15 marzo 2025: i diritti dei consumatori svizzeri perdono terreno
14 Marzo 2025
Pubblicità ingannevole, truffe ben orchestrate, prezzi gonfiati, mancanza di trasparenza…le sfide non fanno che aumentare per i consumatori, mentre il quadro giuridico che dovrebbe proteggerli rimane inadeguato o addirittura regredisce.
Lunedì 17 marzo il Consiglio nazionale voterà sull’introduzione dell’azione collettiva nel diritto svizzero. La maggioranza non vuole nemmeno entrare nel merito dopo oltre 10 anni di attese al riguardo e un progetto molto misurato. Eppure, per i consumatori non c’è modo di difendersi dai danni che colpiscono la collettività. Lo ha dimostrato lo scandalo dei motori truccati della VW, che ha lasciato senza ombra di risarcimento le 175’000 vittime elvetiche. E anche la Svizzera italiana non manca di casi emblematici: le recenti e sospette chiusure di alcune palestre di fitness hanno coinvolto centinaia di abbonati, rimasti con un palmo di naso. L’azione legale collettiva permetterebbe un equo accesso alla giustizia per tutti e non graverebbe sui Tribunali.
Ad essere particolarmente lacunosa è anche la protezione dei consumatori nel contesto tecnologico. “I consumatori svizzeri meritano un quadro giuridico all’altezza delle sfide della personalizzazione” afferma la professoressa dell’Università di Losanna Anne-Christine Fornage, presidente della Commissione federale del consumo (CFC), di cui l’ACSI è membro attivo da 50 anni. Durante la tavola rotonda, organizzata dalla CFC il 13 marzo a Berna, è emerso quanto la tecnologia, attraverso lo sfruttamento dei dati personali e l’uso massiccio di algoritmi, consenta di personalizzare i beni e i servizi offerti ai consumatori ledendo molto spesso i loro diritti.
Svenia Hippel, ricercatrice dell’Università di Bonn, ha analizzato le piattaforme di prenotazione alberghiera: “I venditori usano gli algoritmi per massimizzare i loro profitti. I filtri attivati dai consumatori quando cercano un prodotto contribuiscono ad aumentare il prezzo del prodotto finale, senza che essi ne siano consapevoli o abbiano la possibilità di evitarlo”.
La presentazione dei risultati di uno studio commissionato dalla Commissione europea ha anche mostrato che i formati dei contenuti e la pubblicità possono rapidamente deviare l’attenzione dei consumatori. Ciò si spiega con la progettazione delle cosiddette interfacce ingannevoli, che mirano a trattenere gli utenti sulle pagine al di là delle loro reali intenzioni, per incoraggiarli a condividere i loro dati o ad acquistare un servizio.
Da parte sua, Mr. Prezzi ha ammesso di non vedere alternative a una migliore regolamentazione e ha espresso la sua preoccupazione: “Le grandi aziende ci proteggono attualmente, nonostante il fatto che le normative europee non si applichino alla Svizzera: ma non sappiamo quanto durerà questa protezione”.
L’Unione europea, infatti, ha già reagito alle insidie dell’era digitale con misure di trasparenza sugli algoritmi, un diritto all’informazione sulla personalizzazione dei prezzi e il divieto di alcune tecniche di manipolazione.
In Svizzera, la Legge sulla concorrenza sleale (LCSI) fatica a rispondere a queste nuove sfide. Philippe Barman, rappresentante della Segreteria di Stato per l’economia (SECO), ha sottolineato che la Confederazione sta attualmente incontrando ostacoli nei suoi sforzi per intervenire efficacemente, anche se il Consiglio federale si è dichiarato favorevole alla riforma della legge.
Per i diritti dei consumatori, insomma, c’è ancora un lungo cammino da fare.