Più trasparenza sulla crudeltà sugli animali, ma rimangono lacune
03 Giugno 2025
Il Consiglio federale ha annunciato settimana scorsa che le consumatrici e i consumatori in futuro verranno informati meglio sui metodi di produzione particolarmente crudeli di derrate alimentari di origini animale, come decornazione e castrazione senza anestesia, amputazione senza anestesia delle cosce di rana, alimentazione forzata di oche ed anatre. L’importazione di pellicce ottenute con metodi che infliggono sofferenze agli animali verrà inoltre vietata. Non sono stati fatti però i dovuti passi in merito alla dichiarazione sui prodotti trasformati e sui vini.
Sulle etichette dei prodotti alimentari venduti in Svizzera dovrà esserci in futuro maggiore trasparenza.
Nello specifico, occorrerà dichiarare:
- Se la carne bovina proviene da animali che hanno subito decornazione o castrazione senza anestesia;
- Se la carne suina proviene da animali che sono stati sottoposti ad accorciamento della coda, resezione dei denti o castrazione senza anestesia;
- Se le uova o la carne di pollo proviene da esemplari che hanno subito il taglio del becco senza anestesia;
- Se il latte proviene da mucche sottoposte a decornazione senza anestesia;
- Se le cosce di rana sono state ottenute senza stordimento dell’animale;
- Se il fegato e la carne di oche ed anatre provengono da esemplari che hanno subito alimentazione forzata;
È da notare che alcune di queste procedure sono vietate in Svizzera. Per esempio, la decornazione e la castrazione effettuate senza anestesia. Si tratta quindi in questo caso di un obbligo di dichiarazione che riguarda prodotti importati.
Giro di vite sulle pellicce
Un’altra novità è rappresentata dal divieto di importazione di pellicce e articoli di pellicceria ottenuti con metodi che infliggono sofferenze agli animali. L’importazione di pellicce non ottenute con tali metodi rimane consentita, purché accompagnata da una certificazione rilasciata da un organismo indipendente che attesti l’assenza di crudeltà.
Perché ci si poteva aspettare di meglio
I cambiamenti sono positivi per le consumatrici ed i consumatori. La trasparenza sarebbe però potuta andare decisamente più lontano. Ma partiamo dal primo punto debole: il periodo transitorio di ben 2 anni. Tutte le novità elencate in precedenza entreranno in vigore soltanto a metà 2027.
Quali sono invece le cose che sono state omesse?
La dichiarazione di origine degli ingredienti nei prodotti elaborati non è stata migliorata di una virgola. Significa che i consumatori nella maggior parte dei casi continueranno a non avere la più pallida idea sulla provenienza delle materie prime e degli ingredienti di questi prodotti. Era stato chiesto che l’origine degli ingredienti venisse dichiarata almeno in quei casi in cui oltre il 50% di essi non proveniva dal paese di produzione. Una richiesta comunque modesta, che ciononostante è stata silurata.
L’altra grossa delusione è sul vino: i produttori hanno opposto una dura resistenza e il Consiglio federale ha ceduto, rinunciando ad introdurre l’obbligo di una dichiarazione nutrizionale e dell’elenco degli ingredienti. A differenza dell’UE quindi, in Svizzera le consumatrici ed i consumatori non potranno sapere cosa è contenuto nei vini che acquistano.