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Sì all’iniziativa per il 10%

08 Settembre 2025

Alla conferenza stampa svoltasi questa mattina a Bellinzona presso la Casa del Popolo, l’ACSI ha espresso insieme a diversi rappresentanti del mondo accademico, sanitario e sindacale il proprio sostegno all’iniziativa popolare “Esplosione premi di cassa malati: ora basta! (Iniziativa per il 10%)”, in votazione il prossimo 28 settembre. Gli interventi hanno messo in evidenza la fattibilità finanziaria dell’iniziativa, il peso crescente dei premi per la popolazione e l’urgenza di garantire maggiore equità nell’accesso alle cure.

Ad aprire la conferenza è stato il professor Sergio Rossi, ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo, che ha affrontato il tema del finanziamento dell’iniziativa.
“L’iniziativa per il 10% è finanziariamente sostenibile. I calcoli su cui si basa l’opposizione sono fuorvianti, ipotizzando che tutta la popolazione che ne ha diritto richieda un sussidio per la cassa malati. In realtà, esiste una percentuale tra il 20% e il 30% di queste persone che non ne fanno richiesta”, ha dichiarato Rossi, spiegando che assieme a un comitato di economisti ha elaborato un piano di finanziamento in grado di generare 260 milioni di franchi di gettito, sufficienti a coprire i costi reali dell’iniziativa.
Il professore ha poi illustrato le tre misure principali alla base della proposta:

  1. Una revisione delle stime immobiliari, già in programma per fine 2025 come richiesto dal Tribunale federale.
  2. Il ripristino dell’aliquota sulla sostanza dal 2,5‰ al 3,5‰; un incremento che toccherebbe solo la popolazione con una sostanza superiore a 1,3 milioni di franchi.
  3. Un aumento di 10 punti percentuali del moltiplicatore cantonale.
    “L’aumento del moltiplicatore – come dimostrano i calcoli presentati – non annulla i benefici per il ceto medio, che continuerà a trarre un vantaggio significativo dall’iniziativa. Una coppia senza figli con un reddito disponibile di 65’000 franchi avrebbe un aumento delle imposte di circa 170 franchi all’anno, ma riceverebbe un sussidio superiore a 7’000 franchi, con un beneficio netto di oltre 6’800 franchi all’anno”, ha concluso Rossi.

Ha continuato poi il dottor Anastasios Stathis, medico caposervizio presso l’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana dell’Ente Ospedaliero Cantonale e professore titolare all’Università della Svizzera Italiana:


“Con il continuo aumento dei premi di cassa malati esiste un rischio importante, che può avere conseguenze gravi sia sul piano sanitario che sociale: mentre le persone con maggiori risorse economiche non hanno difficoltà ad accedere a visite o controlli, chi dispone di meno mezzi, per timore dei costi, tende sempre più spesso a rimandare o rinunciare a prestazioni mediche. Questo porta a un pericolo concreto: diagnosi più tardive e quindi cure più complesse, con impatto negativo sia sulla salute dei pazienti sia sui costi complessivi del sistema. L’accesso tempestivo ai controlli e alle cure è un diritto di tutti: è una questione di salute e di equità sociale.”

“L’iniziativa per il 10% non è una misura assistenzialista, ma un sostegno concreto al ceto medio e uno strumento per garantire migliori prestazioni sanitarie, riducendo nel contempo anche i costi.”
Ha proseguito Antonella Crüzer, segretaria generale dell’ACSI, portando la prospettiva delle consumatrici e dei consumatori, richiamando l’esperienza maturata negli ultimi anni nei servizi di consulenza agli assicurati e ai pazienti.


“Abbiamo registrato un aumento del rischio d’indebitamento legato ai premi, che in diversi casi diventano la prima causa di difficoltà finanziarie in Ticino.” Una volta indebitate con la cassa malati, ha spiegato, le famiglie non possono più dare disdetta, aggravando ulteriormente la propria situazione in caso di aumento dei premi.

Allo stesso tempo, la segretaria generale dell’ACSI ha richiamato la necessità di scelte sanitarie consapevoli, non guidate solo dal prezzo delle polizze. Oggi infatti i modelli più spinti dalle casse malati sono quelli digitali, con consulti a distanza e procedure informatiche poco trasparenti, che finiscono per snaturare la medicina di prossimità.


Infine, Crüzer ha ribadito i benefici economici dell’iniziativa:
“In Ticino si parla tanto di sostegno all’economia locale, dimenticando troppo spesso chi è il vero motore dell’economia: le consumatrici e i consumatori. Ogni risparmio effettuato sulla cassa malati potrà essere reinvestito sul territorio. Per questo l’ACSI sostiene l’iniziativa per il 10%, che inserisce nel sistema di assegnazione dei sussidi un semplice vincolo in più: quello di un tetto massimo al premio di cassa malati”.

Continua poi Giulia Petralli, co-segretaria cantonale del sindacato VPOD, richiamando l’attenzione sull’impatto dei premi di cassa malati sulle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori.


“I salari sono stagnanti ormai da trent’anni, mentre i premi di cassa malati continuano ad aumentare. Questo ha creato gravi problemi economici per un’ampia fascia della popolazione”, ha sottolineato Petralli. Ha evidenziato come l’aumento costante dei premi eroda progressivamente il potere d’acquisto e peggiori la qualità della vita di chi lavora. In particolare, una persona con un reddito mensile di 4’000 franchi a tempo pieno si trova a dover destinare circa 3’000 franchi all’anno in più per il pagamento dei premi rispetto a quanto viene comunemente ritenuto sostenibile per questa fascia di reddito.
«Sostenere l’iniziativa per il 10% significa migliorare concretamente le condizioni di vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori», ha concluso.

In chiusura, Giangiorgio Gargantini, Segretario regionale di Unia Ticino, ha sottolineato come gli interventi citati abbiano permesso di confermare come questa iniziativa “sia di fondamentale importanza, prima di tutto per ragioni mediche e di protezione della salute, sostenendo le famiglie che oggi scelgono o potrebbero scegliere di autolimitarsi l’accesso alle cure, a fronte di costi troppo importanti”.
L’iniziativa è inoltre “sostenibile da un punto di vista finanziario, un aspetto centrale in questo dibattito, visti gli argomenti presentati dai sostenitori dell’attuale sistema assicurativo”.
Infine, l’iniziativa per il 10% è “necessaria, viste le problematiche di potere d’acquisto che colpiscono il Ticino, dove i salari sono mediamente del 20% più bassi che nel resto della Svizzera, mentre i costi della vita sono sensibilmente gli stessi del resto del paese, fatta eccezione dei grandi agglomerati urbani a Nord del San Gottardo. E in Ticino i costi delle assicurazioni malattia sono tra i più alti del paese! Per questo la popolazione ticinese ha sostenuto l’iniziativa federale votata nel 2024, e la invitiamo a fare lo stesso sostenendo anche questa iniziativa cantonale, nel suo stesso interesse”.

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