Skip to main content

Tag: Dossier tematico

Serve un freno alla pubblicità ingannevole sulle piattaforme

L’ACSI ha preso parte recentemente alla procedura di consultazione sulla nuova legge sulle piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca. Le nuove norme si pongono l’obiettivo di “rafforzare i diritti degli utenti nello spazio digitale e obbligare le grandi piattaforme di comunicazione e i grandi motori di ricerca ad agire con maggiore correttezza e trasparenza”.

Per raggiungere questo obiettivo, le nuove norme devono però garantire che gli utenti possano segnalare le pubblicità ingannevoli. Attualmente la regolamentazione prevederebbe che dovranno essere istituiti, da parte delle piattaforme, dei centri di segnalazione. Gli utenti dovrebbero potere segnalare determinati reati attraverso questi centri. Peccato che il reato di frode non sia incluso nell’elenco! Una grave mancanza!

Nel 2024, l’azienda Meta di Mark Zuckerberg ha guadagnato 16 miliardi di dollari vendendo anche molta pubblicità ingannevole su Instagram, Facebook e simili. Questo corrisponde a più di un sesto dell’intero bilancio statale svizzero dello stesso anno (84,3 miliardi di CHF)!

Firma la petizione! È ora di mettere un freno a questo business miliardario della pubblicità ingannevole online.

Greenwashing, l’UE bacchetta le compagnie aeree

Le rimostranze di numerose organizzazioni dei consumatori in vari paesi europei hanno infine sortito un effetto. La Commissione UE ha chiamato in causa 21 compagnie e le ha invitate a rivedere il proprio marketing, in particolare i proclami ingannevoli legati alla sostenibilità.

Nel mirino sono finite Air Baltic, Air Dolomiti, Air France, Austrian Airlines, Brussels Airlines, Eurowings, EasyJet, Finnair, KLM, Lufthansa, Luxair, Norwegian, Ryanair, Sas, Swiss, TAP, Transavia France, Transavia CV, Volotea, Vueling e Wizz Air. Presente dunque anche Swiss, che fa parte del Lufthansa Group.

Saranno le differenti autorità nazionali a vigilare sull’attuazione dei correttivi. Fra i punti da chiarire nella comunicazione delle compagnie aeree troviamo ad esempio il fatto che le emissioni di CO2 di un volo non possono essere annullate, compensate o “rese neutrali” semplicemente pagando un contributo aggiuntivo, come molte di esse propongono di fare ai propri clienti. Oltre a ciò, le asserzioni ambientali dovranno in generale d’ora in avanti essere sostenute da prove scientifiche verificabili. Per esempio, se si parla di “carburanti sostenibili”, occorrerà che ciò abbia un reale fondamento. Questo varrà anche per altri tipi di affermazioni a sfondo ambientale.

I consumatori sono davvero stanchi di questo marketing ambientale privo di fondamento, non soltanto nel settore dell’aeronautica, ma anche in molti altri ambiti.

Black Friday: non farti prendere in giro

Viva gli sconti e i ribassi…solo se sono veri però.

Con l’avvicinarsi delle settimane di sconti attorno alle giornate del Black Friday e del Cyber Monday è bene ricordarsi che uno sconto altro non è che una percentuale: bisogna vedere quale è il prezzo di riferimento al quale viene applicato. Un ribasso mirabolante potrebbe dunque rappresentare di fatto una fregatura se il prezzo era stato alzato in precedenza.

Del resto, ogni anno, sono numerosi i rilevamenti e le indagini che dimostrano che una parte importante delle offerte speciali proposte in questo periodo non sono convenienti come sembrano. Lo scorso anno anche noi abbiamo condotto una piccola indagine e pubblicato alcuni risultati su La borsa della spesa (vedi pdf allegato). Gli esempi di offerte ingannevoli che abbiamo riportato, a nostro giudizio, parlano da soli.

In generale, occorre tenere bene in considerazione tre aspetti: in primo luogo, c’è il rischio che il prezzo venga alzato nei mesi precedenti al Black Friday, per poi essere riportato ad un livello “normale”, che a quel punto però appare molto conveniente. In secondo luogo, la merce scontata è in molti casi di qualità scadente e sta per diventare “vecchia”, motivo per cui, scenderà di prezzo comunque nei prossimi mesi visto che verrà sostituita da prodotti più recenti. Infine, c’è il rischio che venga indicato un prezzo di riferimento “di fantasia”: per esempio che un prodotto dal costo di 50 franchi venga venduto al suo prezzo normale…indicando però “50% di sconto…50 invece di 100!”.

Da quest’anno le norme, già blande, sono state ulteriormente allentate dando ampio margine di manovra ai venditori nel proporre promozioni fuorvianti.

Ribadiamo tre consigli alle consumatrici e ai consumatori:

  • Non acquistare cose che non ti servono solo perché sono scontate. Se paghi “poco” per qualcosa di cui non hai realmente bisogno, hai comunque gettato denaro al vento.
  • Non fidarti ciecamente di percentuali di sconto mirabolanti: prova a vedere a quanto viene venduto il medesimo prodotto, o prodotti analoghi, in altri negozi o su altri siti. Magari quello che viene presentato come un prezzo incredibile è in realtà un prezzo normale.
  • Non farti prendere dalla fretta. Gli acquisti d’impulso spesso non si rivelano dei grandi affari. Se non sei convinto/a, lascia perdere, o almeno dormici su. Tanto non mancheranno altre offerte in futuro: come dimostra la nostra indagine, la maggior parte dei prodotti “in offerta” nelle prossime settimane li potrai comprare allo stesso prezzo anche fra 2 o 3 mesi.

Greenwashing sulle confezioni di Plenty

La Commissione Svizzera per la Lealtà ha reso nota negli scorsi giorni la sua decisione: l’affermazione pubblicitaria presente sulle confezioni della carta per uso domestico di Plenty è da considerarsi fuorviante.

Sull’imballaggio del prodotto è infatti ben visibile la scritta “Kompostierbare Tücher / Feuilles compostables”, che dà l’impressione che quest’ultima possa semplicemente essere gettata nel bidone dell’umido. Ma nella realtà, non è così. Il prodotto non presenta tutte le caratteristiche necessarie per poter essere smaltito nell’umido in Svizzera e deve quindi essere separato presso le aziende di smaltimento dei rifiuti e bruciato.

La Konsumentenschutz, che aveva portato alla luce il caso, ha chiesto a Plenty di procedere ora alla rimozione dell’affermazione dalle sue confezioni.

SOS Debiti inaugura la sua nuova sede con un teatro

L’Associazione SOS Debiti, con la quale l’ACSI collabora nell’ambito della lotta all’indebitamento eccessivo all’interno della rete Rebus (Rete Budget Sostenibile), inaugurerà a breve una nuova sede a Bellinzona. L’ufficio è in realtà già operativo da gennaio, ma giovedì 13 novembre alle ore 16.00 verrà ufficialmente inaugurato con una rappresentazione dello spettacolo di teatro-forum “Il resto…manca” presso la Casa delle Società a Monte Carasso.

l teatro della compagnia UHT vuole proprio affrontare il tema tabù del denaro e dell’indebitamento ed è già stato proposto anche all’Assemblea ACSI 2024, quella del cinquantesimo anniversario dell’associazione. Il formato “teatro-forum” prevede una partecipazione attiva del pubblico in quello che diventa di fatto un coinvolgente (e divertente) spettacolo interattivo.


Ricordiamo che lo scopo principale di SOS Debiti è aiutare le persone a ristrutturare e possibilmente eliminare una situazione di indebitamento a corto, medio e lungo termine. Per farlo, offre delle consulenze individuali che possono sfociare, a seconda dei casi, in un vero e proprio accompagnamento o presa a carico dell’utente. L’associazione è diretta da Simona Bernasconi Zambianchi.

Cosa posso fare per risparmiare sui premi di cassa malati 2026?

Tutti i residenti in Svizzera devono avere un’assicurazione malattia obbligatoria (LAMal), detta anche assicurazione di base. La LAMal comporta il pagamento di un premio mensile (che può anche essere pagato su base annuale o semestrale). In caso di malattia, la LAMal si assume i costi (o una parte di essi). L’entità del premio da pagare dipende da svariati fattori, alcuni dei quali relativamente fuori dal proprio controllo (come per esempio, il cantone di residenza) e altri dei quali che sono invece legati a fattori che dipendono dalle scelte del paziente/assicurato. Vediamo di seguito quali sono le opzioni a disposizione degli assicurati per ridurre l’importo dei premi dovuti alla propria assicurazione LAMal.

1. Cambiare cassa malati

I premi da pagare per la LAMal sono differenti fra una compagnia di assicurazione e l’altra, e cambiano ogni anno (libero mercato). Altrettanti motivi per consultare ogni anno il calcolatore Priminfo, e valutare se sia il caso o meno di cambiare assicuratore. La forchetta fra una compagnia e l’altra è in molti casi superiore ai 1000 franchi all’anno, e confrontando le compagnie più care in assoluto con quelle meno care di tutte, supera solitamente i 2000 franchi. Ricordiamo che le prestazioni riconosciute sono assolutamente identiche fra tutte le compagnie. La Legge sull’assicurazione malattia (LAMal) e le relative ordinanze dettano il funzionamento della cassa malati di base, che non può cambiare fra una compagnia e l’altra. Nessuna compagnia ha la facoltà di rifiutare un assicurato, indipendentemente dalla sua situazione di salute. Il termine di disdetta è il 30 novembre, ma non fa stato il timbro postale, motivo per cui la lettera di disdetta deve giungere all’assicuratore entro quella data (meglio mandarla con molti giorni di anticipo!). La lettera di disdetta alla propria attuale cassa malati va spedita in contemporanea alla richiesta di adesione alla nuova cassa malati nella quale si desidera spostarsi. Su Priminfo sono disponibili delle lettere modello.

2. Alzare la franchigia

La scelta della franchigia ottimale dipende dai costi sanitari di ogni assicurato. La franchigia minima è di 300 franchi, quella massima di 2500. In funzione della franchigia, varia anche il premio da pagare. Le persone in salute che non fanno uso di molte prestazioni sanitarie, dovrebbero mantenere la franchigia a 2500 franchi al fine di risparmiare sul costo del premio. Chi ha spese sanitarie (che rientrano nella copertura LAMal) annuali indicativamente dai 2000 franchi in su (circa), dovrebbe invece optare per una franchigia di 300 franchi. Le franchigie intermedie non sono consigliate. È buona prassi tenere da parte i soldi necessari per la copertura della franchigia (rispettivamente 300 o 2500 franchi) in modo da non ritrovarsi in difficoltà in caso di emergenze. Ad ogni buon conto, alle persone in salute con spese sanitarie non elevate che hanno una franchigia a 300 franchi, si consiglia di alzare la franchigia a 2500 franchi per ridurre l’entità del premio.

3. Scegliere modelli alternativi

In cambio della rinuncia al libero accesso a tutti i fornitori di prestazioni sanitarie operanti in una determinata regione, molte casse malati offrono sconti sui premi. Sta ad ogni assicurato/a valutare i modelli che più si adattano a lui o lei. Per esempio, i modelli medico di famiglia, impongono all’assicurato di rivolgersi sempre in prima istanza al proprio medico generico e solo in seguito, eventualmente, ad uno specialista. I modelli di tele-medicina impongono invece di telefonare ad un call-center della propria cassa malati prima di recarsi da uno specialista. Esistono innumerevoli altre opzioni, quello che conta è leggere attentamente le condizioni e capire a quali limitazioni ci si sottopone al fine di ottenere lo sconto. Per chi sottoscrive un modello alternativo ma poi viola le regole sono previste sanzioni.

4. Rinunciare alla copertura infortuni

Chi è salariato e lavora almeno 8 ore la settimana è assicurato per gli infortuni presso il datore di lavoro. Presentando una semplice dichiarazione scritta nella quale figura che si è già assicurati, si può rinunciare alla copertura infortuni nella LAMal. Chi è salariato e non lo fa, in sostanza paga un premio inutilmente più alto.

5. Sospendere il pagamento in caso di servizio militare, civile o di protezione civile

Chi presta servizio militare, civile o di protezione civile per oltre 60 giorni consecutivi può sospendere l’assicurazione obbligatoria perché beneficia già della copertura dell’assicurazione militare.

6. Richiedere il sussidio cantonale

È possibile verificare se si ha diritto al contributo del Cantone per ridurre il proprio premio di cassa malati. Di norma in Ticino il formulario per la richiesta viene spedito automaticamente a chi ha beneficiato del sussidio l’anno precedente, e a chi risulta (in base alla tassazione) che abbia diritto di beneficiarne. Per verificare se si fa parte degli “assicurati con una condizione economica modesta” che hanno diritto al RIPAM (Riduzione dei premi dell’assicurazione malattia), si può utilizzare un simulatore online.

Ricordiamo che tutto questo riguarda l’assicurazione di base. Per quanto concerne le assicurazioni complementari, sono facoltative e a discrezione di ogni singola persona.

L’ACSI offre un servizio di consulenza sulle casse malati che da informazioni soprattutto sulle possibilità di risparmio previste dalla LAMal. Grazie a un accordo con il Dipartimento sanità e socialità, il servizio di consulenza, dal 1° luglio 2010 è aperto a tutti, soci e non soci. Contatti: lu-ve 8.30-11.30 tel. 091 922 97 55 (selezionare tasto 1).

Ulteriori consigli e informazioni sono reperibili sul sito di Priminfo.

I prodotti ad alto contenuto proteico sono cari e poco utili

Acque proteiche, pasta Barilla proteica, Ovomaltine in versione high protein, quark ad alto contenuto proteico. E chi più ne ha più ne metta. Si moltiplicano sugli scaffali dei supermercati le derrate alimentari indicate come “ad alto contenuto proteico”. L’industria alimentare ha fiutato l’affare seguendo i trend e ha capito che può vendere questi cibi e bevande a prezzi elevati.

Un confronto della Konsumentenschutz mostra che spesso questi prodotti sono carissimi rispetto alle versioni “normali”. Per esempio l’acqua “high protein” costa il 145% in più dell’acqua normale (per non parlare della differenza con l’acqua del rubinetto…). La pasta proteica Barilla costa il 72% in più di quella normale. E l’Ovomaltine proteica costa il 22% in più della versione classica. Questi massicci supplementi vengono spesso pagati per assumere solo poche proteine in più: per esempio, il quark magro di Migros contiene 9,7 grammi di proteine ogni 100 grammi e costa 38 centesimi ogni 100 grammi di prodotto. La versione “high protein” del medesimo quark M-Classic costa invece 68 centesimi ogni 100 grammi, circa l’80% in più. Ma il contenuto di proteine è di poco superiore: 12 grammi invece di 9,7.

Uno studio del Laboratorio cantonale di Zurigo ha messo in evidenza che spesso il contenuto proteico di questi prodotti viene esagerato con affermazioni fuorvianti sulle confezioni. Per esempio, si mette in risalto il quantitativo di proteine presente in un intera confezione, quando essa contiene numerose porzioni. Per assumere quel quantitativo di proteine, il consumatore dovrebbe mangiarle tutte in una volta, con rischio di consumo eccessivo.

I benefici per la salute di questi prodotti sono, se presenti, trascurabili nella maggior parte dei casi. Per poche proteine in più si paga carissimo, e spesso di quelle proteine non c’è veramente bisogno. L’organismo può assorbire solo un certo quantitativo di proteine, quelle in eccesso vengono scartate. Diete eccessivamente proteiche possono anche favorire lo sviluppo dei calcoli renali. Nel caso di un eccesso di carne rossa, si incrementa il rischio di malattie cardiovascolari. Ad ogni modo, per assumere le proteine necessarie al nostro corpo basta consumare gli alimenti che le contengono senza bisogno di aggiungerle o incrementarle.

No al rimborso dei farmaci acquistati all’estero: pazienti ancora penalizzati

No al rimborso dei farmaci acquistati all’estero. La mozione di Marcel Dobler già approvata dal Nazionale col beneplacito del governo è stata affossata dal Consiglio degli Stati di stretto margine, 23 voti a 19.

Eppure la proposta era moderata e ragionevole. Veniva chiesta una modifica legislativa per fare in modo che l’assicurazione obbligatoria rimborsasse i medicamenti o i mezzi ausiliari acquistati da clienti privati all’estero, ma solo a precise condizioni. Innanzitutto, i farmaci non potevano essere spediti per posta. Inoltre, il medicamento acquistato doveva essere omologato in Svizzera e doveva essere stato prescritto da un medico svizzero. Infine, il farmaco doveva obbligatoriamente essere venduto ad un prezzo più economico rispetto al prezzo praticato in Svizzera.

Gli Stati hanno però preferito tutelare gli interessi di alcuni operatori del settore, per timori legati al turismo degli acquisti. Il problema è che in Svizzera farmaci identici a quelli venduti nei paesi confinanti possono costare in alcuni casi anche 5 volte tanto (basti pensare che i generici, in media, costano circa il doppio in Svizzera): una situazione inaccettabile, che fa capire come nel nostro paese i margini di guadagno sui medicamenti siano eccessivi.

L’ACSI, che aveva difeso la misura anche in fase decisionale tramite pro-salute.ch, si rammarica di questa occasione persa.

Bollette meno care nel 2026

Anche quest’anno arrivano buone notizie sul fronte energetico: dopo un calo medio del 10% circa delle bollette a livello nazionale nel 2025, i prezzi continueranno a scendere anche nel 2026: -4%.

Nella Svizzera italiana, la Società Elettrica Sopracenerina (SES) aveva già annunciato un calo per un’economia domestica media di circa 185 franchi, che corrisponde ad un -12% rispetto alle tariffe del 2025. Nei quattro comuni della bassa Mesolcina e Calanca serviti dalla SES, il risparmio equivarrà invece a circa 365 franchi (-22%). Un’altra novità interessante è il quasi dimezzamento della cosiddetta “tassa base”, che calerà addirittura del 47%. Proprio questa componente della fattura della SES aveva suscitato diverse critiche, in quanto sproporzionata rispetto alle altre aziende elettriche.

Le Aziende Industriali di Lugano (AIL) dal canto loro hanno annunciato che nel 2026 un’economia domestica tipo (consumo di 4’500 kWh annui) beneficerà di un risparmio di circa 130 franchi (-10,6% rispetto al 2025), mentre le famiglie che utilizzano termopompe potranno risparmiare fino a 370 franchi all’anno.

Anche l’Azienda multiservizi di Bellinzona (Amb) e le Aziende Industriali Mendrisio (AIM) hanno annunciato cali, seppur più contenuti (fra il 2 e il 5%).

Ricordiamo che è possibile consultare tutte le tariffe elettriche a livello nazionale attraverso il portale di Elcom.

Infine un’altra novità: in futuro il costo del controllo del contatore dovrà essere indicato separatamente nelle bollette. Si chiamerà “tariffa di misurazione”. Non si tratta in realtà di una nuova spesa: semplicemente, prima veniva incorporata in altre voci (come la tassa base).

Dichiarazione di Milano: i progressi restano minimi

L’OMS consiglia di assumere 50 grammi di zucchero al giorno al massimo. In Svizzera ne assumiamo in media 100 grammi. Oltre alla presenza di prodotti dolci con quantità esorbitanti di zucchero (basti pensare a molte bibite dolci), ciò è dovuto anche al contenuto di zucchero che si trova un po’ ovunque, anche dove i consumatori non se lo aspettano. Ad esempio in molti prodotti surgelati o salse.

L’impegno preso da alcune aziende di ridurre il contenuto di zucchero in alcuni prodotti del loro assortimento è un passo positivo. Ma dall’impatto limitato. Si tratta di riduzioni minime (nell’ordine del 10% o meno), a fronte di prodotti nei quali il contenuto di zucchero dovrebbe essere dimezzato soltanto per arrivare a quantitativi appena ragionevoli da un punto di vista nutrizionale. Inoltre queste riduzioni interessano soltanto una parte dei prodotti venduti nei supermercati, e avvengono in maniera molto lenta nel corso degli anni. Basti pensare che dalla firma della prima Dichiarazione di Milano sono già passati 10 anni.

A rendere il quadro ancora più in chiaroscuro, c’è poi il tema del sale. Anche questa volta, nessun accordo è stato raggiunto. Non avverrà quindi alcuna riduzione del contenuto di sale. Gli svizzeri ne consumano in media 9 grammi al giorno, per l’OMS bisognerebbe fermarsi ad un massimo di 5.

Quello che in ogni caso servirebbe ai consumatori è maggiore trasparenza e facilitazione nel comprendere il contenuto degli alimenti che acquistano. Il Nutri-Score li aiuterebbe molto in questo senso. Non tutti sono in fatti in grado di comprendere le lunghe liste degli ingredienti scritte in piccolo, nelle quali, per esempio, lo zucchero può essere indicato con diciture diverse.

La segretaria generale ACSI Antonella Crüzer si è espressa su questo argomento a TicinoNews (minuto 10.25).

Prendersi cura della propria salute e di quella del pianeta

La serie di schede destinata principalmente ai medici di famiglia, per incitarli a farsi “ambasciatori di salute e benessere”, è fruibile anche dai pazienti stessi. Sono ormai dimostrati in maniera solida tanto i benefici di determinate scelte di vita e comportamenti sulla salute quanto le conseguenze della pressione che l’uomo esercita sull’ambiente. Occorre quindi che le persone prendano consapevolezza dell’importanza di prendersi cura della propria salute e di quella del pianeta allo stesso tempo.

La serie è composta da sei schede, intitolate:

Vengono toccate abitudini e comportamenti della vita di tutti i giorni che possono contribuire a migliorare la salute e il “benessere” – inteso come “essere bene”, in equilibrio fisico, mentale e sociale – promuovendo una visione ampia del benessere e un rapporto uomo-ambiente più equilibrato.

Tutte le schede sono fondate su evidenze scientifiche e corredate di bibliografia. Sono state redatte dall’Institut universitaire de médecine de famille et de l’enfance della Facoltà di medicina di Ginevra, e in seguito tradotte e adattate dall’SPVS.

Le sei schede facenti parte della serie sono scaricabili QUI.

TI Gambling: i risultati dimostrano l’importanza della prevenzione

L’indagine realizzata tra il 2023 e il 2024 dalla SUPSI in collaborazione con la Commissione consultiva Fondo gioco patologico e il DECS ha permesso un confronto con gli ultimi dati, rilevati fra il 2012 e il 2013.

Se molte cose sono rimaste relativamente stabili rispetto a 12-13 anni fa, dai dati emergono anche alcuni cambiamenti degni di nota. In primis, la netta crescita del gioco online: utilizzati soltanto dallo 0,5% dei giocatori nel 2012, i casinò online elvetici sono oggi usati dal 13%.

Rispetto alle altre tipologie di gioco, le scommesse sportive hanno visto la loro importanza aumentare. È anche cambiato il luogo dove queste ultime vengono praticate: dal chiosco, si è passati all’online. Cosa che non è invece avvenuta per gratta e vinci e lotterie, per i quali i chioschi rimangono il luogo per eccellenza.

Un dato interessante che emerge dallo studio, è che la prevalenza dei problemi legati al gioco cresce nettamente proprio per le scommesse sportive (il 10,9% di chi le pratica ha problemi di gioco, mentre soltanto l’1% dei giocatori complessivi ha problemi di gioco). Anche il gioco online è maggiormente associato a problemi di gioco.

Per motivi differenti, sia gli under 30 che gli over 60 sono più a rischio: i giovani giocano maggiormente online, e come detto in precedenza, il gioco online (spesso fatto in solitudine) porta ad una probabilità accresciuta di problemi. Gli over 60 esibiscono invece più comportamenti problematici all’interno dei casinò fisici: li frequentano più spesso, per più tempo, spendono somme maggiori e si dedicano più frequentemente alle slot machines, spesso in solitaria. Le slot machines sono uno dei giochi più rischiosi.

Alla luce di questi risultati, gli autori dello studio hanno rilevato l’importanza della prevenzione. Quest’ultima andrebbe focalizzata in particolare su:

  • Gioco online
  • Scommesse sportive
  • Under 30
  • Over 60

L’ACSI continuerà ad impegnarsi nel suo ruolo di sensibilizzazione ed informazione per prevenire e mitigare gli effetti dell’indebitamento eccessivo.

Shopping online: diffida delle pubblicità sui social

Ci siamo già chinati diverse volte sul tema del dropshipping e della delusione di molte consumatrici e consumatori nel ricevere prodotti ben diversi da quanto atteso in seguito ai loro acquisti online. O magari, nel vedere arrivare dall’estero prodotti che erano convinti sarebbero stati spediti dalla Svizzera.

Sempre più di frequente però, gli internauti si scontrano con una grande quantità di vere e proprie truffe che spesso partono dai social media. Non stiamo più parlando di prodotti di scarsa qualità o di poca trasparenza sull’origine: bensì di vere e proprie truffe, in cui il denaro viene inviato ma non arriva nulla.

Recentemente anche la RSI ha dato spazio a questo tema. Da parte nostra, consigliamo ai consumatori grande diffidenza nell’acquistare da siti sconosciuti con nomi mai sentiti prima partendo da post sponsorizzati sulle applicazioni di Meta. Di fatto, chiunque può pagare per sponsorizzare i propri post su instagram o facebook e l’azienda americana non si da grande pena nel contrastare queste truffe, che imperversano sempre più sulle sue piattaforme. Malgrado dica di effettuare controlli, Meta si affida in realtà principalmente a verifiche automatizzate gestite con l’IA. I truffatori hanno quindi gioco facile nel diffondere questi post esca, che portano a siti creati ad hoc per somigliare a negozi online. I soldi inviati dai malcapitati che vorrebbero “acquistare” qualcosa vengono rubati.

L’ACSI consiglia diffidenza prima di fare acquisti online da siti o aziende che non si conoscono. In particolare se ci si è arrivati tramite una pubblicità sui social media. Dietro a questi post sponsorizzati potrebbe esserci chiunque. Occorre dunque prendersi il tempo di fare una ricerca online per cercare di reperire delle informazioni sull’azienda in questione per capire se esista davvero e se sia un venditore serio e affidabile. Particolare diffidenza dovrebbe essere riservata a prezzi decisamente troppo bassi o a portali che sbandierano la loro “svizzeritudine” in maniera quasi grottesca. Per chi non vuole prendersi la briga di fare una piccola ricerca, consigliamo invece di effettuare i propri acquisti da piattaforme e siti ben conosciuti e degni di fiducia.

Nuova versione della banca dati dei valori nutritivi

La versione 7.0 contiene per la prima volta i valori nutrizionali di quattro acidi grassi polinsaturi (acido linoleico, acido alfa-linolenico, EPA e DHA) e include oltre 1200 alimenti. Riporta inoltre i risultati di analisi su vitamine e sali minerali nei sostituti della carne, nei prodotti lattiero-caseari e nei cereali per la prima colazione consumati in Svizzera, come ha comunicato l’USAV.

Ricordiamo che la Banca dati svizzera dei valori nutritivi è una raccolta di dati sui valori nutritivi delle derrate alimentari e fornisce a chiunque sia interessato indicazioni sulla composizione degli alimenti.

Il mochi, un concentrato di chimica e zuccheri

L’assortimento di dessert si amplia con specialità che provengono da lontano. Il Mochi, un gelato ricoperto di pasta di riso appiccicoso, occupa un posto importante nei grandi magazzini e nei cinema. Si dice che questa specialità abbia origine dal Giappone, ma non è proprio così. In realtà, il mochi è un’interpretazione occidentale congelata di torte giapponesi ripiene di purea di frutta o fagioli rossi, chiamate daifuku.

La FRC – Fédération Romande des Consommateurs – si è procurata 21 varietà con aromi di vaniglia, cioccolato, caramello, sakura, yuzu e altri sapori e ha analizzato le liste degli ingredienti. In un mochi, possiamo aspettarci di trovare componenti di base, come farina di riso glutinoso, panna, uova e zucchero. Ma le composizioni che si trovano sugli scaffali svizzeri sono a volte lunghe quanto un braccio.

Il resto del test è liberamente disponibile nel pdf di seguito in quanto parte del Programma d’azione cantonale “Promozione della salute” 2025-2028.

Attenzione: in Svizzera non c’è diritto di recesso

In Svizzera, il diritto di recesso esiste solo se il venditore decide di concederlo. La legge non prevede infatti questo diritto in maniera generalizzata. I negozi che scelgono di accordare questo diritto devono presentare in modo esplicito le condizioni.

Questo vale sia per i negozi fisici, che per i negozi online. Non vi sono differenze fra queste due modalità di vendita.

Esistono però due eccezioni:

  • Le vendite a domicilio, ossia tutte le vendite in cui il consumatore viene colto alla sprovvista, non solo sulla porta di casa ma anche in strada o in occasione di un evento pubblicitario;
  • I contratti conclusi per telefono, ossia quando il consumatore acconsente ad un acquisto per telefono.

Se il valore della merce supera i 100 franchi, in entrambe queste casistiche il contratto può essere revocato entro 14 giorni dal consumatore.

Nell’UE le consumatrici ed i consumatori hanno invece diritto di revocare il contratto senza fornire alcuna giustificazione anche nel caso di normali acquisti online o in negozio. Devono unicamente rispettare il termine di 14 giorni dall’acquisto.


Garanzia: ecco come funziona

In Svizzera è prevista una garanzia di due anni per i prodotti nuovi. Trascorso questo periodo, il venditore non è tenuto a rispondere in caso di lacune o difetti. Per i prodotti usati la durata della garanzia è invece di un anno.

I venditori possono però decidere di escludere del tutto la garanzia. Chi la applica, deve attenersi alle durate minime di rispettivamente 2 e 1 anno. Ma è possibile rinunciare completamente alla garanzia. Uno stato di cose insensato secondo l’ACSI.

Il venditore ha diverse opzioni per risolvere i problemi all’interno del periodo di garanzia:

  • riprendere la merce e rimborsare il prezzo d’acquisto
  • concedere uno sconto
  • sostituire l’articolo difettoso

Visto che la legge non contempla norme vincolanti a questo proposito, i venditori possono limitarsi a prevedere nelle loro CG un semplice diritto alla riparazione. Informazioni dettagliate sono disponibili sul sito dell’Ufficio federale del consumo.

In caso di controversie è possibile rivolgersi al servizio InfoConsumi dell’ACSI o all’organo di mediazione del settore corrispondente.

L’ACSI ritiene che le attuali norme in materia di garanzia siano obsolete e debbano essere aggiornate.

Più trasparenza sulla crudeltà sugli animali, ma rimangono lacune

Sulle etichette dei prodotti alimentari venduti in Svizzera dovrà esserci in futuro maggiore trasparenza.

Nello specifico, occorrerà dichiarare:

  • Se la carne bovina proviene da animali che hanno subito decornazione o castrazione senza anestesia;
  • Se la carne suina proviene da animali che sono stati sottoposti ad accorciamento della coda, resezione dei denti o castrazione senza anestesia;
  • Se le uova o la carne di pollo proviene da esemplari che hanno subito il taglio del becco senza anestesia;
  • Se il latte proviene da mucche sottoposte a decornazione senza anestesia;
  • Se le cosce di rana sono state ottenute senza stordimento dell’animale;
  • Se il fegato e la carne di oche ed anatre provengono da esemplari che hanno subito alimentazione forzata;

È da notare che alcune di queste procedure sono vietate in Svizzera. Per esempio, la decornazione e la castrazione effettuate senza anestesia. Si tratta quindi in questo caso di un obbligo di dichiarazione che riguarda prodotti importati.

Giro di vite sulle pellicce

Un’altra novità è rappresentata dal divieto di importazione di pellicce e articoli di pellicceria ottenuti con metodi che infliggono sofferenze agli animali. L’importazione di pellicce non ottenute con tali metodi rimane consentita, purché accompagnata da una certificazione rilasciata da un organismo indipendente che attesti l’assenza di crudeltà.

Perché ci si poteva aspettare di meglio

I cambiamenti sono positivi per le consumatrici ed i consumatori. La trasparenza sarebbe però potuta andare decisamente più lontano. Ma partiamo dal primo punto debole: il periodo transitorio di ben 2 anni. Tutte le novità elencate in precedenza entreranno in vigore soltanto a metà 2027.

Quali sono invece le cose che sono state omesse?

La dichiarazione di origine degli ingredienti nei prodotti elaborati non è stata migliorata di una virgola. Significa che i consumatori nella maggior parte dei casi continueranno a non avere la più pallida idea sulla provenienza delle materie prime e degli ingredienti di questi prodotti. Era stato chiesto che l’origine degli ingredienti venisse dichiarata almeno in quei casi in cui oltre il 50% di essi non proveniva dal paese di produzione. Una richiesta comunque modesta, che ciononostante è stata silurata.

L’altra grossa delusione è sul vino: i produttori hanno opposto una dura resistenza e il Consiglio federale ha ceduto, rinunciando ad introdurre l’obbligo di una dichiarazione nutrizionale e dell’elenco degli ingredienti. A differenza dell’UE quindi, in Svizzera le consumatrici ed i consumatori non potranno sapere cosa è contenuto nei vini che acquistano.

Quanto vale una recensione online?

Le recensioni e i commenti lasciati da altre consumatrici e altri consumatori sono una preziosa risorsa. Bisogna però ricordarsi che possono anche essere uno strumento utilizzabile dalle aziende per incrementare le vendite in maniera ingannevole. Sia la FRC che il BEUC si sono recentemente chinati su questo tema.

Il BEUC sottolinea nel suo rapporto che una quantità considerevole di recensioni online sono false. Oppure…manipolate. In che senso?

Ebbene, molte aziende ricorrono a vari metodi per convincere i loro clienti a lasciare recensioni positive. Fra di essi: uno sconto in cambio di una recensione positiva, o magari la spedizione gratuita. In alcuni casi i venditori sono davvero molto onesti e concedono un vantaggio in cambio di una recensione, positiva o negativa che sia. Ma in molti altri, in questo modo le recensioni vengono pilotate.

Un altro aspetto da considerare è che in molti casi non esiste alcun controllo sull’attendibilità delle recensioni. Stiamo pensando soprattutto alle grandi piattaforme “aperte” come Google, TripAdvisor e così via. Nessuno impedisce dunque a un venditore di scriversi da solo le recensioni, magari utilizzando molti account differenti, o chiedendo una mano ad un po’ di amici. Inoltre, esistono dei veri e propri servizi online, spesso basati in paesi come l’India o il Bangladesh, presso i quali è possibile comprare click, like o recensioni positive. Delle vere e proprie fabbriche di click e recensioni insomma.

Le recensioni lasciate su piattaforme “chiuse” come Booking o AirBnB sottostanno ad una verifica da parte della piattaforma stessa. Soltanto utenti “verificati”, che hanno creato un apposito account e che hanno acquistato una determinata prestazione, possono lasciare una recensione. Per esempio, non è possibile lasciare una recensione su Booking riferita ad un hotel per il quale non si ha veramente pagato un pernottamento tramite la piattaforma. Anche qua, occorre comunque fidarsi dei gestori. E la fiducia traballa nel caso di Temu, per un motivo molto semplice: le recensioni sono praticamente tutte super-positive. In generale occorre tener presente che queste piattaforme non hanno alcun interesse a dedicare molte delle loro risorse al monitoraggio delle recensioni. Lo fanno cercando di spendere meno possibile.

Consigli ACSI

  • Le recensioni lasciate da utenti verificati su piattaforme terze (indipendenti da chi vende ciò che viene recensito) e “chiuse”, come Booking, sono più affidabili di quelle lasciate su piattaforme aperte o su siti controllati direttamente da chi vende il prodotto o il servizio.
  • Meglio prendersi il tempo di leggere un po’ di recensioni diverse, se possibile lasciate su piattaforme differenti, e magari anche in periodi differenti.
  • Diffidare di recensioni molto simili una all’altra, quasi standardizzate, o eccessivamente a senso unico.
  • Se un sito ti offre un vantaggio in cambio di una recensione, tieni presente che lo farà anche con gli altri: le recensioni lasciate su quel sito potrebbero quindi essere inaffidabili.

MAYbe Less Sugar: il piacere di mangiare meno zuccheri aggiunti

In un’epoca in cui problemi come l’obesità e le malattie croniche non trasmissibili, tra cui il diabete, sono in costante aumento, riflettere sul nostro stile di vita e sulla qualità dell’alimentazione è diventato urgente. È in questo contesto che è nata MAYbe Less Sugar, una campagna svizzera – condivisa anche dall’ACSI (Associazione Consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana) che da anni lotta contro l’eccessivo consumo di zuccheri – che invita la popolazione a sperimentare, per tutto il mese di maggio, la riduzione o l’eliminazione degli zuccheri aggiunti da alimenti e bevande.

Non si tratta solo di una sfida personale, ma di un vero movimento collettivo che mira a promuovere una nuova cultura alimentare, più consapevole e attenta alla salute. “Ridurre lo zucchero può essere anche un piacere e un atto di cura verso sé stessi”, afferma Antonella Crüzer, segretaria generale ACSI.

La campagna è promossa da DiabèteVaud, in collaborazione con Unisanté, e sostenuta da numerosi partner, tra i quali l’ACSI, che ne condivide i valori fondamentali: promozione della salute, educazione alimentare e responsabilità collettiva.

Una risposta concreta a un’emergenza quasi invisibile
L’eccessivo consumo di zuccheri aggiunti è riconosciuto come uno dei principali fattori di rischio per sovrappeso, diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie croniche, che sono in aumento anche in Svizzera. Eppure, molti consumatori non sono consapevoli della quantità di zuccheri “nascosti” nei prodotti industriali e dell’impatto che questi hanno sulla salute. Con 100 grammi a testa al giorno, gli svizzeri consumano il doppio degli zuccheri raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), contenuti in particolare nelle bevande.

Inoltre faticano a consolidarsi in Svizzera misure strutturali: basti pensare al fallimento della Dichiarazione di Milano, che prevedeva un impegno volontario a ridurre il contenuto di zuccheri da parte dei produttori, ma che ha portato nei fatti a riduzioni molto modeste.

Con MAYbe Less Sugar si vuole non solo informare, ma anche offrire strumenti concreti e accessibili per promuovere abitudini più sane, contrastando al contempo le disuguaglianze in ambito sanitario.

Conferenza stampa di lancio
La conferenza stampa di lancio dell’iniziativa, organizzata dall’ACSI, si è tenuta venerdì 9 maggio 2025 presso la Sala Gioia della Masseria della Solidarietà a Porza. L’incontro ha offerto un’importante occasione di confronto tra attori della rete della promozione della salute, della nutrizione e della difesa dei consumatori.

La riunione si è aperta con il saluto della segretaria generale dell’ACSI Antonella Crüzer, che ha ricordato l’impegno concreto e continuativo dell’associazione nella lotta contro l’eccesso di zuccheri nei prodotti alimentari, portato avanti attraverso attività di informazione, campagne di sensibilizzazione e pressioni per politiche pubbliche più incisive a tutela dei consumatori.

Tiffany Martin, collaboratrice scientifica di DiabèteVaud, ha illustrato la visione e gli obiettivi centrali della campagna MAYbe Less Sugar: un progetto che non vuole demonizzare, bensì motivare le persone a migliorare le proprie abitudini alimentari. Grazie ad un calcolatore online è facile e quasi divertente monitorare il proprio consumo di zuccheri aggiunti.

A seguire, Diana Panizza Mathis, dietista-nutrizionista, ha delineato il quadro della situazione nella Svizzera italiana, sottolineando quanto la dipendenza da zucchero sia un problema sottovalutato ma diffuso, e ha offerto consigli pratici per affrontare il cambiamento senza rinunciare al piacere del cibo. Ha inoltre ricordato che molti alimenti comunemente percepiti come sani possono contenere quantità significative di zuccheri nascosti.

Alessia Antonietti, collaboratrice scientifica del Servizio di promozione e valutazione sanitaria dell’Ufficio del medico cantonale (Dipartimento della sanità e della socialità) ha presentato il Programma d’azione cantonale “Promozione della salute”, che da anni, con il sostegno di Promozione Salute Svizzera, propone misure e interventi che hanno l’obiettivo di promuovere stili di vita salutari lungo tutto il corso della vita sui temi dell’alimentazione equilibrata, del movimento e della salute mentale.

In conclusione Antonella Crüzer ha presentato il nuovo sito web acsi.ch con i contenuti legati al tema e le rivendicazioni portate avanti dall’ACSI.

Come partecipare all’iniziativa
Partecipare a MAYbe Less Sugar è semplice: basta iscriversi alla campagna sul sito www.maybeless-sugar.ch, dove è disponibile il calcolatore online per scoprire quanto zucchero aggiunto si consuma quotidianamente. I partecipanti riceveranno consigli, materiali utili e proposte di attività e potranno anche partecipare a eventi dedicati. Che sia per motivi di salute, benessere o semplice curiosità, MAYbe Less Sugar rappresenta un’occasione per sperimentare un nuovo approccio al cibo, e magari farlo diventare una nuova abitudine.

Per ulteriori informazioni:
www.maybeless-sugar.ch
www.ti.ch/promozionesalute
www.acsi.ch

La sfida della gestione dei rifiuti: il tuo Comune è virtuoso?

Un calo record per Muzzano, Vernate e Verzasca
Fra i comuni più virtuosi, spicca il dato di Muzzano, che registra una riduzione di ben 92,5 kg di RSU pro capite, pari a un calo del 26,1%. Vernate segue con una diminuzione del 21,4%, e si classifica anche come il miglior comune in assoluto con 95 kg di RSU pro capite. Verzasca invece che nel 2022 produceva 417 kg per abitante, scende a 351 kg nel 2023, con una riduzione del 15,7%: un calo significativo, ma il totale degli RSU in questo comune rimane elevato. Questi risultati dimostrano come una gestione oculata possa portare benefici tangibili.

Chi sale e chi scende nella classifica cantonale
Serravalle registra un aumento passando da 112 a 121 kg per abitante come anche Origlio che sale da 132 a 143 kg. Anche altri comuni hanno visto un aumento significativo nella produzione di RSU pro capite. Ponte Capriasca, ad esempio, passa da 111 kg nel 2022 a 142 kg nel 2023, mentre Torricella-Taverne segna un incremento di più del 20%, passando da 129 a 160 kg. Tra i grandi comuni del Cantone, Bellinzona mantiene il primato con 163 kg di RSU pro capite, seguita da Mendrisio (198 kg), Lugano (222 kg) e Locarno (244 kg). Nonostante leggere variazioni, i dati mostrano una relativa stabilità nella gestione dei rifiuti urbani nei centri principali.

Un confronto che invita alla riflessione
Le medie cantonali continuano a scendere, passando dai 205 kg del 2021 ai 197 kg del 2023. Questo risultato positivo dimostra che i cittadini e le autorità stanno lavorando verso una maggiore sostenibilità. Tuttavia, le differenze tra i comuni rimangono marcate, suggerendo che c’è ancora molto margine per migliorare, soprattutto nei comuni con incrementi rilevanti. I dati completi possono essere consultati nella tabella allegata.

Black Friday: sfrutta gli sconti, ma non farti sfruttare tu!

Numerosi rilevamenti effettuati negli ultimi anni da varie organizzazioni dei consumatori hanno dimostrato che una grande quantità di sconti non sono così speciali come sembrano (esempio 1, esempio 2). I motivi possono essere molteplici: in alcuni casi, il prezzo viene alzato nei mesi precedenti, per poi essere riportato ad un livello “normale”, che a quel punto però appare molto conveniente. In altri casi, la merce scontata è di qualità scadente e sta per diventare “vecchia”, motivo per cui, scenderà di prezzo comunque nei prossimi mesi. Sta di fatto che una grande quantità di offerte che si vedono in giro in questi giorni, altro non sono che specchietti per le allodole. E dall’anno prossimo, sarà ancora peggio.

Ricordiamo i nostri consigli:

  • Non acquistare cose che non ti servono solo perché sono scontate. Se paghi “poco” per qualcosa di cui non hai realmente bisogno, hai comunque gettato denaro al vento;
  • Non fidarti ciecamente di percentuali di sconto astronomiche: prova a vedere a quanto viene venduto il medesimo prodotto, o prodotti analoghi, in altri negozi. Magari quello che viene presentato come un prezzo incredibile è in realtà un prezzo normale;
  • Non farti prendere dalla fretta. Gli acquisti d’impulso spesso non si rivelano dei grandi affari. Se non sei convinto/a, lascia perdere, o almeno dormici su. Tanto non mancheranno altre offerte in futuro, perdersene una non è una tragedia!

Cosa cambia nella nuova piramide alimentare?

In questo viaggio alla scoperta della nuova piramide alimentare, abbiamo chiesto supporto alla dietista Diana Panizza Mathis, che sottolinea subito come le nuove raccomandazioni non tengano conto solo della composizione nutrizionale degli alimenti, ma anche dell’impatto ambientale, delle abitudini della popolazione e dell’accettabilità dei cibi. La piramide, rivolta alla popolazione adulta in buona salute, viene letta dal basso verso l’alto: alla base si trovano gli alimenti da privilegiare, mentre in cima quelli da limitare. Questa struttura è stata sviluppata dall’Ufficio per la sicurezza alimentare e la veterinaria (USAV), in collaborazione con la Società svizzera di nutrizione (SSN) e un team del Centro ospedaliero universitario di Vaud (CHUV).

Le principali novità
Una delle principali novità della nuova piramide alimentare è l’incoraggiamento al consumo di alimenti freschi rispetto a quelli ultra-trasformati. La nutrizionista Diana Panizza Mathis ci spiega che la nuova piramide raffigura per lo più prodotti non confezionati, facilitando il collegamento diretto tra ciò che si vede e ciò che si consuma realmente. Questo cambiamento è accompagnato dalla rimozione dei marchi, favorendo un approccio più legato alla realtà delle scelte alimentari quotidiane che all’affezione personale ai brand. Un altro aspetto cruciale della nuova piramide è l’integrazione del concetto di sostenibilità. Le fonti proteiche vegetali, come lenticchie, ceci e fagioli, ora sono poste sullo stesso livello delle proteine animali, segnalando la necessità di ridurre il consumo di carne, specialmente quella rossa. Questi legumi non solo sono una valida fonte proteica, ma apportano anche carboidrati e fibre, elementi preziosi per la salute. Panizza Mathis evidenzia che, sebbene in alcune culture i legumi siano consumati regolarmente, nella Svizzera italiana c’è ancora strada da fare per integrarli pienamente nelle abitudini alimentari. “I legumi sono dei vegetali che hanno un impatto basso sulle risorse idriche e che ora vengono coltivati anche in Svizzera, come è il caso di lenticchie e ceci” ricorda la nutrizionista. Anche il consumo di pesce è stato riconsiderato nella nuova piramide, a causa delle problematiche legate alla pesca eccessiva. Si raccomanda quindi di ridurre il consumo di specie sovrasfruttate, preferendo pesci più piccoli e meno impattanti a livello ambientale, come le sardine o le acciughe, rispetto a salmone e tonno. Tra i cambiamenti più rilevanti figura invece l’eliminazione dei succhi di frutta dalla piramide. Anche secondo Panizza Mathis, questi non apportano gli stessi benefici della frutta intera, essendo meno ricchi di fibre e più calorici a parità di quantità.

Il dibattito sulla carne rossa
La rimozione della carne rossa dall’immagine della piramide ha suscitato diverse reazioni. Organizzazioni come Greenpeace e Proviande si sono espresse in merito: da un lato, si lamenta che la piramide non abbia spinto abbastanza verso la sostenibilità, mentre dall’altro, si critica una presa di posizione troppo severa contro la carne. La nutrizionista precisa che la carne rossa non va eliminata del tutto, bensì limitata. Le raccomandazioni suggeriscono di consumare carne, inclusa quella bianca, solo 2-3 volte alla settimana, in porzioni moderate. “È importante variare le fonti proteiche nel corso della settimana” afferma la dietista, “e rappresentarle tutte visivamente aiuterebbe a trasmettere il messaggio corretto. Ognuno di questi alimenti fornisce al nostro corpo delle sostanze differenti. La carne di manzo, ad esempio, apporta il doppio del ferro rispetto a tofu o pesce, quindi un consumo occasionale non va demonizzato”. Un dettaglio che infine ci sembrava curioso della nuova piramide alimentare è la posizione del caffè, che è stato inserito alla base, insieme all’acqua. Panizza Mathis chiarisce che, fino a tre tazze al giorno, il caffè può essere considerato parte dell’assunzione giornaliera di liquidi, poiché non apporta energia come altre bevande zuccherate. Tuttavia, ribadisce che l’acqua resta la bevanda più importante e che bisognerebbe privilegiare l’acqua del rubinetto, non solo per i costi ridotti ma anche per evitare l’inquinamento generato dalle bottiglie di plastica.

Le abitudini alimentari degli svizzeri
La nuova piramide alimentare sempre secondo Panizza Mathis sembra non solo riflettere l’evoluzione delle conoscenze scientifiche, ma anche “tentare di correggere alcune abitudini alimentari attuali, soprattutto per quanto riguarda il consumo eccessivo di carne”. I dati forniti dall’Ufficio federale per la sicurezza alimentare mostrano che, sebbene le raccomandazioni vadano verso un aumento del consumo di proteine vegetali, molte persone non hanno ancora adottato pienamente questo modello. “È cruciale continuare a educare soprattutto le giovani generazioni sui principi di una corretta alimentazione, puntando anche sull’aspetto conviviale e sul piacere legato ai pasti”.

Un approccio pratico e sostenibile
Panizza Mathis sottolinea infine che mangiare bene non richiede necessariamente competenze culinarie avanzate o molto tempo. “Bere acqua a sufficienza e consumare ogni giorno le porzioni consigliate di frutta e verdura sono già un ottimo punto di partenza”, spiega. Integrare abitudini alimentari sane, regolare attività fisica e un riposo adeguato costituisce la base di uno stile di vita che favorisce la salute e il benessere a lungo termine. La nuova piramide alimentare, quindi, non è solo una guida per migliorare la salute, ma un invito a prendersi cura di sé e del pianeta attraverso scelte alimentari più consapevoli e sostenibili.

Svizzera sempre più paradiso degli sconti farlocchi

 Come l’ACSI sottolinea da molti anni, nel nostro paese le normative in materia di indicazione dei prezzi, in particolare per quanto concerne sconti e promozioni, sono estremamente blande. In particolare, ad essere blande sono le sanzioni per chi viola l’Ordinanza federale sull’indicazione dei prezzi: anche le grandi aziende pagano multe di poche migliaia di franchi (nei rari casi in cui vengono perseguite). Il risultato, è che ovviamente le aziende non si pongono il problema e praticano finti sconti a volontà. Ma in futuro sarà ancora peggio. Il Consiglio federale ha infatti dato seguito a diverse richieste della mozione di Christa Markwalder, che l’ACSI aveva criticato a suo tempo.

A partire dal prossimo primo gennaio, i prezzi promozionali potranno essere utilizzati senza alcun limite di tempo. Tutto quello che i commercianti dovranno fare è praticare il prezzo “originario” per 30 giorni. Cosa significa concretamente?

Che sarà possibile mettere in vendita un prodotto a 100 franchi per 30 giorni, in seguito abbassarlo a 50 franchi e si potrà scrivere “sconto del 50%” in eterno. Un’autentica presa in giro verso le consumatrici ed i consumatori! I venditori potranno infatti mettere in vendita i prodotti per un prezzo artificiosamente elevato per 30 giorni, e in seguito venderli al prezzo normale per quanto tempo desiderano facendo però finta che sia un prezzo scontato. Addirittura, sarà possibile continuare ad indicare il medesimo sconto anche per prodotti che vengono tolti dal mercato e poi rimessi in vendita in un periodo successivo.

Tutto questo è particolarmente sconcertante, visto che nell’UE si va in una direzione diametralmente opposta, molto più favorevole ai consumatori.

Nel comunicato del Consiglio federale, si parla di una semplificazione per i fornitori, che avranno necessità di sostituire meno etichette. È significativo il fatto che i consumatori non vengono neppure menzionati.

Stop alla pubblicità con i soldi dei premi

Questa petizione di Campax e della Konsumentenschutz chiede che la LAMal venga modificata in modo che il denaro incassato tramite i premi per l’assicurazione di base non possa più essere utilizzato per la pubblicità. Firmala anche tu in modo da far sentire la tua voce al Parlamento, dove la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati ha respinto questa proposta che era invece passata alla stessa Commissione del Consiglio nazionale.

Premi 2025: Ticino sempre più in emergenza, urge un intervento

“La situazione è sempre più insostenibile e rischiosa. Assistiamo ormai ad una sanità a due velocità, con una parte della popolazione che rinuncia a trattamenti dei quali avrebbe bisogno. Al Ticino serve un intervento d’emergenza perché vive una situazione particolare, con una fetta importante di popolazione anziana che incide sui costi, salari bassi che pesano sulla capacità di far fronte al pagamento dei premi e una grande densità di fornitori di prestazioni” spiega Antonella Crüzer, segretaria generale ACSI.

I segnali si sono moltiplicati recentemente. Le due iniziative popolari bocciate a giugno, sono state entrambe approvate in Ticino. La politica deve riuscire a trovare delle soluzioni che mettano d’accordo una maggioranza dei cittadini svizzeri. Ma il tempo stringe sempre di più e il Ticino non può più aspettare: già oggi, circa un ticinese su tre ha bisogno del sussidio cantonale (RIPAM), segno di un sistema giunto ai suoi limiti.

L’ACSI è in prima linea da anni nella lotta alla sovramedicalizzazione. In questo ambito, nel quale si procede troppo a rilento, la responsabilizzazione dei pazienti deve andare di pari passo con la rimozione degli incentivi sbagliati che spingono i fornitori di prestazioni a proporre più trattamenti del necessario. Anche un migliore coordinamento delle cure potrebbe portare ad elevati risparmi.

È di fondamentale importanza ridurre il prezzo dei farmaci, anche attraverso un utilizzo sempre maggiore dei generici. Occorre però introdurre un sistema di prezzi di riferimento, visto che anche i generici in Svizzera sono troppo cari rispetto all’estero. Servono poi dei controlli indipendenti delle fatture mediche e ospedaliere al fine di evitare fatturazioni errate o eccessive.

Strumenti per far fronte ai rincari
L’ACSI ricorda agli assicurati i propri diritti: entro il 30 novembre si ha diritto a cambiare la propria assicurazione di base (LAMal), indipendentemente dalla propria età o condizione di salute. Altri strumenti per ridurre l’impatto degli incrementi dei premi sono l’aumento della franchigia a 2500 franchi e l’adesione a modelli alternativi, dei quali occorre però comprendere bene le condizioni. I suggerimenti più dettagliati dell’ACSI per ridurre l’impatto dei premi sono consultabili QUI.

L’ACSI ripropone le consulenze telefoniche gratuite sulle casse malati aperte a tutta la popolazione, per chi necessita di consigli e suggerimenti personalizzati per valutare se e come modificare la propria polizza assicurativa. È possibile contattare per questo scopo il servizio InfoConsumi.

Ecco come confrontare correttamente i premi di cassa malati

La Konsumentenschutz ha recentemente stilato una lista con alcuni esempi di siti che propongono calcolatori NON indipendenti. Fra di essi troviamo comparis.ch, bonus.ch, versicherung-schweiz.ch, checkall.ch, krankenkassenvergleich-praemien.ch.

Inoltre, vi sono anche siti che non mostrano neppure i premi, ma si limitano a chiedere dei dati personali per poi ricontattare le persone in un secondo momento, proponendo contratti assicurativi. Esempi sono: 1A-versichert.ch, kranken-kassen.ch, krankenkasse-vergleichen.ch, krankenkassencheck.ch, krankenkassenprämien-schweiz.ch, krankenkassenvergleich.ch, krankenkassenvergleich-online.ch, krankenkassenversicherung.ch.

L’ACSI ricorda di utilizzare l’unico calcolatore ufficiale, ovvero quello della Confederazione: priminfo.ch.

Integratori per bambini costosi e inutili. Con rischio sovradosaggio

Seguire una dieta variata ed equilibrata è sufficiente per la maggioranza dei bambini: a meno di situazioni di salute particolari, non servono integratori. Tuttavia, questi ultimi attirano molti genitori, che si preoccupano del fatto che il loro bambino non assuma tutti i nutrienti che gli servono. Questi prodotti vengono talvolta promossi perché migliorano la concentrazione, aiutano la crescita o potenziano il sistema immunitario. Un eccesso di micronutrienti può però causare mal di testa, nausea, affaticamento e altri effetti nefasti sulla salute.

La Konsumentenschutz e la Berner Fachhochschule hanno analizzato 20 prodotti reperibili sul mercato svizzero (supermercati, altri negozi…) senza bisogno di alcuna consulenza. I risultati non sono incoraggianti: 15 prodotti su 20 sono sovradosati, ovvero superano i valori di riferimento svizzeri. Le etichette lasciano a desiderare, con informazioni talvolta imprecise. Inoltre, il loro aspetto (caramelle, orsetti gommosi…) e il loro sapore (dolce, a causa dell’aggiunta di zucchero o dolcificanti) crea un forte rischio di mancato rispetto delle indicazioni sul dosaggio.

Infine, l’accento è anche messo sul costo di questi prodotti, i cui benefici sono spesso dubbi, ma il cui impatto sul portafoglio è invece del tutto certo.

L’indagine completa è disponibile QUI.

L’opuscolo “L’essenziale sui diritti dei pazienti” è disponibile

L’opuscolo è curato dai cantoni latini e dal canton Berna e vuole offrire una buona informazione sui diritti e sui doveri dei pazienti, andando così a rafforzare la comunicazione fra pazienti e professionisti della salute. Un’informazione chiara sui propri diritti consente al paziente di essere parte attiva nei trattamenti proposti costruendo una relazione di qualità con gli operatori sanitari e migliorando la qualità delle cure prescritte.

Il precedente opuscolo risaliva al 2016 e necessitava di essere messo a giorno. Oltre ad avere un nuovo volto, l’opuscolo include delle nuove sezioni sull’accompagnamento nel fine vita, la cartella informatizzata del paziente e i doveri dei pazienti.

L’opuscolo si costituisce di 13 capitoli, ognuno dei quali suddiviso in 3 parti: un riassunto dei diritti dei pazienti; una parte “In pratica” per una buona comprensione della legge; una parte “Per saperne di più” con risposte alle domande più frequenti.

Oltre ai diritti, vengono spiegati anche i doveri dei pazienti. Fra di essi, quello di seguire il trattamento accettato o di informare gli operatori sanitari che li prendono a carico su tutti gli elementi importanti che riguardano la loro salute.

L’obiettivo è quello di raggiungere una relazione trasparente che possa contribuire a migliorare la qualità delle cure e/o a rendere le malattie e i trattamenti più sopportabili.

Nella parte finale dell’opuscolo, ogni Cantone segnala indirizzi di enti ed istituzioni e altri contatti utili.

Di seguito i 13 capitoli che compongono l’opuscolo:

  • il diritto all’informazione
  • il consenso libero e informato
  • le direttive anticipate e il rappresentante in caso di incapacità di discernimento
  • il diritto alla libera scelta degli operatori sanitari e/o dell’istituto di cura
  • le misure di coercizione
  • il segreto professionale nel settore sanitario
  • l’accesso alla cartella sanitaria
  • la sanità digitale e la cartella informatizzata del paziente (CIP)
  • l’errore medico
  • il diritto di essere accompagnati e assistiti
  • la donazione di organi e tessuti
  • l’accompagnamento nel fine vita
  • i doveri dei pazienti

Per scaricare l’opuscolo, clicca QUI.

È arrivata la nuova guida per la gestione del budget di casa

La guida, suddivisa in 10 capitoli, offre suggerimenti su come ottimizzare le proprie finanze e far fronte ad eventuali imprevisti. Aiuta inoltre ad operare alcune scelte riguardanti la propria contabilità personale.

Si tratta di uno strumento rivolto a chiunque, ma che può essere particolarmente utile per chi è a rischio di indebitamento eccessivo o ha problemi nella gestione delle proprie finanze.

È scaricabile in formato digitale dal sito de Il franco in tasca, e può essere richiesta gratuitamente anche in formato cartaceo scrivendo a ilfrancointasca@ti.ch.

Comparis non è neutrale: ora se ne tenga conto

Da oltre 25 anni Comparis è uno dei siti più utilizzati in Svizzera per operare confronti. È possibile confrontare tassi ipotecari, premi di cassa malati o assicurazioni di vario tipo. Punto fondamentale: si possono anche richiedere delle offerte direttamente dal sito. Il Tribunale amministrativo federale ha dato ragione lo scorso 12 luglio alla FINMA e alle organizzazioni di difesa dei consumatori e dei pazienti, stabilendo che in realtà Comparis deve essere considerato alla stregua di un intermediario assicurativo.

L’ACSI, così come le consorelle Konsumentenschutz ed FRC, da anni sottolinea che Comparis si promuove definendosi neutrale, ma in realtà guadagna denaro facendo da intermediario e riscuotendo commissioni dalle compagnie assicurative.

L’ACSI raccomanda di utilizzare priminfo.ch per confrontare i premi di cassa malati.

Pacchetti roaming per le vacanze: spesso convengono le eSIM

Le eSIM sono delle “SIM virtuali”, che non devono essere inserite fisicamente nel telefono. Basta scansionare un codice QR. Le cosiddette Travel-SIM sono delle eSIM che offrono dati internet all’estero per dei brevi periodi.

Come dimostrano i dati del confronto resi noti dai nostri colleghi d’oltralpe, utilizzare delle eSIM da viaggio permette di spendere molto meno. Fino ad un minimo di 4 dollari per 2GB, e 12 dollari e 99 centesimi per 5GB. Le offerte di “pacchetti roaming” proposte dagli operatori svizzeri sono molto più care (costano generalmente 3 o 4 volte tanto).

Tuttavia, è bene essere consapevoli che mentre i pacchetti roaming proposti da Swisscom, Sunrise, Salt & co. hanno una durata di un anno (validità minima imposta dalla legge), lo stesso non si può dire per queste alternative. Bisogna quindi acquistare soltanto i dati di cui si ha veramente bisogno nel breve periodo: a volte la validità è soltanto di una settimana.

Alcuni suggerimenti concreti:

  • Se ti trovi spesso all’estero, valuta abbonamenti che abbiano un certo quantitativo di dati inclusi all’estero;
  • Effettuando chiamate tramite internet (WhatsApp, Telegram etc), eviterai i costi di roaming per le chiamate;
  • Non visualizzare video quando ti trovi all’estero: consumano moltissimi dati. Se proprio devi farlo, collegati ad una rete wi-fi;
  • Imposta un tetto massimo per le tue spese di roaming: solitamente è possibile farlo dallo spazio clienti del sito internet della tua compagnia. Altrimenti, chiedi al tuo operatore come fare;
  • Quando ti trovi in zone di confine in Svizzera, se vuoi evitare spese aggiuntive inattese, disattiva il roaming;

BudgetCH, uno strumento utile per gestire la propria contabilità

Il primo fondamentale step per un’accurata gestione delle proprie finanze personali è quello di avere il controllo sulle proprie uscite. E per poterlo fare, occorre avere un metodo per tenerne traccia. Quanto sto spendendo all’anno per i trasporti, per le assicurazioni o ancora per l’alloggio? Quanto invece per viaggi, per i prodotti alimentari o per i miei abbonamenti di telefonia e internet? Sono domande alle quali per poter rispondere con precisione, occorre tener traccia delle spese. In particolare per quel tipo di spese che non sono sempre uguali e ricorrenti (per queste spese, infatti, è sufficiente un rapido calcolo), bensì sono irregolari.

Tenere traccia delle proprie spese porta molte persone a restare rapidamente sorprese dal peso di alcune categorie rispetto ad altre. Per esempio, quanto vanno a pesare sul budget annuale cose apparentemente insignificanti, come caffè o sigarette? Quanto risparmio può portare sull’arco di un anno una differenza di spesa anche piccola, ma ricorrente? Insomma, solo tenendo effettivamente traccia di come spendiamo i nostri soldi possiamo davvero rendercene conto.

Un aspetto importante è imparare a ragionare su base annuale, e non mensile. Questo perché molte spese non si presentano tutti i mesi, eppure questo non vuol dire che si possa permettersi di sottovalutarle. Perché quando arrivano…arrivano. Basti pensare alle imposte. Una corretta pianificazione anche di questo tipo di uscite, accantonando mensilmente il denaro per farvi fronte quando si presenteranno, permette di ridurre stress e grattacapi.

BudgetCH:uno strumento utile

Per prendere il controllo delle proprie finanze, l’app Budget CH è uno strumento certamente valido. L’applicazione per smartphone dell’associazione Budgetberatung permette di creare un proprio budget inserendo tutte le uscite tanto quelle regolari, quanto quelle estemporanee. Alla fine si ottiene un colpo d’occhio sulla propria situazione entrate/uscite suddivise per categorie, alla quale di mese in mese possono essere aggiunte spese specifiche che non sono incluse nel budget. Ogni volta che si aggiunge una spesa, si può assegnare una determinata categoria (per esempio: “vacanze”, o “automobile” o ancora “assicurazione”). È inclusa anche una sezione dedicata al risparmio, nella quale c’è anche la possibilità di inserire quanto si versa per il terzo pilastro. L’app contiene infine delle sezioni “statiche” che propongono consigli e informazioni pratiche.

Un vantaggio nell’utilizzare un’app è che lo smartphone ci accompagna durante tutta la giornata, ed è quindi sempre a portata di mano per inserire le spese. Un pregio di questa app in particolare, a proposito di finanze personali…è che è gratuita. Molte altre alternative commerciali disponibili sul mercato, sono a pagamento.

Quali sono le pecche? Ne abbiamo rilevata una in particolare: la traduzione italiana. Come qualsiasi utente si accorgerà rapidamente dopo averla scaricata, l’app contiene svariati termini quantomeno po- co adatti al contesto in cui vengono inseriti, se non in alcuni casi del tutto errati. Un peccato, visto che si tratta di uno strumento molto utile. Ma per chi è disposto a passare sopra a qualche piccolo errorino, l’utilizzo è più che consigliato.

Il piatto equilibrato diventa digitale: le ricette a portata di clic

Abbiamo posto a Rubina Bianchetti, collaboratrice scientifica dell’Ufficio del medico cantonale, alcune domande per approfondire il funzionamento di questo “ricettario interattivo”.

Cos’è il sito www.ti.ch/ilpiattoequilibrato e come funziona?
È un nuovo sito con ricette che rispettano i principi dell’alimentazione equilibrata. Con questo strumento interattivo è possibile creare più di 24’000 piatti equilibrati selezionando le ricette dei 3 gruppi alimentari che lo compongono: (1) una porzione di verdura/frutta, (2) un farinaceo (patate, riso, pasta, pane, altri cereali) e (3) un alimento ricco in proteine (carne, pesce, uova, legumi, tofu o latticini). La selezione delle ricette è facilitata dai filtri quali stagionalità, ingredienti, tempo di preparazione, ecc. Sul sito sono disponibili anche un’ampia scelta di piatti unici, diversi esempi di menu giornalieri equilibrati di stagione (colazione, pranzo, spuntini, cena) e una sezione dedicata agli approfondimenti, con risposte a varie domande e astuzie per mangiare equilibrato e variato.

A chi si rivolge questo strumento?
Il sito è pensato principalmente per le famiglie con bambini. Degli aspetti sono specifici per loro, come ad esempio alcuni approfondimenti tematici e l’indicazione, nelle ricette, dei passaggi che possono essere svolti dai bambini. D’altro canto i contenuti rispettano i principi dell’alimentazione equilibrata della Società Svizzera di Nutrizione e sono validi per tutta la popolazione. Il sito offre quindi suggerimenti utili a tutti coloro che desiderano seguire un’alimentazione equilibrata e cercano idee pratiche per preparare pasti sani e gustosi.

In precedenza era stata fatta un’omonima pubblicazione cartacea. Come mai si è deciso di abbandonare il cartaceo?
La valutazione è stata fatta dal momento che la pubblicazione cartacea è esaurita, ma le richieste sono state costanti negli ultimi 10 anni (perfino mesi dopo l’esaurimento delle scorte). Le principali ragioni che hanno spinto l’Ufficio del medico cantonale a preferire uno strumento digitale sono state la gratuità del prodotto con il conseguente aumento dell’accessibilità e la possibilità di aggiornare i contenuti in maniera rapida e semplificata. Una volta presa la decisione di trasporre il libro in formato digitale, si è poi cercato di usufruire al massimo della dinamicità del web cercando soluzioni per migliorare e potenziare lo strumento, come per esempio la possibilità di cercare le ricette in maniera attiva (tramite parole chiave o filtri). Inoltre, possiamo anticipare che non abbiamo dimenticato l’aspetto ludico del libro di ricette cartaceo. Complementare al sito di ricette digitale, è in fase di elaborazione un gioco da tavolo analogico che permetterà di coinvolgere i bambini sul tema dell’alimentazione equilibrata senza ricorrere all’uso degli schermi.

Per quale motivo un sito internet come questo è particolarmente utile ed importante al giorno d’oggi?
Oggigiorno siti di ricette non mancano di certo. Con lo strumento www. ti.ch/ilpiattoequilibrato abbiamo puntato sull’alimentazione variata ed equilibrata: ogni piatto presente sul sito rispetta infatti le raccomandazioni della Società Svizzera di Nutrizione. In questo modo le persone che hanno a cuore il proprio benessere possono scegliere tra le varie ricette con la consapevolezza di preparare un piatto equilibrato. L’idea è di aiutare le famiglie a rispondere alla domanda “e oggi cosa cucino?”. Oltre al criterio dell’alimentazione equilibrata, abbiamo considerato quello del poco tempo a disposizione per cucinare proponendo piatti semplici e veloci da preparare (o almeno con delle opzioni per risparmiare tempo). Da notare infine che le ricette sono stagionali, spiegate passo per passo e possono essere comodamente stampate. Speriamo così d’invogliare le persone a cucinare i propri pasti: saranno sicuramente più equilibrati, e probabilmente più economici, di quelli acquistati già pronti.

Il sito è destinato ad essere aggiornato regolarmente in futuro con nuove alternative culinarie?
Questo è uno dei vantaggi di avere uno strumento digitale. L’idea è di poterlo ampliare, sia con ricette, sia con approfondimenti.

Il sito www.ti.ch/ilpiattoequilibrato è stato sviluppato all’interno del Programma d’azione cantonale “Promozione della salute” del Servizio di promozione e di valutazione sanitaria dell’Ufficio del medico cantonale, con il sostegno di Promozione Salute Svizzera.

Bevande energetiche e giovani: i rischi da non sottovalutare

Prima di scrivere l’articolo che state leggendo, siamo andati a dare un’occhiata in uno dei luoghi dove più di frequente i giovani si ritrovano a fare la fila il mattino, prima di prendere treni e bus, per acquistare bevande energetiche: il chiosco della stazione di Lugano. In totale, abbiamo potuto contare oltre 20 diversi tipi di bevande. Di seguito l’elenco dei loro nomi: Red Bull (nelle versioni: classica, sugarfree, zero, red edition, blue edition, white edition, green edition), Ok energy drink (nelle versioni: classic, koffein kick, zero, mango, lemon, simply cola), Monster energy (nelle versioni: original, ultra, ultra sunrise, zero sugar), Nocco (nelle versioni: lemon del sol, orange del sol), El Toni Mate (nelle versioni: ginger, mint), Cannabis Ice.

Chiediamo il parere ad un commesso del chiosco di Lugano che ci conferma questa tendenza. “Negli ultimi anni la varietà si è ampliata e le bevande energetiche hanno preso sempre più spazio tra gli scaffali del reparto frigo. Vengono acquistate soprattutto dai giovani, ma anche dagli adulti. Questi ultimi, di solito, prediligono i marchi che sono sul mercato da più tempo come la Red Bull”.

Le bevande energetiche, come le conosciamo oggi, hanno iniziato a guadagnare popolarità negli anni ‘60 e ‘70 con l’introduzione di prodotti come Lipovitan in Giappone, ma sono diventate conosciute a livello globale solo negli anni ‘80 con il lancio di Red Bull in Austria nel 1987. Questo prodotto, in particolare, ha definito il moderno settore degli “energy drink”, abbinando caffeina, taurina, zuccheri e altre vitamine con l’obiettivo di ottenere “un aumento di energia”. Da allora, il mercato ha visto una continua espansione, con molte altre marche che hanno proposto diverse formulazioni.

Di seguito l’articolo completo, apparso nella Bds 2.24:

Il sostegno al solare è nell’interesse di tutti

Il fatto che la rimunerazione per l’energia prodotta dai privati oscilli di anno in anno non è però una novità. Basti pensare che per l’energia prodotta nel 2020 (e pagata nel 2021) era di 5 cts/kWh, nel 2021 di 11 cts/Kwh, nel 2022 di 22.5 cts/kWh e nel 2023 di 8.5 kWh. Il prezzo segue infatti l’andamento del mercato, in particolare della borsa elettrica svizzera Swissix. Questa volatilità annuale non incoraggia di certo l’adozione del solare, che le autorità hanno dichiarato a più riprese essere un obiettivo del Canton Ticino. L’altalena dei prezzi rende anche più difficoltoso per i privati pianificare l’ammortamento degli impianti.

A questo proposito, l’ACSI fa alcune considerazioni.

Prima di tutto è importante sottolineare come la parte preponderante della convenienza dell’avere un impianto solare non è rappresentata dalla possibilità di rivendere l’energia prodotta in eccesso, bensì dal consumo proprio, che permette di ridurre il peso delle bollette.

Secondariamente, è determinante anche la concessione di eventuali sussidi, sotto forma di contributi diretti o risparmi fiscali, che possono coprire una parte molto importante dei costi dell’impianto (anche oltre il 30%).

Detto tutto questo, un’ulteriore incentivazione potrebbe provenire dall’introduzione di una soglia minima di rimunerazione della corrente fotovoltaica in Ticino. In questo modo, sarebbe possibile una miglior pianificazione da parte dei privati. L’ACSI ha sempre spinto perché l’adozione del solare venga incoraggiata, visto che va a vantaggio di una maggior indipendenza energetica della nostra regione oltre che dell’ambiente.

Non abbiamo mancato di sottolineare ciò anche in occasione delle consultazioni per il PECC (Piano energetico e climatico cantonale).

L’ACSI è anche membro attivo della Commissione federale del consumo, attraverso la quale ha partecipato alla consultazione in merito alla revisione dell’Ordinanza sulla promozione della produzione di elettricità generata a partire da energie rinnovabili. In quell’occasione, abbiamo sostenuto che la riduzione, la soppressione o l’instabilità temporale dei sussidi avrebbe scoraggiato l’installazione di pannelli.

Tuttavia, la concessione o meno di sussidi rappresenta una decisione politica.

L’ACSI ci tiene comunque a ribadire che se la diffusione degli impianti solari sul nostro territorio è nell’interesse collettivo, gli incentivi non possono essere abbandonati ed è nell’interesse delle autorità fare in modo che questa scelta rimanga attrattiva per i cittadini.

In fin dei conti (2021-2023)

Dal 2021 al 2023 è stata proposta su La borsa della spesa una rubrica incentrata su temi legati all’uso del denaro. Si è parlato per esempio di mezzi di pagamento, di strategie di risparmio, di rischio di indebitamento e di strategie di vendita alle quali le consumatrici ed i consumatori devono prestare attenzione. 

Di seguito è possibile scaricare tutte le 22 edizioni della rubrica, oltre allo “Speciale Indebitamento” apparso nella Bds 8.23.

BdS 1/21: La sfida di tenere i conti
BdS 2/21: Perché è consigliabile tenere i conti, e come farlo
BdS 3/21: Carte, app, contante…con cosa pago oggi?
BdS 4/21: Quanto valgono i miei superpunti/punti cumulus?
BdS 5/21: Parliamo di risparmio
BdS 6/21: Come spendere meno facendo la spesa
BdS 7/21: Paghetta sì, paghetta no, paghetta come?
BdS 8/21: Indebitamento eccessivo, facciamo il punto

BdS 1/22: Ecco le nuove carte di debito. Cosa cambia per il consumatore?
BdS 2/22: Investire, un gioco da ragazzi?
BdS 3/22: Sconti e offerte, ma è sempre un affare?
BdS 4/22: Qualche suggerimento per difendersi dall’inflazione
BdS 5/22: I pagamenti BNPL sono da usare con prudenza
BdS 6/22: Occhio alla “shrinkflation”: ovvero stesso prezzo, ma minor quantità
BdS 7/22: Black Friday, Cyber Monday, Single’s Day…quanti sconti!
BdS 8/22: Strategie di vendita: due esempi a cui prestare attenzione

Bds 1/23: Dazi, IVA e sdoganamento: le spese per gli acquisti online
Bds 2/23: Carte di credito: come usarle al meglio
Bds 3/23: I pagamenti istantanei arriveranno anche in Svizzera
Bds 4/23: Finti sconti, Conforama condannata. E adesso?
Bds 5/23: Pagamenti BNPL, troppe insolvenze. Regole in arrivo
Bds 6/23: Mezzi di pagamento, cresce l’uso delle app
Bds 7/23: Nessuna rubrica
Bds 8/23: Speciale indebitamento

Il nuovo metà prezzo PLUS: un passo avanti?

La maggioranza delle persone non vuole o non può permettersi l’abbonamento generale (AG). E si può capirle. Il costo è di 3995 franchi per un AG di seconda classe a livello svizzero (6520 franchi per la prima classe) e di 2062 franchi per un abbonamento annuale Arcobaleno valido per tutto il Ticino (prima classe: 3506 franchi). Per chi può permettersi, per via del luogo dove risiede e del lavoro che fa, di rinunciare completamente o quasi al veicolo privato, queste cifre rappresentano comunque un notevole risparmio. Infatti, se si considerano tutte le spese dirette o indirette che un’automobile comporta nel corso di un anno “medio”, esse sono ben superiori. Il costo di questi AG è tuttavia troppo elevato per chiunque utilizzi i mezzi pubblici in maniera occasionale.

La principale alternativa è rappresentata dall’abbonamento metà prezzo FFS (190 franchi il primo anno, 170 dal secondo). Questo abbonamento comporta però comunque la necessità di continuare a pagare la metà dei propri biglietti di treno. E fra l’altro, il costo del metà prezzo è aumentato più volte negli ultimi anni (anche a dicembre 2023, un aumento di 5 franchi da 185 a 190 franchi). Il metà prezzo PLUS viene presentato dall’Alleanza Swisspass come una “terza via”, a metà strada fra metà prezzo normale e AG. Vediamone il funzionamento.

Il metà prezzo PLUS consente maggiore flessibilità
Il funzionamento del nuovo abbonamento è il seguente: pagando una somma a propria scelta fra 800, 1500 o 2100 franchi, si ricevono dei crediti che possono essere utilizzati per acquistare biglietti. L’ammontare dei crediti corrisponde a quanto versato più un bonus aggiuntivo. Chi versa 800 franchi, riceve 1000 crediti. Chi versa 1500, ne riceve 2000. E chi versa 2100, ne riceve 3000. Vi sono poi delle cifre più vantaggiose per gli under 25.

L’abbonamento ha scadenza annuale. Al termine dell’anno, se sono stati spesi meno soldi di quelli versati, la differenza viene restituita. Non viene ovviamente restituito il bonus, ma unicamente quanto si è effettivamente versato. Il bonus può essere speso per acquistare biglietti, ma non incassato sotto forma di franchi, e questo ci pare sacrosanto (altrimenti il nuovo metà prezzo FFS diventerebbe come un investimento in borsa…). Da notare che conviene sicuramente acquistare comunque anche l’abbonamento metà prezzo normale. Infatti in caso contrario si pagherebbero i biglietti a prezzo pieno, seppur col bonus. Quindi, bisogna aggiungere il costo del metà prezzo normale a quello del “plus” (come detto in precedenza, 190 franchi il primo anno e 170 dal secondo). Il che fa lievitare ulteriormente il costo.

Cosa ne pensa l’ACSI?
Secondo noi, questa proposta è un passo avanti, e può essere valida per alcune persone. Tuttavia, non ci soddisfa. Il motivo è molto semplice: manca una fascia “bassa”. Il prezzo della versione più economica è comunque di 800 franchi, ai quali vanno aggiunti 190 franchi (o 170, se già lo si possiede) dell’abbonamento metà prezzo. Praticamente, bisogna sborsare quasi 1000 franchi. Il tutto per ottenere un vantaggio di “soli” 200 franchi. Ad essere più vantaggiose sono infatti le versioni più care, che consentono bonus ben maggiori (di 500 e 900 franchi rispettivamente). Ma siamo sempre lì: queste sono proposte adatte ad utenti assidui dei mezzi pubblici. L’utente occasionale non metterà mai sul piatto cifre simili. E la versione da 800 franchi (+190/170), rimane comunque troppo cara e dà un vantaggio modesto. Anche perché non consente di acquistare due tipologie di biglietti molto apprezzate: le carte giornaliere dei Comuni (quelle normali, sì) e le carte per più corse.

Quindi, in conclusione, seppure questi abbonamenti siano un’alternativa che può fare comodo, a nostro modo di vedere non risolvono il problema degli utenti occasionali dei mezzi pubblici, per i quali sarebbe servita una proposta di alcune centinaia di franchi più bassa: magari con un bonus più contenuto, ma perlomeno più accessibile. Inoltre, a maggior ragione visto che l’abbonamento si chiama “metà prezzo PLUS”, sarebbe stato il caso di includere il costo dell’abbonamento metà prezzo. È un po’ un controsenso acquistare un abbonamento che si chiama “metà prezzo PLUS”, e doverne poi acquistare un altro a parte che si chiama “metà prezzo”. Temiamo che questo genererà confusione. Un ultimo appunto consiste nella complessità del meccanismo, che dal nostro osservatorio possiamo definire eccessiva per molti utenti e che sicuramente scoraggerà alcune persone dall’interessarsi a questo abbonamento. Sarebbe servito qualcosa di più semplice ed immediato da capire.

Osservatorio del sale, ben pochi miglioramenti

l consumo di sale continua ad essere troppo elevato in Svizzera. Non significa che tutti debbano ridurne l’apporto, e naturalmente non va eliminato. Però i 5 grammi al giorno raccomandati dall’OMS sono ampiamente superati dalla maggioranza dei consumatori svizzeri. Uno studio del 2018 della Berner Fachhochschule stimava che gli svizzeri consumassero infatti circa 9,5 grammi di sale al giorno. Il grosso di questo sale, proviene da alimenti lavorati (si stima circa il 75%). E in molti di questi alimenti, non si immagina che ci possa essere sale. Come per esempio, i cibi dolci; allo stesso modo la maggioranza delle persone non si aspetta di trovare zucchero nei cibi salati. In realtà, avvengono entrambe le cose.

Dopo 15 anni, pochi risultati
Nel 2008, la Confederazione ha lanciato un programma volto a ridurre il consumo di sale in Svizzera. Il procedimento è abbastanza “tipico” dell’approccio che si adotta generalmente in Svizzera: chiede- re all’industria di ridurre il tasso di sale nei prodotti su base volontaria. Come spesso accade con questo approccio, i progressi sono nel migliore dei casi lenti e minimi, se non del tutto assenti. È quello che l’ACSI ha riscontrato in occasione di ampi rilevamenti effettuati nel 2012 e nel 2018: alcuni prodotti contenevano effettivamente meno sale, altri ne contenevano di più, per un risultato complessivo sostanzialmente nullo per l’alimentazione e la salute dei consumatori elvetici.

A distanza di alcuni anni dall’ultimo Osservatorio effettuato nel 2018, abbiamo deciso di fare un piccolo rilevamento focalizzandoci soltanto su un ristretto campione di prodotti, tanto per tastare il polso della situazione. Abbiamo così controllato il quantitativo di sale presente in quattro categorie di prodotti: corn flakes, pane semibianco, pizze precotte al prosciutto e sughi al pomodoro. Abbiamo preso degli esempi di prodotti appartenenti a queste quattro categorie presso Aldi, Coop, Denner, Lidl, Manor e Migros. Laddove possibile, abbiamo cercato gli stessi identici prodotti che avevamo controllato nel 2018, per valutare le eventuali variazioni nel contenuto di sale in questi prodotti. Questo non è sempre stato possibile, perché alcuni di questi prodotti non esistono più, o comunque non siamo riusciti a reperirli in occasione delle nostre visite nei negozi.

Abbiamo scelto queste quattro categorie perché ci sono sembrate pertinenti per vari motivi. Il pane e i sughi al pomodoro sono prodotti di uso molto comune, e soprattutto nel caso del pane, prodotti che danno un apporto considerevole di sale. Volevamo includere almeno una categoria di prodotti surgelati, e la scelta è ricaduta sulle pizze. Infine, i corn flakes sono un buon esempio di un tipo di prodotto nel quale non ci si aspetta di trovare un quantitativo rilevante di sale.

Di seguito l’articolo completo, tratto dalla Borsa della spesa numero 8 del 2023.

Il diritto alla riparazione avanza nell’UE

In attesa di vedere quali saranno le modifiche di legge effettive e le raccomandazioni di azione agli stati membri, si tratta di un passo ulteriore in un processo in atto già da molti anni che ha portato a notevoli miglioramenti per i consumatori europei in materia di riparabilità. Molto spesso infatti i consumatori riparerebbero più che volentieri i propri prodotti anziché acquistarne di nuovi, a patto però di poter accedere ad un servizio di riparazione efficiente e a prezzo ragionevole.

Questo sviluppo potrebbe portare in futuro a nuove iniziative statali per incentivare la riparazione, come già fatto in Francia e Austria, concedendo anche bonus e sussidi a chi fa riparare determinati prodotti anziché gettarli via. Ricordiamo che la gestione dei rifiuti e il loro smaltimento comporta costi elevati per la collettività e ridurne la mole è nell’interesse di tutti.

Di fondamentale importanza è anche il tema della disponibilità dei pezzi di ricambio, che nell’UE deve ormai essere garantita per periodi di tempo stabiliti per diverse categorie di prodotti dopo l’entrata in vigore delle nuove norme in materia di riparabilità nel 2021. Anche la Svizzera ha recepito le norme UE nel 2021.

Si attende ora di vedere cosa comporterà nel concreto in Svizzera la spinta per un’economia più circolare sostenuta recentemente dalla Commissione dell’ambiente del Consiglio degli Stati.

L’ACSI continuerà dal canto suo a sostenere il progetto Caffè riparazione nella Svizzera italiana, che permette di offrire la possibilità ai cittadini di riparare i propri oggetti in occasione di appositi eventi sul territorio. Inoltre, continueremo a spingere un estensione del diritto di garanzia.

L’abbuffata al cinema: l’inchiesta ACSI dalla Bds 3.23

Nelle sale cinematografiche il consumo di bevande zuccherate, pop corn, gelati e altri dolciumi è una costante. In particolare proprio da parte di bambini e ragazzi. Attratti dalla pubblicità, ingeriscono grandi quantità di zuccheri, grassi e sale. Alcuni genitori sono andati con i propri figli a visitare le principali sale ticinesi per conto dell’ACSI, sulla falsariga dell’inchiesta svolta dai colleghi romandi della FRC nelle sale della Svizzera francese. I risultati mostrano alcune similitudini, ma anche delle differenze rispetto ai risultati dell’inchiesta d’oltralpe.

In allegato l’inchiesta completa.

Elettricità sempre più cara, ma quando è giustificato?

Dopo un aumento medio del 27% fra il 2022 e il 2023, ne seguirà un altro che al momento viene stimato in un +12% fra il 2023 e il 2024. Il prezzo dell’energia elettrica continua dunque la sua cospicua ascesa. A fronte di una situazione a macchia di leopardo, con massicce differenze regionali, l’ACSI continua a chiedere che venga fatta maggior luce sui meccanismi dietro a questi aumenti e che la Elcom verifichi effettivamente quali sono giustificati i quali no.

I profitti realizzati da alcune aziende elettriche non possono avvenire sulle spalle dei consumatori, che sono impotenti di fronte alla scelta del proprio fornitore: a seconda del comune di residenza, devono adattarsi. Ivan Campari dell’ACSI ne ha parlato negli scorsi giorni in un intervista a LaRegione.

Proprio il tema dei prezzi dell’energia elettrica è del resto stato approfondito in uno degli ultimi numeri de La borsa della spesa.

Finti sconti e condanna a Conforama: speriamo qualcosa cambi

Da un lato, la solita multa dall’importo contenuto: 5000 franchi per violazione della Legge contro la concorrenza sleale così come dell’Ordinanza federale sull’indicazione dei prezzi. Lo abbiamo già detto più e più volte: queste sanzioni di piccola entità non possono scoraggiare queste grosse catene dal praticare finti sconti ed altre pratiche commerciali scorrette.

Però questa volta, oltre alla multa (e alle spese processuali, 11’000 franchi a carico di Conforama), dovrà essere versato un risarcimento alla collettività di 1,5 milioni di franchi. Non si erano mai viste cifre simili in Svizzera per sentenze su questo tema.

Conforama ha del resto continuato a praticare i finti sconti in contemporanea allo svolgimento del procedimento giudiziario, dimostrando così tutta la sua indifferenza di fronte ad eventuali sanzioni.

Questa sentenza è un punto di svolta? Ci piacerebbe pensarlo. Ma la realtà è che, per ora, occorre essere prudenti. Innanzitutto, a fare la differenza è stato il risarcimento: la multa anche in questo caso era contenuta. Inoltre per arrivare a questo risultato sono serviti 4 anni e il coinvolgimento, con grande dispendio di risorse, della FRC oltre che del Ministero pubblico vodese. E c’è da fare i conti con un probabile appello. L’ACSI si augura comunque che questa sentenza porti ad un maggiore rispetto dei consumatori, troppo spesso presi per il naso da offerte fasulle o fuorvianti.

Ecco iSupport: un aiuto ai familiari curanti di persone affette da demenza

Spesso il principale aiuto per le persone affette da demenza è rappresentato dalla figura del familiare curante. Sovente sono proprio costoro infatti a rendere possibile una diagnosi tempestiva e a fornire aiuto nella vita quotidiana permettendo al paziente di vivere a domicilio. Non deve quindi sorprendere che l’OMS abbia deciso di proporre fra gli strumenti di risposta di salute pubblica alle demenze anche una piattaforma di supporto rivolta principalmente ai familiari curanti. L’obiettivo è duplice: formare il familiare curante e promuoverne il benessere.

La versione generica di iSupport è disponibile dal 2019. Sono seguiti degli adattamenti linguistici e culturali, fra i quali la versione svizzera, sviluppata nell’ambito di un progetto di ricerca in Ticino dall’Istituto di salute pubblica dell’USI (IPH) col sostegno del Cantone, di Pro Senectute e con la collaborazione di Alzheimer Ticino e SUPSI e di altri partner, inclusi i familiari curanti. I lavori sono iniziati nel 2020, e la piattaforma è ora disponibile nelle tre lingue nazionali per computer, smartphone o come manuale cartaceo.

Un passo importante nella strategia cantonale sulle demenze
“Questa piattaforma nasce in un contesto ben preciso: quello dello sviluppo della Strategia cantonale sulle demenze. Spero che possa permettere tanto ai familiari curanti, quanto ai pazienti nella fase iniziale della malattia, di trovare una certa serenità, oltre a risposte a dubbi e perplessità specifiche” ci ha spiegato la dottoressa Anna De Benedetti, presidente della Commissione cantonale sulle demenze. “Penso che sia importante per que-ste persone sentire che sia possibile trovare delle risposte. E penso anche che si tratti di uno strumento utile per tutta la collettività: vista la prevalenza dei disturbi cognitivi, si tratta di un problema della società intera. Al quale stiamo cercando di dare delle risposte”, ha aggiunto la dottoressa De Benedetti.

“È uno strumento basato sull’evidenza e costruito insieme ai familiari curanti”
La dr. Maddalena Fiordelli, docente ricercatrice presso l’IPH e co-responsabile del progetto insieme al Prof. Emiliano Albanese, e Anna Messina, psicologa e studente di dottorato sempre all’IPH, fanno parte, insieme alla dr. Rebecca Amati e Anna Maria Annoni, del team che ha creato la versione svizzera di iSupport. Un team che si mantiene in contatto con la rete di ricerca internazionale: “vi è uno scambio costante. Numerosi paesi hanno fatto o stanno facendo adattamenti culturali e linguistici della piattaforma fra i quali, per esempio, il Brasile, l’India, la Francia e l’Australia”, ci ha spiegato Maddalena Fiordelli, che ha precisato gli obiettivi di fondo: “da un lato si vuole permettere al familiare di formarsi, capendo cos’è la demenza, quali sono i sintomi e le difficoltà quotidiane di chi ne è affetto, dall’altro ci sono dei contenuti che aiutano a riflettere sulla propria situazione di salute mentale come familiare curante”. Anna Messina ci ha aiutato a capire più nel dettaglio anche questo secondo aspetto: “sono presenti anche degli esercizi di rilassamento audioregistrati, o delle domande a risposta multipla o aperta. Il sistema fornisce soluzioni e risposte, in questo senso avviene un’interazione. Non si tratta quindi unicamente di un deposito di contenuti informativi”. Un’interazione però chiaramente limitata alle risposte automatiche. “Ma sono presenti anche dei link esterni per contattare un professionista”, aggiunge Anna Messina. Una funzione per ora in fase speri- mentale è quella del forum online. Attualmente, i commenti sono pre-moderati e quindi l’uso ne risulta piuttosto ristretto. “È possibile che in futuro venga ampliato se saremo in grado di garantire la presenza di una persona qualificata per seguirlo”, ha indicato Maddalena Fiordelli.

Un’iniziativa utile per i consumatori-pazienti
Questa piattaforma rappresenta uno strumento di grande importanza nella gestione di una malattia sempre più prevalente per la quale non esistono vere e proprie cure farmacologiche. E sarà utile per tutta una serie di consumatori-pazienti confrontati direttamente o indirettamente con le patologie neurodegenerative, che grazie a questa piattaforma saranno più informati, consapevoli e supportati.

Per ulteriori informazioni si prega di scrivere all’indirizzo: isupport@usi.ch.

Bisogna diminuire nettamente lo zucchero nell’alimentazione

Secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) non si dovrebbe consumare più di 50g al giorno di zuccheri, anzi, l’ideale è una media quotidiana inferiore a 25g. Bambini e ragazzi ne dovrebbero consumare ancora meno, e nessun zucchero aggiunto dovrebbe essere consumato dai piccoli fino a 3 anni di età. Ma in Svizzera il consumo pro capite di zuccheri è ben oltre queste cifre. Gli inviti alle aziende e ai produttori affinché riducano il contenuto di zuccheri aggiunti nelle bibite e nei cibi pronti non hanno ottenuto finora risultati significativi, occorre fare molto di più.

In Svizzera più di 2,2 milioni di persone soffrono di malattie croniche non trasmissibili quali l’obesità, il diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e neurovegetative, tumori, senza contare le carie dentarie. Queste malattie causano circa l’80% all’anno dei costi diretti totali della sanità, ossia circa 52 miliardi di franchi. In tutto ciò la nostra alimentazione ha una grande influenza poiché un consumo eccessivo di zuccheri aumenta il rischio di sviluppare diverse patologie. Ridurne il consumo, soprattutto tra i bambini e gli adolescenti, ha dunque un grande potenziale nella prevenzione delle malattie non trasmissibili, così come anche sulla riduzione dei costi sanitari. È partendo da queste considerazioni che l’Alleanza nazionale alimentazione e salute e i partner di MAYbe Less Sugar, hanno lanciato un appello a politici, autorità, responsabili dell’educazione, a enti e tutti coloro che con le loro decisioni o azioni possono influenzare in modo importante questo stato di cose.

L’appello chiede in primo luogo una maggiore protezione dei bambini. In particolare: che non vi siano zuccheri aggiunti negli alimenti e nelle tisane per bébé e che il tenore di zuccheri nelle derrate alimentari dei bambini sia limitato; che non vi siano edulcoranti negli alimenti destinati ai piccoli; che le bibite zuccherate siano bandite da scuole e asili e sia limitata l’offerta di dessert zuccherati; e infine che i prodotti molto zuccherati destinati ai bambini non possano essere pubblicizzati (al riguardo vedi i risultati dell’inchiesta pubblicata sulla Bds 4.22).

Le bibite zuccherate e i dolciumi forniscono la maggior parte dello zucchero consumato in Svizzera (rispettivamente il 38 e il 48%). Ecco perché nell’appello, oltre all’introduzione di una limitazione del tenore di zucchero nei prodotti finiti, si chiede l’introduzione di una tassa progressiva per le industrie che producono bibite con zuccheri aggiunti ed edulcoranti artificiali, in modo che le incitino a ridurne il tenore. E in quest’ambito si chiede anche il divieto generale di azioni e promozioni sui prezzi delle bibite zuccherate.

Affinché i consumatori possano acquistare consapevolmente è importante che dispongano di tutte le informazioni necessarie per poterlo fare, meglio ancora se tramite una dichiarazione nutrizionale semplice e comprensibile come quella del Nutri-Score: si invita pertanto a introdurre questa dichiarazione a livello nazionale. Nel contempo si chiede anche che nessun prodotto contenente zuccheri aggiunti possa riportare sulla confezione riferimenti salutistici.

Tra le richieste non vi sono però solo limitazioni e divieti: si invita infatti anche a promuovere l’accesso agli alimenti salutari, come frutta e verdura, e ai cibi non ultralavorati.

Come detto, l’appello non si rivolge direttamente ai consumatori, ma è importante che anche loro ne siano consapevoli affinché possano fare delle scelte responsabili.

Per ulteriori informazioni, CLICCA QUI.

Sì a norme più stringenti per un’economia circolare

Secondo il recente rapporto Circularity Gap, la Svizzera è circolare solo al 6,9%; ciò significa che più del 93% delle risorse utilizzate nell’economia proviene da risorse naturali vergini. La revisione della LPAmb (20.433) è fondamentale per fornire la base giuridica per lo sviluppo di un’economia circolare su larga scala in Svizzera, che promuova l’estensione della durata di vita degli oggetti di uso quotidiano e quindi la salvaguardia delle risorse. La condivisione, il riutilizzo, la riparazione, il ripristino e, in ultima analisi, il riciclaggio devono assumere un ruolo centrale nella legge. Il progetto proposto al Parlamento dalla Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N) è un’occasione da non perdere per andare in questa direzione. In particolare, le misure contenute nel progetto di legge consentirebbero di stabilire requisiti minimi per i prodotti e per gli imballaggi presenti sul mercato in base alla loro durata di vita, alla disponibilità di pezzi di ricambio o alla loro riparabilità. La legge tiene anche conto per la prima volta del danno ambientale lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti, permettendo di andare oltre l’approccio del riciclaggio.

La Svizzera deve fare in modo di recuperare il suo ritardo nell’ambito dell’economia circolare. Il progetto di revisione della LPAmb permetterebbe di compiere i primi passi necessari, anche se esso, nel confronto internazionale, è poco ambizioso: l’UE e alcuni dei suoi Paesi membri, come l’Austria con il suo bonus di riparazione, la Francia con il suo indice di riparabilità o i Paesi Bassi e la Finlandia, sono andati ben oltre. La maggior parte delle misure proposte dalla CAPTE-N oltretutto non sono vincolanti: se non si vuole che rimangano semplici dichiarazioni di intenti, queste disposizioni devono invece essere rese obbligatorie.

Mentre l’UE e diversi Paesi limitrofi hanno adottato ambiziose politiche pubbliche sull’economia circolare, il progetto svizzero rimane incentrato sul recupero di materiali ed energia: le strategie per la limitazione dei rifiuti, il prolungamento della vita degli oggetti e l’eco-design non sono sufficientemente tenute in considerazione. Per questo motivo i membri della coalizione “Lunga vita ai nostri oggetti” auspicano che con l’adozione della revisione della LPAmb si considerino anche alcuni adattamenti che la rendano più ambiziosa ed efficace. Questa revisione legislativa è infatti essenziale per una transizione dell’economia verso una maggiore sostenibilità.

Come evitare le contraffazioni nello shopping online

Occorre innanzitutto essere ben consapevoli del fatto che l’importazione di prodotti contraffatti in Svizzera è illegale, che sia attraverso acquisti online o acquisti effettuati di persona in altri paesi. La dogana può confiscarli e distruggerli.

Quali sono i suggerimenti dell’ACSI per evitare di incappare nell’acquisto di prodotti “fasulli”?

  • Internet espone a rischi, ma offre anche opportunità. Una di esse sta proprio nella possibilità di cercare informazioni. Vale la pena di sfruttarla. Molto spesso una semplice ricerca di pochi minuti su Google permette di farsi un’idea su un negozio online o su un’azienda di qualsiasi tipo. Si trovano informazioni affidabili? Quale è la sua politica in materia di diritto di restituzione dei prodotti? Dove ha la sede? Ci sono recensioni di altri consumatori? Tenere però presenti due cose: innanzitutto le recensioni, soprattutto quelle positive, possono essere false. Secondariamente, il dominio .ch non implica necessariamente che la merce venga spedita dalla Svizzera o che il negozio abbia una sede in Svizzera.
  • Puntando su siti e aziende ben conosciuti normalmente si evitano i rischi. Occhio invece a siti poco conosciuti, incluse magari piattaforme dove chiunque può creare un profilo e vendere qualcosa.
  • Diffidare dei prezzi incredibilmente bassi.
  • Diffidare dei siti scadenti da un punto di vista linguistico (uso di traduttori automatici) o grafico.
  • Consultare i suggerimenti dell’UDSC.

Acquisti nel corso di fiere e esposizioni: non esiste diritto di revoca

Durante fiere e esposizioni consumatrici e consumatori si lasciano sedurre più facilmente dall’offerta abbondante o dall’abilità dei venditori e firmano con una certa leggerezza contratti per oggetti di cui non hanno veramente bisogno o per i quali non hanno valutato attentamente le conseguenze finanziarie sul loro budget. Spesso questa leggerezza deriva dalla convinzione di poter ritornare sulle proprie decisioni. Purtroppo non è così. Gli art. 40a e seguenti del Codice delle obbligazioni che prevedono un diritto di revoca entro 14 giorni non si applicano ai contratti conclusi durante fiere e esposizioni. I consumatori sono quindi impegnati in modo definitivo dalla loro firma o dal loro acquisto.

L’ACSI raccomanda di non lasciarsi impressionare da eventuali sconti concessi in caso di firma immediata.

L’ACSI consiglia ai consumatori di riflettere e valutare attentamente prima di un acquisto che comporta una spesa importante.

L’ACSI ricorda che il suo servizio “Infoconsumi”, aperto tutte le mattine dalle 08.30 alle 11.30, è in grado di fornire consulenze telefoniche (091 922 97 55 tasto 1) anche su questo tema.

“Lunga vita ai nostri oggetti!”: uniti per sostenere un’economia circolare

L’ACSI, APRÈS, l’Associazione svizzera delle arti e mestieri, Circular Economy Switzerland, la Fédération romande des consommateurs, Gemeinwohl-Ökonomie Schweiz, Greenpeace Switzerland, Impact Hub Switzerland, NoOPS.ch, Pro Natura, sanu durabilitas, swisscleantech, Travail.Suisse e WWF Switzerland hanno unito le loro forze per sostenere la creazione di condizioni quadro favorevoli a livello federale e per incoraggiare gli attori economici ad ampliare la loro offerta di servizi e prodotti “circolari”. Estendere la durata di vita degli oggetti permette di produrre vantaggi ecologici, economici e sociali.

La Svizzera è in ritardo nella realizzazione di un’economia che sia realmente circolare. Questa transizione è indispensabile per preservare le nostre risorse naturali. Le strategie di riparazione, riutilizzo e ripristino sono lungi dall’essere prioritarie nel nostro Paese, dove l’attenzione è piuttosto rivolta alla raccolta differenziata e al riciclaggio. Queste strategie non permettono però di ridurre significativamente l’eccessivo consumo di risorse né il suo notevole impatto sull’ambiente e sul clima. Per queste ragioni l’economia circolare non si limita al riciclaggio. Infatti, per realizzare la transizione circolare, bisogna applicare una riflessione che consideri l’intero ciclo di vita dei prodotti e che tenga conto delle varie opzioni per estenderne l’utilizzo. Al giorno d’oggi, non solo l’eco-concezione è ancora un’eccezione, ma gli ostacoli che i consumatori devono superare per far durare più a lungo i loro prodotti sono ancora numerosi.

In questo contesto, 14 organizzazioni provenienti da tutta la Svizzera e desiderose di cambiare la situazione si sono unite per formare la coalizione “Lunga vita ai nostri oggetti”. Il lancio ufficiale della coalizione ha avuto luogo il 10 ottobre 2022 a Berna, a pochi passi dal Palazzo federale (vedi immagine F.Bertschinger). Contemporaneamente, la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N) ha ripreso le discussioni sul progetto di revisione della Legge sulla protezione dell’ambiente. I membri della coalizione sostengono questo progetto, che consentirebbe di ancorare nella legge lo sviluppo dell’economia circolare. Lo vorrebbero però più ambizioso: il testo manca di obiettivi precisi e quantitativi, di strumenti per incentivare il riutilizzo e di meccanismi di controllo.

Sotto un imponente albero, che rappresenta la longevità e la diversità delle strategie circolari, le 14 organizzazioni si sono riunite per presentare i loro obiettivi. Sono quattro le principali aree di intervento identificate: impegnarsi per estendere la durata di vita degli oggetti, sostenere la creazione di condizioni quadro favorevoli, offrire ai consumatori un accesso facile e conveniente alla riparazione e al riutilizzo, incoraggiare e dare visibilità agli attori che si sono già orientati verso l’economia circolare.

La nuova coalizione, che è sempre aperta ad accogliere nuovi membri, intende realizzare azioni politiche congiunte, dialogare con gli attori economici ed informare il pubblico. L’economia circolare deve diventare una priorità per consentire un consumo sostenibile che rispetti i limiti del nostro pianeta.

Shrinkflation: segnalaci ciò che vedi!

Nello specifico, la shrinkflation può assumere almeno tre forme principali:

  • L’imballaggio di un prodotto viene modificato al fine di ridurre la quantità del contenuto. Il prezzo però, rimane identico. Quindi, in pratica, l’operazione equivale ad un aumento di prezzo.
  • Non solo il prezzo rimane identico, ma anche l’imballaggio. Tuttavia, è il contenuto a cambiare: riducendosi di quantità, o magari, soprattutto per alcuni prodotti alimentari, divenendo più “diluito” (esempio: uno yogurt alla frutta con meno frutta).
  • Il prezzo rimane identico, ma il contenuto cambia: non solo come quantità. Per esempio, un ingrediente o una parte del prodotto viene eliminato del tutto, oppure deve essere acquistato a parte.

La shrinkflation non si limita ai prodotti alimentari. Viene praticata anche con i prodotti di igiene o pulizia, ma può effettivamente riguardare beni di consumo di qualsiasi categoria.

La creatività nelle giustificazioni
Le aziende ricorrono spesso a giustificazioni creative per queste operazioni. Per esempio, la riduzione di dimensioni (e di contenuto) di una bottiglia di Gatorade può essere descritta come un metodo per rendere la bottiglia più ergonomica, a vantaggio di chi deve usarla mentre sta praticando uno sport. La riduzione del quantitativo di Toblerone presente in una barretta, invece, può essere presentata in chiave salutista: in questo modo, il consumatore ingurgita meno zucchero e l’azienda si sta quindi impegnando a combattere l’obesità. O ancora, c’è chi difende la riduzione delle dimensioni di un prodotto con il fatto che un prodotto più piccolo abbia un’impronta ecologica minore. Insomma, la creatività degli addetti al marketing è infinita. Di fatto, si tratta di puri e semplici aumenti di prezzo.

Perché funziona meglio degli aumenti di prezzo diretti e trasparenti?
Quando un’azienda aumenta il prezzo dei suoi prodotti, deve quasi sempre fare i conti con un contraccolpo. Una parte dei suoi clienti opterà per rinunciare al prodotto in questione, per acquistarne una quantità minore, o ancora passerà alla concorrenza. Questo è dovuto al fatto che la maggioranza dei consumatori è molto fissata sul prezzo e appena lo vede cambiare, reagisce. Tuttavia focalizzarsi troppo sul prezzo rischia di rendere miopi: infatti, è solo un lato dell’equazione. L’altro lato, ben più importante, è: cosa ottengo con quel prezzo? E non si tratta solo di quantità, ma anche di qualità.

Suggerimenti per difendersi
I suggerimenti sono sostanzialmente tre. I primo è di cercare di guardare sempre i prezzi indicizzati: al litro, al kg e così via. E non alla confezione. In questo modo, la shrinkflation sulla quantità viene beccata subito. Il secondo è di puntare laddove possibile sullo sfuso, sostanzialmente per il medesimo motivo. Il terzo è quello di non essere troppo prigionieri dei grandi marchi, che sono quelli più cari e più propensi ad adottare queste pratiche. Come abbiamo dimostrato nella Bds 4.2022 le derrate a basso costo non sono necessariamente di bassa qualità. Ha senso prendere quindi quantomeno in considerazione delle alternative meno famose, che potrebbero non avere nulla da invidiare ai grandi marchi.

Segnalaci casi di shrinkflation!
Hai già avuto occasione di vedere casi di shrinkflation? Scrivici a bds@acsi.ch, allegando eventuali foto. Idealmente servirebbe una prova sia dell’imballaggio precedente che di quello attuale.

Gli aumenti del prezzo dell’elettricità vanno messi sotto la lente

Visto che ai consumatori di energia elettrica verrà chiesto durante l’inverno di ridurre i propri consumi e limitare gli sprechi, è di fondamentale importanza che non vengano permessi lauti guadagni sulle spalle dei consumatori stessi. Motivo per cui il mandato di vigilanza di ElCom quest’anno dovrà essere preso con grande serietà. In seguito agli annunci delle tariffe per il 2023, balzano infatti all’occhio delle differenze massicce fra un comune e l’altro. Le cifre sono liberamente consultabili in maniera pratica sulla cartina presente proprio sul sito di ElCom. Delle differenze così marcate fra i differenti attori regionali richiedono che ci si assicuri che non vi siano anche degli aumenti ingiustificati. È proprio quello che richiede l’ACSI: le tariffe devono essere analizzate da ElCom ed eventuali guadagni ingiustificati sulle spalle dei consumatori non possono essere tollerati.

Diritti dei passeggeri aerei: facciamo il punto

La normativa europea CE 261 tutela parzialmente anche i passeggeri svizzeri. Vediamo che diritti garantisce.

Cancellazione del volo
In caso di cancellazione del volo da parte della compagnia aerea, essa deve dare la scelta fra il rimborso del prezzo del biglietto e una soluzione alternativa per raggiungere la destinazione. La scelta fra queste due opzioni spetta al passeggero, che NON è obbligato ad accettare la soluzione alternativa proposta o un semplice buono. La compagnia aerea deve provvedere a pasti e bevande adeguati ai tempi di attesa. In caso di volo rimandato al giorno successivo, la compagnia deve anche organizzare una sistemazione in albergo (inclusi i trasferimenti) e devono essere offerti servizi di telecomunicazione. Per quanto concerne il risarcimento, ammonta a 250€ per voli di distanza fino a 1’500 km, a 400€ per voli di distanza compresa fra 1’500 e 3’500 km e infine a 600€ per voli di distanza superiore ai 3’500 km. Esistono però diverse deroghe al diritto di risarcimento. In particolare, se la cancellazione viene comunicata al passeggero con almeno 14 giorni di anticipo dalla data della partenza, il diritto alla compensazione pecuniaria decade. La compagnia aerea non è tenuta a rimborsare alcunché anche nei casi in cui dimostra che la cancellazione è stata causata da circostanze eccezionali. Fanno parte delle circostanze eccezionali gli scioperi, le condizione atmosferiche avverse, i motivi politici (disordini, attacchi terroristici), i casi di malattia di un membro dell’equipaggio o di un passeggero e i motivi aeroportuali (restrizioni aeroportuali di varia natura come lunghe code ai controlli di sicurezza). In ogni caso, le circostanze eccezionali non tolgono le compagnie aeree dall’obbligo di fornire assistenza ai passeggeri. È bene sottolineare che i casi di overbooking vanno considerati come degli annullamenti. Infine, ricordiamo che la compagnia aerea non è tenuta a rimborsare altri tipi di spese generate da problemi “a cascata” dovuti all’annullamento di un volo, come per esempio spese legate all’alloggio. Per questo motivo, è sempre consigliabile prenotare l’alloggio in maniera tale da poterlo annullare fino all’ultimo momento, anche se questo significa dover pagare qualcosina di più.

Negato imbarco (denied boarding)
Chi si vede negato l’imbarco su un volo contro la propria volontà, ha diritto ad assistenza e anche a un risarcimento in maniera analoga all’annullamento del volo (stesse cifre per l’entità del rimborso e i chilometri). Anche in questo caso deve essere proposta la scelta fra rimborso e volo alternativo. Tuttavia è bene chiarire alcuni concetti: i passeggeri che si presentano in ritardo per il check-in o al gate, per qualsivoglia motivo, non hanno diritto ad alcun risarcimento. Stesso dicasi per i passeggeri che si presentano in aeroporto senza documenti di viaggio o documenti d’identità validi. Inoltre, l’imbarco può essere negato per altri motivi legittimi (per esempio, se il passeggero si presenta al gate in stato di ubriachezza o si comporta in maniera violenta e indisciplinata).

Ritardi
I passeggeri possono avere diritto a varie forme di assistenza a seconda della lunghezza del ritardo e della distanza del volo. Sul fronte dei ritardi, tuttavia, gli svizzeri non sono tutelati come i cittadini UE. Infatti, la giurisprudenza elvetica ha stabilito che non vi è diritto ad alcun rimborso. Questo riguarda quindi le compagnie svizzere. Ma i cittadini svizzeri che volano nell’UE con compagnie dell’UE, godono del diritto di rimborso. Soltanto i ritardi superiori alle 3 ore danno però diritto a una forma di rimborso. In caso di ritardi prolungati la compagnia aerea deve provvedere a pasti e bevande, adeguati ai tempi di attesa.
Se il ritardo è pari o superiore a 5 ore e il passeggero decide di rinunciare all’imbarco o al proseguimento del volo, la compagnia aerea deve rimborsare per intero il prezzo del biglietto.

Problemi con i bagagli
Anche i problemi relativi alla perdita, al danneggiamento e al ritardo nella consegna del bagaglio possono dare diritto a svariate forme di risarcimento nei confronti dei passeggeri. In questo caso, tuttavia, la situazione è molto complessa e diversificata. Le compagnie possono adottare diverse politiche di risarcimento e bisogna dunque vedere caso per caso. È in ogni caso consigliabile: conservare accuratamente la ricevuta relativa al bagaglio, fare una foto al proprio bagaglio prima della consegna e segnalare tempestivamente qualsiasi tipo di problema, chiedendo alla compagnia aerea come procedere. Inoltre, in caso di trasporto di oggetti di notevole valore, è bene informarsi PRIMA della partenza sulle possibilità di copertura assicurativa. Maggiori informazioni possono essere reperite QUI.

Come presentare reclami?
I reclami vanno presentati alla compagnia aerea. Generalmente, sui propri siti esse hanno dei moduli di contatto. Meglio procedere per iscritto anziché per telefono, in modo da avere una traccia della corrispondenza. Se non si riesce a trovare una soluzione con la compagnia aerea, lo step successivo è quello di presentare reclamo all’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), anche tramite il modulo che si può compilare sul suo sito internet. Sul sito dell’UFAC si trovano anche utili informazioni sui diritti di passeggeri aerei.

Roaming: vittoria delle organizzazioni dei consumatori

Lo scorso anno, non abbiamo esitato a criticare Salt per il suo mancato adeguamento alle nuove norme. La nuova Legge sulle telecomunicazioni ha infatti portato a sensibili miglioramenti, fra le altre cose, anche sul fronte delle spese di roaming. Questi miglioramenti però servivano a poco se, malgrado l’entrata in vigore il 1 luglio 2021, non tutte le compagnie telefoniche li mettevano in pratica. Ebbene l’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (Konsumentenschutz, FRC, ACSI) ha trovato un accordo con Salt, che propone oggi dei nuovi abbonamenti con adeguate tutele per i costi di roaming.

Rimangono tuttavia numerose altre compagnie meno diffuse che continuano ad offrire ben poca protezione ai propri clienti in caso di spese di roaming all’estero, e con le quali il rischio di ricevere fatture molto salate permane. Fra di esse UPC, Yallo e Lebara. Inoltre, i clienti Salt che non passano ai nuovi abbonamenti, non beneficiano dei cambiamenti positivi.

Si tratta in ogni caso di un ulteriore passo nella direzione giusta ottenuto dall’Alleanza, che da anni insiste perché i consumatori svizzeri beneficino dell’abolizione delle tariffe di roaming, già avvenuta nell’UE nel 2017.

È giunto il momento di regolamentare l’uso delle diciture ambientali

Quando hanno fretta, i consumatori non analizzano razionalmente le informazioni che figurano sui prodotti. Per questo motivo, aggiungere un prato verde sull’imballaggio di un prodotto a base di pollo, dei fiori su una crema o una pigna su un prodotto per la pulizia del WC influenza la loro percezione e fa ritenere gli articoli in questione più ecologici di quanto non lo siano.

Questo sondaggio ha anche permesso una migliore comprensione del peso dato dai consumatori ad alcune diciture ambientali. Per esempio il termine “naturale” che, secondo il 39% dei partecipanti, implica che un alimento non sia iper-lavorato. Il 25% ritiene anche che non contenga residui di pesticidi e che sia sano. Nella realtà, nulla di tutto questo è garantito, in quanto l’uso del termine “naturale” non ha alcun quadro legale. Questo vale anche nel caso dei prodotti cosmetici o di pulizia dove circa un terzo dei partecipanti ritiene che i prodotti “naturali” non contengano sostanze nocive per l’essere umano o l’ambiente. Tutto questo dimostra la forza di queste diciture, in grado di influenzare i consumatori.

I risultati rivelano anche che i marchi ambientali sono poco conosciuti e spesso confusi con semplici loghi che non garantiscono il rispetto di esigenze precise e non sottostanno a controlli di organi indipendenti. Se messa a confronto con la realtà di questi loghi o altre diciture senza alcun fondamento, la maggioranza degli interpellati si sente tratta in inganno da queste pratiche di greenwashing. Molti di loro ritengono che l’uso di affermazioni molto diffuse come CO2 neutrale, ecologico o biodegradabile debba essere regolamentato per evitare l’inganno dei consumatori.

“Porteremo questa richiesta, perfettamente legittima, a Berna. Non vi è alcuna ragione per la quale i consumatori svizzeri debbano essere meno protetti rispetto agli altri consumatori europei” sottolinea la segretaria generale ACSI Laura Regazzoni Meli. “Nei paesi vicini, l’attuazione della Direttiva sulle pratiche commerciali sleali mette in primo piano la lotta contro il greenwashing. Paesi come Francia e Italia hanno adottato proprie linee guida per integrare queste disposizioni. La Svizzera farebbe bene a fare dei passi in questo senso.”

La distribuzione fissa dei margini molto elevati

Nei prodotti i cui dati sono stati resi accessibili, i margini si situano spesso attorno al 30% del prezzo che il consumatore paga in negozio. In alcuni casi, raggiungono anche la metà del prezzo del prodotto. Le organizzazioni dei consumatori chiedono una maggiore trasparenza su questo tema da parte della grande distribuzione. Visto che in fin dei conti sono i consumatori a finanziare tutto il sistema alimentare, è un loro diritto avere un’idea chiara di dove vadano a finire questi soldi. Questo è ancora più vero in un contesto inflazionistico come quello attuale, dove è lecito chiedersi se alcuni intermediari non approfittino della situazione per aumentare i propri margini di guadagno.

Nell’inchiesta viene rilevato come i distributori non comunichino mai i loro margini di guadagno. Secondo la NZZ però, sarebbero del 39% circa per Migros e del 32% per Coop. Sempre secondo il giornale d’oltralpe, un margine del 25% dovrebbe essere più che sufficiente a coprire tutte le spese. A titolo di paragone, in Francia le principali catene hanno margini fra il 16 e il 20%. Una differenza forse spiegabile con la minor concorrenza esistente in Svizzera. Malgrado l’arrivo dei discount, Migros e Coop controllano ancora l’80% del mercato. Da questa posizione di forza, sono in grado di negoziare prezzi molto vantaggiosi con i produttori, e di praticare con i consumatori dei prezzi che garantiscano un notevole margine.

I dati consultati mostrano che il margine viene mantenuto in percentuale in caso di aumento dei prezzi per i distributori. Questo significa che se il prezzo di un prodotto aumenta di 3 centesimi presso il fornitore, aumenterà di circa 10 centesimi al supermercato. Un doppio salasso per il consumatore.

Malgrado siano organizzate come società cooperative, Coop e Migros privilegiano dunque la redditività. Il consumatore ha tuttavia il diritto di sapere quali margini vengono praticati per trarne le proprie conclusioni, e l’attuale situazione di opacità non lo rende possibile.

L’inchiesta completa è visibile sul sito della FRC.

Annullamento voli Swiss: ecco i tuoi diritti

Innanzitutto, nel caso in cui una compagnia annulla il volo, il passeggero ha diritto ad ottenere un rimborso entro 7 giorni. Questo NON vale nel caso inverso: se è il passeggero ad annullare, la compagnia aerea non è tenuta a rimborsare alcunché. Swiss afferma di aver già contattato via e-mail i passeggeri coinvolti.

Il passeggero ha la facoltà di chiedere/accettare un buono al posto del rimborso, ma non è tenuto a farlo. Idem per quanto riguarda un rinvio del volo ad una data successiva.

È consigliabile prenotare sempre i voli direttamente sui siti delle rispettive compagnie. Se si prenota tramite piattaforme esterne, si rischia in caso di problemi di questo genere di assistere ad un ping-pong di responsabilità fra la piattaforma esterna e la compagnia, con ognuna delle due che indica al consumatore di farsi rimborsare dall’altra parte. In questo caso, consigliamo di rivolgersi alla compagnia aerea direttamente.

Se il rimborso non arriva entro 7 giorni, è possibile rivolgersi all’UFAC (Ufficio federale dell’aviazione civile).

Da notare che la compagnia aerea non è tenuta a rimborsare altre spese legate alle vacanze del passeggero, anche se queste ultime dovessero essere messe a soqquadro dall’annullamento del volo. Per questo motivo è consigliabile prenotare le proprie vacanze in modo tale da poter annullare (anche, per esempio, il proprio alloggio).

Alimenti per bambini, i risultati sconcertanti della nostra inchiesta

È la cifra schiacciante che emerge dall’ultima inchiesta effettuata dall’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori (ACSI, Konsumentenschutz, FRC). Per quanto concerne lo zucchero, costituisce in media il 33% della composizione di queste derrate. L’ACSI, la Konsumentenschutz e la FRC esigono una maggior trasparenza e una limitazione del marketing indirizzato ai bambini. In futuro, è necessario che il numero di prodotti con un profilo nutrizionale equilibrato sia nettamente maggiore rispetto al dato emerso da questa indagine: 20 prodotti equilibrati su 344 presi in esame. 

Sono stati presi in esame tutti i prodotti di panetteria, i latticini, i cereali per la colazione, le bibite, gli snacks e così via, il cui imballaggio si rivolge specificamente ai bambini. Questo corrisponde a 344 prodotti in vendita presso Coop, Migros, Aldi, e Lidl. Ognuno di essi è stato esaminato per verificare se corrispondesse al profilo nutrizionale dell’OMS che designa alimenti sufficientemente equilibrati per essere pubblicizzati per i più piccoli. Il risultato è catastrofico: 94% dei prodotti contengono troppi zuccheri, sale o grassi. L’apporto di zucchero è particolarmente problematico, cosa che l’ACSI denuncia regolarmente da tempo, sensibilizzando anche sull’effetto cumulativo dato dal consumo di diversi alimenti contenenti zucchero durante la giornata.

L’industria agroalimentare compromette la salute dei consumatori più giovani. Secondo un recente rapporto dell’OMS, in Svizzera, il 23% dei bambini di età compresa fra 5 e 9 anni è in sovrappeso. Per quanto riguarda la fascia 10-19 anni, si tratta del 21%. Le cifre su scala europea sono rispettivamente del 30% e del 25% nelle medesime fasce d’età. Ulteriori dati non ancora resi pubblici indicano che i due anni di pandemia hanno ulteriormente peggiorato la problematica legata al sovrappeso e all’obesità. Le conseguenze si fanno sentire sia sulla salute fisica che mentale. Inoltre i bambini in sovrappeso corrono un forte rischio di restarlo anche da adulti e di soffrire precocemente di diabete e malattie cardiovascolari.

Visto che su 344 prodotti, soltanto 20 corrispondono ai criteri indicati dall’OMS, le tre organizzazioni di difesa dei consumatori chiedono delle misure per migliorare questa situazione disastrosa. Si chiede in particolare:

  • Di rendere obbligatorio il Nutri-Score su tutti i prodotti che tramite l’imballaggio si rivolgono ai bambini
  • Di autorizzare la pubblicità soltanto per quei prodotti che rispettano i criteri dell’OMS e di vietare l’uso di affermazioni salutistiche o nutrizionali per quei prodotti che non le rispettano
  • Di integrare nella prossima revisione della Legge federale sulle derrate alimentari il fatto che il Consiglio federale possa, laddove necessario, limitare il marketing rivolto ai bambini
  • All’USAV di abbandonare la via delle misure volontarie inefficaci ed esigere invece sforzi e obiettivi concreti e vincolanti da parte dell’industria agroalimentare

“Una limitazione efficace del marketing rivolto ai bambini è assolutamente necessaria – constata Ivana Caldelari Magaton, redattrice responsabile de La Borsa della Spesa che ha seguito l’inchiesta per l’ACSI – in quanto gli impegni volontari non raggiungono gli obiettivi di rendere il marketing più responsabile e i prodotti realmente adeguati”.

Né lo Swiss Pledge né la riduzione volontaria dei contenuti di zucchero secondo la dichiarazione di Milano hanno sortito effetti significativi. È tempo di finirla con le promesse vuote!

Nutri-Score, l’essenziale in breve

Cos’è il Nutri-Score?
Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura volontario per gli alimenti lavorati e pre-imballati. In Svizzera, la sua applicazione è gestita dall’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV).

Chi ha sviluppato il Nutri-Score?
La formula del Nutri-Score è stata sviluppata e validata scientificamente da ricercatori indipendenti francesi, il Prof. Hercberg e il suo team. Un comitato scientifico internazionale può modificare la formula in funzione delle nuove conoscenze scientifiche per una maggiore efficacia sulla salute dei consumatori, indipendentemente dagli interessi economici e politici.

Per quale motivo è necessario un sistema di etichettatura semplificato?
Le informazioni sulla composizione dei prodotti che si trovano sugli imballaggi non sono sempre semplici da comprendere. Il Nutri-Score semplifica queste informazioni e rende così più facile comprendere e confrontare la qualità dei prodotti

Come viene calcolato il Nutri-Score?
La formula del Nutri-Score integra gli aspetti positivi e negativi dell’alimento. Fra i primi ci sono i contenuti di frutta, verdura, legumi, noci, alcuni oli, fibre alimentari e proteine, favorevoli alla qualità nutrizionale. Viceversa, più un alimento contiene zuccheri, sale, acidi grassi saturi ed energia, più il suo punteggio tende al rosso.

A cosa serve il Nutri-Score?
Il Nutri-Score consente di confrontare prodotti simili fra di loro – per esempio uno yogurt con un altro yogurt, una bevanda gassata con un’acqua aromatizzata o dei cereali per la colazione con quelli di un’altra marca. Permette d’identificare rapidamente il prodotto più equilibrato e facilita così la scelta ai consumatori che fanno la spesa.

Cosa NON dice il Nutri-Score?
Il Nutri-Score non è una raccomandazione nutrizionale, né una valutazione assoluta. Non si pone l’obiettivo di mettere a confronto categorie di prodotti diverse fra loro. Un Nutri-Score verde non implica un obbligo al consumo, né uno rosso implica un divieto. Il Nutri-Score non sostituisce la Piramide alimentare svizzera che è la base di un’alimentazione equilibrata e variata: il suo obiettivo è quello di aiutare a scegliere più facilmente il prodotto più adeguato per vivere secondo le raccomandazioni alimentari.

Principi di base e informazioni complementari (d, f): allianzernaehrung.ch

Il Nutri-Score è sostenuto da…
…dai membri dell’Alleanza alimentazione e salute
Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana ACSI
Associazione Svizzera delle-dei Dietiste-i ASDD
Fédération romande des consommateurs FRC
Federazione Fourchette verte Svizzera
Fondazione svizzera di cardiologia
Fondazione svizzera per l’obesità/FOSO
Lega svizzera contro il cancro
Santé publique Suisse
Società svizzera di nutrizione SSN
Pediatria svizzera SSP
Società svizzera odontoiatri SSO
Stiftung für Konsumentenschutz SKS
Swiss Academic Nutritionists SWAN

…così come dalle organizzazioni e dalle personalità seguenti
Association des diététiciens genevois AdiGe
Associazione obesità nell’infanzia e nell’adolescenza
Association suisse pour l’étude du métabolisme et de l’obésité ASEMO
Medici di famiglia e dell’infanzia Svizzera – mfe
RADIX
Società svizzera di cardiologia
Società svizzera di gastroenterologia SGG SSG
Società svizzera di medicina interna generale SSMIG
Swiss Medical Students Association SWIMSA
Swiss Vitamin Institute ISV
Swiss Society for the Study of Morbid Obesity and Metabolic Disorders SMOB
Dr. Roger Darioli Prof hon UNIL
Dr. Nathalie Farpour-Lambert, presidente della European Association for the Study of Obesity

 

Di seguito il FactSheet scaricabile in formato pdf: Nutri-score

Il tuo host su AirBnB sa quanto rumore fai (e magari ti filma)

Da circa un mese AirBnB consiglia ai propri host di combattere il problema degli ospiti rumorosi facendosi aiutare da dei rilevatori di rumore. Vicini e interi quartieri si lamentano ormai in varie metropoli del mondo dei rumori provenienti dagli appartamenti affittati tramite la piattaforma online. Ecco quindi che AirBnB propone alcuni prodotti specifici a prezzi scontati per i propri host, invitandoli ad istallarli.

Di per se, dovrebbe trattarsi di apparecchi che non registrano voci o suoni specifici, ma si limitano a rilevare le variazioni della quantità di rumore (pressione acustica). Ma se anche così fosse, questo non esclude che tramite questi dati possano essere dedotte diverse conclusioni da AirBnB così come dall’host: per esempio, quando un ospite va a letto o si sveglia, quando si trova in un locale o in un altro, se c’è stata una discussione animata o meno e naturalmente anche se ha avuto luogo un party non ammesso.

Considerando che non sono mancati i casi di viaggiatori che hanno scoperto telecamere nascoste negli alloggi (malgrado questo sia vietato dalla piattaforma), è bene che il consumatore tenga presente che la privacy non è garantita in questi appartamenti.

L’isola dei prezzi elevati ci costa miliardi

Un recente studio della Fachhochschule Nordwestschweiz ha messo in evidenza i costi per l’economia Svizzera: 3,3 miliardi annui soltanto nei settori presi in esame nello studio. Sull’insieme dell’economia, secondo l’ex sorvegliante dei prezzi Rudolf Strahm, il costo è di circa 15 miliardi annui.

Lo studio, commissionato dal comitato dell’iniziativa per prezzi equi, ha messo a confronto i prezzi fra la Svizzera e l’estero in vari settori. Produttori e rivenditori esteri isolano i propri canali di vendita e applicano alti supplementi per la Svizzera. Lo studio mostra anche come i consumatori svizzeri, non riuscendo spesso ad acquistare le merci direttamente dai fornitori esteri (per esempio, tramite i loro siti web tedeschi, francesi o italiani) si trovano a dover pagare dei sovrapprezzi per i medesimi prodotti. Senza questi supplementi, risparmierebbero almeno 280 franchi all’anno.

Il “sovrapprezzo Svizzera” colpisce anche le piccole e medie imprese elvetiche. Per esempio, il settore alberghiero e della ristorazione paga annualmente circa 290 milioni di franchi di troppo per attrezzature e bevande analcoliche. Gli ospedali spendono annualmente 600 milioni in eccesso e il costo dei medicamenti è di un terzo più alto rispetto ai paesi confinanti.

Una grossa possibilità di risparmio per i consumatori ci sarebbe anche nell’abbigliamento. In media, in Svizzera i capi di abbigliamento costano il 20% in più rispetto alla Germania. Le differenze di prezzo colpiscono anche cosmetici e alimenti per bambini.

Secondo Mathias Binswanger, professore di economia e fra gli autori dello studio, “Per aziende, istituzioni pubbliche e consumatori, dovrebbe essere possibile fare acquisti all’estero ai prezzi di mercato offerti lì e sfruttare il potenziale di risparmio individuale”. Soprattutto se si tratta di prodotti identici.

Maggiori dettagli QUI.

Dopo l’ennesima maxi-truffa, AirBnB controllerà tutti i suoi annunci

Una recente inchiesta di Vice News ha messo alla luce una rete di truffe diffusa negli Stati Uniti tramite AirBnB. Con cinque diversi account, una o più persone controllavano 94 annunci per appartamenti in almeno 8 diverse città. Attraverso vari stratagemmi, i malcapitati ospiti (inclusa una giornalista di Vice), venivano “derubati” del loro denaro senza mai avere accesso all’appartamento promesso. Oltre agli appartamenti inesistenti, l’inchiesta ha dimostrato nuovamente che sul sito sono presenti una grande quantità di recensioni fasulle e che AirBnB non difende adeguatamente gli utenti del sito che finiscono nelle trappole dei truffatori. Potrebbe essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e costretto AirBnB a far fronte alle proprie responsabilità.

Brian Chesky, l’amministratore delegato dell’azienda valutata quasi 40 miliardi di dollari, ha reagito prendendo alcuni impegni pubblicamente. Innanzitutto, ha promesso di procedere a una verifica di ogni singolo annuncio presente sul sito entro dicembre 2020. Inoltre, ha promesso che in futuro gli utenti del sito avranno diritto al rimborso dell’intero costo della loro prenotazione nel caso in cui l’alloggio non rispetti gli “standard di accuratezza” e non venga trovata una sistemazione sostitutiva che sia di livello corrispondente. Infine, ha affermato che verrà istituita una linea telefonica che permetta a “chiunque di telefonarci in qualsiasi momento, da qualsiasi parte del mondo e parlare con una persona reale”.

Che sia la volta buona e che anche questa azienda inizi a trattare i propri utenti con maggiore serietà? Sarebbe ora, a ormai 11 anni dal lancio della piattaforma, che AirBnB si attivi per aiutare i consumatori vittime di truffe.

I finti sconti sono diffusi in Svizzera

Tutto è iniziato con “l’affaire” Ochsner Sport, dove in seguito ad una segnalazione fatta da un consumatore nel 2016 un’inchiesta del Ministero pubblico ha mostrato un inganno su larga scala. Praticamente, il prezzo di partenza di molti prodotti era stato gonfiato per far credere a un conseguente sconto (che in realtà altro non era che il prezzo normale di vendita).

In seguito al caso Ochsner Sport, la FRC ha deciso di condurre un’inchiesta più ampia su diversi negozi. I risultati sono piuttosto scioccanti: vari tipi di pratiche ingannevoli nell’indicazione dei prezzi sono molto diffuse in Svizzera. In seguito ai risultati dell’inchiesta, la FRC ha segnalato tre negozi al Ministero pubblico e ha inoltrato denuncia penale contro Conforama.

L’inchiesta ha anche mostrato l’inadeguatezza delle norme attuali. Ricordiamo la sanzione irrisoria inflitta ad Ochsner Sport: 4000 franchi.

I risultati dell’inchiesta sono consultabili per esteso QUI.

L’ACSI invita i consumatori a essere diffidenti di fronte a formulazioni iperboliche riguardanti azioni, offerte e sconti. Ci sono buone possibilità che prezzi spacciati per essere eccezionali nel tentativo di spingere il consumatore a un acquisto affrettato siano, in realtà, dei prezzi del tutto normali.

0
    0
    Prodotti
    Il carrello è vuoto