consiglio degli Stati nello scorso mese di giugno. Il “freno normativo” prevedeva di imporre la necessità di una maggioranza qualificata del Parlamento per adottare qualsiasi legge o trattato internazionale che avrebbe interessato da vicino le imprese. Ciò significa che sarebbero sempre serviti 101 voti al nazionale e 24 agli Stati, e questo indipendentemente dal numero di parlamentari effettivamente presenti al voto. Si sarebbe trattato di un forte ostacolo all’accettazione di qualsiasi nuova norma coinvolta, soprattutto in caso di molte assenze in Parlamento, situazione che non di rado si verifica.

Per opporsi a questo “freno” le organizzazioni dei consumatori (ACSI, FRC, Konsumentenschutz) hanno collaborato con Public Eye. Antonella Crüzer, segretaria generale ACSI, esprime il suo sollievo per il fatto che la proposta sia ormai definitivamente fuori discussione: “Per la prima volta nella storia del nostro paese, la Costituzione federale avrebbe sancito che un gruppo di interesse sarebbe stato avvantaggiato rispetto a tutto il resto della popolazione”. Public Eye dal canto suo aggiunge che “la sistematica priorità data alle preoccupazioni aziendali rispetto ad altri interessi, come quelli sociali, ecologici o sanitari della società nel suo insieme, sarebbe stata devastante per la Svizzera”.

Anche l’attuazione concreta sarebbe stata problematica: questo freno sarebbe entrato in funzione se una legge avesse interessato oltre 10’000 aziende o se avesse avuto un costo normativo complessivo di oltre 100 milioni di franchi in 10 anni. “Le nuove leggi hanno un impatto diretto o indiretto praticamente su tutti e sarebbe stato difficile prevederne il costo su 10 anni. Determinare se un disegno di legge sarebbe dovuto cadere o meno sotto al freno alla regolamentazione avrebbe comportato interminabili discussioni”, spiega Antonella Crüzer.

La maggioranza del Consiglio nazionale ha respinto il “freno” con il risultato di 96 – 89. A votare contro PS, Verdi, Verdi liberali e la maggioranza dell’Alleanza del Centro. L’UDC e il PLR hanno invece votato a favore, dimostrando di anteporre gli interessi aziendali ai benefici collettivi.

Aperitivi e distillati senza alcol: una buona soluzione?

Bersi un cocktail o un aperitivo, senza però consumare alcol. Per svariati motivi, sempre più persone cercano questa opzione. Dalle ben note birre analcoliche si è passati ormai ad un mercato in cui esiste la versione priva di alcol di praticamente qualsiasi cosa. Superalcolici, spumanti, aperitivi. In molti casi, conservano il medesimo nome della bevanda originaria, ma si parla per esempio di “Gin 0%” o di “Rum analcolico”. E che dire degli aperitivi, tanto in voga sopratutto nella stagione estiva?

Di seguito l’articolo completo:

Oggi si è svolto il primo vertice sul potere d’acquisto

Tanto le organizzazioni dei consumatori, quanto l’ufficio di Mister Prezzi, stanno constatando un forte aumento delle preoccupazioni finanziarie dei cittadini, dovute ai crescenti oneri di spesa ai quali essi sono sottoposti. Per ora a queste preoccupazioni tanto lo Stato, quanto il mondo economico, non hanno dato risposte soddisfacenti. Dando l’impressione di non prenderle molto sul serio.

È fondamentale non gravare finanziariamente sui consumatori più di quanto non sia davvero necessario, a maggior ragione visto il contesto inflazionistico. In particolare va prevenuta la greedflation, un fenomeno che vede alcuni attori approfittarsi della situazione per praticare aumenti non giustificati.

In diversi settori, vi è in Svizzera una certa paralisi che impedisce le riforme necessarie ad aumentare la trasparenza su ciò che si cela dietro ai costi (basti pensare al settore sanitario o a quello energetico – è di oggi la notizia di un nuovo aumento medio a livello nazionale del 18% del prezzo dell’elettricità). Occorre altresì rafforzare la concorrenza, che non sempre gioca il suo ruolo fino in fondo nel nostro paese.

L’ACSI si focalizzerà in particolare nei prossimi mesi sul settore sanitario, spingendo per una maggior trasparenza verso gli assicurati (in particolare, nella comprensione delle fatture mediche) oltre che per un incremento dell’uso dei farmaci generici.

Caffè riparazione, ben 8 appuntamenti in settembre!

2 settembre, dalle 9.00 alle 13.00, presso l’Oggettoteca di Massagno, in Via San Gottardo 77 a Massagno
9 settembre, dalle 10 alle 12 e poi dalle 13 alle 15, in Piazza del Sole a Bellinzona in occasione del Greenday 2023 in collaborazione col Dipartimento del Territorio
13 settembre, dalle 13.30 alle 17.30, c/o BianchiTecno, Stabile Arca, via alle Pezze, Tesserete
15 settembre, dalle 13.00 alle 17.00, presso il Garage dei Magazzini Comunali in Via Saresc 7 a Faido
16 settembre, dalle 09.00 alle 13.00, presso La Filanda in via Industria 5 a Mendrisio
22 settembre
, dalle 9.00 alle 13.00, al Mercato del venerdì in Corso San Gottardo a Chiasso (verrà annullato in caso di maltempo)
23 settembre, dalle 11.00 alle 17.00, al Mercatino dell’usato di Pregassona, presso il Capannone di Pregassona in via Ceresio 25, Pregassona-Lugano
26 settembre, dalle 13.00 alle 17.00, Spazio Elle, Piazza G. pedrazzini 12, Locarno

Quali partiti e politici difendono gli interessi dei consumatori?

Sono 40 gli oggetti che sono stati considerati per determinare la sensibilità di partiti e parlamentari agli interessi dei consumatori. Spaziano fra numerosi ambiti: dalle misure per contenere i costi della sanità, alle questioni legate ai contratti e al loro rinnovo talvolta tacito e automatico, all’accesso alla giustizia per il comune cittadino o ancora alla lotta contro il greenwashing. Altri temi contenuti nelle votazioni prese in esame includono favorire “l’agricoltura contrattuale” fra consumatori e agricoltori, promuovere l’alimentazione sana dei giovani e proteggerli dalla pubblicità del tabacco, eliminare le tariffe di roaming per l’uso del cellulare all’estero, prolungare la durata di vita degli oggetti, garantire l’ampia accettazione del denaro contante e difendere i principi dell’iniziativa lanciata anche dall’ACSI “Stop all’isola dei prezzi elevati” e del relativo controprogetto indiretto. Infine, fra i 40 oggetti vi erano anche numerose revisioni di legge riguardanti l’ambito dei consumi, come quella della Legge sul contratto di assicurazione, quella della Legge sulla protezione dei dati o ancora della Legge sui cartelli. Ciò che tutti questi oggetti in votazione hanno in comune è l’impatto nella vita delle consumatrici e dei consumatori.
 

Le differenze fra i partiti sono sempre più nette e marcate
Se confrontiamo i dati emersi per la legislatura 2019-2023 con quelli della legislatura 2015-2019 notiamo che le divergenze fra i partiti su questi temi, già elevate, sono divenute ancora più importanti. In particolare si constata un forte calo nella propensione di UDC e PLR a sostenere le rivendicazioni dei consumatori, mentre si registra una certa stabilità nel caso dell’Alleanza del Centro (in lieve calo) e dei Verdi (in lieve aumento). Il PS e i Verdi Liberali hanno invece difeso maggiormente gli interessi dei consumatori rispetto al quadriennio precedente. Nel complesso, il quadro vede da un lato PS e Verdi che già erano favorevoli ai consumatori, esserlo ancor di più. Dall’altro lato abbiamo UDC e PLR, che già non erano pro-consumatori, e che ora lo sono ancora nettamente meno. Alleanza del Centro e Verdi Liberali hanno votato sostanzialmente metà delle volte a favore, mentre nella restante metà hanno votato contro, si sono astenuti oppure non hanno votato affatto (assenze). Ciò significa che questi due partiti votano comunque più spesso a favore che contro. Si segnala in tal proposito il “sorpasso” dei Verdi Liberali che passando dal 47,9% al 55,5% di voti pro-consumatori, superano proprio l’Alleanza del Centro, che indietreggia da 51,6% a 48,2%. Degna di nota è anche l’entità dei cali delle percentuali di voti favorevoli di UDC (dal 21,6% al 10,1%) e PLR (dal 24,8% al 12,7%). La quota di voti di questi due partiti a favore degli interessi dei consumatori si è sostanzialmente dimezzata. Ed era già molto bassa.

Come hanno votato i parlamentari della Svizzera italiana?
Malgrado i nostri colleghi d’oltralpe abbiano deciso di limitarsi quest’anno ad un rating dei partiti, l’ACSI ha deciso di continuare a proporre anche quello dei singoli parlamentari. Lo riteniamo infatti un importante strumento di trasparenza. Come è possibile vedere nei grafici, le differenze anche in questo caso sono marcate. I socialisti Sandra Locher Benguerel, Jon Pult e Bruno Storni non hanno lesinato voti favorevoli agli interessi dei consumatori. La deputata e il deputato grigionesi hanno addirittura fatto 40 su 40. Greta Gysin dei Verdi è arrivata poco dietro, con ben 37 voti pro. Nell’Alleanza del Centro, si notano alcune differenze: Marco Romano ha votato praticamente metà e metà, mentre Fabio Regazzi ha sostenuto i consumatori soltanto nel 30% delle votazioni. Più difficile valutare Martin Candinas, che in quanto Presidente del Consiglio nazionale non ha potuto votare in ben 12 occasioni. La tendenza parrebbe però indicare una linea più vicina a quella di Fabio Regazzi che a quella di Marco Romano. Fra i liberali, Anna Giacometti è stata la più pro-consumatori, soprattutto se si considera il numero di voti contrari (25, contro i 33 di Alex Farinelli e i 35 di Rocco Cattaneo). Lorenzo Quadri, della Lega, ha un punteggio simile a quello di Anna Giacometti (entrambi hanno circa un 20% di voti pro). Nei ranghi UDC, Martullo-Blocher ha una percentuale di voti favorevoli paragonabile a quella dei liberali Farinelli e Cattaneo (attorno al 12%), mentre Piero Marchesi è stato il più inesorabile con 92,5% di voti contro ai consumatori.

Metodologia utilizzata per il confronto
I risultati si basano sul voto espresso da partiti e parlamentari in occasione di 40 votazioni fra il 2019 e il 2023. La scelta dei 40 oggetti è stata operata dalla Konsumentenschutz, l’organizzazione dei consumatori della Svizzera tedesca. Soltanto il Consiglio nazionale è preso in considerazione, poiché le votazioni del Consiglio degli Stati non sempre sono pubbliche. Per maggiori informazioni sui 40 oggetti selezionati, vedere il comunicato della Konsumentenschutz.

Cassa malati, siamo davvero informati? Quattro incontri aperti a tutta la popolazione

Cosa copre la LAMal? Come posso risparmiare sul premio mensile? Come funziona la franchigia? Ho diritto ad un sussidio? Sono solo alcune delle domande che verranno affrontate durante gli incontri che si svolgeranno:

  • Martedì 5 settembre, 17:00-19:00 (Sala del Consiglio Comunale di Bellinzona)
  • Giovedì 7 settembre, 17:00-19:00 (Sala multiuso, ex Municipio, Breganzona)
  • Martedì 12 settembre, 17:00-19:00 (Sala conferenze, Centro Pronto Intervento, Via alla Morettina 9, Locarno)
  • Mercoledì 13 settembre, 17:00-19:00 (Sala del Consiglio Comunale, Palazzo Comunale, Mendrisio)

Oltre alla discussione plenaria, una consulente dell’ACSI sarà a disposizione per fornire a chi lo desidera una consulenza gratuita e personalizzata. Le persone dovranno portare con sé il proprio attestato assicurativo (documento inviato ogni anno dalla propria assicurazione). La consulente potrà così dare dei consigli più specifici. Alla fine di ogni incontro è previsto un piccolo rinfresco.

Iscrizione richiesta sul sito: www.ti.ch/eventicassemalati

L’ACSI saluta il Caffè Med in Ticino: uno spazio di ascolto per i pazienti

Dopo un primo appuntamento tenutosi a giugno, il Caffè Med ripartirà il prossimo 19 settembre dalle 14.30 alle 16.30 al ristorante Pestalozzi di Lugano (non è necessario iscriversi). L’iniziativa è stata lanciata a livello svizzero dall’Accademia di Medicina Umana, è supportata dall’Ordine dei Medici del Canton Ticino e salutata molto positivamente dall’ACSI. “Affinché possano far valere i propri diritti, i pazienti necessitano anzitutto di essere ben informati. Solo così potranno fare le scelte giuste sottraendosi anche alla sovramedicalizzazione e riducendo gli sprechi in ambito sanitario” afferma la segretaria generale dell’ACSI, Antonella Crüzer.

La medicina è evoluta molto nel tempo divenendo sempre più complessa. Per diverse patologie le proposte terapeutiche possono essere numerose e spesso i pazienti, a cui vengono presentate più opzioni, fanno fatica a capire quale sia quella migliore per loro. “Lo scopo principale del Caffè Med è l’ascolto, la vicinanza, il consiglio” spiega la dottoressa Antonella Richetti, radio-oncologa e responsabile del progetto. “Siamo un gruppo di medici che ha da poco terminato la propria attività nelle istituzioni, con un bagaglio di esperienze importanti in vari ambiti. Siamo liberi di agire senza un’istituzione alle spalle e di mettere a disposizione le nostre competenze per permettere al paziente di avere uno strumento in più nelle decisioni che riguardano la sua salute. Operiamo in modo indipendente e gratuito”.

Il progetto si avvale del contributo di una decina di professionisti che sono stati attivi in vari settori, dalla medicina interna alla chirurgia, oltre che da pneumologi, oncologi, cardiologi e psichiatri. L’auspicio dei suoi fautori, per il futuro, è di garantire anche la presenza di psicologi, infermieri, farmacisti, assistenti sociali. Il servizio è rivolto anche ai famigliari dei pazienti, così come ad altri professionisti della sanità che necessitassero di un momento di confronto.

Per maggiori informazioni, clicca QUI.

L’intervista completa alla dottoressa Antonella Richetti verrà pubblicata sul prossimo numero de La Borsa della Spesa.

Il Nutri-Score sta dando fastidio perché funziona!

L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) sta curando la progressiva (e lenta) diffusione su base volontaria dell’etichetta Nutri-Score in Svizzera. Ma c’è chi fa di tutto per mettersi di traverso. E questo malgrado il Nutri-Score non faccia altro che rispondere ad un problema di salute pubblica, promuovendo la trasparenza e l’informazione dei consumatori. E lo fa fin troppo bene: è per questo che da così fastidio. Ne abbiamo parlato nella Bds 5, in uscita nei prossimi giorni.

Sondaggio: “un abuso”. Le clausole inflazione bocciate dai consumatori

Un abuso. Di questo si tratta per la maggioranza dei partecipanti al nostro sondaggio. Ricordiamo brevemente in cosa consistono queste clausole: le compagnie di telecomunicazioni potranno, grazie ad esse, modificare il prezzo degli abbonamenti di telefonia e internet in corso d’opera. Anche nel corso della durata minima contrattuale. E senza che questo dia diritto ad una disdetta anticipata. Sì, è proprio così: il consumatore sottoscrive un abbonamento al costo, ad esempio, di 40 franchi al mese per una durata minima di 2 anni. Dopo 6 mesi, la compagnia potrebbe portare il prezzo a 50 franchi mensili e il consumatore dovrebbe comunque continuare a pagare fino allo scadere dei due anni di durata minima. E subire passivamente l’aumento. Una logica che fin da subito ha suscitato la chiara e netta contrarietà dell’ACSI. Una contrarietà che è condivisa anche dai consumatori che hanno partecipato al nostro sondaggio.

Rispondendo alla domanda “cosa ne pensi delle clausole inflazione delle compagnie di telecomunicazioni?”, un nettissimo 98% ha risposto “Si tratta di un’abuso. Il prezzo è un elemento essenziale di un contratto. Se cambia, deve essere data una possibilità di disdetta anticipata, come era il caso fino ad oggi”. E come dargli torto? Soltanto un 1% ha scelto la seconda risposta, che sottolineava come non si tratterebbe di aumenti arbitrari, bensì legati all’andamento dell’indice nazionale dei prezzi al consumo. Insomma: se i prezzi di altri beni salgono, anche le compagnie telecom possono procedere ad un incremento. Da lì il nome “clausole inflazione”. Un ulteriore 1% ha invece selezionato la terza risposta, che sottolineava come vari prodotti e servizi sono saliti di prezzo, e quindi non ci fosse niente da ridire in caso di incrementi anche nella telefonia.

Queste logiche potrebbero anche andare bene, ma quello che non funziona con queste clausole è che il consumatore si trovi bloccato per tutta la durata minima senza possibilità di disdetta e debba subire passivamente gli aumenti. Non è come se aumenta di prezzo un determinato prodotto in un supermercato: in quel caso, si è liberi di decidere di non comprarlo!

Rispondendo ad un’altro quesito posto dal sondaggio, i partecipanti si sono espressi sul tema della concorrenza. Per il 90%, ci sarebbe da interpellare la COMCO. Dopotutto, le compagnie principali hanno introdotto delle clausole praticamente identiche quasi in contemporanea. Evidentemente, si sono messe d’accordo. Che fine ha fatto dunque la concorrenza? Non siamo in fondo di fronte a comportamenti da cartello?

Nell’immediato il nostro principale consiglio ai consumatori rimane il medesimo: non sottoscrivere contratti con una durata minima troppo lunga, in modo da tenersi aperta la possibilità di dare la disdetta.

La Posta sta facendo “pubblicità alla pubblicità”. Difenditi con i due adesivi offerti dall’ACSI!

Effettivamente, sul sito della Posta, troviamo una sezione dedicata a questo tema dal titolo: “Pubblicità OK! Per gli amanti del risparmio. A volte non sarebbe male approfittare di una promozione. L’etichetta gratuita «Pubblicità OK!» vi permette di ricevere i volantini e i prospetti a cui siete interessati”.

Non solo: la Posta ha messo in piedi un vero e proprio concorso, visibile anche sul suo sito internet. “Avete rimosso l’indicazione «Nessuna pubblicità» dalla cassetta delle lettere? Complimenti! Ora la vostra cassetta delle lettere ha una marcia in più e con un pizzico di fortuna potete vincere CHF 2600.– in contanti”, recita l’iniziativa del gigante giallo. Che specifica: “Ma non aspettate troppo: il termine di partecipazione è il 22 giugno 2023” (attualmente, pur essendo passata la data, il concorso è ancora visibile). Insomma, non solo c’è da spalancare le porte alla pubblicità, ma è il caso di farlo rapidamente. Il linguaggio altisonante prosegue: “Accettando la pubblicità, la vostra cassetta delle lettere inizierà in un solo giorno a riempirsi di vantaggi”…”Risparmiate in media CHF 2548.– all’anno grazie ai volantini e alle offerte speciali di tanti operatori interessanti”. E via di seguito.

Questa iniziativa de La Posta pare quantomeno discutibile, oltre che inutile. La pubblicità, infatti, viene comunque distribuita nelle buche delle lettere, indipendentemente dalla presenza dell’adesivo proposto.

Per non ricevere la posta non indirizzata, il nostro consiglio è di applicare sulla tua buca lettere l’apposito adesivo contro la pubblicità che puoi richiedere all’ACSI. Per la posta indirizzata, puoi respingere al mittente l’invio indesiderato applicando un altro adesivo ACSI, quello recante la scritta “RESPINTO” (che può essere richiesto a sua volta al segretariato ACSI), che chiede pure lo stralcio del proprio nome dall’indirizzario della ditta. Se continui a ricevere posta indesiderata anche dopo aver compiuto questi passi, l’Incaricato federale per la protezione dei dati (IFPD) suggerisce di stampare, scaricandola dal suo sito, il modello di lettera “Richiesta d’accesso e di cancellazione dei dati ai mittenti di pubblicità” compilarlo, firmarlo e mandarlo per raccomandata.

Contro la pubblicità indesiderata nella buca lettere e per contenere lo spreco di carta l’ACSI offre ai propri soci un adesivo con la scritta “Niente pubblicità – meno rifiuti”. Per ottenerlo, se sei socio/a, scrivi ad acsi@acsi.ch o chiama il segretariato ACSI (attualmente chiuso per ferie, riapre il 31 luglio).

L’abbuffata al cinema: l’inchiesta ACSI dalla Bds 3.23

Nelle sale cinematografiche il consumo di bevande zuccherate, pop corn, gelati e altri dolciumi è una costante. In particolare proprio da parte di bambini e ragazzi. Attratti dalla pubblicità, ingeriscono grandi quantità di zuccheri, grassi e sale. Alcuni genitori sono andati con i propri figli a visitare le principali sale ticinesi per conto dell’ACSI, sulla falsariga dell’inchiesta svolta dai colleghi romandi della FRC nelle sale della Svizzera francese. I risultati mostrano alcune similitudini, ma anche delle differenze rispetto ai risultati dell’inchiesta d’oltralpe.

In allegato l’inchiesta completa.

Posta: nuovi aumenti in arrivo

Dopo intense trattative con Mister Prezzi, sia la Posta che l’Alleanza Swisspass che raggruppa le aziende dei trasporti pubblici hanno reso noti gli aumenti per il prossimo anno.

Per quanto riguarda la Posta, ci sarà un aumento di 10 centesimi per l’invio di lettere di Posta A e B. I pacchi priority ed economy vedranno dal canto loro un aumento di 1 franco e 50. Nel complesso, l’azienda prevede che nei prossimi anni continueranno a crescere i costi logistici legati alla tendenza di lungo periodo all’aumento dei pacchi (che richiedono maggiori costi per essere gestiti rispetto alle lettere) ma soprattutto prevede il continuare delle pressioni inflazionistiche (costi energetici, dei materiali, dei trasporti e aumenti dei salari). Tuttavia, grazie all’intervento di Mister Prezzi, solo una parte di questi costi sarà rimbalzata sui consumatori. La Posta ha infatti ridotto gli aumenti di prezzo di circa 70 milioni rispetto a quanto inizialmente pianificato. Secondo il sorvegliante dei prezzi, si tratta di un cambiamento significativo, che comporterà per la Posta la necessità di assorbire internamente una parte importante degli aumenti.

L’Alleanza Swisspass, dal canto suo, ha già annunciato gli aumenti dei prezzi dei trasporti pubblici che diventeranno effettivi dal prossimo 10 dicembre. Dopo trattative con l’ufficio di Mister Prezzi, alcuni aumenti sono stati mitigati. In particolare il costo dell’abbonamento generale di seconda classe aumenterà del 3,5%, anziché del 5,7% come deciso in precedenza.

In entrambi i casi si mostra l’importanza della presenza dell’ufficio della sorveglianza dei prezzi in periodi inflazionistici. Fortemente voluto e sostenuto dalle associazioni dei consumatori come l’ACSI, questo attore continua a svolgere una funzione fondamentale, in un momento in cui l’inflazione si fa sentire colpendo i consumatori da tutte le direzioni, con gli incrementi previsti per i premi di cassa malati, per i costi dell’elettricità e con i continui rincari dei beni di prima necessità nei supermercati.

L’azione legale collettiva serve prima del 2124!

In Svizzera la protezione dei consumatori non procede come dovrebbe. Tutti gli Stati membri dell’Unione europea stanno introducendo lo strumento giuridico dell’azione collettiva. Le aziende e i fornitori che si comportano in modo illegale danneggiando i consumatori europei non possono più continuare ad agire indisturbati. Il Dieselgate è stato la dimostrazione lampante della necessità di questo strumento, che avrebbe permesso anche ai 175’000 acquirenti svizzeri di difendersi ottenendo giustizia e risarcimento, come avvenuto per le vittime dei motori truccati in numerosi paesi.

La possibilità di fare causa ad un’azienda non garantisce solo maggiore giustizia, ma permette anche di combattere la concorrenza sleale e le pratiche commerciali scorrette. Il disegno di legge voluto dal Consiglio federale è inoltre equilibrato, ben lontano dalla class action all’americana con pene sproporzionate, ma garantisce ai consumatori di essere presi sul serio.
È ora che la politica abbandoni le sue manovre frenanti e agisca – il traguardo è comunque lontano. “Sono trascorsi 9 anni dall’adozione in Parlamento della mozione dell’allora presidente della Konsumentenschutz, Prisca Birrer-Heimo, che chiedeva di dotare i consumatori svizzeri dell’efficace azione collettiva. Con astruse tattiche dilatatorie il legislatore ha impedito finora di avviare il progetto, quando è evidente che nel tempo sia divenuto ancora più necessario!” afferma Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI.

L’Alleanza delle organizzazioni di difesa dei consumatori continuerà a impegnarsi con convinzione affinché l’azione collettiva sia presto riconosciuta come una misura urgente di tutela della collettività.

La piattaforma labelinfo.ch è stata aggiornata

Gli obiettivi di labelinfo.ch:

Più nello specifico, in seguito all’aggiornamento della metodologia di valutazione, la piattaforma vuole permettere ai suoi utenti di rispondere a cinque domande principali che potrebbero porsi riguardo ad un marchio:

Il marchio mantiene ciò che promette?
Fino a che punto il marchio è credibile?
In quali ambiti il marchio è forte o debole?
Come si comporta il marchio se confrontato ad altre alternative?
In che misura si tratta di un marchio degno di essere preso in considerazione?

Maggiori dettagli nell’articolo apparso sulla Borsa della spesa di aprile 2023 e visibile qui:

Elettricità sempre più cara, ma quando è giustificato?

Dopo un aumento medio del 27% fra il 2022 e il 2023, ne seguirà un altro che al momento viene stimato in un +12% fra il 2023 e il 2024. Il prezzo dell’energia elettrica continua dunque la sua cospicua ascesa. A fronte di una situazione a macchia di leopardo, con massicce differenze regionali, l’ACSI continua a chiedere che venga fatta maggior luce sui meccanismi dietro a questi aumenti e che la Elcom verifichi effettivamente quali sono giustificati i quali no.

I profitti realizzati da alcune aziende elettriche non possono avvenire sulle spalle dei consumatori, che sono impotenti di fronte alla scelta del proprio fornitore: a seconda del comune di residenza, devono adattarsi. Ivan Campari dell’ACSI ne ha parlato negli scorsi giorni in un intervista a LaRegione.

Proprio il tema dei prezzi dell’energia elettrica è del resto stato approfondito in uno degli ultimi numeri de La borsa della spesa.

Sondaggio: Cosa pensi di myRIDE?

La maggioranza dei partecipanti al nostro sondaggio ritiene che il “diario di viaggio digitale” sia una buona idea. Il 53,6% approva infatti il progetto myRIDE, ai quali si somma un 12,8% che ha perplessità specifiche su myRIDE come presentato attualmente, ma che approva il concetto generale. A preferire il funzionamento attuale con biglietti singoli ed abbonamenti da acquistare in anticipo è invece il 33,6%.

La divisione è praticamente equa per quanto concerne le risposte alla seconda domanda che abbiamo posto, ovvero, la disponibilità o meno a partecipare ad uno dei progetti pilota per testare vari aspetti di myRIDE. Il 31,9% sarebbe certamente disposto a partecipare ai test, il 34,5% ha selezionato forse, ci dovrei pensare mentre il 33,6% ha optato per sicuramente no.

Infine, abbiamo voluto cercare di mettere un po’ il dito nella piaga con una terza domanda che recitava “ti preoccupa il tracciamento e la raccolta di dati personali, per esempio, sulla geolocalizzazione”? Le risposte sono state sparse, ma delineano comunque una certa preoccupazione. La possibilità più selezionata è stata Sì, mi preoccupa un po’ al 33%, seguita da Sì, mi preoccupa molto al 30%, poi troviamo No, mi lascia indifferente al 24,5%, No, anzi, sono favorevole all’utilizzo dei dati per migliorare i servizi con un 9% e infine Non lo so ha incassato il 3,4%. Sommando le prime due risposte otteniamo dunque un 63% che è un po’ oppure molto preoccupato.

Diritto alla garanzia: buone notizie dal Consiglio federale

Nel comunicato del Consiglio federale, si legge in particolare che la legislazione vigente è superata, non tutela il consumatore, che spesso è in balia della benevolenza di chi vende. Occorre dunque modificare il Codice delle obbligazioni. Cogliamo l’occasione per ricordare le nostre rivendicazioni principali a favore delle consumatrici e dei consumatori:

1). L’inversione dell’onere della prova. Come già avviene nell’UE da tempo, deve essere il venditore a dimostrare che un prodotto era privo di difetti al momento dell’acquisto. Attualmente, è il consumatore a dover dimostrare che la colpa è del venditore. Il che, nel concreto, è difficile e oneroso da fare. In molti casi, praticamente impossibile. Questo stato di cose costringe spesso e volentieri i consumatori a prendersi la colpa di prodotti difettati.

2). La garanzia non deve poter essere esclusa. Attualmente, la garanzia può essere esclusa dal venditore. Questo stato di cose deve cessare.

3). Aumento della durata della garanzia legale da 2 a 5 anni. L’ACSI sostiene l’innalzamento della durata della garanzia da 2 a 5 anni. Questo è già realtà in svariati paesi, con buoni riscontri. Le aziende produttrici vengono così stimolate a proporre prodotti più duraturi e di miglior qualità, a vantaggio dell’ambiente e del portafoglio dei consumatori. L’ACSI viene frequentemente contattata da consumatori che si ritrovano confrontati a problemi proprio poco tempo dopo la scadenza dei 2 anni di garanzia.

Finti sconti e condanna a Conforama: speriamo qualcosa cambi

Da un lato, la solita multa dall’importo contenuto: 5000 franchi per violazione della Legge contro la concorrenza sleale così come dell’Ordinanza federale sull’indicazione dei prezzi. Lo abbiamo già detto più e più volte: queste sanzioni di piccola entità non possono scoraggiare queste grosse catene dal praticare finti sconti ed altre pratiche commerciali scorrette.

Però questa volta, oltre alla multa (e alle spese processuali, 11’000 franchi a carico di Conforama), dovrà essere versato un risarcimento alla collettività di 1,5 milioni di franchi. Non si erano mai viste cifre simili in Svizzera per sentenze su questo tema.

Conforama ha del resto continuato a praticare i finti sconti in contemporanea allo svolgimento del procedimento giudiziario, dimostrando così tutta la sua indifferenza di fronte ad eventuali sanzioni.

Questa sentenza è un punto di svolta? Ci piacerebbe pensarlo. Ma la realtà è che, per ora, occorre essere prudenti. Innanzitutto, a fare la differenza è stato il risarcimento: la multa anche in questo caso era contenuta. Inoltre per arrivare a questo risultato sono serviti 4 anni e il coinvolgimento, con grande dispendio di risorse, della FRC oltre che del Ministero pubblico vodese. E c’è da fare i conti con un probabile appello. L’ACSI si augura comunque che questa sentenza porti ad un maggiore rispetto dei consumatori, troppo spesso presi per il naso da offerte fasulle o fuorvianti.

Il Consiglio degli Stati ostacola la trasparenza nutrizionale

Il voto della Camera alta ha quale obiettivo quello di frenare la possibilità di apporre questo indicatore sulle confezioni degli alimenti. Numerose indagini hanno tuttavia dimostrato che i consumatori sono favorevoli al Nutri-Score perché fornisce informazioni più chiare – e quindi più trasparenti – sulla qualità nutrizionale dei prodotti lavorati. Contribuisce inoltre a influenzare positivamente l’alimentazione e la salute delle persone, facilitando scelte più sane grazie a un’etichettatura di immediata comprensione.

In Svizzera, il 42% degli adulti e il 15% dei bambini e degli adolescenti sono in sovrappeso o obesi. Le cause principali sono il consumo eccessivo di zuccheri, sale e grassi. Il rischio di sviluppare, negli anni, una malattia come il diabete o patologie cardiovascolari è elevato. Etichettare in modo semplice il valore nutrizionale di un prodotto è una misura di salute pubblica, con l’obiettivo di arginare l’esplosione di queste malattie e l’aumento dei costi sanitari.

Sviluppato da un comitato scientifico indipendente e quindi libero da qualsiasi influenza commerciale, il Nutri-Score si è affermato come strumento di riferimento anche grazie alle battaglie attuate, negli anni, dalle associazioni dei consumatori svizzere ed europee. La maggioranza dei paesi dell’Europa occidentale spinge per una sua maggiore diffusione. È inoltre sostenuto dalle autorità svizzere ed è stato volontariamente adottato da numerose aziende attive nel nostro paese come Migros, Aldi e Nestlé.

Il Nutri-Score in breve
Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura volontario per gli alimenti lavorati e pre-imballati. In Svizzera, la sua applicazione è gestita dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV). Un comitato internazionale può modificare la formula in funzione delle nuove conoscenze scientifiche per una maggiore efficacia sulla salute dei consumatori, indipendentemente dagli interessi economici e politici.

Per maggiori informazioni: Nutri-Score, l’essenziale in breve – ACSI

Fabrizio Marcon nel Consiglio regionale della CORSI

Si tratta di una nomina importante per l’ACSI, da sempre in prima fila nella difesa del servizio pubblico e nella salvaguardia della qualità della programmazione, con una particolare attenzione rivolta alla sensibilizzazione e all’informazione verso i consumatori affinché possano effettuare scelte consapevoli e responsabili. Fabrizio Marcon, nato a Mendrisio nel 1966, sposato e padre di due figli, è consulente finanziario con attività in proprio.
 

Sì alla Legge sul clima e al referendum contro la Legge negozi

È un sì convinto quello espresso dal Comitato direttivo dell’ACSI a favore della legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica (LOCli). L’oggetto altro non è che il controprogetto indiretto all’Iniziativa per i ghiacciai, denominata così dagli iniziativisti (nel 2019) perché il loro ritiro e il grave rischio di scomparsa totale è la conseguenza più visibile del cambiamento climatico in Svizzera. Secondo l’ACSI la nuova legge federale è un passo nella giusta direzione. Le misure proposte rappresentano un significativo progresso verso il raggiungimento di obiettivi climatici inderogabili, anche se non ancora sufficienti per scongiurare del tutto la crisi che gli esperti prospettano.

Se la legge verrà adottata, si andrà nella direzione di un maggior impegno da parte delle aziende e delle istituzioni nella riduzione delle emissioni di gas serra e nell’adozione di pratiche a basse emissioni. Inoltre, la normativa favorirà investimenti in nuove tecnologie e la creazione di un’economia sostenibile.

La legge cantonale sull’apertura dei negozi è stata oggetto di un lungo dibattito all’interno del Comitato direttivo dell’ACSI. Se, da una parte, una maggiore apertura dei negozi può favorire sia il consumatore – nell’ottica di una migliore conciliabilità con gli orari di lavoro – sia le aziende locali, dall’altra non si può prescindere da una lettura più globale dell’oggetto in votazione. Secondo la maggioranza dei rappresentanti del comitato direttivo la nuova normativa sposta l’attenzione dal tema dei prezzi e del potere di acquisto verso quello degli orari di apertura.

L’impressione che ne deriva è che la politica voglia concentrarsi solo su un aspetto secondario, anziché affrontare una questione prioritaria come la difficoltà crescente nella gestione dei budget famigliari. L’aumento repentino del costo della vita dovuto alle dinamiche inflazionistiche sta dimostrando, di fatto, la mancanza di una volontà politica di affrontare il tema della regolamentazione dei prezzi imposti a discrezione, con una semplice logica del profitto da parte delle aziende sul territorio cantonale e nazionale. Parallelamente, i criteri di qualità nel settore della vendita e la tutela delle condizioni di lavoro dei dipendenti sono altri temi che l’associazione ritiene prioritari.

Per queste ragioni l’ACSI invita a votare SÌ alla legge federale sul clima e NO alla modifica della legge sull’apertura dei negozi.

Ecco iSupport: un aiuto ai familiari curanti di persone affette da demenza

Spesso il principale aiuto per le persone affette da demenza è rappresentato dalla figura del familiare curante. Sovente sono proprio costoro infatti a rendere possibile una diagnosi tempestiva e a fornire aiuto nella vita quotidiana permettendo al paziente di vivere a domicilio. Non deve quindi sorprendere che l’OMS abbia deciso di proporre fra gli strumenti di risposta di salute pubblica alle demenze anche una piattaforma di supporto rivolta principalmente ai familiari curanti. L’obiettivo è duplice: formare il familiare curante e promuoverne il benessere.

La versione generica di iSupport è disponibile dal 2019. Sono seguiti degli adattamenti linguistici e culturali, fra i quali la versione svizzera, sviluppata nell’ambito di un progetto di ricerca in Ticino dall’Istituto di salute pubblica dell’USI (IPH) col sostegno del Cantone, di Pro Senectute e con la collaborazione di Alzheimer Ticino e SUPSI e di altri partner, inclusi i familiari curanti. I lavori sono iniziati nel 2020, e la piattaforma è ora disponibile nelle tre lingue nazionali per computer, smartphone o come manuale cartaceo.

Un passo importante nella strategia cantonale sulle demenze
“Questa piattaforma nasce in un contesto ben preciso: quello dello sviluppo della Strategia cantonale sulle demenze. Spero che possa permettere tanto ai familiari curanti, quanto ai pazienti nella fase iniziale della malattia, di trovare una certa serenità, oltre a risposte a dubbi e perplessità specifiche” ci ha spiegato la dottoressa Anna De Benedetti, presidente della Commissione cantonale sulle demenze. “Penso che sia importante per que-ste persone sentire che sia possibile trovare delle risposte. E penso anche che si tratti di uno strumento utile per tutta la collettività: vista la prevalenza dei disturbi cognitivi, si tratta di un problema della società intera. Al quale stiamo cercando di dare delle risposte”, ha aggiunto la dottoressa De Benedetti.

“È uno strumento basato sull’evidenza e costruito insieme ai familiari curanti”
La dr. Maddalena Fiordelli, docente ricercatrice presso l’IPH e co-responsabile del progetto insieme al Prof. Emiliano Albanese, e Anna Messina, psicologa e studente di dottorato sempre all’IPH, fanno parte, insieme alla dr. Rebecca Amati e Anna Maria Annoni, del team che ha creato la versione svizzera di iSupport. Un team che si mantiene in contatto con la rete di ricerca internazionale: “vi è uno scambio costante. Numerosi paesi hanno fatto o stanno facendo adattamenti culturali e linguistici della piattaforma fra i quali, per esempio, il Brasile, l’India, la Francia e l’Australia”, ci ha spiegato Maddalena Fiordelli, che ha precisato gli obiettivi di fondo: “da un lato si vuole permettere al familiare di formarsi, capendo cos’è la demenza, quali sono i sintomi e le difficoltà quotidiane di chi ne è affetto, dall’altro ci sono dei contenuti che aiutano a riflettere sulla propria situazione di salute mentale come familiare curante”. Anna Messina ci ha aiutato a capire più nel dettaglio anche questo secondo aspetto: “sono presenti anche degli esercizi di rilassamento audioregistrati, o delle domande a risposta multipla o aperta. Il sistema fornisce soluzioni e risposte, in questo senso avviene un’interazione. Non si tratta quindi unicamente di un deposito di contenuti informativi”. Un’interazione però chiaramente limitata alle risposte automatiche. “Ma sono presenti anche dei link esterni per contattare un professionista”, aggiunge Anna Messina. Una funzione per ora in fase speri- mentale è quella del forum online. Attualmente, i commenti sono pre-moderati e quindi l’uso ne risulta piuttosto ristretto. “È possibile che in futuro venga ampliato se saremo in grado di garantire la presenza di una persona qualificata per seguirlo”, ha indicato Maddalena Fiordelli.

Un’iniziativa utile per i consumatori-pazienti
Questa piattaforma rappresenta uno strumento di grande importanza nella gestione di una malattia sempre più prevalente per la quale non esistono vere e proprie cure farmacologiche. E sarà utile per tutta una serie di consumatori-pazienti confrontati direttamente o indirettamente con le patologie neurodegenerative, che grazie a questa piattaforma saranno più informati, consapevoli e supportati.

Per ulteriori informazioni si prega di scrivere all’indirizzo: isupport@usi.ch.

Sì al rafforzamento della legge sul clima: la presa di posizione dell’ACSI

Il controprogetto indiretto a livello di legge è opera della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N) e riprende i punti salienti dell’Iniziativa, in primo luogo l’obiettivo delle emissioni nette di gas ad effetto serra pari a zero entro il 2050, fissandone le tappe per raggiungerlo. La legge persegue infatti oltre alla riduzione delle emissioni di gas serra, l’adattamento alle conseguenze del surriscaldamento climatico e la protezione dai suoi effetti negativi. Si prefigge, inoltre, di orientare i flussi finanziari verso degli investimenti a basse emissioni di gas serra e resilienti ai cambiamenti climatici.

Ciò aveva convinto il comitato degli iniziativisti che il 5 ottobre dello scorso anno ha ritirato, in modo condizionato, l’Iniziativa popolare Per un clima sano (detta “per i ghiacciai”) affinché il controprogetto proposto potesse entrare in vigore.

La presa di posizione dell’ACSI

Secondo l’ACSI la nuova legge è un passo nella giusta direzione poiché le misure proposte rappresentano un significativo progresso verso il raggiungimento di obiettivi climatici inderogabili, anche se non ancora sufficienti per scongiurare del tutto la crisi che gli esperti prospettano.

Se la legge verrà adottata, si andrà nella direzione di un maggior impegno da parte delle aziende e delle istituzioni nella riduzione delle emissioni di gas serra e nell’adozione di pratiche a basse emissioni. Inoltre, la nuova normativa favorirà investimenti in nuove tecnologie e la creazione di un’economia sostenibile.

Per queste ragioni l’ACSI invita a votare SÌ alla legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica (LOCli).

L’ACSI dice no alle nuove “clausole inflazione” delle compagnie di telecomunicazioni

A marzo Swisscom ha introdotto una “clausola inflazione” nelle sue condizioni generali di contratto. Una modifica che consentirà a Swisscom di aumentare il prezzo dei suoi abbonamenti a partire dal mese di giugno 2023 sulla base dell’indice dei prezzi al consumo (IPC).

Nella prima settimana di maggio, è stata la volta di Sunrise. Oltre ad aver annunciato un aumento del 4% dei suoi abbonamenti dal 1° luglio 2023, la compagnia ha introdotto una clausola simile a quella di Swisscom.

Per quanto riguarda Salt, secondo le condizioni generali sottoscritte nell’ottobre del 2022, sarebbero possibili aumenti su alcuni contratti da febbraio 2024.

L’ACSI critica duramente questa nuova prassi attraverso la quale i fornitori di servizi di telecomunicazioni, di fatto, scaricano i rischi legati all’inflazione sui consumatori, già in difficoltà a causa dell’aumento dei prezzi e della perdita di potere d’acquisto. Da un punto di vista giuridico il prezzo è un elemento essenziale di un contratto. L’ACSI contesta il fatto che il prezzo possa essere modificato unilateralmente nel corso della durata contrattuale senza possibilità di disdetta.

In virtù di questo sviluppo, l’ACSI consiglia fin da subito ai consumatori di non sottoscrivere contratti dalla durata troppo lunga.

Abbonamenti telefonici: in futuro aumenti senza possibilità di disdetta

In caso di disdetta, i clienti Sunrise dovranno darne comunicazione entro il 30 giugno 2023. Se non lo faranno, acconsentiranno tacitamente alle nuove normative. Per i consumatori non sarà possibile sfuggire a questo vincolo passando a un concorrente: Swisscom e Salt si riservano a loro volta – nelle loro condizioni generali di contratto – il diritto di aumentare i prezzi degli abbonamenti a causa dell’inflazione senza possibilità di disdetta.

L’ACSI critica questa decisione attraverso la quale i fornitori di servizi di telecomunicazioni, di fatto, scaricano i rischi di inflazione sui consumatori. Ricordiamo in tal proposito che oltre al prezzo, i consumatori che intendono cambiare fornitore dovrebbero considerare anche l’eventuale durata minima del contratto, la qualità del servizio clienti, la copertura di rete e le tariffe di roaming o il credito di roaming inclusi nell’abbonamento.

In virtù di questo sviluppo, l’ACSI consiglia ai consumatori di non sottoscrivere contratti dalla durata troppo lunga.

Bisogna diminuire nettamente lo zucchero nell’alimentazione

Secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) non si dovrebbe consumare più di 50g al giorno di zuccheri, anzi, l’ideale è una media quotidiana inferiore a 25g. Bambini e ragazzi ne dovrebbero consumare ancora meno, e nessun zucchero aggiunto dovrebbe essere consumato dai piccoli fino a 3 anni di età. Ma in Svizzera il consumo pro capite di zuccheri è ben oltre queste cifre. Gli inviti alle aziende e ai produttori affinché riducano il contenuto di zuccheri aggiunti nelle bibite e nei cibi pronti non hanno ottenuto finora risultati significativi, occorre fare molto di più.

In Svizzera più di 2,2 milioni di persone soffrono di malattie croniche non trasmissibili quali l’obesità, il diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e neurovegetative, tumori, senza contare le carie dentarie. Queste malattie causano circa l’80% all’anno dei costi diretti totali della sanità, ossia circa 52 miliardi di franchi. In tutto ciò la nostra alimentazione ha una grande influenza poiché un consumo eccessivo di zuccheri aumenta il rischio di sviluppare diverse patologie. Ridurne il consumo, soprattutto tra i bambini e gli adolescenti, ha dunque un grande potenziale nella prevenzione delle malattie non trasmissibili, così come anche sulla riduzione dei costi sanitari. È partendo da queste considerazioni che l’Alleanza nazionale alimentazione e salute e i partner di MAYbe Less Sugar, hanno lanciato un appello a politici, autorità, responsabili dell’educazione, a enti e tutti coloro che con le loro decisioni o azioni possono influenzare in modo importante questo stato di cose.

L’appello chiede in primo luogo una maggiore protezione dei bambini. In particolare: che non vi siano zuccheri aggiunti negli alimenti e nelle tisane per bébé e che il tenore di zuccheri nelle derrate alimentari dei bambini sia limitato; che non vi siano edulcoranti negli alimenti destinati ai piccoli; che le bibite zuccherate siano bandite da scuole e asili e sia limitata l’offerta di dessert zuccherati; e infine che i prodotti molto zuccherati destinati ai bambini non possano essere pubblicizzati (al riguardo vedi i risultati dell’inchiesta pubblicata sulla Bds 4.22).

Le bibite zuccherate e i dolciumi forniscono la maggior parte dello zucchero consumato in Svizzera (rispettivamente il 38 e il 48%). Ecco perché nell’appello, oltre all’introduzione di una limitazione del tenore di zucchero nei prodotti finiti, si chiede l’introduzione di una tassa progressiva per le industrie che producono bibite con zuccheri aggiunti ed edulcoranti artificiali, in modo che le incitino a ridurne il tenore. E in quest’ambito si chiede anche il divieto generale di azioni e promozioni sui prezzi delle bibite zuccherate.

Affinché i consumatori possano acquistare consapevolmente è importante che dispongano di tutte le informazioni necessarie per poterlo fare, meglio ancora se tramite una dichiarazione nutrizionale semplice e comprensibile come quella del Nutri-Score: si invita pertanto a introdurre questa dichiarazione a livello nazionale. Nel contempo si chiede anche che nessun prodotto contenente zuccheri aggiunti possa riportare sulla confezione riferimenti salutistici.

Tra le richieste non vi sono però solo limitazioni e divieti: si invita infatti anche a promuovere l’accesso agli alimenti salutari, come frutta e verdura, e ai cibi non ultralavorati.

Come detto, l’appello non si rivolge direttamente ai consumatori, ma è importante che anche loro ne siano consapevoli affinché possano fare delle scelte responsabili.

Per ulteriori informazioni, CLICCA QUI.

Cambio della guardia alla presidenza: Angelica Jäggli subentra a Evelyne Battaglia-Richi

Anche la nuova presidente, Angelica Jäggli, conosce molto bene l’ACSI: dal 2012 al 2021 ha infatti fatto parte del Comitato direttivo ricoprendo la carica di vice presidente nell’ultimo triennio del suo mandato (2018-2021). È attualmente nel Comitato etico cantonale in rappresentanza dell’ACSI e membro supplente, sempre per l’ACSI, della Commissione cantonale di Vigilanza sanitaria del DSS.
L’assemblea dell’ACSI è stata anche l’occasione per prendere commiato dalla redattrice responsabile de “La borsa della spesa” Ivana Caldelari Magaton, giunta al pensionamento dopo 27 anni di attività in seno alla redazione della rivista. Il suo posto sarà occupato da Ivan Campari, già attivo presso la redazione dal 2016, che sarà affiancato da Cecilia Brenni.
Al termine dei lavori assembleari, si è tenuto un incontro pubblico con Mauro Veronesi, capo dell’Ufficio protezione delle acque e approvvigionamento idrico del Dipartimento del territorio, e Luca Nisi, meteorologo del Centro regionale sud, MeteoSvizzera, sul tema “Quando manca l’acqua”.

Caffè riparazione: in arrivo un denso mese di maggio

I primi due appuntamenti sono previsti sabato 6 maggio. Dalle 11.00 alle 17.00 in occasione del Mercatino dell’usato di Pregassona, che si svolgerà come sempre presso il Capannone di Pregassona in via Ceresio 25 a Lugano; inoltre, dalle 11.00 alle 15.00 in occasione della Giornata dell’ambiente a Montagnola.

Segue un altro caffè riparazione il sabato successivo (13 maggio), presso l’Oggettoteca di Massagno, in via San Gottardo 77 a Massagno, dalle 09.00 alle 13.00. Un’occasione per scoprire anche questa iniziativa.

Venerdì 19 maggio sarà invece possibile far riparare i propri oggetti al Mercato del venerdì di Chiasso, in Corso San Gottardo, sempre dalle 09.00 alle 13.00.

Un’ulteriore occasione sarà poi il caffè riparazione di martedì 23 maggio presso lo Spazio Elle in Piazza G. Pedrazzini 12 a Locarno, dalle 13.00 alle 17.00.

Ai trasporti pubblici servirebbero prezzi più competitivi

A partire dal 10 dicembre 2023 i prezzi dei trasporti pubblici aumenteranno in media del 4,3% in Svizzera. Nel comunicare il rincaro, l’Alleanza Swisspass si è giustificata sottolineando, fra le altre cose, che la Confederazione ridurrà del 7,8% i fondi per le indennità nel traffico regionale viaggiatori dal 2024. Insomma, la Confederazione stringe la cinghia. A ciò si aggiunge un aumento dell’IVA dello 0,4% deciso nella votazione sull’AVS. Swisspass fa anche notare che i prezzi dei trasporti pubblici erano stabili dal 2016, ovvero da 7 anni, il periodo più lungo di sempre senza aumenti di prezzo.

L’ACSI ritiene quanto affermato dall’Alleanza Swisspass comprensibile. Del resto il +4,3% annunciato risulta più contenuto dei rincari in altri settori, come energia, salute o beni di consumo. Ciò non toglie che i trasporti pubblici dovrebbero essere più convenienti in Svizzera. A maggior ragione in un contesto inflazionistico, per incentivarne l’utilizzo la Confederazione non dovrebbe tagliare i fondi, ma fare l’esatto contrario.

Una nota positiva è rappresentata dalla conferma da parte di Swisspass dell’introduzione di un abbonamento flessibile “a credito” da dicembre 2023, che permetterà di acquistare biglietti a prezzi più bassi utilizzando il “credito” precedentemente caricato sull’abbonamento. Da tempo l’ACSI chiedeva alternative al costoso abbonamento generale e al limitato abbonamento metà-prezzo.

Assemblea ACSI 2023 e conferenza “Quando manca l’acqua”

L’assemblea generale ACSI 2023 avrà luogo sabato 22 aprile presso la Sala multiuso della Scuola elementare di Besso (via Besso 13, Lugano), dalle ore 14.15. Dalle 17.00 si svolgerà una conferenza dal titolo “Quando manca l’acqua”, incentrata sull’approvvigionamento idrico del Ticino e sulle conseguenze della scarsità di acqua. 

Ore 14.15 Accoglienza
Ore 14.30 Inizio assemblea

Ordine del giorno:
1. Nomina del/la presidente del giorno e scrutatrici/tori
2. Approvazione verbale assemblea 2022
3. Relazione presidenziale
4. Rapporto d’attività 2022 e programma attività 2023
5. Conti 2022, allegato al conto annuale 2022 e preventivo 2023. Rapporto del cassiere e dell’Ufficio di revisione
6. Modifica statuti
7. Nomine statutarie
8. Eventuali

Ore 16.30: Pausa caffè

Ore 17.00: “Quando manca l’acqua”
Incontro pubblico con Mauro Veronesi, capo dell’Ufficio protezione delle acque e approvvigionamento idrico del Dipartimento del territorio

e

Luca Nisi, meteorologo del Centro regionale sud, MeteoSvizzera.

Al termine verrà offerto un aperitivo.

La partecipazione è aperta a tutti. Vi ricordiamo che solo le socie e i soci dell’ACSI hanno diritto di voto. Nell’edizione 2.23 de La borsa della spesa sono state pubblicate la convocazione e il rapporto d’attività: segnaliamo che a pagina 5 l’ordine del giorno è stato erroneamente pubblicato senza il punto 6.

Sì a norme più stringenti per un’economia circolare

Secondo il recente rapporto Circularity Gap, la Svizzera è circolare solo al 6,9%; ciò significa che più del 93% delle risorse utilizzate nell’economia proviene da risorse naturali vergini. La revisione della LPAmb (20.433) è fondamentale per fornire la base giuridica per lo sviluppo di un’economia circolare su larga scala in Svizzera, che promuova l’estensione della durata di vita degli oggetti di uso quotidiano e quindi la salvaguardia delle risorse. La condivisione, il riutilizzo, la riparazione, il ripristino e, in ultima analisi, il riciclaggio devono assumere un ruolo centrale nella legge. Il progetto proposto al Parlamento dalla Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N) è un’occasione da non perdere per andare in questa direzione. In particolare, le misure contenute nel progetto di legge consentirebbero di stabilire requisiti minimi per i prodotti e per gli imballaggi presenti sul mercato in base alla loro durata di vita, alla disponibilità di pezzi di ricambio o alla loro riparabilità. La legge tiene anche conto per la prima volta del danno ambientale lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti, permettendo di andare oltre l’approccio del riciclaggio.

La Svizzera deve fare in modo di recuperare il suo ritardo nell’ambito dell’economia circolare. Il progetto di revisione della LPAmb permetterebbe di compiere i primi passi necessari, anche se esso, nel confronto internazionale, è poco ambizioso: l’UE e alcuni dei suoi Paesi membri, come l’Austria con il suo bonus di riparazione, la Francia con il suo indice di riparabilità o i Paesi Bassi e la Finlandia, sono andati ben oltre. La maggior parte delle misure proposte dalla CAPTE-N oltretutto non sono vincolanti: se non si vuole che rimangano semplici dichiarazioni di intenti, queste disposizioni devono invece essere rese obbligatorie.

Mentre l’UE e diversi Paesi limitrofi hanno adottato ambiziose politiche pubbliche sull’economia circolare, il progetto svizzero rimane incentrato sul recupero di materiali ed energia: le strategie per la limitazione dei rifiuti, il prolungamento della vita degli oggetti e l’eco-design non sono sufficientemente tenute in considerazione. Per questo motivo i membri della coalizione “Lunga vita ai nostri oggetti” auspicano che con l’adozione della revisione della LPAmb si considerino anche alcuni adattamenti che la rendano più ambiziosa ed efficace. Questa revisione legislativa è infatti essenziale per una transizione dell’economia verso una maggiore sostenibilità.

Assicurati in difficoltà: l’ACSI sollecita l’Ufficio federale della sanità

L’annuncio del forte aumento dei premi 2023 dell’assicurazione malattia lo scorso autunno ha indotto una mole eccezionale di assicurati a disdire la propria Cassa malati per entrare in assicurazioni meno onerose. E ciò anche su consiglio dell’ACSI, che da anni invita i consumatori a preferire le assicurazioni coi premi più bassi e con un modello alternativo. Tanti assicurati ticinesi hanno optato per la Cassa malati KPT col modello win-win.
Le numerose richieste di adesione provenienti non solo dal Ticino hanno però preso alla sprovvista l’assicurazione KPT causando una serie di disagi a parecchi consumatori che non sono ancora stati risolti.

In seguito alle numerose segnalazioni giunte all’ACSI, l’associazione ha scritto all’Ufficio federale della sanità pubblica UFSP lamentando la situazione difficile in cui si trovano molti assicurati e chiedendo un immediato intervento.
L’UFSP ha confermato di essere in contatto con la KPT e consapevole delle difficoltà, per le quali si rammarica. Sottolinea comunque che qualora l’assicurazione “comunicasse in ritardo il cambiamento d’assicuratore, si troverebbe a dover risarcire all’assicurato il danno risultante, ovvero la differenza di premio”.  E resta inteso che la copertura assicurativa viene in ogni caso garantita.
Se fosse necessario un ulteriore supporto, indica l’UFSP, occorre contattare l’Ufficio dell’Ombudsman dell’assicurazione malattie, Morgartenstrasse 9, casella postale 3565, 6002 Lucerna; tel.: 041 226 10 12; www.om-kv.ch.

Il servizio di consulenza dell’ACSI Infoconsumi resta a disposizione per consigliare gli assicurati in difficoltà, tel. 091 922 97 55, tasto 1, dal lunedì al venerdì 8.30-11.30, infoconsumi@acsi.ch.

I prezzi salgono, ma le economie domestiche non sono tutelate

Come abbiamo constatato col nostro annuale rilevamento dei prezzi, pubblicato nella Bds 2.2023 in uscita in questi giorni e presentato ieri sera a Ticinonews, acquistare i prodotti contenuti nel nostro paniere di riferimento in Ticino costava quasi il 10% in più a gennaio 2023 di quanto non costasse a gennaio 2022. I premi di cassa malati sono aumentati del 9.2% fra il 2022 e il 2023, e le bollette energetiche hanno subito a loro volta massicci incrementi a partire da gennaio di quest’anno (o in alcuni casi, già dall’autunno 2022). L’aumento dei tassi di interesse ha portato (o porterà nel prossimo futuro) a maggiori costi tanto per i proprietari di casa che per gli inquilini. I conti risparmio, tuttavia, continuano ad avere rendite prossime allo zero. Non si tratta di un contesto “normale” e molte economie domestiche si trovano in seria difficoltà: un’inflazione così elevata, peggiorata anche dalla guerra in Ucraina, non si vedeva da 30 anni.

Di fronte a questo contesto, le autorità non possono continuare a restare passive. Del resto, non lo sono state con tutti: i pacchetti di salvataggio non sono mancati per attori ritenuti strategici. Molte aziende, per esempio nel settore energetico, hanno realizzato nel 2022 utili da capogiro.

I nostri colleghi del Konsumentenschutz propongono da mesi un “ombrello di protezione dei consumatori”. Esso include la possibilità per ogni economia domestica di avere accesso annualmente a 500kWh di energia elettrica pagata a prezzo di produzione. Questo alleggerirebbe le bollette e stimolerebbe contemporaneamente gli utenti a cercare di non superare tale soglia, contribuendo al risparmio energetico. Altri strumenti di protezione riguardano il contenimento dei costi sanitari.

Questi argomenti verranno affrontati in una conferenza online odierna promossa dalla Commissione Federale del Consumo (CFC).

Caffè riparazione alla Filanda anche nel 2023

Si tratta di sei sabati dalle 9.00 alle 13.00. Le date sono il 18 febbraio, il 22 aprile, il 10 giugno, il 16 settembre, il 28 ottobre e il 16 dicembre. Il riparatore ACSI Tecnofrank sarà presente in una postazione con un tavolo al pianterreno.

Di seguito la locandina:

Dichiarazione di Milano: troppo poco, e troppo lentamente

In Svizzera consumiamo circa 100 grammi di zucchero al giorno (25 zollette!). L’OMS ne raccomanda un massimo di 50 grammi. Quasi tutti gli alimenti e le bibite che consumiamo ne contengono, anche quando non lo immaginiamo. Questo ha portato fra l’altro ad un abituarsi alla presenza di questa sostanza. Obesità, disturbi cardiovascolari e diabete sono fra le cause di morte principali nella popolazione svizzera, e lo zucchero ne è concausa.

Oltre che nei prodotti dove la sua presenza è più ovvia, come i dolciumi o le bevande zuccherate (circa il 38% degli zuccheri aggiunti nella nostra alimentazione proviene dalle bevande), lo zucchero si trova anche in molti altri prodotti lavorati. Basti pensare che le patatine salate (chips), contengono circa un 5% di zucchero. Questa onnipresenza dello zucchero è particolarmente dannosa per i bambini, il cui corpo di dimensioni ridotte dovrebbe assumerne una quantità decisamente minore.

La Presidente ACSI Evelyne Battaglia-Richi è intervenuta ieri a Ticinonews (minuto 04.30), ricordando come malgrado sia positivo che si voglia fare qualcosa, si tratta per ora di una riduzione insufficiente per avere un effetto incisivo. È inoltre necessaria una maggior trasparenza sulla presenza di zucchero sulle etichette dei prodotti. L’utilizzo del Nutri-Score potrebbe facilitare la vita dei consumatori in tal senso.

Niente e-cig ai minorenni: l’ACSI è soddisfatta della decisione

Lunedì 13 febbraio l’approvazione della nuova disposizione da parte dei membri del Gran Consiglio è stata unanime (un solo astenuto). È stato dunque introdotto il divieto di vendita ai minorenni di sigarette elettroniche (e prodotti affini), ma anche il divieto di fumo delle “svapo” e dei prodotti affini negli spazi chiusi (luoghi chiusi accessibili al pubblico o sul posto di lavoro se presente più di una persona). Con il suo voto il Parlamento ha in sostanza equiparato a tutti gli effetti le sigarette elettroniche (le e-cig) a quelle tradizionali, sia per quanto riguarda la vendita sia per ciò che concerne il loro utilizzo. Le modifiche entreranno in vigore dal primo giugno di quest’anno.

Dai dati emersi per il biennio 2017-18 in Ticino 4 giovani su 10, tra i 14 e i 15 anni, hanno già sperimentato l’uso della sigaretta elettronica. Inoltre il 4% dei ragazzi di questa età, e poco meno del 2% delle ragazze, si ritiene fumatore non occasionale. Questo tipo di sigaretta sembra innocuo, ma vi sono rischi che non devono essere sottovalutati; le e-cig possono inoltre contenere anche importanti quantità di nicotina con conseguente rischio di dipendenza.

Lo scorso anno l’ACSI aveva sostenuto l’iniziativa federale per la protezione dei giovani dalla pubblicità del tabacco, accoglie ora con soddisfazione la decisione pionieristica del Ticino.

Sondaggio: Sport invernali, acquisto o noleggio?

Sorpresa: il 39,4% di chi ha risposto non va a sciare e la maggior parte di questi non pratica alcun altro tipo di sport invernale (56,7%). Il 42% circa dei partecipanti pratica lo sci regolarmente od occasionalmente tutti gli anni. Di tutti questi, tra “patiti” dello sci e praticanti occasionali, la gran parte acquista la propria attrezzatura (68%), il 21% possiede alcune cose e altre le noleggia, il restante (11%) noleggia l’attrezzatura che gli serve. Il quadro è simile per chi pratica (anche o solo) altri sport invernali: 61% acquista l’attrezzatura, il 14% la noleggia e il restante 25% noleggia ciò che non possiede già.

Le risposte sono diverse invece per i figli di chi pratica sport invernali: nel 50% dei casi di chi ha bambini o adolescenti il noleggio è la scelta preferita (le taglie cambiano spesso), e l’acquisto resta l’opzione scelta dal 23% dei genitori. Il 27% dei partecipanti invece pratica una via di mezzo, alcune attrezzature sono acquistate, altre prese a noleggio.

Alla domanda se per la propria situazione personale sia più conveniente noleggiare o acquistare l’attrezzatura sportiva invernale, propende per l’acquisto il 43% dei partecipanti, mentre il 40% opta per il noleggio (il 17% ha altre soluzioni). Tra le considerazioni espresse a margine di quest’ultima domanda emerge in particolare il fatto che può essere conveniente acquistare di seconda mano o comperare, a prezzo scontato, attrezzature noleggiate in precedenza. Un consiglio che vale per adulti e magari anche per i ragazzi, soprattutto se la stessa attrezzatura poi viene passata al fratello più piccolo e… in seguito – se le condizioni sono ancora buone – rivenduta di nuovo.

Qualcuno ha anche fatto notare che dopo aver noleggiato l’attrezzatura per la figlia si era subito pentita perché il prezzo era “veramente elevato”. Da parte nostra, da una rapida ricerca in internet abbiamo potuto rilevare che il costo del noleggio di attrezzature di questo tipo può effettivamente variare parecchio da un posto all’altro. Vale dunque la pena fare più confronti!

Sondaggio: Pazienti e costi della sanità

Malgrado la pandemia abbia una grande responsabilità di questo specifico “balzo”,  le cause profonde non possono essere ricercate soltanto in questo evento particolare, motivo per cui anche quest’anno l’ACSI sottolinea la necessità di intervenire sui costi della salute, sia attraverso una riduzione delle tariffe che sul fronte della quantità di prestazioni.

Ma come pazienti, cosa siamo disposti a fare per contribuire a rallentare questa crescita dei costi? E chi ne è maggiormente responsabile? Abbiamo cercato di capirlo con questo sondaggio.

Ne è emerso che la netta maggioranza dei partecipanti si dice disposta ad intraprendere numerose misure che contribuiscano a contenere i costi della sanità. La percentuale più alta di tutte va ad “assumere medicamenti generici al posto dei medicamenti originali”: il 91,8% dei partecipanti si dice disposto a farlo. Ma in ogni caso tutte le possibili risposte alla domanda 1 (vedi immagine allegata) sono superiori al 50%.

In merito alle misure per contenere i premi, l’89,4% approva i modelli alternativi, mentre solo il 36,1% si dice disposto a cambiare cassa malati ogni anno per spendere meno.

Fra gli attori del mondo della sanità più responsabili per l’aumento dei premi svetta l’industria farmaceutica (85,7%), seguita dagli assicuratori malattia (73,4%). Il 66,6% ritiene tuttavia che anche i pazienti siano fra gli attori con una responsabilità maggiore: vi è dunque dell’autocritica.

Vuoi ridurre i tuoi rifiuti? Partecipa al corso!

Su quali principi si basa un programma “zero rifiuti”? Attraverso degli esempi concreti verranno analizzate le diverse sfaccettature di questo concetto, soprattutto nell’ottica dei consumatori. Quali sono le strategie a nostra disposizione? Come possiamo ridurre, o ancora meglio, prevenire gli sprechi? Nel secondo incontro cercheremo di scoprire i segreti dell’ecologia quotidiana: cosa significa esattamente avere uno stile di vita “zero rifiuti”? È davvero possibile avere una casa, un guardaroba, una cucina “zero rifiuti”?

Il corso è previsto martedì 14 e martedì 21 marzo, dalle 19.30 alle 21.30. Occorre iscriversi almeno una settimana prima dell’inizio del primo corso contattando Alessandra Fontana (tel. 077 510 48 07, e-mail cpa.fontana.fumagalli@gmail.com). Si tratta di un corso online, che si svolge a distanza e si può seguire comodamente dal proprio computer. Ha un costo totale di 65 franchi per i due incontri.

Legislazione derrate alimentari: maggiore trasparenza, ma lacune nella protezione della salute

Termina oggi la consultazione sulla revisione di 23 ordinanze dell’importante diritto alimentare svizzero. Tra le novità vi sono numerosi vantaggi per i consumatori, in particolare nel settore della trasparenza e dell’informazione. Restano tuttavia ancora inattese parecchie richieste per migliorare la protezione dei consumatori.

Per quanto riguarda i valori nutrizionali, la dichiarazione dei quantitativi di zucchero e di acidi grassi saturi sarà finalmente obbligatoria anche per il mercato svizzero. Una misura già introdotta dall’UE, che l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori – ACSI, Konsumentenschutz e FRC – richiedeva da tempo, poiché le informazioni fornite solo su base volontaria sono insufficienti. Lo zucchero è presente in molti prodotti lavorati in quantità considerevoli.

Per il pane e i prodotti da forno sarà nuovamente necessario indicare la provenienza. Ciò consentirà di distinguere i prodotti svizzeri dai prodotti di panetteria importati per lo più congelati, a buon mercato, per essere solo cotti in Svizzera. Molti consumatori non ne sono consapevoli e potranno ora vederlo sull’etichetta, un’innovazione accolta con favore non solo dall’Alleanza, bensì anche dai panettieri svizzeri.

Si intensifica la lotta contro lo spreco alimentare. Il pane e i prodotti da forno sono stati identificati da uno studio dell’ETH di Zurigo tra gli alimenti che vengono maggiormente buttati. Le nuove disposizioni vorrebbero però ridurre le indicazioni sulla presenza di possibili allergeni. L’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori chiede altre soluzioni, affinché le persone allergiche continuino ad essere ben informate e ad avere accesso anche al pane meno caro.

Le etichette dei prodotti alimentari per sportivi saranno integrate con informazioni riguardanti i quantitativi raccomandati e le avvertenze. Tuttavia l’Alleanza deplora che non sarà più obbligatoria la dichiarazione nutrizionale. Una decisione irresponsabile, dato che questi alimenti non sono consumati da pochi sportivi professionisti, bensì da migliaia di sportivi amatoriali e persone attente alla salute. L’ACSI ritiene quindi fondamentale che i valori nutrizionali siano noti.

L’Alleanza si oppone fermamente anche alla rimozione o all’adeguamento dei livelli massimi consentiti di vari contaminanti. Il principio di precauzione non viene sufficientemente considerato nel caso dell’arsenico, del piombo, del cadmio o delle sostanze indesiderabili che possono essere generate durante la produzione di oli e grassi vegetali (MCPD). L’ACSI chiede una regolamentazione coerente e rigorosa che metta al primo posto la salute dei consumatori.

Oltre alle modifiche proposte, l’Alleanza chiede una revisione dei tenori massimi per gli additivi contenenti nitriti o nitrati. Utilizzati principalmente per la produzione di salumi e insaccati, come prosciutto e salsicce, possono danneggiare il DNA o causare il cancro. Sarebbe quindi più che auspicabile adottare misure di protezione dei consumatori e rivedere l’Ordinanza sugli additivi.

In conclusione, se i miglioramenti in favore della trasparenza sono certamente positivi, con la recente revisione non vengono adeguatamente considerate le preoccupazioni legate alla salute dei consumatori. L’ACSI si impegnerà affinché tali aspetti siano inclusi nella prossima revisione della legge sulle derrate alimentari.

Margini commercio al dettaglio: intervenga la COMCO

Nel rapporto dell’ufficio di Stefan Meierhans si sottolinea come “diversi studi hanno già evidenziato gli elevati margini di profitto lordo dei rivenditori al dettaglio svizzeri” e come la “struttura del mercato svizzero per la vendita al dettaglio è molto più concentrata rispetto a quella di altri paesi simili”. Il sorvegliante ricorda altresì come uno studio commissionato dalla SECO era giunto alla conclusione che questa situazione di mercato si ripercuote sui margini di profitto lordo relativamente elevati dei rivenditori svizzeri.

Operando un confronto con i Paesi Bassi, l’ufficio della sorveglianza dei prezzi è giunto alla conclusione che “l’ambiente meno competitivo in Svizzera contribuisce ad aumentare più fortemente i prezzi dei prodotti biologici”. Nel rapporto ci si chiede quindi se una regolamentazione per evitare margini troppo elevati, come quella vigente per esempio in Nuova Zelanda, sia necessaria in Svizzera.

Il consueto trend di mancanza di trasparenza nella vendita al dettaglio in Svizzera si è confermato anche nella stesura di questo rapporto, che ha visto le varie società rifiutarsi di fornire al Sorvegliante dei prezzi i dati da lui richiesti. Malgrado ciò, l’ufficio di Meierhans ha proposto una soluzione amichevole basata sui dati a sua disposizione per contenere i margini elevati sui prodotti biologici. Da notare che nel calcolo proposto da Mister Prezzi, si metteva in conto una disponibilità dei consumatori a pagare fra il 10 e il 30% in più per prodotti bio. Le società della vendita al dettaglio hanno tuttavia respinto la proposta e si sono rifiutate di prendersi qualsiasi impegno in tal senso.

L’attuale situazione oltre a pesare sulle economie domestiche, in particolare quelle meno abbienti, rende il consumo di prodotti bio fuori portata per queste fasce della popolazione. Il che danneggia indirettamente anche l’ambiente. Non è dunque possibile continuare a lasciare che Coop e Migros in particolare si spartiscano il mercato svizzero. La COMCO deve intervenire per ripristinare una sana concorrenza e fare in modo che vi sia maggior trasparenza sui margini del commercio al dettaglio, e che questi ultimi si riducano dagli attuali livelli eccessivi.

Storie da InfoConsumi: il contratto per il materasso

Una socia ACSI ha ricevuto una visita a domicilio da parte di una collaboratrice della ditta Idea Casa SA. Le é stata presentata un’offerta di acquisto di un materasso e le é stato spiegato, a voce, che sul prezzo di 3’300 franchi la ditta concedeva uno sconto di ben 500 franchi, in modo che il prezzo da pagare era di 2’800 franchi. Dedotto l’acconto di 500 franchi, da versare alla consegna del materasso, la nostra socia avrebbe quindi dovuto pagare un saldo di fr. 2’300, che, spalmato su 12 rate mensili, comportava un onere finanziario di 191,66 franchi al mese.

Le fatture mensili si sono poi rivelate però essere di 236,83 franchi, comprensivo di spese per il pagamento a rate, non menzionate in precedenza e non presenti nel contratto, peraltro formulato in maniera poco chiara.

In seguito all’intervento di Infoconsumi, le rate sono scese ai 191,66 franchi inizialmente previsti.

Ritornano le batterie rimovibili negli smartphone?

Se la proposta di legge verrà approvata, le aziende avranno un periodo di transizione di 3 anni e mezzo per ripensare i propri prodotti in modo da permettere ai consumatori di sostituire le batterie.

La Svizzera dal canto suo dovrebbe sostanzialmente recepire le norme UE sul caricabatterie universale non appena entreranno in vigore (l’UFCOM ha dichiarato lo scorso anno che le ordinanze sono già pronte). L’auspicio è che anche le batterie rimovibili diventino realtà nei prossimi anni sia nell’UE che in Svizzera.

Margini della distribuzione, Migros blocca Mister Prezzi?

Come mai c’era una pagina bianca nell’ultima newsletter del 2022 di Mister Prezzi? Da anni le associazioni dei consumatori chiedono trasparenza sui massicci margini della grande distribuzione in Svizzera. Una situazione aggravata dalla scarsità di concorrenza, con Migros e Coop a spartirsi l’80% del mercato. Tuttavia proprio i distributori erigono un muro e si trincerano dietro il segreto commerciale. Nessun dato è fatto trapelare.

Prezzi dei prodotti bio nel commercio al dettaglio: Mister Prezzi bloccato da Migros
L’ufficio della sorveglianza dei prezzi voleva pubblicare un rapporto sui prezzi dei prodotti bio e i relativi margini incassati dalla distribuzione. Si trattava dell’articolo principale della newsletter. Al suo posto, il seguente messaggio: “L’articolo della newsletter sull’inchiesta preliminare del Sorvegliante dei prezzi sui prezzi e margini dei prodotti «bio» nel commercio al dettaglio, previsto per questo punto, è stato per il momento tralasciato a causa di chiarimenti legali”.

Nei giorni successivi alla pubblicazione, i giornalisti della trasmissione 10vor10 hanno indagato per capire cosa fosse successo. Lo stesso ufficio di Mister Prezzi non si è sbottonato, facendo capire che non può esprimersi per motivi giuridici. L’ufficio stampa di Coop, contattato da 10vor10, si è subito smarcato: “non siamo stati noi, non ci siamo opposti a questa pubblicazione”. Chi ha fatto dunque pressione? Secondo 10vor10, che afferma di aver parlato anche con un’insider del gruppo, sarebbe stata Migros. Dato pressoché confermato dalla successiva reazione di Migros stessa, che ha affermato di essere in contatto con l’ufficio della sorveglianza dei prezzi, ma si è rifiutata di parlare dei contenuti dello scambio.

La pressione sta salendo per una maggiore trasparenza
I prezzi dei prodotti bio sono soltanto un esempio di un problema generalizzato, del quale avevamo già parlato alcuni mesi fa prendendo spunto da un’inchiesta dei nostri colleghi romandi della FRC. Partendo da alcuni dati trapelati dalle Laiteries Réunies de Genève, era stato possibile ricostruire i margini della distribuzione per tutta una serie di prodotti. I risultati, pur non essendo sorprendenti per l’ACSI, avevano confermato quanto temuto: margini davvero massicci, che raggiungono anche il 50% e che in media si situano attorno al 30%. Non c’è dunque da sorprendersi che il prezzo finale sia spesso e volentieri salato in Svizzera. Il problema di fondo è l’opacità su questi margini. La mancanza di trasparenza verso i consumatori, difesa duramente dalle aziende della distribuzione, deve cessare. Solo allora sarà possibile stabilire se davvero la concorrenza sta funzionando normalmente in Svizzera come Migros e Coop affermano, o se invece siamo di fronte ad una situazione di duopolio in cui la concorrenza non gioca più.

Come evitare le contraffazioni nello shopping online

Occorre innanzitutto essere ben consapevoli del fatto che l’importazione di prodotti contraffatti in Svizzera è illegale, che sia attraverso acquisti online o acquisti effettuati di persona in altri paesi. La dogana può confiscarli e distruggerli.

Quali sono i suggerimenti dell’ACSI per evitare di incappare nell’acquisto di prodotti “fasulli”?

  • Internet espone a rischi, ma offre anche opportunità. Una di esse sta proprio nella possibilità di cercare informazioni. Vale la pena di sfruttarla. Molto spesso una semplice ricerca di pochi minuti su Google permette di farsi un’idea su un negozio online o su un’azienda di qualsiasi tipo. Si trovano informazioni affidabili? Quale è la sua politica in materia di diritto di restituzione dei prodotti? Dove ha la sede? Ci sono recensioni di altri consumatori? Tenere però presenti due cose: innanzitutto le recensioni, soprattutto quelle positive, possono essere false. Secondariamente, il dominio .ch non implica necessariamente che la merce venga spedita dalla Svizzera o che il negozio abbia una sede in Svizzera.
  • Puntando su siti e aziende ben conosciuti normalmente si evitano i rischi. Occhio invece a siti poco conosciuti, incluse magari piattaforme dove chiunque può creare un profilo e vendere qualcosa.
  • Diffidare dei prezzi incredibilmente bassi.
  • Diffidare dei siti scadenti da un punto di vista linguistico (uso di traduttori automatici) o grafico.
  • Consultare i suggerimenti dell’UDSC.

Zucchero, come consumarne meno

Gli zuccheri aggiunti agli alimenti hanno lo scopo di “migliorarne” il sapore e aumentare le vendite. Fra questi troviamo ad esempio il saccarosio (zucchero bianco, zucchero di canna), il glucosio, lo sciroppo di fruttosio o il miele. In Svizzera mangiamo troppi zuccheri aggiunti. I bambini non dovrebbero superare i 30 grammi al giorno (pari a 7,5 zollette), gli adulti i 50 grammi (12,5 zollette). A titolo di esempio basti pensare che un singolo cucchiaio di marmellata contiene già 2 zollette, e una mini porzione di ketchup ne contiene una.

Alcune proposte per ridurre il proprio consumo di zuccheri tratte da una scheda di Promozione Salute Svizzera sono state pubblicate nella Bds 3.22.

Finti sconti, Conforama prosegue imperterrita

I consumatori si sentono presi in giro da queste pratiche ingannevoli, tramite le quali viene data l’illusione di fare grandi affari acquistando prodotti a prezzi scontati. Molto spesso queste strategie sono in violazione dell’Ordinanza federale sull’indicazione dei prezzi, tuttavia anche laddove arrivano delle sanzioni, esse sono molto lievi: poche migliaia di franchi per grandi aziende, come è stato ad esempio il caso per Ochsner Sport, M-Electronics o Fust. Fintanto che mancherà un reale deterrente, non c’è da stupirsi che una grande quantità di negozi e venditori continueranno a fare largo uso di queste pratiche.

Cartella informatizzata del paziente, partita la fase pilota

In concreto, che cos’è la CIP? È una raccolta di informazioni sanitarie personali. Le informazioni contenute possono essere consultate in qualsiasi momento dal paziente stesso e dai professionisti della salute autorizzati. Questi ultimi possono depositare nella CIP documenti rilevanti per le cure mediche quali ad esempio il rapporto di dimissione dall’ospedale, il risultato di analisi di laboratorio, la ricetta medica o il certificato di vaccinazione. Anche i pazienti possono inserire documenti nella propria CIP come, ad esempio, la ricetta degli occhiali, la lista delle allergie o le informazioni relative al proprio gruppo sanguigno.

Le informazioni mediche contenute nella CIP sono di proprietà del paziente ed è quest’ultimo a decidere cosa farne. Da poco più di un mese è iniziata in Ticino la fase pilota che intende rendere possibile – in un prossimo futuro – l’adozione della CIP da parte della popolazione ticinese. In questa fase di prova, nelle sedi dedicate di Mendrisio e Locarno messe a disposizione l’Ente Ospedaliero Cantonale sono state aperte finora circa 200 CIP destinate a un pubblico test e sono stati raccolti i primi riscontri.

La fase pilota continuerà ancora alcuni mesi, a dipendenza del numero di cartelle elettroniche che verranno aperte, e si procederà in seguito a valutare risultati e sostenibilità del progetto.

Ci si sta muovendo, senza dimenticare che che il quadro normativo federale è in via di affinamento, considerate le annunciate revisioni di legge (Legge federale sulla cartella informatizzata del paziente e Legge federale sul mezzo d’identificazione elettronico e altri mezzi di autenticazione elettronici).

Il Consiglio federale ha infatti stabilito, tra le altre cose, i seguenti punti fondamentali:

  • In futuro la CIP sarà considerata uno strumento dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie;
  • Verrà inoltre disciplinata la ripartizione di compiti e competenze, garantendo il finanziamento della CIP da parte di Confederazione e Cantoni;
  • Per quanto riguarda la volontarietà dei pazienti, saranno poste in consultazione due varianti: il mantenimento della volontarietà e l’introduzione di un modello opt-out;
  • Si chiarirà come si può utilizzare una futura Identità Elettronica statale per accedere alla CIP.

L’ACSI analizzerà e valuterà anche le modifiche legislative future per verificare che non portino discapito o obblighi nei nostri confronti in quanto, non dimentichiamo, tutta la popolazione è composta da (prima o poi) pazienti.

Per maggiori informazioni

Ecco cosa ha creato problemi ai consumatori nel 2022

In totale, i reclami trattati dalle tre organizzazioni riunite nell’Alleanza da gennaio a novembre del 2022 sono stati 13’924. Ecco le cause più frequenti.

1° rango: controversie contrattuali relative ai consumi (garanzia, fatturazione, consegna), 36,5%
Anche quest’anno a farla da padrone sono state le problematiche riguardanti i contratti sottoscritti dai consumatori, con 5’064 segnalazioni. Non sono mancati i casi di prodotti ordinati online e consegnati soltanto dopo lunghi ritardi, oppure non consegnati affatto. Spiccano quest’anno i problemi generati dal rifiuto da parte dei produttori di riconoscere la garanzia, prassi che sembra essersi consolidata presso diverse aziende. La legislazione svizzera richiede che siano i consumatori a fornire la prova che un difetto esistesse già al momento dell’acquisto. Da molti anni le organizzazioni dei consumatori chiedono invece che l’onere della prova venga attribuito ai produttori, come già avviene da lungo tempo nell’UE.

2° rango: pratiche commerciali scorrette, 14%
Sono 1919, ovvero il 14% del totale, i reclami che hanno riguardato metodi di vendita scorretti. Fra le pratiche aggressive e ingannevoli si distinguono in particolare gli abbonamenti online o via SMS che vengono sottoscritti inconsciamente da molti consumatori le cui condizioni non sono spiegate in modo chiaro. Talvolta quelle che paiono offerte gratuite sono invece sottoscrizioni di un abbonamento a pagamento.

3° rango: assicurazioni e costi della sanità, 11%
Sono balzati in terza posizione quest’anno i problemi legati ai costi della sanità, con 1523 segnalazioni. Oltre all’aumento dei premi dell’assicurazione malattia di base (LAMal), sono giunte anche molte lamentele per errori di fatturazione delle prestazioni. Nell’ambito delle coperture assicurative complementari si denotano aumenti di premio in base all’età e diminuzioni, o addirittura soppressioni, delle prestazioni.

Nel resto della classifica si trovano i problemi con le compagnie di telecomunicazione, le ditte d’incasso, oltre al tema generale degli aumenti di prezzo avvenuti nel corso del 2022.

La lista completa dei reclami è disponibile qui.

Proteggere i nostri diritti fondamentali

In occasione della Giornata internazionale dei diritti dei consumatori, sabato 10 dicembre la Vice-Presidente ACSI Lara Bedolla parteciperà ad un evento presso l’auditorium del Campus Ovest USI.

La mattinata si aprirà alle 8.30 e la Vice-Presidente ACSI parteciperà ad una tavola rotonda alle ore 11.30. Clicca QUI per maggiori dettagli.

Al via gli sguardi sostenibili 2022

Il progetto si realizza grazie alla collaborazione di molti enti, dalle istituzioni come il Dipartimento del Territorio ai rappresentanti della società civile ed è patrocinato dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ARE.

Dietro ogni finestrella del calendario si scoprono iniziative e storie che parlano di socialità, ambiente, commercio equo, risparmio energetico e molto altro. Ogni giorno si trovano anche consigli di lettura, idee per regali sostenibili e un concorso con premi giornalieri “a km zero”.

Alla fine del periodo dell’Avvento tutti i partecipanti ai concorsi giornalieri possono vincere uno dei premi finali messi in palio. Vai alla scoperta della Svizzera italiana sostenibile!

“Lo spreco alimentare: come evitarlo”

Nell’intervento del Dr. Beretta verrà presentata l’attuale situazione generale e i principali problemi. Verrà inoltre messo l’accento sull’importanza del sistema alimentare se si vuole raggiungere un modo di vita sostenibile. Verranno poi presentati i risultati di vari studi scientifici sullo spreco alimentare in Svizzera e saranno altresì presentate le diverse misure e strategie per agire concretamente contro lo spreco alimentare quotidiano.

In questo contesto, verranno prese in considerazione le esperienze dell’ACSI nell’ambito del progetto Comune Zero Rifiuti.

Dove conviene fare il pieno? Il calcolatore del TCS è online

Strumenti analoghi esistono già in tutti i paesi limitrofi. Per questo motivo il TCS afferma di colmare in questo modo una lacuna svizzera. Coloro che partecipano alla piattaforma ricevono dei punti che possono dare accesso ad alcune ricompense proposte dal TCS stesso.

Il calcolatore si trova QUI.

Sabato 3 dicembre, speciale caffè riparazione

L’evento inizierà alle 08.30 e terminerà alle 12.30, presso lo Stabile Amministrativo 3 del Dipartimento del Territorio in Via Franco Zorzi 13 a Bellinzona.

Di fronte allo stabile sarà possibile posteggiare gratuitamente. La sala si trova al piano terra.

Vieni a far riparare i tuoi elettrodomestici o le tue biciclette! È anche possibile consegnare biciclette da buttare. Una speciale giornata dedicata alla riparazione con la collaborazione di ACSI, Dipartimento del Territorio, SOS Ticino e dell’Atelier Ri-Cicletta.

Black friday e cyber monday: occhio a non farti manipolare

Sempre più sconti, sempre più eventi, sempre più a lungo. Più passa il tempo, più le occasioni di questo genere sembrano moltiplicarsi. Prendiamo il Black Friday per esempio, probabilmente l’evento di sconti e offerte speciali più famoso di tutti: originariamente, come il nome stesso suggerisce, si trattava di un singolo giorno. Ma come molti consumatori avranno potuto constatare, da diversi anni ormai gli sconti del Black Friday durano per una settimana, o anche di più. Quest’anno il giorno corretto è previsto per venerdì 25 novembre. Ma sappiamo tutti che gli sconti del Black Friday inizieranno diversi giorni prima, per lo stesso motivo per cui le decorazioni natalizie compaiono già in novembre e si incominciano a vendere uova e coniglietti di Pasqua a fine febbraio.

Meno conosciuti sono forse il Cyber Monday e il Single’s Day. Il primo dei due è nato negli USA come evento di sconti e offerte speciali per il commercio online, da lì il termine “cyber”. Anche se ad onor del vero ormai viene praticato anche da alcuni negozi fisici. Quest’anno il Cyber Monday avrà luogo lunedì 28 novembre.

Il Single’s Day viene invece dalla Cina. Una specie di risposta a San Valentino, e proprio come San Valentino stesso si è trasformato in un’occasione di shopping sfrenato. Di per sé però, la giornata dovrebbe celebrare le persone sole. Infatti cade ogni anno l’11 di novembre (giorno composto soltanto dal numero uno, 11.11). Numero che in cinese viene rappresentato come un singolo bastoncino, un ramo solitario che non aggiunge nulla all’albero familiare. L’idea è nata da un gruppo di studenti cinesi single come risposta alla miriade di offerte e prodotti mirati per le coppie, dai quali si sentivano esclusi. In seguito però è stata ripresa dai giganti del commercio online cinese come JD e Alibaba che han- no fiutato un’occasione di aumentare le vendite, e l’evento ha finito con il diffondersi in tutto il mondo.

Fatto sta che sommando questi tre differenti giorni, e prendendo in considerazione il fatto che, soprattutto nel caso del Black Friday, da singoli giorni sono diventati piuttosto settimane, il mese di novembre è quasi completamente “coperto” dagli sconti. Un mese della cuccagna, dunque? Non così in fretta.

Black Friday & co. propongono per lo più offerte poco vantaggiose

Negli scorsi mesi i nostri colleghi della Konsumentenschutz hanno rilevato l’andamento dei prezzi di alcuni prodotti per i quali erano state proposte delle offerte nel corso del Black Friday 2021. Il confronto si è incentrato su prodotti elettronici venduti online su brack.ch, digitec.ch, interdiscount.ch, mediamarkt.ch e microspot.ch.

Dal rilevamento è emerso che le “offerte mirabolanti” del Black Friday altro non erano che dei ribassi programmati per questi prodotti. La maggioranza di essi, infatti, non è mai più risalita ai prezzi precedenti, oppure lo ha fatto soltanto per un paio di mesi, per poi continuare la discesa nei primi mesi del 2022. Gli autori del confronto hanno sottolineato come per diversi di questi prodotti (TV, stampanti, auricolari, console, smartphones, computer, fotocamere e così via) ogni anno esce una nuova versione, solitamente proprio nei mesi successivi al Black Friday, e quindi il prezzo dei prodotti è destinato a scendere in ogni caso. Il Black Friday rappresenta soltanto un’occasione per far apparire unico e speciale un ribasso programmato e giustificato dall’invecchiamento del prodotto.

I risultati di questo rilevamento confermano l’esito di inchieste analoghe che abbiamo già avuto occasione di citare: per esempio quelle operate annualmente in Francia da UFC Que Choisir, o come quelle effettuate in Gran Bretagna da Which.

Consigli ACSI

● Non farti guidare dallo sconto. Se hai bisogno di qualcosa, e lo trovi scontato, ben venga. Se invece vedi uno sconto, e in quel momento decidi improvvisamente di volere quel prodotto: occhio. Gli sconti servono proprio a farci spendere per cose che altrimenti non compreremmo e delle quali non abbiamo veramente bisogno.

● Non farti mettere fretta “perché poi finisce lo sconto”. Di sconti ce ne saranno altri. Se non si è convinti di un acquisto, meglio prendersi il tempo per riflettere. Non c’è fretta. Di offerte come quelle del Black Friday se ne trovano anche in altri momenti dell’anno.

Il rapporto medico – paziente: limiti e prospettive

Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità DSS

Prof.Dr.med. Luca Gabutti, primario dell’EOC, professore presso la Facoltà di Scienze Biomediche dell’USI, membro del comitato Smarter Medicine Choosing Wisely Switzerland

Dr.med. Claudio Camponovo, specialista FMH in anestesiologia nonché Presidente del Circolo Medico di Lugano e membro del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici del Canton Ticino (OMCT)

Evelyne Battaglia-Richi, Presidente dell’ACSI e membro del comitato Smarter Medicine – Choosing Wisely Switzerland

Moderazione: Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI

Il video della tavola rotonda è online

Stimolati dalla segretaria generale dell’ACSI Antonella Crüzer, per l’occasione in veste di moderatrice, i partecipanti hanno proposto numerosi spunti interessanti.

Il consigliere di Stato De Rosa ha colto l’occasione per parlare della sua recente esperienza nel “ruolo” di paziente, che gli ha permesso di osservare quanto mai da vicino il lavoro del personale di cura del pronto soccorso. Ha inoltre presentato il suo punto di vista su svariati temi che riguardano da vicino i pazienti, come la necessità di rivedere il sistema di fatturazione tarmed, un dossier che avanza con troppa lentezza a Berna.

Il Dr.med. Claudio Camponovo, specialista FMH in anestesiologia nonché Presidente del Circolo Medico di Lugano e membro del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici del Canton Ticino (OMCT), ha dal canto suo sottolineato la necessità di ridare centralità al ruolo del medico di famiglia, che deve recuperare parte dello spazio che gli è stato sottratto dagli specialisti. A suo giudizio infatti attualmente il rapporto-medico paziente si trova confrontato a delle difficoltà. Non soltanto per i pazienti, ma anche per i medici: nel 2021 circa 200 medici in Svizzera hanno avuto un burnout e hanno dovuto chiedere aiuto.

Il Prof.Dr.med. Luca Gabutti, primario dell’EOC, professore presso la Facoltà di Sicenze Biomediche dell’USI e membro del comitato Smarter Medicine Choosing Wisely Switzerland ha fornito numerosi spunti interessanti. Si è per esempio soffermato su alcuni esempi impropri della relazione medico-paziente odierna. Fra di essi, il “dottor Google”, ovvero il medico relegato a mero esecutore della volontà del paziente che ha cercato informazioni su Google. Secondo il dottor Gabutti invece, il medico di famiglia, che sarebbe più corretto definire “medico personale”, dovrebbe diventare un partner del paziente, un riferimento di quest’ultimo per affacciarsi al mondo della salute quando è necessario. Gabutti si è altresì soffermato sulla necessità di rendere le fatture mediche comprensibili per i pazienti. Infatti a questi ultimi a suo modo di vedere dovrebbe essere recapitato insieme alla fattura un riassunto che la traduca in qualcosa di comprensibile.

La Presidente ACSI Evelyne Battaglia-Richi ha dal canto suo messo in evidenza, fra le varie cose, anche il momento di difficoltà emotiva nel quale spesso il paziente si trova quando deve operare delle scelte relative alla propria salute. Una situazione precaria che rende davvero difficile prendere delle decisioni, e che forse troppo spesso è sottovalutata.

Nel corso del video la segretaria generale ACSI Antonella Crüzer ha anche esposto i risultati del sondaggio ACSI su pazienti e costi della sanità, ottenendo delle reazioni da parte dei partecipanti alla tavola rotonda.

Tavola rotonda su “Il rapporto medico-paziente: limiti e prospettive”

Il tema del rapporto medico-paziente è sicuramente tra quelli che stanno alla base del nostro sistema sanitario e al quale va data grande importanza. Anche in Svizzera si sta lavorando per aumentare la qualità delle cure, rendendole più adeguate alle necessità dei pazienti. L’associazione Smarter Medicine – Choosing Wisely Switzerland ha il ruolo di coinvolgere maggiormente questi ultimi, stimolandoli a porre domande al proprio medico, ad essere pro-attivi, e spinge altresì il sistema sanitario a un’auto-analisi, per migliorare le cure evitando quei trattamenti inutili svolti ancora troppo spesso (si stima fino al 30%).

Quali sono i presupposti per un buon rapporto tra il paziente e il proprio medico di riferimento? Quali i benefici di una relazione basata sulla fiducia ma anche su una comunicazione aperta e attiva da entrambe le parti? Quali sono i limiti del sistema attuale e quali le prospettive?
Sono alcune delle domande alle quali si vuole dare una risposta nel corso della Tavola rotonda organizzata dall’ACSI in collaborazione con il DSS.

Programma:
Accoglienza e aperitivo dalle ore 18.00. Inizio alle ore 18.30.

Parteciperanno:
Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità DSS
Prof. Dr. med. Luca Gabutti, primario dell’EOC, professore presso la Facoltà di Scienze Biomediche dell’USI, membro del comitato Smarter Medicine Choosing Wisely Switzerland
Dr. med. Claudio Camponovo, specialista FMH in anestesiologia nonché Presidente del Circolo Medico di Lugano e membro del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici del Canton Ticino OMCT
Evelyne Battaglia-Richi, Presidente dell’ACSI e membro del comitato Smarter Medicine – Choosing Wisely Switzerland.
Il confronto sarà moderato da: Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI.

L’ACSI da sempre al fianco dei consumatori e dei pazienti vi invita a riservare la data e partecipare numerosi. Vi aspettiamo!

Cassa malati 2023: sabato a Pregassona consulenza dell’ACSI

La consulenza è aperta a tutti. Se siete interessati potete recarvi presso la sede dell’ACSI con la polizza assicurativa 2023 (vostra ed eventualmente di tutta la famiglia) e riceverete utili consigli su come poter risparmiare sui premi. Vi aspettiamo.

Come raggiungerci: potete usare i mezzi pubblici TPL bus 7 o ARL 461; se invece arrivate in automobile potete parcheggiare nei posteggi comunali predisposti in zona.

Acquisti nel corso di fiere e esposizioni: non esiste diritto di revoca

Durante fiere e esposizioni consumatrici e consumatori si lasciano sedurre più facilmente dall’offerta abbondante o dall’abilità dei venditori e firmano con una certa leggerezza contratti per oggetti di cui non hanno veramente bisogno o per i quali non hanno valutato attentamente le conseguenze finanziarie sul loro budget. Spesso questa leggerezza deriva dalla convinzione di poter ritornare sulle proprie decisioni. Purtroppo non è così. Gli art. 40a e seguenti del Codice delle obbligazioni che prevedono un diritto di revoca entro 14 giorni non si applicano ai contratti conclusi durante fiere e esposizioni. I consumatori sono quindi impegnati in modo definitivo dalla loro firma o dal loro acquisto.

L’ACSI raccomanda di non lasciarsi impressionare da eventuali sconti concessi in caso di firma immediata.

L’ACSI consiglia ai consumatori di riflettere e valutare attentamente prima di un acquisto che comporta una spesa importante.

L’ACSI ricorda che il suo servizio “Infoconsumi”, aperto tutte le mattine dalle 08.30 alle 11.30, è in grado di fornire consulenze telefoniche (091 922 97 55 tasto 1) anche su questo tema.

Giornata internazionale della riparazione: due CR in Ticino

Uno dei due CR si terrà dalle 13.00 alle 17.00 nella sede ACSI a Strada di Pregassona 33. L’altro invece dalle 13.30 alle 17.30 presso la Sede comunale di Ponte Tresa (Via Lugano 23 – Ponte Tresa).

Ricordiamo che le riparazioni sono eseguite sul posto unicamente se si tratta di piccoli interventi. In caso contrario il riparatore concorda con il proprietario i costi e le condizioni della riparazione.

Maggiori informazioni sul Caffè riparazione sono reperibili QUI.

“Lunga vita ai nostri oggetti!”: uniti per sostenere un’economia circolare

L’ACSI, APRÈS, l’Associazione svizzera delle arti e mestieri, Circular Economy Switzerland, la Fédération romande des consommateurs, Gemeinwohl-Ökonomie Schweiz, Greenpeace Switzerland, Impact Hub Switzerland, NoOPS.ch, Pro Natura, sanu durabilitas, swisscleantech, Travail.Suisse e WWF Switzerland hanno unito le loro forze per sostenere la creazione di condizioni quadro favorevoli a livello federale e per incoraggiare gli attori economici ad ampliare la loro offerta di servizi e prodotti “circolari”. Estendere la durata di vita degli oggetti permette di produrre vantaggi ecologici, economici e sociali.

La Svizzera è in ritardo nella realizzazione di un’economia che sia realmente circolare. Questa transizione è indispensabile per preservare le nostre risorse naturali. Le strategie di riparazione, riutilizzo e ripristino sono lungi dall’essere prioritarie nel nostro Paese, dove l’attenzione è piuttosto rivolta alla raccolta differenziata e al riciclaggio. Queste strategie non permettono però di ridurre significativamente l’eccessivo consumo di risorse né il suo notevole impatto sull’ambiente e sul clima. Per queste ragioni l’economia circolare non si limita al riciclaggio. Infatti, per realizzare la transizione circolare, bisogna applicare una riflessione che consideri l’intero ciclo di vita dei prodotti e che tenga conto delle varie opzioni per estenderne l’utilizzo. Al giorno d’oggi, non solo l’eco-concezione è ancora un’eccezione, ma gli ostacoli che i consumatori devono superare per far durare più a lungo i loro prodotti sono ancora numerosi.

In questo contesto, 14 organizzazioni provenienti da tutta la Svizzera e desiderose di cambiare la situazione si sono unite per formare la coalizione “Lunga vita ai nostri oggetti”. Il lancio ufficiale della coalizione ha avuto luogo il 10 ottobre 2022 a Berna, a pochi passi dal Palazzo federale (vedi immagine F.Bertschinger). Contemporaneamente, la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N) ha ripreso le discussioni sul progetto di revisione della Legge sulla protezione dell’ambiente. I membri della coalizione sostengono questo progetto, che consentirebbe di ancorare nella legge lo sviluppo dell’economia circolare. Lo vorrebbero però più ambizioso: il testo manca di obiettivi precisi e quantitativi, di strumenti per incentivare il riutilizzo e di meccanismi di controllo.

Sotto un imponente albero, che rappresenta la longevità e la diversità delle strategie circolari, le 14 organizzazioni si sono riunite per presentare i loro obiettivi. Sono quattro le principali aree di intervento identificate: impegnarsi per estendere la durata di vita degli oggetti, sostenere la creazione di condizioni quadro favorevoli, offrire ai consumatori un accesso facile e conveniente alla riparazione e al riutilizzo, incoraggiare e dare visibilità agli attori che si sono già orientati verso l’economia circolare.

La nuova coalizione, che è sempre aperta ad accogliere nuovi membri, intende realizzare azioni politiche congiunte, dialogare con gli attori economici ed informare il pubblico. L’economia circolare deve diventare una priorità per consentire un consumo sostenibile che rispetti i limiti del nostro pianeta.

Premi 2023: è arrivata la temuta stangata

La pandemia è additata come causa principale per l’entità degli aumenti dei premi di cassa malati. Infatti, essa ha causato da un lato ingenti costi diretti (per esempio, le ospedalizzazioni causate dal Covid-19 sono costate fra i 500 e i 600 milioni a livello nazionale) e dall’altro un “effetto di recupero”: molti interventi e trattamenti che sono stati posticipati nel 2020 e nella prima parte del 2021, sono stati in seguito recuperati e i loro costi sono quindi stati sostanzialmente “rinviati” di un anno. Tuttavia, le cause profonde non possono essere ricercate soltanto in questo evento particolare, motivo per cui anche quest’anno l’ACSI sottolinea la necessità di intervenire sui costi della salute, sia attraverso una riduzione delle tariffe che sul fronte della quantità di prestazioni.

L’OMS stima che il 30% dei trattamenti sanitari effettuati non sono veramente necessari. L’ACSI è da molti anni attiva nella sensibilizzazione sul tema della sovramedicalizzazione e sostiene l’associazione Smarter Medicine – Choosing Wisely Switzerland. Perché effettivamente non si scappa: per combattere l’aumento dei costi della salute, che è sospinto anche da fattori demografici, occorre limitare le prestazioni superflue.

Tuttavia l’ACSI si oppone fermamente ad un semplice scaricare la responsabilità su chi è malato ed ha bisogno di cure. Svariate ulteriori misure possono essere messe in atto. Alcuni esempi sono la creazione della cartella informatizzata del paziente (che consentirebbe risparmi grazie ad un miglior passaggio delle informazioni) o la riduzione del costo dei farmaci, anche attraverso la diffusione dei farmaci generici. Proprio su quest’ultimo fronte, che consentirebbe risparmi immediati senza intaccare in alcun modo la qualità delle cure, l’ACSI ha recentemente appoggiato la campagna lanciata da medix-Ticino e dall’Ordine dei farmacisti volta ad aumentare massicciamente l’uso dei farmaci generici in Ticino.

Cosa può fare il paziente?
Come ogni anno l’ACSI ricorda che il paziente dispone di svariati strumenti per intervenire sui propri costi della salute: primo fra tutti, cambiare la propria cassa malati, spostandosi in quella meno cara. Le differenze in molti casi superano i 1000 franchi annuali. Tutti hanno diritto di cambiare la propria assicurazione malattia di base (anche anziani e malati). La lettera di disdetta deve però giungere all’assicuratore entro il 30 novembre (non fa stato il timbro postale!) e va quindi spedita qualche giorno prima. Per contenere i premi, vi è inoltre ovviamente la possibilità di aumentare la propria franchigia. Spesso le franchige a 300 franchi per persone sane non fanno altro che generare un circolo vizioso che porta all’aumento dei costi della salute. Infine è possibile valutare l’adesione a modelli alternativi, ricordando tuttavia che occorre leggere attentamente le condizioni per beneficiare degli sconti.

Per confrontare i premi delle varie casse malati in vista di un’eventuale disdetta e per scegliere la franchigia ottimale l’ACSI segnala il calcolatore dell’Ufficio federale della sanità preferendolo a quello di Comparis finanziato anche dalle casse malati.

L’ACSI fornisce un servizio di consulenza telefonica sulle casse malati tutte le mattine dalle 8.30 alle 11.30 al numero 091 922 97 55 (tasto 1). Il servizio è aperto a tutti.

Premi 2023: è arrivata la temuta stangata

La pandemia è additata come causa principale per l’entità degli aumenti dei premi di cassa malati. Infatti, essa ha causato da un lato ingenti costi diretti (per esempio, le ospedalizzazioni causate dal Covid-19 sono costate fra i 500 e i 600 milioni a livello nazionale) e dall’altro un “effetto di recupero”: molti interventi e trattamenti che sono stati posticipati nel 2020 e nella prima parte del 2021, sono stati in seguito recuperati e i loro costi sono quindi stati sostanzialmente “rinviati” di un anno. Tuttavia, le cause profonde non possono essere ricercate soltanto in questo evento particolare, motivo per cui anche quest’anno l’ACSI sottolinea la necessità di intervenire sui costi della salute, sia attraverso una riduzione delle tariffe che sul fronte della quantità di prestazioni.

L’OMS stima che il 30% dei trattamenti sanitari effettuati non sono veramente necessari. L’ACSI è da molti anni attiva nella sensibilizzazione sul tema della sovramedicalizzazione e sostiene l’associazione Smarter Medicine – Choosing Wisely Switzerland. Perché effettivamente non si scappa: per combattere l’aumento dei costi della salute, che è sospinto anche da fattori demografici, occorre limitare le prestazioni superflue.

Tuttavia l’ACSI si oppone fermamente ad un semplice scaricare la responsabilità su chi è malato ed ha bisogno di cure. Svariate ulteriori misure possono essere messe in atto. Alcuni esempi sono la creazione della cartella informatizzata del paziente (che consentirebbe risparmi grazie ad un miglior passaggio delle informazioni) o la riduzione del costo dei farmaci, anche attraverso la diffusione dei farmaci generici. Proprio su quest’ultimo fronte, che consentirebbe risparmi immediati senza intaccare in alcun modo la qualità delle cure, l’ACSI ha recentemente appoggiato la campagna lanciata da medix-Ticino e dall’Ordine dei farmacisti volta ad aumentare massicciamente l’uso dei farmaci generici in Ticino.

Cosa può fare il paziente?
Come ogni anno l’ACSI ricorda che il paziente dispone di svariati strumenti per intervenire sui propri costi della salute: primo fra tutti, cambiare la propria cassa malati, spostandosi in quella meno cara. Le differenze in molti casi superano i 1000 franchi annuali. Tutti hanno diritto di cambiare la propria assicurazione malattia di base (anche anziani e malati). La lettera di disdetta deve però giungere all’assicuratore entro il 30 novembre (non fa stato il timbro postale!) e va quindi spedita qualche giorno prima. Per contenere i premi, vi è inoltre ovviamente la possibilità di aumentare la propria franchigia. Spesso le franchige a 300 franchi per persone sane non fanno altro che generare un circolo vizioso che porta all’aumento dei costi della salute. Infine è possibile valutare l’adesione a modelli alternativi, ricordando tuttavia che occorre leggere attentamente le condizioni per beneficiare degli sconti.

Per confrontare i premi delle varie casse malati in vista di un’eventuale disdetta e per scegliere la franchigia ottimale l’ACSI segnala il calcolatore dell’Ufficio federale della sanità preferendolo a quello di Comparis finanziato anche dalle casse malati.

L’ACSI fornisce un servizio di consulenza telefonica sulle casse malati tutte le mattine dalle 8.30 alle 11.30 al numero 091 922 97 55 (tasto 1). Il servizio è aperto a tutti.

Storie da Infoconsumi: settembre 2022

Dopo aver bevuto un caffè con un’amica presso un ristorante di Massagno, la nostra socia è inciampata in un sagomato irregolare posato nel posteggio del ristorante: nella caduta si è rotta un gomito ed è rimasta in infortunio poco meno di 4 mesi. Ha dovuto seguire un rigido protocollo di fisioterapia, ha assunto farmaci, eseguito visite mediche, portato tutori e, ovviamente, non ha potuto svolgere le sue solite mansioni di casalinga. Chi paga? Se i costi dell’infortunio sono stati assunti dalla sua cassa malati (ad eccezione del 10% quale partecipazione alle spese), il “danno domestico” (così chiamato dalla giurisprudenza del Tribunale federale), dopo lunghe trattative con Infoconsumi, è stato in parte risarcito dall’assicurazione responsabilità civile (RC) del proprietario del posteggio.

Il danno domestico è quel danno finanziario che patisce chi si occupa regolarmente della cura della casa e che a causa di un infortunio cagionato dalla negligenza altrui, si vede impedito nello svolgimento delle sue normali incombenze domestiche. Se l’infortunato assume una collaboratrice domestica, il danno è facilmente comprovabile perché è costituito dagli stipendi pagati alla collaboratrice domestica. Se invece l’infortunata non fa capo a un aiuto esterno (perché non è in grado di anticipare la spesa), il numero di ore che normalmente dedica alla cura della casa è stabilito dall’Ufficio federale di statistica UST che regolarmente pubblica sul suo sito le tabelle recanti le diverse mansioni con il tempo ritenuto necessario per eseguirle.

La giurista dell’ACSI ha discusso a lungo con l’assicurazione su quale debba essere il numero corretto di ore di lavoro da considerare e a quale tariffa sia corretto retribuirle. Alla fine, pur di non doversi difendere in una causa giudiziaria, l’assicurazione ha accettato di risarcire la nostra socia con una somma più bassa di quella inizialmente richiesta ma comunque più alta di quella che l’assicurazione era disposta a concedere in un primo momento. E ciò nonostante il fatto che l’assicurazione non abbia riconosciuto alcuna responsabilità del proprietario rispetto all’infortunio, ossia il fatto che il sagomato irregolare, che ha causato l’infortunio alla cliente con tutte le conseguenze del caso, costituisse un “difetto di manutenzione” ai sensi dell’art. 58 CO.

L’assicurazione ha rimborsato a M.P. il 10% dei costi non rimborsati dalla cassa malati e un certo numero di ore dedicate al lavoro domestico nel corso dell’infortunio (come da tabella dell’UST) pagate fr. 25/ora. La nostra socia è rimasta soddisfatta e il rimborso è stato eseguito regolarmente. Ancora una volta possiamo dire che a volte “chi la dura la vince”!

Shrinkflation: segnalaci ciò che vedi!

Nello specifico, la shrinkflation può assumere almeno tre forme principali:

  • L’imballaggio di un prodotto viene modificato al fine di ridurre la quantità del contenuto. Il prezzo però, rimane identico. Quindi, in pratica, l’operazione equivale ad un aumento di prezzo.
  • Non solo il prezzo rimane identico, ma anche l’imballaggio. Tuttavia, è il contenuto a cambiare: riducendosi di quantità, o magari, soprattutto per alcuni prodotti alimentari, divenendo più “diluito” (esempio: uno yogurt alla frutta con meno frutta).
  • Il prezzo rimane identico, ma il contenuto cambia: non solo come quantità. Per esempio, un ingrediente o una parte del prodotto viene eliminato del tutto, oppure deve essere acquistato a parte.

La shrinkflation non si limita ai prodotti alimentari. Viene praticata anche con i prodotti di igiene o pulizia, ma può effettivamente riguardare beni di consumo di qualsiasi categoria.

La creatività nelle giustificazioni
Le aziende ricorrono spesso a giustificazioni creative per queste operazioni. Per esempio, la riduzione di dimensioni (e di contenuto) di una bottiglia di Gatorade può essere descritta come un metodo per rendere la bottiglia più ergonomica, a vantaggio di chi deve usarla mentre sta praticando uno sport. La riduzione del quantitativo di Toblerone presente in una barretta, invece, può essere presentata in chiave salutista: in questo modo, il consumatore ingurgita meno zucchero e l’azienda si sta quindi impegnando a combattere l’obesità. O ancora, c’è chi difende la riduzione delle dimensioni di un prodotto con il fatto che un prodotto più piccolo abbia un’impronta ecologica minore. Insomma, la creatività degli addetti al marketing è infinita. Di fatto, si tratta di puri e semplici aumenti di prezzo.

Perché funziona meglio degli aumenti di prezzo diretti e trasparenti?
Quando un’azienda aumenta il prezzo dei suoi prodotti, deve quasi sempre fare i conti con un contraccolpo. Una parte dei suoi clienti opterà per rinunciare al prodotto in questione, per acquistarne una quantità minore, o ancora passerà alla concorrenza. Questo è dovuto al fatto che la maggioranza dei consumatori è molto fissata sul prezzo e appena lo vede cambiare, reagisce. Tuttavia focalizzarsi troppo sul prezzo rischia di rendere miopi: infatti, è solo un lato dell’equazione. L’altro lato, ben più importante, è: cosa ottengo con quel prezzo? E non si tratta solo di quantità, ma anche di qualità.

Suggerimenti per difendersi
I suggerimenti sono sostanzialmente tre. I primo è di cercare di guardare sempre i prezzi indicizzati: al litro, al kg e così via. E non alla confezione. In questo modo, la shrinkflation sulla quantità viene beccata subito. Il secondo è di puntare laddove possibile sullo sfuso, sostanzialmente per il medesimo motivo. Il terzo è quello di non essere troppo prigionieri dei grandi marchi, che sono quelli più cari e più propensi ad adottare queste pratiche. Come abbiamo dimostrato nella Bds 4.2022 le derrate a basso costo non sono necessariamente di bassa qualità. Ha senso prendere quindi quantomeno in considerazione delle alternative meno famose, che potrebbero non avere nulla da invidiare ai grandi marchi.

Segnalaci casi di shrinkflation!
Hai già avuto occasione di vedere casi di shrinkflation? Scrivici a bds@acsi.ch, allegando eventuali foto. Idealmente servirebbe una prova sia dell’imballaggio precedente che di quello attuale.

Public Eye: ecco i margini sontuosi delle farmaceutiche

Circa un quarto delle spese della LAMal servono a coprire il costo dei medicamenti. Una grande fetta di questi costi, perlomeno nel caso di alcuni farmaci ben conosciuti, va semplicemente a garantire lauti margini alle aziende farmaceutiche. In svariati casi il margine di guadagno supera il 40%, e in alcuni casi record, raggiunge il 90%.

Gli autori denunciano anche la mancanza di trasparenza in merito agli accordi raggiunti con queste grandi aziende in Svizzera. Una trasparenza che in altri paesi è invece maggiormente garantita.

Nel nuovo numero della Bds, in uscita in questi giorni, abbiamo dedicato un articolo alla campagna che prenderà presto il via con il sostegno di medix-Ticino e dell’Ordine dei farmacisti volta ad aumentare massicciamente l’uso dei farmaci generici in Ticino.

La dichiarazione dell’olio di palma va estesa

Dal 2016, la presenza di olio di palma va dichiarata in etichetta nei prodotti alimentari. In questo modo la trasparenza verso i consumatori è garantita e questi ultimi possono decidere liberamente se acquistarli o meno, ma con cognizione di causa.

Il paradosso è tuttavia che la presenza di questo olio può continuare ad essere omessa per tutta una serie di altri prodotti che possono contenerlo, come i prodotti per l’igiene personale, per la pulizia o le candele. Questa mancanza di trasparenza verso i consumatori deve cessare. La trasparenza è sempre un principio sostenuto con convinzione dall’ACSI.

Ricordiamo che le coltivazioni di palme sono la principale causa di deforestazione nelle foreste tropicali dell’Indonesia e della Malesia. L’85% dell’olio di palma nel mondo proviene da questi due paesi.

Gli aumenti del prezzo dell’elettricità vanno messi sotto la lente

Visto che ai consumatori di energia elettrica verrà chiesto durante l’inverno di ridurre i propri consumi e limitare gli sprechi, è di fondamentale importanza che non vengano permessi lauti guadagni sulle spalle dei consumatori stessi. Motivo per cui il mandato di vigilanza di ElCom quest’anno dovrà essere preso con grande serietà. In seguito agli annunci delle tariffe per il 2023, balzano infatti all’occhio delle differenze massicce fra un comune e l’altro. Le cifre sono liberamente consultabili in maniera pratica sulla cartina presente proprio sul sito di ElCom. Delle differenze così marcate fra i differenti attori regionali richiedono che ci si assicuri che non vi siano anche degli aumenti ingiustificati. È proprio quello che richiede l’ACSI: le tariffe devono essere analizzate da ElCom ed eventuali guadagni ingiustificati sulle spalle dei consumatori non possono essere tollerati.

L’energia è scarsa. Non sprechiamola

La campagna durerà per tutto il periodo invernale, fino ad aprile 2023. I consigli rivolti alle economie domestiche sono riassunti in cinque punti: mantenere una temperatura di casa non superiore ai 20 gradi, cucinare utilizzando i coperchi, spegnere le luci nei locali vuoti, non lasciare mai gli apparecchi elettronici in stand-by e fare la doccia anziché il bagno.

Visti gli aumenti dei costi energetici già annunciati, seguire queste semplici raccomandazioni permetterà anche di attutire almeno in parte il colpo di questi aumenti.

Tragitto casa-scuola: “Fermatevi per gli scolari”

Tre quarti degli incidenti gravi (73%) che coinvolgono bambini a piedi si verificano durante l’attraversamento della strada e circa la metà di questi (46%) avviene sulle strisce pedonali. Ogni anno in Svizzera 180 bambini incorrono in gravi incidenti, alcuni dei quali mortali. In più della metà dei casi (55%) i conducenti di automobili non hanno rispettato il diritto di precedenza del bambino a piedi.
Fermarsi sempre davanti alle strisce pedonali, guidare con prudenza, a maggior ragione se possono esserci dei bambini nello spazio stradale, riduce significativamente il rischio di incidenti. Circa la metà dei bambini coinvolti in incidenti stava camminando verso la scuola e un terzo era in bicicletta. Imparando i bambini si comportano spesso in modo imprevedibile, bisogna perciò prestare loro un’attenzione particolare.

Semplici regole per rendere più sicuro il tragitto casa-scuola
Consigli di sicurezza per i conducenti

– Guida lentamente con prudenza sui tratti di strada dove potrebbero esserci dei bambini.
– Frena e fermati se un bambino con diritto di precedenza vuole attraversare la strada.
– Non fare segnali con la mano, in modo che il bambino possa concentrarsi sull’insieme del traffico.
– Lascia al bambino il tempo di cui ha bisogno e non metterti in moto finché non ha attraversato la strada.

Consigli di sicurezza per i genitori
– Scegli il percorso più sicuro per raggiungere la scuola, non quello più breve.
– Percorri il percorso casa-scuola con i bambini, istruendoli sui luoghi più pericolosi.
– Vesti il bambino rendendolo ben visibile con colori appariscenti e materiali riflettenti.
– Aiuta il bambino spiegando e rispettando tu stesso le regole del traffico.

Consigli di sicurezza per gli scolari
– Aspetta. Fermati sempre prima di attraversare. Rimani sul marciapiede.
– Guarda. Guarda a destra e sinistra per vedere se sta arrivando un veicolo.
– Ascolta. Ascolta attentamente. Talvolta sentiamo cose che non vediamo.
– Attraversa. Attraversa solo se non ci sono veicoli o se le loro ruote sono ferme. Non correre, fai attenzione al traffico anche mentre attraversi.

Utili informazioni su www.percorso-casa-scuola.ch

Caffè Riparazione: si riparte dopo la pausa estiva

Si ricomincia ad Agno (ma solo per i domiciliati) il 3 settembre. Poi a Bellinzona, in occasione della giornata del Greeday, il 10 settembre. Seguiranno: il 14 settembre a Tesserete, il 16 a Faido, il 17 a Pregassona, il 23 al Mercato del venerdì a Chiasso e il 24 a Montagnola, durante la tradizionale Giornata dell’Ambiente.
Altre diverse date seguiranno anche durante il mese di ottobre. Ricordiamo in particolare la Giornata delle riparazione, che si terrà il 15 ottobre e in occasione della quale, presso la sede dell’ACSI, a Pregassona, si terrà un Caffè Riparazione dalle 13.00 alle 17.00.
Qui trovate tutti gli appuntamenti previsti fino alla fine dell’anno.
Far durare di più materiali e oggetti creando nuove opportunità per un’economia più circolare è interesse di tutti, in primo luogo per il nostro ambiente. Ci siamo stancati dell’usa e getta, vogliamo più qualità e durata nel tempo.

Aumenti di prezzo ingiustificati: più mezzi a Mister Prezzi

Anche in Svizzera, in questi ultimi tempi diversi fattori hanno portato e continuano a causare aumenti significativi dei prezzi di prodotti e servizi in lassi di tempi anche molto brevi. Da più parti si giustificano questi aumenti principalmente come conseguenza della guerra in Ucraina. La situazione è senza dubbio critica ma è difficile valutare se gli aumenti dei prezzi siano veramente giustificati o se talune aziende stiano sfruttando questa situazione per aumentare il proprio margine di guadagno a scapito dei consumatori. Nadine Masshardt, presidente del Konsumentenschutz, ha quindi chiesto che il Sorvegliante dei prezzi sia dotato di maggiori risorse per esaminare più da vicino gli attuali aumenti dei prezzi. Il Consiglio federale ha accolto la richiesta. Le organizzazioni svizzere di difesa dei consumatori sono soddisfatte che Mister Prezzi possa indagare con maggiore efficacia per poter identificare se e dove vi sono aumenti ingiustificati dei prezzi.
Si auspica inoltre che le nuove risorse per l’Ufficio del Sorvegliante dei prezzi siano rese disponibili in modo permanente per tutelare maggiormente i consumatori.

Multinazionali responsabili: firma la petizione

Il Consiglio federale e la lobby delle multinazionali si sono battuti contro l’iniziativa per delle multinazionali responsabili, adducendo come argomento principale la necessità di una regolamentazione coordinata a livello internazionale. Se il Consiglio federale diceva sul serio, è il momento di dimostrarlo, visto che in UE le cose si stanno muovendo.
In Germania, Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Norvegia le multinazionali sono già chiamate a rispondere del loro agire, e l’Unione europea sta elaborando una legge che obbliga le multinazionali al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente con norme di responsabilità civile e sanzioni in caso di violazioni. La Svizzera potrebbe presto diventare l’unico paese in Europa senza una regolamentazione efficace nei confronti delle multinazionali. È importante dunque fare pressione sul Consiglio federale firmando la petizione.

QR-fattura: ecco cosa c’è da sapere

La QR-fattura, già in uso da tempo parallelamente alle vecchie polizze, non si differenzia in maniera significativa da queste ultime per chi la riceve. Come in precedenza, è possibile recarsi in posta e pagarla allo sportello. Tuttavia, contiene anche un codice QR. Questo permette di scansionarla comodamente con il proprio smartphone o computer (utilizzando la webcam) e pagare le proprie fatture a casa (o in qualsiasi altro luogo). A differenza delle vecchie fatture, può essere stampata su normale carta bianca.

Se hai ancora delle vecchie fatture da pagare, o ne ricevi ancora attualmente, sappi che dovrai pagarle entro il 30 settembre. In caso contrario, dovrai richiedere a chi l’ha emessa una QR-fattura corrispondente.

Se hai degli ordini permanenti impostati nel tuo e-banking basati su vecchie polizze di versamento, dovrai modificarli entro il 30 settembre. Questo riguarda soltanto gli ordini basati su un numero di conto (ad esempio 01-XXXXXX-X / 03-XXXXXX-X), e quindi fatti a partire da polizze di versamento arancioni. Se l’ordine è basato su un IBAN (per esempio, CH12 3456 7890 1234 5678 9), non è necessario cambiare nulla.

Se hai qualsiasi tipo di dubbio, puoi contattare la tua banca. A titolo di esempio, riportiamo le indicazioni dettagliate fornite da Postfinance.

QUI invece, delle indicazioni per gli emettitori di fatture come aziende o fornitori di servizi.

Infine segnaliamo anche un suggerimento concreto di Paolo Attivissimo.

 

Cartello AMAG e diritti dei consumatori

A fine giugno la Commissione della Concorrenza (COMCO) ha inflitto una multa di 44 milioni di franchi ad AMAG e ad alcuni garages ticinesi. Nella sua inchiesta avviata nel 2018 ha infatti potuto appurare l’esistenza di un cartello che ha operato fra il 2006 e il 2018 allo scopo di “ridurre la concorrenza tra i rivenditori dei marchi del gruppo Volkswagen e di conseguenza mantenere i prezzi elevati dei veicoli nuovi venduti a clienti privati e pubblici nel Cantone Ticino”, come si legge nel comunicato rilasciato della Commissione.

La COMCO è stata in grado di smascherare questo cartello e infliggere un’ammenda. Ma quello che la Commissione non può fare, è stabilire i danni subiti dai clienti, che hanno pagato la loro automobile più del dovuto. Di quanto? 500 franchi, 1000, 2000? Non lo sapremo mai. Per ottenere un risarcimento infatti, i danneggiati dovrebbero poter intentare una causa collettiva. Facendolo singolarmente, l’impegno è eccessivo per i più. E quindi non resta che lasciar perdere.

Da molti anni le organizzazioni dei consumatori chiedono con insistenza l’introduzione di uno strumento efficace di causa collettiva in Svizzera. Ma proprio nel mese di giugno la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha nuovamente preso tempo, rimandando qualsiasi nuova discussione al secondo trimestre del 2023. Eppure si temporeggia già da fine 2013, anno in cui una mozione dell’allora presidente della Konsumentenschutz Prisca Birrer-Heimo su questo tema è stata approvata dal Parlamento.

CicloCinema Tour dal 19 al 22 agosto

Il CicloCinema è un cinema a pedali, itinerante ed auto-sostenibile per promuovere la cultura cinematografica e per sostenere la mobilità sostenibile. Completamente indipendente da fonti di energia esterne, è alimentato dagli spettatori stessi. Come? Tramite l’uso di dieci biciclette connesse per alimentare un cinema proiettato grazie all’energia generata sui pedali. Quindi, si fa a turno a pedalare per vedere il film.

Il tour avrà luogo dal 19 al 22 agosto e farà quattro tappe diverse: Parco delle Gole della Breggia, Cagiallo, Piazza di Sonogno (Verzasca) e Piazza lago a Caslano. Assistere ai film è gratuito e chi vuole può pedalare.

Cambio della guardia all’ACSI

Domani, mercoledì 3 agosto, Laura Regazzoni Meli parteciperà a Millevoci, un’occasione per congedarsi dai radioascoltatori e per tirare un bilancio della sua trentennale attività all’ACSI.

Bilancio che è già stato stilato in maniera dettagliata anche nella Bds 5.2022.

Un saluto e un ringraziamento a Laura da tutta la squadra ACSI e un benvenuto ad Antonella, alla quale facciamo un “in bocca al lupo” per la sua nuova avventura.

Storie da InfoConsumi: luglio 2022

Per farsi rimborsare le spese per due voli che hanno dovuto spostare, i nostri soci, hanno incaricato il centro Infoconsumi di intervenire presso l’ufficio reclami dell’agenzia online Lastminute.com, di proprietà di BravoNext SA con sede a Chiasso. Si trattava in particolare del prezzo pagato per due biglietti andata e ritorno Milano – Salvador (in Brasile), oltre ad altri costi che hanno dovuto sostenere a causa dell’inadempienza contrattuale dell’agenzia. Quest’ultima è relativa al fatto che siccome la nostra socia era risultata positiva al Covid-19 pochi giorni prima della partenza, non le era stato possibile partire il giorno previsto. Le Condizioni Generali applicabili al contratto prevedono la possibilità di modificare le date della partenza e del ritorno, ma i nostri soci hanno tentato invano di mettersi in contatto con Lastminute.com per poter effettuare la modifica. Sono comunque riusciti a fatica a cambiare la data di partenza, spendendo altri 590 euro. E hanno dovuto anche acquistare due nuovi biglietti per il ritorno al prezzo di 690 euro. Oltre al rimborso per i costi supplementari dei due voli hanno chiesto anche di essere risarciti dei costi pagati all’ACSI per la consulenza giuridica (fr. 250).

L’intervento di Infoconsumi è stato risolutivo. Dopo aver preso contatto con l’agenzia quest’ultima si è infatti dichiarata disponibile a rimborsare quanto dovuto.

Chiamate pubblicitarie indesiderate, reclami giù dell’80%

Negli ultimi anni il numero delle segnalazioni pervenute alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) relative alle chiamate pubblicitarie indesiderate – quelle che avvengono nonostante l’asterisco nell’elenco telefonico – è diminuito notevolmente. Se nel 2015 i reclami erano ancora quasi 28’000, nella prima metà del 2022 sono scesi a 2’714 (calcolati sull’arco dell’intero anno sono circa 5’500). “Negli ultimi sette anni, i reclami relativi alle chiamate pubblicitarie indesiderate sono stati ridotti di oltre l’80%”, afferma Laura Regazzoni Meli, segretaria generale dell’ACSI.

Chiamate illegali come problema principale
Dal 2012 le chiamate pubblicitarie effettuate nonostante l’asterisco nell’elenco telefonico sono punibili per legge. Ad essere consentite sono solo le chiamate per le quali ci si dichiara d’accordo o quelle su un rapporto commerciale esistente. L’applicazione di questa disposizione si è rilevata tuttavia complessa nella pratica: “Molti call center operano dall’estero, il che rende più difficile l’azione penale. Inoltre, spesso non è possibile identificarli perché chiamano dichiarando un numero falso” spiega Regazzoni Meli.

Il successo dei filtri per le chiamate pubblicitarie
Alla luce delle numerose segnalazioni di chiamate pubblicitarie indesiderate, l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (Konsumentenschutz, FRC e ACSI) ha organizzato una tavola rotonda nel 2015 con i fornitori di servizi di telecomunicazione, la Confederazione e Callnet, l’associazione di categoria dei call center. Per contrastare il telemarketing aggressivo l’Alleanza ha quindi proposto l’introduzione di filtri per le chiamate indesiderate. Pionieri in questo settore sono poi stati i fornitori di servizi digitali net+ e VTX, che hanno acquisito una buona esperienza con lo strumento.

I filtri per le chiamate promozionali funzionano in modo simile ai filtri antispam per la posta elettronica. Le chiamate pubblicitarie indesiderate vengono bloccate direttamente dall’operatore di telefonia mobile senza essere più trasmesse ai clienti. A seconda dei software utilizzati, possono anche essere gli utenti stessi a bloccare direttamente i call center particolarmente fastidiosi. Non vengono bloccati invece i call center conformi alle normative.

In quest’ottica Swisscom ha lanciato alla fine del 2016 il “Callfilter / blocco chiamate” per i suoi clienti di rete fissa. Un filtro che blocca ogni giorno oltre 200’000 chiamate indesiderate secondo Swisscom. Ciò si riflette anche nei reclami che si sono quasi dimezzati nel 2017 rispetto all’anno precedente. Alla fine del 2017 Swisscom ha poi esteso questa possibilità anche agli abbonamenti di telefonia mobile, il che ha comportato un’ulteriore significativa diminuzione delle segnalazioni.

I clienti di Swisscom e Sunrise devono attivare i filtri per le chiamate pubblicitarie
L’Alleanza ha quindi condotto con successo una campagna mirata, promuovendo la protezione contro le chiamate pubblicitarie illegali presso tutti i fornitori di telecomunicazioni. Questo grazie alla revisione dell’ordinanza sulle telecomunicazioni entrata in vigore il 1° luglio 2021. Mentre Salt e Quickline hanno attivato il filtro per tutti i clienti, Swisscom e Sunrise richiedono però ancora l’intervento dei clienti: “Molti clienti di Swisscom e in particolare di Sunrise non sanno di dover attivare il filtro per proteggersi dalle fastidiose chiamate pubblicitarie. Dal punto di vista del consumatore, sarebbe auspicabile che questi filtri fossero attivati nelle impostazioni predefinite, perché sono il miglior rimedio contro il telemarketing aggressivo e anche contro le frodi telefoniche” ricorda Laura Regazzoni Meli.

Modifiche della legge federale contro la concorrenza sleale (LCSI)
Oltre all’introduzione obbligatoria dei filtri per il telemarketing, nel 2021 sono stati introdotti altri miglioramenti a livello legislativo. Dal 1° gennaio 2021 per proteggersi dalle chiamate pubblicitarie i consumatori non devono più registrarsi necessariamente nell’elenco telefonico apponendo un asterisco: è sufficiente che il loro numero di telefono non compaia più nell’elenco – e questo è il caso in particolare dei numeri di cellulare. Legalmente quindi, questa “non-voce” ha la stessa valenza di una voce con apposto l’asterisco. Inoltre possono essere ora sanzionate anche le aziende che beneficiano dell’operato illegale dei call center. “Soprattutto le compagnie assicurative e le assicurazioni malattia, che sono responsabili della maggior parte delle chiamate pubblicitarie, devono oggi tenere d’occhio i call center e gli intermediari con cui lavorano” afferma la segretaria generale dell’ACSI.

Le casse malati, da parte loro, hanno già reagito alla nuova situazione. Dal 1° gennaio 2021 è infatti in vigore un loro accordo settoriale che regola da un lato le attività degli intermediari e dall’altro stabilisce anche standard vincolanti per il telemarketing.

“Vogliamo vestiti che non abbiano nulla da nascondere”

Le risposte a queste domande sono state perlopiù deludenti. Affinché le cose cambino, secondo Public Eye, è necessario stabilire una legislazione che obblighi i giganti della vendita online a:

  • Rispettare i diritti umani, fra i quali è incluso il versamento di un salario che garantisca il minimo vitale e la trasparenza sui luoghi di produzione, per lottare contro lo sfruttamento;
  • Divieto di distruggere i prodotti nuovi invenduti o restituiti;
  • Miglior protezione legale e controlli nella logistica, per garantire i diritti anche dei lavoratori nella logistica;

Public Eye invita quindi a firmare la petizione online.

Diritti dei passeggeri aerei: facciamo il punto

La normativa europea CE 261 tutela parzialmente anche i passeggeri svizzeri. Vediamo che diritti garantisce.

Cancellazione del volo
In caso di cancellazione del volo da parte della compagnia aerea, essa deve dare la scelta fra il rimborso del prezzo del biglietto e una soluzione alternativa per raggiungere la destinazione. La scelta fra queste due opzioni spetta al passeggero, che NON è obbligato ad accettare la soluzione alternativa proposta o un semplice buono. La compagnia aerea deve provvedere a pasti e bevande adeguati ai tempi di attesa. In caso di volo rimandato al giorno successivo, la compagnia deve anche organizzare una sistemazione in albergo (inclusi i trasferimenti) e devono essere offerti servizi di telecomunicazione. Per quanto concerne il risarcimento, ammonta a 250€ per voli di distanza fino a 1’500 km, a 400€ per voli di distanza compresa fra 1’500 e 3’500 km e infine a 600€ per voli di distanza superiore ai 3’500 km. Esistono però diverse deroghe al diritto di risarcimento. In particolare, se la cancellazione viene comunicata al passeggero con almeno 14 giorni di anticipo dalla data della partenza, il diritto alla compensazione pecuniaria decade. La compagnia aerea non è tenuta a rimborsare alcunché anche nei casi in cui dimostra che la cancellazione è stata causata da circostanze eccezionali. Fanno parte delle circostanze eccezionali gli scioperi, le condizione atmosferiche avverse, i motivi politici (disordini, attacchi terroristici), i casi di malattia di un membro dell’equipaggio o di un passeggero e i motivi aeroportuali (restrizioni aeroportuali di varia natura come lunghe code ai controlli di sicurezza). In ogni caso, le circostanze eccezionali non tolgono le compagnie aeree dall’obbligo di fornire assistenza ai passeggeri. È bene sottolineare che i casi di overbooking vanno considerati come degli annullamenti. Infine, ricordiamo che la compagnia aerea non è tenuta a rimborsare altri tipi di spese generate da problemi “a cascata” dovuti all’annullamento di un volo, come per esempio spese legate all’alloggio. Per questo motivo, è sempre consigliabile prenotare l’alloggio in maniera tale da poterlo annullare fino all’ultimo momento, anche se questo significa dover pagare qualcosina di più.

Negato imbarco (denied boarding)
Chi si vede negato l’imbarco su un volo contro la propria volontà, ha diritto ad assistenza e anche a un risarcimento in maniera analoga all’annullamento del volo (stesse cifre per l’entità del rimborso e i chilometri). Anche in questo caso deve essere proposta la scelta fra rimborso e volo alternativo. Tuttavia è bene chiarire alcuni concetti: i passeggeri che si presentano in ritardo per il check-in o al gate, per qualsivoglia motivo, non hanno diritto ad alcun risarcimento. Stesso dicasi per i passeggeri che si presentano in aeroporto senza documenti di viaggio o documenti d’identità validi. Inoltre, l’imbarco può essere negato per altri motivi legittimi (per esempio, se il passeggero si presenta al gate in stato di ubriachezza o si comporta in maniera violenta e indisciplinata).

Ritardi
I passeggeri possono avere diritto a varie forme di assistenza a seconda della lunghezza del ritardo e della distanza del volo. Sul fronte dei ritardi, tuttavia, gli svizzeri non sono tutelati come i cittadini UE. Infatti, la giurisprudenza elvetica ha stabilito che non vi è diritto ad alcun rimborso. Questo riguarda quindi le compagnie svizzere. Ma i cittadini svizzeri che volano nell’UE con compagnie dell’UE, godono del diritto di rimborso. Soltanto i ritardi superiori alle 3 ore danno però diritto a una forma di rimborso. In caso di ritardi prolungati la compagnia aerea deve provvedere a pasti e bevande, adeguati ai tempi di attesa.
Se il ritardo è pari o superiore a 5 ore e il passeggero decide di rinunciare all’imbarco o al proseguimento del volo, la compagnia aerea deve rimborsare per intero il prezzo del biglietto.

Problemi con i bagagli
Anche i problemi relativi alla perdita, al danneggiamento e al ritardo nella consegna del bagaglio possono dare diritto a svariate forme di risarcimento nei confronti dei passeggeri. In questo caso, tuttavia, la situazione è molto complessa e diversificata. Le compagnie possono adottare diverse politiche di risarcimento e bisogna dunque vedere caso per caso. È in ogni caso consigliabile: conservare accuratamente la ricevuta relativa al bagaglio, fare una foto al proprio bagaglio prima della consegna e segnalare tempestivamente qualsiasi tipo di problema, chiedendo alla compagnia aerea come procedere. Inoltre, in caso di trasporto di oggetti di notevole valore, è bene informarsi PRIMA della partenza sulle possibilità di copertura assicurativa. Maggiori informazioni possono essere reperite QUI.

Come presentare reclami?
I reclami vanno presentati alla compagnia aerea. Generalmente, sui propri siti esse hanno dei moduli di contatto. Meglio procedere per iscritto anziché per telefono, in modo da avere una traccia della corrispondenza. Se non si riesce a trovare una soluzione con la compagnia aerea, lo step successivo è quello di presentare reclamo all’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), anche tramite il modulo che si può compilare sul suo sito internet. Sul sito dell’UFAC si trovano anche utili informazioni sui diritti di passeggeri aerei.

Roaming: vittoria delle organizzazioni dei consumatori

Lo scorso anno, non abbiamo esitato a criticare Salt per il suo mancato adeguamento alle nuove norme. La nuova Legge sulle telecomunicazioni ha infatti portato a sensibili miglioramenti, fra le altre cose, anche sul fronte delle spese di roaming. Questi miglioramenti però servivano a poco se, malgrado l’entrata in vigore il 1 luglio 2021, non tutte le compagnie telefoniche li mettevano in pratica. Ebbene l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (Konsumentenschutz, FRC, ACSI) ha trovato un accordo con Salt, che propone oggi dei nuovi abbonamenti con adeguate tutele per i costi di roaming.

Rimangono tuttavia numerose altre compagnie meno diffuse che continuano ad offrire ben poca protezione ai propri clienti in caso di spese di roaming all’estero, e con le quali il rischio di ricevere fatture molto salate permane. Fra di esse UPC, Yallo e Lebara. Inoltre, i clienti Salt che non passano ai nuovi abbonamenti, non beneficiano dei cambiamenti positivi.

Si tratta in ogni caso di un ulteriore passo nella direzione giusta ottenuto dall’Alleanza, che da anni insiste perché i consumatori svizzeri beneficino dell’abolizione delle tariffe di roaming, già avvenuta nell’UE nel 2017.

Sympany potrà effettuare “chiamate a freddo” grazie alla Posta?

L’accordo dello scorso anno raggiunto dagli stessi assicuratori malattia ha stabilito che una commissione di vigilanza del settore avrebbe controllato il rispetto di tutta una serie di regole, fra le quali il divieto delle cosiddette chiamate a freddo. Ma questo accordo fra Sympany e la Posta rischia di minare i progressi fatti, visto che sostanzialmente ai clienti degli uffici postali verranno proposti i servizi di Sympany.

Il fatto che agli impiegati della Posta verrà chiesto di indossare diversi “cappelli”, proponendo servizi di svariate aziende partner, è opaco e crea confusione. E a dire il vero, questo sta già avvenendo con altre partnership. Ma è particolarmente preoccupante il fatto che questo avvenga anche nel ramo delle assicurazioni malattia, che tramite l’accordo citato in precedenza avevano preso l’impegno di ridurre il proprio martellante tentativo di reclutare nuovi assicurati.

Vi è inoltre un problema di protezione dei dati. I dati dei clienti presso la Posta non devono in nessun caso essere forniti alle aziende partner, neppure se in forma anonima (che spesso, in realtà, anonima non è).

È giunto il momento di regolamentare l’uso delle diciture ambientali

Quando hanno fretta, i consumatori non analizzano razionalmente le informazioni che figurano sui prodotti. Per questo motivo, aggiungere un prato verde sull’imballaggio di un prodotto a base di pollo, dei fiori su una crema o una pigna su un prodotto per la pulizia del WC influenza la loro percezione e fa ritenere gli articoli in questione più ecologici di quanto non lo siano.

Questo sondaggio ha anche permesso una migliore comprensione del peso dato dai consumatori ad alcune diciture ambientali. Per esempio il termine “naturale” che, secondo il 39% dei partecipanti, implica che un alimento non sia iper-lavorato. Il 25% ritiene anche che non contenga residui di pesticidi e che sia sano. Nella realtà, nulla di tutto questo è garantito, in quanto l’uso del termine “naturale” non ha alcun quadro legale. Questo vale anche nel caso dei prodotti cosmetici o di pulizia dove circa un terzo dei partecipanti ritiene che i prodotti “naturali” non contengano sostanze nocive per l’essere umano o l’ambiente. Tutto questo dimostra la forza di queste diciture, in grado di influenzare i consumatori.

I risultati rivelano anche che i marchi ambientali sono poco conosciuti e spesso confusi con semplici loghi che non garantiscono il rispetto di esigenze precise e non sottostanno a controlli di organi indipendenti. Se messa a confronto con la realtà di questi loghi o altre diciture senza alcun fondamento, la maggioranza degli interpellati si sente tratta in inganno da queste pratiche di greenwashing. Molti di loro ritengono che l’uso di affermazioni molto diffuse come CO2 neutrale, ecologico o biodegradabile debba essere regolamentato per evitare l’inganno dei consumatori.

“Porteremo questa richiesta, perfettamente legittima, a Berna. Non vi è alcuna ragione per la quale i consumatori svizzeri debbano essere meno protetti rispetto agli altri consumatori europei” sottolinea la segretaria generale ACSI Laura Regazzoni Meli. “Nei paesi vicini, l’attuazione della Direttiva sulle pratiche commerciali sleali mette in primo piano la lotta contro il greenwashing. Paesi come Francia e Italia hanno adottato proprie linee guida per integrare queste disposizioni. La Svizzera farebbe bene a fare dei passi in questo senso.”

Azioni collettive: si continua a temporeggiare

La proverbiale lentezza svizzera continua a rallentare qualsiasi sforzo di introdurre strumenti di tutela collettiva per i consumatori vittime, per esempio, di truffe. E così mentre nella maggioranza dei paesi occidentali i consumatori hanno modo di tutelarsi contro le grandi aziende attraverso cause collettive, i consumatori svizzeri rimangono privi di strumenti davvero efficaci.

La Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha infatti richiesto “ulteriori chiarimenti” prima di entrare nel merito, al più presto verso metà 2023. Eppure a cavallo fra dicembre 2013 e gennaio 2014 una mozione dell’allora presidente della Konsumentenschutz Prisca Birrer-Heimo è stata adottata da entrambe le camere. La mozione si proponeva proprio di dotare i consumatori svizzeri di strumenti di azione collettiva efficace.

Così, almeno per un altro anno, i consumatori svizzeri resteranno indifesi contro le grandi aziende e l’accesso alla giustizia rimarrà soltanto relativo. Come spesso accade in materia di diritti dei consumatori, la Svizzera è in ritardo rispetto all’UE, dove molti stati membri hanno già strumenti efficaci da tempo, e in ogni caso al più tardi entro metà 2023 tutti i paesi dell’UE dovranno garantire questo diritto.

La distribuzione fissa dei margini molto elevati

Nei prodotti i cui dati sono stati resi accessibili, i margini si situano spesso attorno al 30% del prezzo che il consumatore paga in negozio. In alcuni casi, raggiungono anche la metà del prezzo del prodotto. Le organizzazioni dei consumatori chiedono una maggiore trasparenza su questo tema da parte della grande distribuzione. Visto che in fin dei conti sono i consumatori a finanziare tutto il sistema alimentare, è un loro diritto avere un’idea chiara di dove vadano a finire questi soldi. Questo è ancora più vero in un contesto inflazionistico come quello attuale, dove è lecito chiedersi se alcuni intermediari non approfittino della situazione per aumentare i propri margini di guadagno.

Nell’inchiesta viene rilevato come i distributori non comunichino mai i loro margini di guadagno. Secondo la NZZ però, sarebbero del 39% circa per Migros e del 32% per Coop. Sempre secondo il giornale d’oltralpe, un margine del 25% dovrebbe essere più che sufficiente a coprire tutte le spese. A titolo di paragone, in Francia le principali catene hanno margini fra il 16 e il 20%. Una differenza forse spiegabile con la minor concorrenza esistente in Svizzera. Malgrado l’arrivo dei discount, Migros e Coop controllano ancora l’80% del mercato. Da questa posizione di forza, sono in grado di negoziare prezzi molto vantaggiosi con i produttori, e di praticare con i consumatori dei prezzi che garantiscano un notevole margine.

I dati consultati mostrano che il margine viene mantenuto in percentuale in caso di aumento dei prezzi per i distributori. Questo significa che se il prezzo di un prodotto aumenta di 3 centesimi presso il fornitore, aumenterà di circa 10 centesimi al supermercato. Un doppio salasso per il consumatore.

Malgrado siano organizzate come società cooperative, Coop e Migros privilegiano dunque la redditività. Il consumatore ha tuttavia il diritto di sapere quali margini vengono praticati per trarne le proprie conclusioni, e l’attuale situazione di opacità non lo rende possibile.

L’inchiesta completa è visibile sul sito della FRC.

Un boa per il nuoto può salvare la vita

Fra i motivi principali degli annegamenti troviamo la propensione al rischio, la sopravvalutazione delle proprie capacità e la mancanza di esperienza. Anche il consumo di alcol o droghe è problematico. È infatti dimostrato che basta una piccola quantità di alcol per ridurre il tempo di reazione, cosa che può rapidamente rivelarsi fatale in un ambiente dinamico e imprevedibile come quello acquatico. Anche nuotare da soli o fare il bagno in acque non sorvegliate costituisce un fattore di rischio. Qualsiasi persona, per quanto allenata e prudente, può infatti trovarsi in difficoltà nell’acqua. Motivo per cui soprattutto in quei casi è raccomandato avere con se un aiuto al galleggiamento.

I consigli dell’UPI

Rispetta le regole per il bagnante della SSS
Tieni i bambini sempre sott’occhio, i più piccoli a portata di mano
Rinuncia ad alcol e droghe

Storie da Infoconsumi: giugno 2022

Alla fine dello scorso novembre il socio ACSI ha ordinato online presso la ditta Car-Audio.ch un apparecchio stereo pagandolo 1’497 franchi. Dopo tre mesi dall’ordinazione e innumerevoli solleciti per ricevere la merce già pagata, il nostro socio comincia a perdere le speranze e ritiene che il suo apparecchio non arriverà mai a destinazione. Ormai sfiduciato, si rivolge all’ACSI per essere aiutato a far valere i suoi diritti di consumatore.

Il servizio giuridico di Infoconsumi si attiva subito e contatta la ditta affinché al consumatore venga restituito l’importo che ha pagato. Le promesse di rimborso sono state numerose ma puntualmente disattese. Infoconsumi non intende attendere oltre e informa la ditta Car-Audio.ch che avrebbe inoltrato un’istanza di conciliazione al Giudice di Pace competente. Di fronte a questa prospettiva la ditta ci ha ripensato: poco tempo dopo, il 27 aprile scorso, il nostro socio è stato rimborsato della somma che aveva pagato.

Annullamento voli Swiss: ecco i tuoi diritti

Innanzitutto, nel caso in cui una compagnia annulla il volo, il passeggero ha diritto ad ottenere un rimborso entro 7 giorni. Questo NON vale nel caso inverso: se è il passeggero ad annullare, la compagnia aerea non è tenuta a rimborsare alcunché. Swiss afferma di aver già contattato via e-mail i passeggeri coinvolti.

Il passeggero ha la facoltà di chiedere/accettare un buono al posto del rimborso, ma non è tenuto a farlo. Idem per quanto riguarda un rinvio del volo ad una data successiva.

È consigliabile prenotare sempre i voli direttamente sui siti delle rispettive compagnie. Se si prenota tramite piattaforme esterne, si rischia in caso di problemi di questo genere di assistere ad un ping-pong di responsabilità fra la piattaforma esterna e la compagnia, con ognuna delle due che indica al consumatore di farsi rimborsare dall’altra parte. In questo caso, consigliamo di rivolgersi alla compagnia aerea direttamente.

Se il rimborso non arriva entro 7 giorni, è possibile rivolgersi all’UFAC (Ufficio federale dell’aviazione civile).

Da notare che la compagnia aerea non è tenuta a rimborsare altre spese legate alle vacanze del passeggero, anche se queste ultime dovessero essere messe a soqquadro dall’annullamento del volo. Per questo motivo è consigliabile prenotare le proprie vacanze in modo tale da poter annullare (anche, per esempio, il proprio alloggio).

Due Caffè Riparazione in giugno

 Sono previsti due Caffè riparazione nel mese di giugno, uno a Chiasso e uno a Tesserete.

10 giugno 09.00-13.00, Mercato del venerdì di Chiasso (Corso San Gottardo)
22 giugno 13.30-17.30, c/o BianchiTecno, Tesserete (Stabile Arca, via alle Pezze)

Come sempre…riparare invece di buttare!

Caricabatterie, vittoria per consumatori e ambiente nell’UE

La decisione è una sconfitta soprattutto per Apple, che utilizza delle uscite diverse per i suoi prodotti rispetto a tutte le altre marche e non ha mai accettato di adeguarsi ad uno standard comune. Verrà dunque messo un freno al business della vendita di innumerevoli accessori, come adattatori e cavi differenti, che costano ai consumatori e creano uno sperpero di risorse e la creazione di migliaia di tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno nell’UE.

La misura riguarda, oltre a cellulari e tablet, anche gli e-reader, le cuffie/auricolari, fotocamere digitali, console per videogiochi e gli altoparlanti portatili. Tutti questi prodotti dovranno essere dotati di una porta USB Type-C, a prescindere dal produttore. I computer portatili seguiranno nel 2026.

L’arrivo del “caricabatterie universale”, ovvero della possibilità di ricaricare diversi apparecchi con un unico caricabatterie, è uno sviluppo positivo per le tasche dei consumatori e per l’ambiente.

Saremo presenti a “scollinando”

La nostra postazione sarà dedicata al tema Zero Rifiuti. Sarà presente materiale informativo, un gioco per i bambini (memory zero rifiuti) e un quiz per gli adulti, e sarà possibile aderire all’ACSI ad un prezzo ridotto di 40 franchi.

Prezzi: maggiore trasparenza dal 1° luglio

In seguito ad una sentenza del Tribunale federale, il Consiglio federale ha deciso di apportare una modifica all’OIP. Uno sviluppo positivo secondo l’ACSI. Dal 1° luglio il prezzo andrà indicato “al momento e nelle vicinanze” dell’offerta, e non solamente poco prima della stipula del contratto. Nei negozi fisici il prezzo deve quindi essere affisso nei pressi della merce esposta oppure, nel caso delle prestazioni di servizi, esposto al pubblico e non comunicato soltanto in cassa. Per il commercio online, il prezzo va indicato all’inizio del processo di acquisto e non solamente nel riepilogo dell’ordine al termine dell’acquisto.

Nel comunicato del Consiglio federale si precisa inoltre che i supplementi obbligatori per esempio per la prenotazione, il servizio o l’elaborazione rientrano fra i “supplementi non facoltativi di qualsiasi tipo” da includere nel prezzo, mentre i costi di spedizione possono continuare a essere indicati separatamente.

Alimenti per bambini, i risultati sconcertanti della nostra inchiesta

È la cifra schiacciante che emerge dall’ultima inchiesta effettuata dall’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (ACSI, Konsumentenschutz, FRC). Per quanto concerne lo zucchero, costituisce in media il 33% della composizione di queste derrate. L’ACSI, la Konsumentenschutz e la FRC esigono una maggior trasparenza e una limitazione del marketing indirizzato ai bambini. In futuro, è necessario che il numero di prodotti con un profilo nutrizionale equilibrato sia nettamente maggiore rispetto al dato emerso da questa indagine: 20 prodotti equilibrati su 344 presi in esame. 

Sono stati presi in esame tutti i prodotti di panetteria, i latticini, i cereali per la colazione, le bibite, gli snacks e così via, il cui imballaggio si rivolge specificamente ai bambini. Questo corrisponde a 344 prodotti in vendita presso Coop, Migros, Aldi, e Lidl. Ognuno di essi è stato esaminato per verificare se corrispondesse al profilo nutrizionale dell’OMS che designa alimenti sufficientemente equilibrati per essere pubblicizzati per i più piccoli. Il risultato è catastrofico: 94% dei prodotti contengono troppi zuccheri, sale o grassi. L’apporto di zucchero è particolarmente problematico, cosa che l’ACSI denuncia regolarmente da tempo, sensibilizzando anche sull’effetto cumulativo dato dal consumo di diversi alimenti contenenti zucchero durante la giornata.

L’industria agroalimentare compromette la salute dei consumatori più giovani. Secondo un recente rapporto dell’OMS, in Svizzera, il 23% dei bambini di età compresa fra 5 e 9 anni è in sovrappeso. Per quanto riguarda la fascia 10-19 anni, si tratta del 21%. Le cifre su scala europea sono rispettivamente del 30% e del 25% nelle medesime fasce d’età. Ulteriori dati non ancora resi pubblici indicano che i due anni di pandemia hanno ulteriormente peggiorato la problematica legata al sovrappeso e all’obesità. Le conseguenze si fanno sentire sia sulla salute fisica che mentale. Inoltre i bambini in sovrappeso corrono un forte rischio di restarlo anche da adulti e di soffrire precocemente di diabete e malattie cardiovascolari.

Visto che su 344 prodotti, soltanto 20 corrispondono ai criteri indicati dall’OMS, le tre organizzazioni di difesa dei consumatori chiedono delle misure per migliorare questa situazione disastrosa. Si chiede in particolare:

  • Di rendere obbligatorio il Nutri-Score su tutti i prodotti che tramite l’imballaggio si rivolgono ai bambini
  • Di autorizzare la pubblicità soltanto per quei prodotti che rispettano i criteri dell’OMS e di vietare l’uso di affermazioni salutistiche o nutrizionali per quei prodotti che non le rispettano
  • Di integrare nella prossima revisione della Legge federale sulle derrate alimentari il fatto che il Consiglio federale possa, laddove necessario, limitare il marketing rivolto ai bambini
  • All’USAV di abbandonare la via delle misure volontarie inefficaci ed esigere invece sforzi e obiettivi concreti e vincolanti da parte dell’industria agroalimentare

“Una limitazione efficace del marketing rivolto ai bambini è assolutamente necessaria – constata Ivana Caldelari Magaton, redattrice responsabile de La Borsa della Spesa che ha seguito l’inchiesta per l’ACSI – in quanto gli impegni volontari non raggiungono gli obiettivi di rendere il marketing più responsabile e i prodotti realmente adeguati”.

Né lo Swiss Pledge né la riduzione volontaria dei contenuti di zucchero secondo la dichiarazione di Milano hanno sortito effetti significativi. È tempo di finirla con le promesse vuote!

Nuova campagna nazionale contro la sovra-medicalizzazione

Un sondaggio rappresentativo aveva indicato, nel 2018, che più della metà della popolazione svizzera riteneva di aver ricevuto un trattamento medico inutile, in prima persona o a una persona a lui vicina. Per questo è importante che la decisione a favore o contro un trattamento sia sempre presa congiuntamente dal medico e dal paziente. A distanza di quattro anni dall’ultima campagna nazionale, l’associazione mantello di Smarter Medicine – Choosing Wisely Svizzera (di cui l’ACSI fa parte) – ha deciso di promuovere nuovamente il tema della sovramedicalizzazione e delle cure inappropriate. A tal fine sono stati realizzati quattro video con messaggi semplici in cui si mostrano i pazienti che lasciano un centro sanitario con un numero di farmaci sproporzionato o con mezzi di cura eccessivi, a cui segue lo slogan “Meno a volte significa di più. Contro i trattamenti medici eccessivi o inappropriati”. I video saranno messi online e proiettati sugli schermi dei trasporti pubblici. Negli studi medici e nei centri di terapia saranno disponibili opuscoli e documenti sul tema.

L’associazione Smarter Medicine ha stilato delle liste Top 5 sui trattamenti generalmente non necessari nelle varie specialità mediche. Sono scritte in un linguaggio comprensibile ai non addetti ai lavori e sono disponibili sul sito www.smartermedicine.ch.

L’obiettivo primario dell’associazione è quello di ottenere la migliore qualità di trattamento possibile per il paziente, escludere i rischi della sovramedicalizzazione e non da ultimo contenere i costi del sistema sanitario.

Uno dei principali obiettivi della campagna è motivare la popolazione a dialogare con gli operatori sanitari. E al riguardo si ricordano le cinque domande da porre al proprio medico prima di avviare un trattamento:

  1. Esistono alternative più semplici e sicure?
  2. Quali sono i benefici e i rischi del trattamento?
  3. Con quali probabilità possono verificarsi?
  4. Cosa succede se non faccio nulla?
  5. Cosa posso già fare io per la mia salute?

I pazienti sono incoraggiati a cercare attivamente il dialogo con gli operatori sanitari e a prendersi il tempo per la discussione. Un rapporto di fiducia tra il paziente e l’operatore sanitario è una delle pietre miliari di un trattamento appropriato e di successo.

Il Nutri-Score non penalizza i prodotti tradizionali

Gli oppositori del Nutri-Score, composti prevalentemente da una lobby di aziende dell’industria alimentare, stanno tentando di fomentare ostilità contro il Nutri-Score dipingendolo come negativo per i prodotti tradizionali. UFC Que Choisir ha realizzato una vasta inchiesta per smentire queste affermazioni dati alla mano.

I metodi utilizzati per cercare di screditare il Nutri-Score sono già stati molti. Uno dei più persistenti sembra essere quello di metterlo in opposizione ai “prodotti tradizionali”, definizione del resto piuttosto vaga. L’accusa è semplice: alcuni di questi prodotti ottengono un voto non sufficientemente positivo dal Nutri-Score, e questo non va bene. Innanzitutto, occorre precisare che il fatto che un prodotto sia “tradizionale”, o ritenuto tale, non significa necessariamente che sia sano o che vada consumato in quantità elevate. Quindi può benissimo essere che un prodotto ritenuto prestigioso, famoso e di lunga tradizione sia anche qualcosa che vada consumato con moderazione, per esempio perché contiene grandi quantità di sale, grassi o zucchero. Bisogna del resto sempre ricordare che il Nutri-Score non serve a vietare nulla, fornisce solo delle indicazioni basate su criteri oggettivi e scientifici, aumentando la trasparenza verso il consumatore. Che poi può operare le proprie scelte liberamente. E il consumo di prodotti non molto sani, ma magari molto gustosi, può fare parte di un’alimentazione equilibrata: si tratta solo di limitarne la quantità.

Ma l’inchiesta di UFC Que Choisir va un passo oltre, mostrandoci come i prodotti ritenuti tradizionali non ottengano in media valutazioni basse, anzi al contrario. Il 62% del vasto campione di prodotti tradizionali presi in esame riceve un voto A, B o C, mentre soltanto il 38% riceve un voto D o E. Lo spicchio più grosso, come si può vedere nell’immagine, riceve addirittura il voto A (26%), il migliore possibile. Quelli che ricevono classificazioni più basse lo devono semplicemente ad elevati contenuti di sale, grassi o zucchero. Non sarebbe corretto che questi criteri oggettivi venissero messi a tacere soltanto in virtù del nome di questi prodotti.

Ricicla i tuoi smartphone usati!

Recuperare i propri vecchi smartphone che giacciono in qualche cassetto. Raccogliere quelli di amici e conoscenti, o magari dei compagni di classe nelle scuole. Dopodiché, consegnare il tutto allo stand allestito dal WWF presso il mercato di Bellinzona sabato 21 maggio dalle 10 alle 12. È quello che chiedono gli organizzatori dell’evento, sostenuto anche da Coop, Movimento Scout Svizzero, Pro Infirmis, Croce Rossa Svizzera, Tavola Svizzera e Tavolino Magico.

Inoltre, dal 21 al 28 maggio sarà possibile consegnare gli smartphone presso il chiosco di alcuni negozi Coop (informazione reperibile sul sito del WWF). I cellulari raccolti verranno consegnati a Swico Recycling.

L’impatto della telefonia mobile

Ogni anno vengono prodotti 1,5 miliardi di telefonini. Di questi, solo il 15% viene attualmente riciclato. Moltissimi giacciono in cantina o in qualche cassetto. Altri, finiscono nelle discariche africane. Eppure gli smartphone contengono oro, argento, platino, cobalto, palladio, rame, piombo, zinco e terre rare. Si stima che per estrarre i metalli necessari a produrre un singolo smartphone occorrano 30 kg di rocce. Questo significa che ne servono 45 milioni di tonnellate per produrre 1,5 milioni di smartphone.

La maggior parte di queste materie prime sono estratte in Africa e in Cina, con scarso riguardo per l’impatto ambientale e per le condizioni e la salute dei lavoratori. I processi di estrazione e separazione dalla roccia comune richiedono l’uso di prodotti chimici altamente tossici: ne risulta spesso una contaminazione delle acque. La ricerca irrefrenabile di queste materie prime porta inoltre a perdita di habitat naturali e biodiversità, oltre che a notevoli emissioni di gas a effetto serra. I processi di estrazione nei paesi poveri, regolamentati in maniera molto blanda, generano scarsi compensi per le popolazioni locali che invece pagano un alto prezzo in termini di danni al proprio territorio e alla propria salute. Le violazioni dei diritti umani non mancano: dallo sfruttamento dei lavoratori, allo scarso riguardo per la loro salute o ancora al lavoro minorile. Motivi più che sufficienti per fare in modo che queste preziose materie prime non vadano sprecate, ma al contrario, vengano riciclate.

Cosa posso fare per ridurre l’impatto della telefonia mobile?

Alcune scelte possono ridurre il proprio impatto. Innanzitutto, far durare il proprio smartphone più a lungo possibile anziché cambiarlo ogni 2 anni per rincorrere il modello all’ultimo grido. Nella maggior parte dei casi uno smartphone può durare almeno 5 anni, ma anche di più. In caso di danni o problemi, cercare di ripararlo anziché comprarne subito uno nuovo. Magari portandolo ad uno dei nostri eventi Caffè Riparazione, il cui calendario è sempre consultabile su QUI.

Infine, quando giunge il momento di sbarazzarsi di un apparecchio, farlo nel modo corretto riciclandolo. Non tenendolo quindi in un cassetto, o peggio ancora, gettandolo nell’indifferenziata! Da un milione di cellulari riciclati si ottengono 9 tonnellate di rame, 3,5 di cobalto, 9 kg di palladio, 250 kg d’argento e 22 kg di oro. Si stima che siano decine di milioni gli smartphone vecchi che giacciono inutilizzati nella sola Svizzera. Per non parlare, appunto, di quelli che vengono semplicemente gettati nella spazzatura.

Caffè riparazione: gli eventi di maggio

Di seguito i tre eventi del mese:

14 maggio 09.00-13.00, LaFilanda, Mendrisio

18 maggio 13.30-17.30, c/o BianchiTecno, Tesserete (Stabile Arca, via alle Pezze)

20 maggio 09.00-13.00, Mercato del venerdì di Chiasso (Corso San Gottardo)

Riparare invece di buttare! Per le lista completa degli appuntamenti, clicca QUI.

Pratiche scorrette via SMS, InfoConsumi molto sollecitato

Negli ultimi mesi il nostro servizio di consulenza Infoconsumi è tornato a ricevere numerose segnalazioni e richieste di aiuto da parte di consumatori che si sono trovati loro malgrado legati a contratti con piattaforme che offrono video per adulti. Si tratta di una problematica che prosegue ormai da quasi un decennio. Già nel 2014 l’ACSI e le altre organizzazioni dei consumatori avevano sporto denuncia penale contro l’azienda Pulsira, che all’epoca era all’origine della maggioranza dei casi. Nel 2017 Pulsira diventò Yanadis, ma i metodi restarono i medesimi. E anche oggi, ditte diverse, come Cmetrix Technologies Group e Mobile Trade SA, hanno analoghe pratiche scorrette. Nel 2018 l’informatico Paolo Attivissimo si era chinato sulla questione per cercare di fare chiarezza. Riavvolgiamo il nastro di questa annosa vicenda, sperando che Swisscom abbia fatto un passo verso una possibile soluzione.

Sotto contratto senza saperlo
Il meccanismo funziona più o meno così: il consumatore riceve un SMS pubblicitario riguardante un sito internet dove poter visualizzare video pornografici. Il motivo per cui riceve questo SMS non è chiaro: in alcuni casi, il consumatore potrebbe effettivamente aver visualizzato questi siti internet; in altri, aver ricevuto una prima “esca” attraverso i social media, sotto forma di un messaggio sul quale magari ha cliccato; ma molti consumatori affermano di aver ricevuto questi SMS senza essere mai entrati in contatto con queste aziende e piattaforme in alcun modo. Fatto sta che una volta ricevuto l’SMS, che a volte è in tedesco o in inglese, il semplice fatto di aprirlo può portare il consumatore a cliccare inavvertitamente su un link contenuto all’interno del SMS. Tanto basta per finire nella trappola: senza bisogno di effettuare alcuna ulteriore operazione, il consumatore si trova legato a un contratto con la piattaforma online, che dopo tre giorni gratuiti diventa a pagamento, a meno che l’abbonamento non venga disdetto. Ecco quindi che arrivano le prime fatture, che se non pagate, portano all’intervento di ditte di incasso che chiedono spese sempre crescenti.

L’ACSI condanna queste pratiche scorrette
Oltre a fornire sostegno ai propri soci, l’ACSI si è adoperata per cercare di porre fine a questo problema. Tanto Pulsira quanto Yanadis furono denunciate e nel 2018 la questione fu sottoposta all’esperto informatico Paolo Attivissimo, che dopo aver analizzato approfonditamente i cellulari di alcuni consumatori coinvolti era giunto alla conclusione che l’iscrizione fosse stata ottenuta con metodi non sufficientemente trasparenti, tanto da rendere i consumatori stessi inconsapevoli dell’iscrizione.

La giurista dell’ACSI Katya Schober- Foletti racconta come si concluse la vicenda Yanadis: “per conto di un nostro socio, che aveva fatto esaminare il suo cellulare da Paolo Attivissimo, avevamo presentato presso la giudicatura di pace di Lugano un’istanza di conciliazione con domanda di decisione volta a far cessare le continue richieste di pagamento provenienti dall’ufficio incasso, rispettivamente l’inesistenza del credito a causa dell’illiceità del comportamento della società Yanadis. Purtroppo l’udienza non ha mai avuto luogo perché la Yanadis era nel frattempo fallita. Il nostro socio non ha di conseguenza più ricevuto nessuna richiesta di pagamento”.

Molti consumatori potrebbero essere tentati dal pagare senza farsi troppe domande, anche per evitare l’imbarazzo che suscitano i contenuti dei servizi che gli viene richiesto di pagare. L’ACSI consiglia di non farlo. Al contrario, ai nostri soci viene fornita una lettera tipo da inviare per raccomandata al fine di contestare il fatto di aver concluso consapevolmente un contratto. Malgrado le ditte di incasso continuino in alcuni casi ad inviare fatture, per ora non siamo a conoscenza di casi in cui sia stato spiccato un precetto esecutivo. Il motivo è molto semplice: le ditte sanno benissimo che i loro metodi non sono corretti.

Attualmente, Infoconsumi ha deciso di far esaminare all’esperto il telefono di proprietà di un socio ACSI. La giurista sta valutando la possibilità di adire nuovamente il Giudice.

Arriva il filtro di Swisscom:la luce alla fine del tunnel?
Lo scorso 16 marzo Swisscom ha annunciato l’introduzione di un filtro per contrastare il phishing via SMS. Questo filtro è automaticamente attivato per tutti i clienti Swisscom. La speranza è che questo filtro sia in grado di bloccare gli SMS “trappola” dei siti pornografici. E se così fosse, che anche le altre compagnie telefoniche seguano l’esempio di Swisscom. Nel proprio comunicato Swisscom prevede che il filtro riuscirà a bloccare decine di migliaia di messaggi SMS ogni settimana a livello nazionale.

Conferenza sulla diminuzione degli sprechi in occasione dell’Assemblea ACSI

Diminuire gli sprechi: e se cominciassimo dalle scarpe?

La conversazione con il prof. Claudio Boër, già vicepresidente del consiglio della SUPSI, sarà incentrata sulla necessità e possibilità di ridurre gli sprechi, anche quelli nascosti, per far fronte all’emergenza climatica e ambientale. L’inizio è alle 17.15 e la conferenza è aperta al pubblico. Sarà visibile anche in streaming cliccando su questo link.

Informazioni aggiuntive sullo streaming:
Meeting ID: 874 3200 7304
Passcode: 839300

Al termine verrà offerto un aperitivo.

N.B. Per ragioni organizzative e per non rischiare di sprecare cibo vi chiediamo di annunciare la vostra presenza all’aperitivo scrivendo a info@acsi.ch entro giovedì 5 maggio. 

 

Cassa malati

Se hai un’assicurazione di base con la franchigia ordinaria (fr. 300) puoi disdirla anche per il 30 giugno. In questo caso l’assicuratore malattia deve ricevere la disdetta entro il 31 marzo.

Per disdire l’assicurazione di base non è necessario avere la conferma del nuovo assicuratore. La disdetta può essere inoltrata anche se sei in cura e indipendentemente dalla tua età.
I termini citati sono validi solo per l’assicurazione malattia di base obbligatoria e non per le coperture complementari che sono sottoposte al diritto privato (vedi Assicurazioni private).

Disdetta dall’assicurazione malattia obbligatoria LAMal sul sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP)

 

Assicurazioni private

Hai il diritto di revocare il tuo contratto di assicurazione conformemente alle condizioni generali (CG) che solitamente prevedono una scadenza (ad esempio, il 31.12) e un termine di disdetta (ad esempio, 3 mesi di preavviso).

La regola

La disdetta deve pervenire alla compagnia prima della scadenza del termine. Prevedi, quindi, di inviarla per tempo e per raccomandata e/o per posta elettronica se concesso dalle CG. Per esempio: se la scadenza del contratto è prevista per il 1° settembre, e se il tuo contratto prevede un preavviso di 3 mesi, la disdetta dovrà pervenire al tuo assicuratore, al più tardi, il 31 maggio.

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Acquisti nel corso di fiere e esposizioni: non esiste diritto di revoca

Durante fiere e esposizioni consumatrici e consumatori si lasciano sedurre più facilmente dall’offerta abbondante o dall’abilità dei venditori e firmano con una certa leggerezza contratti per oggetti e prodotti di cui non hanno veramente bisogno o per i quali non hanno valutato attentamente le conseguenze finanziarie sul loro budget. Spesso questa leggerezza deriva dalla convinzione di poter ritornare sulle proprie decisioni. Purtroppo non è così. Gli art. 40a e seguenti del Codice delle obbligazioni che prevedono un diritto di revoca entro 14 giorni non si applicano ai contratti conclusi durante fiere e esposizioni. I consumatori sono quindi impegnati in modo definitivo dalla loro firma o dal loro acquisto. L’ACSI raccomanda di non lasciarsi impressionare da eventuali sconti concessi in caso di firma immediata.

L’ACSI consiglia ai consumatori di riflettere e valutare attentamente prima di un acquisto che comporta una spesa importante e che potrebbe avere conseguenze sulla salute (prodotti non autorizzati o di dubbia provenienza).

L’ACSI ricorda che il suo servizio “InfoConsumi”, aperto tutte le mattine dalle 08.30 alle 11.30, è in grado di fornire consulenze telefoniche (091 922 97 55 tasto 1) anche su questo tema.

L’ACSI invita ad approvare la legge sul cinema e la legge sui trapianti

Il comitato direttivo dell’ACSI si è espresso in favore della modifica della legge sul cinema sottolineando che le nuove norme favoriranno una maggiore produzione cinematografica svizzera e una maggiore varietà dell’offerta senza provocare forti aumenti dei prezzi degli abbonamenti di servizi streaming quali Netflix, Amazon Prime o Disney+. Nella loro comunicazione i referendisti sembrano parlare spesso a nome dei consumatori, per questo l’ACSI tiene a precisare che la votazione del 15 maggio va ben al di là di un ipotetico aumento del costo dei vari abbonamenti, punto su cui i contrari battono il chiodo. Si tratta in primo luogo di favorire il cinema svizzero (importante espressione della cultura delle varie regioni del paese) con regole analoghe a quelle in vigore nei paesi europei ristabilendo pure una parità di trattamento fra emittenti televisive svizzere (che già finanziano la produzione nazionale), servizi di streaming e TV estere che trasmettono pubblicità in Svizzera.  Già attualmente i consumatori non sono al riparo da aumenti del prezzo di abbonamento delle varie piattaforme e nei paesi dove sono già in vigore norme analoghe non si è verificata una correlazione diretta fra prezzo dello streaming e obbligo di investire nella produzione locale.

L’ACSI, membro della Federazione svizzera dei pazienti,  invita pure a sostenere la nuova legge sui trapianti. In genere l’ACSI è contraria al principio del consenso presunto ma in questo caso ritiene che gli interessi dei pazienti in attesa di un organo debbano prevalere. Tanto più che la volontà della persona defunta verrà comunque verificata attraverso il coinvolgimento dei congiunti che potranno rifiutare la donazione se sanno o ritengono che la persona in questione sarebbe stata contraria e che il prelievo di organi non sarà  permesso se i famigliari non possono essere contattati. L’ACSI sottolinea l’importanza di spiegazioni chiare e di una campagna informativa capillare per fare in modo che le persone siano informate in modo preciso sui contenuti della nuova normativa e su come fare concretamente a esercitare il loro diritto di opporsi a una donazione di organi.

Un nuovo presidente per pro-salute.ch

Dopo due anni di impegno nell’associazione pro-salute.ch, Sophie Michaud Gigon, segretaria generale della Fédération romande des consommateurs (FRC) e consigliera nazionale vodese, lascia la presidenza. Quando è entrata in carica, si è posta l’obiettivo di consolidare l’associazione nazionale appena fondata. Nel corso di questi due anni, pro-salute.ch ha assunto il ruolo di rappresentante degli interessi degli assicurati, dei pazienti e dei consumatori a livello nazionale. In qualità di alleanza, l’associazione ha preso parte a diverse audizioni delle commissioni parlamentari per la sicurezza sociale e la salute e definito posizioni comuni sulle questioni più attuali di politica sanitaria.

Felix Wettstein è il nuovo Presidente
Sophie Michaud Gigon cede la presidenza di pro-salute.ch a Felix Wettstein, consigliere nazionale dal 2019 e membro della Commissione Finanze. Da oltre due decenni è docente presso la Fachhochschule Nordwestschweiz e la Hochschule für Soziale Arbeit di Olten dove si occupa di questioni che riguardano il finanziamento e la prevenzione della salute e dirige l’omonimo programma di Master. Wettstein è inoltre membro del consiglio di esperti Public Health Schweiz. Davanti all’assemblea generale ha riassunto la sua motivazione ad assumere la presidenza di pro-salute.ch affermando: “Noi pagatori di premi e noi contribuenti siamo di gran lunga il gruppo più numeroso fra coloro che sono toccati dalla politica sanitaria. Abbiamo un interesse comune per un miglioramento delle qualità e della la trasparenza e per l’eliminazione dei falsi incentivi finanziari. Ecco perché la nostra voce deve farsi sentire e essere ascoltata.”

pro-salute.ch: un’associazione nazionale che difende gli interessi di chi paga i premi e dei pazienti
L’associazione pro-salute.ch è stata fondata da sei associazioni, che rappresentano i pazienti e i consumatori e le leghe sanitarie delle tre regioni linguistiche della Svizzera. Pro-salute.ch si è quindi posta l’obiettivo di affermarsi quale attore politicamente influente per la formazione di opinioni e la rappresentanza dei pazienti-assicurati nei confronti dei fornitori di prestazioni e degli assicuratori, attori che sono molto ben organizzati. Al centro del lavoro comune delle sei organizzazioni continueranno a esserci lo scambio di idee, il coordinamento delle attività riguardanti la politica sanitaria e la mobilitazione di assicurati, pazienti e consumatori.

pro-salute.ch è particolarmente impegnata in favore di una maggiore trasparenza, semplicità e comparabilità di tariffe e prestazioni nel settore sanitario.

Membri fondatori di pro-salute.ch
ACSI Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana
FRC Fédération romande des consommateurs
DVSP Dachverband Schweizerische Patientenstellen
GELIKO Conferenza nazionale svizzera delle leghe per la salute
Stiftung für Konsumentenschutz
SPO Patientenorganisation

Abbonamenti

Quando il contratto è concluso per una durata determinata, non è necessario disdirlo: il contratto termina alla scadenza prevista.
Una disdetta è invece necessaria quando il contratto di durata determinata prevede una clausola di rinnovo secondo la quale se non si annuncia la disdetta entro tot giorni dalla scadenza del contratto, questo si rinnova per un periodo equivalente.
Una disdetta è pure necessaria se il contratto è di durata indeterminata.

Abbonamenti

Vieni a trovarci a slowUp!

Ritorna dopo due anni di stop dovuti alla pandemia slowUp Ticino. L’idea degli eventi slowUp è semplicemente quella di prendere un tratto di strada di almeno 30km in un paesaggio attrattivo, chiuderlo al traffico e occuparsi di pianificare un programma di animazione lungo il percorso. Come si può leggere sul sito di slowUp Ticino, “Il risultato è una festa diversa da tutte le altre: giovani e anziani, famiglie e single, sportivi e sedentari, tutti assaporano la gioiosa atmosfera di un ambiente senz’auto”.

Fra gli stand di varie associazioni ed enti che sostengono l’evento presenti insieme a punti di ristoro e animazioni lungo il percorso, vi sarà anche quello dell’ACSI. La nostra postazione sarà dedicata al tema Zero Rifiuti. Sarà presente materiale informativo, un gioco per i bambini (memory zero rifiuti) e un quiz per gli adulti, e sarà possibile aderire all’ACSI ad un prezzo ridotto. Ti aspettiamo volentieri.

Assemblea generale ACSI 2022 e conferenza sulla diminuzione degli sprechi

L’assemblea annuale dell’ACSI si svolgerà sabato 7 maggio presso La Filanda a Mendrisio. I lavori assembleari saranno seguiti da una conferenza, aperta a tutti, sul tema: Diminuire gli sprechi: e se cominciassimo dalle scarpe?

Il programma inizia alle 14.15 con l’accoglienza delle socie e dei soci che partecipano all’assemblea.
Alle 14.30 inizio dei lavori assembleari.

Ordine del giorno
1. Nomina del/la presidente del giorno e scrutatrici/tori
2. Approvazione verbale assemblea 2021
3. Relazione presidenziale
4. Rapporti d’attività 2021 e programma attività 2022
5. Conti 2021 e preventivo 2022. Rapporto del cassiere e dell’Ufficio di revisione
6. Nomine statutarie
7. Eventuali

ore 16.30: pausa caffè

ore 17.15: “Diminuire gli sprechi: e se cominciassimo dalle scarpe?”
Conversazione con il prof. Claudio Boër, già Vicepresidente del Consiglio della SUPSI, sulla necessità e possibilità di ridurre gli sprechi, anche quelli nascosti, per far fronte all’emergenza climatica e ambientale favorendo consumi più sostenibili.

Al termine verrà offerto un aperitivo.

Vi ricordiamo che sono soci dell’ACSI tutti coloro che ricevono “La borsa della spesa”. La documentazione per l’assemblea (convocazione e rapporto d’attività) è pubblicata sull’edizione 2.22 de La Borsa della Spesa.

Consulenza “calore rinnovabile” gratuita

I sistemi di riscaldamento alimentati con le energie rinnovabili come il teleriscaldamento, il solare termico, le pompe di calore e gli impianti di riscaldamento a legna hanno molti vantaggi: giovano al clima e all’ambiente, consentono di risparmiare denaro, sfruttano le energie indigene e mantengono o aumentano il valore di un immobile.

Maggiori informazioni in merito alla possibilità di ricevere una consulenza gratuita da parte di Svizzera Energia QUI.

Informazioni più dettagliate sul sito di Svizzera Energia e Ticino Energia.

Ma adesso posso andare a lavorare con il Covid-19? Domande e risposte

Se ho il Covid-19, posso recarmi al lavoro?
Malgrado non vi siano obblighi di restare a casa, tanto per il Covid quanto per una normale influenza o altre malattie contagiose è opportuno restare a casa quando si presentano dei sintomi. È una questione di rispetto verso i colleghi di lavoro, oltre che di solidarietà verso le persone più vulnerabili.

Se presento dei sintomi, devo farmi testare? Chi paga il test?
Il test non è più obbligatorio, ma rimane possibile e gratuito in caso di sintomi. I costi sono a carico proprio se invece si tratta di un test senza sintomi.

Se non mi reco al lavoro per Covid-19, devo esibire un certificato medico?
È una scelta del datore di lavoro, ma le autorità raccomandano a questi ultimi di non esigere il certificato ed accontentarsi invece del risultato di un test positivo.

I giovani possono recarsi a scuola se positivi al Covid-19?
In caso di sintomi devono restare a casa, se sono asintomatici, è una scelta individuale.

Posso ancora farmi vaccinare? Devo pagare per il vaccino?
La vaccinazione resta possibile e gratuita.

A quali altre regole devo ancora fare attenzione?
In Ticino resta obbligatoria la mascherina in ospedali e case per anziani. In questi luoghi è necessario rispettare scrupolosamente tutte le misure di protezione indicate.

Cinque Caffè riparazione in aprile

Il primo evento si svolgerà sabato 2 aprile in occasione del mercatino dell’usato di Pregassona, presso il Capannone di Pregassona in via Ceresio 25 a Lugano, dalle 11.00 alle 17.00. Seguirà un Caffè riparazione venerdì 8 aprile a Faido dalle 13.00 alle 17.00 presso il Garage dei Magazzini Comunali, un appuntamento a Tesserete presso BianchiTecno (Stabile Arca, Via alle Pezze) mercoledì 13 aprile dalle 13.30 alle 17.30 e il quarto evento avrà luogo presso la sala polivalente Rivamonte a Gambarogno, dalle 13.00 alle 17.00 di giovedì 28 aprile.

Si segnalano inoltre il primo di una serie di otto appuntamenti presso LaFilanda di Mendrisio sabato 9 aprile dalle 09.00 alle 13.00 e il Servizio Riparazioni dell’Oggettoteca di Locarno, attivo tutte le settimane dal lunedì al mercoledì, dalle 14.00 alle 18.30.

L’elenco completo degli appuntamenti è consultabile QUI.

 

Bevande da automatici, c’è qualche problema

Nell’indagine del Laboratorio sono state prese in considerazione 48 bevande (cappuccino e cioccolata calda) e 39 acque potabili (20 collegate alla rete e 19 presenti in taniche allacciate ai distributori).

Tutti i 18 campioni d’acqua prelevati da rubinetti di erogazione senza filtri sono risultati conformi, mentre i 2 prelevati da erogatori dotati di un filtro decalcificante sono risultati entrambi non conformi. In questo caso il problema risiede nella manutenzione di questi filtri.

La categoria che ha destato i maggiori problemi è quella delle acque in taniche. Su 19 campioni di acqua prelevata dalle taniche, 13 sono risultati non conformi. In un caso l’elevata presenza di enterococchi rendeva l’acqua non potabile. Secondo il Laboratorio i risultati evidenziano importanti lacune nei processi di pulizia: l’acqua nelle taniche va cambiata spesso e i recipienti utilizzati devono essere adeguatamente puliti per evitare la formazione di biofilm.

In effetti in 8 apparecchi su 23 si è rivelata una carenza a livello di pulizia e manutenzione, mentre in 6 apparecchi si è palesata un’assenza di procedure per il controllo autonomo. Gli allergeni non venivano dichiarati in 11 distributori (il 48%).

Earth Hour: luci spente per tutelare gli habitat e le specie

Durante l’«Ora della Terra» alcuni celebri emblemi come la Porta di Brandeburgo o il Cristo Redentore a Rio de Janeiro resteranno nella completa oscurità. Anche 30 città svizzere partecipano a questa iniziativa, oscurando i monumenti che le contraddistinguono.

Il WWF lancia l’invito a un evento che unisce città, aziende e privati. Quest’anno i capi di stato e di governo dovrebbero incontrarsi in seno al Congresso mondiale della natura (COP 15) per elaborare un accordo globale sulla protezione ambientale e il ripristino degli ecosistemi distrutti. In media, ogni dieci minuti scompare una specie animale o vegetale, una tendenza accelerata dal riscaldamento globale. Ora, dopo decenni di distruzione ambientale, è davvero arrivato il momento di invertirla, in modo da fermare la drammatica perdita della natura e l’estinzione delle specie entro il 2030. Per raggiungere questo obiettivo, tra le altre cose, è necessario tutelare il 30% della superficie terrestre e marina e ripristinare gli habitat distrutti, per quanto possibile.

Quest’anno, anche le città e i Comuni svizzeri partecipano alla campagna mondiale per l’ambiente, lasciando i monumenti loro simbolo nell’oscurità: ad esempio, saranno spente le luci esterne del Palazzo Civico a Lugano, del municipio di Mendrisio, del castello di Locarno e dello Spazio Officina di Chiasso. Ecco le città e i Comuni svizzeri che parteciperanno all’edizione 2022: Aarau, Altdorf, Arbaz, Baden, Basilea, Chiasso, Delémont, Einsiedeln, Ennetbaden, Ecublens, Fribourg, Ginevra, Ilanz, Killwangen, Losanna, Lenzburg, Locarno, Lugano, Lucerna, Mellingen, Mendrisio, Neuenhof, Sierre, Solothurn, San Gallo, Uster, Vaduz, Wettingen, Winterthur, Yverdon-les-Bains.

Il Caffè riparazione arriva alla Filanda!

Nell’ambito del progetto “Comune Zero Rifiuti” promosso dall’ACSI e dalla Città di Mendrisio, LaFilanda ospiterà otto eventi Caffè riparazione nel corso del 2022. 

In queste occasioni sarà possibile prolungare la vita a piccoli elettrodomestici, ma anche a giocattoli o lampade con il contributo di un riparatore ACSI. L’evento avrà luogo ogni secondo sabato del mese da aprile a dicembre (escluso agosto), dalle 9 alle 13 (9 aprile, 14 maggio, 11 giugno, 9 luglio, 10 settembre, 8 ottobre, 12 novembre, 10 dicembre). Quale incentivo per i residenti di Mendrisio, la Città offre gratuitamente i primi 15 minuti di servizio di riparazione. Per ogni quarto d’ora supplementare è poi richiesto un contributo di 10 franchi.

Swiss Money Week 2022 – Affinché parlare di soldi non sia più un tabù

Le competenze finanziare sono una delle abilità fondamentali per ciascun individuo. La gestione del budget personale è diventata più complessa con lo sviluppo di metodi di pagamento sempre nuovi e la necessità di far fronte a spese più diversificate. Eppure parlare di soldi è ancora troppo spesso considerato un tabù.

Per cercare di contrastare questa tendenza, alcune delle principali organizzazioni nel campo dell’educazione finanziaria e della prevenzione e consulenza all’indebitamento promuovono un’iniziativa di sensibilizzazione sul tema del denaro.

Nell’ambito della Swiss Money Week, giovedì 24 marzo, dalle 17.30 alle 20.00, avrà luogo il breve corso “Il mio budget – Pillole di educazione finanziaria per tutti”.

Ulteriori informazioni sono disponibili ai siti del Franco in Tasca oppure di Swiss Money Week.

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15 marzo 2022: 60 anni di diritti dei consumatori

La Giornata Mondiale dei Diritti dei Consumatori è stata ispirata dal presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy che il 15 marzo del 1962 inviò un messaggio speciale al Congresso degli Stati Uniti in cui fu affrontata formalmente la questione dei “diritti dei consumatori”. In quell’occasione precisò quattro diritti fondamentali: il diritto alla sicurezza, il diritto all’informazione, il diritto di scelta e il diritto di essere sentiti.

Sono trascorsi 60 anni da quel momento, la consapevolezza degli attori sul mercato è cresciuta e si è consolidata, e a questi sono stati aggiunti anche altri diritti: il diritto di soddisfare i bisogni fondamentali, il diritto alla riparazione dei torti e non da ultimo il diritto a un ambiente sano e a una buona qualità di vita. I consumatori non devono però dare nulla per scontato. In questi ultimi due anni di pandemia innumerevoli diritti che si davano ormai per assodati sono stati improvvisamente svuotati di senso o addirittura negati. Pensiamo ai viaggi, agli abbonamenti in centri fitness… molti venditori e fornitori di servizi hanno semplicemente scaricato i rischi sui propri clienti modificando le Condizioni generali dei contratti. Un fatto non solo discutibile ma anche inaccettabile.

I consumatori svizzeri inoltre continuano a essere penalizzati rispetto ai Paesi che ci stanno accanto nel non potersi difendere in modo collettivo di fronte a pratiche scorrette da parte delle imprese. Il caso Dieselgate non è che l’ultimo, clamoroso, esempio di questa ingiustizia. Per difendere i propri diritti è importante che i consumatori siano uniti, aderiscano alle organizzazioni e alle associazioni come l’ACSI per potersi attivare tutti insieme e far valere una voce sola.

Label sostenibili: ecologismo di facciata o vero aiuto alle scelte dei consumatori?

La sostenibilità è un tema più che mai attuale sia in Svizzera che a livello internazionale. Al centro del dibattito ci saranno i label sostenibili, che forniscono informazioni sull’impatto dei prodotti a livello ambientale. Interverranno collaboratori dell’Amministrazione federale, esperti in economia e scienza del comportamento ed esponenti delle organizzazioni dei consumatori svizzere ed europee, che discuteranno degli aspetti irrisolti e controversi riguardanti i label sostenibili riflettendo inoltre sulla capacità di quest’ultimi di influenzare o meno il comportamento dei consumatori. Tutti gli interessati sono caldamente invitati a partecipare all’incontro annunciandosi entro l’11 marzo 2022 per e-mail a info@bfk.admin.ch. Dopo l’iscrizione riceveranno un link personale per partecipare al dibattito su Zoom.

Maggiori informazioni.

 

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Multinazionali responsabili, l’UE vicina a una nuova legislazione

Il Consiglio federale e la lobby delle multinazionali si sono battuti contro l’iniziativa per delle multinazionali responsabili, adducendo come argomento principale la necessità di una regolamentazione coordinata a livello internazionale. Se il Consiglio federale diceva sul serio, è il momento di dimostrarlo, visto che in UE le cose si stanno muovendo.

La nuova Direttiva UE si applicherà alle multinazionali nell’Unione Europea con più di 250 dipendenti e contiene un’ampio dovere di diligenza che concerne i diritti umani e gli standard ambientali internazionali. Le multinazionali dovranno anche mostrare come rispettano gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima. Sono incluse anche le multinazionali di paesi terzi – come la Svizzera – che realizzano almeno 150 milioni di euro di fatturato nell’UE.

Per quanto riguarda l’attuazione, le normative sono concepite in modo più rigoroso rispetto a quanto proposto dall’iniziativa delle multinazionali responsabili svizzera: da un lato, ogni Stato membro dell’UE dovrà introdurre un’autorità di vigilanza abilitata a pronunciare sanzioni; dall’altro, la proposta dell’UE prevede che la responsabilità delle multinazionali si estenda non soltanto alle loro filiali, come richiesto dall’iniziativa per le multinazionali responsabili, ma anche alle loro succursali. La proposta dell’UE va quindi oltre l’iniziativa elvetica e molto oltre il controprogetto entrato in vigore il 1° gennaio 2022, che non prevede nessun controllo o meccanismo sanzionatorio.

Negli ultimi mesi molte multinazionali, tra le quali Nestlé, Danone, Epson, Ikea, Mondelez e Ferrero, oltre a rappresentanti degli ambienti economici, si sono espresse a favore di una direttiva europea forte, contenente regole di responsabilità civile. Regole chiare e condizioni uguali per tutti sono importanti dal punto di vista di ampie fasce dell’economia. Per questo il Consiglio federale deve fare in modo che la Svizzera non resti l’unico Paese europeo senza una legge sulla responsabilità delle multinazionali.

La coalizione per multinazionali responsabili ha annunciato che lancerà una vasta petizione chiedendo al Consiglio federale di introdurre rapidamente una legge forte ed efficace sulla responsabilità delle multinazionali.

Dal 1° aprile le e-bike dovranno avere le luci accese

In base alle disposizioni vigenti, nelle ore diurne è sufficiente la luce anteriore; tuttavia l’Ufficio federale delle strade USTRA consiglia di accendere sempre sia quella anteriore che quella posteriore per essere più visibili.

I requisiti di equipaggiamento rimangono invariati: già oggi sulle e-bike devono essere presenti almeno due fanali a luce fissa, uno anteriore bianco e uno posteriore rosso, che per i modelli veloci devono essere omologati. Si considerano fissate al mezzo anche le luci rimovibili. Sono consentiti, ma non prescritti, appositi fari diurni.

Nutri-Score, l’essenziale in breve

Cos’è il Nutri-Score?
Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura volontario per gli alimenti lavorati e pre-imballati. In Svizzera, la sua applicazione è gestita dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV).

Chi ha sviluppato il Nutri-Score?
La formula del Nutri-Score è stata sviluppata e validata scientificamente da ricercatori indipendenti francesi, il Prof. Hercberg e il suo team. Un comitato scientifico internazionale può modificare la formula in funzione delle nuove conoscenze scientifiche per una maggiore efficacia sulla salute dei consumatori, indipendentemente dagli interessi economici e politici.

Per quale motivo è necessario un sistema di etichettatura semplificato?
Le informazioni sulla composizione dei prodotti che si trovano sugli imballaggi non sono sempre semplici da comprendere. Il Nutri-Score semplifica queste informazioni e rende così più facile comprendere e confrontare la qualità dei prodotti

Come viene calcolato il Nutri-Score?
La formula del Nutri-Score integra gli aspetti positivi e negativi dell’alimento. Fra i primi ci sono i contenuti di frutta, verdura, legumi, noci, alcuni oli, fibre alimentari e proteine, favorevoli alla qualità nutrizionale. Viceversa, più un alimento contiene zuccheri, sale, acidi grassi saturi ed energia, più il suo punteggio tende al rosso.

A cosa serve il Nutri-Score?
Il Nutri-Score consente di confrontare prodotti simili fra di loro – per esempio uno yogurt con un altro yogurt, una bevanda gassata con un’acqua aromatizzata o dei cereali per la colazione con quelli di un’altra marca. Permette d’identificare rapidamente il prodotto più equilibrato e facilita così la scelta ai consumatori che fanno la spesa.

Cosa NON dice il Nutri-Score?
Il Nutri-Score non è una raccomandazione nutrizionale, né una valutazione assoluta. Non si pone l’obiettivo di mettere a confronto categorie di prodotti diverse fra loro. Un Nutri-Score verde non implica un obbligo al consumo, né uno rosso implica un divieto. Il Nutri-Score non sostituisce la Piramide alimentare svizzera che è la base di un’alimentazione equilibrata e variata: il suo obiettivo è quello di aiutare a scegliere più facilmente il prodotto più adeguato per vivere secondo le raccomandazioni alimentari.

Principi di base e informazioni complementari (d, f): allianzernaehrung.ch

Il Nutri-Score è sostenuto da…
…dai membri dell’Alleanza alimentazione e salute
Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana ACSI
Associazione Svizzera delle-dei Dietiste-i ASDD
Fédération romande des consommateurs FRC
Federazione Fourchette verte Svizzera
Fondazione svizzera di cardiologia
Fondazione svizzera per l’obesità/FOSO
Lega svizzera contro il cancro
Santé publique Suisse
Società svizzera di nutrizione SSN
Pediatria svizzera SSP
Società svizzera odontoiatri SSO
Stiftung für Konsumentenschutz SKS
Swiss Academic Nutritionists SWAN

…così come dalle organizzazioni e dalle personalità seguenti
Association des diététiciens genevois AdiGe
Associazione obesità nell’infanzia e nell’adolescenza
Association suisse pour l’étude du métabolisme et de l’obésité ASEMO
Medici di famiglia e dell’infanzia Svizzera – mfe
RADIX
Società svizzera di cardiologia
Società svizzera di gastroenterologia SGG SSG
Società svizzera di medicina interna generale SSMIG
Swiss Medical Students Association SWIMSA
Swiss Vitamin Institute ISV
Swiss Society for the Study of Morbid Obesity and Metabolic Disorders SMOB
Dr. Roger Darioli Prof hon UNIL
Dr. Nathalie Farpour-Lambert, presidente della European Association for the Study of Obesity

 

Di seguito il FactSheet scaricabile in formato pdf: Nutri-score

Sondaggio: cosa fai con lo scontrino?

L’ACSI ha condotto un sondaggio online nel mese di febbraio 2022, aperto a soci e non. Circa il 30% degli oltre 700 partecipanti afferma di rinunciare attivamente a farsi stampare lo scontrino e/o si è attivato per riceverlo in formato elettronico.
Interpellati specificamente sullo scontrino elettronico, il 18% ha affermato di farne uso e trovarlo comodo, mentre il 26% ha detto che vorrebbe usufruirne, ma non sempre è disponibile nei negozi in cui si reca a fare la spesa. Sommati a un 11% che non ha bisogno di scontrini di alcun tipo, formano una maggioranza del 55% che è disposta a rinunciare allo scontrino cartaceo. Vi è tuttavia un 45% che afferma di preferire lo scontrino di carta, anche se alcuni specificano di non essere a conoscenza delle possibilità elettroniche disponibili ed essere interessati ad approfondire per farsi una propria idea. Interessante notare dai commenti dei partecipanti la varietà di prospettive e punti di vista: da un lato coloro che trovano nettamente più comodo lo scontrino digitale e non si capacitano che non sia ancora possibile riceverlo in tutti i negozi, dall’altro coloro che invece non vogliono assolutamente saperne, indicando fra i motivi dei timori legati alla protezione dei dati personali o la propria mancanza di dimestichezza con i mezzi tecnologici.
In generale, fra le motivazioni indicate per la necessità di ricevere lo scontrino, sia esso cartaceo o elettronico, spicca il bisogno di controllare per eventuali errori. A tal proposito, vale la pena sottolineare che nel caso di utilizzo delle casse self-service è il consumatore stesso a far passare i prodotti sullo scanner e inoltre, una volta terminato, può comodamente ricontrollare sullo schermo della cassa. In quel caso, la stampa di uno scontrino per ricontrollare un’ennesima volta appare superflua. Eppure, come molti partecipanti al sondaggio lamentano, in alcuni negozi la stampa dello scontrino è obbligatoria proprio nelle casse self-service, e non è possibile rinunciarvi. È il caso di Lidl e Migros. Ciò appare come un controsenso.

“Nascere Bene” lancia un concorso di scrittura

Il concorso è aperto a tutte le mamme, ai papà, ai familiari e ai curanti. Lo scopo è di rendere visibile e dare valore all’esperienza della nascita, che per molti aspetti è considerata ancora un tabù, e restituirle la sua pluralità e ricchezza di senso, facendo emergere punti di vista diversi da quelli istituzionali o ufficiali.

Il bando di concorso e il formulario di partecipazione (nonché ulteriori informazioni) possono essere richiesti scrivendo a segreteria@nascerebene.ch. Le narrazioni sono da spedire in formato elettronico entro il 15 marzo 2022.  La documentazione relativa al concorso può essere scaricata dai siti nascerebene.ch e generando.ch.

Gli autori/le autrici dei dieci scritti selezionati da un’apposita giuria saranno ammessi/e gratuitamente a un workshop di scrittura creativa tenuto dallo scrittore Flavio Stroppini. I testi saranno presentati nel corso di una serata pubblica e potranno essere raccolti in una pubblicazione.

Volantino concorso di scrittura 27.01.22

 

Prodotti con CBD: situazione sconcertante

L’ACSI ritiene la situazione rilevata grave e preoccupante per la salute dei consumatori. Per i 73 prodotti tolti dagli scaffali, infatti, la sicurezza alimentare non poteva essere garantita. Fra questi, 28 hanno anche dovuto essere richiamati in quanto presentavano un rischio comprovato per la salute. I più colpiti sono stati gli oli contenenti CBD: su 46 controllati, 43 sono stati vietati. Fra i motivi della non conformità vi era un contenuto di THC troppo elevato o l’utilizzo di estratti di canapa non autorizzati.

In generale l’ACSI si preoccupa, in questo caso come nel caso di molteplici altri tipi di integratori alimentari o derrate vendute per presunti scopi terapeutici, della carenza di informazione verso il consumatore. Per non parlare dei proclami mirabolanti di presunti benefici portati da prodotti alimentari di vario genere, di fronte ai quali l’ACSI ha sempre invitato ad un sano scetticismo.

Infine vale la pena mettere in evidenza anche il costo, molto elevato, di queste tipologie di prodotti. Anche il caso presente non fa eccezione: le derrate contenenti CBD vengono vendute a prezzi decisamente elevati, superiori di 4 o 5 volte rispetto al costo di un prodotto analogo privo di CBD.

L’ACSI ritiene che i consumatori debbano essere maggiormente tutelati attraverso un’informazione precisa e completa da parte dei venditori in merito al contenuto dei prodotti che vendono, cosa che attualmente decisamente non avviene. Spesso la vendita di questi prodotti è accompagnata unicamente da vaghe diciture in merito al fatto che si tratti di prodotti “sani” o “naturali”, e al consumatore non resta che fidarsi. Una situazione inaccettabile.

Al minuto 15.19 l’intervista alla presidente ACSI Evelyne Battaglia-Richi al Telegiornale di ieri sera.

Analisi mediche carissime in Svizzera

Un risultato particolarmente rilevante se lo si combina con un’altra constatazione che avevamo già esaminato nella Bds 7 del 2020: in Ticino, di analisi di laboratorio, se ne fanno decisamente tante.

Nella newsletter si legge che “il Sorvegliante dei prezzi raccomanda che in futuro i prezzi delle analisi mediche che rientrano nell’assicurazione di base siano determinati sulla base di un confronto con altri Paesi, come già avviene per i medicamenti e i mezzi ausiliari medici”. Una posizione che trova d’accordo anche l’ACSI.

I risultati del confronto sono impietosi e mostrano la dimensione del problema. Come spiega la Sorveglianza dei prezzi nel suo comunicato: “Tutte le tariffe prese in considerazione sono più alte in Svizzera rispetto all’estero. In alcuni casi le differenze sono enormi. Per fare un esempio, un esame del sangue può arrivare a essere 31 volte più caro in uno studio medico svizzero rispetto a uno tedesco. L’analisi della creatinina a fini di screening, diagnostica o monitoraggio dell’insufficienza renale è 18 volte più cara nel nostro Paese in confronto alla Germania. Rispetto ai tre Paesi di riferimento (Francia, Germania e Paesi Bassi) le dieci analisi sono in media 2,3 volte più costose se effettuate in laboratori specializzati in Svizzera. Per quanto riguarda gli studi medici, le tariffe svizzere sono in media 4,5 volte più alte”.

È arrivata la QR-fattura, attenzione alla sicurezza

Questo rende più rapide le operazioni di pagamento, riduce gli errori di trascrizione delle lunghe sequenze di numeri delle polizze tradizionali e fa diminuire il consumo di inchiostro e carta, perché la QR-fattura può essere stampata su carta comune e in bianco e nero e può anche essere inviata in forma completamente digitale come allegato a una email o un messaggio.

Ma automazione non deve fare rima con distrazione: è importante mantenere l’abitudine di controllare, almeno sommariamente, che i dati acquisiti leggendo il codice QR della QR-fattura corrispondano a quelli riportati in caratteri normali sulla fattura stessa. Altrimenti esiste il rischio di esporsi a truffe e raggiri.

Il sistema della QR-fattura, infatti, è diverso da quello del certificato Covid o “green pass” che abbiamo imparato a conoscere così bene. Il codice QR del “green pass”, infatti, può essere generato soltanto da un’autorità sanitaria, che ne garantisce l’integrità usando della matematica molto complessa; il codice QR della QR-fattura, invece, è generabile da chiunque e non ha alcuna funzione di garanzia o controllo.

In parole povere: il codice QR presente su una fattura può indicare coordinate di pagamento differenti da quelle indicate in chiaro. In teoria, un truffatore potrebbe per esempio inviare a una vittima una QR-fattura che riporta in lettere e cifre le coordinate di un fornitore ben conosciuto (un operatore telefonico o Serafe o AIL) ma include nel codice QR le coordinate bancarie del truffatore.

Finora non sono noti tentativi di questo genere e il sistema bancario è molto vigile, ma un controllo rapido in più fornisce più sicurezza e serenità.

Sì all’iniziativa “Fanciulli senza tabacco”

Sostenuta dalle maggiori organizzazioni sanitarie svizzere insieme alle associazioni sportive e giovanili, l’iniziativa popolare federale “Sì alla protezione dei fanciulli e degli adolescenti dalla pubblicità per il tabacco” ha l’obiettivo di proteggerli dalla pubblicità per il tabacco che si rivolge in misura sempre maggiore proprio alle giovani generazioni.
La maggior parte dei fumatori ha iniziato prima dei 18 anni, ciò fa aumentare le probabilità di dipendenza e di malattie a lungo termine. È dunque fondamentale che i giovani evitino questo vizio. È dimostrato che la pubblicità per il tabacco ha un grande impatto su di loro poiché sono particolarmente ricettivi alle promesse e ai sogni proposti dagli slogan pubblicitari. Le multinazionali dell’industria del tabacco adescano in modo mirato i giovani tramite la pubblicità, la promozione della vendita e la sponsorizzazione dei loro prodotti. Ecco perché sono presenti soprattutto a concerti, eventi e festival. Tutti sono d’accordo sul fatto che i minorenni non devono poter acquistare prodotti del tabacco, quindi sarebbe logico anche impedire che la pubblicità li raggiunga. È proprio quello che si prefigge l’iniziativa.
La nuova legge sui prodotti del tabacco (che dovrebbe entrare in vigore a metà del 2023) introduce ulteriori divieti di pubblicità solo sui manifesti e al cinema: troppo poco per proteggere davvero i giovani.

www.fanciullisenzatabacco.ch

Più pacchi, meno lettere

Nel 2021 per la prima volta il numero di pacchi ha superato quota 200 milioni, attestandosi a 202,1 milioni. Un andamento che mette in luce la tendenza di un numero sempre crescente di consumatori di effettuare acquisti online. Rispetto al 2020, i 202,1 milioni di pacchi spediti nel 2021 rappresentano un aumento del 9,6%. Rispetto al 2019, l’aumento è del 35%. La pandemia ha dunque accelerato la crescita del commercio online in Svizzera.

Le lettere spedite, d’altro canto, sono state 1811 milioni. Un calo del 3,3% rispetto al 2020. Negli ultimi 10 anni, il volume di lettere spedite è calato del 30%.

Dati che confermano la crescita del commercio online e la necessità dei cambiamenti strutturali che la Posta sta intraprendendo per far fronte alle differenti richieste dei consumatori. Di seguito, le immagini illustrative (fonte: la Posta).

La carota proteggerà il cetriolo?

Il tema degli imballaggi dei prodotti alimentari è discusso di frequente: spesso a base di plastica, generano molti rifiuti. Se in alcuni casi è possibile rinunciare del tutto agli imballaggi, in molti altri non è una soluzione sensata, visto che porterebbe ad un aumento dello spreco alimentare, con prodotti come frutta e verdura che si deteriorerebbero molto più in fretta. Motivo per cui si cercano alternative agli imballaggi di plastica (ma anche a quelli di carta, vetro e alluminio).

Il progetto dell’Empa e di Lidl tenta la via della cellulosa prodotta a partire da scarti vegetali. Secondo i ricercatori, l’imballaggio di cellulosa ha mostrato nei test di prolungare la durata di conservazione di frutta e verdura. Il rivestimento può essere spruzzato sulla frutta e la verdura, oppure possono essere coperte tramite immersione. Viene eliminato lavandole con l’acqua ed è anche commestibile. La pubblicazione scientifica è disponibile QUI.

Ecco come verrà implementata l’iniziativa per prezzi equi

Si tratta di un successo contro l’isola dei prezzi elevati: dal 1° gennaio 2022 ci saranno modifiche alla legge sui cartelli e a quella sulla concorrenza sleale. Questo aiuterà le aziende svizzere a difendersi dai prezzi eccessivi dei fornitori, e i consumatori dagli svantaggi nel commercio online.

Niente più “sovraprezzo Svizzera” (modifica della legge sui cartelli)
Se le aziende svizzere dipendono da un prodotto o servizio di un determinato fornitore perché non esiste un’alternativa ragionevole, potranno ora rivolgersi alla Commissione della concorrenza (COMCO) se il fornitore abusa del proprio potere di mercato. Questo è il caso, ad esempio, se un fornitore costringe una società svizzera dipendente dai suoi prodotti a rifornirsi presso l’importatore generale per la Svizzera, che vende solo a prezzi elevati. Questa pratica è attualmente molto diffusa, porta a costi di produzione più elevati per le aziende e contribuisce quindi ai prezzi gonfiati nella vendita al dettaglio in Svizzera. Non solo le aziende che dipendono da un determinato prodotto o servizio beneficiano del nuovo regolamento, ma anche i fornitori che si trovano di fronte ad un potente acquirente abusivo.

Divieto di geoblocking: stop alla discriminazione nel commercio online (modifica alla legge sulla concorrenza sleale)
Chi vuole ordinare qualcosa da un negozio online estero, viene talvolta reindirizzato al sito web svizzero della medesima azienda, dove i prezzi sono però spesso nettamente più alti. Questo cosiddetto geoblocking sarà fondamentalmente vietato dal 1° gennaio. “Shop like locals” è il nuovo motto: in futuro i consumatori e le aziende svizzere dovranno essere trattati allo stesso modo dei clienti dei rispettivi paesi dagli shop online esteri. Ad esempio, chi noleggia un’auto online, prenota una casa per le vacanze o acquista un biglietto per un concerto, un evento sportivo o un parco divertimenti all’estero dovrà essere servito alle condizioni ivi applicabili in futuro. Lo stesso principio vale anche per la consegna della merce: i clienti svizzeri devono essere trattati allo stesso modo dei clienti stranieri – questo vale sia per i privati ​​che per le aziende.

Se è lo Stato a promuovere la riparazione: l’esempio austriaco

Riparare invece di buttare. Il motto che l’ACSI sostiene con convinzione e che si concretizza con i Caffè Riparazione organizzati dal 2016 in Ticino trova sempre più sostegno. Da quando l’UE ha introdotto il concetto di diritto alla riparazione nel 2019, gli stati membri stanno proponendo differenti misure per promuovere la riparabilità e contrastare la mentalità usa e getta. Abbiamo già parlato dell’esempio francese, con l’introduzione dell’indice di riparabilità, un’etichetta che valuta la riparabilità dei prodotti secondo criteri oggettivi. Un sondaggio dell’Alleanza ha riscontrato ampio sostegno per l’introduzione di uno strumento simile in Svizzera. In Francia le aziende sono anche tenute a garantire la disponibilità dei pezzi di ricambio molto più a lungo.

Ma anche in Austria non sono rimasti a guardare. A partire da gennaio 2022, lo Stato coprirà i costi di riparazione di ogni cittadino austriaco del 50%, fino a una somma massima di 200 euro all’anno. Uno stimolo a provare a riparare gli apparecchi elettronici anziché gettarli subito via al primo problema. Nella città di Vienna, la misura è già in vigore da inizio 2021 e sta riscuotendo un notevole successo. Anche in Turingia, in Germania, la regione si assume i costi delle riparazioni fino a 100 euro all’anno. In questo caso si tratta tuttavia di un’iniziativa (per ora) estemporanea, che verrà portata avanti soltanto fino all’esaurimento del budget stanziato, che è di 150’000 euro. Sufficiente per sensibilizzare un buon numero di cittadini e indirizzarli verso abitudini più virtuose, a giudicare dall’elevato numero di adesioni registrate.

L’ACSI chiede un cambio di rotta in casa Salt

Salt salassa i propri clienti con tariffe di roaming eccessive, li lascia cadere deliberatamente in trappole di costi aggiuntivi e non si adegua alle nuove norme. Ecco perché l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori chiede un deciso cambio di rotta in una lettera aperta a Marc Furrer, presidente del Consiglio di amministrazione di Salt.

Troppo denaro spillato con le tariffe di roaming
Chi acquista da Salt un pacchetto dati di 10GB per l’utilizzo di Internet nei paesi dell’UE paga circa 1 franco per 100 MB. Quando invece non si acquista un pacchetto, o il pacchetto si esaurisce, viene addebitata la cosiddetta tariffa standard. Ecco che a quel punto 100 MB costano improvvisamente 295 franchi. Secondo l’Alleanza, si tratta sostanzialmente di una fregatura per i clienti Salt.

Trappole dei costi aggiuntivi
Chi acquista un pacchetto dati o un’opzione per avere un costo fisso quando si trova all’estero, dovrebbe essere al riparo da sorprese. Invece per i clienti Salt non è così: in caso di esaurimento del volume dati aggiuntivo, si applica la tariffa standard elevatissima. Inoltre le opzioni per tariffe fisse di roaming valide per 30 giorni vengono estese senza che il cliente lo abbia richiesto, è quest’ultimo che deve attivarsi per annullarle: l’ennesima trappola dei costi. Salt cerca, attraverso vari metodi, di addebitare ai propri clienti i costi di roaming più elevati possibili. Secondo l’ACSI, questo è l’opposto di un orientamento favorevole ai propri clienti.

Salt viola consapevolmente le normative vigenti
Salt non si attiene alla legislazione vigente, violandola in tre diversi modi.

  • Dal 1 luglio 2021 le opzioni/pacchetti dati per l’estero devono avere una validità minima di 1 anno, ma la maggioranza dei pacchetti dati di Salt continua ad avere una validità di soli 30 giorni, in barba alle nuove norme.
  • Secondo l’Ordinanza, il consumatore deve poter acquistare opzioni e pacchetti dati anche quando è connesso tramite una rete internet fissa, ma con Salt è possibile farlo solo connettendosi dalla rete mobile. Chi si trova all’estero viene così costretto ad attivare la propria connessione dati rischiando immediatamente di incappare in costi aggiuntivi prima ancora di avere avuto la chance di acquistare un pacchetto dati.
  • L’ordinanza di applicazione della nuova Legge sulle telecomunicazioni stabilisce inoltre che tutti i clienti devono essere protetti da bollette di roaming elevate mediante un limite di costo prestabilito. Salt fissa questo limite a CHF 1000 (CHF 500 ciascuno per roaming dati e telefonia/SMS/MMS) per periodo di fatturazione. Solo al raggiungimento di questo limite il roaming sarà bloccato. Il limite è ovviamente troppo elevato e lo è a tal punto che, secondo l’Alleanza, si tratta di un limite illegale.

Marc Furrer è presidente del Consiglio di amministrazione di Salt da maggio 2021, in precedenza è stato anche presidente della Commissione federale delle comunicazioni (ComCom) e direttore dell’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM). Sia l’UFCOM che la ComCom sono incaricati di far rispettare le leggi vigenti alle compagnie di telecomunicazioni. Il fatto che proprio la società che il signor Furrer presiede non rispetti le normative vigenti è inaccettabile.

Telefonia: consumatori più protetti

A partire dal 1 gennaio 2021, tutti gli operatori saranno tenuti a mettere a disposizione dei propri clienti un filtro contro le chiamate indesiderate. Questo obbligo arriva al termine di una lunga battaglia. Il percorso che ha portato a una revisione della legge in questa direzione è passato in particolare da una tavola rotonda organizzata dalle associazioni di difesa dei consumatori nel 2015 con l’Ufficio federale delle comunicazioni. Il numero di segnalazioni ricevute da ACSI, FRC e SKS su questo tema ha iniziato a calare dopo che alcune compagnie hanno introdotto dei filtri per le chiamate indesiderate (Swisscom a fine 2017, Sunrise nel 2019). Tuttavia permane un numero rilevante di consumatori che continua a ricevere queste telefonate, perché è cliente di altre aziende. Era dunque necessario costringere tutte le aziende a fornire ai propri clienti questa possibilità. È da rilevare inoltre che gli intermediari o le assicurazioni che lavorano con dei call center che non rispettano la legge potranno in futuro essere perseguiti.

La revisione della legge contiene altre novità positive per i consumatori. La prima concerne l’abbassamento delle tariffe di roaming, grazie ad una fatturazione più giusta. I consumatori svizzeri restano tuttavia svantaggiati rispetto ai loro omologhi europei, visto che l’UE ha abolito le tariffe di roaming fra i paesi membri già da tempo. Un altro passo avanti è stato fatto nella velocità di connessione internet: gli operatori dovranno essere più trasparenti nei loro proclami. Infatti non di rado vengono attualmente sbandierate connessioni superveloci che non corrispondono alla realtà. Altre novità positive sono l’iscrizione nella legge del concetto di neutralità della rete, il miglioramento della lotta agli abusi in materia di numeri con sovrattasse e una maggior protezione dei minorenni contro i contenuti a pagamento non richiesti e contro la pedopornografia.

Per Laura Regazzoni Meli, segretaria generale ACSI, “è una vittoria importante per i consumatori, da anni la telefonia era il settore più rappresentato nelle lamentele che riceviamo. È servita molta pazienza, basti pensare che il primo intervento in Parlamento sulle telefonate moleste risale agli anni 80. Il filtro contro le chiamate indesiderate, l’abbassamento delle tariffe di roaming e una maggior trasparenza sulle offerte garantiranno una miglior protezione ai consumatori”. Alcuni problemi non sono stati risolti, come i cambiamenti di abbonamento non richiesti. L’Alleanza continuerà ad impegnarsi per fare ulteriori progressi nei prossimi anni.

Finti sconti, Fust e M-Electronics condannate

Prezzi iniziali fittizi o gonfiati, sconti permanenti che quindi sconti non sono, prezzi iniziali che cambiano nel tempo: le modalità si sprecano, ma il succo è sempre il medesimo. Convincere il consumatore che sta facendo un grande affare, quando in realtà non è così. I giochi psicologici di negozi e venditori portano troppo spesso a violazioni dell’Ordinanza sull’indicazione dei prezzi, ed è così che Fust e M-Electronics sono state condannate in Svizzera romanda.

I nostri colleghi della FRC hanno ampliato le loro indagini negli scorsi anni dopo il caso Ochsner Sport. Indagini che hanno portato alla presa di coscienza sulle dimensioni del problema nel nostro paese.

Anche in questo caso però, le sanzioni dimostrano l’inefficacia e l’inadeguatezza della legge svizzera nel proteggere i consumatori: 4000 franchi di multa a Fust e 3000 a M-Electronics. Uno scherzo viste le dimensioni dei due negozi.

Ad ogni buon conto, un’occasione per ricordare che anche in occasione del Black Friday, non è tutto oro quel che luccica.

I dettagli nell’inchiesta FRC.

I consumatori svizzeri domandano a gran voce un indice di riparabilità

Sì, vogliamo anche noi un sistema di etichettatura che valuti la riparabilità di alcune tipologie di prodotti. È quello che afferma la schiacciante maggioranza dei 2’665 consumatori svizzeri che hanno preso parte al sondaggio dell’Alleanza nelle scorse 3 settimane. Una partecipazione che dimostra il forte interesse suscitato dalla tematica della riparabilità. In seguito all’introduzione da parte dell’UE del concetto di diritto alla riparazione, in Francia a partire dal 2021 smartphone, computer portatili, televisori, lavatrici e tagliaerba saranno i primi prodotti a dover essere muniti di un’etichetta denominata “indice di riparabilità”, che valuterà il grado di riparabilità dei prodotti secondo criteri oggettivi. Ciò porterà i produttori a proporre prodotti più longevi e riparabili, a vantaggio dell’ambiente e del portafoglio.

Per la maggioranza dei partecipanti al sondaggio la possibilità che un elettrodomestico duri a lungo è un fattore decisivo (64%) o importante (35%) nella scelta di acquisto. Solo l’1% lo ritiene un fattore secondario. Un’etichetta che valuti secondo criteri oggettivi la riparabilità dei prodotti sarebbe un fattore decisivo (58%) o importante (39%) per la netta maggioranza dei consumatori. I favorevoli all’etichetta rappresentano il 98%, i contrari soltanto il 2%. Il 96% sarebbe disposto a pagare di più per un prodotto che fornisca precise garanzie in fatto di riparabilità, anche se il 38% precisa: solo di poco. Il 97% afferma di aver già dovuto buttare almeno una volta un oggetto ancora in buono stato soltanto perché il costo della riparazione era troppo elevato o non erano disponibili i pezzi di ricambio. Al 34% è successo “molte volte”. Il 77% sarebbe favorevole a un divieto alla vendita di alcuni prodotti impossibili da riparare. Un 20% circa si dice contrario a un divieto alla vendita, ma vorrebbe che la non-riparabilità di questi prodotti venisse indicata chiaramente sull’etichetta.

Grazie a questo sondaggio, l’Alleanza dispone di dati concreti sulle aspettative dei consumatori e potrà utilizzarli per portare delle nuove rivendicazioni a Berna e cercare di far evolvere la legislazione nelle prossime sessioni del Parlamento. Tutto questo nel tentativo di fornire ai consumatori gli strumenti giusti per difendersi dai prodotti “usa e getta” e portare ad un’offerta più sostenibile. Al contempo, gli eventi Caffè riparazione proseguiranno con maggiore frequenza non appena la situazione legata al COVID-19 lo consentirà.

In Francia arriva “l’indice di riparabilità”

Si comincerà da smartphone, computer portatili, televisori, lavatrici e tagliaerba: a partire dal 2021, questi prodotti dovranno essere muniti di un etichetta che valuterà il loro grado di riparabilità (come da immagine). L’etichetta francese si inserisce in un movimento più ampio a livello europeo, da quando il parlamento UE ha introdotto lo scorso anno il concetto di diritto alla riparazione. È proprio sulla scia della decisione europea che la Francia ha adottato la legge anti-spreco per un economia più circolare lo scorso gennaio.

L’obiettivo è anche quello di combattere il fenomeno dell’obsolescenza programmata, che come anche l’ACSI può constatare in occasione degli eventi Caffè riparazione, è spesso causata dall’impossibilità di riparare i prodotti. Pezzi di ricambio introvabili o carissimi, ditte produttrici che consigliano esse stesse di gettare i prodotti e ricomprarli nuovi: il concetto di riparabilità è stato messo sempre più da parte, a discapito di portafoglio e ambiente.

L’indice sarà basato su cinque criteri:

  • La documentazione fornita dal produttore;
  • La facilità con la quale il prodotto può essere smontato;
  • La disponibilità di pezzi di ricambio;
  • Il rapporto fra il prezzo del pezzo di ricambio più caro e il prezzo del prodotto intero;
  • Un quinto criterio specifico alla categoria del prodotto in questione (nel caso degli smartphone, per esempio, verranno valutati gli aggiornamenti software);

In base ai criteri, il prodotto riceverà un punteggio (come nell’immagine).

In una dimostrazione che se le leggi vengono adeguate le aziende fanno presto a cambiare verso atteggiamenti più virtuosi, la marca Seb (che vende in Francia anche i prodotti Moulinex, Rowenta, Tefal, Krups e Calor) ha annunciato l’introduzione di un “forfait di riparazione”, come hanno spiegato i nostri colleghi francesi di UFC Que Choisir.

Ecco come funziona: se un consumatore si ritrova con un prodotto che si rompe fuori dalla garanzia, può recarsi sul sito del produttore e pagare un forfait (la cui entità dipende dalla categoria del prodotto e che va dal 20% al 40% del prezzo del prodotto nuovo), dopodiché può depositare il prodotto presso il riparatore più vicino. Il forfait comprende sia il costo dei pezzi che la manodopera. In questo modo il consumatore può conoscere in anticipo il costo preciso della riparazione (senza sorprese!) e fare le proprie valutazioni. Un prodotto così riparato, riceverà una nuova garanzia di 6 mesi. Inoltre, in caso di impossibilità di riparare il prodotto, il prezzo del forfait verrà interamente rimborsato.

Il tuo host su AirBnB sa quanto rumore fai (e magari ti filma)

Da circa un mese AirBnB consiglia ai propri host di combattere il problema degli ospiti rumorosi facendosi aiutare da dei rilevatori di rumore. Vicini e interi quartieri si lamentano ormai in varie metropoli del mondo dei rumori provenienti dagli appartamenti affittati tramite la piattaforma online. Ecco quindi che AirBnB propone alcuni prodotti specifici a prezzi scontati per i propri host, invitandoli ad istallarli.

Di per se, dovrebbe trattarsi di apparecchi che non registrano voci o suoni specifici, ma si limitano a rilevare le variazioni della quantità di rumore (pressione acustica). Ma se anche così fosse, questo non esclude che tramite questi dati possano essere dedotte diverse conclusioni da AirBnB così come dall’host: per esempio, quando un ospite va a letto o si sveglia, quando si trova in un locale o in un altro, se c’è stata una discussione animata o meno e naturalmente anche se ha avuto luogo un party non ammesso.

Considerando che non sono mancati i casi di viaggiatori che hanno scoperto telecamere nascoste negli alloggi (malgrado questo sia vietato dalla piattaforma), è bene che il consumatore tenga presente che la privacy non è garantita in questi appartamenti.

L’isola dei prezzi elevati ci costa miliardi

Un recente studio della Fachhochschule Nordwestschweiz ha messo in evidenza i costi per l’economia Svizzera: 3,3 miliardi annui soltanto nei settori presi in esame nello studio. Sull’insieme dell’economia, secondo l’ex sorvegliante dei prezzi Rudolf Strahm, il costo è di circa 15 miliardi annui.

Lo studio, commissionato dal comitato dell’iniziativa per prezzi equi, ha messo a confronto i prezzi fra la Svizzera e l’estero in vari settori. Produttori e rivenditori esteri isolano i propri canali di vendita e applicano alti supplementi per la Svizzera. Lo studio mostra anche come i consumatori svizzeri, non riuscendo spesso ad acquistare le merci direttamente dai fornitori esteri (per esempio, tramite i loro siti web tedeschi, francesi o italiani) si trovano a dover pagare dei sovrapprezzi per i medesimi prodotti. Senza questi supplementi, risparmierebbero almeno 280 franchi all’anno.

Il “sovrapprezzo Svizzera” colpisce anche le piccole e medie imprese elvetiche. Per esempio, il settore alberghiero e della ristorazione paga annualmente circa 290 milioni di franchi di troppo per attrezzature e bevande analcoliche. Gli ospedali spendono annualmente 600 milioni in eccesso e il costo dei medicamenti è di un terzo più alto rispetto ai paesi confinanti.

Una grossa possibilità di risparmio per i consumatori ci sarebbe anche nell’abbigliamento. In media, in Svizzera i capi di abbigliamento costano il 20% in più rispetto alla Germania. Le differenze di prezzo colpiscono anche cosmetici e alimenti per bambini.

Secondo Mathias Binswanger, professore di economia e fra gli autori dello studio, “Per aziende, istituzioni pubbliche e consumatori, dovrebbe essere possibile fare acquisti all’estero ai prezzi di mercato offerti lì e sfruttare il potenziale di risparmio individuale”. Soprattutto se si tratta di prodotti identici.

Maggiori dettagli QUI.

Dopo l’ennesima maxi-truffa, AirBnB controllerà tutti i suoi annunci

Una recente inchiesta di Vice News ha messo alla luce una rete di truffe diffusa negli Stati Uniti tramite AirBnB. Con cinque diversi account, una o più persone controllavano 94 annunci per appartamenti in almeno 8 diverse città. Attraverso vari stratagemmi, i malcapitati ospiti (inclusa una giornalista di Vice), venivano “derubati” del loro denaro senza mai avere accesso all’appartamento promesso. Oltre agli appartamenti inesistenti, l’inchiesta ha dimostrato nuovamente che sul sito sono presenti una grande quantità di recensioni fasulle e che AirBnB non difende adeguatamente gli utenti del sito che finiscono nelle trappole dei truffatori. Potrebbe essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e costretto AirBnB a far fronte alle proprie responsabilità.

Brian Chesky, l’amministratore delegato dell’azienda valutata quasi 40 miliardi di dollari, ha reagito prendendo alcuni impegni pubblicamente. Innanzitutto, ha promesso di procedere a una verifica di ogni singolo annuncio presente sul sito entro dicembre 2020. Inoltre, ha promesso che in futuro gli utenti del sito avranno diritto al rimborso dell’intero costo della loro prenotazione nel caso in cui l’alloggio non rispetti gli “standard di accuratezza” e non venga trovata una sistemazione sostitutiva che sia di livello corrispondente. Infine, ha affermato che verrà istituita una linea telefonica che permetta a “chiunque di telefonarci in qualsiasi momento, da qualsiasi parte del mondo e parlare con una persona reale”.

Che sia la volta buona e che anche questa azienda inizi a trattare i propri utenti con maggiore serietà? Sarebbe ora, a ormai 11 anni dal lancio della piattaforma, che AirBnB si attivi per aiutare i consumatori vittime di truffe.

Black Friday, ma è sempre un affare?

20%, -30%, -50%! E chi potrebbe dire di no? Poi però, spesso e volentieri, andando a controllare l’asterisco posto di fianco al numero ci si rende conto che le offerte non sono esattamente quello che sembravano. Benvenga la possibilità di risparmiare qualche franco, a patto però di essere ben coscienti delle condizioni di acquisto e di ciò che si sta comprando. Inoltre, occorre prestare particolare attenzione al meccanismo ormai tristemente noto dei “finti sconti”: a che serve uno sconto anche massiccio, se il prezzo iniziale era gonfiato oltre misura?

Lo scorso anno, i francesi di UFC Que Choisir avevano messo le offerte del Black Friday sotto la lente, constatando che la maggioranza di esse non erano dei grandi affari. Quest’anno i britannici di Which hanno condotto un’indagine che li ha portati a constatare che solo 1 offerta su 20 è migliore rispetto a quelle del resto dell’anno (circa il 5% delle offerte).

I consigli ACSI:

  • Non acquistare cose che non ti servono soltanto per “fare l’affare”. Se il prodotto acquistato non ti era veramente necessario, l’affare non l’hai fatto tu, bensì il venditore.
  • Leggi attentamente le condizioni dello sconto, inclusi gli asterischi che portano a fondo pagina e tutti i dettagli. Se non sei sicuro, rivolgiti al personale di vendita per fugare ogni dubbio.
  • Una buona fetta degli sconti proposti in occasione del Black Friday sembrano mirabolanti soltanto perché il prezzo di partenza del prodotto in questione era eccessivo. Prenditi il tempo di confrontare vari negozi o siti internet per farti un’idea sul reale valore di un prodotto, anziché buttarti a capofitto sulla prima offerta che vedi.

I finti sconti sono diffusi in Svizzera

Tutto è iniziato con “l’affaire” Ochsner Sport, dove in seguito ad una segnalazione fatta da un consumatore nel 2016 un’inchiesta del Ministero pubblico ha mostrato un inganno su larga scala. Praticamente, il prezzo di partenza di molti prodotti era stato gonfiato per far credere a un conseguente sconto (che in realtà altro non era che il prezzo normale di vendita).

In seguito al caso Ochsner Sport, la FRC ha deciso di condurre un’inchiesta più ampia su diversi negozi. I risultati sono piuttosto scioccanti: vari tipi di pratiche ingannevoli nell’indicazione dei prezzi sono molto diffuse in Svizzera. In seguito ai risultati dell’inchiesta, la FRC ha segnalato tre negozi al Ministero pubblico e ha inoltrato denuncia penale contro Conforama.

L’inchiesta ha anche mostrato l’inadeguatezza delle norme attuali. Ricordiamo la sanzione irrisoria inflitta ad Ochsner Sport: 4000 franchi.

I risultati dell’inchiesta sono consultabili per esteso QUI.

L’ACSI invita i consumatori a essere diffidenti di fronte a formulazioni iperboliche riguardanti azioni, offerte e sconti. Ci sono buone possibilità che prezzi spacciati per essere eccezionali nel tentativo di spingere il consumatore a un acquisto affrettato siano, in realtà, dei prezzi del tutto normali.

Vita più dura per l’obsolescenza programmata?

Il Consiglio europeo ha rivisto i requisiti di ecodesign per questo tipo di prodotti. È degno di nota il fatto che le aziende dovranno rendere disponibili i pezzi di ricambio per 7 anni dalla diffusione di ogni nuovo prodotto (10 per le lavatrici). Manca solo il voto del Parlamento europeo per la ratifica definitiva.

Le nuove regole prevedono anche che la sostituzione dei pezzi debba poter essere effettuata con gli strumenti generici a disposizione dei normali riparatori e non che non richieda strumenti speciali in possesso esclusivo del produttore.

È effettivamente necessario che le autorità mettano un freno a queste pratiche delle grandi aziende, dalle quali i consumatori non hanno modo di difendersi, come si è già visto in diversi casi (Apple, Samsung). Garantire la possibilità di riparare gli oggetti per più tempo sembra la giusta via.

Consumatori ingannati, ma la sanzione è irrisoria

Era l’inizio del 2016 quando un cliente ha contattato la SECO dopo aver scoperto un’irregolarità nella filiale di Ochsner Sport a Nyon. Il cliente aveva infatti comprato una lampada frontale scontata a 34 franchi e 90 anziché 59 e 90. Era stato proprio questo sconto a sedurlo e convincerlo all’acquisto. Arrivato a casa ha però scoperto, togliendo l’etichetta, che ce n’era un’altra sottostante che indicava: 34 franchi e 90, il prezzo prima dei saldi. Insomma, in realtà non c’era nessuno sconto: l’etichetta recante il prezzo 34 franchi e 90 era stata sostituita con una recante lo “sconto” da 59 e 90 a 34 e 90.

Un inganno su larga scala
La SECO ha così ordinato alla Polizia del commercio del canton Vaud di effettuare controlli presso le filiali di Ochsner Sport. Risultato: la pratica dei “finti sconti” è diffusa. La FRC (Fédération romande des consommateurs) ha sporto denuncia al Ministero pubblico, la cui sentenza è giunta: Ochsner Sport è colpevole, ma la pena ammonta a una multa di… 4’000 franchi. Ochsner Sport è il leader svizzero della vendita di articoli sportivi e ha una cifra d’affari che ruota attorno al miliardo, quindi non è certo preoccupato da una multa di questo genere.

Una legge superata
Ma così è la legge: per la violazione dell’Ordinanza sull’indicazione dei prezzi, è la persona fisica che ha violato la legge (e non la persona giuridica) a dover essere punita con una multa massima di 20.000 franchi. Nonostante la sua lunga indagine e l’audizione dei membri del consiglio di amministrazione, il Ministero pubblico non ha trovato il colpevole fisico. In questo caso, se l’ammenda è inferiore a 5000 franchi, il procuratore può punire la società piuttosto che condurre ulteriori indagini. Ochsner ne esce quindi molto bene, nonostante la polizia del commercio abbia scoperto una strategia nazionale di inganno. I limiti della legge attuale sono sotto gli occhi di tutti: visto che le multe devono indirizzarsi a una persona fisica anziché giuridica, le multe risultano ridicole per delle aziende di grandi dimensioni. Questa maniera di procedere aveva forse senso per sanzionare i gerenti di piccoli negozi negli anni ’80, quando la legge attuale è entrata in vigore, ma risulta ormai completamente superata. Al giorno d’oggi le politiche sui prezzi si decidono nelle sedi centrali di aziende operanti a livello nazionale o internazionale, non in piccole succursali. Con sanzioni di questo tipo, anche altre aziende potrebbero scegliere questo “modello di affari”.

Non viene riconosciuto il lavoro delle autorità
Vale la pena segnalare anche che questa legge non rende giustizia al lavoro delle autorità. Per quale ragione la polizia del commercio dovrebbe condurre un inchiesta per dei mesi, mobilizzando le sue poche risorse, se la sanzione finale non copre nemmeno i costi dell’inchiesta?

Il Consiglio degli Stati spinge per una legge ancora più leggera
Alla luce di tutto questo, sarebbe decisamente il caso di inasprire le sanzioni e in particolare di permettere di sanzionare le persone giuridiche. Al contrario, il Consiglio degli Stati ha recentemente ac

Ecco le sostanze da evitare quando si comprano i cosmetici

La legge definisce come prodotto cosmetico qualsiasi sostanza o preparato destinato ad essere messo in contatto con certe parti superficiali del corpo con l’obiettivo – esclusivamente o principalmente – di pulirle, profumarle, modificarne l’aspetto, proteggerle o mantenerle in buone condizioni.

Un prodotto cosmetico è composto da ingredienti chimici (indicati in inglese) e naturali (indicati in latino). Qualsiasi componente presente in quantità superiore all’1% del totale deve figurare nell’elenco degli ingredienti del prodotto.

I prodotti per l’igiene e la cura devono indicare chiaramente la loro composizione. Il problema è che quest’ultima è codificata in maniera tale che i nomi delle molecole e delle sostanze rimangono completamente incomprensibili per i consumatori profani. Tuttavia alcuni ingredienti, a contatto con la pelle e le mucose, possono influenzare la salute umana (perturbazione del sistema endocrino, nanoparticelle, reazioni allergiche, e così via).

Queste sostanze indesiderabili, rilasciate poi massicciamente nelle acque di scarico e difficili da trattare negli impianti di depurazione, influenzano anche la qualità dei corsi d’acqua.

Purtroppo, le informazioni sugli imballaggi o sugli scaffali non consentono ai consumatori di privilegiare prodotti cosmetici sicuri per la loro salute e per l’ambiente. Per questo motivo abbiamo realizzato questo dossier.

Sostanze da evitare

Perturbatori endocrini, allergeni…sono ovunque ma possiamo perlomeno identificarli e ridurne il consumo. Ecco le sostanze da evitare

Stampa la nostra scheda pratica con i prodotti da evitare:

Le sostanze e i rischi

Queste informazioni sono il risultato di una collaborazione con i nostri colleghi francesi dell’UFC Que Choisir. Le sostanze sono classificate secondo l’importanza dei rischi. 

Le icone indicano il livello di pericolosità (basso-medio-alto) per le diverse categorie di persone (adulti, donne incinte, bambini di diverse età).

Dettagli:

Fortunatamente, il butylated hydroxyanisole, un antiossidante solitamente conosciuto con la sigla BHA, è sempre più raro nei prodotti cosmetici. Non soltanto è classificato come “potenzialmente cancerogeno” dallo IARC (International Agency for Research on Cancer), ma fa anche parte delle sostanze proposte dalla Francia alla Commissione europea per una valutazione precisa e urgente delle loro proprietà tossiche. Sarebbe infatti contemporaneamente tossico per la riproduzione e perturbatore endocrino. Alcuni prodotti venduti senza ricetta medica hanno lo statuto di medicamento (per esempio il Mitosyl). In questi casi il BHA viene chiamato butylhydroxyanisole.

Dettagli

I parabeni, quanti slogan hanno fatto fiorire sugli imballaggi! Rivendicare di non contenere parabeni sembra essere divenuto un passaggio obbligato per vendere un cosmetico o un prodotto per l’igiene. Salvo poi rimpiazzare questi conservanti con altri non certo migliori, come il metilisotiazolinone (del quale parleremo in seguito). In realtà, non bisogna fare di ogni erba un fascio con tutte le sostanze di questa famiglia: quelle a catena corta come ethylparaben e methylparaben (e composti che contengono questo nome, come il sodio etilparaben) sono stati scagionati da esperti europei. Al contrario, i più pericolosi (isobutyl, isopropyl, benzyl, pentyl, phenylparaben) sono banditi dal 2014. Ma il butylparaben e il  propylparaben rimangono autorizzati pur essendo considerati perturbatori endocrini (così come gli ingredienti il ​​cui nome composto affianca uno di questi termini a sodium o potassium). Come ricordare questi termini? Basta sapere che quelli che iniziano con P o B non sono “buoni”! Eppure se ne trovano ancora anche in prodotti destinati ai più piccoli, come ad esempio alcune salviettine, dentifrici o prodotti destinati all’area genitale. Per quanto riguarda i minori di 3 anni, propyl e butylparaben sono vietati per i prodotti non risciacquati destinati all’igiene intima (detergenti, salviette, creme), ma si possono trovare invece nelle salviettine destinate al viso o alle mani. Alcuni prodotti hanno lo status di medicamento, anche se sono più vicini ai cosmetici. È il caso di alcuni dentifrici o creme. In questi casi il propylparaben è chiamato parahydroxybenzoate (o p-hydroxybenzoate) di propyl, mentre per il sodium propylparaben, si aggiunge “sodico”.

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Anche chiamato octyl methoxycinnamate (ma non sulle etichette, che devono rispettare una nomenclatura molto precisa), questo filtro anti-UV non è riservato ai soli prodotti solari. Si trova anche in certe creme da giorno e nei fondotinta, anche senza che venga indicata la presenza di una protezione contro gli ultravioletti. Le ricerche su questo ingrediente hanno dimostrato in vivo una perturbazione degli estrogeni e della funzione tiroidea. Tuttavia, è usato abbastanza spesso, anche in prodotti “sensibili” come stick per labbra – un prodotto talvolta applicato quotidianamente, per lungo tempo a contatto con le mucose e del quale possono essere ingerite piccole quantità – o in gamme con un marketing che insiste sull’assenza di parabeni e altri composti noti al pubblico per la loro tossicità.

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Responsabili di un numero troppo elevato di allergie, questi filtri anti-UV non sono più inclusi nelle creme solari. Del resto, in occasione di un esperimento per misurare il potere allergenico di diversi composti in seguito all’esposizione al sole, il benzophenone-3 ha provocato una reazione in oltre un quarto dei soggetti. E la sostanza è classificata come perturbatore endocrino sulla base di una debole attività estrogenica in vitro. Nel 2011 l’Afssaps (Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé) ha emesso un avviso per limitare l’utilizzo di benzophenone-3 nei prodotti cosmetici. Talvolta questa sostanza non è impiegata per proteggere l’utilizzatore dai raggi UV, bensì per proteggere lo stesso prodotto cosmetico, che se contenuto in una confezione trasparente potrebbe risentire dell’esposizione al sole. Sarebbe auspicabile se le industrie optassero per flaconi di colore opaco oppure se scegliessero un altro modo per proteggere il proprio prodotto. In ogni caso è consigliabile evitare smalti che contengono queste sostanze. Da notare che anche il benzophene 4 è utilizzato in alcuni prodotti. Nonostante vi sia la tentazione di classificarlo in maniera simile ai suoi “parenti” 1 e 3, allo stato attuale della scienza non è considerato un perturbatore endocrino.

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Cyclopentasiloxane e cyclotetrasiloxane hanno mostrato proprietà di perturbazione endocrina. Inoltre, il cyclotetrasiloxane è classificato come tossico per la riproduzione, quindi dovrebbe essere evitato di per sé. Inoltre, tracce di quest’ultimo possono “inquinare” il ciclopentasiloxane. Infine, un avviso pubblicato nel mese di aprile 2015 dal Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (gruppo di esperti della Commissione europea incaricato di valutare i cosmetici) ha evidenziato un rischio in caso d’inalazione: aerosol, spray, ciprie eccetera dovrebbero evitare questi composti. Il cyclomethicone è in parte composto dagli altri due ingredienti.

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Questo agente antiossidante permette di evitare l’ossidazione dei preparati, in particolare la fase grassa delle emulsioni, che può irrancidire. È usato abbastanza frequentemente, soprattutto per sostituire il BHA, criticato per le sue molteplici potenzialità tossiche (vedi BHA sopra). Sfortunatamente, il BHT sembra essere un perturbatore endocrino.

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Allergene dell’anno! È il riconoscimento poco invidiabile ricevuto nel 2013 dal methylisothiazolinone (MIT). Un’associazione di dermatologi americani (American contact dermatitis society) designa ogni anno l’ingrediente che fa più danni fra i pazienti. Methylisothazolinone (MIT) e methylchloroisothiazolinone (MCIT) erano rimasti un po’ in sordina fino a poco tempo fa, ma la messa in accusa dei parabeni ha spinto troppi industriali a ricominciare a farne largo uso, a tutto discapito di allergologi e dermatologi. Le autorità sanitarie si sono chinate sulla questione e hanno proibito il miscuglio MCIT-MIT nei prodotti senza risciacquo a partire da aprile 2016. In seguito il MIT è stato vietato a sua volta nei prodotti senza risciacquo: dal 12 febbraio 2017 nessun cosmetico senza risciacquo ne può contenere. Con o senza risciacquo, è consigliabile evitare i prodotti che lo contengono, anche se mostrano menzioni fuorvianti come “pelle sensibile”, “ipoallergenico” o “testato dermatologicamente”.

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Largamente presente nelle tinture permanenti per capelli, questo colorante fa parte dei composti per i quali ci si chiede come mai non siano ancora stati proibiti. È sufficiente leggere l’avviso pubblicato nel 2012 dal Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (gruppo di esperti della Commissione europea incaricato di valutare i cosmetici). “È stato dimostrato che la p-phenylenediamine è un allergene di contatto molto potente negli animali, e si tratta anche di un allergene frequente nell’uomo che può generare delle reazioni gravi. È un sensibilizzante estremamente forte, che è compreso nei test di routine per determinare la causa di una reazione allergica. Il suo utilizzo nelle tinture per capelli genera una considerevole preoccupazione per quanto concerne la sicurezza dei consumatori”. Numerosi casi di eczema sono stati segnalati sia da utilizzatori che da parrucchieri. Quindi come mai si trova ancora in molti prodotti, incluse alcune grandi marche del settore della colorazione dei capelli? Detto ciò, le colorazioni permanenti possono contenere anche numerosi altri composti irritanti. Da notare che la p-phenylenediamine può anche trovarsi nei tatuaggi temporanei.

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Questo conservante è stato giudicato ematossico ed epatotossico (tossico per il sangue e per il fegato). Tenuto conto che la sua concentrazione nei prodotti è circa dell’1%, dell’assorbimento cutaneo e della dose senza effetto, questo composto è stato giudicato sicuro per gli adulti, mentre per i bambini di età inferiore a 3 anni sono stati posti dei limiti. Il phenoxyethanol non dovrebbe essere impiegato nei cosmetici destinati alle parti intime dei bambini, che siano risciacquati o meno: siccome questi prodotti sono utilizzati frequentemente e in maniera abbondante, è da temere un assorbimento cutaneo eccessivo di phenoxyethanol. Per gli altri cosmetici destinati ai più piccoli, la sua concentrazione dovrebbe essere limitata allo 0,4%.

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Solitamente usato come tensioattivo (che permette alle parti grasse del prodotto di disperdersi nell’acqua), il sodium lauryl sulfate è un irritante ben conosciuto, gli esperti lo sanno da decenni. Non bisogna far altro che consultare le loro pubblicazioni per convincersene: talvolta viene designato come “l’irritante standard”, in altri casi viene introdotto come “il sodium lauryl sulfate (SLS), un tensioattivo frequentemente utilizzato per indurre sperimentalmente delle dermatiti di contatto…”
Il suo parente prossimo, l’ammonium lauryl sulfate (ALS), non è da meno: quando lo applichiamo in grande quantità, si rivela “altamente irritante”. Soltanto un risciacquo molto diligente può limitare i danni. Questi ingredienti sono però presenti in un gran numero di prodotti. Ma si tratta solitamente di prodotti che si risciacquano, le dosi non sono molto elevate e generalmente i consumatori li sopportano bene. Alcuni utilizzatori, invece, si ritrovano con una sensazione disagevole sulla pelle dopo averla e con afte in bocca dopo aver usato taluni dentifrici. Gli industriali dovrebbero almeno eliminarli dai prodotti per i bambini e da quelli destinati alle zone intime, ma anche astenersi di mettere delle descrizioni legate alla morbidezza quando utilizzano questi ingredienti.

Lista e dettagli

Le sostanze: Alpha-isomethyl ionone, Amyl cinnamal, Amyl cinnamyl alcohol, Anise alcohol, Benzyl alcohol, Benzyl benzoate, Benzyl cinnamate, Benzyl salicylate, Butylphenyl methylpropional, Cinnamal, Cinnamyl alcohol, Citral, Citronellol, Coumarin, Eugenol, Evernia furfuracea, Evernia prunastri, Farnesol, Geraniol, Hexyl cinnamal Hydroxycitronellal, Hydroxyisohexyl, 3-cyclohexene carboxaldehyde, Isoeugenol, Limonene, Linalool Methyl 2-octynoate.
Le sostanze allergeniche provengono principalmente dai profumi inseriti per rendere più gradevoli i prodotti. Ma la presenza di un buon profumo non significa per forza presenza di un allergene, così come non è vero il contrario. Si trovano allergeni specialmente nei conservanti, come nel caso del benzyl alcohol. Le molecole suscettibili di provocare una reazione allergica sono estremamente numerose, ma le 26 che ne provocano di più sono obbligatoriamente etichettate a partire da quando sono presenti in una quantità superiore allo 0,001% (10 ppm) nei prodotti non da risciacquare e allo 0,01% (100 ppm) in quelli da risciacquare. Questa lista potrebbe evolversi in futuro. Gli allergeni sono indicati alla fine della lista degli ingredienti e sono molto frequenti in prodotti di tutti i tipi. Le menzioni rassicuranti del tipo “testato sotto controllo dermatologico”, “ipoallergenico” o altre come “pelli sensibili” non garantiscono per nulla l’assenza di allergeni.

Oli minerali e idrocarburi sintetici

Balsami e rossetti sono dei cosmetici a parte perché sono a rischio di essere ingeriti. Non si dovrebbero quindi ritrovare nella loro composizione degli ingredienti vietati negli alimenti a causa della loro tossicità. Tuttavia gli oli minerali e gli idrocarburi sintetici (mineral oil saturated hydrocarbons e mineral oil aromatic hydrocarbons) sono autorizzati nei cosmetici pur essendo vietati nelle derrate alimentari. Nei prodotti per le labbra queste sostanze sono addirittura spesso parte integrante dell’articolo poiché se ne trovano nelle cere – che formano la struttura del prodotto e una pellicola sulle labbra – e negli emollienti, che conferiscono flessibilità e morbidezza.

Un problema è rappresentato dal fatto che questi oli possono generare dei composti indesiderati: i MOSH e i MOAH. I primi, o almeno alcuni di loro (quelli la cui catena di carbonio è lunga almeno 16 carboni e non supera 35) possono accumularsi nell’organismo, specialmente nei linfonodi e nel fegato, provocando delle reazioni infiammatorie delle quali si ignorano le esatte conseguenze. Uno studio su 37 soggetti condotto nel 2014 ha mostrato che un quarto di loro ne aveva accumulato più di 5g! Per quanto riguarda i MOAH, essi sono cancerogeni.

Come trovarli?

Ecco i nomi che bisogna cercare sulle liste degli ingredienti dei balsami e dei rossetti. Da notare che sono assenti nei prodotti bio, ma non solo.

  • Cera Microcristallina
  • Ceresin
  • Hydrogenated Microcrystalline Wax
  • Hydrogenated Polyisobutene
  • Microcrystalline Wax
  • Ozokerite
  • Paraffin
  • Paraffinum liquidum
  • Petrolatum
  • Polybutene
  • Polyethylene
  • Polyisobutene
  • Synthetic wax

Riporto un articolo in negozio e mi danno un buono. È giusto?

A volte i negozianti accettano una sostituzione o propongono un buono. Ma il cliente non può scegliere. Per la merce saldata invece vigono spesso regole particolari. Molti negozi ammettono il cambio merce ma non su quella saldata.

Quindi il consiglio dell’ACSI è:

  • Evitate gli acquisti precipitosi, ricordate che in genere il consumatore non ha nessun diritto alla sostituzione, al rimborso del denaro o alla revoca del contratto d’acquisto
  • Chiedete sempre se il negozio prevede il diritto al cambio merce o alla restituzione e eventualmente fatevelo confermare per scritto.

Quegli apparecchi con spina straniera non possono essere venduti!

Diversi negozi ticinesi vendono apparecchi o piccoli elettrodomestici che hanno spine elettriche tipo Schuko e sono venduti con un adattatore per poterli usare con le nostre prese di corrente. È normale tutto ciò?

Le perplessità dei consumatori su questi acquisti sono iniziate ad arrivare più di un anno fa. A distanza di oltre un anno dalla prima segnalazione da parte di Infoconsumi all’Ispettorato federale degli impianti a corrente forte (ESTI) è giunta l’attesa informazione: queste spine non sono conformi alle norme dell’Ordinanza sui prodotti elettrici a bassa tensione (OPBT).

L’ispettore ESTI, Severo Nicoli, precisa inoltre che “l’utilizzo di un adattatore da viaggio per risolvere questo problema non è consentito”. “La messa a disposizione sul mercato di prodotti con spina Schuko – spiega –  è possibile solo se il fornitore inserisce sulla spina Schuko un adattatore che non può essere più tolto. Attenzione però: la miglior soluzione è sempre e solo quella di equipaggiare gli apparecchi per la Svizzera con un cavo che abbia una spina svizzera incorporata. Infatti, anche la soluzione con l’adattatore fisso, oltre ad essere molto ingombrante e pesante, può porre diversi problemi a livello di sicurezza che un utilizzatore non competente, difficilmente può vedere. Addirittura per alcuni Schuko non esistono adattatori fissi compatibili. (…) Assolutamente non accettabile è la pratica di alcuni rivenditori che semplicemente informano il cliente sulla necessità di inserire un adattatore”.

La sorveglianza del mercato spetta a ESTI e ci è stato assicurato che l’ispettorato interverrà come da nostre segnalazioni. E per un prodotto venduto con la spina Schuko ESTI può emanare un divieto o un blocco della vendita. Nel 2015 su 82 casi di questo tipo, 20 riguardavano proprio la vendita di apparecchi elettrici per economie domestiche con prese estere.

Consumatori, se vedete prodotti in vendita non conformi, segnalatelo!

Medicamenti scaduti: si possono ancora usare?

Secondo quanto riportato dallo studio americano, non esistono casi documentati di medicamenti attualmente in commercio che si siano degradati fino a diventare tossici e causare danni alla salute perché consumati oltre la data di scadenza. Quel che potrebbe succedere è che il farmaco abbia un effetto ridotto, oppure che non abbia effetto del tutto. Naturalmente le condizioni di conservazione devono essere adeguate (non essere stati esposti a temperature molto calde o umidità) e devono essere nel loro imballaggio originale. E prudenza soprattutto con i medicamenti dalla composizione liquida o fluida.

Proprio su questo tema la trasmissione RSI “Patti Chiari” aveva dedicato un’emissione il 16 novembre 2012: dall’analisi di diversi medicamenti scaduti era infatti risultato che i principi attivi erano ancora efficaci (vedi www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/patti-chiari).

Consiglio ACSI
Nelle nostre farmacie domestiche ci sono troppi medicamenti che scadono prima di essere terminati: il modo migliore per evitare sprechi è quello di acquistare solo i farmaci di cui si ha veramente bisogno e che si pensa di consumare in un limitato lasso di tempo. Accumulare medicamenti è del tutto inutile e il rischio è che molti restino inutilizzati.

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